novembre 26, 2024

Un incontro tra generazioni, un’eredità che continua. Cohen, Guthrie, Darrow fino a Mantoan

1967: Leonard Cohen, Arlo Guthrie e la magia del Newport Folk Festival

L’estate del 1967 fu un momento di trasformazione per la musica e il Newport Folk Festival di Newport; Rhode Island, ne fu il cuore. Noto per il lancio di carriere e la promozione di collaborazioni, il festival era un faro per i musicisti folk e gli appassionati. Quell’anno, due artisti in particolare, Leonard Cohen e Arlo Guthrie hanno lasciato un segno indelebile sul pubblico e sul panorama della musica folk.

Leonard Cohen: Il visionario poetico Nel 1967 Leonard Cohen era già un acclamato poeta e romanziere canadese, ma era ancora relativamente nuovo al mondo della musica. Il suo album di debutto, Songs of Leonard Cohen, pubblicato nello stesso anno (forse nel 1966), fece conoscere al pubblico la sua caratteristica voce baritonale, i testi introspettivi e gli arrangiamenti minimalisti. A Newport, Cohen ha affascinato la folla con canzoni che erano allo stesso tempo ossessionanti e profonde, offrendo un assaggio dell’arte unica che avrebbe definito la sua carriera.

Sul retro della copertina dell’album Songs of Leonard Cohen c’è un’immagine religiosa messicana dell’Anima Sola raffigurata come una donna che si libera dalle sue catene circondata dalle fiamme e che guarda verso il cielo. In un’intervista alla rivista Rolling Stone, Cohen descrisse l’immagine come “il trionfo dello spirito sulla materia. Lo spirito è quella bellissima donna che si libera dalle catene, dal fuoco e dalla prigione”.

Nel disco non sono indicati i musicisti che presero parte alle sessioni di registrazione, come (mal)costume dell’epoca. Tuttavia, Sylvie Simmons, nel suo I’m Your Man – Vita di Leonard Cohen, indica che So Long, Marianne, Teachers, Sisters of Mercy, Winter Lady e The Stranger Song hanno visto la partecipazione dei Kaleidoscope (David Lindley, Chris Darrow, Solomon Feldthouse e Chester Crill) che hanno suonato chitarra arpa, basso, violino, mandolino, berimbao, scacciapensieri e altri strumenti mediorientali, suonati in massima parte da Feldthouse. Nancy Priddy canta le parti femminili in So Long, Marianne, Suzanne e Hey, That’s No Way To Say Goodbye. Le collaborazioni di Kaleidoscope/Cohen che non hanno realizzato il montaggio finale di Songs of Leonard Cohen sono state in seguito resuscitate per essere utilizzate nel film di Robert Altman, McCabe e Mrs. Miller, comprese le versioni alternative di “Sisters of Mercy” e “The Stranger Song”.

I Kaleidoscope si formarono nel 1966 e includevano Darrow insieme ai compagni di band David Lindley, Solomon Feldthouse e Max Buda. Il gruppo fu pioniere di un mix avventuroso di stili musicali mediorientali, country, folk, blues e psichedelici che introdussero le orecchie occidentali all’intrigante strumentazione come quella dell’oud turco e del bağlama (saz). Il suono che sfidava i generi del debutto dei Kaleidoscope del 1967, Side Trips, fu registrato su alcuni dei primi registratori a otto tracce in America, con il suo contenuto musicale che anticipava di decenni il movimento Worldbeat. La natura diversificata della musica dei Kaleidoscope permise loro l’opportunità di esibirsi con un ampio spettro di artisti, tra cui Jimi Hendrix, The Doors, Taj Mahal, The Byrds, Ike e Tina Turner, Bo Diddley, Steppenwolf, The Grateful Dead, Mississippi John Hurt, Lightnin’ Hopkins, The Impressions e Procul Harum. I Kaleidoscope si esibirono addirittura fuori dal Monterey Pop Festival, suonando per gli Hells Angels.  

Citando divergenze creative, Chris Darrow lasciò i Kaleidoscope poco dopo aver completato il secondo album della band, A Beacon From Mars. Poco dopo la sua partenza, tuttavia, ricevette una chiamata dai suoi ex compagni di band dei Kaleidoscope che erano in difficoltà. Stuart Brottman, il musicista che avrebbe dovuto sostituire Darrow nei Kaleidoscope, non era ancora disponibile per la loro residenza del dicembre 1967 a New York City. Chiesero a Chris di andare con loro.

Prenotati per una settimana di concerti al The Scene, il club chic di Steve Paul nel centro di Manhattan, i Kaleidoscope si sono visti rubare l’attrezzatura quasi subito dopo essere arrivati ​​in città. Fortunatamente, la band è riuscita a esibirsi con l’attrezzatura in prestito presa in prestito dal loro collega della California del Sud, Frank Zappa, che era in città per registrare con i The Mothers of Invention. Quella sera, i Kaleidoscope hanno aperto per la cantante tedesca Nico (che Darrow aveva già incontrato a Los Angeles), che si è esibita accompagnata solo dal suo organo Hammond B3. “C’erano pochissimi gruppi della costa occidentale che avevano suonato a est fino ad allora, e noi “hippie dai capelli lunghi’ eravamo l’antitesi dell’atmosfera newyorkese di allora”, ha detto Darrow mentre rifletteva su quella serata particolarmente cruciale. “Si sono presentati Warhol e i suoi tirapiedi, c’era The Cyrcle, i Chambers Brothers, Leonard Cohen e un David Clayton-Thomas pre-Blood Sweat Tears erano tutti lì“. 

Nel 1981 Chris Darrow arrivò in Italia con Skip Battin. Il 26 settembre vicino Biella, al duo incredibile si unì Ricky Mantoan con la Pedal Steel Guitar.

Newport Folk Festival: un incontro tra generazioni.

L’esecuzione di “Alice’s Restaurant Massacree” da parte di Guthrie è stato un momento di spicco. Questa canzone satirica di 18 minuti di blues parlante raccontava con umorismo la sua esperienza con una piccola infrazione per rifiuti che si è trasformata in un commento sulla burocrazia e sulla guerra del Vietnam. La folla ha apprezzato la capacità di Guthrie di intrecciare umorismo e critica sociale in una storia indimenticabile. “Alice’s Restaurant” sarebbe diventato una pietra di paragone culturale dell’epoca, risuonando con i sentimenti anti-establishment del tempo. L’esibizione di Guthrie a Newport contribuì a consolidare il suo posto nel folk revival e introdusse una nuova generazione al potere della narrazione attraverso le canzoni. Nel 1966, Alice Brock gestiva il ristorante The Back Room a Stockbridge, Guthrie era una stella nascente e la sua canzone di successo era un talking blues di 18 minuti che raccontava del suo arresto e di come lo avesse reso ineleggibile per la leva. Il ritornello era un omaggio ad Alice, il cui ristorante, come ha sottolineato Guthrie, in realtà non si chiamava Alice’s Restaurant, che innumerevoli fan hanno imparato a memoria da allora:

Puoi trovare tutto ciò che vuoi al ristorante Alice / Puoi trovare tutto ciò che vuoi al ristorante Alice / Entraci subito, è proprio dietro l’angolo / A solo mezzo miglio dai binari della ferrovia / Puoi trovare tutto ciò che vuoi al ristorante Alice.

Il Newport Folk Festival del 1967 non si è limitato alle singole esibizioni, ma ha rappresentato un’atmosfera di collaborazione e di comunità. Il festival ha creato un ponte tra le generazioni, con il folk tradizionale che si fondeva perfettamente con gli stili più contemporanei e sperimentali che stavano emergendo in quel periodo. Giovani artisti come Cohen e Guthrie condividevano il palco con i veterani del folk, creando uno spazio in cui la musica trascendeva i confini. Il fotografo David Gahr ha immortalato molti momenti iconici del festival, conservando l’essenza degli artisti e del pubblico. Le immagini di Gahr di Cohen e Guthrie ci ricordano la magia di Newport, un festival che non si limitava alla musica ma catturava lo spirito del tempo.

Un’eredità che continua

Leonard Cohen e Arlo Guthrie portarono ciascuno qualcosa di unico al Newport Folk Festival del 1967. Cohen offrì introspezione e profondità poetica, mentre Guthrie portò umorismo e narrazione. Insieme, rappresentavano l’espansione degli orizzonti della musica folk. Per chi ebbe la fortuna di assistere alle loro esibizioni, il 1967 fu un anno da ricordare. Per il resto di noi, le registrazioni, le fotografie e le storie mantengono vivo lo spirito di quella magica estate, ricordandoci il potere della musica di connettere e ispirare.

Gloria Berloso

novembre 17, 2024

SALTA SULLA FERROVIA AMERICANA DI SILKROAD – L’ultimo album dei Silkroad, “American Railroad”, è stato pubblicato il 15 novembre su Nonesuch Records

La musica, come tutta la cultura, ci aiuta a comprendere il nostro ambiente, gli altri e noi stessi. La cultura ci aiuta a immaginare un futuro migliore. La cultura aiuta a trasformare “loro” in “noi”. E queste cose non sono mai state così importanti. La cultura è il fondamento sul quale immagineremo e costruiremo un mondo in cui riaffermiamo il nostro impegno per l’uguaglianza e la sicurezza per tutti, agiamo con empatia e sappiamo che possiamo sempre fare meglio.

Yo-Yo Ma è un sostenitore di un futuro guidato dall’umanità, dalla fiducia e dalla comprensione. Tra i suoi numerosi ruoli, Yo-Yo è un Messaggero di Pace delle Nazioni Unite, il primo artista mai nominato nel consiglio d’amministrazione del World Economic Forum, un membro del consiglio di Nia Tero, l’organizzazione non-profit con sede negli Stati Uniti che lavora in solidarietà con i popoli e i movimenti indigeni in tutto il mondo, e il fondatore del collettivo musicale globale Silkroad.

Yo-Yo è nato nel 1955 da genitori cinesi che vivevano a Parigi. Ha iniziato a studiare violoncello con suo padre all’età di quattro anni e tre anni dopo si è trasferito con la sua famiglia a New York City, dove ha continuato i suoi studi di violoncello alla Juilliard School prima di proseguire gli studi in arti liberali ad Harvard. Ha ricevuto numerosi premi, tra cui l’Avery Fisher Prize (1978), la National Medal of the Arts (2001), la Presidential Medal of Freedom (2010), il Kennedy Center Honors (2011), il Polar Music Prize (2012) e il Birgit Nilsson Prize (2022). Si è esibito per nove presidenti americani, più di recente in occasione dell’insediamento del presidente Biden.  Lui suona tre strumenti: uno strumento del 2003 realizzato da Moes & Moes, un violoncello Montagnana del 1733 di Venezia e uno Stradivari Davidoff del 1712.

Silkroad è un ensemble fondato da Yo-Yo Ma per riunire artisti e musica legati alle antiche rotte commerciali tra l’Asia orientale e il Mediterraneo. La vocalista, violinista e suonatrice di banjo Rhiannon Giddensè nota soprattutto per aver contribuito a far rivivere la tradizione delle string band nere americane.   Detto questo, prima di imparare a suonare il banjo, la donna si è formata come cantante d’opera. Il mondo classico non le è estraneo e si è esibita con l’ensemble itinerante di Silkroad. La sua carriera è stata dedicata all’illuminazione in stile Silkroad delle comunanze nascoste. Come membro fondatore dei Carolina Chocolate Drops e nel suo successivo lavoro da solista, ha portato l’attenzione sul ruolo ampiamente dimenticato dei neri nel bluegrass e in altre musiche americane associate alla bianchezza.  Negli ultimi anni, insieme al musicista italiano Francesco Turrisi, ha esplorato il modo in cui la musica americana è sempre stata “world music”, accogliendo elementi provenienti dall’Africa, dal mondo arabo, dall’Europa e dall’America Latina.

Il suo ultimo progetto con l’ensemble Silkroad è il podcast American Railroad, che intreccia musica e storia, concentrandosi su diverse regioni del Paese e approfondendo i legami con la ferrovia e la loro risonanza oggi. Tra gli ospiti ci saranno storici, musicisti, discendenti di lavoratori della ferrovia, membri della tribù Standing Rock Sioux e artisti di Silkroad. Dal ruolo cruciale dei lavoratori cinesi nella ferrovia californiana alla tragica storia dei lavoratori detenuti in North Carolina, la serie contribuirà a dipingere un quadro più accurato e inclusivo della storia ferroviaria americana.

Dopo il completamento della Transcontinental Railroad, un viaggio da costa a costa che prima richiedeva mesi è stato ridotto a poco meno di una settimana, consentendo il trasporto di beni e idee attraverso il continente in modi prima inconcepibili. Le aziende a scopo di lucro e il governo americano l’hanno finanziata, ma le persone che l’hanno effettivamente costruita e che ne sono state maggiormente colpite sono il fulcro di questo programma di musica: indigeni e afroamericani, così come irlandesi, cinesi, giapponesi e altri lavoratori immigrati i cui contributi sono stati ampiamente cancellati dalla storia. L’American Railroad di Silkroad cerca di correggere questi torti passati evidenziando storie mai raccontate e amplificando voci inascoltate da queste comunità, dipingendo un quadro più accurato dell’origine diasporica globale dell’Impero americano.

Il progetto, in lavorazione da anni, rappresenta la visione del Silkroad Artistic Director Rhiannon Giddens per il Silkroad Ensemble, avendo sollevato l’idea per la prima volta all’inizio del suo mandato. American Railroad includerà componenti multidisciplinari che spaziano da tour in tutto il Nord America e installazioni visive site-specific a una serie di documentari video, registrazioni di uscite e materiali curriculari per l’uso da parte di educatori e pubblico.

Il programma del tour include pezzi commissionati dall’artista jazz Cécile McLorin Salvant e dal compositore cinematografico Michael Abels, così come dall’artista Silkroad e rinomato suonatore di pipa Wu Man e dall’artista Silkroad Layale Chaker . Include anche arrangiamenti rivisitati di canzoni folk di Rhiannon Giddens e delle colleghe artiste Silkroad Haruka Fujii e Maeve Gilchrist

American Railroad: l’album

L’ultimo album del Silkroad Ensemble con Rhiannon Giddens

L’ultimo album dei Silkroad, “American Railroad”, è stato pubblicato il 15 novembre su Nonesuch Records. L’album cerca di mettere in luce storie mai raccontate e amplificare voci inascoltate delle comunità che hanno costruito le ferrovie, dipingendo un quadro più accurato dell’origine diasporica globale dell’America.

I mattoni del programma American Railroad hanno avuto inizio con ritiri di artisti e visite in loco in tutta la nazione, nella Standing Rock Reservation, a New York City e a San Francisco, dove gli artisti si sono impegnati in ricerche storiche e culturali, che hanno informato la narrazione complessiva e la direzione musicale. Il processo ha incluso anche una serie di workshop aperti, intitolati Train Station Trios , tenuti a Sacramento (CA), New York City e Springdale (AR). Questi sono culminati in esibizioni informali della durata di un’ora con trii di musicisti Silkroad e studiosi locali, con nuova musica ispirata all’impatto della ferrovia su quella particolare area.

La musica del tour American Railroad proviene da questi workshop e da ulteriori ricerche. L’arrangiamento di Rhiannon Giddens di “Swannanoa Tunnel”, suddiviso in vignette sparse nel programma, deriva da una canzone di lavoro degli afroamericani costretti a lavorare sulla ferrovia nello stato natale di Giddens, la Carolina del Nord, ed è una melodia che è stata a lungo associata ad artisti bluegrass e folk, le cui origini sono state dimenticate. 

Il lavoro della cantante e compositrice vincitrice di un Grammy Award Cécile McLorin Salvant trae ispirazione dalle storie condivise e raccolte dagli artisti di Silkroad. Il lavoro del vincitore del premio Pulitzer Michael Abels scava nella natura della cooperazione e immagina un mondo in cui una vittoria per uno non deve avvenire a spese di qualcun altro. L’artista di Silkroad e virtuoso della pipa Wu Man ha anche adattato una canzone chiamata “Rainy Day” per l’iniziativa.

Le artiste di Silkroad Haruka Fujii e Maeve Gilchrist forniscono le loro personali ricontestualizzazioni di canzoni ferroviarie provenienti da comunità di immigrati. “Tamping Song” di Fujii celebra il contributo degli immigrati giapponesi alla ferrovia, in particolare dopo il Chinese Exclusion Act del 1882, mentre “Far Down Far” di Gilchrist mette in luce le tensioni tra comunità cattoliche e protestanti all’interno dei lavoratori delle ferrovie irlandesi. Entrambi i brani sono stati creati originariamente per il recente Uplifted Voices di Silkroad , un altro programma destinato a far germogliare idee per American Railroad , ma sono stati riorchestrati per questo programma.

Alcune tappe del tour American Railroad sono completate da attività di istruzione e coinvolgimento della comunità, tra cui residenze presso università locali che comprendono lezioni tenute da ospiti, dibattiti, masterclass e prove aperte; e programmi pubblici che consentono al pubblico di tutte le età di immergersi più a fondo nella storia delle ferrovie locali. Nel tour del 2023 questa attività ha incluso Mazz Swift di Silkroad che ha guidato un workshop tramite Project MUSIC (Music Uniting Strangers Into Community). Project MUSIC di Silkroad sfrutta le partnership all’interno del sistema giudiziario per portare esperienze musicali condivise alle comunità carcerarie in tutto il paese, dove i muri sono un divisorio letterale e figurativo. Ha anche incluso una partnership con For Freedoms, un’organizzazione guidata da artisti che incentra l’arte come catalizzatore per l’impegno civico creativo, il discorso e l’azione diretta. Insieme, hanno esposto quattro accattivanti cartelloni pubblicitari a Los Angeles che raccontavano la storia, da una prospettiva visiva, della travagliata eredità dell’imperialismo americano e le storie silenziose di coloro che hanno lavorato duramente per costruire questo paese.

Il prossimo tour dell’American Railroad di Silkroad avrà luogo nel novembre 2024

SALTA SULLA FERROVIA AMERICANA DI SILKROAD

L’iscrizione offre vantaggi entusiasmanti e rafforza questo movimento armonioso verso un mondo più inclusivo e giusto.
La tua donazione di oggi aiuterà a costruire un mondo più equo, pieno di speranza e giusto attraverso il potere delle arti.

Qui https://www.silkroad.org/donate

Articolo di Gloria Berloso – Scrive su ilblogfolk.wordpress dal 2012

ottobre 21, 2024

Una Borsa di Studio di 5000 dollari per progetti creativi ed accademici sulla vita e l’opera di Phil Ochs

L’arte massima è quasi sempre completamente persa dalle persone. A volte ci vogliono cento anni o più per avere una prospettiva su qualcosa di sublime. L’album uscito poco prima della fine della sua vita ci rivela che sarebbe sempre stato un vero poeta, qualcosa di simile a Bob Dylan degli anni ’60, ma di un ordine completamente diverso. I suoi dischi sono tele sonore. Phil ci ha dato un’immagine di sé stesso che è uscita da Twin Peaks di David Lynch. È esattamente il modo surreale in cui il quadro sociale americano era diventato per lui in quel momento. Ogni canzone su questo è tragica e bella.

 

L’ultimo suo concerto ha luogo il 19 ottobre 1975 al FOLK CITY di New York, un piccolo locale frequentato da pochi amici; accompagna Sammy Walker, un giovane nel quale ripone molte speranze. Eseguono Bound for Glory, Pretty Boy Floyd di Woody Guthrie e poi i suoi brani Pleasures of the Harbor, Jim Dean of the Indiana ma la voce di Phil è monocorde e la musica zoppicante.

Ochs vivrà in seguito mesi da incubo in preda alla sindrome dissociativa. L’FBI ha utilizzato contro di lui un’arma efficace, lo ha spiato in modo evidente per esasperarlo. In preda all’alcool è ossessionato di venir ucciso da agenti dei servizi segreti. Il 9 aprile 1976 si uccide impiccandosi nell’appartamento della sorella, il suo ultimo rifugio.
Phil Ochs era come Dylan, ma meno complicato nelle sue espressioni e più esplicito nella sua rabbia.
Una valida collaborazione tra gli Archivi del Woody Guthrie Center e A Still Small Voice Inc. è una borsa di studio per la ricerca che assegna fino a 5.000 dollari per progetti creativi o accademici sulla vita e l’opera di Phil Ochs e sulla sua eredità e l’influenza duratura sulla cultura popolare, la politica e la musica. Mancano solo pochi giorni alla chiusura delle iscrizioni alla borsa di studio Phil Ochs per l’anno 2024.

Gloria Berloso

Phil Ochs con Bob Dylan
settembre 7, 2024

L’icona della musica internazionale Sergio Mendes si è spento a Los Angeles.

L’icona della musica internazionale Sergio Mendes, che ha portato nel mondo il suono gioioso della sua terra natale, il Brasile, si è spento serenamente il 5 settembre 2024 a Los Angeles.  Aveva 83 anni (nato a Niterói, comune brasiliano nello stato di Rio de Janeiro l’11 febbraio 1941). La moglie e compagna musicale per gli ultimi 54 anni, Gracinha Leporace Mendes, era al suo fianco, così come i suoi amorevoli figli. Mendes si è esibito per l’ultima volta nel novembre 2023 a Parigi, Londra e Barcellona, dove ha registrato il tutto esaurito e un grande entusiasmo. Negli ultimi mesi la sua salute era stata messa a dura prova dagli effetti di una COVID di lunga durata.  Uno degli artisti brasiliani di maggior successo internazionale di tutti i tempi, Mendes ha registrato più di 35 album, molti dei quali sono diventati disco d’oro o di platino. Mendes, tre volte vincitore di un Grammy Award e candidato all’Oscar, ci lascia un’incredibile eredità musicale di più di sei decenni di un suono unico, presentato per la prima volta dalla sua band Brasil ’66. Il 1° ottobre 1977 a New York con la band Brasil ’77 suonarono l’inno nazionale brasiliano e la famosissima Mas Que Nada per il Re, il grande Pelè.

Sergio Mendes ha fatto parte della mia vita, tanti ricordi con mio padre che portava a casa i suoi dischi appena uscivano che poi io trasferivo su cassetta per ascoltarli in auto nei lunghi viaggi di trasferta da una città all’altra.

Buon viaggio tra le stelle Sergio Mendes!

Gloria Berloso

7 settembre 2024

settembre 6, 2024

Grazie Claudio Rocchi

Claudio Rocchi

Articolo pubblicato il 18 giugno 2013

Mi dispiace moltissimo, sono particolarmente turbata da questa morte, le sue poesie e la sua musica mi appartengono e le ho sempre ascoltate e proposte a chi non lo conosceva.

Claudio Rocchi aveva la forza della sincerità ma sapeva farti sognare con le sue canzoni che sembravano delle favole. La realtà non esiste ma c’è sempre una speranza, delle volte, anche noi torniamo indietro, comprendiamo e cambiamo vita. La bellezza dei suoi brani risiede a mio avviso proprio nella loro uniformità di vibrazioni.

C’è una canzone del 1974 inserita nell’Album Essenza: È per te, dedicata alla droga che al di là delle solite ispirate allucinazioni di chi voleva dire…anch’io mi drogo e sono, perciò un artista, è un invito affinché le energie psichedeliche possano essere sostituite da forza, senso e volontà per circolare fino al cuore. Questa è concretezza!

Tutte le altre canzoni costituiscono esposizioni poetiche presentate in molti concerti che diventavano fondamentali per chi amava Rocchi. Avrei preferito senza ogni ragionevole dubbio fare una recensione ma di fronte alla morte di un grande poeta m’inchino.

Claudio non è mai stato commerciale ma le sue canzoni arrivavano sempre dirette perché semplici. Gli strumenti usati nei suoi concerti erano chitarra acustica e pianoforte, le percussioni per imprimere il ritmo e spesso il sitar.

Per i nostri giorni e per le nostre coscienze è importante che rimanga la conoscenza di questo artista e spero che questo mio semplice pensiero per Rocchi insieme a tutte le altre recensioni siano aperti ad un colloquio tra noi sulle basi di documenti, notizie, dischi, libri e ricordi.

La realtà non esiste

Quando stai mangiando una mela tu e la mela siete parti di Dio,

Quando pensi a Dio sei una parte di ogni parte e niente è fuori da tutto

Quando vivi tu sei un centro di ruota e i tuoi raggi sono raggi di vita;

puoi girare solo intorno al tuo perno o puoi scegliere di correre e andare

Quando dormi tu sei come una stella e il respiro è come fuori dal tempo;

Quando ridi è come il sole sull’acqua, sai che farne della vita che hai

Quando ami tu ridoni al tuo corpo quel che manca per riempire un abbraccio,

Quando corri sai essere lepre e lumaca se hai deciso di arrivare o restare

Quando pensi stai creando qualcosa, illusione è di chiamarla illusione,

Quando chiedi tu hai bisogno di dare, quando hai dato hai realizzato l’amore.

Quando gridi la realtà non esiste hai deciso di essere Dio e di creare.

Quando chiami tutto questo reale hai trovato tutto dentro ogni cosa

Autore: Gloria Berloso

6 settembre 2024

luglio 25, 2024

John Mayall

luglio 24, 2024

JOHN MAYALL – Room to Move

Ci sono alcuni nomi che sono sinonimi del boom del blues britannico degli anni ’60. Abbiamo tutti sentito parlare delle band che hanno portato la musica alla ribalta, i Rolling Stones, gli Yardbirds, gli Animals, ed altri, ma prima ancora che uno di questi ragazzi iniziasse, c’erano musicisti blues dedicati che si sgobbavano nei club per chiunque volesse ascoltare. Alcuni di loro, Alexis Korner, Cyril Davies, Graham Bond, erano noti principalmente al pubblico londinese devoto e a coloro che in seguito studiarono le radici della musica.

E poi c’è John Mayall.

Nato il 29 novembre 1933, Mayall si innamorò del blues e del jazz molto presto nella sua vita, e già suonava blues in pubblico alla fine degli anni ’50 e all’inizio degli anni ’60. Sotto contratto con la Decca Records, il cantautore/chitarrista/tastierista e armonicista pubblicò il suo album di debutto, John Mayall Plays John Mayall, nel 1965, ma fu solo quando Mayall assunse un giovane chitarrista di nome Eric Clapton dagli Yardbirds che la sua band, i Bluesbreakers (a volte scritti Blues Breakers), iniziò a farsi notare su larga scala. Con John McVie al basso e Hughie Flint alla batteria, l’album del 1966 Blues Breakers con Eric Clapton attirò anche l’attenzione dei fan americani che avevano scoperto il blues tramite quegli altri musicisti britannici. Ed è proprio questo sensazionale gruppo che attirò la mia attenzione fin da bambina. Credo di aver ascoltato il disco nel decennio tra il ’66 e il ’76 migliaia di volte. Verso la fine degli anni Sessanta giurai a me stessa di conoscere Eric Clapton ma questo desiderio non si è mai avverato.

Negli anni successivi, Mayall fu una star in America e nel suo paese d’origine: i suoi tour andarono sold out e i suoi dischi, tra cui classici come Blues From Laurel Canyon e The Turning Point, passarono in radio. Mayall non divenne mai una superstar da arena, ma le sue band ne generarono molte. Oltre a Clapton, ospitò musicisti di livello superiore come Peter Green e Mick Fleetwood (che avrebbero entrambi fondato i Fleetwood Mac con McVie), Mick Taylor (in seguito degli Stones), Harvey Mandel, Jack Bruce, Aynsley Dunbar e molti altri.

Cambiando costantemente la formazione e grazie alla sua insaziabile voglia di viaggiare per la musica, Mayall è stato in grado di continuare a evolversi nel corso degli anni.

L’album Blues from Laurel Canyon del 1968 di Mayall segnò un trasferimento definitivo negli Stati Uniti e un cambio di direzione. Sciolse i Bluesbreakers e lavorò con due chitarre e una batteria.

L’anno seguente pubblicò The Turning Point, probabilmente la sua uscita di maggior successo, con una formazione acustica atipica di quattro elementi, tra cui Mark e Almond. Room to Move, una canzone di quell’album, fu una delle preferite del pubblico nella successiva carriera di Mayall.

Room To Move
May seem peculiar / How I think o’ you If you want me darlin’ / Here’s what you must do. You gotta free me / Cuz I can’t give the best / Unless I got room to move. If you want me darlin’ / Take me how you can I’ll be circulating, Cuz that’s the way / I am. You gotta free me / Cuz I can’t give the best Unless /

I got room to move

John Mayall è morto nella sua casa in California il 22 luglio 2024, ha dedicato tutta la vita a ciò che credeva di più: la Musica Blues.

Autore articolo: Gloria Berloso

luglio 4, 2024

Recensione libro

giugno 17, 2024

Anohni e The Johnsons a Ravenna hanno infuocato il pubblico. Concerto unico, bellissimo, da brividi.

(Recensione di Gloria Berloso)

Per la prima volta in un decennio, ANOHNI presenta una serie di concerti con i Johnsons, attingendo dal suo nuovo album My Back Was A Bridge For You To Cross e da canzoni del suo repertorio.

ANOHNI a Ravenna sabato 15 giugno, unico concerto in Italia, era affiancata da nove musicisti, tra cui Julia Kent (violoncello), Maxim Moston (violino), Mazz Swift (violino), Doug Wieselman (polistrumentista), Leo Abrahams (chitarrista), Gael Rakotondrabe (pianoforte), Sam Dixon (basso), Chris Vatalaro (batteria, voce), Jimmy Hogarth (chitarrista/produttore) e Johanna Constantine (danza).

La sua voce unica, delicata ma anche arrabbiata quando si deprime per le promesse non mantenute per i diritti civili viene dolcemente accompagnata dai suoni a volte deboli, a volte profondi, a volte incisivi e dai colori dell’arcobaleno. Una scenografia veramente molto bella. Con ‘It Must Change’, Anohni dichiara una protesta profondamente sentita con obiettivi tra il personale e il politico. È lei la voce senza tempo, emozionante, attuale con quella sofferenza che racconta il nostro mondo, che spera che il bigottismo imperante finisca. È lei la voce coraggiosa che parla e rappresenta quella parte di umanità incompresa. È lei con la voce vibrante che spiega la “trasformazione”.

Con la canzone “Scapegoat”, co-scritta da ANOHNI e da Jimmy Hogarth, articola la crisi vissuta da coloro che sono coinvolti in cicli di persecuzione, intrecciando le intenzioni di un colpevole con una voce onnisciente, forse quella della Natura stessa. Il testo è diretto: “Sei così uccidibile .. scomparibile // Questo non abbiamo bisogno di proteggerlo // Questo è un omaggio per le nostre armi // Porta questo in un posto // È meglio che tu faccia a modo tuo // Porta tutto il mio odio nel tuo corpo”. ANOHNI si riferisce alternativamente a vittime di violenza sessuale, rapimento, omicidio, violenza con armi da fuoco, tortura e bullismo. L’autrice afferma che alcuni corpi umani sono considerati sacrificabili dalle nostre famiglie, comunità e società. Nella strofa finale, ANOHNI afferma: “Non importa chi sei, o da dove vieni // Non importa cosa hai da dare, o perché vuoi vivere // Sei il mio capro espiatorio // Non è personale”. Un assolo di chitarra incalzante comanda il finale della canzone. Con l’affermazione “It’s not personal”, ANOHNI offre che la specificità interiore delle vittime del capro espiatorio esiste al di là dell’intuizione e della portata di qualsiasi autore. In contrasto con gli scenari crudeli descritti nel testo, appare un filmato che ritrae un mondo femminile in cui una giovane donna immagina di vivere una vita gioiosa, libera dalla paura.

Ora che me ne sono quasi andato

Un frammento di ghiaccio sulla mia lingua

Nella notte del giorno

Ha un sapore così buono, è stato così giusto

Per la prima volta nella mia vita

Il ghiaccio freddo sulla mia lingua

Si dirige verso l’oblio

Come è dolce la vista, la vista del portale

Sulla mia strada verso il nero e il blu

Non potevo crederci fino a stasera

Questo luogo fatto di luce

Mi sono fatto una casa

Non so cosa sia sbagliato

Non so cosa sia giusto

Il mio posto è qui come quello degli animali

E il sapore dell’acqua sulla mia lingua

Era fresco e buono

Non l’ho mai saputo prima

Ti amo molto di più

Photo by Gloria Berloso

Ravenna, 15 giugno 2024

Pala De Andrè

Concerto ANOHNI

Maggio 29, 2024

Là, ma solo per caso – PHIL OCHS

Mostrami la prigione, mostrami il carcere,
mostrami il prigioniero la cui vita si è esaurita invano
ed io ti mostrerò, ragazzo mio,
con molte ragioni, perché
là, ma solo per caso, potremmo andarci tu ed io.
Mostrami il vicolo, mostrami il treno,
mostrami il barbone che dorme fuori sotto la pioggia
ed io ti mostrerò, ragazzo mio,
con molte ragioni, perché
là, ma solo per caso, potremmo andarci tu ed io.
Mostrami il whiskey che macchia il pavimento,
mostrami l’ubriacone che barcolla fuori dalla porta
ed io ti mostrerò, ragazzo mio,
con molte ragioni, perché
là, ma solo per caso, potremmo andarci tu ed io.
Mostrami il luogo dove dovevano cadere le bombe,
mostrami le macerie degli edifici di un tempo così alti
ed io ti mostrerò, ragazzo mio,
con molte ragioni, perché
là, ma solo per caso, potremmo andarci tu ed io.

Phil Ochs: There but for Fortune è un documentario musicale che ritrae i tumultuosi anni Sessanta e l’improbabile eroe folk e cantante di protesta Phil Ochs, che ha incarnato quell’epoca. Nel corso di una fulminante carriera musicale che ha attraversato due decenni, Ochs ha cercato le luci della fama e della giustizia sociale. Questa contraddizione finì per lacerare Ochs.

Dall’idealismo giovanile al fatalismo, l’arco della vita di Phil Ochs è stato parallelo a quello della complessità dell’America degli anni Sessanta, quando la guerra del Vietnam e l’invasione della Baia dei Porci diedero vita al movimento contro la guerra, un’epoca definita dal discorso “I Have a Dream” di Martin Luther King Jr, dall’assassinio di John F. Kennedy e dai primi passi di Neil Armstrong sulla luna. Ochs ha fatto parte della rivoluzione controculturale americana e questo film rivela la rabbia, la satira e la giusta indignazione che hanno guidato la sua musica e che lo hanno anche portato alla disperazione.

Commenti e interviste con Joan Baez, Tom Hayden, Pete Seeger, Sean Penn, Peter Yarrow, Christopher Hitchens, Ed Sanders e molti altri, insieme a filmati di performance di Ochs, danno vita a questo documentario. Per ulteriori informazioni sulla vita e i tempi di Phil Ochs, visitare il sito web del film.

In una notte della metà degli anni Settanta, poco prima che Phil Ochs decidesse di impiccarsi, aveva bevuto e chiacchierato mestamente a New York con Pete Seeger, che doveva partire per prendere l’ultimo treno per la sua casa lontano sull’Hudson. Pete sapeva che Phil era completamente depresso, al limite del bipolarismo. Per decenni Pete si portò dietro quell’ultima notte con Phil, sentendo che forse avrebbe dovuto rimanere a New York per la notte.

Il 28 maggio 1976 – quarantotto anni fa – si tenne un concerto commemorativo per Phil Ochs al Felt Forum di New York. Alcuni degli amici che hanno partecipato sono stati Pete Seeger, Odetta, Peter Yarrow, Oscar Brand, Fred Hellerman, Ramblin’ Jack Elliott, Tim Hardin, Tom Rush, Patrick Sky, Dave Van Ronk, Len Chandler, Jim Glover, Jean Ray e Bob Gibson.

Questo è il video di David Blue che canta “Cupid’s Arrow”, una canzone che ha scritto come tributo a Phil Ochs, al concerto commemorativo al Felt Forum di New York nel 1976, un mese dopo la morte di Phil.

David Blue (Stuart David Cohen, 18 febbraio 1941 – 2 dicembre 1982) è stato un cantautore e attore americano di musica folk.

Blue divenne parte integrante della scena musicale folk del Greenwich Village di New York, che comprendeva Bob Dylan, Phil Ochs, Dave Van Ronk, Tom Paxton, Bob Neuwirth ed Eric Andersen. Blue è noto soprattutto per aver scritto la canzone “Outlaw Man” per gli Eagles, inclusa nell’album Desperado del 1973. La versione originale di Blue di “Outlaw Man” è stata la traccia principale del suo album Nice Baby and the Angel, ripubblicato su CD, con l’intero catalogo di David Blue, nel 2007 da Wounded Bird Records.

Blue si unì alla Rolling Thunder Revue di Dylan nel 1975 e apparve in Renaldo e Clara, il film del 1978 girato durante quel tour. Blue recitò in altri film, tra cui L’amico americano (1977), diretto da Wim Wenders, Il calvario di Patty Hearst (un film per la TV del 1979) e Human Highway (1982) di Neil Young. Human Highway fu presentato in anteprima nel 1983 dopo la morte di Blue. Blue ha anche recitato sul palco nella commedia American Days di Stephen Poliakoff al Manhattan Theatre Club di New York, nel dicembre 1980, per la regia di Jacques Levy.

Blue morì di infarto nel dicembre 1982, all’età di 41 anni, mentre faceva jogging nel Washington Square Park di New York.

Autore testi: Gloria Berloso

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