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novembre 24, 2022

Ricky Mantoan – “LEGEND” –

LEGEND è il titolo dell’album che uscirà il 25 novembre 2022 su tutte le piattaforme musicali.

Prodotto da Gloria Berloso; distribuito da TuneCore a 100 negozi principali.

Copertina “LEGEND”

RICKY MANTOAN

Riccardo Mantoan, conosciuto più semplicemente come Ricky, francese di nascita perché nato nel dopoguerra in una piccola cittadina dell’Isère. La famiglia si trasferì in Italia in un paese del Canavese, quando Ricky compì l’età scolare e già a quella età, circa a 5 anni, iniziò a pizzicare la chitarra di papà rovesciandola perché la suonava con la mano sinistra con maggior naturalezza nonostante le ripetute sgridate da parte dei familiari e dei maestri d’allora. Il suo talento e la genialità creativa gli aprì una strada anche nell’uso di tutti gli strumenti a corde, spesso destrorsi perché all’epoca per mancini non si trovavano. Per tutto il percorso di vita nella musica ha sempre suonato le sue chitarre con le corde capovolte tranne qualche rara eccezione. La prima chitarra elettrica mancina la potè acquistare nel 1968 con l’aiuto della madre. Nel 1974 riuscì a ordinare in America una rara pedal steel guitar mancina, la ZB DM10 che arrivò a Milano dopo un anno in una cassa, smontata e senza istruzioni. Ricky imparò a suonare tutti gli strumenti da solo. La sua creatività lo portò a comporre musica fin dagli anni settanta e a scrivere testi in inglese per la sua country rock band dal 1978 al 2016. Negli anni novanta Ricky s’innamorò di uno degli strumenti più antichi della storia della musica, l’arpa celtica. Dalla seconda metà degli anni novanta iniziò a creare delle melodie dal sapore rinascimentale con l’arpa, la pedal steel guitar e la chitarra acustica. Negli ultimi anni antecedenti la sua prematura scomparsa diventarono gli strumenti preferiti nel comporre musica per la sua compagna Gloria, con la quale registrò un’ampia produzione di canzoni scritte da entrambi o di musicisti a loro molto cari.

Gli arrangiamenti di Ricky sono un vero gioiello quindi anche in “Legend”, album con un percorso articolato e scelto da Gloria Berloso per far comprendere meglio all’ascoltatore, la bellezza artistica dell’artista che spazia dal folk al classico, dal country al blues.

Il suono apparirà fin da subito puro.

Skip Battin e Ricky Mantoan nel 1983 a Burolo







Ricky Mantoan aveva un aspetto sofferto quando prendeva possesso del palcoscenico, il suo passo era lento, un po’ incerto, sedeva sullo sgabello davanti la sua Pedal Steel e iniziava a suonare una musica dolce, melanconica, liquida quasi al rallentatore. Poi imbracciava la sua Guild Starfire rossa del 1968 e portava il pubblico in visibilio. Ricky non ha mai voluto sbalordire ma la sua ecletticità e la sua sensibilità hanno fatto lui intuire molte più cose di quelle che il suo intelletto fosse in grado di assorbire e di spiegare a sé stesso, e gli ha ispirato un desiderio di esprimere queste cose attraverso ciò che ha sostituito la sua intelligenza: le sue chitarre e la sua arpa”.




Track listing songs – (composer and lyricist)
Codice d’identificazione


01 Traccia 1 Speed of the Sound of Loneliness (Prine)
ISRC: TCAGP2262240

02 Traccia 2 Legend (Mantoan)
ISRC: TCAGP2262268

03 Traccia 3 Tecumseh Valley (Van Zandt)
ISRC: TCAGP2262328

04 Traccia 4 Gloria (Mantoan)
ISRC: TCAGP2262398

05 Traccia 5 Solitude (Mantoan)
ISRC: TCAGP2262444

06 Traccia 6 Land in the Blues (Mantoan)
ISRC: TCAGP2262491

07 Traccia 7 Sad Country Lady (Mantoan)
I
SRC: TCAGP2262526

08 Traccia 8 The Promised Land (Mantoan)
ISRC: TCAGP2262576



“Speed of the Sound of Loneliness” è una canzone scritta da John Prine. È stata pubblicata come brano nell’album German Afternoons di Prine del 1986. La canzone ha guadagnato ulteriore fama con un duetto registrato da Prine e dalla cantante americana Nanci Griffith nell’album Other Voices. La canzone è stata interpretata da molti ed appare anche nell’album Silhouetted In Light di Gene Clark e Carla Olson. Ricky e Gloria l’hanno registrata il 10 dicembre 2016.


Legend“ è un brano composto da Ricky Mantoan nel maggio del 1998. Decisamente una nuova dimensione più intima e profonda con l’arpa celtica e la pedal steel guitar. Un vero e proprio percorso di vita nel quale infondere la propria umana esperienza. “Legend” dà il titolo all’Album.


Tecumseh Valley” è una canzone scritta da Townes Van Zandt nell’aprile del 1969. La canzone tra le altre è considerata un capolavoro della canzone d’autore americana. Il testo molto triste ed impregnato di malinconia ha attirato l’attenzione di Ricky e Gloria ed hanno elaborato una serie di arrangiamenti con la Rickenbacker. Registrata il 10 dicembre 2016 ma rimasta incompiuta per l’improvvisa scomparsa di Ricky,
Gloria è riuscita a rielaborarla lasciando gli spazi dove si può ascoltare la voce di Ricky.


Gloria” è una canzone di Ricky Mantoan registrata nello studio di Borgomasino tra il 17 e il 18 maggio del 2013. Brano autobiografico dedicato alla sua compagna, composto con basso Fender Precision, chitarra acustica Ibanez Concord, mandolino Ibanez, pedal steel guitar ZB D10 del 1975 e chimes. La canzone ha raggiunto numerosi ascolti in tutto il mondo.


Solitude” e un brano scritto da Ricky e registrato il 4 maggio 1998 con arpa celtica, chitarra acustica e pedal steel guitar da brividi. La sua voce straziante a tratti, ricorda che i tempi felici sono andati e che il mondo va avanti e non ferma la sua corsa.


Land in the Blues” è stata composta nell’inverno del 2013. In questa straordinaria performance ha usato la chitarra acustica. La sua voce calda imprime la malinconia che si esprime in un blues senza tempo. Le armonie vocali sono impreziosite da Dario Zara, bassista del Branco Selvaggio e compagno di avventure in molte performances.


Sad Country Lady” è una delle canzoni più significative di Ricky, composta prima del 1980 in onore di Emmylou Harris e Gram Parsons. In questa unica e stupenda performance dal vivo a San Daniele del Friuli il 14 aprile 1983 è accompagnato da Skip Battin, celebre componente dei Byrds e Flying Burrito Brothers.


The Promised Land” è una delle canzoni più importanti di Ricky Mantoan che dedica a quei compagni di viaggio prima sognati poi condivisi. Un percorso di vita interrotto dalla semplicità della vita quotidiana ma sempre in mezzo alla Musica scritta e rielaborata da Ricky.




LEGEND”


Track 1,3,4
Ricky Mantoan
Gloria Berloso


Track 2,5
Ricky Mantoan


Track 6
Ricky Mantoan
Dario Zara


Track 7
Ricky Mantoan
Skip Battin


Track 8
Ricky Mantoan
Gloria Berloso
Dario Zara


Ricky Mantoan: Arpa, pedal steel guitar, acoustic guitar, electric guitar, mandolino, harmonica, drums & vocal


Gloria Berloso: vocal, chimes, autoharp,
vocal harmonies


Dario Zara: vocal harmonies, bass


Skip Battin: vocal harmonies, acoustic guitar







Prodotto da Gloria Berloso

gloriaberloso@yahoo.it

www.ilblogfolk.wordpress.com

Ringraziamento a Dario Zara, Skip Battin, Heinz-Dirk Zimmermann, Thomas Aubrunner

Dedicato a Ricky Mantoan, John Prine, Townes Van Zandt

Family Tree e discografia di Ricky Mantoan pubblicate da Heinz-Dirk Zimmermann

agosto 11, 2022

Jerry Garcia – Credo che la musica sia molto più grande di me, e spero che sopravviva

Il chitarrista dei Grateful Dead, Jerry Garcia è nato il 1 agosto 1942 ed è morto il 9 agosto 1995 all’età di 53 anni. Ogni anno, i “Days Between” il compleanno di Garcia e l’anniversario della sua morte segnano un periodo di tempo per riflettere e celebrare la vita e la carriera dell’amato musicista. Quest’anno, JamBase onora i Days Between esaminando l’evoluzione della Jerry Garcia Band dall’inizio nel 1975 fino a una performance finale nel 1995.

Mentre c’è molto da dire e da scrivere sulle varie epoche della Jerry Garcia Band dalla sua formazione iniziale all’era Godchaux, alla deviazione dei Reconstruction alla formazione classica e alla formazione acustica, lo stesso non vale per la formazione finale del gruppo.

La formazione finale dei JGB ha una sola differenza personale rispetto alla formazione classica, poiché il batterista Donny Baldwin è stato scelto nel 1994 per sostituire David Kemper che era stato un membro dei JGB dal 1984. Il periodo di Baldwin dietro il kit per JGB iniziò in uno spettacolo il 4 febbraio 1994 e terminò con il concerto finale del gruppo il 23 aprile 1995 – entrambi gli spettacoli erano nel luogo più suonato di JGB, The Warfield a San Francisco.

6 febbraio 1994

Baldwin era dietro il kit per 39 concerti della Jerry Garcia Band. L’aggiunta di Baldwin ha visto il ritorno di “It Takes A Lot To Laugh, It Takes A Train To Cry” di Bob Dylan per la prima volta dal 1986, “I’ll Take A Melody” di Allen Toussaint per la prima volta dal 1990, “Harder They Come” di Jimmy Cliff per la prima dal 1991 e “Evangeline” dei Los Lobos per la prima volta dal 1992. L’era Baldwin includeva l’aggiunta di “Johnny Too Bad”, che fu registrata per la prima volta dal gruppo reggae The Slickers e reinterpretata da JGB alcune volte nel 1994 e nel 1995.

Secondo Jerry Base, Baldwin è stato il 25° musicista ad aderire alla Jerry Garcia Band. La formazione finale è stata completata dal resto della formazione classica: Garcia, il bassista John Kahn, il tastierista Melvin Seals e le cantanti Gloria Jones e Jacklyn LaBranch.

Kahn era l’unico bassista della Jerry Garcia Band e, oltre a Garcia, il suo unico altro membro coerente. (Il bassista dei Grateful Dead Phil Lesh sostituì Kahn per alcuni concerti nel 1983, ma non fu mai un vero membro della band).

Seals è stato il secondo membro JGB più longevo dietro Garcia e Kahn. Era uno dei sei tastieristi che facevano parte della band, insieme a Nicky Hopkins, Keith Godchaux, James Booker, Ozzie Ahlers e Jimmy Warren.

Jones e LaBranch sono stati tra i 10 coristi che hanno trascorso del tempo come membri dei JGB, insieme a Donna Jean Godchaux, Maria Muldaur, Liz Stires, Essra Mohawk, Julie Stafford, Shirley Faulkner, Elisecia Wright e DeeDee Dickerson.

Baldwin fu il nono batterista della Jerry Garcia Band, unendosi ai precedenti cronometristi Kemper, Ron Tutt, Gaylord Birch, Bill Kreutzmann, Daoud Shaw, John d’Fonseca, Buzz Buchanan e Greg Errico.

Prima di entrare a far parte di JGB, Baldwin era forse meglio conosciuto come membro di Jefferson Starship (e Starship) dal 1981 al 1989. Nativo di San Francisco, Baldwin andò in tour con la Elvin Bishop Band dal 1973 al 1978 e suonò la batteria nel singolo di successo, “Fooled Around And Fell In Love”, che comprendeva il cantante dei Jefferson Starship Mickey Thomas.

Melvin Seals era un altro dei collaboratori di Elvin Bishop, e sia Seals che Baldwin apparvero nell’album di Bishop del 1977, Rasin’ Hell. Baldwin e Seals contribuirono all’album solista di Thomas del 1977, As Long As You Love Me, entrambi apparendo nella traccia “Where Are We”.

Un famigerato alterco nel 1989 tra Baldwin e Thomas mentre Starship era in tour a Scranton, in Pennsylvania, lasciò Thomas gravemente ferito e richiese un intervento chirurgico per riparare le fratture facciali. Il tour fu successivamente cancellato e a Baldwin fu chiesto di lasciare la band.

Baldwin si è riunito ai Jefferson Starship nel 2008 e continua a fare tour con il gruppo. Secondo la sua biografia sul sito web Jefferson Starship, i tour e i crediti di registrazione di Baldwin includono la collaborazione con “Kenny Loggins, Pablo Cruise, Chuck Berry, Van Morrison, Ronnie Montrose, Greg Allman, Heart, Lydia Pense & Cold Blood, .38 Special e Eddie Money”.

23 aprile 1995

Nel 1995, una corsa di tre notti al The Warfield tenutasi il 21, 22 e 23 aprile si rivelò essere l’ultimo spettacolo JGB. La morte di Garcia, in questa data nel 1995, pose fine alla band e anche ai Grateful Dead.

I restanti membri della formazione finale della Jerry Garcia Band si riunirono nel maggio 1996 per esibirsi nell’ex locale di Santa Cruz, in California, Palookaville. Pubblicizzata come la John Kahn Band, la formazione comprendeva anche nuovi arrivati, il cantante Larry Batiste e il chitarrista Ho-Young Kim.

Secondo Seals, il primo concerto ha evitato le canzoni precedentemente suonate da Garcia e dalla band. Il tastierista ha detto all’agenzia di stampa di Santa Cruz Good Times dei concerti, affermando:

“Si sarebbe chiamata The John Kahn Band. Kahn aggiunse altri cantanti e musicisti che non facevano parte della Jerry Garcia Band, come Larry Batiste e poche altre persone. Kahn non voleva suonare canzoni JGB, ma canzoni nello stile che Jerry Garcia avrebbe sicuramente suonato. A quel tempo, le persone stavano soffrendo e Kahn voleva stare lontano dalle canzoni firmate [di Garcia]. Quindi abbiamo suonato un sacco di canzoni della Motown come ‘Beechwood 4-5789’, canzoni a cui Jerry avrebbe facilmente detto di sì”.

Il secondo concerto, che è stato aggiunto dopo che il primo è andato rapidamente esaurito, ha visto Kahn cambiare strategia, con il risultato di suonare alcuni punti fermi JGB. “La gente voleva ancora ascoltare questa musica nonostante il re non fosse alla chitarra”.

5 maggio 1996

La morte di John Kahn il 30 maggio 1996, all’età di 48 anni, costrinse alla fine della John Kahn Band dopo solo due concerti.

L’eredità della Jerry Garcia Band è stata poi ripresa da Seals che da allora è andato in tour come Melvin Seals & JGB, suonando il repertorio che Garcia ha sviluppato nel corso degli anni. Molti membri della Jerry Garcia Band si sono esibiti con Melvin Seals & JGB, tra cui Baldwin, LaBranch e Jones (morto nel 2019).

“Ho visto un’intervista in cui a Jerry è stato chiesto cosa gli sarebbe piaciuto pensare che sarebbe successo dopo la sua morte”, e Jerry ha risposto: “Credo che la musica sia molto più grande di me, e spero che sopravviva”.

Jerry Garcia

https://www.youcanprint.it/la-cultura-musicale/b/7571e112-cd37-5197-a4cf-11dd7d1f2c6d

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giugno 28, 2022

Judy Collins a Folkest 2022

La celebre cantante folk Judy Collins farà tappa in terra friulana il due luglio. Nella splendida cornice di piazza del Duomo a Spilimbergo, illuminata dalle stelle, Judy Collins ci condurrà in un viaggio nostalgico con scene vivide della sua colorata carriera. Aveva solo undici anni quando si interessò per la prima volta alla musica folk dopo aver sentito Jo Stafford cantare “Barbara Allen” alla radio, e suo padre le regalò la sua prima chitarra che in realtà fu noleggiata!!! Lei suona meravigliosamente la chitarra a 12 corde e il pianoforte, e la sua qualità vocale è rimasta eccezionale e acuta.

Chi conosce la storia della Musica ed ama Woody Guthrie e Pete Seeger, i maestri della scena Folk del Greenwich Village degli anni sessanta, e non solo, sa che la Collins ha iniziato proprio qui nel 1960 ad esibirsi. Nel 1961 ha inciso il suo primo album – A Maid of Constant Sorrow – con canzoni esclusivamente dei grandi autori come appunto Seeger, Phil Ochs, Bob Dylan e Jacques Brel. Ha soprattutto portato alla ribalta canzoni come Bird on the Wire di Leonard Cohen, allora poco conosciuto e Both Sides Now di Joni Mitchell, canzone per la quale la Collins ricevette un Grammy Award. Both Sides Now fu inclusa nell’album Wildflowers del 1967, dove troviamo le sue prime composizioni in qualità di cantautrice.

Sono gli anni che appaiono sulla scena mondiale, almeno agli occhi nostri i più grandi artisti di tutti i tempi, una fusione di folk acustico, elettrificato, blues, country e rock. I testi sono importanti, spesso critici verso il presidente. La Collins non ha mai menzionato il presidente per nome, in concerto, c’era però un altro riferimento quando cantava “Send in the clowns” : “Parlando metaforicamente, ovviamente, sappiamo tutti dove sono veramente i clown”!

Lei ha vissuto una vita parallela con Bob Dylan, Leonard Cohen, Janis Joplin, Kris Kristofferson, Joan Baez, Joni Mitchell, Tom Paxton, Phil Ochs, Neil Young, David Crosby, Graham Nash, Stephen Stills, Sandy Denny ed proprio a quest’ultima che dedica il titolo del suo Album Who Knows Where the Time Goes? , una delle canzoni incredibili per le sue bellezze armoniche scritta dalla Denny. Il disco fu prodotto da Stills che scriverà per la Collins, in omaggio alla sua bellezza, “Suite: Judy Blue Eye”.

La bellezza di questa donna non è solo artistica ma soprattutto la troviamo nella sua Anima, portatrice di messaggi per chi nella vita ha assaporato dolori acuti, come il suicidio di un figlio.

Al Folkest presenterà il suo Album nuovo Spellbound (ventinovesimo album in studio), pubblicato il 25 febbraio 2022 dalla Cleopatra Records. L’album è il primo della Collins a contenere materiale completamente originale, registrato tra il 2016 e il 2022.

marzo 30, 2022

WOODY GUTHRIE – LE SUE CANZONI SONO IMPREGNATE DI AMORE VIGOROSO

Abbiamo sempre vagabondato, quel fiume ed io; in tutta la verde vallata lavorerò finché morirò. La mia terra difenderò anche con la vita se necessario, perché i miei pascoli dell’abbondanza dovranno sempre essere liberi.

Di tutte le forme di canzoni che Woody scrisse, di attualità, di protesta, talking blues, ballate e canzoni per bambini, si può dire che tutte sono canzoni d’amore. Non le solite canzoni d’amore che parlano della luna, di baci e di fiori d’arancio ma di un amore vigoroso in cui rientra la gente e la fede in una terra feconda: il riso dei bambini, la dignità del lavoro e la cooperazione, la libertà e l’uguaglianza. Woody odiava le canzoni che ti fanno pensare che non sei buono e odiava le canzoni che ti fanno credere che sei nato solo per perdere. Nessun valore a nessuno perché sei troppo vecchio, o troppo giovane, o troppo grasso o troppo magro o troppo brutto o troppo questo e quell’altro. Odiava le canzoni che deprimono o prendono in giro la gente per la loro sfortuna e le loro difficoltà. Il suo scopo era combattere questi tipi di canzoni fino all’ultimo respiro e l’ultima goccia del suo sangue. Le canzoni di Guthrie ti fanno credere che questo è il tuo mondo anche se hai sofferto e sei stato battuto più di una volta, se hai sofferto malgrado il colore della pelle, la tua statura. Lui amava le canzoni che ti rendono orgoglioso di quello che sei e del lavoro che fai. Le canzoni di Woody sono tutto questo ed era molto convinto di ciò. Sapeva quando arrabbiarsi, quando ribellarsi contro il falso e l’artificioso e non c’era ingenuità nella sua fiducia nell’uomo comune e nel suo odio per i falsi baroni. La sua speranza è stata sempre temperata dalla consapevolezza di quello che fa girare la ruota.

La California è l’Eden, un paradiso sia per viverci che da vedere. Ma credeteci o no, non la troverete così bella se non avete denaro.

Woody Guthrie è stato chiamato il migliore compositore contemporaneo di ballate, il più grande autore di ballate mai conosciuto, l’Omero con la voce di ruggine, colui che ha influenzato l’America quanto Walt Whitman. Ha sempre cantato se stesso e la strada aperta ma il suo se stesso non è mai stato meramente personalistico, né limitato, né egocentrico. Al contrario è stato una moltitudine. Ha sempre ammucchiato le sue immagini una sopra l’altra come un muratore inebriato che costruisce la casa dei suoi sogni.

In Grand Coulee Dam, una delle ventisei canzoni che scrisse nel 1941, c’è questa strofa che non teme confronto con la destrezza di nessun altro poeta folk:

Nello scintillio cristallino e denso di vapori

Della spuma selvaggia e portata dal vento,

Uomini hanno lottato contro le acque ribelli

Ed hanno trovato una tomba d’acqua.

Bene, ha fatto a pezzi le loro barche

Ma ha dato agli uomini dei sogni da sognare,

Sul giorno che la Coulee Dam avrebbe sbarrato

Quella corrente selvaggia e devastatrice.

Alan Lomax un giorno decise di raccontare la storia di Woody Guthrie alla radio e così gli chiese di scrivere un paragrafo sulla sua vita per inserirlo nel testo. Lomax pensò addirittura che Woody non fosse capace di scrivere ma quando a casa sua trovò venticinque pagine dattiloscritte, fitte fitte si perse nella sua prosa, sempre con una grazia letteraria ed originale. Woody raccontò della sua gioventù a Okemah nell’Oklahoma, del suo modo di vedere le cose quando aveva solo due o tre anni, della sua banda, del nascondiglio e delle lotte fra i ragazzi, degli indiani, della corruzione politica e di tante altre cose che descriveva tanto bene da trasfondersi dentro una vita individuale. Da queste pagine nacque poi la sua autobiografia “Bound for Glory”.

L’unica cosa che imparai a scuola fu scrivere velocemente sulla macchina da scrivere! Non credevo ai libri. Ma essere scrittore non è una professione per i tempi che corrono. Con tanta povera gente che gira per il paese senza casa come cani, io dovrei prendere due pistole a tamburo e sparare sulle porte delle banche per dare da mangiare a tutti quanti e costruire loro delle case. L’unica ragione che non mi permette di farlo è la mancanza di coraggio!

Fortunatamente durante uno dei suoi vagabondaggi, decise di scrivere quelle canzoni che dovevano dare all’America uno specchio di se stessa, e a tutti i giovani scrittori di ballate un modello da seguire, un idolo da venerare.

Ascoltare canzoni come Lost Train Blues, suonata con armonica a bocca e chitarra da Guthrie ti fa venire la pelle d’oca. Woody lo sa bene cosa vuol dire treno perduto perché ha fatto più volte il viaggio da una costa all’altra con il treno Red Ball. Non ha mai vissuto in una casa calda oppure lavorato in uffici riscaldati, a Woody interessava guardarsi intorno alla ricerca di uomini e donne dai volti affamati; ha partecipato con gli operai alle marce di protesta ed agli scioperi e si è guadagnato da vivere cantando in tutti i bar e i saloons dall’Oklahoma alla California.

L’altra canzone abbastanza conosciuta, chiamata anche Cannon Ball Blues, è Dirty Overalls ed inizia così:

Lavami la tuta, falla inamidare, devo prendere il treno che si chiama Cannon Ball che va da Baltimora a Washington

Poi ci sono tanti blues delle ferrovie, quei blues che vengono da quelli che camminano lungo i binari e che viaggiano nascosti sui treni merci. Sui binari si salta sulle traversine ma tante volte i ragazzi restano intrappolati ed uccisi dai treni come uno dei suoi cari amici che Woody ricorda in “Walkin’ Down Railroad Line”

dicembre 4, 2021

Neil Flanz, uno dei veri pionieri dell’insegnamento della steel guitar, è morto il 2 dicembre

Neil Flanz è morto il 2 dicembre 2021, diversi giorni dopo un intervento chirurgico. Aveva 83 anni.

Neil è stato uno dei veri pionieri dell’insegnamento della steel guitar; l’album che registrò alla fine degli anni ’60 per la compagnia Sho~Bud iniziò molti musicisti di pedal steel a suonare con l’accordatura E9. In seguito ha assemblato un’analisi enciclopedica delle combinazioni di accordi per l’accordatura C6.

“Citando gli altri, citiamo noi stessi.” – Julio Cortázar

Ha suonato in un certo numero di band e ha sostenuto un certo numero di artisti durante il suo periodo a Nashville. Negli ultimi 18 anni era residente ad Austin in Texas, ha suonato in band (in particolare con i Fingerpistol) e ha insegnato steel guitar privatamente.

Ci sono pochi tour che sono più leggendari per la storia della musica country del tour di sei settimane che Gram Parsons ha intrapreso nel 1973 dietro il suo album GP. Si, c’erano sicuramente tour più grandi con incassi maggiori, o tour che presentavano una line-up più scintillante. Ma quando si trattava di seminare influenza, pochi lo superavano. Accompagnato da Emmylou Harris e da una band chiamata The Fallen Angels, Gram ha introdotto il mondo rock e la Harris nel mondo country.

Selezionato per la band dal road manager di Gram, Phil Kaufman, Neil Flanz, fu il chitarrista di steel al quale, fu assegnato il compito difficile di presentare la bellezza dello strumento a un pubblico prevalentemente rock. Insieme a Kyle Tullis al basso, N.D. Smart alla batteria e Jock Bartley alla chitarra solista, il tour si snodò attraverso gli Stati Uniti, suonando all’Armadillo World Headquarters di Austin, e fu raggiunto da Neil Young e Linda Ronstadt a Houston tra molti altri luoghi e momenti leggendari tra febbraio e marzo del 1973, nonostante la band si esercitasse a malapena prima di iniziare il tour, e l’incoerenza dello stesso Gram, che sarebbe morto a settembre.

Neil Flanz ricorda il tour come una delle parti più emozionanti della sua carriera con “migliaia di giovani fan dai capelli lunghi che vengono introdotti nel paese per la prima volta… correndo sul palco solo per toccarci.” Ci sono le registrazioni Live del 1973 a Long Island, New York. Insieme alla disposizione languida di Gram e alle armonie di Emmylou da quelle registrazioni, molti hanno screditato la steel guitar di Neil Flanz come fondamentale per il loro amore per la musica country.

Ma Neil Flanz non era un’icona country rock degli anni ’70, era un convinto tradizionalista originario di Montreal, in Canada, che aveva suonato dietro gli artisti country per un decennio a quel punto. Nato il 22 giugno 1938, è cresciuto ascoltando il Grand Ole Opry alla radio e godendo della musica di artisti come il cantante cowboy canadese Wilf Carter, che ha imparato per la prima volta la chitarra all’età di 13 anni e si è trasferito alla steel guitar all’età di 17 anni. Suonando con chiunque potesse nel Canada orientale, registrò due album di musica per steel guitar, Neil Flanz and His Nashville Steel nel 1962 e Get on the Star Route nel 1964.

Mentre suonava al Country Palace di Montreal, Neil Flanz ha avuto l’opportunità di sostenere l’influenza primaria di Gram Parsons Charlie Louvin.

Insieme ai suoi album di steel guitar, questa connessione con Louvin ha contribuito a diffondere la voce su Flanz a sud, e alla fine si è trasferito a Nashville dove ha suonato regolarmente dietro Louvin, insieme ad altri artisti come Billy Walker, Jean Shepard, anche sul palco di Grand Ole Opry, mentre lavorava anche come chitarrista di sessione e suonava in The Kelly Rogers Breed.

Dopo un tour con Gram Parsons, Neil Flanz si trasferì brevemente ad Austin e suonò con i Bronco Brothers, che era un gruppo country tradizionale che includeva Marcia Ball. Ma alla fine è tornato a Nashville suonando regolarmente concerti locali con Peppertree (prec. The Kelly Rogers Breed), oltre a tenere una residenza in un luogo chiamato Deeman’s Den dove si sedevano artisti come Johnny Paycheck, Webb Pierce, Faron Young e “Little” Jimmy Dickens. Era il 1980 quando Joe Sun si offrì di fare di Neil Flanz il suo chitarrista steel a tempo pieno, e si mise di nuovo in viaggio, suonando in tutto il mondo, incluso un concerto su Austin City Limits. Nel corso del tempo, Austin sembrava il posto a cui Neil Flanz si sentiva a casa, ed è lì che è finito dopo essersi trasferito definitivamente dalla Florida nel 2004. Mentore, istruttore e anziano nella scena musicale country di Austin, Flanz ha suonato nella band di Alvin Crow e altri, ed è stato anche un membro di lunga data del gruppo country Fingerpistol.

Neil Flanz, i suoi legami con Gram Parsons e il Grand Ole Opry, e con la musica di Austin durante la sua carriera lo hanno reso una leggenda vivente, ammirato dai fan e dai suoi colleghi musicisti.

È stato inserito nella Steel Guitar Hall of Fame nel 2016.

Buon viaggio Neil!

ottobre 24, 2021

Nonna, nonna…chi erano i beatnick?

Chi bazzicava o viveva nel Greenwich Village ha imparato che i beatnik erano soprattutto artisti.

E che artisti!!!

Il Greenwich Village aveva una scena musicale e di cabaret all’avanguardia. Il “The Village Gate“, il “Village Vanguard” e “The Blue Note” ospitavano regolarmente alcuni dei più grandi nomi del jazz. Il Village ebbe anche un ruolo importante nello sviluppo della scena musicale folk degli anni ’60. I club musicali includevano “The Bitter End“, “Cafe Au Go Go“, “Cafe Wha?“, “The Gaslight Cafe“, “The Bottom Line“, e “Gerde’s Folk City“.

Mike Porco avrebbe oggi 107 anni, era nato il 23 ottobre.

Mike era il proprietario e gestore originale di Gerde’s Folk City,

Aprendo ufficialmente il 26 gennaio 1960, Gerde’s Folk City ha generato diverse ondate di generi musicali che vanno dalla musica folk al rock ‘n’ roll; dal folk rock al punk; dal blues al rock alternativo, portando al mondo una vasta gamma di musica da Pete Seeger ai 10,000 Maniacs.

Il cantante e poeta Logan English si è esibito nella serata di apertura, insieme a Carolyn Hester. Da The Weavers a Sonny Terry e Brownie McGhee, Judy Collins e Rev. Gary Davis, molti musicisti che hanno formato la base della musica contemporanea si sono esibiti lì. Doc Watson fece la sua prima esibizione da solista al Gerde. La prima esibizione ufficiale di Simon & Garfunkel e Peter, Paul & Mary come trio fu al Folk City.

Mike ingaggiò una costellazione di artisti discografici per suonare al Folk City di Gerde. Bob Dylan vi suonò il suo primo concerto professionale l’11 aprile 1961, sostenendo John Lee Hooker. (Bob chiese a Mike di fargli da tutore legale quando firmò la sua primissima tessera di cabaret. Nella sua autobiografia del 2004, Chronicles, Bob Dylan si riferì a Mike Porco come “il padre siciliano che non ho mai avuto”).

Logan English fu determinante per assicurare a Bob Dylan la sua prima apparizione. La sua vedova Barbara Shutner ha ricordato:

“Mio marito Logan English ed io abbiamo incontrato Bob Dylan a casa di Bob e Sid Gleason … Una sera eravamo tutti seduti e Woody Guthrie disse qualcosa come ‘Suona qualcosa’ a questo ragazzo seduto sul divano. Il ragazzo era Bob Dylan, e cantò ed era semplicemente bellissimo. Così Logan disse, ‘Sto lavorando al Gerde’s. Sono l’MC. Ti faremo suonare lì”. Così quel lunedì sera Bob Dylan entrò e fece il suo primo set”.

L’apparizione di Bob Dylan del 29 settembre 1961 fu recensita sul New York Times da Robert Shelton, dopo di che crebbe la reputazione di Dylan. La fotografia qui sotto è quella di Bob sul palco la sera in cui Bob Shelton lo recensì sul New York Times. Si può vedere la sua scaletta incollata alla chitarra.

“Bob Dylan finì “Blowin’ in the Wind” in una sola seduta al Commons, un caffè di MacDougal Street di fronte al Gaslight. Più tardi quella stessa sera, Bob portò la canzone al Folk City, dove, tra un set e l’altro, la suonò per Gil Turner, che presentava gli hootenannies (spettacoli) del lunedì sera del club. Gil ne rimase folgorato e convinse Bob a insegnargliela sul posto. La ripassarono un paio di volte nel seminterrato. Poi, quando lo spettacolo riprese, Gil attaccò una copia del testo al microfono e annunciò: “Signore e signori, vorrei cantare una nuova canzone di uno dei nostri grandi cantautori. È appena uscita dalla matita, ed eccola qui”. (da “Dylan A Biography”)

Gerde’s Folk City fu dove Bob Dylan incontrò per la prima volta Joan Baez e dove debuttò con “Blowin’ in the Wind”.

Rob Stoner, Joan Baez, Bob Dylan ed Eric Andersen sul palco del Gerde’s Folk City, 130 West 3rd Street, 23 ottobre 1975

Tante aspiranti star si sono fatte le ossa da Gerde e tanti altri artisti di una vasta gamma di generi hanno lavorato al Folk City. Migliaia di clienti di Folk City hanno assistito ad alcuni degli spettacoli più storici che il villaggio abbia mai visto.

Il 23 ottobre 1975, ci fu un triplo spettacolo di musicisti. Dylan e compagnia vennero a sapere che era il compleanno di Mike Porco e decisero: “Quale posto migliore” per dare il via alla Rolling Thunder Revue. Inoltre, potevano tutti rendere omaggio a Mike nel giorno del suo compleanno. Dylan ha aspettato e ascoltato e ha passato ore da Gerde prima che arrivasse il suo turno di suonare. La festa, come potete immaginare, è andata avanti fino alle prime ore del mattino. Ancora oggi, tutti i presenti condividono bei ricordi di “quella volta che Dylan è tornato”.

MIKE PORCO

Era questa la data del 1975 quando Bob Dylan, probabilmente all’apice della sua storica carriera, portò il suo entourage a “casa” dove tutto ebbe inizio. Il luogo era diverso nel 1961 per il primo concerto di Dylan che apriva per John Lee Hooker. Gerde’s era tra la quarta e Mercer. Nel 1975, Folk City era al 130 West 3rd. Una cosa era la stessa: Mike Porco aveva ancora un palco pieno di star che suonavano ogni settimana.

Folk City


Nel maggio 1976, la leggenda del folk Bob Gibson e il suo manager Doug Yeager produssero una celebrazione di una settimana per Mike Porco e Folk City, dove più di trenta delle prime star del club vennero ad onorare il club. Folk City è il luogo dove molti dei cantautori folk-rock degli anni ’60 e ’70 hanno ascoltato per la prima volta la loro voce, e gli spettacoli includevano future stelle come Janis Joplin, Jimi Hendrix, The Mamas and The Papas, i Byrds, The Lovin’ Spoonful, gli Youngbloods, Emmylou Harris (che faceva anche la cameriera al club), Joni Mitchell, Phoebe Snow, Loudon Wainwright III e molti altri nomi noti.

Gloria Berloso
marzo 20, 2021

Ricky Mantoan, il chitarrista che ha cambiato il modo di suonare e fare Musica in Italia

Ricky Mantoan e Branco Selvaggio Band  

La band fu fondata nel 1978 da Ricky Mantoan che fin dai primi anni sessanta si esibiva in pubblico. La prima ispirazione di Ricky fu il chitarrista americano Duane Eddy, che divenne famoso per aver introdotto la chitarra elettrica come strumento principale nel Rock’n’Roll, intorno al 1958. Tra il 1965 e il 1970, dopo varie esperienze con il suono di alcuni artisti come i Cream, gli Stones, e naturalmente Jimi Hendrix, Ricky scoprì e fu profondamente colpito dal Country Rock californiano e nello stesso tempo dal Folk Rock inglese.  Byrds, Flying Burrito Brothers, Grateful Dead, Fairport Convention, ma soprattutto il cantante country Gram Parsons influenzarono l’evoluzione del suo gusto musicale. Nel 1978 mise insieme un gruppo di sognatori country e il nome della band era “Branco Selvaggio“. In quel periodo iniziò a scrivere le sue composizioni che divennero parte del suo primo album da solista “Ricky“, pubblicato nel 1980. Questo lavoro fu ben accolto dalla critica musicale sia italiana che straniera. Una canzone dell’album, “Down in Memphis“, entrò con successo nelle classifiche di una famosa rivista specializzata inglese: Omaha Rainbow. Poi iniziò la collaborazione del chitarrista mancino con alcuni leggendari artisti californiani: Ricky entrò in contatto e strinse una forte amicizia con il bassista Skip Battin, già dei Byrds, dei New Riders of the Purple Sage e dei Flying Burrito Bros. Tra il 1982 e il 1994 suonò in tour con Skip Battin, Chris Darrow, Greg Harris, Sneaky Pete Kleinow, Gene Parsons, John York, Roger McGuinn, rivelandosi un eccellente chitarrista e un vero magic picker sulla Pedal Steel Guitar. Questi eventi sono stati registrati con relative pubblicazioni di due dischi: LIVE IN ITALY (Sneaky Pete Kleinow, Skip Battin, Ricky Mantoan, Vincenzo Rei Rosa) e FAMILY TREE con gli ex Byrds Skip Battin, John York, Ricky Mantoan e il batterista del Branco Selvaggio. L’album Family Tree fu registrato alla fine di un tour nel 1988 dagli ex Byrds Skip Battin e John York, voci, basso, pianoforte e chitarre; Ricky era alla Pedal Steel Guitar, alla chitarra elettrica String Bender Telecaster e anche alla voce. Un altro ragazzo del Branco Selvaggio di Ricky era Beppe D’Angelo alla batteria che diede alla band un hard disk, e sia Skip che John rimasero impressionati dal talento dei “colpi”. Allo stesso tempo Ricky lavorò in studio con alcuni musicisti italiani, partecipando anche a diverse trasmissioni televisive e radiofoniche. Negli anni novanta i “Branco Selvaggio” furono apprezzati in tutta Italia con concerti che ancora oggi vengono definiti “memorabili”. Gli spettacoli della band erano una lunga playlist che assestava i suoni e le sensazioni di un vero Cosmic Country con un tocco di psichedelia. Nel 1991 il “DIZIONARIO DELLA CANZONE ITALIANA” di Renzo Arbore, edito da Curcio Editore, fece una scheda dedicata a Ricky qualificandolo tra i più creativi musicisti italiani. Nel 1992 venne realizzato il primo album di Branco Selvaggio, “Riders of the Universe”, con canzoni scritte da Ricky e alcune cover di Byrds e Bob Dylan. Nel 1994 gli venne chiesto di unirsi ai Byrds Celebration per partecipare ad un tour internazionale e questo evento viene ripreso da un concerto dal vivo a Ginevra da alcune emittenti televisive e di cui esiste un album su cd e un video intitolato “LIVE IN GENEVA”. Questa band era composta da Skip Battin, Terry Jones Rogers, Scott Nienhaus, Vince Barranco e Ricky Mantoan. Dal 2006 Branco Selvaggio rivolse la sua attenzione in particolare alla qualità del suono musicale e anche alle parti corali, insistendo sulle genuine radici del country elettrico e acustico.  Il rinnovato organico del gruppo comprendeva Dario Zara al basso e voce, Luciano Costa alle chitarre acustiche ed elettriche, voce e chitarra slide, Beppe D’Angelo alla batteria e voce, Ricky Mantoan naturalmente alla pedal steel guitar, chitarre elettriche e acustiche, dobro, mandolino, armonica, dulcimer e voce. Il nuovo album “RIDIN’ AGAIN” esclusivamente di canzoni di Ricky Mantoan fu pubblicato dalla Edit di Spilimbergo con la collaborazione di Andrea Del Favero, direttore artistico Folkest, Bruno Cimenti (suono) e Gloria Berloso.

Ricky Mantoan – 1968
1979
2015
Sneaky Pete Kleinow – 1985 – Flying Burrito Brothers in Italy e fondatore originale con Chris Hillman, Gram Parsons e Chris Ethridge
Skip Battin e Sneaky Pete Kleinow – 1985 – Flying Burrito Brothers in Italy
Ricky Mantoan – 1985 – Flying Burrito Brothers in Italy

La prima volta che Ricky Mantoan sentì il suono della Pedal Steel Guitar fu ascoltando un disco arrivato dagli Stati Uniti nel 1965. Il disco era Country Guitar ma in Italia nessuno aveva la più remota idea di che strumento si trattasse. Pensando ad una chitarra elettrica dotata di effetti speciali, Ricky fece ogni tentativo di avvicinarsi a quel suono particolare quando più tardi scoprì attraverso le immagini di Jerry Garcia il tipo di strumento ascoltato in tanti dischi in vinile che acquistava. In Europa non esisteva alcun rivenditore o costruttore di quel particolare strumento, oltretutto Ricky era mancino così la sua disperata ricerca riuscì finalmente a trovare pace quando vide la pubblicità della ZB Guitar Company su una rivista e ordinò per corrispondenza la sua chitarra senza sapere come suonarla e montarla. Attese più di un anno dato che il costruttore non aveva il modello mancino.

ZB pedal steel guitar originale di Ricky Mantoan
Primo album di Ricky Mantoan 1980

La chitarra arrivò in questa cassa (vedi foto) ovviamente smontata e priva di manuali. Ci vollero alcuni anni per far capire a Ricky come usare gli effetti dato che per suonare la pedal steel bisognava usare dei finger picks, mani, dita, pedali e ginocchia ma per farlo andò ad orecchio perfezionando il suono grazie ad alcuni manuali. L’impresa di Ricky Mantoan fu veramente eccezionale e così tra il 1975 e il 1980 creò dei fraseggi e degli accordi molto interessanti e armonici che da nessuna altra chitarra avrebbe ottenuto.

Per capire meglio bisogna ascoltare il suo primo disco “Ricky” pubblicato proprio nel 1980.

Si può certamente dire che fu proprio lui l’artefice di aver importato per primo una sonorità diversa e originale ed aver inventato un “modo di suonare”. Con la sua musica, le sue canzoni e il gruppo di amici ai quali aveva con pazienza e severità insegnato ad usare e suonare tutti gli strumenti, Ricky Mantoan portò un nuovo messaggio rivoluzionando il modo di fare musica. Il clima intellettuale degli amici musicisti americani che si fermarono a casa sua per lungo tempo, stimolò enormemente di continuare in quella direzione ma anche di ricercare nuove armonie. In particolare, Ricky Mantoan, influenzato dalla creatività di Clarence White (The Byrds), uno dei più grandi e geniali chitarristi che insieme a Gene Parsons (The Byrds) ed Eddy Tickner inventarono lo String Bender, divenne un ottimo discepolo affezionato come Albert Lee, Peter Townsed e pochi altri. E fu proprio quando si esibì in concerto nel 1984 con i componenti storici dei Byrds, Gene Parsons, Roger McGuinn e Skip Battin che Ricky diede prova d’essere all’altezza dei più importanti professionisti del suono e aprì la strada per portare in tour il messaggio della musica Country Rock soprattutto in Italia.

The Byrds 23 giugno 1970 – Roger McGuinn, Skip Battin, Clarence White, Gene Parsons
La storica formazione dei Byrds periodo 1969-1972/73 con Ricky Mantoan alla Guild Starfire Guitar nel 1984
2011

So much music time
So long time to love
So many thoughts of Gloria

novembre 13, 2020

Story to Tell – Ricky Mantoan

White Mansions è un album del 1978 di vari artisti che documenta la vita dei sudisti americani nella Confederazione durante la guerra civile. Le canzoni dell’album sono state scritte da Paul Kennerly e sono eseguite da Waylon Jennings, Jessi Colter, John Dillon e Steve Cash. Ogni cantante ha interpretato una persona separata e distinta, ritraendo personaggi diversi nel tentativo di mostrare la Confederazione e il concetto di “orgoglio del sud” attraverso gli occhi di questi personaggi; in sostanza, quindi, White Mansions è un concept album. Eric Clapton ha suonato la chitarra in diverse tracce. L’album è stato #38 nella classifica Country Billboard e #181 nella Billboard 200.
Nella sua autobiografia, Waylon Jennings afferma che Kennerley è stato ispirato a comporre le canzoni dopo aver sentito “That’s Why the Cowboys Sings the Blues” alla radio londinese, che era apparso su Jennings 1975 LP Dreaming My Dreams, e ha dichiarato: “White Mansions è un disco incantevole, mi ha toccato in modo profondamente personale … fare l’album è stata una delle mie esperienze più piacevoli.”
L’album è stato ristampato nel 1999 in un pacchetto due per uno con The Legend of Jesse James, un concept del 1980 ideato da Paul Kennerly.
I quattro personaggi principali ritratti nell’album sono:Matthew J. Fuller (interpretato da John Dillon)
Polly Ann Stafford (interpretata da Jessi Colter)
Caleb Stone (interpretato da Steve Cash)
The Drifter (interpretato da Waylon Jennings) – The Drifter è il narratore dell’album.

Quando Ricky Mantoan mi chiese di interpretare Polly nella sua versione straordinaria mi sono venuti i brividi ed è stata una delle esperienze straordinarie che insieme abbiamo vissuto nello studio Sunny Hill di Borgomasino in Italia.
La nostra Story to Tell (Storia da raccontare) – la prima traccia nell’album White Mansions – avrebbe potuto essere un biglietto da visita per poter essere considerato un capolavoro artistico. Così però non è mai stato, nessuna nota di merito al grande Ricky Mantoan che ha vissuto dentro la Musica tutta la sua esistenza. Sono convinta che ci sarà un risveglio prima o poi perché la musica è il linguaggio più diretto che arriva dall’Anima, e chi vorrà ascoltare lo farà.

Gloria Berloso

Story to Tell · Album Just for You ℗ 2020 Ricky Mantoan
Ricky Mantoan


agosto 12, 2020

RICKY MANTOAN si racconta in una intervista di Giulio Bianchi

Ricky Mantoan (1945-2016), si racconta in una intervista di Giulio Bianchi fatta a Olgiate Comasco nel settembre del 1990. Il materiale storico è stato raccolto da Gloria Berloso in memoria di Giulio, recentemente scomparso.


Ho iniziato a fare musica come componente di vari gruppi che si esibivano nelle sale da ballo. Negli anni ’64-’65 mi ispiravo al sound di chitarristi americani come Doc Watson e specialmente Duane Eddy. Più tardi ho iniziato a suonare brani dei Byrds, a tutt’oggi la mia principale influenza, giungendo nei primi anni ’70 a proporre del rock psichedelico sul modello dei Grateful Dead. A quel tempo ero un caso particolare perché allora nelle balere veniva richiesta esclusivamente musica italiana, mentre io eseguivo un repertorio totalmente cantato in inglese e costituito da country e rock californiano; i generi che interpreto ancor oggi. Più tardi mi sono stancato di esibirmi in quel tipo di locali per un pubblico che ascoltava la musica solo per ballare senza prestare attenzione ai contenuti della stessa. Così ho iniziato a trovarmi la domenica con degli amici per suonare a puro scopo di divertimento le canzoni che amavo. Da questa esperienza è nato un gruppo di nove elementi, il “Branco Selvaggio”, le cui prime esibizioni ad Ivrea hanno ottenuto un’eco positiva sulla stampa specializzata. Da allora ha avuto inizio un periodo d’intensa attività concertistica culminato nel ’79 con le apparizioni ai festival blues di Milano e a quello folk di Nyon, nella serata che ha visto protagonisti i Fairport Convention. Purtroppo alla fine del 79 il gruppo si è sciolto in quanto ci siamo resi conto che per continuare a certi livelli dovevamo superare le nostre carenze tecniche con un’applicazione costante e d’altra parte non tutti tra noi erano disposti ad intraprendere la carriera professionistica. Io invece ho lasciato la mia attività di tecnico sui computer per dedicarmi interamente alla musica.
È stato il tipico caso della vita che nell’80, un critico musicale abbia fatto ascoltare le registrazioni di alcuni concerti della mia band ai componenti dei Burrito Bros, all’epoca in tournée in Italia. Loro sono rimasti sorpresi nel sentire degli italiani suonare la loro musica. Ricordo che Sneaky Pete Kleinow e Skip Battin, rispettivamente chitarrista e bassista del gruppo, hanno voluto conoscermi. Da allora è iniziato un sodalizio che dura tutt’ora e che mi ha consentito di entrare in pratica nella loro famiglia e conseguentemente nel giro del country rock americano. Skip Battin, addirittura, ha cercato in seguito di convincermi a trasferirmi negli USA, dove avrei trovato un ambiente più ricettivo nei confronti della mia musica. 

Tra i grandi nomi del country con cui ho legato più di tutti sotto l’aspetto musicale ma anche umano è sicuramente Skip Battin in quanto, oltre ad essere un grande professionista è anche un vero signore con delle grosse doti umane. Onestamente devo ammettere che prima di conoscerlo non apprezzavo il suo stile musicale, mentre in seguito, collaborando con lui, sono rimasto stupito della sua vastissima cultura maturata in anni e anni di carriera. Non scordiamo che prima di entrare nei Byrds e nei Burrito Bros egli ha inciso una ventina di 45 giri di successo in California. Oltre a Skip mi ha colpito molto John York, un bassista e cantante eccezionale, con il quale ho una notevole affinità di carattere e di interessi musicali. Ma anche gli altri artisti che ho accompagnato in Tournée, da Greg Harris, di cui apprezzo le eccellenti doti di strumentista, a Roger McGuinn, che pure è considerato assai introverso. Sono come te li immagini ascoltando le loro splendide canzoni: delle persone così umili e disponibili che incontrandoli ho avuto l’impressione di avere a che fare con i ragazzi della mia band. Lo stesso non vale purtroppo per la maggior parte dei musicisti italiani, i cui atteggiamenti divistici sono spesso inversamente proporzionali al loro effettivo valore.
Nell’84 sono stato chiamato a suonare a Brescia con i Peace Seekers, un gruppo formato da alcuni ex componenti dei Byrds ed è stato un fulmine a ciel sereno, un evento assolutamente non preventivato. Mi sono trovato improvvisamente a suonare come fossi in un sogno e per di più dei brani come Eight Miles High che non avevo mai eseguito ma solo ascoltato sul vinile. Chiudendo gli occhi mi sembrava di non essere sul palco ma di ascoltare un disco tanto il sound era perfetto ed è stato meraviglioso trovare un’intesa spontanea con gli altri quasi suonassimo insieme da sempre. E dire che sono stato coinvolto nello show solo al momento delle prove, quando Skip Battin mi ha chiamato nel retropalco e mi ha presentato Roger McGuinn, il leader del gruppo. Questi mi ha informato che il concerto rischiava di saltare per l’improvvisa indisponibilità del chitarrista e mi ha quindi proposto di sostituirlo. Io ero molto imbarazzato perché Mc Guinn è per me un mito, ma poi mi sono rinfrancato per la fiducia che l’artista mi ha subito accordato. Durante il concerto eravamo fianco a fianco sul palco e nei momenti riservati ai miei interventi solistici, Roger mi lanciava delle occhiate d’intesa e mi faceva poi i complimenti. Dopo una decina di brani, i compagni mi hanno fatto una sorpresa, annunciando che avrei cantato “Hickory Wind”, una ballata che amo molto. Essendo assai emotivo, ho intonatola la prima strofa con voce tremante. Quella sera sul palco c’era una sorta di magia che si è creata miracolosamente in quanto erano ben tredici anni che i componenti dei Byrds non suonavano assieme. Eppure sono bastati i pochi minuti delle prove perché si ricostituisse l’intesa di un tempo. McGuinn proponeva il brano da eseguire ed iniziava a suonarlo mentre gli altri lo seguivano con un sincronismo perfetto, come mossi da un riflesso condizionato.



In tanti anni di carriera, volendo essere ipocrita potrei addossare la colpa alle case discografiche poco interessate a promuovere proposte musicali scarsamente commerciali come la mia ma ciò corrisponde solo in parte alla realtà. La verità è che ho due difetti: sono molto pigro e sono incapace per abito mentale di supplicare gli addetti ai lavori per procurarmi delle opportunità in tal senso, assoggettandomi magari a compromessi. Io suono la mia musica per coloro che la amano e poi se qualche discografico si fa avanti per propormi di incidere ne sono ben lieto. Del resto la mia produzione non risulta così limitata se sommiamo ai dischi pubblicati a mio nome gli albums dei cantautori Luigi Grechi e Wayne Tucker, della formazione country Red Wine e della rock band Out of Time alla cui realizzazione ho collaborato.

agosto 9, 2020

CLARENCE WHITE

Brian Jones, Al Wilson, Jimi Hendrix, Janis Joplin oppure Jim Morrison sono considerati vittime colpevoli agli occhi della Verità. L’autenticità delle lacrime, la forza del rimpianto vengono così rapidamente vendute alla gente che sarà fatto credere che i discepoli di questa musica “sporca” sono doppiamente responsabili di incoraggiare i loro idoli approvandoli. I maggiori quotidiani, soddisfatti del loro lavoro minatorio, si attengono in genere a questo. La cosiddetta stampa specializzata continua spesso, involontariamente ma altrettanto efficacemente, a sezionare le complesse e uniche caratteristiche di questo nuovo immortale, con moltissimi riferimenti astrologici o cabalistici (le iniziali degli scomparsi), mentre lo showbiz inizia la sua campagna di ristampe inedite.
Meno spettacolare ma altrettanto tragica la morte accidentale di Clarence White.
Probabilmente sapevate che Clarence aveva riformato i Kentucky Colonels con i suoi due fratelli Eric e Roland e l’ex membro della Country Gazette Alan Mundy. White è stato investito e ucciso all’istante da un’auto che si è schiantata contro il camion che stava ricaricando dopo un concerto. Suo fratello minore è rimasto gravemente ferito nell’incidente, ed è stato ancora più tragico per l’assurda banalità dell’incidente.
Clarence White aveva ventinove anni, ha lasciato dietro di sé una moglie troppo sensibile e due promettenti figli, il maggiore dei quali stava imparando a suonare la chitarra e il pianoforte. Il suo nome, il suo luogo di nascita a Lewistown, New England, e il padre canadese sono sufficienti per tratteggiare la sua personalità. Chiunque lo conoscesse o gli si avvicinasse vi dirà che era una persona piuttosto simpatica, non molto loquace ma ferma e precisa come il suo modo di suonare la chitarra. Sul palco, eravamo abituati alla sua piccola statura sormontata da un volto scuro e impassibile che contrastava con il suo eterno abito bianco. Solo i suoi occhietti luminosi dicevano abbastanza sul suo ruolo nei Byrds; una posizione che lasciava poco da temere al loro leader.
Tutta la famiglia di Clarence (che ricorda gli Everly Bros) era composta da musicisti, fino a quando suo zio gli insegnò la chitarra all’età di sei anni. Solo quattro anni dopo, si unì alla sua prima band formata con i suoi due fratelli, i Three Little Country Boys, che divennero i Kentucky Colonels quando Clarence aveva sei anni. White ha poi raggiunto il suo amico Gene Parsons a Cajun Gib & Gene dal 65/66 al 68. Parsons suona il banjo e Guilbeau il violino. Alla fine del ’68, ha formato Nashville West per alcuni mesi prima di unirsi definitivamente ai Byrds. Questo gruppo comprendeva Wayne Moore (basso) e Sneaky Pete Kleinow (Pedal Steel Guitar). Questi diversi palcoscenici sono durati solo grazie al piacere che i musicisti hanno avuto nel suonare insieme, in quanto si sono guadagnati da vivere solo in studio. Clarence non è sfuggito alla regola ed è diventato un musicista molto ricercato dal 65 al 68, accompagnando Pat Boone, Ricky Nelson, The Monkees, Gene Clark, Linda Ronstadt, Arlo Guthrie, poi Joe Cocker, Rita Coolidge, i Burritos e Randy Newman (il famoso Twelve Songs con Ry Cooder) quando era già Byrd a pieno titolo. Ha avuto anche il tempo di registrare il suo primo album da solista per Backersfield International nel 67, dopo aver rifiutato le offerte di Vanguard e Folkways. È vero che i suoi guadagni superavano già i sessantamila dollari all’anno. È Chris Hillman, anch’egli ex bluegrass, a presentargli Jim McGuinn e le sue prime sessions per i Byrds inizieranno alla fine del 66 con Younger Than Yan Yesterday (uscito nel febbraio del 67) poi Notorius Byrd Bros (gennaio del 68) in cui non gli viene accreditato ma, dettaglio interessante sull’evoluzione del gruppo come il suo, suona il dobro. “Sweetheart of the Rodeo” (agosto 68) mostra il suo indispensabile posto al fianco di McGuinn, al quale si unisce infine alla fine dell’anno per incidere Dr. Byrds & Mr Hyde (marzo 69), che finalmente rivela la gamma coerente della sua personalità musicale e la sua sorprendente complementarietà telepatica con la chitarra di McGuinn. Le ultime quattro registrazioni dei Byrds culmineranno in “Untlited” (settembre 70) dove compone Nashville West e suona il mandolino.
Un altro pioniere dunque della Fender-Telecaster, Clarence White avrebbe potuto diventare uno dei più grandi chitarristi di oggi, non aveva ancora chiuso il cerchio riformando i Kentucky Colonels. Allo stesso tempo, Roger McGuinn ha riunito i Byrds originali con più ambizioni commerciali di Clarence, la cui modestia gli è costata la vita, poiché stava facendo il lavoro di un road manager quando è stato ucciso. Questa semplicità del musicista non esclude l’orgoglio, e questo gli è valso un ultimo litigio con McGuinn dopo la partenza di Gene Parsons e Skip Battin. Nel dicembre del 71, White aveva dichiarato che la formula di allora (settembre 69 – settembre 72) poteva essere modificata solo dalla fine permanente dei Byrds. McGuinn aveva già assunto John Guerin e poi Chris Ethridge che Clarence si rifiutava di considerare come Byrds, dopo tre anni di evoluzione con gli stessi musicisti. Hanno quindi deciso di sciogliere la formula dell’ottavo gruppo. I New Kentucky Colonels sono stati presentati in Europa e la malinconia di uno stile solitamente così piacevole ha mostrato il disgusto di White per la musica resa artificiale dalla posta in gioco di cui era oggetto.
Grande ammiratore di James Burton da cui trasse ispirazione dagli esordi (ovvero la tecnica sviluppata dalle tre corde del banjo che posizionano le attuali corde filettate), Clarence White era un chitarrista più completo di quanto le sue origini suggerissero. I suoi assoli erano precisi contro-canti con abbellimenti armonici sovrapposti a melodie vocali esistenti o immaginarie. Le sue note sulle corde erano sempre meticolosamente allineate ai tempi di Gene Parsons che la loro lunga esperienza comune rendeva particolarmente efficaci nelle accelerazioni generalmente successive alle mezze interruzioni di cui Clarence era il precursore dei Byrds. Il chitarrista era quindi davvero a immagine dell’uomo; diverso dagli altri, un po ‘chiuso su se stesso, agendo con classe e una sicurezza che non lasciava nulla di incompiuto.
I suoi ultimi piani erano quasi completi quando partì per il suo ultimo tour: un secondo album solista, questa volta per la Warner Bros, e un altro in associazione con Richard Green, quel meraviglioso violinista che faceva parte dei Seatrain.

 

Gloria Berloso