marzo 30, 2022

WOODY GUTHRIE – LE SUE CANZONI SONO IMPREGNATE DI AMORE VIGOROSO

Abbiamo sempre vagabondato, quel fiume ed io; in tutta la verde vallata lavorerò finché morirò. La mia terra difenderò anche con la vita se necessario, perché i miei pascoli dell’abbondanza dovranno sempre essere liberi.

Di tutte le forme di canzoni che Woody scrisse, di attualità, di protesta, talking blues, ballate e canzoni per bambini, si può dire che tutte sono canzoni d’amore. Non le solite canzoni d’amore che parlano della luna, di baci e di fiori d’arancio ma di un amore vigoroso in cui rientra la gente e la fede in una terra feconda: il riso dei bambini, la dignità del lavoro e la cooperazione, la libertà e l’uguaglianza. Woody odiava le canzoni che ti fanno pensare che non sei buono e odiava le canzoni che ti fanno credere che sei nato solo per perdere. Nessun valore a nessuno perché sei troppo vecchio, o troppo giovane, o troppo grasso o troppo magro o troppo brutto o troppo questo e quell’altro. Odiava le canzoni che deprimono o prendono in giro la gente per la loro sfortuna e le loro difficoltà. Il suo scopo era combattere questi tipi di canzoni fino all’ultimo respiro e l’ultima goccia del suo sangue. Le canzoni di Guthrie ti fanno credere che questo è il tuo mondo anche se hai sofferto e sei stato battuto più di una volta, se hai sofferto malgrado il colore della pelle, la tua statura. Lui amava le canzoni che ti rendono orgoglioso di quello che sei e del lavoro che fai. Le canzoni di Woody sono tutto questo ed era molto convinto di ciò. Sapeva quando arrabbiarsi, quando ribellarsi contro il falso e l’artificioso e non c’era ingenuità nella sua fiducia nell’uomo comune e nel suo odio per i falsi baroni. La sua speranza è stata sempre temperata dalla consapevolezza di quello che fa girare la ruota.

La California è l’Eden, un paradiso sia per viverci che da vedere. Ma credeteci o no, non la troverete così bella se non avete denaro.

Woody Guthrie è stato chiamato il migliore compositore contemporaneo di ballate, il più grande autore di ballate mai conosciuto, l’Omero con la voce di ruggine, colui che ha influenzato l’America quanto Walt Whitman. Ha sempre cantato se stesso e la strada aperta ma il suo se stesso non è mai stato meramente personalistico, né limitato, né egocentrico. Al contrario è stato una moltitudine. Ha sempre ammucchiato le sue immagini una sopra l’altra come un muratore inebriato che costruisce la casa dei suoi sogni.

In Grand Coulee Dam, una delle ventisei canzoni che scrisse nel 1941, c’è questa strofa che non teme confronto con la destrezza di nessun altro poeta folk:

Nello scintillio cristallino e denso di vapori

Della spuma selvaggia e portata dal vento,

Uomini hanno lottato contro le acque ribelli

Ed hanno trovato una tomba d’acqua.

Bene, ha fatto a pezzi le loro barche

Ma ha dato agli uomini dei sogni da sognare,

Sul giorno che la Coulee Dam avrebbe sbarrato

Quella corrente selvaggia e devastatrice.

Alan Lomax un giorno decise di raccontare la storia di Woody Guthrie alla radio e così gli chiese di scrivere un paragrafo sulla sua vita per inserirlo nel testo. Lomax pensò addirittura che Woody non fosse capace di scrivere ma quando a casa sua trovò venticinque pagine dattiloscritte, fitte fitte si perse nella sua prosa, sempre con una grazia letteraria ed originale. Woody raccontò della sua gioventù a Okemah nell’Oklahoma, del suo modo di vedere le cose quando aveva solo due o tre anni, della sua banda, del nascondiglio e delle lotte fra i ragazzi, degli indiani, della corruzione politica e di tante altre cose che descriveva tanto bene da trasfondersi dentro una vita individuale. Da queste pagine nacque poi la sua autobiografia “Bound for Glory”.

L’unica cosa che imparai a scuola fu scrivere velocemente sulla macchina da scrivere! Non credevo ai libri. Ma essere scrittore non è una professione per i tempi che corrono. Con tanta povera gente che gira per il paese senza casa come cani, io dovrei prendere due pistole a tamburo e sparare sulle porte delle banche per dare da mangiare a tutti quanti e costruire loro delle case. L’unica ragione che non mi permette di farlo è la mancanza di coraggio!

Fortunatamente durante uno dei suoi vagabondaggi, decise di scrivere quelle canzoni che dovevano dare all’America uno specchio di se stessa, e a tutti i giovani scrittori di ballate un modello da seguire, un idolo da venerare.

Ascoltare canzoni come Lost Train Blues, suonata con armonica a bocca e chitarra da Guthrie ti fa venire la pelle d’oca. Woody lo sa bene cosa vuol dire treno perduto perché ha fatto più volte il viaggio da una costa all’altra con il treno Red Ball. Non ha mai vissuto in una casa calda oppure lavorato in uffici riscaldati, a Woody interessava guardarsi intorno alla ricerca di uomini e donne dai volti affamati; ha partecipato con gli operai alle marce di protesta ed agli scioperi e si è guadagnato da vivere cantando in tutti i bar e i saloons dall’Oklahoma alla California.

L’altra canzone abbastanza conosciuta, chiamata anche Cannon Ball Blues, è Dirty Overalls ed inizia così:

Lavami la tuta, falla inamidare, devo prendere il treno che si chiama Cannon Ball che va da Baltimora a Washington

Poi ci sono tanti blues delle ferrovie, quei blues che vengono da quelli che camminano lungo i binari e che viaggiano nascosti sui treni merci. Sui binari si salta sulle traversine ma tante volte i ragazzi restano intrappolati ed uccisi dai treni come uno dei suoi cari amici che Woody ricorda in “Walkin’ Down Railroad Line”

aprile 13, 2021

PHIL OCHS, scrittore gentile di canzoni ferocemente attuali in un poeta la cui mente reinventava ciò che i suoi sensi esploravano con passione

Negli anni ottanta ho iniziato ad ascoltare Phil Ochs a casa di un mio caro amico con una grande passione per la musica folk. Dal momento che ho iniziato ad occuparmi sempre più di musica folk, seguendo festival e concerti ho riempito la mia libreria di volumi, discografia e documenti che riguardano soprattutto Phil Ochs. In Italia sono davvero pochi che lo conoscono ed anche alcune improvvisate biografie del cantautore sono lontane dalla realtà. Ho sempre avuto quel senso di giustizia ed ho voluto capire meglio l’importanza di un uomo che si esprimeva attraverso le sue canzoni per lottare contro le politiche del suo paese d’origine.

Pleasures of the Harbor

And the ship sets the sail
They’ve lived the tale
To carry to the shore
Straining at the oars
Or staring from the rail

And the sea bids farewell
She waves in swells
And sends them on their way
Time has been her pay
And time will have to tell

Oh, soon your
Sailing will be over
Come and take
The pleasures of the harbor

And the anchor hits the sand
The hungry hands
Have tied them to the port
The hour will be short
For leisure on the land

And the girls scent the air
They seem so fair
With paint on their face
Soft is their embrace
To lead them up the stairs

Soon your
Sailing will be over
Come and take
The pleasures of the harbor

In the room dark and dim
Touch of skin
He asks her of her name
She answers with no shame
And not a sense of sin

‘Til the fingers draw the blinds
Sip of wine
The cigarette of doubt
The candle is blown out
The darkness is so kind

Oh, soon your
Sailing will be over
Come and take
The pleasures of the harbor

And the shadows frame the light
Same old sight
Thrill has blown away
Now all alone they lay
Two strangers in the night

Till his heart skips a beat
He’s on his feet
To shipmates he must join
She’s counting up the coins
He’s swallowed by the street

Oh, soon your
Sailing will be over
Come and take
The pleasures of the harbor

In the bar hangs a cloud
The whiskey’s loud
There’s laughter in their eyes
The lonely in disguise
Are clinging to the crowd

And the bottle fills the glass
The haze is fast
He’s trembling for the taste
Of passion gone to waste
In memories of the past

Oh, soon your
Sailing will be over
Come and take
The pleasures of the harbor

In the alley, red with rain
Cry of pain
For love was but a smile
Teasing all the while
Now dancing down the drain

‘Til the boys reach the dock
They gently mock
And lift him on their backs
Lay him on his rack
And leave beneath the light

Oh, soon your
Sailing will be over
Come and take
The pleasures of the harbor

And the ship sets the sail
They’ve lived the tale
To carry from the shore
Straining at the oars
Or staring from the rail

And the sea bids farewell
She waves in swells
And sends them on their way
Time has been her pay
And time will have to tell

Oh, soon your
Sailing will be over
Come and take
The pleasures of the harbor

Compositori: Phil Ochs

Quando Phil Ochs registrò Pleasures of the Harbor con il produttore Larry Marks nel 1967, il cantante si era trasformato da uno scrittore gentile di canzoni ferocemente attuali in un poeta la cui mente reinventava ciò che i suoi sensi esploravano con passione. Era la prima volta che lavorava con Marks. Il produttore era determinato a disertare la sterile e spoglia non-produzione che Paul Rothchild aveva fornito ai primi tre album di Ochs, che erano stati registrati per la Elektra. La nuova etichetta, la A&M, così come il cantante stesso, cercò di rendere la musica rilevante per i testi. Con poche eccezioni, questo risultò in una sfortunata ondata di archi e onde di orchestrazione vorticosa che seppellivano il cantante in un tifone di cacofonia. Alcune delle sue migliori canzoni erano rese inascoltabili. Eppure l’album aveva i suoi momenti forti. Phil aveva sentito la storia di Kitty Genovese, la donna di New York che aveva urlato e implorato per la vita mentre i suoi vicini guardavano nell’ombra mentre veniva brutalmente violentata e uccisa. Alcune delle più di due dozzine di persone che hanno assistito alla sua distruzione hanno persino ammesso di aver alzato il volume della loro televisione per soffocare i suoni inquietanti. Ochs rispose con “Outside of a Small Circle of Friends”. Dal punto di vista del testo, i versi della canzone presentano opportunità di esercitare responsabilità sociali e forniscono razionalizzazioni di una riga per ignorarle. Musicalmente, l’allegro piano ragtime prendeva in giro quelle scuse mentre dava alla canzone degli agganci commerciali. Priva di pesanti riff di chitarra, fu ignorata dal pubblico rock così come i folkisti la trovarono troppo musicale per i loro standard. “Outside of a Small Circle of Friends“, pubblicato come singolo, riuscì comunque a entrare in classifica a Los Angeles, Sacramento e soprattutto a New York, dove la base di fan di Phil era sempre stata la più forte.

DOCUMENTO RARO

Al di fuori di una piccola cerchia di amici

Oh, guarda fuori dalla finestra

C’è una donna che viene afferrata

L’hanno trascinata tra i cespugli

E ora la stanno accoltellando

Forse dovremmo chiamare la polizia

E cercare di fermare il dolore

Ma il Monopoli è così divertente

Mi dispiacerebbe rovinare il gioco

E sono sicuro

che non interesserebbe a nessuno

Al di fuori di una piccola cerchia di amici

Cavalcando lungo l’autostrada

Sì, la mia schiena si sta irrigidendo

Tredici auto sono ammucchiate

Sono appese a un precipizio

Ora forse dovremmo tirarle indietro

Con la nostra catena di traino

Ma dobbiamo muoverci e potremmo essere citati in giudizio

And it looks like it’s gonna rain

And I’m sure

Non interesserebbe a nessuno

Al di fuori di una piccola cerchia di amici

Sudando nel ghetto

Con i neri e i poveri

I ratti si sono uniti ai bambini

Che dormono sul pavimento

Ora non sarebbe una rivolta

Se davvero si sono fatti esplodere le loro teste?

Ma hanno già troppo

E poi abbiamo i poliziotti

E sono sicuro

che non interesserebbe a nessuno

al di fuori di una piccola cerchia di amici

Oh, c’è un giornale sporco

Che usa il sesso per fare una vendita

La Corte Suprema era così arrabbiata

che l’hanno mandato in prigione

Forse dovremmo aiutare il demonio

E togliergli la multa

Ma siamo occupati a leggere Playboy

e il New York Times della domenica

E sono sicuro

Non interesserebbe a nessuno

Al di fuori di una piccola cerchia di amici

Fumare marijuana

È più divertente che bere birra

Ma un nostro amico è stato catturato

E gli hanno dato trent’anni

Forse dovremmo alzare la voce

Chiedere a qualcuno perché

Ma le manifestazioni sono una noia

E poi siamo troppo in alto

E sono sicuro

che non interesserebbe a nessuno

Al di fuori di una piccola cerchia di amici

Oh, guarda fuori dalla finestra

C’è una donna che viene afferrata

L’hanno trascinata tra i cespugli

E ora la stanno accoltellando

Forse dovremmo chiamare la polizia

E cercare di fermare il dolore

Ma il Monopoli è così divertente

Mi dispiacerebbe rovinare il gioco

E sono sicuro

che non interesserebbe a nessuno

Al di fuori di una piccola cerchia di amici

La sua seconda casa, però, doveva essere Los Angeles. Suo fratello Michael si era già trasferito lì per lavorare alla fotografia e alla promozione musicale, e Phil lo assunse come suo manager. Appena ad est di Beverly Hills sul Santa Monica Boulevard c’era un club chiamato The Troubadour. Era di proprietà e gestito da un capellone alto e magro di nome Doug Weston. Phil suonava regolarmente al Troubadour e divenne amico dell’allampanato proprietario. Weston voleva produrre un concerto di Phil Ochs a Los Angeles. Il cantante era estasiato. A New York aveva suonato ovunque, dal Gerde’s nel Village fino alla Carnegie Hall. Ma fare un concerto a Los Angeles? Quello era un nuovo livello. Avendo già fatto un tour di supporto all’album, Phil era sicuro di poter riempire il Santa Monica Civic Auditorium. Michael e Weston non erano così sicuri. Non sarebbe meglio suonare in un posto più piccolo? chiesero. Meglio allontanare un po’ di gente, ragionarono, che guardare file di posti vuoti.

Phil ha ottenuto ciò che voleva. Il suo manager e il suo produttore avevano avuto ragione. L’auditorium aveva una capacità inferiore al venticinque per cento.

In quei giorni, prima delle rivolte di Chicago, le sconfitte potevano ancora lasciarlo ottimista sia sulla sua carriera che sull’America. A tal fine, si comportava e reagiva come se il successo della sua carriera e la salute del suo paese fossero inesorabilmente connessi, perfettamente correlati.

L’ex studente di giornalismo dell’Ohio State University abbandonò gli studi e si trasferì a New York City nel 1960 con l’intenzione di diventare un cantante di successo che suonava la chitarra. Se Bob Gibson, Faron Young, Johnny Cash e Buddy Holly potevano diventare delle star, non c’era motivo per cui il giovane dell’Ohio non potesse fare lo stesso. Mike Porco possedeva il Gerde’s Folk City, un ristorante italiano situato nel Greenwich Village East of Washington Square sulla West 4th Street. Il 26 gennaio 1960, Gerde’s si trasformò in un locale musicale in collaborazione con Izzy Young, il direttore del Folklore Center. Durante la gestione di Mike Porco (1960-1980) la Folk City di Gerde ospitò le prime esibizioni di una costellazione di star della musica folk, in particolare Bob Dylan, Simon & Garfunkel, Phil Ochs, Judy Collins e José Feliciano. Nella sua autobiografia, Bob Dylan definì Gerde “il club folk preminente in America”. Rolling Stone’s Book Of Lists ha definito Folk City uno dei tre migliori locali musicali al mondo, insieme a The Cavern e CBGB.

Mike Porco, diede a Ochs il suo primo lavoro pagato aprendo per John Hammond. Per sfruttare al meglio l’opportunità, Phil scrisse ed eseguì una canzone specifica per l’occasione. “The Power and the Glory” avrebbe potuto essere scritta da Woody Guthrie, eccetto che l’impostazione del verso finale era più strategica, la consegna più appassionata e il ritmo più avvincente di quanto fosse accettato ai tempi di Guthrie. Dopo aver descritto tutti i dettagli alla Whitman del suo bel paese, un’ombra di severa cautela avvertiva: “Eppure è solo ricca come il più povero dei poveri/Solo libera come la porta di una prigione chiusa col lucchetto/Solo forte come il nostro amore per questa terra/Solo alta come noi!

Power and the Glory (Phil Ochs)

Come on and take a walk with me

Through this green and growing land

Walk through the meadows and the mountains and the sand

Walk through the valleys and the rivers and the plains

Walk through the sun and walk through the rain

Here is a land full of power and glory

Beauty that words cannot recall

Oh, her power shall rest on the strength of her freedom

Glory shall rest on us all

From Colorado, Kansas, and the Carolinas, too

Virginia and Alaska, from the old to the new

Texas and Ohio and the California shore

Tell me, who could ask for more?

Here is a land full of power and glory

Beauty that words cannot recall

Oh, her power shall rest on the strength of her freedom

Glory shall rest on us all

Yet she’s only as rich as the poorest of the poor

Only as free as a padlocked prison door

Only as strong as our love for this land

Only as tall as we stand

Oh, here is a land full of power and glory

Beauty that words cannot recall

Oh, her power shall rest on the strength of her freedom

Glory shall rest on us all

Come on and take a walk with me

Through this green and growing land

Walk through the meadows and the mountains and the sand

Walk through the valleys and the rivers and the plains

Walk through the sun and walk through the rain

Here is a land full of power and glory

Beauty that words cannot recall

Oh, her power shall rest on the strength of her freedom

Glory shall rest on us all, on us all

Il potere e la gloria (Phil Ochs)

Vieni a fare una passeggiata con me

Attraverso questa terra verde e in crescita

Cammina attraverso i prati e le montagne e la sabbia

Cammina attraverso le valli e i fiumi e le pianure

Cammina attraverso il sole e cammina attraverso la pioggia

Questa è una terra piena di potere e di gloria

Bellezza che le parole non possono ricordare

Oh, il suo potere riposerà sulla forza della sua libertà

La gloria riposerà su tutti noi

Dal Colorado, dal Kansas e anche dalle Caroline

Virginia e Alaska, dal vecchio al nuovo

Texas e Ohio e la costa della California

Dimmi, chi potrebbe chiedere di più?

Qui c’è una terra piena di potere e di gloria

Bellezza che le parole non possono ricordare

Oh, il suo potere riposerà sulla forza della sua libertà

La gloria riposerà su tutti noi

Eppure è solo ricca come il più povero dei poveri

Solo libera come la porta di una prigione con il lucchetto

Solo forte come il nostro amore per questa terra

Solo alta come la nostra posizione

Oh, questa è una terra piena di potere e gloria

Bellezza che le parole non possono ricordare

Oh, il suo potere riposerà sulla forza della sua libertà

La gloria riposerà su tutti noi

Vieni a fare una passeggiata con me

Attraverso questa terra verde e in crescita

Cammina attraverso i prati e le montagne e la sabbia

Cammina attraverso le valli e i fiumi e le pianure

Cammina attraverso il sole e cammina attraverso la pioggia

Questa è una terra piena di potere e di gloria

Bellezza che le parole non possono ricordare

Oh, il suo potere riposerà sulla forza della sua libertà

La gloria riposerà su tutti noi, su tutti noi

Avendo ormai sviluppato una certa reputazione, Phil riuscì ad ottenere altri lavori in città, principalmente al Third Side e al Gaslight di Sam Hood. Ma dove cadde sotto lo sguardo del grande pubblico della musica folk fu nelle pagine di una rivista ciclostilata chiamata Broadside. Oltre ad articoli, editoriali e profili, la rivista, pubblicata da Sis Cunningham e Gordon Friesen, stampò le parole e la musica di canzoni folk e di attualità scritte da Bob Dylan, Pete Seeger e, improvvisamente, Phil Ochs. Questo riconoscimento gli valse un invito ad esibirsi a Newport ’63. Newport era di gran lunga la prima vetrina per i cantanti folk. Phil sarebbe stato in compagnia di Dylan e Seeger, così come di Tom Paxton, Joan Baez, The Freedom Singers e altri luminari minori. La performance di Phil – durante la quale lottò contro il terrore e la nausea – includeva la già citata “The Power and the Glory”, così come “The Ballad of Medgar Evers” e “Talking Birmingham Jam”. Un album del festival fu pubblicato l’anno seguente e conteneva due delle canzoni di Phil. I giornali mainstream annunciarono un nuovo suono nella musica folk.

Phil Ochs in his first publicity shot (1963, New York City). “Phil Ochs: There but for Fortune”, a film by Kenneth Bowser. A First Run Features release.

The Ballad of Medgar Evers” – Compositori: Ochs Phil, Gibson Samuel Robert

Nello stato del Mississippi molti anni fa

Un ragazzo di 14 anni ha avuto un assaggio della legge del sud

Ha visto il suo amico un impiccagione e il suo colore era il suo crimine

E il sangue sulla sua giacca lasciò un marchio sulla sua mente

(Coro: troppi martiri e troppi morti)

Troppe bugie, troppe parole vuote sono state dette

Troppe volte per troppi uomini arrabbiati

Oh non sia mai più

Il suo nome era Medgar Evers e ha percorso la sua strada da solo

Come Emmett Till e altre migliaia di persone di cui non sapremo mai il nome

Hanno cercato di bruciare la sua casa e l’hanno picchiato a terra

Ma nel profondo entrambi sapevano cosa ci voleva per abbatterlo

*Coro

L’assassino aspettava a casa sua nascosto dalla notte

Mentre Evers usciva dalla sua macchina nel mirino del fucile

Premette lentamente il grilletto, il proiettile lasciò il suo fianco

Colpì il cuore di ogni uomo quando Evers cadde e morì.

*Coro*

E lo deposero nella sua tomba mentre la tromba suonava chiara

Lo deposero nella sua tomba quando la vittoria era vicina

Mentre aspettavamo il futuro per la libertà attraverso la terra

Il paese ha guadagnato un assassino e il paese ha perso un uomo

Le due maggiori etichette discografiche che si occupavano di folk all’epoca erano la Vanguard e la Elektra. La Vanguard aveva un buon roster che includeva Baez, Eric Andersen, The Weavers e Pat Sky. Ma la Elektra di Jac Holzman offrì a Phil un bonus di firma di zero dollari. E se questo non fosse stato abbastanza lusinghiero, sarebbe stato compagno di etichetta di Judy Collins, Tim Hardin e Tom Rush.

Il primo album, All the News That’s Fit to Sing, era evocativo del suo titolo, un virtuale What’s What di storie da prima pagina e giovani sorridenti analisi radicali. Gli argomenti includevano il coinvolgimento degli Stati Uniti in Vietnam dopo la morte del presidente Diem, un assistente sociale di nome Lou Marsh, la separazione di un minatore di Hazard, Kentucky, da sua moglie, un reporter di nome William Worthy che ebbe problemi con il Dipartimento di Stato per aver visitato Cuba, la crisi dei missili di Cuba e l’assassinio del leader dei diritti civili Medgar Evers. C’era anche un delizioso adattamento musicale di “The Bells” di Edgar Allan Poe. Il membro dei Future Blues Project Danny Kalb ha completato il suono alla seconda chitarra. Tra le apparizioni promozionali e i concerti a sostegno dell’album, Phil iniziò quello che sarebbe diventato un coinvolgimento a vita nell’attivismo sociale.

Iniziò con una serie di concerti di beneficenza per i minatori in sciopero a Hazard. Da lì passò alla Mississippi Caravan of Music, un consorzio che organizzava concerti per incoraggiare i neri a registrarsi per votare, il che coincise con il ritrovamento dei corpi di tre lavoratori dei diritti civili uccisi dal Ku Klux Klan. Poco dopo l’uscita del suo secondo album, I Ain’t Marching Anymore, si unì a Jerry Rubin e partecipò ai teach-in di Berkeley cantando tra un discorso e l’altro. Questa fu la prima associazione di Ochs con il movimento contro la guerra che a quel tempo stava eclissando i diritti civili come questione nazionale.

La sua più grande forza per il cambiamento sociale, tuttavia, rimase la sua musica. Con poche eccezioni, le note di copertina del secondo album erano più penetranti e divertenti delle canzoni stesse. Non così con il seguito, Phil Ochs in Concert, registrato alla Carnegie Hall. Era e rimane tra i più grandi album acustici dal vivo di tutti i tempi (nonostante il fatto che molta della musica fu di nuovo registrata altrove per compensare i difetti di registrazione). Oltre alle canzoni sui roghi di libri e sulle invasioni dei paesi latinoamericani, c’era l’autodefinita “cinematografica” “Ringing of Revolution”. Ochs nominava persino gli attori. “John Wayne interpreta Lyndon Johnson. E Lyndon Johnson interpreta Dio. Io interpreto Bobby Dylan. Un giovane Bobby Dylan”. C’era anche una satira isterica chiamata “Love ME, I’m a Liberal”, in cui Ochs faceva esplodere ogni cliché che la vicina sinistra abbia mai usato. “In ogni comunità politica ci sono varie sfumature di opinione politica. Una delle più ombrose è quella dei liberali. Un gruppo schietto su molti argomenti. Dieci gradi a sinistra del centro in tempi buoni. Dieci gradi a destra del centro se ha effetti personali. Ecco allora una lezione di logica sicura”. L’album conteneva persino una prima volta: una canzone d’amore di Phil Ochs, “Changes”. In un contesto di filosofia, politica e film, quella canzone sollevò la performance al livello dell’arte.

Era un livello che avrebbe approssimato, mantenuto o eccelso per i prossimi anni. Nonostante la quasi grottesca sovrapproduzione di Pleasures of the Harbor, sotto tutto il rumore c’era una canzone chiamata “Crucifixion”, che il marinaio del mare descrisse come il suo più grande risultato. In effetti, era alta arte, facilmente alla pari con il miglior lavoro di Dylan. Era anche ambizioso, simboleggiando astrattamente gli assassinii politici da Gesù Cristo a John Kennedy. Allitterante, immaginifica, accurata e terrorizzata nei toni, si sente meglio sulla retrospettiva Chords of Fame in una nitida versione acustica.

E la notte arriva di nuovo al cielo punteggiato di cerchi

Le stelle si posano lentamente, nella solitudine giacciono

Finché l’universo esplode quando una stella cadente si alza

I pianeti sono paralizzati, le montagne sono stupite

Ma tutti brillano di più per lo splendore della fiammata

Con la velocità della follia… poi muore!

Le vendite totali combinate dei primi tre album erano state inferiori alle 50.000 unità. Phil Ochs e la sua nuova etichetta, la A&M, erano ottimisti sul fatto che fosse necessario un cambiamento. Fu scelta l’orchestrazione di Pleasures. Il pubblicitario della A&M, Derek Taylor, mandò una copia dell’album al presidente Johnson. Time, Billboard e Variety ammisero tutti che la registrazione aveva i suoi momenti positivi. Broadside, naturalmente, sventrò la registrazione come un sell-out, il che era stupido. L’unica cosa che il cantante stava vendendo erano i biglietti dei concerti. La pubblicità funzionò. Il primo album di Phil alla A&M vendette più di tutti e tre i suoi dischi della Elektra messi insieme.

Durante un tour promozionale per l’album, Ochs divenne ancora più attivo nella sua opposizione alla guerra del Vietnam. Una di queste manifestazioni fu la sua organizzazione di una celebrazione “War is Over” al Washington Square Park di New York. L’idea alla base della manifestazione era che se un numero sufficiente di persone fosse arrivato a credere che la guerra fosse finita, lo sarebbe stata davvero. Era anche un’opportunità per mobilitare la gente attraverso tattiche di teatro di strada, tattiche che venivano usate con un certo effetto anche dai suoi amici della neonata comunità Yippie. Ormai Jerry Rubin e la collaboratrice occasionale Abbie Hoffman avevano imparato come usare i media contro se stessi. Consapevoli che i fotografi avevano la tendenza a concentrarsi su chiunque avesse i capelli lunghi e i piedi nudi, gli Yippie usavano l’umorismo e il fascino sui giornalisti per assicurarsi che i loro contatti mediatici non trovassero le parate e le marce del tutto inaccettabili. E così la celebrazione “La guerra è finita” attirò migliaia di persone e permise agli Yippies di promuovere il loro prossimo raduno a Chicago. Phil fece lo stesso in tutte le sue esibizioni pubbliche, mentre allo stesso tempo faceva campagna e suonava per beneficenza per la candidatura di Eugene McCarthy, importante oppositore della gestione della guerra del Vietnam da parte di Johnson,

Tra benefici di beneficenza e obblighi politici, Phil trovò una settimana libera in cui realizzare l’album Tape From California. Ancora una volta Larry Marks lo produsse. Ma questa volta la lussureggiante orchestrazione fu sfruttata, quando fu usata del tutto.

Senza dubbio la cosa migliore dell’album, però, era “When in Rome”, una canzone ispirata al film Viva Zapata del regista Elia Kazan. Definendo la canzone brillante, il critico Bart Testa scrisse: “La canzone non fa altro che riscrivere simbolicamente l’intera storia degli Stati Uniti come un’epopea caotica e apocalittica, con Ochs che interpreta tutte le parti principali in prima persona”.

Di nuovo tra le ceneri e tra le braci

Di nuovo attraverso le strade e le rovine che ricordavo

Le mie mani al mio fianco mi sono tristemente arreso

Fate come volete

Lo scenario del disastro che Chicago sarebbe diventato sembrava quasi preordinato. Il 12 marzo 1968, Eugene McCarthy annunciò la sua candidatura a presidente. La sua piattaforma era “Uscite subito”. Quattro giorni dopo, Robert Kennedy annunciò la propria candidatura con un biglietto contro la guerra. Insieme i due uomini catturarono il sessantanove per cento del voto popolare nelle primarie democratiche. L’erede di Lyndon Johnson, Hubert Humphrey, ottenne solo il due per cento. Prima che le primarie fossero finite, Kennedy fu assassinato. Abbie Hoffman suggerì alla Celebration of Life di formare una contro-convenzione in cui i partecipanti avrebbero indossato tutti i bottoni VOTE FOR ME e ognuno avrebbe nominato se stesso. Gli obiettivi della Celebration erano una fusione delle filosofie della vecchia e della nuova sinistra, un incontro di organizzazioni radicali, un modello di società alternativa, la politica dell’estasi. Come disse Phil Ochs, gli Yippies “volevano essere in grado di esporre fantasie in strada per comunicare i loro sentimenti al pubblico”. Furono coniati una serie di slogan memorabili, soprattutto per pubblicizzare l’evento imminente. Sicuri che più oltraggiosa era la frase, più i media l’avrebbero ripetuta – e quindi avrebbero concesso il dono della pubblicità gratuita – gli Yippies dichiararono che avrebbero “Bruciato Chicago al suolo! Acido per tutti! Abbandonate la polpetta strisciante!”.

Pochi giorni prima dell’inizio della Convenzione Democratica, Phil Ochs, Stew Albert e Jerry Rubin trovarono un contadino dell’Illinois disposto a vendere una grossa scrofa per venti dollari. Dato che Phil era l’unico ad avere soldi, l’onore dell’acquisto andò a lui. Gli Yippies avevano trovato il loro candidato. Il 23 agosto 1968, tennero una conferenza stampa fuori dal Civic Center di Chicago e annunciarono la loro campagna “Pigasus for President”. La stampa fu debitamente divertita e la polizia trascinò il gruppo dentro, accusandoli di disturbare la pace e di portare bestiame in città.

Ciò di cui Phil fu testimone nei giorni successivi avrebbe cambiato per sempre l’atteggiamento che portava alle creazioni delle sue canzoni. Avrebbe in effetti alterato i processi di pensiero stessi che si erano messi a scrivere del tutto. La sua speranza e il suo ottimismo erano pieni di buchi. La sua fede nelle sue visioni infantili dell’America furono distrutte, lasciandolo con i dolori intestinali dell’introspezione.

La notte del 24 agosto portò in città 7.500 dimostranti, che avevano tutti bisogno di un posto dove stare. Molti avevano intenzione di dormire a Lincoln Park. La polizia aveva altre idee. Attaccarono il parco con gas lacrimogeni e picchiarono i festaioli mentre se ne andavano. La notte seguente, i poliziotti rimossero i loro distintivi per evitare una facile individuazione, seguendo l’ammonimento del sindaco Richard Daley: “Il poliziotto non è lì per creare disordine. È lì per preservare il disordine”. Il messaggio fu compreso. Le forze di polizia attaccarono la stampa, i residenti locali, i paramedici e i manifestanti con uguale fervore. Molte telecamere della rete televisiva filmarono il massacro, ma il resto della nazione non lo avrebbe visto fino a giorni dopo a causa di trasmissioni sabotate.

Humphrey accettò la nomina del suo partito il 28 agosto, mentre la giornata si concludeva e l’odore dei gas lacrimogeni risaliva Michigan Avenue fino alla suite del candidato al Conrad Hilton. La violenza peggiore stava per iniziare. E il cantante folk di New York sarebbe stato proprio nel bel mezzo della situazione. I manifestanti si erano riuniti a Grant Park per ascoltare una serie di discorsi prima di marciare verso il Convention Center. La polizia di Chicago ha cercato di contenere il gruppo circondando il parco. Un oratore dopo l’altro si è rivolto alla folla. Tra un discorso e l’altro di uomini come l’attivista Dave Dellinger, il poeta Allen Ginsberg e il comico Dick Gregory, Phil stava nel retro di un pick-up e cantava per la folla. Poco dopo aver cantato una versione entusiasmante di “I Ain’t Marching Anymore”, vide un ragazzo arrampicarsi sull’asta della bandiera del parco e tirare giù la vecchia gloria. Quella era tutta la provocazione di cui la polizia aveva bisogno. Afferrarono il ragazzo, lo picchiarono con i loro manganelli e lo gettarono nel retro di un’auto della polizia, mentre gli spettatori più agitati lanciavano pietre contro gli agenti che li arrestavano. Le telecamere della stampa hanno filmato tutto questo per i posteri e hanno persino trasmesso il comando di un poliziotto: “Assicuratevi di mostrare loro che lanciano sassi! Mentre Dave Dellinger tentava di guidare una marcia non violenta verso il Convention Center (e ne fu bloccato), altri approfittarono di un’apertura nella quarantena e migliaia di giovani marciarono verso l’Hilton. Infuriata per essere stata distratta, la polizia caricò su Michigan Avenue, sparando candelotti di gas lacrimogeno e prendendo a bastonate tutto ciò che vedeva. Quando le mazze non riuscivano a sottomettere, calpestavano. E quando questo si è rivelato inefficace, hanno preso a calci, spintoni, pugni e botte. La folla gridava “Tutto il mondo sta guardando! Come Phil Ochs e gli altri avrebbero presto capito, alla maggior parte del mondo intero non importava e tra quelli che lo facevano, molti sentivano che i poliziotti non erano andati abbastanza lontano.

Tornato a Los Angeles, Phil cominciò a mettere in discussione il suo approccio alla politica in America. Mentre gli Yippies e altri radicali avevano creato e ricreato la loro controcultura, avevano alienato la classe operaia americana insieme all’America centrale. Le persone che erano già coinvolte, ragionava Ochs, non avevano bisogno di essere convertite. Nixon – che avrebbe cavalcato verso la vittoria sopra i resti frantumati di un Partito Democratico frammentato – chiamò questi americani spaventati “la maggioranza silenziosa”. Ochs sapeva che se questa maggioranza rifiutava i membri della Nuova Sinistra, avrebbero a loro volta abbracciato le soluzioni di uomini come Nixon e George Wallace. Spaventato da queste prospettive, il cantautore cominciò a distaccarsi per gradi dall’approccio giornalistico al suo mestiere. La musica che ne risultò parlò con toni più ampi e universali. Come ha fatto in “Crucifixion”, due o tre righe potevano parlare di interi capitoli mentre un’intera canzone poteva riempire delle biblioteche. Un’ultima volta, Larry Marks lo produsse. Questa volta entrambi l’avevano azzeccata in pieno.

Rehearsals for Retirement è il sesto album di Phil Ochs, registrato tra il 1968 e il 1969 e pubblicato nel maggio del 1969 per l’A&M.
L’album si classificò alla posizione numero 167 della classifica Billboard 200, fu il risultato più alto ottenuto da Ochs per un album studio.
Il singolo estratto da quest’album fu My Life/The World Began in Eden and Ended in Los Angeles.

Rehearsals for Retirement è tra le registrazioni più belle e potenti di qualsiasi genere musicale. Sostenuto da una vera band, con Lincoln Mayorga (il cui piano era stato la caratteristica principale dell’album Pleasures), Bob Rafkin al basso e alla chitarra e (probabilmente) Kevin Kelly alla batteria, Ochs fece la performance della sua vita. La copertina stessa era una fotografia di una lapide che Phil aveva fatto fare per l’occasione. La lapide riportava un’immagine ovale di Phil in piedi di fronte alla bandiera con un fucile della guerra rivoluzionaria imbracciato sulla spalla. Sotto l’immagine c’erano le parole: Phil Ochs (americano). Nato: El Paso, Texas 1940; Morto: Chicago, Illinois 1968.

L’album iniziava con “Pretty Smart on My Part”, che in quattro nitidi versi non solo forniva un’analisi istericamente divertente del comportamento reattivo della mentalità maschilista, ma legava le vignette insieme con un paio di righe – ventiquattro anni prima che Oliver Stone facesse lo stesso – affermando che John Kennedy era stato assassinato per permettere all’esercito americano il piacere di friggere la gente del Vietnam. Prima che l’impatto di questa affermazione possa affondare, il piano di Mayorga introduce “The Doll House” con un suono di qualcuno perso e vagante in un ambiente surreale creato da qualcun altro. Il cantante stesso è perso in questo ambiente, un mondo di morbida confusione e sorprendente pressione. Tutto si sblocca con l’altopiano: “Il maestro di danza classica/ faceva un cenno ‘più veloce’/La ballerina era in posa/ Nella fragile bellezza si è bloccata/Lascia andare! Lasciami andare! Lasciami andare! Lasciami andare! Lasciati andare! Lasciati andare! Lascia andare! Lascia andare! Lascia andare!” Dopo quell’interruzione poco commerciale, Ochs torna in una narrazione che inizia e finisce in terza persona e tuttavia è chiaramente anche il narratore in prima persona nel mezzo, un agente di polizia, sulla difensiva della sua responsabilità di “tenere il paese al sicuro dai capelli lunghi”, odioso verso gli studenti e le minoranze che brutalizza, eppure incapace di capire cos’è che i suoi nemici non comprendono di lui. Alla fine può solo pronunciare una variazione di Cartesio: “Uccido, dunque sono”. La canzone “William Butler Yeats Visits Lincoln Park and Escapes Unscathed” è forse più degna di lode per il suo titolo inventivo che per le sue descrizioni della Convention Week. Lo stesso non si può dire per il pezzo centrale dell’album.

Nel bel mezzo di Rehearsals for Retirement c’è “My Life”. Nello stesso modo in cui i Beatles alterarono permanentemente il modo in cui sarebbero stati compresi dal loro pubblico con Rubber Soul, Phil Ochs fece la sua svolta con questa canzone. L’album dei Beatles portò la percezione pubblica del loro prodotto dalla musica dance e dalle canzoni d’amore alla percezione di se stessi come un gruppo altamente complesso coinvolto nel processo di creazione di alcune opere d’arte molto belle. L’album di Ochs, e questa canzone in particolare, rivelò l’artista come un culmine di tutti i personaggi che aveva creato, ognuno vittima delle proprie vulnerabilità ma non necessariamente abbracciabile e accattivante.

L’intensità non diminuisce con “The Scorpion Departs but Never Returns”, esplicitamente una canzone sul sottomarino nucleare scomparso ma implicitamente una forte metafora della visione che l’artista ha della propria posizione nella società.

Suonando la campana si immerge nell’acqua verde

Non una traccia, non uno spazzolino, non una sigaretta è stata vista

La palla di bolle sta nascendo da un sussurro o da un urlo

Ma non sto urlando, no non sto urlando

Dimmi che non sto urlando.

Forse sentendo che aveva rivelato abbastanza per il momento, Ochs portò il suo pubblico in un breve viaggio da Eden a Los Angeles – “la città del domani”. Poi abbastanza presto, siamo tornati, inghiottiti nel dramma personale di “Doesn’t Lenny Live Here Anymore”, una canzone che non solo è stata ovviamente ispirata da “Like a Rolling Stone” di Bob Dylan, ma potrebbe facilmente essere la tanto attesa risposta del personaggio invisibile a cui Dylan aveva fatto la predica. Condita con linee piccanti come “Ami il tuo amore così tanto che la strangoleresti volentieri” e “Cerchi invano nei libri una parola migliore per dire “solo””, la canzone culmina con il narratore che si imbatte nel suicidio emotivo di un ex-amante in corso.

I ritmi galoppanti a cavallo di “Another Age” uniscono Tom Paine, Jesse James e Robin Hood alla ricerca di un’elezione rubata. Poi improvvisamente il cavallo non può più correre e la title track percorre il giro finale del percorso. La fine è vicina. Anche se ancora tinta di vibrato, la sua voce fatica a contenere il gemito che c’è sotto. Con una dissolvenza di piano e basso, se ne va.

Si sdraia supino sul divano nella casa del Canyon. Sveglio, chiude gli occhi e immagina di sognare. Vede suo nonno paterno con le labbra serrate accanto alla radio, che ascolta FDR parlare in modo rassicurante, mentre sua nonna frigge le uova in cucina. Suo padre entra, con gli occhi spalancati e avvilito da giorni senza dormire. Vede se stesso nascosto sotto un banco nella classe di Miss Jocelyn durante un’esercitazione aerea, mentre prende in giro suo fratello minore e viene dolcemente rimproverato da sua sorella maggiore.

Un gelo entra dalla finestra del soggiorno, così lui si tira addosso le immagini ricordate come una trapunta patchwork. Una fiamma di fiammifero di esplorazione nel buio; un odore debole che non lascia mai le pareti; il sapore dei popcorn imburrati al cinema; padroneggiare le scale al clarinetto; suo padre che fissa il giornale senza leggerlo; spararsi in una gamba mentre si mette in mostra per un amico; un cartello verde che dà il benvenuto al mondo a Columbus, Ohio; la giacca rossa di James Dean; Fidel Castro che marcia all’Avana; una matita che schiocca tra le dita strette; lo strimpellare di una chitarra che ha vinto in una scommessa; una cintura legata in un anello con una fibbia che sostiene il suo stesso peso.

L’idea del vestito d’oro gli venne dopo aver visto Elvis Presley esibirsi a Las Vegas. L’unica speranza per l’America, decise Phil, era una rivoluzione, e l’unica speranza per una rivoluzione in America era che Elvis diventasse Che Guevara. Dato che il giovane di Tupelo era improbabile che facesse una tale conversione, Phil Ochs avrebbe dovuto diventare Elvis come il Che stesso. Il primo passo fu fargli fare dal sarto Nudie un vestito d’oro. Quello fu il primo errore.

Il secondo errore fu il suo album successivo. Le canzoni in sé erano buone, ma se Larry Marks aveva sepolto le melodie di Ochs sotto un mare di swash, il nuovo produttore Van Dyke Parks mise alcune melodie molto buone dietro un muro di suono spettrale, con timpani e cori che sarebbero stati più a loro agio in un album delle Ronettes che in Phil Ochs’ Greatest Hits. Quel titolo fu il suo terzo errore. Inteso sarcasticamente, il titolo (e la leggenda al contrario che dichiarava “50 fan di Phil Ochs non possono sbagliarsi!”) fu facilmente frainteso come ciò che pretendeva di essere.

Il suo ultimo errore fu nel modo in cui scelse di promuovere l’album. Era previsto che suonasse di nuovo alla Carnegie Hall. Si presentò, ma questa volta indossava l’abito dorato e aveva la sua band con sé. Poteva ragionevolmente aspettarsi di essere accolto come lo era stato Dylan quando quest’ultimo era diventato elettrico a Newport. Come per garantire una reazione ostile, il suo set era appesantito da canzoni di altre persone. Dopo aver iniziato con una versione di “Mona Lisa” di Conway Twitty e la sua obbligatoria “I Ain’t Marching Anymore”, ha introdotto la sua interpretazione di “Okie From Meskogee” di Merle Haggard. Tutti presumevano che quel gesto fosse inteso come ironia, ma come si può dire con certezza? Il vero problema, però, arrivò quando eseguì medley di successi prima di Buddy Holly e poi di Elvis. Il primo set ha ricevuto una risposta così ostile che il cantante ha gentilmente dato una lezione alla folla. “Non siamo americani di mentalità ristretta – puoi essere un bigotto contro i neri, puoi essere un bigotto contro la musica”. Dopo un altro paio di sue canzoni – nessuna delle quali del nuovo album che doveva essere promosso – ha fatto il medley di Elvis. Anche se la sua voce era appesantita dal riverbero, suonava ancora magnificamente e proprio quando la folla fu conquistata, la Carnegie Hall tolse la corrente. Il pubblico gridò “Vogliamo la corrente! Vogliamo la corrente!” L’elettricità fu ripristinata e il concerto fu completato.

Phil pregò Jerry Moss della A&M di pubblicare i nastri del concerto come album. Moss rifiutò educatamente. Alla fine la A&M pubblicò l’album, in Canada. Passarono più di vent’anni prima che fosse disponibile negli Stati Uniti.

Negli anni successivi, Phil si isolò sempre più dai suoi amici e passò la maggior parte del suo tempo a bere, a guardare la TV e a viaggiare in altri paesi. In Sudafrica è stato derubato da tre uomini. Nel processo, le sue corde vocali si sono rotte e ha perso il suo registro superiore. Convinto che non avrebbe mai più cantato professionalmente, cadde sempre più in attacchi di depressione maniacale e paranoia.

Qualcuno conosce il mio nome o riconosce la mia faccia?

Devo essere venuto da qualche parte ma non riesco a ricordare il posto

Mi hanno lasciato al matinée e se ne sono andati senza lasciare traccia.

Biglietto per tornare a casa, voglio un biglietto per tornare a casa!

Suo nipote David l’ha trovato appeso alla sua stessa cintura nel bagno di sua sorella. Aveva trentacinque anni. Non posso fare un caso di martirio qui. Non c’è niente di nobile nel suicidio, indipendentemente da come quel suicidio possa essere stato il risultato di forze sociali o di aspettative diminuite. Se fosse vissuto, dubito che Phil avrebbe fatto nuove canzoni, e se lo avesse fatto, probabilmente non sarebbero state paragonate favorevolmente al suo lavoro migliore. Ma resta il fatto che ogni volta che leggo di qualche ingiustizia ridicola o di un’ipocrisia monumentale, mi chiedo cosa avrebbe detto Ochs al riguardo, come avrebbe riassunto la situazione con una battuta acerba o due.

E mi chiedo chi sarà il prossimo eroe morto.

Gloria Berloso
marzo 30, 2021

MU: La Band Del Continente Perduto

Ci sono gruppi che hanno un “qualcosa” di veramente speciale che non può essere descritto con nessun’altra parola che “magnetismo” e MU: La Band Del Continente Perduto è uno di questi. Mu fu una delle tante band nate nell’area di Los Angeles, con membri totalmente immersi nel mondo dell’esoterico, del mistico e soprattutto molto interessati alla conoscenza delle religioni mondiali e allo studio delle culture antiche.

Con il pretesto di approfondire e continuare le loro ricerche sui paralleli culturali che si apprezzavano, secondo loro, tra i popoli nativi americani e quelli della Polinesia, decisero nel 1973 di dire addio alla dorata California e di andare alle Hawaii. Lì, lontano dalla metropoli, questo accumulo di ossessioni così varie e bizzarre ha dato vita nel 1974 a un suono molto vivace ed eclettico dove si combinavano ingredienti tanto disparati come il Folk, il Country e il Rock di radici eminentemente americane, la libertà creativa della Jazz-Fusion e innumerevoli altri tocchi più sottili ma molto efficaci come le reminiscenze orientali o quelle tracce esotiche provenienti dal locale e tradizionale folklore hawaiano. Per tutto questo, il risultato finale è difficilmente paragonabile ad altri artisti o gruppi.

Merrell Wayne Fankhauser è un cantante, compositore e chitarrista statunitense, attivo negli anni ’60 e ’70 con band come Impacts, Merrell & the Exiles, HMS Bounty, Fankhauser-Cassidy Band e MU. Inoltre, 12 canzoni registrate da Merrell & the Exiles furono successivamente pubblicate sotto il nome di Fapardokly, anche se quel gruppo non è mai esistito.

Merrell Fankhauser

Jeffrey Ralph Cotton, chitarrista rock statunitense ha avuto attenzione per la prima volta come chitarrista con Merrell and the Exils. Con Captain Beefheart and his magic Band  ha vissuto in solitudine otto mesi di prove per Troust Mask Replica durante i quali Beefheart ha sperimentato sui membri del gruppo privazione del sonno, del cibo e violenza fisica nel tentativo di abbattere il loro stato mentale. Cotton rinnovò la sua relazione professionale con Merrell Fankhauser dopo il 1970 con i MU.

Jeff Cotton
The Maui Album (Reckless, 1988)

Fankhauser per un breve periodo ha suonato anche con Captain Beefheart. Nel 1969 il chitarrista di Beefheart, Jeff Cotton ha formato insieme a Fankhauser la band MU (praticamente una reunion degli Exiles). Il loro primo album, MU (RTV, 1971), ripubblicato col nome The Maui Album (Reckless, 1988), contiene la suite mistico-tribale Eternal Thirst, l’originale ed esotica Mumbella Baye La La, un numero blues spasmodico à la Beefheart (Ain’t No Blues), la psichedelia eterea di Blue Form e Brother Lew. La band pubblica tre singoli prima di sciogliersi: Ballad of Brother Lew/Nobody Wants to Shine (Mantra, 1972), One More Day/You’ve Been Here Before (MU, 1972), On Our Way To Hana/Too Naked For Demetrius (MU, 1973). Il loro primo album è stato stampato nel 1971 in trecento copie di cui cento solo per promuovere il disco che ebbe una stupenda critica ma mai il successo commerciale.

A mio parere MU è uno dei dischi più belli del 1971 ed ascoltarlo oggi sembra sia uscito da un sogno.

Cotton è tornato a Los Angeles e si è fatto prete.

Il materiale registrato tra 1973 e il 1974 per il secondo album dei MU infine emerge in The Last Album (Appaloosa, 1982), ripubblicato successivamente come End Of An Era (Reckless, 1988). Il materiale di questo disco è meno psichedelico e più esotico, rilassato e spirituale. Il doppio disco MU (Sundazed, 1997) contiene una selezione di brani da entrambi gli album e dai singoli. Children of the Rainbow (Blue Form, 1985) raccoglie delle sessioni del 1975 non pubblicate. Tutti questi lavori impallidiscono di fronte al primo e maestoso album dei Mu.

I musicisti del primo album dei MU nel 1971 sono:

Jeff Parker – Bass –

Jeff Cotton – Vocals, Guitar, Bass –

Merrell Fankhauser – Producer, Vocals, Guitar, Bass, Percussion –

Mary Lee – Violin –

Larry Willey – Vocals, Bass, Percussion –

Randy Wimer – Vocals, Drums, Percussion –

Testi
Autore:
Gloria Berloso

marzo 20, 2021

Ricky Mantoan, il chitarrista che ha cambiato il modo di suonare e fare Musica in Italia

Ricky Mantoan e Branco Selvaggio Band  

La band fu fondata nel 1978 da Ricky Mantoan che fin dai primi anni sessanta si esibiva in pubblico. La prima ispirazione di Ricky fu il chitarrista americano Duane Eddy, che divenne famoso per aver introdotto la chitarra elettrica come strumento principale nel Rock’n’Roll, intorno al 1958. Tra il 1965 e il 1970, dopo varie esperienze con il suono di alcuni artisti come i Cream, gli Stones, e naturalmente Jimi Hendrix, Ricky scoprì e fu profondamente colpito dal Country Rock californiano e nello stesso tempo dal Folk Rock inglese.  Byrds, Flying Burrito Brothers, Grateful Dead, Fairport Convention, ma soprattutto il cantante country Gram Parsons influenzarono l’evoluzione del suo gusto musicale. Nel 1978 mise insieme un gruppo di sognatori country e il nome della band era “Branco Selvaggio“. In quel periodo iniziò a scrivere le sue composizioni che divennero parte del suo primo album da solista “Ricky“, pubblicato nel 1980. Questo lavoro fu ben accolto dalla critica musicale sia italiana che straniera. Una canzone dell’album, “Down in Memphis“, entrò con successo nelle classifiche di una famosa rivista specializzata inglese: Omaha Rainbow. Poi iniziò la collaborazione del chitarrista mancino con alcuni leggendari artisti californiani: Ricky entrò in contatto e strinse una forte amicizia con il bassista Skip Battin, già dei Byrds, dei New Riders of the Purple Sage e dei Flying Burrito Bros. Tra il 1982 e il 1994 suonò in tour con Skip Battin, Chris Darrow, Greg Harris, Sneaky Pete Kleinow, Gene Parsons, John York, Roger McGuinn, rivelandosi un eccellente chitarrista e un vero magic picker sulla Pedal Steel Guitar. Questi eventi sono stati registrati con relative pubblicazioni di due dischi: LIVE IN ITALY (Sneaky Pete Kleinow, Skip Battin, Ricky Mantoan, Vincenzo Rei Rosa) e FAMILY TREE con gli ex Byrds Skip Battin, John York, Ricky Mantoan e il batterista del Branco Selvaggio. L’album Family Tree fu registrato alla fine di un tour nel 1988 dagli ex Byrds Skip Battin e John York, voci, basso, pianoforte e chitarre; Ricky era alla Pedal Steel Guitar, alla chitarra elettrica String Bender Telecaster e anche alla voce. Un altro ragazzo del Branco Selvaggio di Ricky era Beppe D’Angelo alla batteria che diede alla band un hard disk, e sia Skip che John rimasero impressionati dal talento dei “colpi”. Allo stesso tempo Ricky lavorò in studio con alcuni musicisti italiani, partecipando anche a diverse trasmissioni televisive e radiofoniche. Negli anni novanta i “Branco Selvaggio” furono apprezzati in tutta Italia con concerti che ancora oggi vengono definiti “memorabili”. Gli spettacoli della band erano una lunga playlist che assestava i suoni e le sensazioni di un vero Cosmic Country con un tocco di psichedelia. Nel 1991 il “DIZIONARIO DELLA CANZONE ITALIANA” di Renzo Arbore, edito da Curcio Editore, fece una scheda dedicata a Ricky qualificandolo tra i più creativi musicisti italiani. Nel 1992 venne realizzato il primo album di Branco Selvaggio, “Riders of the Universe”, con canzoni scritte da Ricky e alcune cover di Byrds e Bob Dylan. Nel 1994 gli venne chiesto di unirsi ai Byrds Celebration per partecipare ad un tour internazionale e questo evento viene ripreso da un concerto dal vivo a Ginevra da alcune emittenti televisive e di cui esiste un album su cd e un video intitolato “LIVE IN GENEVA”. Questa band era composta da Skip Battin, Terry Jones Rogers, Scott Nienhaus, Vince Barranco e Ricky Mantoan. Dal 2006 Branco Selvaggio rivolse la sua attenzione in particolare alla qualità del suono musicale e anche alle parti corali, insistendo sulle genuine radici del country elettrico e acustico.  Il rinnovato organico del gruppo comprendeva Dario Zara al basso e voce, Luciano Costa alle chitarre acustiche ed elettriche, voce e chitarra slide, Beppe D’Angelo alla batteria e voce, Ricky Mantoan naturalmente alla pedal steel guitar, chitarre elettriche e acustiche, dobro, mandolino, armonica, dulcimer e voce. Il nuovo album “RIDIN’ AGAIN” esclusivamente di canzoni di Ricky Mantoan fu pubblicato dalla Edit di Spilimbergo con la collaborazione di Andrea Del Favero, direttore artistico Folkest, Bruno Cimenti (suono) e Gloria Berloso.

Ricky Mantoan – 1968
1979
2015
Sneaky Pete Kleinow – 1985 – Flying Burrito Brothers in Italy e fondatore originale con Chris Hillman, Gram Parsons e Chris Ethridge
Skip Battin e Sneaky Pete Kleinow – 1985 – Flying Burrito Brothers in Italy
Ricky Mantoan – 1985 – Flying Burrito Brothers in Italy

La prima volta che Ricky Mantoan sentì il suono della Pedal Steel Guitar fu ascoltando un disco arrivato dagli Stati Uniti nel 1965. Il disco era Country Guitar ma in Italia nessuno aveva la più remota idea di che strumento si trattasse. Pensando ad una chitarra elettrica dotata di effetti speciali, Ricky fece ogni tentativo di avvicinarsi a quel suono particolare quando più tardi scoprì attraverso le immagini di Jerry Garcia il tipo di strumento ascoltato in tanti dischi in vinile che acquistava. In Europa non esisteva alcun rivenditore o costruttore di quel particolare strumento, oltretutto Ricky era mancino così la sua disperata ricerca riuscì finalmente a trovare pace quando vide la pubblicità della ZB Guitar Company su una rivista e ordinò per corrispondenza la sua chitarra senza sapere come suonarla e montarla. Attese più di un anno dato che il costruttore non aveva il modello mancino.

ZB pedal steel guitar originale di Ricky Mantoan
Primo album di Ricky Mantoan 1980

La chitarra arrivò in questa cassa (vedi foto) ovviamente smontata e priva di manuali. Ci vollero alcuni anni per far capire a Ricky come usare gli effetti dato che per suonare la pedal steel bisognava usare dei finger picks, mani, dita, pedali e ginocchia ma per farlo andò ad orecchio perfezionando il suono grazie ad alcuni manuali. L’impresa di Ricky Mantoan fu veramente eccezionale e così tra il 1975 e il 1980 creò dei fraseggi e degli accordi molto interessanti e armonici che da nessuna altra chitarra avrebbe ottenuto.

Per capire meglio bisogna ascoltare il suo primo disco “Ricky” pubblicato proprio nel 1980.

Si può certamente dire che fu proprio lui l’artefice di aver importato per primo una sonorità diversa e originale ed aver inventato un “modo di suonare”. Con la sua musica, le sue canzoni e il gruppo di amici ai quali aveva con pazienza e severità insegnato ad usare e suonare tutti gli strumenti, Ricky Mantoan portò un nuovo messaggio rivoluzionando il modo di fare musica. Il clima intellettuale degli amici musicisti americani che si fermarono a casa sua per lungo tempo, stimolò enormemente di continuare in quella direzione ma anche di ricercare nuove armonie. In particolare, Ricky Mantoan, influenzato dalla creatività di Clarence White (The Byrds), uno dei più grandi e geniali chitarristi che insieme a Gene Parsons (The Byrds) ed Eddy Tickner inventarono lo String Bender, divenne un ottimo discepolo affezionato come Albert Lee, Peter Townsed e pochi altri. E fu proprio quando si esibì in concerto nel 1984 con i componenti storici dei Byrds, Gene Parsons, Roger McGuinn e Skip Battin che Ricky diede prova d’essere all’altezza dei più importanti professionisti del suono e aprì la strada per portare in tour il messaggio della musica Country Rock soprattutto in Italia.

The Byrds 23 giugno 1970 – Roger McGuinn, Skip Battin, Clarence White, Gene Parsons
La storica formazione dei Byrds periodo 1969-1972/73 con Ricky Mantoan alla Guild Starfire Guitar nel 1984
2011

So much music time
So long time to love
So many thoughts of Gloria

marzo 3, 2021

Jason McNiff – “Dust Of Yesterday” (Folk inglese)

Il cantante folk-country britannico Jason McNiff, nato a Bradford, Yorkshire, da padre irlandese e madre polacca ma cresciuto a Londra vive da qualche tempo nella città balneare e porto inglese di Hastings, East Sussex. Verso la fine del secolo ha pubblicato il suo album di debutto “Off The Rails” dopo essere stato scoperto in un club da Chris Kidson, cognato di Bert Jansch e proprietario di un’etichetta discografica. Sono seguiti altri due album per quell’etichetta. In seguito Jason McNiff è passato ad altre etichette per le quali ha pubblicato altri tre dischi, tra i quali l’album tutto acustico “Joy And Independence” nell’estate del 2018.

Il ‘Guitar-picking’ sulla chitarra acustica è una delle sue caratteristiche musicali.

A metà aprile 2021 pubblicherà il suo settimo album in studio “Dust Of Yesterday”, che ha registrato tra l’estate e l’autunno dell’anno scorso a Eastbourne nello studio di casa del produttore Roger Askew, noto per il suo lavoro con Christy Moore e Wilko Johnson tra gli altri. Jason McNiff ha suonato la chitarra acustica e le tastiere, mentre Roger Askew ha contribuito con le chitarre elettriche e basso, la musicista folk Basia Bartz al violino e Beth Porter della ‘Eliza Carthy Band’ al violoncello hanno fornito gli archi alle canzoni. Il primo singolo di “Dust Of Yesterday” è la ballata “Wherever I Choose”.

L’album contiene nove canzoni in cui Jason McNiff mostra il suo grande talento come cantante e compositore. Comincia subito nella prima traccia “For The First Time”, uno sguardo nostalgico al suo passato di ‘busker’ e performer in bar e club. Jason ha 46 anni parla correttamente tre lingue, inglese, francese e russo. I suoi idoli musicali sono Bert Jansch, Mark Knopfler e J.J. Cale per il loro modo di suonare la chitarra acustica e i testi poetici. In questo nuovo disco si potranno ascoltare canzoni melodiche e troubadour come “Try For The Sky”, “Mary Jane” e la piacevolmente corposa title track dell’album “Dust Of Yesterday”.

Gli altri brani “Tom” dedicato ad un amico d’infanzia, “If You Can See Me Now” in cui una rottura amorosa ha portato alla solitudine e a una vita alla deriva, “Damaged Woman” e la classica canzone folk “A Load Along” sono ulteriori prove dell’abilità di Jason McNiff come autore e interprete di canzoni emotive. La strumentazione su tutte queste canzoni è mantenuta molto sottile e sobria in tutto l’album, il che aggiunge solo alla potenza delle canzoni. L’album “Dust Of Yesterday” di Jason McNiff può essere chiamato una vera risorsa per la scena musicale folk del 2021.

If My Eyes Were Blind – Jason McNiff – 3 marzo 2021

Contatti (4) Jason Mcniff | Facebook

ottobre 18, 2020

Nino Ferrer – Métronomie

Nino Ferrer, nome d’arte di Agostino Arturo Maria Ferrari, nato il 15 agosto 1934 a Genova e morto il 13 agosto 1998 a Saint-Cyprien (Lot), è un autore, compositore e cantante italiano naturalizzato francese. Nato in un ambiente benestante, ha trascorso l’infanzia in Nuova Caledonia e poi in Italia durante la seconda guerra mondiale, prima di vivere a Parigi dove ha scoperto il jazz da adolescente. Suonando il contrabbasso, è diventato un apprezzato musicista dilettante nello stile di New Orleans, accompagnando musicisti famosi e suonando in importanti club con i Dixie Cats, un gruppo che ha fondato con un amico, e allo stesso tempo seguendo gli studi universitari per soddisfare i suoi genitori. Alla fine degli studi, nel 1959, poco entusiasta della carriera archeologica che si stava aprendo a lui, decise di tentare la fortuna come cantante. Dopo alcuni anni difficili, nel 1966 ha avuto successo con la canzone Mirza, un blues che si tinge di umorismo. Mentre la popolarità di Ferrer è stata incrementata dal numero crescente di successi che sfruttavano questa vena umoristica, non era contento di questo successo, che lo associava all’ondata di yéyés in cui non si riconosceva. Poi è andato in esilio in Italia dove ha scoperto il progressive rock. Al suo ritorno in Francia nel 1971, la sua ambizione era di essere riconosciuto come un importante cantautore, seguendo le orme delle star anglosassoni che ammirava, ma si scontrava con l’incomprensione del grande pubblico e con la logica commerciale delle sue varie case discografiche, sconcertate dai suoi incessanti cambiamenti di stile e dalla sua natura rabbiosa. Dopo il successo della canzone Le Sud nel 1975, vivendo molto male il divario tra la sua immagine pubblica e le sue ambizioni personali, ha finalmente rotto con lo showbiz parigino. La sua seconda carriera musicale, che voleva allontanarsi dai vincoli commerciali, è stata un fallimento. Dopo essersi ritirato nella regione del Quercy Blanc, ha gradualmente smesso di suonare la musica per dedicarsi alla pittura. Segnato dal bicentenario della Rivoluzione Francese, ha chiesto e ottenuto la cittadinanza francese nel 1989. Quando all’inizio degli anni Novanta uscì una compilation dei suoi più grandi successi, riguadagnò il favore del pubblico, pubblicò nuovi album e si esibì in numerosi concerti, prima di uccidersi nel 1998, vittima di un episodio di depressione in seguito alla morte della madre qualche settimana prima, di cui si sentiva responsabile, mentre registrava quello che pensava sarebbe stato il suo ultimo album. Personalità arrabbiata e complessa, sensibile e romantica, estremamente esigente nei confronti di se stesso, Nino Ferrer ha lasciato un corpus di oltre 200 canzoni (per le versioni francesi) con molteplici influenze, in gran parte ignorate dal grande pubblico e la cui importanza è stata riconosciuta fin dalla sua morte attraverso diversi omaggi.

“Dalle prime luci di una carriera, nel 1963, che stava per lasciare un segno indelebile nella memoria collettiva, fino all’ultimo barlume di luce nel 1998, l’anno nero del suicidio di Nino Ferrer, potete trovare finalmente riunite le registrazioni complete di uno dei più famosi cantanti e musicisti francesi, ancora lontano dalla scoperta. 206 canzoni distribuite su 12 CD – 37 dei quali mai pubblicati in questo formato – e un DVD di immagini intime prodotte dal secondo figlio Arthur, una maestosa presentazione in stile art book, il tutto illustrato da un fumetto biografico, dalle linee nere e luminose, prodotto per l’occasione dal fumettista Fred Bernard, amico intimo di Nino, era proprio quello che ci voleva per celebrare l’uomo la cui influenza continua ad essere rivendicata dalle giovani generazioni.
Al di là dei tanti indimenticabili successi degli anni Sessanta o delle intramontabili ballate malinconiche che ancora pizzicano il cuore, dei rock album bucolici, rabbiosi, ironici o “disillusi” degli anni Settanta e Novanta, è tutto uno spirito di imbracatura artistica e anticonformismo libertario – oltre a un umorismo piacevolmente desacralizzante – che Ferrer ha trasmesso. È ancora questo luogo un po’ marginale che continua a renderlo così unico, così singolare, agli occhi dei suoi contemporanei, dei cantanti e dei musicisti popolari del secolo scorso. La visita guidata di prima classe del cofanetto offre così una panoramica di un’opera in perenne movimento, che per trent’anni si è trasformata da cima a fondo, non per soddisfare le mode, anzi, andando spesso controcorrente, accumulando successi (enormi) e fallimenti (anche enormi) con un’intrepidezza che salta ancora alle orecchie fin dalle prime note”.

Grande Nino Ferrer! Indimenticabile ….

Les cornichons

Dal vivo

Métronomie – Rock Progressive

ottobre 13, 2020

PAOLO PIETRANGELI, L’ADDIO ALLA DISCOGRAFIA CON UN ALBUM CHE PARLA D’AMORE

IL 23 OTTOBRE ESCE PER ALA BIANCA IN VINILE E IN DIGITALE “AMORE AMORE AMORE, AMORE UN C…” CON TREDICI BRANI DELL’AUTORE DI “CONTESSA” E “VALLE GIULIA” DI CUI TRE INEDITI – IN OMAGGIO UN LIVE DEL 1995 A ROMA



È da sempre considerato il cantore dei rapporti politici e sociali, dal ‘68 in poi, di “Contessa”, “Valle Giulia” e tante altre, ma Paolo Pietrangeli stavolta ci fa scoprire un’altra faccia della sua poetica, quella che parla di amore, che indaga i rapporti uomo-donna. E lo fa con un nuovo disco, che è particolarmente importante anche per un altro motivo: sarà il suo ultimo. Un addio alla discografia, ad un mondo musicale così diverso da quello in cui aveva iniziato. Per questo simbolicamente il lavoro sarà pubblicato solo in vinile (oltre che in digitale).

Il titolo dell’album è tutto un programma, “Amore amore amore, amore un c…”, e fa capire che all’interno non manca l’inconfondibile, aguzza ironia dell’artista romano, così come il suo lucido sguardo al mondo intorno. In tutto tredici canzoni, delle quali tre inedite, tra cui la traccia che ha dato lo spunto per il titolo dell’album, “Amore un cazzo”.

Il lavoro, nei negozi dal 23 ottobre, sarà pubblicato in vinile per dare il giusto valore a canzoni che hanno un peso specifico elevato, che respingono la superficialità, che hanno bisogno di essere trasportate, ascoltate, accolte in un oggetto di fascino e bellezza com’è un lp. “Ho iniziato dal vinile e concludo con un vinile”, chiosa il cantautore romano (anche se ci si augura che cambi idea).

Paolo Pietrangeli è una figura importante per la cultura e lo spettacolo in Italia non solo come cantautore, ma anche come regista cinematografico e televisivo (uno dei più apprezzati degli ultimi decenni) e recentemente anche come scrittore. Nella sua ormai lunga storia è stato anche aiuto regista di mostri sacri come Luchino Visconti, Federico Fellini, Mauro Bolognini.



Sono tante le cose che ha da raccontare. Per questo tra una traccia e l’altra dell’album, Pietrangeli infila ricordi e aneddoti su se stesso e i suoi 75 anni, sulla sua gioventù, sul rapporto conflittuale con suo padre, Antonio Pietrangeli, talentuoso regista, su com’è nata “Contessa”, sulla Roma di Visconti e Fellini. In sintesi, racconta tutto ciò che ha formato la sua poetica fatta di ironia (“Amore un cazzo”), giochi di parole (“La merendera”) e metafore. Storie e filastrocche divertenti (“Lo stracchino”), ma anche intrise di melodia ed emozione (“Le sirene”, “Circonferenza”).

L’album esce su label Bravo Records/Ala Bianca, con distribuzione Warner. E contiene anche un cadeau: nella terza di copertina si trova infatti un QR Code che – scansionato con fotocamera dello smartphone – porta all’ascolto in streaming e al download di un concerto di Pietrangeli al Teatro Parioli di Roma nel 1995.

“Amore amore amore, amore un c…”

Tracklist LP

Lato A

Amore un cazzo

Le sirene

Amore coniugale

Lo stracchino

La merendera

Mamma vorei sapè

La lettera


Lato B

Cinema 2

Al ballo in città

Io ti voglio bene

La Roma

Circonferenza

Sabato 1 gennaio

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ottobre 25, 2016

BOB DYLAN: con il Nobel o no è il poeta Dylan acclamato da milioni di persone

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Bob Dylan è per la musica quello che Jack Kerouac è per la letteratura, un’altra dichiarazione forte e volutamente difficile da difendere per iniziare con una rubrica dedicata al “marchio” del premio Nobel per la letteratura! Tuttavia la dichiarazione nell’analogia ha un senso diverso. Nel corso degli anni sessanta e settanta, la musica e la letteratura hanno marciato vicine, si sono incontrate e sono diventate inscindibili: non si può capire “On the Road”, senza il bee-bop jazz, né si è in grado di capire la letteratura del XX secolo senza le lettere di Dylan. D’altra parte, Dylan è parte di una vera e propria esperienza che ha cambiato la concezione della vita di milioni di persone: la letteratura beatnik, le poesie di Allen Ginsberg, la musica, i viaggi lunghi senza destinazione negli Stati Uniti d’America, la droga, San Francisco, le vite spezzate, gli hippies, le manifestazioni contro la guerra. Bob Dylan è una particolare forma di letteratura; è un autore-personaggio, che fa e simboleggia un momento di vita per milioni di persone.

Esplorando tensioni e contraddizioni, non c’è dubbio che Bob Dylan è una figura centrale di una generazione e di un immaginario culturale che ha provato a cambiare il mondo, ma non ci è riuscito. Pertanto, qualsiasi cenno che dica che Dylan è simile a Sartre è stato preannunciato precedentemente nel 1964. Sartre ha convertito e radicalizzato percorsi verso posizioni rivoluzionarie marxiste molto chiaramente e quindi respinto il premio Nobel per evitare di diventare una “istituzione”. Il caso di Dylan è un po’ diverso: per anni è già un istituto de facto, in grado di influenzare come pochi, ammirato e accettato da tutto il mondo della musica. Le canzoni di Dylan sono diventate una tradizione americana come il Giorno del Ringraziamento. Tuttavia, la sua istituzionalizzazione simboleggia come nessun altro, la profonda impronta dell’onda rivoluzionaria degli anni ’60 e, allo stesso tempo, la conseguente normalizzazione. Bob Dylan stesso è stato sempre un po’ cinico con il suo ruolo di icona radicale, auto definendosi un ribelle contro la ribellione.
Nel suo primo e unico anno presso l’Università del Minnesota, Dylan ha partecipato a diverse riunioni del Socialist Workers Party, il partito trotskista guidato da James Cannon, si considerava un semplice successore di Woody Guthrie, il cantante comunista, che con la sua chitarra voleva “uccidere i fascisti”. Gli eredi di Guthrie hanno acquisito la semplicità nella musica popolare e artigianale. La mossa di rifiutare l’elettrificazione della musica, e di usare una chitarra acustica per sostenere i lavoratori e le lotte studentesche è chiamata anticapitalismo romantico da Michael Lowy. Dylan è stato in grado di crescere in questo mondo, ma di rompere con lui per far avanzare il “movimento reale”, creando quella sintesi virtuosa tra tradizione e modernità, più tardi conosciuta come folk-rock. Non senza tensioni, per inciso, con il movimento popolare nei settori più ortodossi. A Newport nel 1965, Dylan ha suonato la sua chitarra elettrica per la prima volta e Pete Seeger, indignato per tale eresia, ha minacciato di tagliare il cavo della chitarra con un’ascia.

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Bob Dylan e Pete Seeger

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Woody Guthrie

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Phil Ochs

 Il passaggio di Bob Dylan dalla chitarra acustica all’elettrica, significa anche un cambiamento nelle questioni affrontate nelle sue canzoni. Dylan è più incline a creare inni e alla critica politica come l’altro autore politico Phil Ochs, Dylan va avanti per affrontare i problemi esistenziali di una generazione, orientata più verso quel settore giovanile che ha preferito andare ai macro-festival che nell’esercito militare della SDS. Nel corso degli anni ’60 e ’70 c’era una tensione che ha attraversato tutto il movimento giovanile tra il “rivoluzionario” e l’”esistenzialista” che, anche se si sono riuniti in un forte rifiuto del capitalismo e dell’imperialismo, hanno scelto modi diversi di lotta. Mentre i “rivoluzionari” hanno sostenuto la resistenza armata della resistenza vietnamita contro l’invasore americano, gli “esistenzialisti” semplicemente hanno manifestato contro la guerra. Norman Mailer ben descrive questo conflitto nel suo romanzo “Le armate della notte”.

Dylan è il primo artista di culto e di massa: i suoi testi combinano elementi tradizionali della cultura americana con avanguardie europee. Simboleggia come nessun altro l’emergere di una particolare classe media, nata dopo la guerra, e che si autodefinisce come “intellighenzia” di tipo nuovo, sempre alla ricerca di sovversioni provenienti dal basso, ma pronta a costruire le aspirazioni di vita all’interno di un capitalismo dinamico e ricco di opportunità.

Con questo premio Nobel, l’istituzione culturale riconosce apertamente la mutazione culturale che è nata negli anni ’60, non può più pensare l’arte come qualcosa di indipendente dalla società dei consumi, ma come qualcosa che deve connettersi con i desideri delle masse. Non possiamo più pensare all’arte al di fuori delle aspirazioni culturali delle masse; Dylan certamente ha significato più come poeta per milioni di persone. Non possiamo pensare che la musica di Mozart sia l’unico culto, dimenticando Bob Dylan. Non possiamo pensare di seguire la massa e ascoltare solo Justin Bieber e dimenticare Dylan, mentre milioni di adolescenti stanno scoprendo che i loro problemi esistenziali sono gli stessi di quelli dei loro genitori. Infine, non possiamo dissociare Ginsberg da Dylan: entrambi erano poeti. Il genio di Dylan ha aggiunto una chitarra e con più abilità ha creato questo ibrido nato tra cultura d’élite e la cultura di massa nel tardo capitalismo. Sullo sfondo, il premio Nobel riconosce solo una realtà, che “i tempi stanno cambiando” e i confini tradizionali dell’arte non possono essere definiti solo dall’accademia.

Con il Nobel o no, egli è il poeta Dylan acclamato da milioni di persone, in un momento di culto e popolare. Il premio Nobel per la letteratura a un poeta popolare rompe paradigmi e fa scuotere le ragnatele di un premio d’élite.
Mestamente, vedo che l’umanità egocentrica, mediocre e classista, continua a ritmo sostenuto verso l’autodistruzione. Non abbiamo imparato nulla sulla vita e la storia. Lo spettacolo dell’orrore non ha la capacità di reagire. Ci accontentiamo di vivere nella nostra bolla per sentirci al sicuro e privo di responsabilità collettive. Prendo atto ancora una volta che noi siamo la peggiore piaga che ha abitato la terra. E sì, l’Accademia aiuta solo le persone a mostrare ciò che realmente sono!

Gloria Berloso

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agosto 11, 2022

ilblogfolk compie 10 anni

Guardo indietro all’articolo che ho scritto dieci anni fa e sono piena di un senso di timore reverenziale che sono passati 10 anni. Leggere queste pagina riporta ondate emotive di gioia e dolore e mi sono resa conto che ora sono una persona migliore a causa delle perdite che ho vissuto nella mia vita

Mentre ricordiamo e celebriamo l’eredità di tanti musicisti nell’anniversario della loro scomparsa, è importante non scartare ciò che è accaduto in questi ultimi 10 anni. Ognuno di loro aveva notoriamente “istruito” la band a “mantenere il treno in movimento”, in altre parole, continuare a suonare la musica. Incredibilmente e contro ogni previsione, lo hanno fatto. Molto è cambiato negli ultimi 10 anni e tuttavia il panico diffuso è stato con noi per tutto quel tempo.

Per questo, dovremmo essere tutti grati. Soprattutto perché l’eredità di ogni artista vive ogni sera, la band accende gli amplificatori e si accarezza in uno dei loro spettacoli.

È difficile scrivere qualcosa sul defunto musicista che non sia già stato detto sull’uomo. Coloro che lo conoscevano davvero bene hanno già scritto ciò che hanno bisogno di dire o non hanno scritto nulla perché i loro sentimenti non sono affari di nessuno ma loro. Non ho scritto molto, soprattutto perché è troppo doloroso e complicato. E onestamente non avrei mai pensato di poter rendere giustizia ai ricordi dell’uomo o alla bellezza che la sua musica ha creato nel mondo.

Ho descritto solo i miei sentimenti e vedrò cosa si dissotterra e forse ci sarà un po ‘di verità in esso per gli altri da trovare. E forse accadrà un po’ di magia e ci sarà un po’ dello spirito dell’uomo in queste parole.

Dieci anni di dedizione a questo blog non sono pochi. Ho sempre cercato di dare molto spazio alla musica, quella vera spesso sconosciuta ed ho creato una piccola nicchia nella quale ci si può fermare pochi minuti per leggermi ed ascoltare la musica.

Gloria Berloso

Chi volesse dare un piccolo contributo con una donazione può farlo con Pay Pal il mio indirizzo è glober55@gmail.com

Grazie

agosto 11, 2022

Jerry Garcia – Credo che la musica sia molto più grande di me, e spero che sopravviva

Il chitarrista dei Grateful Dead, Jerry Garcia è nato il 1 agosto 1942 ed è morto il 9 agosto 1995 all’età di 53 anni. Ogni anno, i “Days Between” il compleanno di Garcia e l’anniversario della sua morte segnano un periodo di tempo per riflettere e celebrare la vita e la carriera dell’amato musicista. Quest’anno, JamBase onora i Days Between esaminando l’evoluzione della Jerry Garcia Band dall’inizio nel 1975 fino a una performance finale nel 1995.

Mentre c’è molto da dire e da scrivere sulle varie epoche della Jerry Garcia Band dalla sua formazione iniziale all’era Godchaux, alla deviazione dei Reconstruction alla formazione classica e alla formazione acustica, lo stesso non vale per la formazione finale del gruppo.

La formazione finale dei JGB ha una sola differenza personale rispetto alla formazione classica, poiché il batterista Donny Baldwin è stato scelto nel 1994 per sostituire David Kemper che era stato un membro dei JGB dal 1984. Il periodo di Baldwin dietro il kit per JGB iniziò in uno spettacolo il 4 febbraio 1994 e terminò con il concerto finale del gruppo il 23 aprile 1995 – entrambi gli spettacoli erano nel luogo più suonato di JGB, The Warfield a San Francisco.

6 febbraio 1994

Baldwin era dietro il kit per 39 concerti della Jerry Garcia Band. L’aggiunta di Baldwin ha visto il ritorno di “It Takes A Lot To Laugh, It Takes A Train To Cry” di Bob Dylan per la prima volta dal 1986, “I’ll Take A Melody” di Allen Toussaint per la prima volta dal 1990, “Harder They Come” di Jimmy Cliff per la prima dal 1991 e “Evangeline” dei Los Lobos per la prima volta dal 1992. L’era Baldwin includeva l’aggiunta di “Johnny Too Bad”, che fu registrata per la prima volta dal gruppo reggae The Slickers e reinterpretata da JGB alcune volte nel 1994 e nel 1995.

Secondo Jerry Base, Baldwin è stato il 25° musicista ad aderire alla Jerry Garcia Band. La formazione finale è stata completata dal resto della formazione classica: Garcia, il bassista John Kahn, il tastierista Melvin Seals e le cantanti Gloria Jones e Jacklyn LaBranch.

Kahn era l’unico bassista della Jerry Garcia Band e, oltre a Garcia, il suo unico altro membro coerente. (Il bassista dei Grateful Dead Phil Lesh sostituì Kahn per alcuni concerti nel 1983, ma non fu mai un vero membro della band).

Seals è stato il secondo membro JGB più longevo dietro Garcia e Kahn. Era uno dei sei tastieristi che facevano parte della band, insieme a Nicky Hopkins, Keith Godchaux, James Booker, Ozzie Ahlers e Jimmy Warren.

Jones e LaBranch sono stati tra i 10 coristi che hanno trascorso del tempo come membri dei JGB, insieme a Donna Jean Godchaux, Maria Muldaur, Liz Stires, Essra Mohawk, Julie Stafford, Shirley Faulkner, Elisecia Wright e DeeDee Dickerson.

Baldwin fu il nono batterista della Jerry Garcia Band, unendosi ai precedenti cronometristi Kemper, Ron Tutt, Gaylord Birch, Bill Kreutzmann, Daoud Shaw, John d’Fonseca, Buzz Buchanan e Greg Errico.

Prima di entrare a far parte di JGB, Baldwin era forse meglio conosciuto come membro di Jefferson Starship (e Starship) dal 1981 al 1989. Nativo di San Francisco, Baldwin andò in tour con la Elvin Bishop Band dal 1973 al 1978 e suonò la batteria nel singolo di successo, “Fooled Around And Fell In Love”, che comprendeva il cantante dei Jefferson Starship Mickey Thomas.

Melvin Seals era un altro dei collaboratori di Elvin Bishop, e sia Seals che Baldwin apparvero nell’album di Bishop del 1977, Rasin’ Hell. Baldwin e Seals contribuirono all’album solista di Thomas del 1977, As Long As You Love Me, entrambi apparendo nella traccia “Where Are We”.

Un famigerato alterco nel 1989 tra Baldwin e Thomas mentre Starship era in tour a Scranton, in Pennsylvania, lasciò Thomas gravemente ferito e richiese un intervento chirurgico per riparare le fratture facciali. Il tour fu successivamente cancellato e a Baldwin fu chiesto di lasciare la band.

Baldwin si è riunito ai Jefferson Starship nel 2008 e continua a fare tour con il gruppo. Secondo la sua biografia sul sito web Jefferson Starship, i tour e i crediti di registrazione di Baldwin includono la collaborazione con “Kenny Loggins, Pablo Cruise, Chuck Berry, Van Morrison, Ronnie Montrose, Greg Allman, Heart, Lydia Pense & Cold Blood, .38 Special e Eddie Money”.

23 aprile 1995

Nel 1995, una corsa di tre notti al The Warfield tenutasi il 21, 22 e 23 aprile si rivelò essere l’ultimo spettacolo JGB. La morte di Garcia, in questa data nel 1995, pose fine alla band e anche ai Grateful Dead.

I restanti membri della formazione finale della Jerry Garcia Band si riunirono nel maggio 1996 per esibirsi nell’ex locale di Santa Cruz, in California, Palookaville. Pubblicizzata come la John Kahn Band, la formazione comprendeva anche nuovi arrivati, il cantante Larry Batiste e il chitarrista Ho-Young Kim.

Secondo Seals, il primo concerto ha evitato le canzoni precedentemente suonate da Garcia e dalla band. Il tastierista ha detto all’agenzia di stampa di Santa Cruz Good Times dei concerti, affermando:

“Si sarebbe chiamata The John Kahn Band. Kahn aggiunse altri cantanti e musicisti che non facevano parte della Jerry Garcia Band, come Larry Batiste e poche altre persone. Kahn non voleva suonare canzoni JGB, ma canzoni nello stile che Jerry Garcia avrebbe sicuramente suonato. A quel tempo, le persone stavano soffrendo e Kahn voleva stare lontano dalle canzoni firmate [di Garcia]. Quindi abbiamo suonato un sacco di canzoni della Motown come ‘Beechwood 4-5789’, canzoni a cui Jerry avrebbe facilmente detto di sì”.

Il secondo concerto, che è stato aggiunto dopo che il primo è andato rapidamente esaurito, ha visto Kahn cambiare strategia, con il risultato di suonare alcuni punti fermi JGB. “La gente voleva ancora ascoltare questa musica nonostante il re non fosse alla chitarra”.

5 maggio 1996

La morte di John Kahn il 30 maggio 1996, all’età di 48 anni, costrinse alla fine della John Kahn Band dopo solo due concerti.

L’eredità della Jerry Garcia Band è stata poi ripresa da Seals che da allora è andato in tour come Melvin Seals & JGB, suonando il repertorio che Garcia ha sviluppato nel corso degli anni. Molti membri della Jerry Garcia Band si sono esibiti con Melvin Seals & JGB, tra cui Baldwin, LaBranch e Jones (morto nel 2019).

“Ho visto un’intervista in cui a Jerry è stato chiesto cosa gli sarebbe piaciuto pensare che sarebbe successo dopo la sua morte”, e Jerry ha risposto: “Credo che la musica sia molto più grande di me, e spero che sopravviva”.

Jerry Garcia

https://www.youcanprint.it/la-cultura-musicale/b/7571e112-cd37-5197-a4cf-11dd7d1f2c6d

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luglio 6, 2022

UN PREMIO PRESTIGIOSO IN FRIULI ALLA MEMORIA DI ALBERTO CESA

Ciao Alberto Cesa, compagno e maestro. A lui è dedicato un premio in Friuli perché Alberto Cesa non c’è più. Quello che per molti può essere considerato il maestro torinese della musica popolare ci ha lasciato la sera del giorno dell’Epifania nel 2010, lo stesso anno che è mancato la persona a me più cara al mondo. Grazie a questa tragica coincidenza che è nata la mia amicizia con Ita Cesa, sorella di Alberto.

Alberto Cesa
Alberto Cesa

In trentacinque anni, la carriera di Alberto Cesa con i Cantovivo è stata caratterizzata da un lavoro di ricerca e studio con un denominatore comune: la coerenza delle parole legate ai fatti, dove la musica e l’arte non sono mai state condizionate dal business e dalle regole del mercato.

I Cantovivo nascono da un’idea di Alberto e Donata Pinti nel 1974, l’anno della rivoluzione dei garofani in Portogallo, come a lui piaceva ricordare. Dal 1979, anno di pubblicazione dell’album “Leva la gamba” vincitore del Grand Prix International du Disque di Montreux, le pubblicazioni di Alberto e dei Cantovivo sono state di un’importanza fondamentale per la storia del folk italiano ed europeo. Più di 2000 concerti in Italia e nel mondo, come i tour proprio in Portogallo, a Cuba, in Germania, con la musica che univa non solo cultura e divertimento, tradizione ed attualità ma anche passione e lotta. Quante sono le persone che lo hanno visto in occasione di Feste Popolari, Teatri, Circoli, Scuole e Stadi! Quante quelle che grazie a lui hanno conosciuto Victor Jara, Carlos Puebla, Josè Afonso, hanno cantato l’emigrazione italiana (“Partono gli Emigranti”), la guerra civile spagnola (“El ejercito del Ebro”) i diritti dei lavoratori (“Grandola Villa Morena”), la lotta palestinese (“Palestina”), la resistenza vietnamita (“Il piccolo An”), il dramma del golpe cileno (“El Martillo”), la rinascita zapatista (“Basta y Hasta”), la tradizione partigiana (“Bella Ciao”).

Nel 1999, in occasione dei 25 anni di attività, esce la prima edizione dei “Fogli Volanti” dove scrive storie di lotta e di esclusione sociale che si intrecciano con ballate emozionanti e canzoni divertenti, riassumendo nel migliore dei modi Alberto come artista e come uomo. Questa edizione speciale la conservo con estrema cura.

Oggi Alberto non c’è più ma grazie al suo impegno, parafrasando proprio Victor Jara de El Martillo, se un martello e una campana sono caduti, tantissime altre persone hanno raccolto e raccoglieranno martelli e campane per avvisare delle ingiustizie e mille voci si alzeranno per cantare canzoni di lotta e di pace.

Grazie maestro e compagno Alberto.

Quest’anno sono tornata finalmente al Folkest, il quarantaquattresimo per la storia dove si svolge il Premio Alberto Cesa con i finalisti di una lunga e accurata selezione tra i migliori musicisti iscritti di tutta Italia. I gruppi finalisti del Premio Alberto Cesa 2022 Andrea Bitai, Claudia Buzzetti and The Hootenanny, Duo Pondel, La Serpe d’oro, Passamontagne duo, Tupa Ruja a Spilimbergo hanno presentato il loro repertorio e una canzone in lingua friulana (obbligatoria per regolamento) nella piazza antistante la splendida Torre Orientale.

Nella serata del 4 luglio il premio è stato assegnato al gruppo laziale dei Tupa Ruja da una giuria composta da Alessandro D’Alessandro (musicista), Elisabetta Malantrucco (Radio Rai), Rebeka Legovic (TV Koper), Michele Gazich (musicista), Maurizio Bettelli (musicista ed autore), Ottavio Nieddu (Fondazione Andrea Parodi), Felice Liperi (critico musicale) e Luciano Trevisan (produttore musicale) che ha motivato la scelta così:

«Riconoscendo al gruppo un originale eclettismo nei suoni e nella ricerca di nuovi territori musicali, in attesa che si manifesti in una nuova semplicità. Particolarmente felice
la rilettura del brano in lingua friulana».



Tupa Ruja . Premio Alberto Cesa 2022

giugno 28, 2022

Judy Collins a Folkest 2022

La celebre cantante folk Judy Collins farà tappa in terra friulana il due luglio. Nella splendida cornice di piazza del Duomo a Spilimbergo, illuminata dalle stelle, Judy Collins ci condurrà in un viaggio nostalgico con scene vivide della sua colorata carriera. Aveva solo undici anni quando si interessò per la prima volta alla musica folk dopo aver sentito Jo Stafford cantare “Barbara Allen” alla radio, e suo padre le regalò la sua prima chitarra che in realtà fu noleggiata!!! Lei suona meravigliosamente la chitarra a 12 corde e il pianoforte, e la sua qualità vocale è rimasta eccezionale e acuta.

Chi conosce la storia della Musica ed ama Woody Guthrie e Pete Seeger, i maestri della scena Folk del Greenwich Village degli anni sessanta, e non solo, sa che la Collins ha iniziato proprio qui nel 1960 ad esibirsi. Nel 1961 ha inciso il suo primo album – A Maid of Constant Sorrow – con canzoni esclusivamente dei grandi autori come appunto Seeger, Phil Ochs, Bob Dylan e Jacques Brel. Ha soprattutto portato alla ribalta canzoni come Bird on the Wire di Leonard Cohen, allora poco conosciuto e Both Sides Now di Joni Mitchell, canzone per la quale la Collins ricevette un Grammy Award. Both Sides Now fu inclusa nell’album Wildflowers del 1967, dove troviamo le sue prime composizioni in qualità di cantautrice.

Sono gli anni che appaiono sulla scena mondiale, almeno agli occhi nostri i più grandi artisti di tutti i tempi, una fusione di folk acustico, elettrificato, blues, country e rock. I testi sono importanti, spesso critici verso il presidente. La Collins non ha mai menzionato il presidente per nome, in concerto, c’era però un altro riferimento quando cantava “Send in the clowns” : “Parlando metaforicamente, ovviamente, sappiamo tutti dove sono veramente i clown”!

Lei ha vissuto una vita parallela con Bob Dylan, Leonard Cohen, Janis Joplin, Kris Kristofferson, Joan Baez, Joni Mitchell, Tom Paxton, Phil Ochs, Neil Young, David Crosby, Graham Nash, Stephen Stills, Sandy Denny ed proprio a quest’ultima che dedica il titolo del suo Album Who Knows Where the Time Goes? , una delle canzoni incredibili per le sue bellezze armoniche scritta dalla Denny. Il disco fu prodotto da Stills che scriverà per la Collins, in omaggio alla sua bellezza, “Suite: Judy Blue Eye”.

La bellezza di questa donna non è solo artistica ma soprattutto la troviamo nella sua Anima, portatrice di messaggi per chi nella vita ha assaporato dolori acuti, come il suicidio di un figlio.

Al Folkest presenterà il suo Album nuovo Spellbound (ventinovesimo album in studio), pubblicato il 25 febbraio 2022 dalla Cleopatra Records. L’album è il primo della Collins a contenere materiale completamente originale, registrato tra il 2016 e il 2022.

Maggio 9, 2022

Friends for Chile

Phil Ochs e Bob Dylan non erano i migliori amici.


Detto questo, il 9 maggio 1974, quarantotto anni fa oggi, Phil e Bob si incontrarono ad un concerto di beneficenza “Friends for Chile” al Felt Forum di New York City.

L’11 settembre 1973 il governo del Cile Salvador Allende fu rovesciato in un colpo di stato. Salvador Allende morì durante il bombardamento del palazzo presidenziale, e Victor Jara fu pubblicamente torturato e ucciso.



Victor Jara

Victor Jara è stato un insegnante cileno, regista teatrale, poeta, cantautore e attivista politico. Illustre regista teatrale, sviluppò il teatro cileno dirigendo un’ampia gamma di opere, dalle opere teatrali prodotte localmente, ai classici della scena mondiale, fino al lavoro sperimentale di drammaturghi come Victor Jara è stato un insegnante cileno, regista teatrale, poeta, cantautore e attivista politico. Illustre regista teatrale, sviluppò il teatro cileno dirigendo un’ampia gamma di opere, dalle opere teatrali prodotte localmente, ai classici della scena mondiale, fino al lavoro sperimentale di drammaturghi come Ann Jellicoe.
Victor Jara ha anche avuto un ruolo fondamentale tra i musicisti neo-folclorici che hanno fondato il movimento “Nueva Canción Chilena” (Nuova canzone cilena) che ha portato a una rivolta di nuovi suoni nella musica popolare durante l’amministrazione di Salvador Allende.
Poco dopo il colpo di stato cileno, Victor Jara è stato arrestato. È stato torturato sotto interrogatorio e ucciso quattro giorni dopo. Il suo corpo è stato poi gettato nella strada di una baracca città a Santiago.
Il contrasto tra i temi delle sue canzoni, sull’amore, la pace e la giustizia sociale e il modo brutale in cui è stato assassinato ha trasformato Victor Jara in un “potente simbolo di lotta per i diritti umani e la giustizia” per coloro che sono uccisi durante il regime Pinochet.
Phil Ochs che ha incontrato e si è esibito con Victor Jara durante un tour in Sud America, ha organizzato la serata di beneficenza. Il concerto aveva una formazione eclettica che comprendeva Pete Seeger, Bob Dylan, Arlo Guthrie, Melanie, Mike Love, Dave Van Ronk, Dennis Hopper e Dennis Wilson.
Al concerto, Arlo Guthrie ha eseguito la sua canzone “Victor Jara”..
Victor Jara ha anche avuto un ruolo fondamentale tra i musicisti neo-folclorici che hanno fondato il movimento “Nueva Canción Chilena” (Nuova canzone cilena) che ha portato a una rivolta di nuovi suoni nella musica popolare durante l’amministrazione di Salvador Allende.
Poco dopo il colpo di stato cileno, Victor Jara fu arrestato, torturato sotto interrogatorio e ucciso quattro giorni dopo. Il suo corpo fu poi gettato nella strada di una baracca a Santiago.
Il contrasto tra i temi delle sue canzoni, sull’amore, la pace e la giustizia sociale e il modo brutale in cui è stato assassinato ha trasformato Victor Jara in un “potente simbolo di lotta per i diritti umani e la giustizia” per coloro che sono uccisi durante il regime Pinochet.
Phil Ochs che ha incontrato e si è esibito con Victor Jara durante un tour in Sud America, ha organizzato la serata di beneficenza. Il concerto aveva una formazione eclettica che comprendeva Pete Seeger, Bob Dylan, Arlo Guthrie, Melanie, Mike Love, Dave Van Ronk, Dennis Hopper e Dennis Wilson.
Al concerto, Arlo Guthrie ha eseguito la sua canzone “Victor Jara”.

Melanie tra Phil Och e Bob Dylan
Ann Jellicoe
Phil Ochs con Bob Dylan

Nei primi anni ’60 Phil iniziò a farsi un nome sulla scena folk di New York ed arrivò all’attenzione della rivista Broadside, una piccola ma influente pubblicazione che nutriva e promuoveva musicisti emergenti. Phil iniziò a scrivere per Broadside e fu mentre lavorava alla rivista che conobbe Bob Dylan. Sono diventati amici veloci, andando ai concerti, bevendo insieme, giocando a poker, frequentando altri appartamenti ecc. Tutte le cose che fanno i giovani, insomma. Un giorno, alle 5 del mattino, Bob si avvicinò a Phil che stava ancora bevendo. Dylan aveva la sua chitarra con sé ed eseguì per la prima volta ‘Mr Tambourine Man‘. Phil fu preso alla sprovvista e disse a Bob: “Questa è la più grande canzone che abbia mai sentito”.

aprile 22, 2022

Da una canzone di Woody Guthrie, Ludlow Massacre

Howard Zinn apprese per la prima volta del massacro di Ludlow da una canzone di Woody Guthrie, che Zinn dice: “nessuno aveva mai menzionato in nessuno dei miei corsi di storia”.

Parole e musica di Woody Guthrie

Era l’inizio della primavera quando lo sciopero era in corso,

ci hanno cacciato i minatori fuori dalle porte,

fuori dalle case che la Compagnia possedeva,

ci siamo trasferiti in tende al vecchio Ludlow.

Ero preoccupato per i miei figli,

soldati a guardia del ponte della ferrovia,

ogni tanto un proiettile volava,

calciava la ghiaia sotto i miei piedi.

Avevamo così paura che avresti ucciso i nostri figli,

ci abbiamo scavato una grotta che era profonda sette piedi,

abbiamo portato i nostri piccoli e le donne

incinte giù all’interno della grotta per dormire.

Quella stessa notte i tuoi soldati aspettarono,

finché tutti noi minatori non dormimmo,

Tu ti intrufoli nella nostra piccola tendopoli,

inzuppato le nostre tende con il tuo cherosene.

Howard Zinn è stato uno storico, autore, professore, drammaturgo e attivista. Il lavoro della sua vita si è concentrato su una vasta gamma di questioni tra cui razza, classe, guerra e storia, e ha toccato le vite di innumerevoli persone.
Zinn è cresciuto a Brooklyn in una famiglia di immigrati della classe operaia. A 18 anni divenne operaio in un cantiere navale e poi si arruolò nell’aviazione e volò in missioni di bombardamento durante la seconda guerra mondiale. Queste esperienze contribuirono a formare la sua opposizione alla guerra e la sua forte convinzione dell’importanza di conoscere la storia.
Dopo aver frequentato il college con il G.I. Bill, ha lavorato come caricatore di magazzino mentre stava ottenendo un dottorato in storia alla Columbia University. Dal 1956 al 1963, ha insegnato allo Spelman College di Atlanta, GA, dove è diventato attivo nel movimento per i diritti civili. Dopo essere stato licenziato dallo Spelman per il suo sostegno agli studenti manifestanti, Zinn divenne professore di scienze politiche alla Boston University, dove insegnò fino al suo pensionamento nel 1988.
Zinn è stato autore di decine di libri, tra cui A People’s History of the United States, l’opera teatrale Marx in Soho, Vietnam: The Logic of Withdrawal, e SNCC: The New Abolitionists. Ha ricevuto molti premi tra cui il Lannan Foundation Literary Award for Nonfiction, il premio Eugene V. Debs per la sua scrittura e il suo attivismo politico e il Ridenhour Courage Prize.

Poco dopo l’insediamento di Woodrow Wilson iniziò in Colorado una delle lotte più aspre e violente tra lavoratori e capitale aziendale nella storia del paese.

Questo fu lo sciopero del carbone del Colorado che iniziò nel settembre 1913 e culminò nel “Massacro di Ludlow” dell’aprile 1914. Undicimila minatori nel sud del Colorado … lavorava per la Colorado Fuel & Iron Corporation, che era di proprietà della famiglia Rockefeller. Eccitati dall’omicidio di uno dei loro organizzatori, entrarono in sciopero contro i bassi salari, le condizioni pericolose e il dominio feudale delle loro vite in città completamente controllate dalle compagnie minerarie. …

Quando è iniziato lo sciopero, i minatori sono stati immediatamente sfrattati dalle loro baracche nelle città minerarie. Aiutati dal sindacato United Mine Workers, montarono tende sulle colline vicine e portarono avanti lo sciopero, il picchettaggio, da queste colonie di tende.

Famiglie a Ludlow poco prima del massacro del 20 aprile 1914.

Gli uomini armati assoldati dagli interessi Rockefeller – la Baldwin-Felts Detective Agency – usando pistole e fucili Gatling, fecero irruzione nelle colonie di tende. La lista di morte dei minatori crebbe, ma resistettero, respinsero un treno blindato in uno scontro a fuoco, combatterono per tenere fuori gli scioperanti. Con i minatori che resistevano, rifiutandosi di cedere, le miniere non potevano funzionare, il governatore del Colorado (indicato da un direttore della miniera Rockefeller come “il nostro piccolo governatore cowboy”) chiamò la Guardia Nazionale, con i Rockefeller che fornivano i salari della Guardia.

I minatori in un primo momento pensarono che la Guardia fosse stata inviata per proteggerli e salutarono il suo arrivo con bandiere e applausi. Presto scoprirono che la Guardia era lì per distruggere la tendopoli. La Guardia portò via gli scioperanti di notte, non dicendo loro che c’era una ragione. Le guardie picchiavano i minatori, li arrestavano a centinaia, scendevano con i loro cavalli tra le sfilate di donne nelle strade di Trinidad, la città centrale della zona. E ancora i minatori si rifiutarono di cedere. Quando durarono per tutto il freddo inverno del 1913-1914, divenne chiaro che sarebbero state necessarie misure straordinarie per interrompere lo sciopero.

Nell’aprile del 1914, due compagnie della Guardia Nazionale erano di stanza sulle colline che dominavano la più grande colonia di tende di scioperanti, quella di Ludlow, che ospitava un migliaio di uomini, donne, bambini. La mattina del 20 aprile è iniziato un attacco di mitragliatrice alle tende. I minatori hanno risposto al fuoco. Il loro leader, …, fu attirato sulle colline per discutere di una tregua, poi fucilato a morte da una compagnia di guardie nazionali. Le donne e i bambini hanno scavato buche sotto le tende per sfuggire agli spari. Al crepuscolo, la Guardia scese dalle colline con le torce, diede fuoco alle tende e le famiglie fuggirono sulle colline; tredici persone sono state uccise da colpi di arma da fuoco.

Il giorno seguente, un guardalinee telefonico che attraversava le rovine della colonia di tende di Ludlow sollevò una culla di ferro che copriva una fossa in una delle tende e trovò i corpi carbonizzati e contorti di undici bambini e due donne. Questo divenne noto come il massacro di Ludlow.

Aprile 2014
Il massacro, 20 aprile 2014

La notizia si diffuse rapidamente in tutto il paese. A Denver, gli United Mine Workers hanno emesso una “Call to Arms”: “Riunire per scopi difensivi tutte le armi e le munizioni legalmente disponibili”. Trecento scioperanti armati marciarono da altre colonie di tende nell’area di Ludlow, tagliarono i fili del telefono e del telegrafo e si prepararono per la battaglia. I ferrovieri si rifiutarono di portare i soldati da Trinidad a Ludlow. A Colorado Springs, trecento minatori sindacali lasciarono il loro lavoro e si diressero verso il distretto di Trinidad, portando revolver, fucili, fucili.

Nella stessa Trinidad, i minatori hanno partecipato a un servizio funebre per i ventisei morti a Ludlow, poi hanno camminato dal funerale a un edificio vicino, dove le armi sono state accatastate per loro. Raccolsero fucili e si spostarono sulle colline, distruggendo mine, uccidendo guardie minerarie, facendo esplodere pozzi minerari. La stampa ha riferito che “le colline in ogni direzione sembrano improvvisamente essere vive di uomini”.

A Denver, ottantadue soldati di una compagnia su un treno di truppe diretto a Trinidad si rifiutarono di andare. La stampa ha riferito: “Gli uomini hanno dichiarato che non si sarebbero impegnati nella fucilazione di donne e bambini. Hanno sibilato i 350 uomini che hanno iniziato e hanno gridato loro imprecazioni”.

Cinquemila persone hanno manifestato sotto la pioggia sul prato di fronte alla capitale dello stato a Denver chiedendo che gli ufficiali della Guardia Nazionale a Ludlow fossero processati per omicidio, denunciando il governatore. La Denver Cigar Makers Union votò per inviare cinquecento uomini armati a Ludlow e Trinidad. Le donne della United Garment Workers Union di Denver hanno annunciato che quattrocento dei loro membri si erano offerti volontari come infermieri per aiutare gli scioperanti.

In tutto il paese ci sono stati incontri, manifestazioni. I picchetti marciarono davanti all’ufficio Rockefeller al 26 di Broadway, New York City. Un ministro protestò davanti alla chiesa dove Rockefeller a volte teneva sermoni, e fu bastonato dalla polizia.

Il New York Times ha pubblicato un editoriale sugli eventi in Colorado, che non stavano attirando l’attenzione internazionale. L’enfasi del Times non era sull’atrocità che si era verificata, ma sull’errore nelle tattiche che erano state fatte. Il suo editoriale sul massacro di Ludlow iniziava: “Qualcuno ha sbagliato …” Due giorni dopo, con i minatori armati e sulle colline del distretto minerario, il Times scrisse: “Con le armi più letali della civiltà nelle mani di uomini dalla mente selvaggia, non si può dire fino a che punto durerà la guerra in Colorado a meno che non venga sedata con la forza … Il presidente dovrebbe rivolgere la sua attenzione dal Messico abbastanza a lungo da prendere misure severe in Colorado”.

Il governatore del Colorado chiese alle truppe federali di ripristinare l’ordine, e Woodrow Wilson acconsentì. Questo ha fatto, lo sciopero si è esaurito. Le commissioni del Congresso sono entrate e hanno preso migliaia di pagine di testimonianze. Il sindacato non aveva ottenuto riconoscimenti. Sessantasei uomini, donne e bambini erano stati uccisi. Nessun miliziano o guardia antimine era stato incriminato per crimine.

Il Times aveva fatto riferimento al Messico. La mattina in cui i corpi furono scoperti nella tenda di Ludlow, le navi da guerra americane stavano attaccando Vera Cruz, una città sulla costa del Messico – bombardandola, occupandola, lasciando un centinaio di messicani morti – perché il Messico aveva arrestato marinai americani e si era rifiutato di scusarsi con gli Stati Uniti con un saluto di ventuno pistole. Il fervore patriottico e lo spirito militare potrebbero coprire la lotta di classe? La disoccupazione, i tempi difficili, stavano crescendo nel 1914. Le armi potrebbero distogliere l’attenzione e creare un certo consenso nazionale contro un nemico esterno? Sicuramente è stata una coincidenza: il bombardamento di Vera Cruz, l’attacco alla colonia di Ludlow. O forse era, come qualcuno una volta descrisse la storia umana, “la selezione naturale degli incidenti”. Forse la vicenda in Messico è stata una risposta istintiva del sistema per la propria sopravvivenza, per creare un’unità di scopo combattivo tra un popolo lacerato da conflitti interni.

Il bombardamento di Vera Cruz è stato un piccolo incidente. Ma in quattro mesi la prima guerra mondiale sarebbe iniziata in Europa.


Fonte:A People’s History of the United States Foto Colorado Coal Field War Project

Ludlow Massacre è l’undicesima traccia dell'”album” Struggle della Folkways Records, pubblicato come LP in vinile (catalogo n. FA 2485) nel 1976 e come CD nel 1990. Contiene registrazioni dell’artista folk Woody Guthrie, accompagnato in alcuni brani da Cisco Houston e Sonny Terry. Le canzoni di questo album sono comunemente indicate come musica di protesta, canzoni che sono associate ad un movimento per il cambiamento sociale.

Il disco del 1976 contiene un libretto di 12 pagine contenente i testi completi di ogni canzone e storie dettagliate su molte di esse. Su insistenza di Woody ci dovevano essere una serie di dischi che rappresentassero la lotta dei lavoratori nel portare alla luce la loro lotta per un posto nell’America che essi immaginavano.

L’album è dedicato a Marjorie Guthrie e Pete Seeger.

Gloria Berloso

aprile 21, 2022

In memoria del Bluesman “Guitar Shorty”

Il bluesman David “Guitar Shorty” Kearney, artista internazionale, ha registrato undici album da solista in sette decenni di carriera in tour con Ray Charles, Guitar Slim e Sam Cooke. Il premiato maestro bluesman David Kearney, conosciuto e amato dai fan di tutto il mondo come Guitar Shorty, è morto mercoledì 20 aprile 2022 a Los Angeles, California, per cause naturali. Aveva 87 anni. Ritenuto l’artefice dell’influenza su Jimi Hendrix e Buddy Guy, Shorty ha elettrizzato il pubblico di tutto il mondo con il suo imprevedibile e feroce modo di suonare la chitarra, la sua voce burbera e i suoi spettacoli dal vivo, dove spesso faceva salti mortali all’indietro e capriole mentre suonava.

Guitar Shorty

Billboard disse che suonava ” un blistering, un blues-rock moderno, ricco di una chitarra eccitante e di una voce vigorosa”.

Il Chicago Reader ha detto: “Guitar Shorty è un duro da battaglia. È tra gli intrattenitori blues ad alta energia sulla scena”.

Quando aveva appena vent’anni, Shorty andò in tour con luminari del blues e dell’R&B come Ray Charles, Sam Cooke, B.B. King, Guitar Slim e T-Bone Walker.

Durante i primi 30 anni della sua carriera, ha registrato solo una manciata di singoli per una varietà di etichette e un LP per una piccola etichetta inglese. Da allora ha pubblicato dieci registrazioni complete da solista, molte delle quali hanno ricevuto un enorme successo di critica e di pubblico. Le sue rinomate esibizioni dal vivo lo hanno continuamente richiesto in tutto il mondo. La rivista MOJO ha notato la sua “intensità implacabile” e il suo “incendiario modo di suonare la chitarra”.

Paste ha detto: “È un dio della chitarra, e semplicemente scatena un grande assolo dopo l’altro”.

Guitar Shorty è nato David William Kearney l’8 settembre 1934 a Houston, Texas e è stato cresciuto a Kissimmee, Florida da sua nonna. Ha iniziato a suonare la chitarra da ragazzo, eccitato dai suoni di B.B. King, Guitar Slim, T-Bone Walker e John Lee Hooker. Dopo essersi trasferito a Tampa all’età di 17 anni, il giovane Kearney ottenne un posto come chitarrista e cantante nell’orchestra locale di 18 elementi guidata da Walter Johnson. Essendo più giovane e più basso del resto della band, il proprietario di un club gli diede il nome di Guitar Shorty, che gli rimase addosso. Dopo una performance particolarmente forte in Florida, il grande Willie Dixon, che era tra il pubblico, si avvicinò a Shorty. Poche settimane dopo Shorty era a Chicago e, sostenuto da Otis Rush alla seconda chitarra, incise il suo primo singolo per la famosa Cobra Records di Chicago nel 1957. La fortuna di Shorty continuò a crescere quando il leggendario Ray Charles lo assunse come membro della sua road band. Mentre era in tour in Florida con Ray, Shorty entrò in contatto con il chitarrista/vocalist Guitar Slim, famoso per la sua hit Things That I Used To Do e per le sue buffonate sul palco. A Shorty fu offerto il posto di apertura nel successivo tour di Slim, e Shorty colse al volo l’occasione. Ispirato da Slim, Shorty iniziò a incorporare alcune delle abilità atletiche dell’artista più anziano nelle sue performance. In poco tempo, Guitar Shorty imparò a fare capriole e salti mortali sul palco. Successivamente si unì alla band itinerante di Sam Cooke e alla fine si stabilì a Los Angeles. Si esibì nei locali e registrò tre 45 giri per l’etichetta di Los Angeles, Pull Records. nel 1959. Shorty si trasferì a Seattle nel 1960 e alla fine incontrò Jimi Hendrix attraverso amici comuni. Hendrix amava il modo di suonare di Shorty, e confessò che nel 1961 e 1962 si assentava senza permesso dalla sua base militare per assistere alle esibizioni di Shorty nella zona, e per imparare i suoni e le idee.

Secondo Shorty, “Jimi mi disse che il motivo per cui iniziò a dare fuoco alla sua chitarra era perché non poteva fare i salti mortali all’indietro come me”.

Trasferendosi a Los Angeles nel 1971, Shorty aprì per tutte le grandi stelle del blues che passavano in città, tra cui Little Milton, B.B. King, Lowell Fulson, Johnny Copeland e T-Bone Walker. Nel 1978 si esibì persino nel The Gong Show e lo vinse, suonando la chitarra in piedi sulla testa. È apparso, interpretando se stesso, nel film di Tommy Chong del 1990 Far Out Man. Una storia importante nella rivista Living Blues lo portò ancora più attenzione e portò al suo primo tour britannico nel 1991. Mentre era lì, incise il suo primo album completo. Guitar Shorty fece tre album per l’etichetta Black Top di New Orleans durante gli anni ’90, seguiti da uno per la Evidence Records. Il successo degli album portò Shorty a molteplici tour negli Stati Uniti e in tutto il mondo, compresi Regno Unito, Europa e Giappone. Le apparizioni in festival importanti come il Monterey Bay Blues Festival, il San Francisco Blues Festival, il Chicago Blues Festival e il King Biscuit Blues Festival lo hanno fatto conoscere a un pubblico sempre più vasto. Nel 2004, Guitar Shorty è entrato a far parte della Alligator Records, pubblicando tre dei suoi dischi più venduti: Watch Your Back del 2004, We The People del 2006 e Bare Knuckle del 2010. I fan, i programmatori radiofonici e i critici hanno espresso il loro sostegno. Living Blues ha definito Shorty “un originale blues rock che suona una chitarra potente e vibrante ed è capace di cantare con una sfida aggressiva”. Texas Music Magazine ha detto: “Lo straordinario Axebuster Guitar Shorty è uno showman della vecchia scuola di chitarra. Suona con la tecnica e il flash, senza mai sacrificare la passione. È un eroe del blues-rock”. Shorty ha continuato a fare tour e ad esibirsi fino ai suoi 80 anni. Il suo album più recente è stato Trying To Find My Way Back del 2019, prodotto dal leggendario musicista Jerry “Swamp Dogg” Williams. Guitar Shorty lascia la sorella Gertrude Kearney Williams, i suoi quattro figli: Sean Kearney, Edmond Kearney, Tamara Kearney e Rodney Kearney, e le nipoti Sheena Kearney e Estalita Williams.

Fonte: Blues Magazine

Gloria Berloso




dicembre 4, 2021

Neil Flanz, uno dei veri pionieri dell’insegnamento della steel guitar, è morto il 2 dicembre

Neil Flanz è morto il 2 dicembre 2021, diversi giorni dopo un intervento chirurgico. Aveva 83 anni.

Neil è stato uno dei veri pionieri dell’insegnamento della steel guitar; l’album che registrò alla fine degli anni ’60 per la compagnia Sho~Bud iniziò molti musicisti di pedal steel a suonare con l’accordatura E9. In seguito ha assemblato un’analisi enciclopedica delle combinazioni di accordi per l’accordatura C6.

“Citando gli altri, citiamo noi stessi.” – Julio Cortázar

Ha suonato in un certo numero di band e ha sostenuto un certo numero di artisti durante il suo periodo a Nashville. Negli ultimi 18 anni era residente ad Austin in Texas, ha suonato in band (in particolare con i Fingerpistol) e ha insegnato steel guitar privatamente.

Ci sono pochi tour che sono più leggendari per la storia della musica country del tour di sei settimane che Gram Parsons ha intrapreso nel 1973 dietro il suo album GP. Si, c’erano sicuramente tour più grandi con incassi maggiori, o tour che presentavano una line-up più scintillante. Ma quando si trattava di seminare influenza, pochi lo superavano. Accompagnato da Emmylou Harris e da una band chiamata The Fallen Angels, Gram ha introdotto il mondo rock e la Harris nel mondo country.

Selezionato per la band dal road manager di Gram, Phil Kaufman, Neil Flanz, fu il chitarrista di steel al quale, fu assegnato il compito difficile di presentare la bellezza dello strumento a un pubblico prevalentemente rock. Insieme a Kyle Tullis al basso, N.D. Smart alla batteria e Jock Bartley alla chitarra solista, il tour si snodò attraverso gli Stati Uniti, suonando all’Armadillo World Headquarters di Austin, e fu raggiunto da Neil Young e Linda Ronstadt a Houston tra molti altri luoghi e momenti leggendari tra febbraio e marzo del 1973, nonostante la band si esercitasse a malapena prima di iniziare il tour, e l’incoerenza dello stesso Gram, che sarebbe morto a settembre.

Neil Flanz ricorda il tour come una delle parti più emozionanti della sua carriera con “migliaia di giovani fan dai capelli lunghi che vengono introdotti nel paese per la prima volta… correndo sul palco solo per toccarci.” Ci sono le registrazioni Live del 1973 a Long Island, New York. Insieme alla disposizione languida di Gram e alle armonie di Emmylou da quelle registrazioni, molti hanno screditato la steel guitar di Neil Flanz come fondamentale per il loro amore per la musica country.

Ma Neil Flanz non era un’icona country rock degli anni ’70, era un convinto tradizionalista originario di Montreal, in Canada, che aveva suonato dietro gli artisti country per un decennio a quel punto. Nato il 22 giugno 1938, è cresciuto ascoltando il Grand Ole Opry alla radio e godendo della musica di artisti come il cantante cowboy canadese Wilf Carter, che ha imparato per la prima volta la chitarra all’età di 13 anni e si è trasferito alla steel guitar all’età di 17 anni. Suonando con chiunque potesse nel Canada orientale, registrò due album di musica per steel guitar, Neil Flanz and His Nashville Steel nel 1962 e Get on the Star Route nel 1964.

Mentre suonava al Country Palace di Montreal, Neil Flanz ha avuto l’opportunità di sostenere l’influenza primaria di Gram Parsons Charlie Louvin.

Insieme ai suoi album di steel guitar, questa connessione con Louvin ha contribuito a diffondere la voce su Flanz a sud, e alla fine si è trasferito a Nashville dove ha suonato regolarmente dietro Louvin, insieme ad altri artisti come Billy Walker, Jean Shepard, anche sul palco di Grand Ole Opry, mentre lavorava anche come chitarrista di sessione e suonava in The Kelly Rogers Breed.

Dopo un tour con Gram Parsons, Neil Flanz si trasferì brevemente ad Austin e suonò con i Bronco Brothers, che era un gruppo country tradizionale che includeva Marcia Ball. Ma alla fine è tornato a Nashville suonando regolarmente concerti locali con Peppertree (prec. The Kelly Rogers Breed), oltre a tenere una residenza in un luogo chiamato Deeman’s Den dove si sedevano artisti come Johnny Paycheck, Webb Pierce, Faron Young e “Little” Jimmy Dickens. Era il 1980 quando Joe Sun si offrì di fare di Neil Flanz il suo chitarrista steel a tempo pieno, e si mise di nuovo in viaggio, suonando in tutto il mondo, incluso un concerto su Austin City Limits. Nel corso del tempo, Austin sembrava il posto a cui Neil Flanz si sentiva a casa, ed è lì che è finito dopo essersi trasferito definitivamente dalla Florida nel 2004. Mentore, istruttore e anziano nella scena musicale country di Austin, Flanz ha suonato nella band di Alvin Crow e altri, ed è stato anche un membro di lunga data del gruppo country Fingerpistol.

Neil Flanz, i suoi legami con Gram Parsons e il Grand Ole Opry, e con la musica di Austin durante la sua carriera lo hanno reso una leggenda vivente, ammirato dai fan e dai suoi colleghi musicisti.

È stato inserito nella Steel Guitar Hall of Fame nel 2016.

Buon viaggio Neil!

ottobre 24, 2021

Nonna, nonna…chi erano i beatnick?

Chi bazzicava o viveva nel Greenwich Village ha imparato che i beatnik erano soprattutto artisti.

E che artisti!!!

Il Greenwich Village aveva una scena musicale e di cabaret all’avanguardia. Il “The Village Gate“, il “Village Vanguard” e “The Blue Note” ospitavano regolarmente alcuni dei più grandi nomi del jazz. Il Village ebbe anche un ruolo importante nello sviluppo della scena musicale folk degli anni ’60. I club musicali includevano “The Bitter End“, “Cafe Au Go Go“, “Cafe Wha?“, “The Gaslight Cafe“, “The Bottom Line“, e “Gerde’s Folk City“.

Mike Porco avrebbe oggi 107 anni, era nato il 23 ottobre.

Mike era il proprietario e gestore originale di Gerde’s Folk City,

Aprendo ufficialmente il 26 gennaio 1960, Gerde’s Folk City ha generato diverse ondate di generi musicali che vanno dalla musica folk al rock ‘n’ roll; dal folk rock al punk; dal blues al rock alternativo, portando al mondo una vasta gamma di musica da Pete Seeger ai 10,000 Maniacs.

Il cantante e poeta Logan English si è esibito nella serata di apertura, insieme a Carolyn Hester. Da The Weavers a Sonny Terry e Brownie McGhee, Judy Collins e Rev. Gary Davis, molti musicisti che hanno formato la base della musica contemporanea si sono esibiti lì. Doc Watson fece la sua prima esibizione da solista al Gerde. La prima esibizione ufficiale di Simon & Garfunkel e Peter, Paul & Mary come trio fu al Folk City.

Mike ingaggiò una costellazione di artisti discografici per suonare al Folk City di Gerde. Bob Dylan vi suonò il suo primo concerto professionale l’11 aprile 1961, sostenendo John Lee Hooker. (Bob chiese a Mike di fargli da tutore legale quando firmò la sua primissima tessera di cabaret. Nella sua autobiografia del 2004, Chronicles, Bob Dylan si riferì a Mike Porco come “il padre siciliano che non ho mai avuto”).

Logan English fu determinante per assicurare a Bob Dylan la sua prima apparizione. La sua vedova Barbara Shutner ha ricordato:

“Mio marito Logan English ed io abbiamo incontrato Bob Dylan a casa di Bob e Sid Gleason … Una sera eravamo tutti seduti e Woody Guthrie disse qualcosa come ‘Suona qualcosa’ a questo ragazzo seduto sul divano. Il ragazzo era Bob Dylan, e cantò ed era semplicemente bellissimo. Così Logan disse, ‘Sto lavorando al Gerde’s. Sono l’MC. Ti faremo suonare lì”. Così quel lunedì sera Bob Dylan entrò e fece il suo primo set”.

L’apparizione di Bob Dylan del 29 settembre 1961 fu recensita sul New York Times da Robert Shelton, dopo di che crebbe la reputazione di Dylan. La fotografia qui sotto è quella di Bob sul palco la sera in cui Bob Shelton lo recensì sul New York Times. Si può vedere la sua scaletta incollata alla chitarra.

“Bob Dylan finì “Blowin’ in the Wind” in una sola seduta al Commons, un caffè di MacDougal Street di fronte al Gaslight. Più tardi quella stessa sera, Bob portò la canzone al Folk City, dove, tra un set e l’altro, la suonò per Gil Turner, che presentava gli hootenannies (spettacoli) del lunedì sera del club. Gil ne rimase folgorato e convinse Bob a insegnargliela sul posto. La ripassarono un paio di volte nel seminterrato. Poi, quando lo spettacolo riprese, Gil attaccò una copia del testo al microfono e annunciò: “Signore e signori, vorrei cantare una nuova canzone di uno dei nostri grandi cantautori. È appena uscita dalla matita, ed eccola qui”. (da “Dylan A Biography”)

Gerde’s Folk City fu dove Bob Dylan incontrò per la prima volta Joan Baez e dove debuttò con “Blowin’ in the Wind”.

Rob Stoner, Joan Baez, Bob Dylan ed Eric Andersen sul palco del Gerde’s Folk City, 130 West 3rd Street, 23 ottobre 1975

Tante aspiranti star si sono fatte le ossa da Gerde e tanti altri artisti di una vasta gamma di generi hanno lavorato al Folk City. Migliaia di clienti di Folk City hanno assistito ad alcuni degli spettacoli più storici che il villaggio abbia mai visto.

Il 23 ottobre 1975, ci fu un triplo spettacolo di musicisti. Dylan e compagnia vennero a sapere che era il compleanno di Mike Porco e decisero: “Quale posto migliore” per dare il via alla Rolling Thunder Revue. Inoltre, potevano tutti rendere omaggio a Mike nel giorno del suo compleanno. Dylan ha aspettato e ascoltato e ha passato ore da Gerde prima che arrivasse il suo turno di suonare. La festa, come potete immaginare, è andata avanti fino alle prime ore del mattino. Ancora oggi, tutti i presenti condividono bei ricordi di “quella volta che Dylan è tornato”.

MIKE PORCO

Era questa la data del 1975 quando Bob Dylan, probabilmente all’apice della sua storica carriera, portò il suo entourage a “casa” dove tutto ebbe inizio. Il luogo era diverso nel 1961 per il primo concerto di Dylan che apriva per John Lee Hooker. Gerde’s era tra la quarta e Mercer. Nel 1975, Folk City era al 130 West 3rd. Una cosa era la stessa: Mike Porco aveva ancora un palco pieno di star che suonavano ogni settimana.

Folk City


Nel maggio 1976, la leggenda del folk Bob Gibson e il suo manager Doug Yeager produssero una celebrazione di una settimana per Mike Porco e Folk City, dove più di trenta delle prime star del club vennero ad onorare il club. Folk City è il luogo dove molti dei cantautori folk-rock degli anni ’60 e ’70 hanno ascoltato per la prima volta la loro voce, e gli spettacoli includevano future stelle come Janis Joplin, Jimi Hendrix, The Mamas and The Papas, i Byrds, The Lovin’ Spoonful, gli Youngbloods, Emmylou Harris (che faceva anche la cameriera al club), Joni Mitchell, Phoebe Snow, Loudon Wainwright III e molti altri nomi noti.

Gloria Berloso