Posts tagged ‘musica popolare’

marzo 6, 2020

I “Canti dell’India” di George Harrison e Ravi Shankar

Il 18 aprile, “Chants of India” di George Harrison e Ravi Shankar sarà ristampato per la prima volta su vinile.
L’album è stato pubblicato per la prima volta nel 1997, il che lo rende uno degli ultimi progetti a cui Harrison ha lavorato prima della sua morte per cancro nel 2001.
Pubblicato dall’etichetta discografica Dark Horse Records di George Harrison, recentemente riattivata, l’album comprende 16 brani del maestro di chitarra di Harrison e amico intimo di Ravi Shankar.
“George Harrison era molto entusiasta”, lo ha detto Shankar in un’intervista del 1997 con Rolling Stone, “e voleva prendere in mano la produzione. Questi canti sono molto antichi, tratti dalle Scritture. Alcuni li ho composti io. Il ‘Mangalam’ è venuto da me mentre camminavo a Friar Park, la casa di George, dove stavamo registrando. Guardavo gli alberi e il cielo, e all’improvviso mi sono sentito molto euforico, desiderando che tutto andasse bene per tutti, e mi è venuto in mente”.
Oltre a produrre l’album, Harrison avrebbe contribuito con voce, chitarra acustica, autoharp, basso, vibrafono, marimba e glockenspiel.
George Harrison incontrò per la prima volta Ravi nel 1966.


Shankar avrebbe insegnato a Harrison i rudimenti del sitar e gli avrebbe fatto da mentore in materia di cultura e spiritualità indiana, cosa che ebbe un profondo impatto sui Beatles.
“La musica indiana è brillante,” Harrison non molto tempo dopo l’incontro con Ravi, “e per me, comunque, questo è solo personale, ha tutto in sé. Mi piace ancora l’elettronica e ogni genere di musica se è buona, ma la musica indiana è semplicemente… un intoccabile non si può dire cosa sia perché lo è e basta”.
La notizia della pubblicazione di Chants of India segue l’annuncio che il figlio di George, Dhani Harrison, insieme alla figlia di Ravi, Nora Jones, renderà omaggio a Shankar in una serie di concerti per il centenario, il prossimo maggio.
Chants of India sarà disponibile su 2 x 12″ LP 180-Gram Red Vinyl e includerà una stampa fotografica esclusiva di 12 “x12”.

Gloria Berloso

 

marzo 3, 2020

DUO BOTTASSO IN TOUR, 16 CONCERTI FRA MARZO E APRILE

IL DUO BOTTASSO IN TOUR FRA MARZO E APRILE

16 appuntamenti per presentare i loro più recenti progetti: “Il Cielo di Pietra” e “LinguaMadre: Il Canzoniere di Pasolini”.

Duo Bottasso

Duo Bottasso

Sono uscite le date del tour che vedrà coinvolti i due musicisti cuneesi dal 15 marzo al 26 aprile: sedici appuntamenti, tra Italia, Svizzera, Francia e Olanda, per presentare i loro più recenti progetti. Dopo la vittoria nella sezione Giovani del “Premio Nazionale Città di Loano per la Musica Tradizionale Italiana” con il lavoro discografico “Biserta e altre storie” (in collaborazione con Simone Sims Longo), Simone e Nicolò Bottasso hanno dato vita a due nuovi lavori molto diversi fra loro.
“Il Cielo di Pietra” è uno spettacolo audiovisual con materiali d’archivio dell’EYE Film Institute di Amsterdam, liberamente ispirato dall’omonimo racconto di Italo Calvino. Commissionato sotto forma di carta bianca dal festival svizzero Alpentoene, è stato realizzato in collaborazione con i registi di Cosenude Media Projects e con l’animatrice Alice Gallouin. Dal vivo, al violino, alla tromba, all’organetto ed al flauto del Duo Bottasso, si affianca l’elettronica di Simone Sims Longo, visual artist cuneese immerso nella cultura contemporanea, a confermare un sodalizio che già in “Biserta e altre Storie” si era rivelato vincente. Lo spettacolo è un’odissea fra il mondo del silenzio e delle profondità, che si contrappone alla pullulante e caotica superficie della Terra. Le immagini provengono da lavori, tra gli altri, di Segundo de Chomon, George Méliès e JC Mol, visionari registi che ad inizio Novecento per primi sperimentarono con colore, effetti speciali e ricerca del microscopico; e sono state rilette ed attualizzate da Simone Sims Longo. Si segnala il 17 marzo al Batavierhuis di Rotterdam (Olanda), il 21 marzo al Recode (Cuneo, organizzato da Associazione Culturale Origami) ed il 26 aprile al Bozen Film Festival (Bolzano).
“LinguaMadre: Il Canzoniere di Pasolini” è invece un tributo alla bellezza dei dialetti italiani ed alla figura della madre. Attraverso la composizione di nuove canzoni sui testi raccolti da Pier Paolo Pasolini nel 1955, il quartetto LinguaMadre (nel quale la cantante friuliana Elsa Martin ed il polistrumentista e cantante calabrese Davide Ambrogio si affiancano al Duo Bottasso) presenta un viaggio attraverso la poesia popolare italiana e le sue molte lingue. I quattro musicisti, fra i talenti più interessanti del nuovo folk italiano, hanno riletto l’opera di Pasolini attraverso le lenti della contemporaneità, senza filologismi, ma con il senso estetico e le procedure sonore di chi oggi suona ed interpreta in maniera creativa le musiche di tradizione orale.
Produzione originale dell’edizione 2019 dei festival Premio Andrea Parodi, Mare & Miniere e Premio Loano per la Musica Tradizionale Italiana, LinguaMadre ha preso dunque il largo, e presenterà le sue canzoni fra il 23 ed il 29 marzo. Si segnala l’appuntamento di venerdì 27 marzo al FolkClub di Torino.
Maggiori informazioni sui concerti del tour sono disponibili sui canali social del Duo Bottasso e sul loro sito (www.duobottasso.com).



http://www.duobottasso.com

Gloria Berloso

 

febbraio 21, 2020

The Allman Betts Band al prossimo Pistoia Blues Festival 2020

PISTOIA BLUES FESTIVAL – 41° Edizione
THE ALLMAN BETTS BAND
venerdì 10 Luglio 2020

The Allman Betts Band saranno tra i protagonisti della serata del 10 luglio al prossimo Pistoia Blues Festival 2020. La band guidata dai figli di Gregg Allman e Dickey Betts, storici fondatori della Allman Brothers Band, è in tour mondiale per presentare il loro primo album insieme, “Down To The River”, uscito lo scorso giugno.

The Allman Betts Band non tradiscono le aspettative proponendo rock blues country in perfetto stile: nel concerto oltre agli inediti del nuovo album, ad alcuni brani delle rispettive carriere soliste, la band ripropone alcuni classici degli Allman Brothers per ricordare il 50esimo anniversario della nascita della storica band americana.
La band è formata da Devon Allman (chitarra e voce) e Duane Betts (chitarra e voce) coadiuvati da Johnny Stachela (chitarra e voce), Berry Duane Oakley (basso e voce), John Ginty(tastiere), R Scott Bryan (percussioni e voce), John Lum (batteria).

The Allman Betts Band

The Allman Betts Band

 

The Allman Betts Band ha firmato un nuovo accordo discografico globale con la BMG per la pubblicazione del loro album di debutto, Down To The River, il 28 giugno 2019. Guidato da Devon Allman, figlio del fondatore della Allman Brothers Band, tastierista e cantante, Gregg Allman, e Duane Betts, figlio del fondatore della Allman Brothers Band, chitarrista e cantante, Dickey Betts, l’album è stato registrato ai Muscle Shoals Sound Studios con il produttore Matt Ross-Spang (Jason Isbell, Margo Price, John Prine ed Elvis Presley).
La band ha dato il via al suo tour mondiale inaugurale il 26 marzo 2019 con oltre 80 date già confermate e altre ancora da annunciare a breve, tra cui una tappa estiva in Europa, diversi festival e date di supporto con John Fogerty.

Down To The River

Down To The River

L’inizio della collaborazione tra Devon Allman e Duane Betts risale al Gregg Allman tribute show al Fillmore di San Francisco. Era tempo, in quella storica sede, di trasmettere lo spirito alla generazione successiva. Era il momento di prendere tutte le lezioni del passato, tutte le loro esperienze collettive, e di fare qualcosa di nuovo.
Dopo quel concerto, Betts avrebbe fatto da artista di apertura del tour mondiale del Devon Allman Project 2018, unendosi ad Allman ogni sera per un omaggio musicale ai rispettivi padri. Il viaggio, durato un anno, è stato il primo ad abbinare Allman e Betts, con quasi 100 date in tutti gli Stati Uniti e a livello internazionale, attirando un pubblico sempre più numeroso ad ogni tappa successiva.
Dopo un anno di tour di successo, Allman e Betts si sono uniti ufficialmente per formare un nuovo gruppo. La loro prima chiamata è stata fatta al vecchio amico Berry Duane Oakley, figlio del defunto bassista fondatore della Allman Brothers Band, Berry Oakley, e gli è venuta l’idea di unirsi a loro. L’amicizia musicale del trio risale al tour estivo per il ventesimo anniversario della Allman Brothers Band nel 1989, quando i tre si sono incontrati per la prima volta, e spesso si sono incontrati con l’indiscusso membro della Rock-And-Roll Hall of Fame. Nel novembre del 2018, hanno annunciato la formazione della The Allman Betts Band.
Accogliendo il produttore Matt Ross-Spang, la band ha registrato le loro sessioni nei famosi Muscle Shoals Sound Studios. Hanno portato come ospiti l’ex compagno di band di Gregg, Peter Levin, e l’ex Allman Brother e l’attuale tastierista dei Rolling Stone Chuck Leavell, aggiungendo organo e pianoforte, e hanno reclutato musicisti esperti dell’ensemble Project: il chitarrista dei slide Johnny Stachela, il batterista John Lum e il percussionista R Scott Bryan (Sheryl Crow). Motivati da tecniche di registrazione classiche e da attrezzature vintage nello storico studio dell’Alabama, hanno tagliato l’album dal vivo. Niente computer. Niente editing digitale. Insediandosi come uno solo in studio, hanno registrato nove canzoni su nastro analogico da due pollici, con il risultato del loro sforzo di debutto.

La band è formata da Devon Allman (chitarra e voce) e Duane Betts (chitarra e voce) coadiuvati da Johnny Stachela (chitarra e voce), Berry Duane Oakley (basso e voce), John Ginty(tastiere), R Scott Bryan (percussioni e voce), John Lum (batteria).

Tutti i dettagli della serata saranno resi noti in seguito sui canali ufficiali: http://www.pistoiablues.com

febbraio 14, 2020

Buffy Sainte-Marie, vincitrice del premio Allan Slaight Humanitarian Spirit Award per il 2020

La Settimana della musica canadese è lieta di annunciare Buffy Sainte-Marie come vincitrice del premio Allan Slaight Humanitarian Spirit Award per il 2020. Buffy sarà onorata per il suo lavoro degli ultimi 60 anni come musicista, attivista ed educatrice all’annuale Gala dei Canadian Music and Broadcast Industry Awards al Bluma Appel Theatre di Toronto giovedì 21 maggio 2020.

Buffy Sainte Marie

Buffy Sainte Marie

“ Buffy Sainte-Marie è il punto di riferimento per tutto ciò che rappresenta l’Allan Slaight Humanitarian Spirit Award”, (Gary Slaight, CEO e Presidente della Slaight Communications/Slaight Family Foundation). “Per lei, il successo mondiale e lo status di leggenda della musica non era un obiettivo personale, ma un’opportunità per cercare di riparare ai torti, un’opportunità per restituire al pianeta, e un’opportunità per alterare il corso della vita degli Indigeni attraverso l’educazione”.

Alimentata dalla sua dedizione alla musica, all’arte, alla filantropia, all’attivismo sociale e all’educazione, Buffy Sainte-Marie è attiva nell’industria musicale da quasi sessant’anni. Nata nel Saskatchewan, nella riserva della Piapot Plains Cree First Nation Reserve nella Qu’Appelle Valley, Buffy Sainte-Marie è stata adottata da genitori americani ed è cresciuta nel Massachusetts. Qui ha scoperto il pianoforte in giovane età e ha coltivato il suo talento per la musica componendo canzoni e imparando a suonare la chitarra. Quando è emersa sul palcoscenico musicale nell’era del folk negli anni Sessanta, stava già scrivendo diverse canzoni che sarebbero diventate dei classici internazionali del country, del rock, del jazz e del pop.

“ Siamo orgogliosi di partecipare a rendere omaggio a Buffy Sainte Marie per la sua generosità d’animo che dura da una vita”, ha dichiarato il presidente della Settimana della musica canadese Neill Dixon. “Ci sono poche stelle internazionali così saldamente radicate nelle loro radici e così impegnate a sostenere la loro storia culturale, sul palco e fuori. Una generazione di giovani delle First Nations istruiti e consapevoli deve ringraziarla per aver portato avanti questa storia”.

Buffy Sainte-Marie ha passato tutta la sua vita a creare, e la sua abilità artistica, i suoi sforzi umanitari e la sua leadership indigena l’hanno resa una forza unica nell’industria musicale. Nel 1969 ha realizzato i primi album elettronici quadrofonici vocali al mondo, Illuminations; nel 1982 è stata la prima indigena a vincere l’Oscar; ha trascorso cinque anni a Sesame Street, dove è diventata la prima persona ad allattare in televisione nazionale. È stata inserita nella lista nera e messa a tacere. Ha scritto standard pop cantati e registrati da Janis Joplin, Elvis Presley, Donovan, Celine Dion, Barbra Streisand, Joe Cocker e Jennifer Warnes. Ha scritto l’Universal Soldier, l’inno definitivo contro la guerra del XX secolo. È un’icona che tiene un piede saldamente piantato da una parte e dall’altra del confine nordamericano, nei territori non arresi che comprendono il Canada e gli Stati Uniti.

Nel corso della sua carriera, Buffy Sainte-Marie ha ricevuto innumerevoli premi e riconoscimenti per il suo lavoro creativo e umanitario. In particolare, Buffy ha ricevuto l’Academy Award, il Golden Globe Award e il BAFTA Film Award per aver composto il film An Officer and a Gentleman per la composizione del successo di “Up Where We Belong” del film “Un ufficiale e un gentiluomo”. È stata inserita nella Canadian Songwriters Hall of Fame, nella JUNO Hall of Fame e nella Canadian Country Music Hall of Fame. È anche Companion in the Order of Canada, e ha ricevuto il Governor General’s Performing Arts Award, il Free Speech in Music Award dell’Americana Music Association, il Charles de Gaulle Award, lo Screen Actors Guild Lifetime Achievement Award, il Gemini Award, i molteplici JUNO Awards, il Polaris Music Prize, due medaglie della Regina Elisabetta II, e innumerevoli dottorati ad honorem. Più recentemente, Buffy è stata premiata per il suo lavoro di attivista sociale ed educatrice con il premio Allan Waters Humanitarian JUNO Award, e l’International Folk Music Awards’ People’s Voice Award.

Buffy ha iniziato a sostenere la protezione della proprietà intellettuale indigena e degli artisti dallo sfruttamento quando ha fondato la Nihewan Foundation for Native American Education nel 1966. L’obiettivo della Fondazione era quello di incoraggiare gli studenti nativi americani a partecipare all’apprendimento e di promuovere la consapevolezza pubblica della cultura indigena. Da allora ha fornito a studenti e insegnanti borse di studio e formazione per insegnanti, nonché l’accesso ai programmi di base scritti all’interno delle prospettive culturali dei nativi americani che corrispondono ai National Content Standards. Più recentemente, Buffy ha focalizzato la sua attività di advocacy su The Creative Native Project, che cerca di responsabilizzare e ispirare i giovani indigeni a esplorare il campo delle arti creative e della produzione dal vivo, creando weekend artistici comunitari sotto la guida di mentori professionisti.

 

Buffy Sainte-Marie entra nel suo settimo decennio di premiata abilità artistica aggiungendo “autore pubblicato” al suo curriculum. Buffy ha recentemente scritto Hey Little Rockabye, un libro illustrato per bambini sull’adozione di animali domestici, ispirato dal suo amore per gli animali. Hey Little Rockabye è disponibile in tutto il mondo il prossimo maggio 2020 su Greystone Books.

La Settimana della musica canadese tornerà a Toronto dal 19 al 23 maggio 2020.

Ogni anno, la Slaight Communications e la Settimana della Musica Canadese premiano un artista canadese d’eccezione, in riconoscimento del suo contributo all’attivismo sociale e al sostegno delle cause umanitarie. Nel suo decimo anno, Buffy Sainte-Marie entrerà a far parte della celebre lista di destinatari che include: Gord Downie, Arcade Fire, RUSH, Sarah McLachlan, Chantal Kreviazuk & Raine Maida, Simple Plan, Bruce Cockburn, Bryan Adams e Nelly Furtado.

SU ALLAN SLAIGHT
Pioniere del rock and roll, Allan ha messo in mostra il suo talento imprenditoriale con la sua conoscenza della radio per creare la più grande società multimediale privata del Canada, la Standard Broadcasting Corporation Limited. Un’indiscussa entrata nella Broadcast Hall of Fame (1997), insignito di una laurea ad honorem in commercio presso la Ryerson Polytechnic University (2000), ha nominato un membro dell’Ordine del Canada (2001), insignito del Walt Grealis Special Achievement Award (2005) per il suo contributo alla crescita e allo sviluppo dell’industria musicale canadese, Allan ha anche mantenuto a lungo l’interesse per le congetture.

SULLA SETTIMANA DELLA MUSICA CANADESE
Giunta alla sua 38° edizione, la Settimana della musica canadese è il principale evento annuale di intrattenimento del Canada dedicato all’espressione e alla crescita dell’industria musicale, dei media e dell’intrattenimento del paese. Combina conferenze multiforme e ad alta intensità di informazioni, un’esposizione commerciale, premi e il più grande festival di nuova musica della nazione che si estende per cinque notti di spettacoli, con centinaia di band in vetrina in più di 40 locali di musica dal vivo nel centro di Toronto. Tutte le funzioni congressuali si svolgono presso lo Sheraton Centre Toronto Hotel, 123 Queen Street West a Toronto.

Premi canadesi per la musica e l’industria radiotelevisiva
21 maggio 2020 alle 19:00
Bluma Appel Theatre, Centro per le arti dello spettacolo di San Lorenzo
27 Front Street Est
http://cmw.net/awards/music-broadcast-industry-awards/

 

 

novembre 29, 2019

Lungje Pò – Musiche e suggestioni intorno al libro a Villalta di Fagagna

DOMENICA 1 DICEMBRE

AZIENDA DEL POGGIO
Villalta di Fagagna – via San Clemente, 1 – ore 17:45
con Lino Straulino e Andrea Del Favero

 

In collaborazione con Azienda del Poggio, Comitato Sot dal Morâr di Madrisio, Associazione GENIA, Comune di Fagagna.
Dal libro Lungje, po’ di Andrea Del Favero, approfondimenti, suggestioni e intuizioni sullo sterminato repertorio popolare di canti e di balli tradizionali della Regione Friuli Venezia Giulia

Un coinvolgente approfondimento sul variegato patrimonio musicale della meticcia terra, concentrazione di intersezioni linguistiche e etniche tipica dell’antico territorio patriarchino, strategicamente collocato al congiungersi dei territori Sloveni, Istriani e Carinziani e delle popolazioni del Mediterraneo, della Slavia, dell’Europa centro-orientale.

Un viaggio nella geografia e nel tempo, accompagnati dalla musica delle terre e dalla storia degli strumenti della musica popolare.

Seguirà degustazione vini del Poggio.

L’appuntamento rientra nel calendario di Staimi Atenz: rito e magia nelle terre dei Patriarchi realizzato dall’Associazione Culturale Folkgiornale con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia nell’ambito degli eventi e delle manifestazioni di promozione della cultura etnografica.

settembre 27, 2019

“My Dear” ASA – LUCID

Continua la storia mozzafiato di una rivelazione lontana da etichette e che mischia confini di generi, tra Europa, Africa e America

ASA

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Le canzoni di ASA sono sempre ispirate alla vita. La sua, quella dei suoi amici e le storie che ha letto sul giornale: “I take a few notes, I keep the information in me and the music eventually starts flowing…”. Alcune volte l’ispirazione arriva improvvisamente, come in Torn: “A dear friend had posted a photo on Instagram in which she looked sad. I called her and found out she was heartbroken and at the end of our conversation, she said: ” Asa, next time I will choose better who I open my heart to”. These words touched me. I was in Paris, in the midst of a heat wave, with a broken toilet, waiting for the plumber. I wrote the song and recorded the demo, belting out of the attic window. During the recording of the album, I never found the same emotion when recording in the studio with great microphones. So we kept the voice recorded in my attic of Paris.”

Abbiamo sempre immaginato che ASA fosse guidata più dall’istinto che dalla fredda purezza. Nel 2007, quando uscì il suo primo album, fu un plebiscito: un disco di platino, il Prix Constantin, centinaia di concerti in giro per il mondo e l’album Live In Paris.
La storia mozzafiato di una rivelazione lontana da etichette e che mischia confini di generi, tra Europa, Africa e America, tra soul elegante e folk intuitivo, pop e dolce reggae, e canzoni ai limiti di tutto ciò.
Beautiful Imperfection fu pubblicato nel 2010, Bed of Stone nel 2014. Lei aveva bisogno di vivere la vita, riempire il suo animo e il suo cuore, così che ancora una volta, in un giorno d’estate, una canzone potesse abbattersi e raggiungere il cielo.

Questa spontaneità nasce da Marlon B, produttore del disco: “I call him “Mr Analogic”, wanted to preserve”, spiega Asa. “His studio is absolute perfection. He works in a very relaxed, natural atmosphere.”

Attorno a Marlon B, che ha suonato e programmato la batteria e le percussioni – “he is a drummer but knows all there is to know about a melody and arrangements” – la cremè dei musicisti parigini, virtuosi e precisi ascoltatori. E per la canzone “The Beginning”, che era nelle sue note vocali da cinque anni, un appuntamento con Patrice in Colonia ha sbloccato la situazione: “He added a beat that took the song to another level.”

L’intero album parla dell’amore in tutte le sue forme – dolore, gioia, piacere, chiusura. L’amore malizioso in Until We Try, una chiamata alla fiducia in You and Me e Stay Tonight, My Dear (Where Are You) – “It is a story that happened in India, I transposed it to Lagos.”

La città natale di ASA è anche una presenza in Happy People: “I wrote it with the people of Lagos Island in mind, like my uncle, who could not imagine living elsewhere…”.

ASA, in giro tra la sua casa in Lagos, il suo appartamento a Parigi e quello a Los Angeles, dice: ”My heart is in Lagos. But what I write is global. Lagos shaped my life, nothing is perfect there but it is so full of life”.

“I do not want to write and sing to go on stage and be under the spotlight. When I was little, all the people who were important to me quoted and repeated the words of artists that appealed to their emotions and situations. They aren’t only entertainers, their words had power. I always wanted my words to serve a purpose.”

E questo è il motivo per cui esplora quei sentimenti che tutti abbiamo provato nelle nostre vite – follemente, da ubriachi o schiantati dall’amore. Come sempre, da quando è entrata nella scena, come qualcosa tra una sorella rassicurante e una BFF comprensiva, cantando più delle nostre vite che della sua.

La cantautrice nigeriana condivide oggi
il video della live session di “My Dear”
nuovo estratto dall’album LUCID
in uscita l’11 ottobre via Wagram

 

aprile 12, 2019

PISTOIA BLUES FESTIVAL 40esima edizione: 5-10 Luglio 2019 Presentata a Roma una proposta di legge a favore della manifestazione.

Serata inaugurale ad ingresso libero con BLACK STONE CHERRY.

Nei giorni seguenti: THIRTY SECONDS TO MARS, ROBBEN FORD, ERIC GALES, NOEL GALLAGHER, BEN HARPER e molti altri.

Tutte le attività collaterali.

Quarant’anni anni di Pistoia Blues: è questo il prestigioso traguardo tagliato da uno dei festival italiani più rilevanti e longevi d’Italia. Quarant’anni di grandi artisti internazionali blues/rock/soul su un palcoscenico incastonato tra le mura medioevali della splendida Piazza Duomo, location ambita e richiesta dai grandi artisti del panorama mondiale. Racchiusi tra ideali punti cardinali compresi tra B.B. King e David Bowie oltre 400 artisti che vanno da Bob Dylan ai Pearl Jam, da Van Morrison aFrank Zappa, da Stevie Ray Vaughan a Santana hanno popolato un immaginario collettivo con un pubblico proveniente da tutto lo stivale e da vari paesi europei. 

D’altronde già fin dai primi anni sessanta la musica americana fece capolino a Pistoia preparando il terreno per la prima edizione del 1980 che vede la nascita del Pistoia Blues. In Piazza del Duomo arrivano i nomi più importanti della musica afroamericana con un cast ricchissimo con artisti del livello di Muddy Waters e B.B. King. E’ un successo che innescherà la miccia di una  realtà che negli anni farà di Pistoia una delle capitali europee della musica internazionale. Un legame che ancora oggi, a distanza di quarant’anni, salda in maniera indissolubile la città al mondo delle dodici battute. 

La nuova vocazione turistica della città ha reso la partecipazione al festival un’esperienza a 360 gradi nell’arte e nella tradizione toscana rendendo il festival testimonial di un’intero comparto turistico che genera indotto economico, riconoscibilità ed identità.

Oltre un milione e duecentomila spettatori hanno partecipato alle varie edizioni di Pistoia Blues generando una memoria collettiva che è compito degli amministratori e degli organizzatori consolidare come un bene condiviso che va trasmesso alle future generazioni come un fortissimo patrimonio identitario da conservare gelosamente.

Per l’edizione numero 40 il Comune di Pistoia, l’Associazione Blues In e Live Nation, organizzatori del Festival, proporranno 5 serate esclusive tra il 5 ed il 10 luglio 2019: soprattutto il 5 luglio sarà una grande festa in tutta la città con numerosi eventi gratuiti e sul main stage il blues di Black StoneCherry, Ana Popovic, Eric Bibb, Lambstone, Angelo Leadbelly Rossi, Filippo Margheri con special guest Ghigo Renzulli e Fabrizio Simoncioni. ll 6 luglio arriveranno i Thirty Seconds To Mars guidati dalla superstar Jared Leto, Il 7 luglio la leggenda di Robben Ford insieme al nuovo Jimi Hendrix americano: Eric Gales. Noel Gallagher & The High Flying Birds l’8 luglio e Ben Harper con gli Innocent Criminals il 10 luglio completano un cartellone di rilievo. 

Pistoia Blues è da sempre non solo musica ma anche una “festival experience” per un vasto pubblico che invade pacificamente Pistoia donando linfa vitale al tessuto culturale e commerciale della città. 

Saranno numerosi anche gli eventi collaterali e le iniziative già iniziate durante l’anno solare: una splendida mostra fotografica “40 anni di Pistoia Blues”, il tradizionale contest “Obiettivo Blues In” dedicato alle nuove proposte, le ormai irrinunciabili Clinics per insegnare il blues alle nuove generazioni ed un vinile commemorativo in edizione limitata. Tutto questo e molto altro nella quarantesima edizione del Pistoia Blues Festival.

LA PROPOSTA DI LEGGE – È stato presentato il disegno di legge d’iniziativa del senatore Patrizio La Pietra per proporre l’inclusione del Pistoia Blues Festival tra le manifestazioni musicali e operistiche di assoluto rilievo internazionale riconosciute dalla legge 238 del 20 dicembre 2012. Il ddl, che rappresenta il giusto riconoscimento per il festival blues più importante d’Europa, nonché uno dei primi a livello mondiale, è stato fortemente sostenuto dal sindaco di Pistoia Alessandro Tomasi e dai senatori pistoiesi.  Oltre all’onorevole Patrizio La Pietra (FdI), primo firmatario della proposta, hanno sottoscritto il disegno di legge anche il senatore Manuel Vescovi (Lega), la senatrice Barbara Masini (FI), la senatrice Caterina Bini (Pd) e il senatore Antonio Iannone (FdI) membro della Commissione istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport. Con il disegno di legge viene chiesta la modifica dell’articolo 2, comma 1, della legge 238 del 20 dicembre 2012 attraverso l’inserimento di un apposito contributo destinato alla realizzazione del Pistoia Blues Festival affinché la manifestazione, che quest’anno giunge alla sua 40esima edizione, possa essere valorizzata e sostenuta come avviene per altri festival di rilievo nazionale e internazionale.  Il Pistoia Blues, nato nel 1980, ha rappresentato un punto di riferimento per i grandi artisti di livello mondiale fin dagli esordi coniugando la qualità e la ricerca musicale alle caratteristiche del territorio e, in particolare, al paesaggio e all’accoglienza tipica della Toscana, dove il Festival detiene la storia più lunga e significativa tra le manifestazioni musicali presenti promuovendo per quarant’anni, senza interruzioni, il territorio attraverso la musica. Sul palco del Pistoia Blues si sono esibiti i più grandi interpreti del genere lambendo anche il rock, il jazz, il soul e il pop. Nel contempo il Festival ha sviluppato un complesso sistema di promozione della musica emergente che tutt’ora resta uno degli elementi caratteristici della manifestazione. Il riconoscimento simbolico ed economico proposto con il disegno di legge proprio nell’anno della 40esima edizione, permetterebbe di valorizzare il Festival consolidandolo in una prospettiva futura da sviluppare e consolidare.

«La presentazione del disegno di legge è il giusto riconoscimento alla città di Pistoia che da quarant’anni sostiene questa straordinaria manifestazione. Il Festival ha conquistato una meritata risonanza internazionale con la sua storia improntata sulla qualità e sulla continuità. Dopo questa lunga e consolidata storia, adesso occorre che vi sia un riconoscimento in termini di risorse per incrementare e sviluppare gli eventi del Pistoia Blues. Proprio per questo ho presentato come primo firmatario il disegno di legge firmato e sostenuto anche dagli altri senatori di Pistoia. Voglio quindi ringraziare Manuel Vescovi, Barbara Masini e Caterina Bini che hanno convintamente sottoscritto la proposta dimostrando che quando si tratta di rilanciare la nostra città vi è una piena condivisione ed unità». Il senatore Patrizio La Pietra (FdI)

«La possibilità di ottenere un riconoscimento, anche in termini economici, per il Pistoia Blues rappresenta un’occasione importante di sostegno e valorizzazione di un Festival che è riuscito, anno dopo anno, a rafforzare la propria proposta musicale e culturale, che è indissolubilmente legata alla città di Pistoia. La manifestazione non si esaurisce, infatti, nei grandi concerti proposti, ma si sviluppa e si completa grazie al contesto in cui è inserita da quarant’anni senza interruzioni. Pensando alle prospettive future e alle tante potenzialità del nostro Festival ancora da sviluppare, il riconoscimento richiesto appare ancor più importante e, alla luce dei risultati raggiunti, sarebbe senza dubbio meritato. Per questo abbiamo fortemente voluto e sostenuto la presentazione della proposta a firma del senatore La Pietra, che arriva nell’anno speciale della quarantesima edizione di Festival». Il sindaco di Pistoia Alessandro Tomasi

«Raggiungere 40 edizioni è un traguardo importante che racconta una lunga storia che ha visto il Pistoia Blues protagonista dei festival estivi italiani attraverso gli ultimi 4 decenni. Restano particolarmente significativi i ricordi di tanti artisti e di tante performance indimenticabili e spesso uniche. Sono cambiate molte cose nella musica dal vivo dal 1980 ad oggi: il pubblico, gli artisti, le tendenze, il modo di vivere gli eventi. Partecipare al Pistoia Blues però rimane tuttora un’esperienza a sé, un’esperienza che, anno dopo anno, il nostro pubblico ci conferma come imperdibile». Giovanni Tafuro direttore artistico Pistoia Blues Festival

ATTIVITÁ COLLATERALI – Pistoia Blues è da sempre non solo musica ma anche una “festival experience” donando linfa vitale al tessuto culturale e commerciale della città.  Sono numerosi gli eventi collaterali e le iniziative già iniziate durante l’anno solare per far vivere la città di blues 365 giorni l’anno.

BLUES CITY SPRING – Blues City Spring intende essere una piccola anticipazione delle atmosfere che si respireranno in città nel periodo estivo. Dal 20 al 22 Aprile, in occasione del periodo pasquale dove è maggiore anche la presenza turistica, il centro storico cittadino si animerà con live set acustici dedicati al blues.

MOSTRA FOTOGRAFICA – Dopo l’edizione primaverile la mostra fotografica dedicata agli artisti che hanno partecipato alle scorse edizioni verrà presentata nuovamente nel periodo del festival estivo. Dal 5 al 10 luglio infatti vari spazi cittadini ospiteranno quello che vuole essere un tributo ed al tempo stesso un viaggio nella memoria della manifestazione. Le istantanee, i ricordi degli artisti che hanno calcato il palco del Pistoia Blues.

OBIETTIVO BLUESIN / Obiettivo Bluesin, nato nel 1993 a fianco della manifestazione per valorizzare i nuovi talenti italiani in ambito musicale, costituisce una delle attività stabili e prioritarie del Pistoia Blues. L’iscrizione al concorso è gratuita. Il Pistoia Blues svolge fino da inizio anni ’90 attività formative e di scouting rivolte alle giovani generazioni di artisti. Obiettivo Bluesin è il contest nazionale con il quale il Festival seleziona ogni anno i musicisti emergenti che andranno a partecipare all’edizione seguente. Il Contest, che nel 2018 ha raccolto oltre 500 adesioni, sceglie i vincitori che suoneranno sul palco principale del Festival, uno per ciascuna area geografica italiana: centro, sud e nord, attraverso selezioni dal vivo. La 27° edizione del contest porterà tutti i gruppi vincitori delle selezioni regionali a Pistoia, una settimana prima dell’inizio del Festival. I partecipanti si esibiranno di fronte ad una giuria di musicisti ed esperti musicali. La novità di quest’anno è la terza fase del contest che si svolgerà proprio all’interno del palinsesto del Festival: il 28, 29 e 30 giugno Il centro storico della città viene invaso dalla musica, con le semifinali, jam session e laboratori, una full immersion sonora all’insegna della musica emergente. Il giorno 5 luglio, data d’inizio della 40a edizione del Pistoia Blues, si disputerà la finale che decreterà i 3 vincitori che saliranno sul palco principale del Festival il giorno 7 luglio e suoneranno nelle location collaterali durante i giorni della manifestazione.  E’ possibile iscriversi per l’edizione 2019: regolamento su www.pistoiablues.com

PISTOIA BLUES NEXT GENERATION / Legato al contest per i vincitori c’è anche l’inserimento nella compilation “Pistoia Blues Next Generation”, realizzata dall’etichetta Vrec Music Label cha accoglie anche brani di artisti in cartellone al festival che aderiscono all’iniziativa. Una vera istantanea dei nuovi talenti rock e blues del panorama italiano. Il progetto, nato nel 2015 come pubblicazione esclusivamente digitale, nel 2017 e 2018 i vol. 3 e 4 sono stati pubblicati su cd e distribuiti da Audioglobe a livello nazionale. Alla pubblicazione seguono alcuni concerti di presentazione al Festival stesso ed in diversi locali italiani. In fase di studio anche un vinile commemorativo del festival.

PISTOIA BLUES CLINICS / Partendo dalla peculiarità musicale legata al festival pistoiese, è nata negli ultimi anni un’attività didattica specifica finalizzata a trasmettere ai giovani e a tutti gli appassionati la cultura musicale legata al genere blues. Ogni edizione dei corsi è strutturata intorno ad un tema principale, ovvero un artista o genere di riferimento su cui vengono sviluppate lezioni strumentali, canto e lezioni di musica d’insieme. Il seminario didattico dedicato alla musica blues si svolgerà a Pistoia il weekend che precede l’inizio del Festival, il 28.29.30 giugno; una tre giorni full immersion dedicata a Chess Records e Alligator Records. Al termine delle Clinics sarà costituita una band composta dai migliori allievi selezionati che si esibirà sul palco del Pistoia Blues in apertura ad una serata del festival.

RADIO CAPITAL è la radio ufficiale della 40esima edizione del Pistoia Blues Festival per il secondo anno consecutivo.

Il Gruppo Sprea con le riviste CLASSIC ROCK, VINILE e PROG è partner del Festival anche quest’anno. Tra i magazine in edicola anche RAROPIU rinnova la collaborazione da diversi anni.

Tra le webzine musicali di riferimento partner del Festival si confermano ONDAROCK, ONSTAGE, ROCKON, MUSIC ATTITUDE, SENTIREASCOLTARE, MUSIC CLUB, TUTTOROCK, 100DECIBEL, NIGHTGUIDE ed altri in via di definizione. 

Tutte le informazioni sul sito del Festival e relativi canali social ufficiali. Biglietti in prevendita sui circuiti tradizionali. www.pistoiablues.com | www.facebook.com/pistoiablues | www.instagram.com/pistoia_blues_festival  

http://www.davverocomunicazione.com/

Pubblicato da Gloria Berloso

 

aprile 9, 2019

THE WATER IS WIDE (TRADIZIONALE) by JOE DORSEY

“Sembra che il testo originale “Oh Waly, Waly, Waly” sia stato letteralmente stravolto dagli scrittori di tutte quelle latifoglie. Hanno sistematicamente spezzettato il testo di Ramsay così come quelli di altre canzoni correlate. Questi versi sono stati poi diffusi da canzoni come “The Unfortunate Swain”, “I’m Often Drunk”, “The Wheel Of Fortune”, “Forsaken Lover”, “The Effects Of Love” e quindi la gente li ha conservati nella loro memoria. Nel caso di “The Water Is Wide” il percorso di trasmissione è facile da seguire. All’inizio c’erano i testi di “Oh Waly, Waly, Waly, Gin Love Be Bonny” così come pubblicati da Allan Ramsay e William Thomson nel 1720, così come alcune altre canzoni stampate su latifondi nel XVII secolo come “The Seaman’s Leave…..”, “Arthur’s Seat Shall Be My Bed” e “Distressed Virgin” di Martin Parker. Alcuni versi di questi testi sono stati poi presi in prestito e inclusi in “nuove” canzoni come “The Unfortunate Swain” e “I’m Often Drunk And Seldom Sober” che sono stati pubblicati su popolari fogli di facciata durante la seconda metà del XVIII secolo e all’inizio del XIX secolo. Frammenti di queste canzoni furono ricordati dalla signora Cox, dal signor Thomas e dalla signora Mogg durante gli anni 1904 e 1906 per il collezionista di canzoni Cecil Sharp. Ha poi compilato il suo nuovo brano “vecchio” da quei frammenti e lo ha pubblicato come “Oh Waly, Waly” nel 1906 in Folk Songs From Somerset e nel 1916 in One Hundred Folk Songs.
Oh Waly, Waly” di Cecil Sharp è il punto di partenza per lo sviluppo del moderno “The Water Is Wide”. Si trattava in effetti di una nuova canzone costruita dalle reliquie di due canzoni popolari. Ha cercato di mettere insieme una versione “Folk” di “Oh Waly, Waly, Waly”, ma l’unico collegamento a quella vecchia ballata scozzese era che i creatori dei due testi di facciata stessi avevano cribbato uno o due versi di quella canzone. È interessante notare che i metodi di Sharp erano sorprendentemente simili a quelli degli scrittori di “The Unfortunate Swain” e di altre bordature. Avevano compilato le loro canzoni da versi presi in prestito da fonti diverse e sostenevano che era “nuovo”, mentre Sharp ha fatto esattamente la stessa cosa, ma ha preferito considerare il suo lavoro come una canzone “vecchia”. In realtà entrambi avevano ragione solo a metà. In qualche modo aveva involontariamente seguito le regole del genere. Un folclorista moderno non considererà la sua canzone come “autentica”, ma un autore professionista di canzoni del XVIII o XIX secolo e anche il canto “Folk” sicuramente non sarebbe stato infastidito dai suoi metodi”.
Testo e melodia ricordano una canzone altrettanto enigmatica “Carrickfergus”, la versione standard ridotta all’essenzialità è il lamento di un innamorato non più corrisposto, il mare che lo separa dall’altro può essere sia fisico (un emigrante che va a cercare fortuna in America) che spirituale (il mare dell’incomprensione) o la metafora di un ostacolo insormontabile (i marosi della vita). Ma si può trattare più semplicemente del raffreddarsi della passione da parte di uno dei due.
Qui nella versione di Joe Dorsey, autore e autodidatta musicista statunitense.

Joe Dorsey

Joe Dorsey

Autore: testi e video

Gloria Berloso

marzo 22, 2019

BISERTA E ALTRE STORIE – DUO BOTTASSO & SIMONE SIMS LONGO

L’opera Biserta e Altre Storie è essenziale per conoscere l’esperienza musicale dei fratelli Bottasso che in questo bellissimo Album, incontrano Simone Sims Longo

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Che cos’è innanzi tutto Biserta? È un documentario, una storia a spirale. L’origine documentaristica della maggior parte del lavoro dona all’Album un carattere fortemente narrativo, nel quale le storie vengono raccontate contemporaneamente da voci, strumenti acustici o elettronici, e registrazioni ambientali. Chi ascolta il disco può immaginarsi di viaggiare in ogni direzione.

Alle domande sollevate dal coro di voci bianche … io chiedo, tu chiedi, ti chiedo, ti chiedi … rispondono le voci dei protagonisti del documentario.
Samara sogna di scappare dalla Tunisia per diventare una boxeur; i Salafiti urlano incitando all’odio e alla violenza contro i propri simili; Mohamed, accorato, ricorda la conseguenza dello scoppio della guerra di Biserta sulla sua famiglia.
Le storie di Samara, Mohamed, Dhia e Khaled vengono rappresentate dall’organetto, dal violino, dalla tromba suonate dal Duo Bottasso e dal tar di Reza Mirjalall che è l’autore del brano Autumn. Il Mediterraneo, le notti e le furie delle rivoluzioni arabe sono dipinte dal sound design e dal live elettronico di Simone Sims Longo.

L’opera che costituisce quasi tutta la colonna sonora del documentario, ti avvolge fin dalle prime note ed è una forte e significativa testimonianza storica nonché l’anima di questi straordinari musicisti che escono dalle loro confortevoli conoscenze musicali e condividono le tecniche maturate nei precedenti lavori per abbracciare vocal samples, improvvisazione, ricerca timbrica sugli strumenti acustici, textures sonore, tecniche estese e field recordings, raggiungendo il suo culmine nel brano “Spirali”.
Questo album apre ad una riflessione sulla fratellanza e allontana il Duo Bottasso da quella personale che ha caratterizzato il precedente lavoro”Crescendo”, da me recensito sulla rivista In Ogni Dove (Piemonte) e che potete trovare e rileggere sul sito del Duo Bottasso.

Tutte le parti del disco trasmettono non poche emozioni.

Le voci dei ragazzi del coro sono travolgenti. Messe in risalto e lumeggiate dal suono degli strumenti, rimarginano le ferite e risvegliano la libertà ed i sogni di giovani e bambini divisi dalla politica e lacerati dalla fede..

Una poesia in musica che produce un grande effetto perché attraverso l’ascolto puoi immaginare quello che potresti vedere. Il contatto, le parole e la musica sono le manifestazioni dei sentimenti, dei segreti del pensiero, del volere di chi parla.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Autore dell’articolo: Gloria Berloso

Gloria Berloso nasce a Gorizia, Friuli Venezia Giulia. La musica è la sua seconda lingua sia che l’ascolti sia che la interpreti. Dal 1984 promuove la cultura e l’insegnamento della storia della musica con concerti, libri, seminari, dibattiti, dischi e video. Scrive poesie da sempre: alcune sono state pubblicate in una raccolta dedicata ai poeti contemporanei. Tutte le persone coinvolte in un progetto di diffusione artistica e culturale portano un messaggio di “crescita culturale”.
Ha scritto numerosi articoli e recensioni per artisti italiani ma anche internazionali su riviste online e bimestrali su carta. Ha un blog personale che cura da anni e che si occupa di musica folk in particolare. L’attività prevalente per passione e amore, è la musica. Come Gloria and Ricky ho avviato un importante progetto artistico che comprende canzoni di Ricky Mantoan, Sandy Denny, Leonard Cohen, Richard Thompson, Byrds, John Prine, Pete Seeger, Bob Dylan ed altri. Nel 2017 ha scritto il libro “Ricky” e prodotto l’album “Because We Are” dedicati a Ricky Mantoan, scomparso il 14 dicembre 2016. Nel 2018 ha scritto il libro La cultura musicale (cento anni di storia, lo stile e le sue espressioni).
Eventi principali
Far-Rock (1990-1991-1992), festival rock per gruppi emergenti
Live Music for Africa (2001) – 4 giorni di folk music in qualità di organizzatore
Musicoo 2002 (teatro) – Rassegna musiche d’Europa in qualità di organizzatore e direttore artistico
Bravo! Web magazine canzone d’autore e musica di qualità (dal 2009 ad oggi), critico musicale, articolista, promotore artistico.
Premio Sergio Endrigo (2011) – giuria
Lineatrad (da gennaio 2012 ad oggi), giornalista musicale
Manifestazione Bimbo Festival (2012) – giuria
InOgniDove Piemonte- rivista bimestrale
Silenzio, parla il parco – Concerto con Ricky e Gloria (Novara 2015)
Selezione Premio Alberto Cesa Folkest Festival (2015) – giuria
Discografia
Ridin’ Again – Branco Selvaggio 2013 CD
Because We Are – Gloria and Ricky 2017 CD
Libri
Sentire – Poesie 2014 Pagine srl – Roma
Ricky – Biografia, storia e canzoni 2017-2018 (Studio Stemma – Ge) – ED. Youcanprint
La cultura musicale 2018 – ED. Youcanprint
ottobre 22, 2018

I Dhoad Gypsies of Rajasthan celebrano una cultura che molti ritengono sia l’origine ancestrale dei Romani. Amrat Hussain: L’arte e la musica sono come profumi che non distinguono tra diversi tipi di persone. Ogni essere umano è attratto da odori meravigliosi e ha bisogno di loro per la salute spirituale.

I Rom, conosciuti come Gypsies, sono l’esempio per eccellenza di un gruppo etnico nomade che si è stabilito in una moltitudine di luoghi, pur mantenendo un’identità collettiva relativamente coesa. La cultura Rom può fornire una finestra sull’importanza, le difficoltà e i benefici di abbracciare e contribuire a un’umanità collettiva, preservando e celebrando il carattere distintivo culturale.
Eseguendo una raccolta di canzoni, musica e danze classiche e popolari, i Dhoad Gypsies of Rajasthan celebrano una cultura che molti ritengono sia l’origine ancestrale dei Romani. Questa antica eredità musicale e orale serve per intrattenere, da un lato, e preservare e propagare la storia e le sue lezioni, dall’altro.
Centrati attorno a quattro fratelli che onorano gli insegnamenti dei loro antenati, i Dhoad Gypsies of Rajasthan si sono esibiti in oltre 100 paesi e hanno collaborato con innumerevoli musicisti in tutto il mondo. La loro nuovissima produzione e il tour negli Stati Uniti invitano un pubblico nordamericano nella misteriosa vita di artisti che viaggiano nel deserto delle tribù del Rajasthan con il suo palcoscenico vibrante, i ritmi accattivanti e le melodie e il messaggio profondamente compassionevole di un’umanità condivisa che è stata raccolto da secoli di prove e festività.

In questa intervista, Rahis Bharti – il regista della band e il giocatore di Tabla – è affiancato dal fratello Amrat Hussain – il percussionista e il suonatore di Tabla del gruppo – per discutere l’importanza della musica e della cultura come mezzo per preservare le lezioni della storia, formando legami tra e all’interno delle comunità e celebrare una cultura di condivisione e ospitalità. Nei nostri tempi di guerra, disordini politici, cambiamenti climatici, insicurezza del posto di lavoro e crescente xenofobia, queste lezioni sono vitali, in particolare negli Stati Uniti.

Descrivi il tuo background e il tuo patrimonio. Qual è la storia dei musicisti in Rajasthan?
Rahis Bharti: i Rom, noti come “Zingari”, sono viaggiatori, intrattenitori, cantastorie e insegnanti che gli esperti ritengono provengano dalla mia città natale nel Rajasthan, in India.
I miei fratelli e io provengo da un lignaggio di musicisti che risale a più di sette generazioni. La nostra famiglia proveniva dal piccolo villaggio di Dhod, nello stato del Rajasthan, in India, e serviva i Maharaja (re e regine) nei loro tribunali e oltre.
Secoli fa, quando l’India era una collezione di regni, i musicisti avevano diversi ruoli molto importanti che trascendevano il semplice intrattenimento; hanno raccontato, difeso e diffuso la storia di famiglie, comunità e monarchi. Come emissari e rappresentanti dei loro antenati, trasmettevano la conoscenza umana – sia le gioie che le tragedie – attraverso il canto e la danza. Infine, i musicisti commemorerebbero le tradizioni e svilupperebbero legami tra i popoli. Continuiamo questa tradizione oggi, anche se su una scala molto più ampia.
Quando i Dhoad degli Zingari del Rajasthan visitarono la Francia, la Romania, la Macedonia, l’Ungheria e la Spagna, fummo piacevolmente sorpresi di incontrare persone rom che avevano tradizioni, ritmi musicali e persino elementi di linguaggio simili alla nostra. Gli zingari sono ispirati a culture diverse e incorporano diverse saggezze nella musica, nella narrazione e nella danza per diffondere gioia, conoscenza e storia.
Come si mettono insieme le persone?
Amrat Hussain: L’arte e la musica sono come profumi che non distinguono tra diversi tipi di persone. Ogni essere umano è attratto da odori meravigliosi e ha bisogno di loro per la salute spirituale.
Come Rajasthanis, conosciamo molto bene i conflitti politici e la questione della migrazione. Lasciare una casa è estremamente difficile, sia dal punto di vista emotivo che da quello fisico, tuttavia è spesso necessario per sopravvivere. Pertanto, l’atto più bello, empatico e umano è mostrare ospitalità, compassione e calore ai migranti. Questo è il messaggio che inviamo a Dhoad Gypsies of Rajasthan: aprire una porta, un cuore, una città o un paese è il regalo più prezioso per i nostri simili.
In gran parte a causa dello stile di vita nomade Rajasthani / Romani e della conoscenza che offre, abbiamo a lungo disperduti pregiudizi legati al colore della pelle, alla religione e così via e invece abbracciamo le vaste differenze tra le persone come catalizzatore di curiosità e crescita e le nostre comunanze come fonte per empatia e cameratismo.
Quando ti esibisci in India, il tuo pubblico può capire i testi delle tue canzoni e ha familiarità con i brani.

Cosa puoi fornire a coloro che non possono?
RB e AH: le vibrazioni e le melodie positive sono le stesse per tutte le persone in tutto il mondo. Quando trasmetti felicità, gioia e amore i cuori delle persone sono toccati e aperti agli altri. Questa è una lezione profonda che può essere raccolta dopo secoli di viaggi, che sono stati purtroppo conditi con discriminazione e persecuzioni: la grande maggioranza degli uomini, indipendentemente dal colore della pelle, dal sesso, dalla religione o dalla nazionalità, cerca amore, cameratismo e crescita reciproca.
Nella nostra era moderna in cui il mondo è connesso come mai prima d’ora, la nostra band offre una finestra su queste lezioni per migliaia e persino milioni di persone che non potevano accedervi in passato. Inoltre, il nostro successo ha ispirato artisti e musicisti del Rajasthan a investire nella nostra cultura e patrimonio nativo.

Qual è il tuo messaggio agli americani?

RB e AH: l’America è l’impero globale e quindi responsabile del benessere di gran parte dell’umanità. Invece di concentrarci sulle divisioni e sul tentativo di segregare, noi di Dhoad Gypsies of Rajasthan celebriamo le nostre differenze come mezzo per imparare gli uni dagli altri, collaborando e crescendo. Il nostro eclettico gruppo di musicisti, cantanti, ballerini e artisti di talento trasmettono questo messaggio di flessibilità, adozione ed espansione.

Veniamo da una famiglia di musulmani [che è stata] convertita con forza dall’induismo all’islam durante il controllo moghul del subcontinente indiano. Di conseguenza, la nostra famiglia ha imparato la bella tradizione Sufi e l’ha incorporata nella nostra pratica musicale; cantiamo canzoni spirituali indù e musulmane nei templi e nelle moschee, rispettivamente.

La band è una raccolta integrata di musulmani e indù provenienti da tutti gli angoli del Rajasthan e che lavorano in cooperazione. Rispettiamo le rispettive culture e tradizioni e le celebriamo insieme. La nostra forza deriva dal preservare il nostro patrimonio e dall’introdurre innovazioni come risultato delle fusioni con gli stili musicali che incontriamo durante i nostri viaggi. Crediamo che uno degli obiettivi più importanti di ogni individuo sia quello di contribuire a un collettivo, sia esso una famiglia, una comunità, una città, un paese o tutta l’umanità.

Dalla nostra esperienza, il nostro messaggio è contagioso. Inizialmente, le persone tendono a rifiutare gli alimenti a cui non hanno familiarità, ma una volta che ottengono un assaggio – sono venduti! Abbiamo fede che chiunque sia esposto alle nostre manifestazioni di amore, gioia e la celebrazione sarà deliziata e persino trasformata. Queste lezioni sono fondamentali per promuovere una cultura di accettazione, cooperazione e ospitalità.

Abbiamo avuto difficoltà a venire negli Stati Uniti. Inizialmente il governo americano non ci concedeva visti perché credevano che non eravamo abbastanza famosi (era quello che ci è stato detto), anche se abbiamo già suonato oltre 1200 concerti in tutto il mondo e davanti a dignitari come la regina Elisabetta, il presidente Macron di Francia e il Primo Ministro dell’India. Non verremo ad invadervi, abbiamo detto ai funzionari americani, e non abbiamo bisogno dei vostri dollari o di voler vivere nel vostro paese. Infine, ci è stato concesso il visto d’ingresso, anche se abbiamo dovuto cancellare diverse esibizioni sulla costa orientale a causa del ritardo.

Come percepisci la lotta degli indigeni di questa terra – i nativi americani?

RB e AH: il pericolo più grave per un collettivo è perdere la sua identità culturale unica. L’unico modo per proteggere quell’eredità è celebrare e condividere con il mondo e insegnare le storie e le tradizioni ancestrali orali e scritte alle nuove generazioni.

Siamo consapevoli che questo è più facile a dirsi che a farsi, specialmente quando un collettivo è sotto attacco, ma dalla nostra esperienza, una ferma convinzione in questi obiettivi è l’unica possibilità che prevarrà. Come viaggiatori, troviamo sempre abbastanza persone che sostengono il nostro stile di vita nomade. Ricambiamo fornendo la nostra energia, abilità, talenti e conoscenza storica.

 

Fonte: YoavLitvin.com

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