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gennaio 11, 2021

Speciale dedicato a Janis Joplin e l’album “Pearl” (1971)

Registrato lunedì 11 gennaio 2021 da Gloria Berloso

Gloria Berloso e il disco Pearl registrato a ottobre del 1970 da Janis Joplin e pubblicato postumo l’ 11 gennaio 1971

dicembre 16, 2020

CAMPANELLO ROSSO, CANZONI POLITICHE di Gloria Berloso

Nel decennio degli anni Trenta e Quaranta nacque un movimento che attinse alla ricca vena della musica popolare americana e che trasformerà per sempre il panorama culturale statunitense. Al suo centro ci fu un gruppo di appassionati di musica folk, molti dei quali ebbero legami profondi e duraturi con il Partito Comunista Americano, sia come membri che come cosiddetti compagni di viaggio. Si trattava di artisti come Woody Guthrie, Pete Seeger, Lee Hays, Josh White, Sis Cunningham, Ronnie Gilbert, Bess Lomax, Cisco Houston e Alan Lomax. La loro associazione con il Partito non fu né casuale né un capriccio; fu piuttosto una scelta consapevole di ciò che questi artisti videro come le dolorose lamentele della società americana dell’era della depressione. Questa associazione a sua volta fu l’impulso decisivo per guidare l’azione catalizzatrice del loro obiettivo da parte delle forze di destra al Congresso, delle organizzazioni di destra e dell’FBI.
Il Partito Comunista USA si formò negli Stati Uniti nel 1919 e trascorse i suoi primi anni ai margini della politica anche se fu comunque preso di mira in modo aggressivo dal Dipartimento di Giustizia e dal Bureau of Investigation degli Stati Uniti, che in seguito è diventato FBI. Lo slogan “Il comunismo è l’americanismo del ventesimo secolo” e la politica che lo sottendeva furono più socialdemocrazia che comunismo rivoluzionario. Come risultato, si creò una grande struttura alla quale il Partito fu in grado di attirare migliaia di aderenti e sostenitori, così come la capacità di lavorare con le forze più in generale nella politica degli Stati Uniti. A partire dal 1947 e fino al decennio successivo, fu attuata una campagna poliedrica che criminalizzava il comunismo dal punto di vista organizzativo e lo esorcizzava ideologicamente. A sua volta, tutti coloro che vi erano associati furono cacciati dalle istituzioni governative, sociali e culturali. Fu un’iniziativa sociale anticomunista di proporzioni monumentali. Ci furono processi, incarcerazioni, piani ben formulati per le retate e persino esecuzioni. I comunisti e chiunque avesse la più marginale associazione con il Partito comunista che non rinunciava pubblicamente e con forza a tali associazioni, furono un potenziale bersaglio. Sotto la guida di J. Edgar Hoover, l’FBI avrebbe esteso il suo raggio d’azione e il suo mandato legale, trasformandolo in un pilastro dell’apparato di sicurezza interna degli Stati Uniti.
Non fu però solo il Partito che attirò l’attenzione dell’FBI, ma chiunque si sia visto collaborare attivamente con esso, tra coloro che sono un certo tipo di artista. In particolare il Bureau si preoccupava degli artisti disincantati dalla Depressione, che vivevano in mezzo alla povertà, alla disuguaglianza e all’ingiustizia, e che cercavano di usare la musica per dare voce e stare dalla parte degli impoveriti, degli oppressi e dei disorganizzati.
Per l’FBI, se un artista si univa al Partito, scriveva sul suo giornale, suonava in una riunione del Partito, o si esibiva o faceva amicizia con chi lo faceva, questo portava all’apertura di un dossier dell’FBI. Le investigazioni come minimo incarnavano una sorveglianza aggressiva o l’intrusione nella vita personale. Più che altro, la maggior parte dei documenti aveva lo scopo di classificare i loro soggetti come candidati all’indice di sicurezza, da detenere in caso di emergenza nazionale. Una volta creati tali fascicoli, essi esistevano in perpetuo. L’FBI continuava a monitorare il soggetto, concludendo un’indagine attiva solo nel momento in cui riteneva che la simpatia dell’individuo per la politica del Partito non fosse più un problema; di solito comportava una rottura pubblica con il comunismo o se la persona moriva, anche se anche allora i fascicoli erano conservati, per essere referenziati secondo necessità.
Woody Guthrie rimase un candidato “attivo alla detenzione” come comunista, nonostante fosse affetto da una malattia neurologica mortale. Il modo in cui il governo agì nei confronti di Guthrie, per quanto estremo, non fu eccezionale. Le azioni nei confronti degli altri cantanti folk, sia attraverso la lista nera, le testimonianze forzate o le carriere rovinate, furono calcolatrici e prive di empatia umana.

“Se ti sei trovato seduto con gli amici in un caffè, diciamo a Greenwich Village, all’inizio degli anni Quaranta, meditando sul futuro della musica popolare e suggerendo che nel giro di un decennio ci sarebbe stata una canzone in cima alle classifiche di Billboard di un ex membro di una catena della Louisiana, portata al nord da un collezionista di canzoni bianche radicali del Texas, i cui colleghi erano un mix di uomini e donne, afro-americani, ebrei-americani e intellettuali nati negli Stati Uniti probabilmente vi sarebbe stato dato lo sguardo riservato a coloro la cui presa sulla realtà è una questione aperta.”
Buonanotte Irene
Irene, buonanotte. Irene, buonanotte
Buonanotte, Irene. Buonanotte, Irene.
Ti vedrò nei miei sogni.
Lo scorso sabato sera mi sono sposata.
Io e mia moglie ci siamo sistemati.
Ora, io e mia moglie ci siamo separati.
Facciamo una passeggiatina in centro.
Sì, a volte vivo in campagna
E a volte vivo in città. Sì, e a volte prendo una grande idea
Mi butterò nel fiume e annegherò.
Smettila di divagare. Smettila di giocare d’azzardo.
Smettila di stare fuori fino a notte fonda. Torna a casa da tua moglie e dalla tua famiglia.
Rimani lì vicino al caminetto, luminoso.
Irene, buonanotte. Irene, buonanotte
Buonanotte, Irene. Buonanotte, Irene.
Ti vedrò nei miei sogni.


Naturalmente, questo è quello che successe: la canzone sopra citata è “Goodnight Irene” di Lead Belly e il gruppo con il disco di successo sono i Weavers. La musica è una cosa strana, avere il potere a volte di muoversi con una tale velocità e forza da farla esplodere attraverso i vincoli della società, preannunciando la possibilità di qualcosa che va ben oltre lo status quo, anche nel regno del apparentemente impossibile.
L’impatto musicale del più grande gruppo di artisti che si riunì per gettare le basi per una tale impresa in quel periodo si fece ancora sentire. Il fatto che questo gruppo emerse dal calderone antisemita e antisindacale di Jim-Crow negli Stati Uniti degli anni Trenta, non fu un risultato da poco. Il modo in cui questi individui arrivarono a questo, e poi si riunirono, fu altamente consequenziale.
Woody Guthrie non era un radicale nato, ma le prove e gli sconvolgimenti della sua giovane vita lo inclinarono in direzioni radicali. Prima di diventare un artista, Guthrie si guadagnò da vivere, tra le altre cose, come pittore di insegne, operaio e chiromante. La malattia della mamma contribuì a far sì che lasciasse l’Oklahoma per andare prima in Texas e poi in California, dove si trasferì tra i campi di migranti dei suoi compagni dell’Oklahoma e la scena culturale di Los Angeles. È a Los Angeles che Guthrie s’incontrò e si fece politicizzare dal Partito Comunista. La FBI non aveva prove inconfutabili della sua appartenenza al Partito, ma lo trattò comunque come se ne fosse membro. D’altronde Pete Seeger raccontò che il Partito rifiutò Guthrie perché viaggiava sempre qua e là e non era il tipo di persona a cui dare un incarico nel Partito. Era un compagno di viaggio molto apprezzato ed era considerato uno di loro.
C’è più chiarezza del rapporto del Partito con Pete Seeger, che per tutta la sua vita si dedicò a questioni di emancipazione umana, cosa per la quale pagò un enorme prezzo personale e professionale. L’introduzione di Seeger alla politica radicale avvenne attraverso il padre Charles, che era professore di musicologia a Berkeley che nel 1919 perse il suo posto per la sua posizione contro la Prima Guerra Mondiale. Si trasferì poi a New York per insegnare all’Institute of Musical Art (poi divenuto Juilliard) e poi alla New School for Social Research. Negli anni Trenta del secolo scorso fu membro del Partito Comunista e del Collettivo dei Compositori ad esso associato, che comprendeva luminari come Aaron Copland, Earl Robinson e Hanns Eisler, tutti legati al Partito.
La madre naturale di Seeger, Constance de Clyver Edson, era anche musicista e insegnava violino. Il padre e la madre di Seeger divorziarono quando Pete aveva sette anni, e il padre si risposò con Ruth Crawford, considerata tra le prime donne compositrici importanti. Tutto questo, naturalmente, non poté non avere un impatto su suo figlio.
Seeger frequentò l’Harvard College nel 1936, studiando sociologia, egli voleva fare il giornalista, ma Harvard non lo insegnava allora e si unì anche alla società del banjo della scuola. Sembra anche fosse diventato più politico. I servizi segreti militari scoprirono, visitando il vecchio liceo di Seeger, informati dei sospetti dal suo ex preside, che il soggetto si era allineato con il cosiddetto elemento radicale dell’Università di Harvard. I sospetti del Rettore furono corretti mentre ad Harvard, Seeger si unì alla Lega dei Giovani Comunisti. Le sue prime associazioni con il comunismo furono profondamente sentite.
Nell’aprile del 1938 Seeger lasciò Harvard. Fu più o meno in quel periodo che suo padre non accettando la linea delle prove di spettacolo in corso a Mosca, lasciò il Partito. Peter avrebbe preso una strada diversa. Dopo aver lasciato Harvard, si diresse verso New York City, dove iniziò la sua carriera di musicista, che lo portò a diventare l’incarnazione del cantante folk di sinistra.
Un compito che assunse con una rabbia e una passione trasformativa. Sotto l’esterno dolorosamente timido, modesto, apparentemente autolesionista, c’era una volontà di ferro”. Woody Guthrie, esprimendo una certa soggezione, insieme allo smarrimento, lo pose in un altro modo modo: “Non riesco a capirlo. Non guarda le ragazze, non beve, non fuma, il tipo è strano”. Comunque, di tutti i cantanti folk di questo mix, Pete Seeger fu tra i più impegnati e disciplinati. Di conseguenza fu quello con il bersaglio più grosso incollato alla schiena.

Come Seeger, Alan Lomax ebbe un costante amore per la musica, e mentre anche lui cantava, la sua particolare passione e il suo dono furono quelli di un collezionista di canzoni. Il padre di Lomax lo incoraggiò a frequentare Harvard, cosa che alla fine fece, anche se inizialmente andò all’Università del Texas, ad Austin. In ogni caso, era incredibilmente intelligente. All’età di diciassette anni si trasferì ad Harvard, entrando come studente del secondo anno. Fu ad Harvard nel 1932 che Lomax divenne politicamente attivo, fu arrestato per aver partecipato a una manifestazione a sostegno dell’organizzatrice del lavoro soprannominata “la Fiamma Rossa” che stava affrontando la deportazione in Polonia per aver tentato di organizzare i lavoratori tessili a Lawrence, Massachusetts. Nonostante abbia lasciato l’università dopo solo un anno, suo padre riuscì ad assicurargli un lavoro alla Biblioteca del Congresso. L’incarico, che assunse nel 1936, fu quello di Assistente Responsabile dell’Archivio della Biblioteca dell’American Folk Song. Sarebbe stata una mossa epocale, fu in quella posizione che riuscì a incoraggiare e promuovere artisti come Lead Belly, Woody Guthrie e Pete Seeger.
A parte Woody Guthrie, non c’è probabilmente nessun altro oltre a “Lead Belly” che abbia lasciato un’eredità più lunga da questo gruppo di cantanti folk anche se il repertorio musicale dei Ledbetter difficilmente si adatta bene alla categoria folk, che comprende blues, canzoni di lavoro, musica da cowboy e molto altro. Suo padre, John Wesley Ledbetter, era figlio di schiavi e si trasferì in Louisiana dal North Carolina qualche tempo dopo la fine della guerra civile. Fu in North Carolina che incontrò Sallie Pugh, si sarebbero sposati e avrebbero condiviso le responsabilità della mezzadria, un contratto agrario, un tempo assai diffuso. Fin dall’inizio, il giovane Huddie ebbe un’attitudine e una passione musicale che superò tutti quelli che lo circondavano. La leggenda di Lead Belly è impressa dalla sua permanenza nel penitenziario. Ledbetter arrivò per la prima volta in prigione nel 1918 per l’uccisione di Will Stafford, in un incidente che si disse ruotasse attorno a una donna. Non essendo chiari gli esatti dettagli, la storia racconta che Lead Belly, che era noto per portare una pistola, sparò a Stafford dopo una lite quando lui, Stafford e altri due uomini stavano andando a una festa nella contea di Bowie, in Texas. Di conseguenza, Lead Belly, sotto il nome di Walter Boyd, finì per scontare due anni nella Shaw State Prison Farm, prima di essere trasferito alla Central State Farm, la prigione nota come Sugarland. Rimarrà a Sugarland fino al suo indulto da parte del governatore del Texas nel 1925, E’ qui che Leadbelly molto probabilmente imparò la canzone tradizionale Midnigth Special.
Il secondo periodo in prigione di Ledbetter fu nel 1930, anche se questa volta sembra che il suo essere un uomo nero nel profondo sud ebbe molto più a che fare con le circostanze e gli esiti che non nell’incidente precedente. Molti dei fatti sono contestati, ma gli elementi del sistema Jim Crow sembrano essere fortemente attuati. L’uomo bianco, Dick Ellet, descritto dalla stampa come uno “splendido cittadino bianco” rispetto a Lead Belly, un “negro pazzo e ubriaco” fu pugnalato al braccio. Dopo essere stato portato nella prigione locale Lead Belly evitò per un pelo un linciaggio, perché i suoi carcerieri riuscirono a tenere a bada la folla. Se la cavò male in tribunale, tuttavia, ottenendo una condanna dai sei ai dieci anni nel famigerato penitenziario dell’Angola. Fu durante il suo periodo in Angola che Ledbetter incontrò John e Alan Lomax che visitarono la prigione per raccogliere canzoni. I Lomax avrebbero continuato a lavorare con Ledbetter per tutti gli anni Trenta e Quaranta.
Grazie alla sua collaborazione con il giovane Lomax, Ledbetter entrò in contatto con i cantanti folk di sinistra. Una delle sue canzoni più famose, “Bourgeois Blues“, ne dà il sapore. La canzone è un resoconto dell’esperienza di Lead Belly e di sua moglie Martha quando furono cacciati dall’appartamento di Lomax mentre i due, insieme alla professoressa Mary Barnicle della NYU, erano in città per registrare per lo Smithsonian.
Mentre Lead Belly non fu particolarmente politico, il fatto del “Bourgeois Blues” indica la confluenza unica di circostanze che avrebbero permesso la musica come la sua, di raggiungere un pubblico più ampio. Questo avrebbe avuto, col passare del tempo, profonde ripercussioni. George Harrison avrebbe poi detto: “Se non ci fosse stato Lead Belly, non ci sarebbe stato Lonnie Donegan; se non ci fosse stato Lonnie Donegan che ha registrato “Rock Island Line” di Lead Belly, non ci sarebbero stati i Beatles. Quindi, niente Lead Belly, niente Beatles “. A questo bisogna aggiungere che senza la comunità popolare di sinistra, l’arte di Lead Belly sarebbe stata in gran parte perduta nel mondo.
All’inizio del 1940, Woody Guthrie andò a New York City, e presto si incontrerà e si unirà ad artisti che la pensavano allo stesso modo e che da vari percorsi si trovarono anche nella più grande città degli Stati Uniti, la base più forte del Partito Comunista. Guthrie si era mosso su incoraggiamento dell’attore Will Geer che incontrò in California. Geer, poi apparso nello spettacolo di Broadway Tobacco Road, organizzò un concerto serale al Forrest Theater come benefit per il comitato californiano di John Steinbeck per il soccorso dei profughi del deserto.
Guthrie era uno degli artisti in programma per la serata, ed è qui che incontrò di buon auspicio Pete Seeger e Alan Lomax. Insieme a questi tre, lo spettacolo comprendeva Josh White, Burl Ives, zia Molly Jackson, Richard Dyer-Bennett e Lead Belly.
Questo fu il primo incontro di Guthrie con questi artisti, e il suo incontro con Pete Seeger in particolare portò a una collaborazione duratura, compresa la produzione di una delle canzoni più notevoli da portare avanti in quel periodo:
Union Maid (Pete Seeger, Si Kahn, Woody Guthrie)
C’era una volta una cameriera del sindacato, non ha mai avuto paura
Di teppisti e ginkink e di spie della compagnia e dei vice sceriffi che hanno fatto l’irruzione.
Si è recata alla sala del sindacato quando è stata convocata una riunione,
E quando i ragazzi della Legione si avvicinano
Ha sempre tenuto duro.
Oh, non puoi spaventarmi, io resto fedele al sindacato,
Mi attengo al sindacato, mi attengo al sindacato.
Oh, non potete spaventarmi, io sono fedele al sindacato,
Rimango fedele al sindacato fino al giorno della mia morte.
Questa cameriera del sindacato è stata saggia nei confronti dei trucchi delle spie della società,
Non poteva farsi ingannare da uno sgabello aziendale, organizzava sempre i ragazzi.
Si è sempre fatta strada quando ha colpito per avere una paga migliore.
Mostrava il suo biglietto da visita alla Guardia Nazionale
E questo è ciò che direbbe
Voi ragazze che volete essere libere, prendete un consiglio da me;
Trovatevi un uomo che sia un uomo del sindacato e unitevi all’ausiliario delle signore.
La vita matrimoniale non è difficile quando hai una tessera sindacale,
Un uomo del sindacato ha una vita felice quando ha una moglie del sindacato.
La scrittura di “Union Maid”, basata su una melodia di Robert Schumann, che esalta l’impavidità che deriva dall’avere un’unione, è l’aspetto storicamente più duraturo del viaggio che Seeger e Guthrie fecero in Oklahoma, mentre lo spettro dei teppisti che sconvolsero un incontro di attivisti fu un presagio di misure repressive per far atterrare presto a pieno regime i membri del Partito in Oklahoma. Molti compagni furono arrestati, processati, e condannati a dieci anni di carcere. Le condanne furono poi annullate nel 1943 durante la seconda guerra mondiale. Fu chiaro quindi che i servizi stavano monitorando Pete Seeger che dopo il viaggio, con Guthrie tornò a New York per pubblicare un libro di canzoni del lavoro.
All’inizio del 1941 formarono un gruppo, gli Almanac Singers. L’origine del nome derivò dall’osservazione di Lee Hays: “Da dove vengo io, una famiglia aveva due libri. La Bibbia per aiutarli ad andare all’altro mondo. L’Almanacco, per aiutarli ad attraversare il mondo attuale”.
I tre artisti/attivisti avrebbero a loro volta affittato un loft sulla dodicesima strada di Manhattan, soprannominato “Almanac House”.
La loro prima registrazione arrivata nel periodo antibellico del Partito fu l’album Songs for John Doe. Tra i suoi brani c’era “Washington Breakdown”, con Pete Seeger che cantava a Franklin Roosevelt, dicendo che non lo avrebbe mandato, come coscritto, dall’altra parte del mare. Seeger cantava anche la “C di coscrizione” diretta al Selective Security Act, la legge approvata dal Congresso nel settembre 1940 che impose a tutti gli uomini tra i ventuno e i trentacinque anni di età di iscriversi al servizio militare, con un conseguente progetto di legge che iniziava un mese dopo. La canzone che si riferiva alla legge come “quella maledetta legge” sollevò l’ira delle autorità, alcune delle quali hanno messo in dubbio la sua stessa legalità. Un’altra canzone, cantata da Josh White e Millard Lampell, impostata sulla melodia della vecchia rima del cortile della scuola “Billy Boy” e con lo stesso nome, ha portato a casa gli orrori della guerra contro un soldato immaginario di nome Billy.
Gli Almanacs avrebbero pubblicato Songs for John Doe sull’omonimo Almanac, etichetta, nonostante la Keynote Records, fondata nel 1940 dall’ex editore di New Masses Eric Bernay, essendo la loro attuale etichetta. La Keynote era un’entità politicamente carica, che si sentiva a proprio agio con il Partito Comunista nella misura in cui pubblicizzava regolarmente sul Daily Worker promuovendo cose come la musica del Coro dell’Armata Rossa e un album di canzoni popolari sovietiche. Nel 1941, tuttavia, Songs for John Doe non fu timbrato con l’etichetta Keynote presumibilmente a causa del suo contenuto controverso. Gli eventi avrebbero presto convalidato tale considerata cautela.
La prima grande performance del gruppo fu nel maggio 1941 al Madison Square Garden, in occasione di un raduno di ventimila operai in sciopero. Secondo i resoconti dello spettacolo, il gruppo fu ben accolto ma al di fuori della bolla degli attivisti non fu così. Lo stesso Seeger si confrontò in prima persona con questo gruppo nel Greenwich Village dopo aver eseguito una canzone che screditava Winston Churchill ma ricevette un’ondata di critiche soprattutto da una certa stampa: un articolo raccomandò di coinvolgere il Procuratore Generale degli Stati Uniti, con l’implicazione di un’azione penale e del carcere per coloro che cantavano tali canzoni. Per l’FBI non ci fu alcun dubbio sui Almanac Singers considerati un famigerato gruppo comunista.
Nel 2015 l’FBI pubblicò quasi duemila pagine di materiale memorizzato nei suoi file su Pete Seeger. All’interno di quel dossier ci sono i risultati di un’indagine condotta dalla Military Intelligence Division (MID) del Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti che aprì un dossier su Seeger quando si arruolò nell’esercito nel 1943. Il dossier illustra non solo la notevole attenzione che gli viene rivolta, ma anche la diffidenza del governo nei confronti dei comunisti che entrano nell’esercito. Tra le cose che l’esercito fece per indagare su Seeger c’era l’intervista a suo padre, che disse agli investigatori che Pete era un cantante e un suonatore di banjo degli Almanac Singers, ed era molto attivo a Detroit e Michigan.
Il MID non fu particolarmente preoccupato per le capacità musicali di Seeger, ma per sua moglie. Seeger, che aveva sposato una donna giapponese americana, Toshi Ohta, attirò l’attenzione in particolare per una lettera che scrisse per protestare contro l’internamento giapponese allora in corso. Erano anche preoccupati che la relazione si rafforzasse a vicenda, e non in modo positivo. Riferiscono che le lettere tra i due – che stavano leggendo – “indicavano che sia il Soggetto che l’allora fidanzata erano profondamente interessati alle tendenze politiche, in particolare antifasciste, e che lei era membro di diverse organizzazioni comuniste infiltrate”. Il Sottotenente che scrisse il rapporto concludeva: “Il loro matrimonio probabilmente fonderà e rafforzerà le loro tendenze radicali individuali”.
Seeger si trovò in una posizione difficile, dato che la linea ufficiale del Partito Comunista fu quella di sostenere l’internamento dei Giapponesi-Americani perché “non voleva disturbare la coalizione delle forze antifasciste che si erano coalizzate intorno all’amministrazione Roosevelt durante la guerra”. Questa posizione fu la base per il Daily Worker nel 1943, che riferì di Kibei – Giapponesi-Americani nati negli Stati Uniti, ma istruiti in Giappone. Secondo il giornale, “fomentavano i problemi nei campi”. Tra i loro peccati, questo in un articolo di un giornale comunista, “interruzioni del lavoro, scioperi, rallentamenti nelle consegne del carbone, sprechi nell’amministrazione delle cucine e altri sabotaggi…”. Questo fu scritto su persone spogliate dei loro diritti e delle loro proprietà e messe in centri di detenzione. L’eredità del Partito comunista sulla detenzione dei giapponesi durante la seconda guerra mondiale è una di quelle macchie storiche che non si cancelleranno mai. A parte la questione del trattamento dei giapponesi, l’esercito interrogò anche Woody Guthrie, che sembrò desideroso di aiutare Seeger.
Nel 1944 Pete Seeger, assegnato all’isola del Sud Pacifico di Saipan, incaricato di risollevare lo spirito dei soldati feriti attraverso la musica, incontrò Mario “Boots” Casetta, un fan degli Almanac Singers. Mentre i due si misero a parlare, incubarono un’idea per “un’organizzazione a maglie larghe, una struttura dove la gente potesse riunirsi e stampare canzoni”. Il progetto prevedeva il coinvolgimento di Seeger e Earl Robinson per lanciare le cose a New York e Casetta per fare lo stesso a Los Angeles. Scagionato nel dicembre 1945, Seeger ampliò la visione a quella di un “movimento operaio canterino con decine di migliaia di cori sindacali”. Come ogni chiesa ha un coro, perché non ogni sindacato?”. Il gruppo avrebbe dovuto chiamarsi “People’s Songs”. Fu un’impresa traboccante di ottimismo, destinata a svolgersi in un mondo molto diverso da quello che si è materializzato sulla scia della seconda guerra mondiale.
Nel dicembre 1945 mentre infuriava una polemica nel Partito, un gruppo di artisti si riunì per dare inizio al sogno di Seeger di People’s Songs. Seeger scese nei particolari del progetto che lui e Boots Casetta avevano discusso a Saipan, articolandolo nell’edizione inaugurale del bollettino dei Canti popolari del gennaio 1946. La loro visione fu quella di “creare, promuovere e distribuire canzoni del lavoro e del popolo americano”. Attingendo a coloro che furono attivi nella scena popolare fin dai tempi degli Almanac, il suo comitato organizzatore comprese Lee Hays e Pete Seeger. Il suo comitato consultivo comprese, tra gli altri, Oscar Brand, Agnes Cunningham, Tom Glazer, Woody Guthrie, Lee Hays, Burl Ives, Millard Lampell, Bess Lomax, Walter Lowenfels, Earl Robinson, Betty Sanders e Josh White. Il motore al centro di tutto questo, però, fu Seeger. Come Woody Guthrie spiegò: “Pete Seeger proviene da una lunga stirpe di famiglie musicali a pelo corto…”
Pete è conosciuto soprattutto per gli Almanac Singers e per il suo lavoro di 24 ore al giorno negli uffici di People’s Songs, Peoples Artists, e per la grande mano che ebbe nel far uscire i bollettini di People’s Songs, i testi delle canzoni, le strisce per i film, e nel pianificare e gestire, provare la musica, i cori, così come una o due lezioni su come riparare gli strumenti musicali che si rompevano o che si sbattevano da qualche parte sul terreno di battaglia di qualche sindacato.
People’s Songs prese il via, attirando un migliaio di iscritti nel suo primo anno. Pubblicherà un bollettino trimestrale di notizie e trascrizioni musicali. Sviluppò anche un’agenzia di prenotazione separata, People’s Artists. Irwin Silber gestì la sua attività e organizzazione a New York, Boots Casetta fu il responsabile di Los Angeles. La filiale di Los Angeles, a differenza dei suoi confratelli di New York, sembrò avere un periodo più facile delle cose dal punto di vista finanziario, avendo ottenuto un successo sufficiente per pagare uno stipendio a Casetta per i tre anni in cui lavorò.
Fin dall’inizio, l’organizzazione fu fondata su una dottrina dell’arte agit-propaganda. La nozione tra i partecipanti non fu la musica come intrattenimento, seppur edificante, ma piuttosto “La mia canzone è la mia arma”, cioè l’arma nella lotta di classe. Un articolo su Peoples World mise direttamente le cose in chiaro: “Il business del fare musica fare un lavoro che molti e molti discorsi non sono in grado di fare. L’ironia è che, soprattutto dopo il 1947, gli artisti di sinistra “ebbero pochi contatti duraturi con i sindacati, tranne i sindacati radicali con la leadership comunista. Questo non fu un situazione che avrebbe migliorato il corso della vita di People’s Songs.

People’s Songs ebbe la posizione poco invidiabile di svilupparsi su un modello più aperto, in un momento in cui il Partito stesso era in preda alle turbolenze interne ed era incline a una posizione più dura. Seeger fu combattuto tra il suo desiderio di cantare o comporre e il suo dovere verso la disciplina politica. Suonando il banjo o facendo escursioni nei boschi, si ricordò della distruttività del razzismo, ma seduto a discutere del colonialismo nella Cintura Nera del Sud, a volte desiderò essere a casa con il banjo.
Questo particolare scambio suggerisce un cambiamento in corso nel Partito, che ebbe a che fare con una vecchia posizione che sosteneva il diritto all’autodeterminazione dei neri negli stati storicamente popolati da neri nel Sud, una posizione che il Partito mise da parte, ma che riemerse dopo la rimozione del leader. Fu un cambiamento che lasciò presagire lotte più nette a venire.
Nel “club di musica popolare” si discuteva spesso della direzione generale della rinascita della musica popolare in via di sviluppo e del ruolo dei Canti popolari e degli Artisti popolari in essa. Ma il processo decisionale in entrambe queste organizzazioni fu affidato completamente e unicamente ai membri, sia comunisti che non comunisti.
Tra l’ascesa di People’s Songs ci fu l’aggiunta di due artisti più giovani nell’ambiente dei cantanti folk di sinistra. Fu in questo periodo che Gilbert e Hellerman iniziarono a cantare con Seeger e Hays sotto il soprannome di “No-Name Quartet”, sebbene il Daily Worker si riferisse a loro come “People’s Songs new vocal quartet”.
All’inizio del 1947 il mondo del dopoguerra sarebbe stato molto diverso da quello pacifico immaginato dal Partito Comunista. Mentre l’Unione Sovietica lavorò per rafforzare ed estendere i suoi successi del dopoguerra, gli Stati Uniti si mossero per controllarli e ridurli, e il luogo chiave della contesa fu l’Europa. Il risultato sarebbe diventato la Guerra Fredda.
Nel 1947 l’amministrazione Truman tracciò una linea di demarcazione contro l’intervento sovietico in Grecia, dove infuriava una guerra civile con le forze comuniste da una parte e la Gran Bretagna e il governo greco appoggiato dagli Stati Uniti dall’altra. Con gli Stati Uniti che si mossero per sostenere la Grecia, intervennero anche per sostenere il governo della Turchia, che la Gran Bretagna non poteva più sostenere finanziariamente. Questo fu fatto per mantenere questi Paesi allineati con le potenze occidentali. Tutto ciò fu esposto nel discorso di Truman al Congresso nel marzo 1947, dove chiese 400 milioni di dollari per aiutare questi Paesi. Ne seguì il Piano Marshall, messo in atto per sostenere le economie dei paesi dell’Europa occidentale. Questo è stato fatto per arginare i pericoli del comunismo infondendo 12 miliardi di dollari in fondi (circa 140 miliardi di dollari di oggi). Da parte sua l’URSS, nell’ottobre 1947, istituì il Communist Information Bureau, un’organizzazione di partiti comunisti, e nel febbraio 1948, sostenne un colpo di Stato in Cecoslovacchia che portò al potere un governo filosovietico.
Qualsiasi unità rimasta tra Stati Uniti e URSS venne rapidamente sostituita dalla polemica, mentre si contendevano posizioni geopolitiche più vantaggiose.
Di fronte a tali eventi geopolitici in rapida evoluzione, gli Stati Uniti intrapresero un cambiamento per quanto riguarda la loro sicurezza interna.
Brecht, oggi considerato tra i più importanti drammaturghi del ventesimo secolo, fuggì dalla Germania di Hitler per rifugiarsi negli Stati Uniti, per poi dover fuggire dagli Stati Uniti per evitare ancora una volta le persecuzioni politiche. Riguardo all’infiltrazione comunista dell’industria cinematografica che la HUAC indagò nell’ottobre del ’47, furono interrogati una serie di personalità di spicco di Hollywood, tra cui direttori di studio come Walt Disney, Jack Warner e Louis B Mayer, insieme agli attori Ronald Reagan, Gary Cooper e Robert Taylor.
I più in vista, tuttavia, furono gli scrittori, una mossa tatticamente accorta da parte degli investigatori che concentrarono gli sforzi sugli intellettuali meno fotogenici, piuttosto che sugli amati attori. Mentre gli scrittori sarebbero stati il fulcro mediatico di questa impresa, la questione del comunismo come ideologia – e del perché fosse velenosa – fu il fulcro di fondo. La scrittrice Ayn Rand – con una notevole iperbole – offrì un esempio lampante:
“Provate a immaginare come ci si sente se si è in costante terrore dalla mattina alla sera e di notte si aspetta che suoni il campanello, dove si ha paura di tutto e di tutti, vivendo in un Paese dove la vita umana è niente, meno che niente, e lo si sa. Non sai chi o quando ti farà cosa, perché potresti avere amici che ti spiano…”
Il problema, allora, non fu che le idee comuniste entrassero nel cinema, ma piuttosto l’idea stessa dei comunisti che lavorarono nell’industria cinematografica. Le audizioni inviarono un messaggio a tutti nell’industria cinematografica, la forma culturale preminente negli Stati Uniti, di stare lontano dal comunismo o di affrontarne le conseguenze.
Alla fine degli anni settanta Imagine di John Lennon diventò senza ogni ombra di dubbio la canzone più amata di tutti i tempi. La canzone cattura Lennon che urla per un mondo più giusto ed è impossibile da evitare e perché diventò così profondamente radicata nella cultura tanto che il vero significato del brano si è perso nel tempo. In una intervista per Playboy Magazine, poco prima della sua morte nel dicembre 1980, John raccontò di aver ricevuto un libro di preghiere cristiane, un dono per lui e Yoko Ono, da Dick Gregory. Questo libro lo ispirò a scrivere il testo di Imagine. “Il concetto di preghiera positiva. Se riesci ad immaginare un mondo di pace, senza confessioni di religione, non senza religione ma senza questa cosa di Dio-è-più grande del tuo Dio, allora può essere vero. La Chiesa mondiale mi ha chiamato una volta e mi ha chiesto: Possiamo usare il testo di Imagine e cambiarlo in ‘Imagine one religion’?” Questo dimostrò che non lo capirono affatto. Avrebbe sconfitto l’intero scopo della canzone, l’intera idea. Tuttavia nonostante il concetto di unità, Imagine fu anche ispirata dal movimento comunista. Lennon in seguito confermò che le somiglianze tra i suoi ideali stabiliti nella canzone ed il comunismo furono davvero deliberate: “Immagina che non ci sia più religione, niente più paese, niente più politica, è praticamente il Manifesto comunista, anche se non sono particolarmente comunista e non appartengo ad alcun movimento”. Lennon inoltre affermò apertamente: “Sono sempre stato politicamente orientato, sai, e contro lo status quo. È piuttosto semplice quando sei cresciuto, come lo ero io, odiare e temere la polizia come un nemico naturale e disprezzare l’esercito come qualcosa che porta via tutti e li lascia morti da qualche parte. Voglio dire, è solo una cosa di base della classe operaia”. L’ex Beatle riuscì a far cantare il messaggio comunista che respira da ogni poro di Imagine a tal punto da far cantare persone di tutte le diverse ideologie politiche.
Questa è una testimonianza della sua grandezza non solo per le parole ma soprattutto la melodia così bella e contagiosa che immediatamente fa sembrare tutto migliore. Nessuno mise in discussione il testo allora ma se Imagine fosse stata pubblicata oggi, John Lennon sarebbe stato tacciato come un comunista da tutti i media ed evitato dalle persone che lo adorano.
Naturalmente l’omicidio di John Lennon resta ancora oggi una incognita per il semplice fatto che fu sorvegliato a vista, ottenne la cittadinanza americana nel 1975 dopo una prova di forza con le autorità che nel 1973 gli intimarono di allontanarsi dal paese.
Gli artisti non sono spesso intelligenti in politica. Sapevano molto poco dei pro e dei contro dei movimenti e dei partiti. Ma sono inclini ad avere sentimenti forti e quindi sono facili prede per chiunque faccia appello al senso di giustizia e di decenza.

Il 23 novembre 1952, il New York Times pubblicò un articolo che descriveva il successo dei test di un’arma termonucleare, nota come idrogeno o bomba ad idrogeno. L’articolo, che includeva una mappa dell’area metropolitana di New York, completa di un cerchio che comprendeva tutta Manhattan e un’enorme porzione di Brooklyn, Queens e New Jersey – indicando la portata dei danni che la nuova bomba poteva fare – definì il test “un importante passo avanti nel nostro programma di energia atomica”. Il tono concreto del profilo di un’arma così devastante sottolinea l’estremismo degli anni 1950-1952. In questo, gli attacchi al Partito Comunista, e gli attacchi associati ai cantanti folk, furono tanto feroci quanto inediti.

Almanac Singers 1940 circa
The Almanac Singers 1940
The Weavers, Pete Seeger, Fred Hellerman, Ronnie Gilbert e Lee Hays
Famiglia Seeger
Woody Guthrie a sinistra e Pete Seeger con il banjo
Pete e sua moglie Toshi
Un gruppo di amici si riunì ad una festa a New York, intorno al 1940. Da sinistra a destra, gli uomini sono Henry Cowell, Alan Lomax, Sonny Terry e Brownie McGhee. La donna con le spalle alla telecamera è Toshi Seeger. Collezione Bess Lomax Hawes
Bertolt Brecht
John Lennon

Imagine (J.Lennon)

Immagina non ci sia il Paradiso
è facile se ci provi
Nessun inferno sotto di noi
Sopra di noi solo il Cielo
Immagina che la gente
viva per il presente…Immagina non ci siano paesi
non è difficile da fare
Niente per cui uccidere o morire

e nessuna religione
Immagina che la gente
viva la loro vita in pace..

Puoi dire che sono un sognatore
ma non sono il solo
Spero che ti unirai anche tu un giorno
e che il mondo diventi uno…

Immagina un mondo senza possessi
mi chiedo se ci riesci
senza necessità di avidità o fame
Una fratellanza di uomini
Immagina che la gente
condividere il mondo intero…

Puoi dire che sono un sognatore
ma non sono il solo
Spero che ti unirai anche tu un giorno
e che il mondo viva come uno…

novembre 13, 2020

Story to Tell – Ricky Mantoan

White Mansions è un album del 1978 di vari artisti che documenta la vita dei sudisti americani nella Confederazione durante la guerra civile. Le canzoni dell’album sono state scritte da Paul Kennerly e sono eseguite da Waylon Jennings, Jessi Colter, John Dillon e Steve Cash. Ogni cantante ha interpretato una persona separata e distinta, ritraendo personaggi diversi nel tentativo di mostrare la Confederazione e il concetto di “orgoglio del sud” attraverso gli occhi di questi personaggi; in sostanza, quindi, White Mansions è un concept album. Eric Clapton ha suonato la chitarra in diverse tracce. L’album è stato #38 nella classifica Country Billboard e #181 nella Billboard 200.
Nella sua autobiografia, Waylon Jennings afferma che Kennerley è stato ispirato a comporre le canzoni dopo aver sentito “That’s Why the Cowboys Sings the Blues” alla radio londinese, che era apparso su Jennings 1975 LP Dreaming My Dreams, e ha dichiarato: “White Mansions è un disco incantevole, mi ha toccato in modo profondamente personale … fare l’album è stata una delle mie esperienze più piacevoli.”
L’album è stato ristampato nel 1999 in un pacchetto due per uno con The Legend of Jesse James, un concept del 1980 ideato da Paul Kennerly.
I quattro personaggi principali ritratti nell’album sono:Matthew J. Fuller (interpretato da John Dillon)
Polly Ann Stafford (interpretata da Jessi Colter)
Caleb Stone (interpretato da Steve Cash)
The Drifter (interpretato da Waylon Jennings) – The Drifter è il narratore dell’album.

Quando Ricky Mantoan mi chiese di interpretare Polly nella sua versione straordinaria mi sono venuti i brividi ed è stata una delle esperienze straordinarie che insieme abbiamo vissuto nello studio Sunny Hill di Borgomasino in Italia.
La nostra Story to Tell (Storia da raccontare) – la prima traccia nell’album White Mansions – avrebbe potuto essere un biglietto da visita per poter essere considerato un capolavoro artistico. Così però non è mai stato, nessuna nota di merito al grande Ricky Mantoan che ha vissuto dentro la Musica tutta la sua esistenza. Sono convinta che ci sarà un risveglio prima o poi perché la musica è il linguaggio più diretto che arriva dall’Anima, e chi vorrà ascoltare lo farà.

Gloria Berloso

Story to Tell · Album Just for You ℗ 2020 Ricky Mantoan
Ricky Mantoan


ottobre 18, 2020

Nino Ferrer – Métronomie

Nino Ferrer, nome d’arte di Agostino Arturo Maria Ferrari, nato il 15 agosto 1934 a Genova e morto il 13 agosto 1998 a Saint-Cyprien (Lot), è un autore, compositore e cantante italiano naturalizzato francese. Nato in un ambiente benestante, ha trascorso l’infanzia in Nuova Caledonia e poi in Italia durante la seconda guerra mondiale, prima di vivere a Parigi dove ha scoperto il jazz da adolescente. Suonando il contrabbasso, è diventato un apprezzato musicista dilettante nello stile di New Orleans, accompagnando musicisti famosi e suonando in importanti club con i Dixie Cats, un gruppo che ha fondato con un amico, e allo stesso tempo seguendo gli studi universitari per soddisfare i suoi genitori. Alla fine degli studi, nel 1959, poco entusiasta della carriera archeologica che si stava aprendo a lui, decise di tentare la fortuna come cantante. Dopo alcuni anni difficili, nel 1966 ha avuto successo con la canzone Mirza, un blues che si tinge di umorismo. Mentre la popolarità di Ferrer è stata incrementata dal numero crescente di successi che sfruttavano questa vena umoristica, non era contento di questo successo, che lo associava all’ondata di yéyés in cui non si riconosceva. Poi è andato in esilio in Italia dove ha scoperto il progressive rock. Al suo ritorno in Francia nel 1971, la sua ambizione era di essere riconosciuto come un importante cantautore, seguendo le orme delle star anglosassoni che ammirava, ma si scontrava con l’incomprensione del grande pubblico e con la logica commerciale delle sue varie case discografiche, sconcertate dai suoi incessanti cambiamenti di stile e dalla sua natura rabbiosa. Dopo il successo della canzone Le Sud nel 1975, vivendo molto male il divario tra la sua immagine pubblica e le sue ambizioni personali, ha finalmente rotto con lo showbiz parigino. La sua seconda carriera musicale, che voleva allontanarsi dai vincoli commerciali, è stata un fallimento. Dopo essersi ritirato nella regione del Quercy Blanc, ha gradualmente smesso di suonare la musica per dedicarsi alla pittura. Segnato dal bicentenario della Rivoluzione Francese, ha chiesto e ottenuto la cittadinanza francese nel 1989. Quando all’inizio degli anni Novanta uscì una compilation dei suoi più grandi successi, riguadagnò il favore del pubblico, pubblicò nuovi album e si esibì in numerosi concerti, prima di uccidersi nel 1998, vittima di un episodio di depressione in seguito alla morte della madre qualche settimana prima, di cui si sentiva responsabile, mentre registrava quello che pensava sarebbe stato il suo ultimo album. Personalità arrabbiata e complessa, sensibile e romantica, estremamente esigente nei confronti di se stesso, Nino Ferrer ha lasciato un corpus di oltre 200 canzoni (per le versioni francesi) con molteplici influenze, in gran parte ignorate dal grande pubblico e la cui importanza è stata riconosciuta fin dalla sua morte attraverso diversi omaggi.

“Dalle prime luci di una carriera, nel 1963, che stava per lasciare un segno indelebile nella memoria collettiva, fino all’ultimo barlume di luce nel 1998, l’anno nero del suicidio di Nino Ferrer, potete trovare finalmente riunite le registrazioni complete di uno dei più famosi cantanti e musicisti francesi, ancora lontano dalla scoperta. 206 canzoni distribuite su 12 CD – 37 dei quali mai pubblicati in questo formato – e un DVD di immagini intime prodotte dal secondo figlio Arthur, una maestosa presentazione in stile art book, il tutto illustrato da un fumetto biografico, dalle linee nere e luminose, prodotto per l’occasione dal fumettista Fred Bernard, amico intimo di Nino, era proprio quello che ci voleva per celebrare l’uomo la cui influenza continua ad essere rivendicata dalle giovani generazioni.
Al di là dei tanti indimenticabili successi degli anni Sessanta o delle intramontabili ballate malinconiche che ancora pizzicano il cuore, dei rock album bucolici, rabbiosi, ironici o “disillusi” degli anni Settanta e Novanta, è tutto uno spirito di imbracatura artistica e anticonformismo libertario – oltre a un umorismo piacevolmente desacralizzante – che Ferrer ha trasmesso. È ancora questo luogo un po’ marginale che continua a renderlo così unico, così singolare, agli occhi dei suoi contemporanei, dei cantanti e dei musicisti popolari del secolo scorso. La visita guidata di prima classe del cofanetto offre così una panoramica di un’opera in perenne movimento, che per trent’anni si è trasformata da cima a fondo, non per soddisfare le mode, anzi, andando spesso controcorrente, accumulando successi (enormi) e fallimenti (anche enormi) con un’intrepidezza che salta ancora alle orecchie fin dalle prime note”.

Grande Nino Ferrer! Indimenticabile ….

Les cornichons

Dal vivo

Métronomie – Rock Progressive

ottobre 13, 2020

PAOLO PIETRANGELI, L’ADDIO ALLA DISCOGRAFIA CON UN ALBUM CHE PARLA D’AMORE

IL 23 OTTOBRE ESCE PER ALA BIANCA IN VINILE E IN DIGITALE “AMORE AMORE AMORE, AMORE UN C…” CON TREDICI BRANI DELL’AUTORE DI “CONTESSA” E “VALLE GIULIA” DI CUI TRE INEDITI – IN OMAGGIO UN LIVE DEL 1995 A ROMA



È da sempre considerato il cantore dei rapporti politici e sociali, dal ‘68 in poi, di “Contessa”, “Valle Giulia” e tante altre, ma Paolo Pietrangeli stavolta ci fa scoprire un’altra faccia della sua poetica, quella che parla di amore, che indaga i rapporti uomo-donna. E lo fa con un nuovo disco, che è particolarmente importante anche per un altro motivo: sarà il suo ultimo. Un addio alla discografia, ad un mondo musicale così diverso da quello in cui aveva iniziato. Per questo simbolicamente il lavoro sarà pubblicato solo in vinile (oltre che in digitale).

Il titolo dell’album è tutto un programma, “Amore amore amore, amore un c…”, e fa capire che all’interno non manca l’inconfondibile, aguzza ironia dell’artista romano, così come il suo lucido sguardo al mondo intorno. In tutto tredici canzoni, delle quali tre inedite, tra cui la traccia che ha dato lo spunto per il titolo dell’album, “Amore un cazzo”.

Il lavoro, nei negozi dal 23 ottobre, sarà pubblicato in vinile per dare il giusto valore a canzoni che hanno un peso specifico elevato, che respingono la superficialità, che hanno bisogno di essere trasportate, ascoltate, accolte in un oggetto di fascino e bellezza com’è un lp. “Ho iniziato dal vinile e concludo con un vinile”, chiosa il cantautore romano (anche se ci si augura che cambi idea).

Paolo Pietrangeli è una figura importante per la cultura e lo spettacolo in Italia non solo come cantautore, ma anche come regista cinematografico e televisivo (uno dei più apprezzati degli ultimi decenni) e recentemente anche come scrittore. Nella sua ormai lunga storia è stato anche aiuto regista di mostri sacri come Luchino Visconti, Federico Fellini, Mauro Bolognini.



Sono tante le cose che ha da raccontare. Per questo tra una traccia e l’altra dell’album, Pietrangeli infila ricordi e aneddoti su se stesso e i suoi 75 anni, sulla sua gioventù, sul rapporto conflittuale con suo padre, Antonio Pietrangeli, talentuoso regista, su com’è nata “Contessa”, sulla Roma di Visconti e Fellini. In sintesi, racconta tutto ciò che ha formato la sua poetica fatta di ironia (“Amore un cazzo”), giochi di parole (“La merendera”) e metafore. Storie e filastrocche divertenti (“Lo stracchino”), ma anche intrise di melodia ed emozione (“Le sirene”, “Circonferenza”).

L’album esce su label Bravo Records/Ala Bianca, con distribuzione Warner. E contiene anche un cadeau: nella terza di copertina si trova infatti un QR Code che – scansionato con fotocamera dello smartphone – porta all’ascolto in streaming e al download di un concerto di Pietrangeli al Teatro Parioli di Roma nel 1995.

“Amore amore amore, amore un c…”

Tracklist LP

Lato A

Amore un cazzo

Le sirene

Amore coniugale

Lo stracchino

La merendera

Mamma vorei sapè

La lettera


Lato B

Cinema 2

Al ballo in città

Io ti voglio bene

La Roma

Circonferenza

Sabato 1 gennaio

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agosto 30, 2020

La tragedia del Mattmark e la canzone popolare

ilblogfolk.wordpress

Valle di Saas, Canton Vallese: sono le 17.15 del 30 agosto 1965 quando una massa di due milioni di metri cubi si stacca dal ghiacciaio di Allalin e precipita sul cantiere allestito per la costruzione della diga di Mattmark. 88 lavoratori perdono la vita. Gli alloggi vengono completamente sotterrati dall’immensa massa di ghiaccio. Pochi istanti prima della tragedia i lavoratori sentono il sinistro scricchiolio della lingua di ghiaccio che si stacca e istintivamente corrono verso le baracche alla ricerca di un rifugio. Ma la loro è una corsa verso la morte. Rimangono sepolti sotto 50 metri di ghiaccio. Il recupero delle salme è estremamente difficile.

Delle 88 persone rimaste uccise 56 sono italiani, molti originari della provincia di Belluno, 24 svizzeri, 3 spagnoli, 2 austriaci, 2 tedeschi e un apolide. Osvaldo D. è fortunato, se la cava con qualche ferita lieve: stavo caricando un veicolo quando ho sentito il ghiaccio…

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agosto 12, 2020

RICKY MANTOAN si racconta in una intervista di Giulio Bianchi

Ricky Mantoan (1945-2016), si racconta in una intervista di Giulio Bianchi fatta a Olgiate Comasco nel settembre del 1990. Il materiale storico è stato raccolto da Gloria Berloso in memoria di Giulio, recentemente scomparso.


Ho iniziato a fare musica come componente di vari gruppi che si esibivano nelle sale da ballo. Negli anni ’64-’65 mi ispiravo al sound di chitarristi americani come Doc Watson e specialmente Duane Eddy. Più tardi ho iniziato a suonare brani dei Byrds, a tutt’oggi la mia principale influenza, giungendo nei primi anni ’70 a proporre del rock psichedelico sul modello dei Grateful Dead. A quel tempo ero un caso particolare perché allora nelle balere veniva richiesta esclusivamente musica italiana, mentre io eseguivo un repertorio totalmente cantato in inglese e costituito da country e rock californiano; i generi che interpreto ancor oggi. Più tardi mi sono stancato di esibirmi in quel tipo di locali per un pubblico che ascoltava la musica solo per ballare senza prestare attenzione ai contenuti della stessa. Così ho iniziato a trovarmi la domenica con degli amici per suonare a puro scopo di divertimento le canzoni che amavo. Da questa esperienza è nato un gruppo di nove elementi, il “Branco Selvaggio”, le cui prime esibizioni ad Ivrea hanno ottenuto un’eco positiva sulla stampa specializzata. Da allora ha avuto inizio un periodo d’intensa attività concertistica culminato nel ’79 con le apparizioni ai festival blues di Milano e a quello folk di Nyon, nella serata che ha visto protagonisti i Fairport Convention. Purtroppo alla fine del 79 il gruppo si è sciolto in quanto ci siamo resi conto che per continuare a certi livelli dovevamo superare le nostre carenze tecniche con un’applicazione costante e d’altra parte non tutti tra noi erano disposti ad intraprendere la carriera professionistica. Io invece ho lasciato la mia attività di tecnico sui computer per dedicarmi interamente alla musica.
È stato il tipico caso della vita che nell’80, un critico musicale abbia fatto ascoltare le registrazioni di alcuni concerti della mia band ai componenti dei Burrito Bros, all’epoca in tournée in Italia. Loro sono rimasti sorpresi nel sentire degli italiani suonare la loro musica. Ricordo che Sneaky Pete Kleinow e Skip Battin, rispettivamente chitarrista e bassista del gruppo, hanno voluto conoscermi. Da allora è iniziato un sodalizio che dura tutt’ora e che mi ha consentito di entrare in pratica nella loro famiglia e conseguentemente nel giro del country rock americano. Skip Battin, addirittura, ha cercato in seguito di convincermi a trasferirmi negli USA, dove avrei trovato un ambiente più ricettivo nei confronti della mia musica. 

Tra i grandi nomi del country con cui ho legato più di tutti sotto l’aspetto musicale ma anche umano è sicuramente Skip Battin in quanto, oltre ad essere un grande professionista è anche un vero signore con delle grosse doti umane. Onestamente devo ammettere che prima di conoscerlo non apprezzavo il suo stile musicale, mentre in seguito, collaborando con lui, sono rimasto stupito della sua vastissima cultura maturata in anni e anni di carriera. Non scordiamo che prima di entrare nei Byrds e nei Burrito Bros egli ha inciso una ventina di 45 giri di successo in California. Oltre a Skip mi ha colpito molto John York, un bassista e cantante eccezionale, con il quale ho una notevole affinità di carattere e di interessi musicali. Ma anche gli altri artisti che ho accompagnato in Tournée, da Greg Harris, di cui apprezzo le eccellenti doti di strumentista, a Roger McGuinn, che pure è considerato assai introverso. Sono come te li immagini ascoltando le loro splendide canzoni: delle persone così umili e disponibili che incontrandoli ho avuto l’impressione di avere a che fare con i ragazzi della mia band. Lo stesso non vale purtroppo per la maggior parte dei musicisti italiani, i cui atteggiamenti divistici sono spesso inversamente proporzionali al loro effettivo valore.
Nell’84 sono stato chiamato a suonare a Brescia con i Peace Seekers, un gruppo formato da alcuni ex componenti dei Byrds ed è stato un fulmine a ciel sereno, un evento assolutamente non preventivato. Mi sono trovato improvvisamente a suonare come fossi in un sogno e per di più dei brani come Eight Miles High che non avevo mai eseguito ma solo ascoltato sul vinile. Chiudendo gli occhi mi sembrava di non essere sul palco ma di ascoltare un disco tanto il sound era perfetto ed è stato meraviglioso trovare un’intesa spontanea con gli altri quasi suonassimo insieme da sempre. E dire che sono stato coinvolto nello show solo al momento delle prove, quando Skip Battin mi ha chiamato nel retropalco e mi ha presentato Roger McGuinn, il leader del gruppo. Questi mi ha informato che il concerto rischiava di saltare per l’improvvisa indisponibilità del chitarrista e mi ha quindi proposto di sostituirlo. Io ero molto imbarazzato perché Mc Guinn è per me un mito, ma poi mi sono rinfrancato per la fiducia che l’artista mi ha subito accordato. Durante il concerto eravamo fianco a fianco sul palco e nei momenti riservati ai miei interventi solistici, Roger mi lanciava delle occhiate d’intesa e mi faceva poi i complimenti. Dopo una decina di brani, i compagni mi hanno fatto una sorpresa, annunciando che avrei cantato “Hickory Wind”, una ballata che amo molto. Essendo assai emotivo, ho intonatola la prima strofa con voce tremante. Quella sera sul palco c’era una sorta di magia che si è creata miracolosamente in quanto erano ben tredici anni che i componenti dei Byrds non suonavano assieme. Eppure sono bastati i pochi minuti delle prove perché si ricostituisse l’intesa di un tempo. McGuinn proponeva il brano da eseguire ed iniziava a suonarlo mentre gli altri lo seguivano con un sincronismo perfetto, come mossi da un riflesso condizionato.



In tanti anni di carriera, volendo essere ipocrita potrei addossare la colpa alle case discografiche poco interessate a promuovere proposte musicali scarsamente commerciali come la mia ma ciò corrisponde solo in parte alla realtà. La verità è che ho due difetti: sono molto pigro e sono incapace per abito mentale di supplicare gli addetti ai lavori per procurarmi delle opportunità in tal senso, assoggettandomi magari a compromessi. Io suono la mia musica per coloro che la amano e poi se qualche discografico si fa avanti per propormi di incidere ne sono ben lieto. Del resto la mia produzione non risulta così limitata se sommiamo ai dischi pubblicati a mio nome gli albums dei cantautori Luigi Grechi e Wayne Tucker, della formazione country Red Wine e della rock band Out of Time alla cui realizzazione ho collaborato.

agosto 9, 2020

CLARENCE WHITE

Brian Jones, Al Wilson, Jimi Hendrix, Janis Joplin oppure Jim Morrison sono considerati vittime colpevoli agli occhi della Verità. L’autenticità delle lacrime, la forza del rimpianto vengono così rapidamente vendute alla gente che sarà fatto credere che i discepoli di questa musica “sporca” sono doppiamente responsabili di incoraggiare i loro idoli approvandoli. I maggiori quotidiani, soddisfatti del loro lavoro minatorio, si attengono in genere a questo. La cosiddetta stampa specializzata continua spesso, involontariamente ma altrettanto efficacemente, a sezionare le complesse e uniche caratteristiche di questo nuovo immortale, con moltissimi riferimenti astrologici o cabalistici (le iniziali degli scomparsi), mentre lo showbiz inizia la sua campagna di ristampe inedite.
Meno spettacolare ma altrettanto tragica la morte accidentale di Clarence White.
Probabilmente sapevate che Clarence aveva riformato i Kentucky Colonels con i suoi due fratelli Eric e Roland e l’ex membro della Country Gazette Alan Mundy. White è stato investito e ucciso all’istante da un’auto che si è schiantata contro il camion che stava ricaricando dopo un concerto. Suo fratello minore è rimasto gravemente ferito nell’incidente, ed è stato ancora più tragico per l’assurda banalità dell’incidente.
Clarence White aveva ventinove anni, ha lasciato dietro di sé una moglie troppo sensibile e due promettenti figli, il maggiore dei quali stava imparando a suonare la chitarra e il pianoforte. Il suo nome, il suo luogo di nascita a Lewistown, New England, e il padre canadese sono sufficienti per tratteggiare la sua personalità. Chiunque lo conoscesse o gli si avvicinasse vi dirà che era una persona piuttosto simpatica, non molto loquace ma ferma e precisa come il suo modo di suonare la chitarra. Sul palco, eravamo abituati alla sua piccola statura sormontata da un volto scuro e impassibile che contrastava con il suo eterno abito bianco. Solo i suoi occhietti luminosi dicevano abbastanza sul suo ruolo nei Byrds; una posizione che lasciava poco da temere al loro leader.
Tutta la famiglia di Clarence (che ricorda gli Everly Bros) era composta da musicisti, fino a quando suo zio gli insegnò la chitarra all’età di sei anni. Solo quattro anni dopo, si unì alla sua prima band formata con i suoi due fratelli, i Three Little Country Boys, che divennero i Kentucky Colonels quando Clarence aveva sei anni. White ha poi raggiunto il suo amico Gene Parsons a Cajun Gib & Gene dal 65/66 al 68. Parsons suona il banjo e Guilbeau il violino. Alla fine del ’68, ha formato Nashville West per alcuni mesi prima di unirsi definitivamente ai Byrds. Questo gruppo comprendeva Wayne Moore (basso) e Sneaky Pete Kleinow (Pedal Steel Guitar). Questi diversi palcoscenici sono durati solo grazie al piacere che i musicisti hanno avuto nel suonare insieme, in quanto si sono guadagnati da vivere solo in studio. Clarence non è sfuggito alla regola ed è diventato un musicista molto ricercato dal 65 al 68, accompagnando Pat Boone, Ricky Nelson, The Monkees, Gene Clark, Linda Ronstadt, Arlo Guthrie, poi Joe Cocker, Rita Coolidge, i Burritos e Randy Newman (il famoso Twelve Songs con Ry Cooder) quando era già Byrd a pieno titolo. Ha avuto anche il tempo di registrare il suo primo album da solista per Backersfield International nel 67, dopo aver rifiutato le offerte di Vanguard e Folkways. È vero che i suoi guadagni superavano già i sessantamila dollari all’anno. È Chris Hillman, anch’egli ex bluegrass, a presentargli Jim McGuinn e le sue prime sessions per i Byrds inizieranno alla fine del 66 con Younger Than Yan Yesterday (uscito nel febbraio del 67) poi Notorius Byrd Bros (gennaio del 68) in cui non gli viene accreditato ma, dettaglio interessante sull’evoluzione del gruppo come il suo, suona il dobro. “Sweetheart of the Rodeo” (agosto 68) mostra il suo indispensabile posto al fianco di McGuinn, al quale si unisce infine alla fine dell’anno per incidere Dr. Byrds & Mr Hyde (marzo 69), che finalmente rivela la gamma coerente della sua personalità musicale e la sua sorprendente complementarietà telepatica con la chitarra di McGuinn. Le ultime quattro registrazioni dei Byrds culmineranno in “Untlited” (settembre 70) dove compone Nashville West e suona il mandolino.
Un altro pioniere dunque della Fender-Telecaster, Clarence White avrebbe potuto diventare uno dei più grandi chitarristi di oggi, non aveva ancora chiuso il cerchio riformando i Kentucky Colonels. Allo stesso tempo, Roger McGuinn ha riunito i Byrds originali con più ambizioni commerciali di Clarence, la cui modestia gli è costata la vita, poiché stava facendo il lavoro di un road manager quando è stato ucciso. Questa semplicità del musicista non esclude l’orgoglio, e questo gli è valso un ultimo litigio con McGuinn dopo la partenza di Gene Parsons e Skip Battin. Nel dicembre del 71, White aveva dichiarato che la formula di allora (settembre 69 – settembre 72) poteva essere modificata solo dalla fine permanente dei Byrds. McGuinn aveva già assunto John Guerin e poi Chris Ethridge che Clarence si rifiutava di considerare come Byrds, dopo tre anni di evoluzione con gli stessi musicisti. Hanno quindi deciso di sciogliere la formula dell’ottavo gruppo. I New Kentucky Colonels sono stati presentati in Europa e la malinconia di uno stile solitamente così piacevole ha mostrato il disgusto di White per la musica resa artificiale dalla posta in gioco di cui era oggetto.
Grande ammiratore di James Burton da cui trasse ispirazione dagli esordi (ovvero la tecnica sviluppata dalle tre corde del banjo che posizionano le attuali corde filettate), Clarence White era un chitarrista più completo di quanto le sue origini suggerissero. I suoi assoli erano precisi contro-canti con abbellimenti armonici sovrapposti a melodie vocali esistenti o immaginarie. Le sue note sulle corde erano sempre meticolosamente allineate ai tempi di Gene Parsons che la loro lunga esperienza comune rendeva particolarmente efficaci nelle accelerazioni generalmente successive alle mezze interruzioni di cui Clarence era il precursore dei Byrds. Il chitarrista era quindi davvero a immagine dell’uomo; diverso dagli altri, un po ‘chiuso su se stesso, agendo con classe e una sicurezza che non lasciava nulla di incompiuto.
I suoi ultimi piani erano quasi completi quando partì per il suo ultimo tour: un secondo album solista, questa volta per la Warner Bros, e un altro in associazione con Richard Green, quel meraviglioso violinista che faceva parte dei Seatrain.

 

Gloria Berloso

agosto 9, 2020

Ci sono stati due tipi di critici: quelli noti e quelli che hanno smesso di scrivere e sono caduti nella povertà

Tutti i pomeriggi se ne stava seduto su una panchina a due passi dal municipio di Sète con Denis, il suo compagno di sventura. Possiamo dire che la vita di Daniel non era altro che caos e tormento. Aveva commesso un grosso errore, ma aveva pagato il suo debito con la società. Avrebbe potuto iniziare con il piede giusto se solo i pochi amici che gli erano rimasti fossero stati disposti a prenderlo per mano. Ma lui si è completamente lasciato andare senza alcuna voglia di riprendersi e la sua fine è stata particolarmente triste. La Piuma del “Rock & Folk” degli anni Settanta, Daniel Vermeille è stato trovato morto in un parcheggio di Sète il 23 gennaio 2011.
Daniel è un fantasma del passato e a Sète era diventato una curiosità. Su di lui ruotavano tante storie perché era amico di Keith Richards, di Iggy Pop, si dice anche degli Stones. In quel parcheggio sotterraneo lo avevano trovato solo, distrutto dalla droga e dall’alcol. Dopo la sua morte, Daniel Vermeille fu ricordato per le sue più importanti recensioni su Rock & Folk degli anni Settanta, di cui fu uno dei primi grandi critici rock.
Prima di cadere nell’oblio, Daniel Vermeille aveva condotto la sua vita a immagine e somiglianza del rock del suo tempo: selvaggia, violenta, senza concessioni.
Vermeille era come un’enciclopedia, uno Stakhanovista capace di scrivere trenta fogli in una notte. Era un fan assoluto degli Stones, uno specialista della West Coast US, dei Grateful Dead e dei Jefferson Airplane. Aveva due passioni: la musica rock e lo sballo. Figlio di ricchi agenti immobiliari a Conflans-Sainte-Honorine (Yvelines), aveva con loro una relazione tesa.
Vermeille occupava il primo piano della loro casa, circondato da 10.000 dischi, era fragile, fisicamente potente, emotivo, ribelle, i suoi amici avevano tutti dei coltelli.
Nel 1972, Vermeille arrivò a Sète. Prima aveva trascorso un buon periodo a Villefranche-sur-Mer, nella villa dove gli Stones stavano registrando l’Esilio in Main Street. Daniel tradusse i testi ed insegnò loro molte cose.
Dopo il 1975, ha scritto meno e ha finito per scomparire nel 1979.
Chantal Koechlin, moglie del fondatore di Rock & Folk, Philippe Koechlin, dice: “Ci sono stati due tipi di critici: quelli noti e quelli che hanno smesso di scrivere e sono caduti nella povertà”.
E Daniel che sapeva tutto del Rock, che era amico di tanti, che conosceva sette lingue, che ha pagato il suo errore scontando un po’ di anni di prigione dimenticato da tutti, è morto nel buio più profondo di uno scantinato. La sua penna era preziosa, io ne conservo ancora le sue “piume”. Merci !

luglio 3, 2020

“Alla maniera degli antichi bardi, le storie narrate attraverso l’arpa, sono storie nelle quali ognuno può riconoscere se stesso e le proprie emozioni”.

Scritto da Gloria Berloso il 15 gennaio 2011 per Bravonline.it

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408035_261207920610382_1630414039_nRicky Mantoan, un amico per la vita. Così l’ho ricordato anni fa scrivendo una nota su facebook. Per lui ho scritto fiumi di parole per trasmettere a tutti Voi, la bellezza artistica ed interiore di questo straordinario artista conosciuto nel 1998 in una piccola località del Friuli Venezia Giulia, nel locale che diventò teatro di altri concerti altrettanto emozionanti e preso in cura da me l’anno precedente. Era un giorno di marzo, un pomeriggio tranquillo ed io avevo già appeso in bacheca una locandina per annunciare il concerto di Luigi Grechi e Ricky Mantoan , quando vidi arrivare un’auto carica di strumenti con i pionieri della musica folk e country; di loro, io già conoscevo molte cose, di quanta strada avessero fatto entrambi, specialmente negli Stati Uniti. Luigi era uno storico cantautore del celebre Folkstudio di Roma, quando a gestirlo c’era Cesaroni, per un periodo relativamente breve ed insieme a…

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