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aprile 13, 2021

PHIL OCHS, scrittore gentile di canzoni ferocemente attuali in un poeta la cui mente reinventava ciò che i suoi sensi esploravano con passione

Negli anni ottanta ho iniziato ad ascoltare Phil Ochs a casa di un mio caro amico con una grande passione per la musica folk. Dal momento che ho iniziato ad occuparmi sempre più di musica folk, seguendo festival e concerti ho riempito la mia libreria di volumi, discografia e documenti che riguardano soprattutto Phil Ochs. In Italia sono davvero pochi che lo conoscono ed anche alcune improvvisate biografie del cantautore sono lontane dalla realtà. Ho sempre avuto quel senso di giustizia ed ho voluto capire meglio l’importanza di un uomo che si esprimeva attraverso le sue canzoni per lottare contro le politiche del suo paese d’origine.

Pleasures of the Harbor

And the ship sets the sail
They’ve lived the tale
To carry to the shore
Straining at the oars
Or staring from the rail

And the sea bids farewell
She waves in swells
And sends them on their way
Time has been her pay
And time will have to tell

Oh, soon your
Sailing will be over
Come and take
The pleasures of the harbor

And the anchor hits the sand
The hungry hands
Have tied them to the port
The hour will be short
For leisure on the land

And the girls scent the air
They seem so fair
With paint on their face
Soft is their embrace
To lead them up the stairs

Soon your
Sailing will be over
Come and take
The pleasures of the harbor

In the room dark and dim
Touch of skin
He asks her of her name
She answers with no shame
And not a sense of sin

‘Til the fingers draw the blinds
Sip of wine
The cigarette of doubt
The candle is blown out
The darkness is so kind

Oh, soon your
Sailing will be over
Come and take
The pleasures of the harbor

And the shadows frame the light
Same old sight
Thrill has blown away
Now all alone they lay
Two strangers in the night

Till his heart skips a beat
He’s on his feet
To shipmates he must join
She’s counting up the coins
He’s swallowed by the street

Oh, soon your
Sailing will be over
Come and take
The pleasures of the harbor

In the bar hangs a cloud
The whiskey’s loud
There’s laughter in their eyes
The lonely in disguise
Are clinging to the crowd

And the bottle fills the glass
The haze is fast
He’s trembling for the taste
Of passion gone to waste
In memories of the past

Oh, soon your
Sailing will be over
Come and take
The pleasures of the harbor

In the alley, red with rain
Cry of pain
For love was but a smile
Teasing all the while
Now dancing down the drain

‘Til the boys reach the dock
They gently mock
And lift him on their backs
Lay him on his rack
And leave beneath the light

Oh, soon your
Sailing will be over
Come and take
The pleasures of the harbor

And the ship sets the sail
They’ve lived the tale
To carry from the shore
Straining at the oars
Or staring from the rail

And the sea bids farewell
She waves in swells
And sends them on their way
Time has been her pay
And time will have to tell

Oh, soon your
Sailing will be over
Come and take
The pleasures of the harbor

Compositori: Phil Ochs

Quando Phil Ochs registrò Pleasures of the Harbor con il produttore Larry Marks nel 1967, il cantante si era trasformato da uno scrittore gentile di canzoni ferocemente attuali in un poeta la cui mente reinventava ciò che i suoi sensi esploravano con passione. Era la prima volta che lavorava con Marks. Il produttore era determinato a disertare la sterile e spoglia non-produzione che Paul Rothchild aveva fornito ai primi tre album di Ochs, che erano stati registrati per la Elektra. La nuova etichetta, la A&M, così come il cantante stesso, cercò di rendere la musica rilevante per i testi. Con poche eccezioni, questo risultò in una sfortunata ondata di archi e onde di orchestrazione vorticosa che seppellivano il cantante in un tifone di cacofonia. Alcune delle sue migliori canzoni erano rese inascoltabili. Eppure l’album aveva i suoi momenti forti. Phil aveva sentito la storia di Kitty Genovese, la donna di New York che aveva urlato e implorato per la vita mentre i suoi vicini guardavano nell’ombra mentre veniva brutalmente violentata e uccisa. Alcune delle più di due dozzine di persone che hanno assistito alla sua distruzione hanno persino ammesso di aver alzato il volume della loro televisione per soffocare i suoni inquietanti. Ochs rispose con “Outside of a Small Circle of Friends”. Dal punto di vista del testo, i versi della canzone presentano opportunità di esercitare responsabilità sociali e forniscono razionalizzazioni di una riga per ignorarle. Musicalmente, l’allegro piano ragtime prendeva in giro quelle scuse mentre dava alla canzone degli agganci commerciali. Priva di pesanti riff di chitarra, fu ignorata dal pubblico rock così come i folkisti la trovarono troppo musicale per i loro standard. “Outside of a Small Circle of Friends“, pubblicato come singolo, riuscì comunque a entrare in classifica a Los Angeles, Sacramento e soprattutto a New York, dove la base di fan di Phil era sempre stata la più forte.

DOCUMENTO RARO

Al di fuori di una piccola cerchia di amici

Oh, guarda fuori dalla finestra

C’è una donna che viene afferrata

L’hanno trascinata tra i cespugli

E ora la stanno accoltellando

Forse dovremmo chiamare la polizia

E cercare di fermare il dolore

Ma il Monopoli è così divertente

Mi dispiacerebbe rovinare il gioco

E sono sicuro

che non interesserebbe a nessuno

Al di fuori di una piccola cerchia di amici

Cavalcando lungo l’autostrada

Sì, la mia schiena si sta irrigidendo

Tredici auto sono ammucchiate

Sono appese a un precipizio

Ora forse dovremmo tirarle indietro

Con la nostra catena di traino

Ma dobbiamo muoverci e potremmo essere citati in giudizio

And it looks like it’s gonna rain

And I’m sure

Non interesserebbe a nessuno

Al di fuori di una piccola cerchia di amici

Sudando nel ghetto

Con i neri e i poveri

I ratti si sono uniti ai bambini

Che dormono sul pavimento

Ora non sarebbe una rivolta

Se davvero si sono fatti esplodere le loro teste?

Ma hanno già troppo

E poi abbiamo i poliziotti

E sono sicuro

che non interesserebbe a nessuno

al di fuori di una piccola cerchia di amici

Oh, c’è un giornale sporco

Che usa il sesso per fare una vendita

La Corte Suprema era così arrabbiata

che l’hanno mandato in prigione

Forse dovremmo aiutare il demonio

E togliergli la multa

Ma siamo occupati a leggere Playboy

e il New York Times della domenica

E sono sicuro

Non interesserebbe a nessuno

Al di fuori di una piccola cerchia di amici

Fumare marijuana

È più divertente che bere birra

Ma un nostro amico è stato catturato

E gli hanno dato trent’anni

Forse dovremmo alzare la voce

Chiedere a qualcuno perché

Ma le manifestazioni sono una noia

E poi siamo troppo in alto

E sono sicuro

che non interesserebbe a nessuno

Al di fuori di una piccola cerchia di amici

Oh, guarda fuori dalla finestra

C’è una donna che viene afferrata

L’hanno trascinata tra i cespugli

E ora la stanno accoltellando

Forse dovremmo chiamare la polizia

E cercare di fermare il dolore

Ma il Monopoli è così divertente

Mi dispiacerebbe rovinare il gioco

E sono sicuro

che non interesserebbe a nessuno

Al di fuori di una piccola cerchia di amici

La sua seconda casa, però, doveva essere Los Angeles. Suo fratello Michael si era già trasferito lì per lavorare alla fotografia e alla promozione musicale, e Phil lo assunse come suo manager. Appena ad est di Beverly Hills sul Santa Monica Boulevard c’era un club chiamato The Troubadour. Era di proprietà e gestito da un capellone alto e magro di nome Doug Weston. Phil suonava regolarmente al Troubadour e divenne amico dell’allampanato proprietario. Weston voleva produrre un concerto di Phil Ochs a Los Angeles. Il cantante era estasiato. A New York aveva suonato ovunque, dal Gerde’s nel Village fino alla Carnegie Hall. Ma fare un concerto a Los Angeles? Quello era un nuovo livello. Avendo già fatto un tour di supporto all’album, Phil era sicuro di poter riempire il Santa Monica Civic Auditorium. Michael e Weston non erano così sicuri. Non sarebbe meglio suonare in un posto più piccolo? chiesero. Meglio allontanare un po’ di gente, ragionarono, che guardare file di posti vuoti.

Phil ha ottenuto ciò che voleva. Il suo manager e il suo produttore avevano avuto ragione. L’auditorium aveva una capacità inferiore al venticinque per cento.

In quei giorni, prima delle rivolte di Chicago, le sconfitte potevano ancora lasciarlo ottimista sia sulla sua carriera che sull’America. A tal fine, si comportava e reagiva come se il successo della sua carriera e la salute del suo paese fossero inesorabilmente connessi, perfettamente correlati.

L’ex studente di giornalismo dell’Ohio State University abbandonò gli studi e si trasferì a New York City nel 1960 con l’intenzione di diventare un cantante di successo che suonava la chitarra. Se Bob Gibson, Faron Young, Johnny Cash e Buddy Holly potevano diventare delle star, non c’era motivo per cui il giovane dell’Ohio non potesse fare lo stesso. Mike Porco possedeva il Gerde’s Folk City, un ristorante italiano situato nel Greenwich Village East of Washington Square sulla West 4th Street. Il 26 gennaio 1960, Gerde’s si trasformò in un locale musicale in collaborazione con Izzy Young, il direttore del Folklore Center. Durante la gestione di Mike Porco (1960-1980) la Folk City di Gerde ospitò le prime esibizioni di una costellazione di star della musica folk, in particolare Bob Dylan, Simon & Garfunkel, Phil Ochs, Judy Collins e José Feliciano. Nella sua autobiografia, Bob Dylan definì Gerde “il club folk preminente in America”. Rolling Stone’s Book Of Lists ha definito Folk City uno dei tre migliori locali musicali al mondo, insieme a The Cavern e CBGB.

Mike Porco, diede a Ochs il suo primo lavoro pagato aprendo per John Hammond. Per sfruttare al meglio l’opportunità, Phil scrisse ed eseguì una canzone specifica per l’occasione. “The Power and the Glory” avrebbe potuto essere scritta da Woody Guthrie, eccetto che l’impostazione del verso finale era più strategica, la consegna più appassionata e il ritmo più avvincente di quanto fosse accettato ai tempi di Guthrie. Dopo aver descritto tutti i dettagli alla Whitman del suo bel paese, un’ombra di severa cautela avvertiva: “Eppure è solo ricca come il più povero dei poveri/Solo libera come la porta di una prigione chiusa col lucchetto/Solo forte come il nostro amore per questa terra/Solo alta come noi!

Power and the Glory (Phil Ochs)

Come on and take a walk with me

Through this green and growing land

Walk through the meadows and the mountains and the sand

Walk through the valleys and the rivers and the plains

Walk through the sun and walk through the rain

Here is a land full of power and glory

Beauty that words cannot recall

Oh, her power shall rest on the strength of her freedom

Glory shall rest on us all

From Colorado, Kansas, and the Carolinas, too

Virginia and Alaska, from the old to the new

Texas and Ohio and the California shore

Tell me, who could ask for more?

Here is a land full of power and glory

Beauty that words cannot recall

Oh, her power shall rest on the strength of her freedom

Glory shall rest on us all

Yet she’s only as rich as the poorest of the poor

Only as free as a padlocked prison door

Only as strong as our love for this land

Only as tall as we stand

Oh, here is a land full of power and glory

Beauty that words cannot recall

Oh, her power shall rest on the strength of her freedom

Glory shall rest on us all

Come on and take a walk with me

Through this green and growing land

Walk through the meadows and the mountains and the sand

Walk through the valleys and the rivers and the plains

Walk through the sun and walk through the rain

Here is a land full of power and glory

Beauty that words cannot recall

Oh, her power shall rest on the strength of her freedom

Glory shall rest on us all, on us all

Il potere e la gloria (Phil Ochs)

Vieni a fare una passeggiata con me

Attraverso questa terra verde e in crescita

Cammina attraverso i prati e le montagne e la sabbia

Cammina attraverso le valli e i fiumi e le pianure

Cammina attraverso il sole e cammina attraverso la pioggia

Questa è una terra piena di potere e di gloria

Bellezza che le parole non possono ricordare

Oh, il suo potere riposerà sulla forza della sua libertà

La gloria riposerà su tutti noi

Dal Colorado, dal Kansas e anche dalle Caroline

Virginia e Alaska, dal vecchio al nuovo

Texas e Ohio e la costa della California

Dimmi, chi potrebbe chiedere di più?

Qui c’è una terra piena di potere e di gloria

Bellezza che le parole non possono ricordare

Oh, il suo potere riposerà sulla forza della sua libertà

La gloria riposerà su tutti noi

Eppure è solo ricca come il più povero dei poveri

Solo libera come la porta di una prigione con il lucchetto

Solo forte come il nostro amore per questa terra

Solo alta come la nostra posizione

Oh, questa è una terra piena di potere e gloria

Bellezza che le parole non possono ricordare

Oh, il suo potere riposerà sulla forza della sua libertà

La gloria riposerà su tutti noi

Vieni a fare una passeggiata con me

Attraverso questa terra verde e in crescita

Cammina attraverso i prati e le montagne e la sabbia

Cammina attraverso le valli e i fiumi e le pianure

Cammina attraverso il sole e cammina attraverso la pioggia

Questa è una terra piena di potere e di gloria

Bellezza che le parole non possono ricordare

Oh, il suo potere riposerà sulla forza della sua libertà

La gloria riposerà su tutti noi, su tutti noi

Avendo ormai sviluppato una certa reputazione, Phil riuscì ad ottenere altri lavori in città, principalmente al Third Side e al Gaslight di Sam Hood. Ma dove cadde sotto lo sguardo del grande pubblico della musica folk fu nelle pagine di una rivista ciclostilata chiamata Broadside. Oltre ad articoli, editoriali e profili, la rivista, pubblicata da Sis Cunningham e Gordon Friesen, stampò le parole e la musica di canzoni folk e di attualità scritte da Bob Dylan, Pete Seeger e, improvvisamente, Phil Ochs. Questo riconoscimento gli valse un invito ad esibirsi a Newport ’63. Newport era di gran lunga la prima vetrina per i cantanti folk. Phil sarebbe stato in compagnia di Dylan e Seeger, così come di Tom Paxton, Joan Baez, The Freedom Singers e altri luminari minori. La performance di Phil – durante la quale lottò contro il terrore e la nausea – includeva la già citata “The Power and the Glory”, così come “The Ballad of Medgar Evers” e “Talking Birmingham Jam”. Un album del festival fu pubblicato l’anno seguente e conteneva due delle canzoni di Phil. I giornali mainstream annunciarono un nuovo suono nella musica folk.

Phil Ochs in his first publicity shot (1963, New York City). “Phil Ochs: There but for Fortune”, a film by Kenneth Bowser. A First Run Features release.

The Ballad of Medgar Evers” – Compositori: Ochs Phil, Gibson Samuel Robert

Nello stato del Mississippi molti anni fa

Un ragazzo di 14 anni ha avuto un assaggio della legge del sud

Ha visto il suo amico un impiccagione e il suo colore era il suo crimine

E il sangue sulla sua giacca lasciò un marchio sulla sua mente

(Coro: troppi martiri e troppi morti)

Troppe bugie, troppe parole vuote sono state dette

Troppe volte per troppi uomini arrabbiati

Oh non sia mai più

Il suo nome era Medgar Evers e ha percorso la sua strada da solo

Come Emmett Till e altre migliaia di persone di cui non sapremo mai il nome

Hanno cercato di bruciare la sua casa e l’hanno picchiato a terra

Ma nel profondo entrambi sapevano cosa ci voleva per abbatterlo

*Coro

L’assassino aspettava a casa sua nascosto dalla notte

Mentre Evers usciva dalla sua macchina nel mirino del fucile

Premette lentamente il grilletto, il proiettile lasciò il suo fianco

Colpì il cuore di ogni uomo quando Evers cadde e morì.

*Coro*

E lo deposero nella sua tomba mentre la tromba suonava chiara

Lo deposero nella sua tomba quando la vittoria era vicina

Mentre aspettavamo il futuro per la libertà attraverso la terra

Il paese ha guadagnato un assassino e il paese ha perso un uomo

Le due maggiori etichette discografiche che si occupavano di folk all’epoca erano la Vanguard e la Elektra. La Vanguard aveva un buon roster che includeva Baez, Eric Andersen, The Weavers e Pat Sky. Ma la Elektra di Jac Holzman offrì a Phil un bonus di firma di zero dollari. E se questo non fosse stato abbastanza lusinghiero, sarebbe stato compagno di etichetta di Judy Collins, Tim Hardin e Tom Rush.

Il primo album, All the News That’s Fit to Sing, era evocativo del suo titolo, un virtuale What’s What di storie da prima pagina e giovani sorridenti analisi radicali. Gli argomenti includevano il coinvolgimento degli Stati Uniti in Vietnam dopo la morte del presidente Diem, un assistente sociale di nome Lou Marsh, la separazione di un minatore di Hazard, Kentucky, da sua moglie, un reporter di nome William Worthy che ebbe problemi con il Dipartimento di Stato per aver visitato Cuba, la crisi dei missili di Cuba e l’assassinio del leader dei diritti civili Medgar Evers. C’era anche un delizioso adattamento musicale di “The Bells” di Edgar Allan Poe. Il membro dei Future Blues Project Danny Kalb ha completato il suono alla seconda chitarra. Tra le apparizioni promozionali e i concerti a sostegno dell’album, Phil iniziò quello che sarebbe diventato un coinvolgimento a vita nell’attivismo sociale.

Iniziò con una serie di concerti di beneficenza per i minatori in sciopero a Hazard. Da lì passò alla Mississippi Caravan of Music, un consorzio che organizzava concerti per incoraggiare i neri a registrarsi per votare, il che coincise con il ritrovamento dei corpi di tre lavoratori dei diritti civili uccisi dal Ku Klux Klan. Poco dopo l’uscita del suo secondo album, I Ain’t Marching Anymore, si unì a Jerry Rubin e partecipò ai teach-in di Berkeley cantando tra un discorso e l’altro. Questa fu la prima associazione di Ochs con il movimento contro la guerra che a quel tempo stava eclissando i diritti civili come questione nazionale.

La sua più grande forza per il cambiamento sociale, tuttavia, rimase la sua musica. Con poche eccezioni, le note di copertina del secondo album erano più penetranti e divertenti delle canzoni stesse. Non così con il seguito, Phil Ochs in Concert, registrato alla Carnegie Hall. Era e rimane tra i più grandi album acustici dal vivo di tutti i tempi (nonostante il fatto che molta della musica fu di nuovo registrata altrove per compensare i difetti di registrazione). Oltre alle canzoni sui roghi di libri e sulle invasioni dei paesi latinoamericani, c’era l’autodefinita “cinematografica” “Ringing of Revolution”. Ochs nominava persino gli attori. “John Wayne interpreta Lyndon Johnson. E Lyndon Johnson interpreta Dio. Io interpreto Bobby Dylan. Un giovane Bobby Dylan”. C’era anche una satira isterica chiamata “Love ME, I’m a Liberal”, in cui Ochs faceva esplodere ogni cliché che la vicina sinistra abbia mai usato. “In ogni comunità politica ci sono varie sfumature di opinione politica. Una delle più ombrose è quella dei liberali. Un gruppo schietto su molti argomenti. Dieci gradi a sinistra del centro in tempi buoni. Dieci gradi a destra del centro se ha effetti personali. Ecco allora una lezione di logica sicura”. L’album conteneva persino una prima volta: una canzone d’amore di Phil Ochs, “Changes”. In un contesto di filosofia, politica e film, quella canzone sollevò la performance al livello dell’arte.

Era un livello che avrebbe approssimato, mantenuto o eccelso per i prossimi anni. Nonostante la quasi grottesca sovrapproduzione di Pleasures of the Harbor, sotto tutto il rumore c’era una canzone chiamata “Crucifixion”, che il marinaio del mare descrisse come il suo più grande risultato. In effetti, era alta arte, facilmente alla pari con il miglior lavoro di Dylan. Era anche ambizioso, simboleggiando astrattamente gli assassinii politici da Gesù Cristo a John Kennedy. Allitterante, immaginifica, accurata e terrorizzata nei toni, si sente meglio sulla retrospettiva Chords of Fame in una nitida versione acustica.

E la notte arriva di nuovo al cielo punteggiato di cerchi

Le stelle si posano lentamente, nella solitudine giacciono

Finché l’universo esplode quando una stella cadente si alza

I pianeti sono paralizzati, le montagne sono stupite

Ma tutti brillano di più per lo splendore della fiammata

Con la velocità della follia… poi muore!

Le vendite totali combinate dei primi tre album erano state inferiori alle 50.000 unità. Phil Ochs e la sua nuova etichetta, la A&M, erano ottimisti sul fatto che fosse necessario un cambiamento. Fu scelta l’orchestrazione di Pleasures. Il pubblicitario della A&M, Derek Taylor, mandò una copia dell’album al presidente Johnson. Time, Billboard e Variety ammisero tutti che la registrazione aveva i suoi momenti positivi. Broadside, naturalmente, sventrò la registrazione come un sell-out, il che era stupido. L’unica cosa che il cantante stava vendendo erano i biglietti dei concerti. La pubblicità funzionò. Il primo album di Phil alla A&M vendette più di tutti e tre i suoi dischi della Elektra messi insieme.

Durante un tour promozionale per l’album, Ochs divenne ancora più attivo nella sua opposizione alla guerra del Vietnam. Una di queste manifestazioni fu la sua organizzazione di una celebrazione “War is Over” al Washington Square Park di New York. L’idea alla base della manifestazione era che se un numero sufficiente di persone fosse arrivato a credere che la guerra fosse finita, lo sarebbe stata davvero. Era anche un’opportunità per mobilitare la gente attraverso tattiche di teatro di strada, tattiche che venivano usate con un certo effetto anche dai suoi amici della neonata comunità Yippie. Ormai Jerry Rubin e la collaboratrice occasionale Abbie Hoffman avevano imparato come usare i media contro se stessi. Consapevoli che i fotografi avevano la tendenza a concentrarsi su chiunque avesse i capelli lunghi e i piedi nudi, gli Yippie usavano l’umorismo e il fascino sui giornalisti per assicurarsi che i loro contatti mediatici non trovassero le parate e le marce del tutto inaccettabili. E così la celebrazione “La guerra è finita” attirò migliaia di persone e permise agli Yippies di promuovere il loro prossimo raduno a Chicago. Phil fece lo stesso in tutte le sue esibizioni pubbliche, mentre allo stesso tempo faceva campagna e suonava per beneficenza per la candidatura di Eugene McCarthy, importante oppositore della gestione della guerra del Vietnam da parte di Johnson,

Tra benefici di beneficenza e obblighi politici, Phil trovò una settimana libera in cui realizzare l’album Tape From California. Ancora una volta Larry Marks lo produsse. Ma questa volta la lussureggiante orchestrazione fu sfruttata, quando fu usata del tutto.

Senza dubbio la cosa migliore dell’album, però, era “When in Rome”, una canzone ispirata al film Viva Zapata del regista Elia Kazan. Definendo la canzone brillante, il critico Bart Testa scrisse: “La canzone non fa altro che riscrivere simbolicamente l’intera storia degli Stati Uniti come un’epopea caotica e apocalittica, con Ochs che interpreta tutte le parti principali in prima persona”.

Di nuovo tra le ceneri e tra le braci

Di nuovo attraverso le strade e le rovine che ricordavo

Le mie mani al mio fianco mi sono tristemente arreso

Fate come volete

Lo scenario del disastro che Chicago sarebbe diventato sembrava quasi preordinato. Il 12 marzo 1968, Eugene McCarthy annunciò la sua candidatura a presidente. La sua piattaforma era “Uscite subito”. Quattro giorni dopo, Robert Kennedy annunciò la propria candidatura con un biglietto contro la guerra. Insieme i due uomini catturarono il sessantanove per cento del voto popolare nelle primarie democratiche. L’erede di Lyndon Johnson, Hubert Humphrey, ottenne solo il due per cento. Prima che le primarie fossero finite, Kennedy fu assassinato. Abbie Hoffman suggerì alla Celebration of Life di formare una contro-convenzione in cui i partecipanti avrebbero indossato tutti i bottoni VOTE FOR ME e ognuno avrebbe nominato se stesso. Gli obiettivi della Celebration erano una fusione delle filosofie della vecchia e della nuova sinistra, un incontro di organizzazioni radicali, un modello di società alternativa, la politica dell’estasi. Come disse Phil Ochs, gli Yippies “volevano essere in grado di esporre fantasie in strada per comunicare i loro sentimenti al pubblico”. Furono coniati una serie di slogan memorabili, soprattutto per pubblicizzare l’evento imminente. Sicuri che più oltraggiosa era la frase, più i media l’avrebbero ripetuta – e quindi avrebbero concesso il dono della pubblicità gratuita – gli Yippies dichiararono che avrebbero “Bruciato Chicago al suolo! Acido per tutti! Abbandonate la polpetta strisciante!”.

Pochi giorni prima dell’inizio della Convenzione Democratica, Phil Ochs, Stew Albert e Jerry Rubin trovarono un contadino dell’Illinois disposto a vendere una grossa scrofa per venti dollari. Dato che Phil era l’unico ad avere soldi, l’onore dell’acquisto andò a lui. Gli Yippies avevano trovato il loro candidato. Il 23 agosto 1968, tennero una conferenza stampa fuori dal Civic Center di Chicago e annunciarono la loro campagna “Pigasus for President”. La stampa fu debitamente divertita e la polizia trascinò il gruppo dentro, accusandoli di disturbare la pace e di portare bestiame in città.

Ciò di cui Phil fu testimone nei giorni successivi avrebbe cambiato per sempre l’atteggiamento che portava alle creazioni delle sue canzoni. Avrebbe in effetti alterato i processi di pensiero stessi che si erano messi a scrivere del tutto. La sua speranza e il suo ottimismo erano pieni di buchi. La sua fede nelle sue visioni infantili dell’America furono distrutte, lasciandolo con i dolori intestinali dell’introspezione.

La notte del 24 agosto portò in città 7.500 dimostranti, che avevano tutti bisogno di un posto dove stare. Molti avevano intenzione di dormire a Lincoln Park. La polizia aveva altre idee. Attaccarono il parco con gas lacrimogeni e picchiarono i festaioli mentre se ne andavano. La notte seguente, i poliziotti rimossero i loro distintivi per evitare una facile individuazione, seguendo l’ammonimento del sindaco Richard Daley: “Il poliziotto non è lì per creare disordine. È lì per preservare il disordine”. Il messaggio fu compreso. Le forze di polizia attaccarono la stampa, i residenti locali, i paramedici e i manifestanti con uguale fervore. Molte telecamere della rete televisiva filmarono il massacro, ma il resto della nazione non lo avrebbe visto fino a giorni dopo a causa di trasmissioni sabotate.

Humphrey accettò la nomina del suo partito il 28 agosto, mentre la giornata si concludeva e l’odore dei gas lacrimogeni risaliva Michigan Avenue fino alla suite del candidato al Conrad Hilton. La violenza peggiore stava per iniziare. E il cantante folk di New York sarebbe stato proprio nel bel mezzo della situazione. I manifestanti si erano riuniti a Grant Park per ascoltare una serie di discorsi prima di marciare verso il Convention Center. La polizia di Chicago ha cercato di contenere il gruppo circondando il parco. Un oratore dopo l’altro si è rivolto alla folla. Tra un discorso e l’altro di uomini come l’attivista Dave Dellinger, il poeta Allen Ginsberg e il comico Dick Gregory, Phil stava nel retro di un pick-up e cantava per la folla. Poco dopo aver cantato una versione entusiasmante di “I Ain’t Marching Anymore”, vide un ragazzo arrampicarsi sull’asta della bandiera del parco e tirare giù la vecchia gloria. Quella era tutta la provocazione di cui la polizia aveva bisogno. Afferrarono il ragazzo, lo picchiarono con i loro manganelli e lo gettarono nel retro di un’auto della polizia, mentre gli spettatori più agitati lanciavano pietre contro gli agenti che li arrestavano. Le telecamere della stampa hanno filmato tutto questo per i posteri e hanno persino trasmesso il comando di un poliziotto: “Assicuratevi di mostrare loro che lanciano sassi! Mentre Dave Dellinger tentava di guidare una marcia non violenta verso il Convention Center (e ne fu bloccato), altri approfittarono di un’apertura nella quarantena e migliaia di giovani marciarono verso l’Hilton. Infuriata per essere stata distratta, la polizia caricò su Michigan Avenue, sparando candelotti di gas lacrimogeno e prendendo a bastonate tutto ciò che vedeva. Quando le mazze non riuscivano a sottomettere, calpestavano. E quando questo si è rivelato inefficace, hanno preso a calci, spintoni, pugni e botte. La folla gridava “Tutto il mondo sta guardando! Come Phil Ochs e gli altri avrebbero presto capito, alla maggior parte del mondo intero non importava e tra quelli che lo facevano, molti sentivano che i poliziotti non erano andati abbastanza lontano.

Tornato a Los Angeles, Phil cominciò a mettere in discussione il suo approccio alla politica in America. Mentre gli Yippies e altri radicali avevano creato e ricreato la loro controcultura, avevano alienato la classe operaia americana insieme all’America centrale. Le persone che erano già coinvolte, ragionava Ochs, non avevano bisogno di essere convertite. Nixon – che avrebbe cavalcato verso la vittoria sopra i resti frantumati di un Partito Democratico frammentato – chiamò questi americani spaventati “la maggioranza silenziosa”. Ochs sapeva che se questa maggioranza rifiutava i membri della Nuova Sinistra, avrebbero a loro volta abbracciato le soluzioni di uomini come Nixon e George Wallace. Spaventato da queste prospettive, il cantautore cominciò a distaccarsi per gradi dall’approccio giornalistico al suo mestiere. La musica che ne risultò parlò con toni più ampi e universali. Come ha fatto in “Crucifixion”, due o tre righe potevano parlare di interi capitoli mentre un’intera canzone poteva riempire delle biblioteche. Un’ultima volta, Larry Marks lo produsse. Questa volta entrambi l’avevano azzeccata in pieno.

Rehearsals for Retirement è il sesto album di Phil Ochs, registrato tra il 1968 e il 1969 e pubblicato nel maggio del 1969 per l’A&M.
L’album si classificò alla posizione numero 167 della classifica Billboard 200, fu il risultato più alto ottenuto da Ochs per un album studio.
Il singolo estratto da quest’album fu My Life/The World Began in Eden and Ended in Los Angeles.

Rehearsals for Retirement è tra le registrazioni più belle e potenti di qualsiasi genere musicale. Sostenuto da una vera band, con Lincoln Mayorga (il cui piano era stato la caratteristica principale dell’album Pleasures), Bob Rafkin al basso e alla chitarra e (probabilmente) Kevin Kelly alla batteria, Ochs fece la performance della sua vita. La copertina stessa era una fotografia di una lapide che Phil aveva fatto fare per l’occasione. La lapide riportava un’immagine ovale di Phil in piedi di fronte alla bandiera con un fucile della guerra rivoluzionaria imbracciato sulla spalla. Sotto l’immagine c’erano le parole: Phil Ochs (americano). Nato: El Paso, Texas 1940; Morto: Chicago, Illinois 1968.

L’album iniziava con “Pretty Smart on My Part”, che in quattro nitidi versi non solo forniva un’analisi istericamente divertente del comportamento reattivo della mentalità maschilista, ma legava le vignette insieme con un paio di righe – ventiquattro anni prima che Oliver Stone facesse lo stesso – affermando che John Kennedy era stato assassinato per permettere all’esercito americano il piacere di friggere la gente del Vietnam. Prima che l’impatto di questa affermazione possa affondare, il piano di Mayorga introduce “The Doll House” con un suono di qualcuno perso e vagante in un ambiente surreale creato da qualcun altro. Il cantante stesso è perso in questo ambiente, un mondo di morbida confusione e sorprendente pressione. Tutto si sblocca con l’altopiano: “Il maestro di danza classica/ faceva un cenno ‘più veloce’/La ballerina era in posa/ Nella fragile bellezza si è bloccata/Lascia andare! Lasciami andare! Lasciami andare! Lasciami andare! Lasciati andare! Lasciati andare! Lascia andare! Lascia andare! Lascia andare!” Dopo quell’interruzione poco commerciale, Ochs torna in una narrazione che inizia e finisce in terza persona e tuttavia è chiaramente anche il narratore in prima persona nel mezzo, un agente di polizia, sulla difensiva della sua responsabilità di “tenere il paese al sicuro dai capelli lunghi”, odioso verso gli studenti e le minoranze che brutalizza, eppure incapace di capire cos’è che i suoi nemici non comprendono di lui. Alla fine può solo pronunciare una variazione di Cartesio: “Uccido, dunque sono”. La canzone “William Butler Yeats Visits Lincoln Park and Escapes Unscathed” è forse più degna di lode per il suo titolo inventivo che per le sue descrizioni della Convention Week. Lo stesso non si può dire per il pezzo centrale dell’album.

Nel bel mezzo di Rehearsals for Retirement c’è “My Life”. Nello stesso modo in cui i Beatles alterarono permanentemente il modo in cui sarebbero stati compresi dal loro pubblico con Rubber Soul, Phil Ochs fece la sua svolta con questa canzone. L’album dei Beatles portò la percezione pubblica del loro prodotto dalla musica dance e dalle canzoni d’amore alla percezione di se stessi come un gruppo altamente complesso coinvolto nel processo di creazione di alcune opere d’arte molto belle. L’album di Ochs, e questa canzone in particolare, rivelò l’artista come un culmine di tutti i personaggi che aveva creato, ognuno vittima delle proprie vulnerabilità ma non necessariamente abbracciabile e accattivante.

L’intensità non diminuisce con “The Scorpion Departs but Never Returns”, esplicitamente una canzone sul sottomarino nucleare scomparso ma implicitamente una forte metafora della visione che l’artista ha della propria posizione nella società.

Suonando la campana si immerge nell’acqua verde

Non una traccia, non uno spazzolino, non una sigaretta è stata vista

La palla di bolle sta nascendo da un sussurro o da un urlo

Ma non sto urlando, no non sto urlando

Dimmi che non sto urlando.

Forse sentendo che aveva rivelato abbastanza per il momento, Ochs portò il suo pubblico in un breve viaggio da Eden a Los Angeles – “la città del domani”. Poi abbastanza presto, siamo tornati, inghiottiti nel dramma personale di “Doesn’t Lenny Live Here Anymore”, una canzone che non solo è stata ovviamente ispirata da “Like a Rolling Stone” di Bob Dylan, ma potrebbe facilmente essere la tanto attesa risposta del personaggio invisibile a cui Dylan aveva fatto la predica. Condita con linee piccanti come “Ami il tuo amore così tanto che la strangoleresti volentieri” e “Cerchi invano nei libri una parola migliore per dire “solo””, la canzone culmina con il narratore che si imbatte nel suicidio emotivo di un ex-amante in corso.

I ritmi galoppanti a cavallo di “Another Age” uniscono Tom Paine, Jesse James e Robin Hood alla ricerca di un’elezione rubata. Poi improvvisamente il cavallo non può più correre e la title track percorre il giro finale del percorso. La fine è vicina. Anche se ancora tinta di vibrato, la sua voce fatica a contenere il gemito che c’è sotto. Con una dissolvenza di piano e basso, se ne va.

Si sdraia supino sul divano nella casa del Canyon. Sveglio, chiude gli occhi e immagina di sognare. Vede suo nonno paterno con le labbra serrate accanto alla radio, che ascolta FDR parlare in modo rassicurante, mentre sua nonna frigge le uova in cucina. Suo padre entra, con gli occhi spalancati e avvilito da giorni senza dormire. Vede se stesso nascosto sotto un banco nella classe di Miss Jocelyn durante un’esercitazione aerea, mentre prende in giro suo fratello minore e viene dolcemente rimproverato da sua sorella maggiore.

Un gelo entra dalla finestra del soggiorno, così lui si tira addosso le immagini ricordate come una trapunta patchwork. Una fiamma di fiammifero di esplorazione nel buio; un odore debole che non lascia mai le pareti; il sapore dei popcorn imburrati al cinema; padroneggiare le scale al clarinetto; suo padre che fissa il giornale senza leggerlo; spararsi in una gamba mentre si mette in mostra per un amico; un cartello verde che dà il benvenuto al mondo a Columbus, Ohio; la giacca rossa di James Dean; Fidel Castro che marcia all’Avana; una matita che schiocca tra le dita strette; lo strimpellare di una chitarra che ha vinto in una scommessa; una cintura legata in un anello con una fibbia che sostiene il suo stesso peso.

L’idea del vestito d’oro gli venne dopo aver visto Elvis Presley esibirsi a Las Vegas. L’unica speranza per l’America, decise Phil, era una rivoluzione, e l’unica speranza per una rivoluzione in America era che Elvis diventasse Che Guevara. Dato che il giovane di Tupelo era improbabile che facesse una tale conversione, Phil Ochs avrebbe dovuto diventare Elvis come il Che stesso. Il primo passo fu fargli fare dal sarto Nudie un vestito d’oro. Quello fu il primo errore.

Il secondo errore fu il suo album successivo. Le canzoni in sé erano buone, ma se Larry Marks aveva sepolto le melodie di Ochs sotto un mare di swash, il nuovo produttore Van Dyke Parks mise alcune melodie molto buone dietro un muro di suono spettrale, con timpani e cori che sarebbero stati più a loro agio in un album delle Ronettes che in Phil Ochs’ Greatest Hits. Quel titolo fu il suo terzo errore. Inteso sarcasticamente, il titolo (e la leggenda al contrario che dichiarava “50 fan di Phil Ochs non possono sbagliarsi!”) fu facilmente frainteso come ciò che pretendeva di essere.

Il suo ultimo errore fu nel modo in cui scelse di promuovere l’album. Era previsto che suonasse di nuovo alla Carnegie Hall. Si presentò, ma questa volta indossava l’abito dorato e aveva la sua band con sé. Poteva ragionevolmente aspettarsi di essere accolto come lo era stato Dylan quando quest’ultimo era diventato elettrico a Newport. Come per garantire una reazione ostile, il suo set era appesantito da canzoni di altre persone. Dopo aver iniziato con una versione di “Mona Lisa” di Conway Twitty e la sua obbligatoria “I Ain’t Marching Anymore”, ha introdotto la sua interpretazione di “Okie From Meskogee” di Merle Haggard. Tutti presumevano che quel gesto fosse inteso come ironia, ma come si può dire con certezza? Il vero problema, però, arrivò quando eseguì medley di successi prima di Buddy Holly e poi di Elvis. Il primo set ha ricevuto una risposta così ostile che il cantante ha gentilmente dato una lezione alla folla. “Non siamo americani di mentalità ristretta – puoi essere un bigotto contro i neri, puoi essere un bigotto contro la musica”. Dopo un altro paio di sue canzoni – nessuna delle quali del nuovo album che doveva essere promosso – ha fatto il medley di Elvis. Anche se la sua voce era appesantita dal riverbero, suonava ancora magnificamente e proprio quando la folla fu conquistata, la Carnegie Hall tolse la corrente. Il pubblico gridò “Vogliamo la corrente! Vogliamo la corrente!” L’elettricità fu ripristinata e il concerto fu completato.

Phil pregò Jerry Moss della A&M di pubblicare i nastri del concerto come album. Moss rifiutò educatamente. Alla fine la A&M pubblicò l’album, in Canada. Passarono più di vent’anni prima che fosse disponibile negli Stati Uniti.

Negli anni successivi, Phil si isolò sempre più dai suoi amici e passò la maggior parte del suo tempo a bere, a guardare la TV e a viaggiare in altri paesi. In Sudafrica è stato derubato da tre uomini. Nel processo, le sue corde vocali si sono rotte e ha perso il suo registro superiore. Convinto che non avrebbe mai più cantato professionalmente, cadde sempre più in attacchi di depressione maniacale e paranoia.

Qualcuno conosce il mio nome o riconosce la mia faccia?

Devo essere venuto da qualche parte ma non riesco a ricordare il posto

Mi hanno lasciato al matinée e se ne sono andati senza lasciare traccia.

Biglietto per tornare a casa, voglio un biglietto per tornare a casa!

Suo nipote David l’ha trovato appeso alla sua stessa cintura nel bagno di sua sorella. Aveva trentacinque anni. Non posso fare un caso di martirio qui. Non c’è niente di nobile nel suicidio, indipendentemente da come quel suicidio possa essere stato il risultato di forze sociali o di aspettative diminuite. Se fosse vissuto, dubito che Phil avrebbe fatto nuove canzoni, e se lo avesse fatto, probabilmente non sarebbero state paragonate favorevolmente al suo lavoro migliore. Ma resta il fatto che ogni volta che leggo di qualche ingiustizia ridicola o di un’ipocrisia monumentale, mi chiedo cosa avrebbe detto Ochs al riguardo, come avrebbe riassunto la situazione con una battuta acerba o due.

E mi chiedo chi sarà il prossimo eroe morto.

Gloria Berloso
marzo 20, 2021

Ricky Mantoan, il chitarrista che ha cambiato il modo di suonare e fare Musica in Italia

Ricky Mantoan e Branco Selvaggio Band  

La band fu fondata nel 1978 da Ricky Mantoan che fin dai primi anni sessanta si esibiva in pubblico. La prima ispirazione di Ricky fu il chitarrista americano Duane Eddy, che divenne famoso per aver introdotto la chitarra elettrica come strumento principale nel Rock’n’Roll, intorno al 1958. Tra il 1965 e il 1970, dopo varie esperienze con il suono di alcuni artisti come i Cream, gli Stones, e naturalmente Jimi Hendrix, Ricky scoprì e fu profondamente colpito dal Country Rock californiano e nello stesso tempo dal Folk Rock inglese.  Byrds, Flying Burrito Brothers, Grateful Dead, Fairport Convention, ma soprattutto il cantante country Gram Parsons influenzarono l’evoluzione del suo gusto musicale. Nel 1978 mise insieme un gruppo di sognatori country e il nome della band era “Branco Selvaggio“. In quel periodo iniziò a scrivere le sue composizioni che divennero parte del suo primo album da solista “Ricky“, pubblicato nel 1980. Questo lavoro fu ben accolto dalla critica musicale sia italiana che straniera. Una canzone dell’album, “Down in Memphis“, entrò con successo nelle classifiche di una famosa rivista specializzata inglese: Omaha Rainbow. Poi iniziò la collaborazione del chitarrista mancino con alcuni leggendari artisti californiani: Ricky entrò in contatto e strinse una forte amicizia con il bassista Skip Battin, già dei Byrds, dei New Riders of the Purple Sage e dei Flying Burrito Bros. Tra il 1982 e il 1994 suonò in tour con Skip Battin, Chris Darrow, Greg Harris, Sneaky Pete Kleinow, Gene Parsons, John York, Roger McGuinn, rivelandosi un eccellente chitarrista e un vero magic picker sulla Pedal Steel Guitar. Questi eventi sono stati registrati con relative pubblicazioni di due dischi: LIVE IN ITALY (Sneaky Pete Kleinow, Skip Battin, Ricky Mantoan, Vincenzo Rei Rosa) e FAMILY TREE con gli ex Byrds Skip Battin, John York, Ricky Mantoan e il batterista del Branco Selvaggio. L’album Family Tree fu registrato alla fine di un tour nel 1988 dagli ex Byrds Skip Battin e John York, voci, basso, pianoforte e chitarre; Ricky era alla Pedal Steel Guitar, alla chitarra elettrica String Bender Telecaster e anche alla voce. Un altro ragazzo del Branco Selvaggio di Ricky era Beppe D’Angelo alla batteria che diede alla band un hard disk, e sia Skip che John rimasero impressionati dal talento dei “colpi”. Allo stesso tempo Ricky lavorò in studio con alcuni musicisti italiani, partecipando anche a diverse trasmissioni televisive e radiofoniche. Negli anni novanta i “Branco Selvaggio” furono apprezzati in tutta Italia con concerti che ancora oggi vengono definiti “memorabili”. Gli spettacoli della band erano una lunga playlist che assestava i suoni e le sensazioni di un vero Cosmic Country con un tocco di psichedelia. Nel 1991 il “DIZIONARIO DELLA CANZONE ITALIANA” di Renzo Arbore, edito da Curcio Editore, fece una scheda dedicata a Ricky qualificandolo tra i più creativi musicisti italiani. Nel 1992 venne realizzato il primo album di Branco Selvaggio, “Riders of the Universe”, con canzoni scritte da Ricky e alcune cover di Byrds e Bob Dylan. Nel 1994 gli venne chiesto di unirsi ai Byrds Celebration per partecipare ad un tour internazionale e questo evento viene ripreso da un concerto dal vivo a Ginevra da alcune emittenti televisive e di cui esiste un album su cd e un video intitolato “LIVE IN GENEVA”. Questa band era composta da Skip Battin, Terry Jones Rogers, Scott Nienhaus, Vince Barranco e Ricky Mantoan. Dal 2006 Branco Selvaggio rivolse la sua attenzione in particolare alla qualità del suono musicale e anche alle parti corali, insistendo sulle genuine radici del country elettrico e acustico.  Il rinnovato organico del gruppo comprendeva Dario Zara al basso e voce, Luciano Costa alle chitarre acustiche ed elettriche, voce e chitarra slide, Beppe D’Angelo alla batteria e voce, Ricky Mantoan naturalmente alla pedal steel guitar, chitarre elettriche e acustiche, dobro, mandolino, armonica, dulcimer e voce. Il nuovo album “RIDIN’ AGAIN” esclusivamente di canzoni di Ricky Mantoan fu pubblicato dalla Edit di Spilimbergo con la collaborazione di Andrea Del Favero, direttore artistico Folkest, Bruno Cimenti (suono) e Gloria Berloso.

Ricky Mantoan – 1968
1979
2015
Sneaky Pete Kleinow – 1985 – Flying Burrito Brothers in Italy e fondatore originale con Chris Hillman, Gram Parsons e Chris Ethridge
Skip Battin e Sneaky Pete Kleinow – 1985 – Flying Burrito Brothers in Italy
Ricky Mantoan – 1985 – Flying Burrito Brothers in Italy

La prima volta che Ricky Mantoan sentì il suono della Pedal Steel Guitar fu ascoltando un disco arrivato dagli Stati Uniti nel 1965. Il disco era Country Guitar ma in Italia nessuno aveva la più remota idea di che strumento si trattasse. Pensando ad una chitarra elettrica dotata di effetti speciali, Ricky fece ogni tentativo di avvicinarsi a quel suono particolare quando più tardi scoprì attraverso le immagini di Jerry Garcia il tipo di strumento ascoltato in tanti dischi in vinile che acquistava. In Europa non esisteva alcun rivenditore o costruttore di quel particolare strumento, oltretutto Ricky era mancino così la sua disperata ricerca riuscì finalmente a trovare pace quando vide la pubblicità della ZB Guitar Company su una rivista e ordinò per corrispondenza la sua chitarra senza sapere come suonarla e montarla. Attese più di un anno dato che il costruttore non aveva il modello mancino.

ZB pedal steel guitar originale di Ricky Mantoan
Primo album di Ricky Mantoan 1980

La chitarra arrivò in questa cassa (vedi foto) ovviamente smontata e priva di manuali. Ci vollero alcuni anni per far capire a Ricky come usare gli effetti dato che per suonare la pedal steel bisognava usare dei finger picks, mani, dita, pedali e ginocchia ma per farlo andò ad orecchio perfezionando il suono grazie ad alcuni manuali. L’impresa di Ricky Mantoan fu veramente eccezionale e così tra il 1975 e il 1980 creò dei fraseggi e degli accordi molto interessanti e armonici che da nessuna altra chitarra avrebbe ottenuto.

Per capire meglio bisogna ascoltare il suo primo disco “Ricky” pubblicato proprio nel 1980.

Si può certamente dire che fu proprio lui l’artefice di aver importato per primo una sonorità diversa e originale ed aver inventato un “modo di suonare”. Con la sua musica, le sue canzoni e il gruppo di amici ai quali aveva con pazienza e severità insegnato ad usare e suonare tutti gli strumenti, Ricky Mantoan portò un nuovo messaggio rivoluzionando il modo di fare musica. Il clima intellettuale degli amici musicisti americani che si fermarono a casa sua per lungo tempo, stimolò enormemente di continuare in quella direzione ma anche di ricercare nuove armonie. In particolare, Ricky Mantoan, influenzato dalla creatività di Clarence White (The Byrds), uno dei più grandi e geniali chitarristi che insieme a Gene Parsons (The Byrds) ed Eddy Tickner inventarono lo String Bender, divenne un ottimo discepolo affezionato come Albert Lee, Peter Townsed e pochi altri. E fu proprio quando si esibì in concerto nel 1984 con i componenti storici dei Byrds, Gene Parsons, Roger McGuinn e Skip Battin che Ricky diede prova d’essere all’altezza dei più importanti professionisti del suono e aprì la strada per portare in tour il messaggio della musica Country Rock soprattutto in Italia.

The Byrds 23 giugno 1970 – Roger McGuinn, Skip Battin, Clarence White, Gene Parsons
La storica formazione dei Byrds periodo 1969-1972/73 con Ricky Mantoan alla Guild Starfire Guitar nel 1984
2011

So much music time
So long time to love
So many thoughts of Gloria

novembre 13, 2020

Story to Tell – Ricky Mantoan

White Mansions è un album del 1978 di vari artisti che documenta la vita dei sudisti americani nella Confederazione durante la guerra civile. Le canzoni dell’album sono state scritte da Paul Kennerly e sono eseguite da Waylon Jennings, Jessi Colter, John Dillon e Steve Cash. Ogni cantante ha interpretato una persona separata e distinta, ritraendo personaggi diversi nel tentativo di mostrare la Confederazione e il concetto di “orgoglio del sud” attraverso gli occhi di questi personaggi; in sostanza, quindi, White Mansions è un concept album. Eric Clapton ha suonato la chitarra in diverse tracce. L’album è stato #38 nella classifica Country Billboard e #181 nella Billboard 200.
Nella sua autobiografia, Waylon Jennings afferma che Kennerley è stato ispirato a comporre le canzoni dopo aver sentito “That’s Why the Cowboys Sings the Blues” alla radio londinese, che era apparso su Jennings 1975 LP Dreaming My Dreams, e ha dichiarato: “White Mansions è un disco incantevole, mi ha toccato in modo profondamente personale … fare l’album è stata una delle mie esperienze più piacevoli.”
L’album è stato ristampato nel 1999 in un pacchetto due per uno con The Legend of Jesse James, un concept del 1980 ideato da Paul Kennerly.
I quattro personaggi principali ritratti nell’album sono:Matthew J. Fuller (interpretato da John Dillon)
Polly Ann Stafford (interpretata da Jessi Colter)
Caleb Stone (interpretato da Steve Cash)
The Drifter (interpretato da Waylon Jennings) – The Drifter è il narratore dell’album.

Quando Ricky Mantoan mi chiese di interpretare Polly nella sua versione straordinaria mi sono venuti i brividi ed è stata una delle esperienze straordinarie che insieme abbiamo vissuto nello studio Sunny Hill di Borgomasino in Italia.
La nostra Story to Tell (Storia da raccontare) – la prima traccia nell’album White Mansions – avrebbe potuto essere un biglietto da visita per poter essere considerato un capolavoro artistico. Così però non è mai stato, nessuna nota di merito al grande Ricky Mantoan che ha vissuto dentro la Musica tutta la sua esistenza. Sono convinta che ci sarà un risveglio prima o poi perché la musica è il linguaggio più diretto che arriva dall’Anima, e chi vorrà ascoltare lo farà.

Gloria Berloso

Story to Tell · Album Just for You ℗ 2020 Ricky Mantoan
Ricky Mantoan


ottobre 18, 2020

Nino Ferrer – Métronomie

Nino Ferrer, nome d’arte di Agostino Arturo Maria Ferrari, nato il 15 agosto 1934 a Genova e morto il 13 agosto 1998 a Saint-Cyprien (Lot), è un autore, compositore e cantante italiano naturalizzato francese. Nato in un ambiente benestante, ha trascorso l’infanzia in Nuova Caledonia e poi in Italia durante la seconda guerra mondiale, prima di vivere a Parigi dove ha scoperto il jazz da adolescente. Suonando il contrabbasso, è diventato un apprezzato musicista dilettante nello stile di New Orleans, accompagnando musicisti famosi e suonando in importanti club con i Dixie Cats, un gruppo che ha fondato con un amico, e allo stesso tempo seguendo gli studi universitari per soddisfare i suoi genitori. Alla fine degli studi, nel 1959, poco entusiasta della carriera archeologica che si stava aprendo a lui, decise di tentare la fortuna come cantante. Dopo alcuni anni difficili, nel 1966 ha avuto successo con la canzone Mirza, un blues che si tinge di umorismo. Mentre la popolarità di Ferrer è stata incrementata dal numero crescente di successi che sfruttavano questa vena umoristica, non era contento di questo successo, che lo associava all’ondata di yéyés in cui non si riconosceva. Poi è andato in esilio in Italia dove ha scoperto il progressive rock. Al suo ritorno in Francia nel 1971, la sua ambizione era di essere riconosciuto come un importante cantautore, seguendo le orme delle star anglosassoni che ammirava, ma si scontrava con l’incomprensione del grande pubblico e con la logica commerciale delle sue varie case discografiche, sconcertate dai suoi incessanti cambiamenti di stile e dalla sua natura rabbiosa. Dopo il successo della canzone Le Sud nel 1975, vivendo molto male il divario tra la sua immagine pubblica e le sue ambizioni personali, ha finalmente rotto con lo showbiz parigino. La sua seconda carriera musicale, che voleva allontanarsi dai vincoli commerciali, è stata un fallimento. Dopo essersi ritirato nella regione del Quercy Blanc, ha gradualmente smesso di suonare la musica per dedicarsi alla pittura. Segnato dal bicentenario della Rivoluzione Francese, ha chiesto e ottenuto la cittadinanza francese nel 1989. Quando all’inizio degli anni Novanta uscì una compilation dei suoi più grandi successi, riguadagnò il favore del pubblico, pubblicò nuovi album e si esibì in numerosi concerti, prima di uccidersi nel 1998, vittima di un episodio di depressione in seguito alla morte della madre qualche settimana prima, di cui si sentiva responsabile, mentre registrava quello che pensava sarebbe stato il suo ultimo album. Personalità arrabbiata e complessa, sensibile e romantica, estremamente esigente nei confronti di se stesso, Nino Ferrer ha lasciato un corpus di oltre 200 canzoni (per le versioni francesi) con molteplici influenze, in gran parte ignorate dal grande pubblico e la cui importanza è stata riconosciuta fin dalla sua morte attraverso diversi omaggi.

“Dalle prime luci di una carriera, nel 1963, che stava per lasciare un segno indelebile nella memoria collettiva, fino all’ultimo barlume di luce nel 1998, l’anno nero del suicidio di Nino Ferrer, potete trovare finalmente riunite le registrazioni complete di uno dei più famosi cantanti e musicisti francesi, ancora lontano dalla scoperta. 206 canzoni distribuite su 12 CD – 37 dei quali mai pubblicati in questo formato – e un DVD di immagini intime prodotte dal secondo figlio Arthur, una maestosa presentazione in stile art book, il tutto illustrato da un fumetto biografico, dalle linee nere e luminose, prodotto per l’occasione dal fumettista Fred Bernard, amico intimo di Nino, era proprio quello che ci voleva per celebrare l’uomo la cui influenza continua ad essere rivendicata dalle giovani generazioni.
Al di là dei tanti indimenticabili successi degli anni Sessanta o delle intramontabili ballate malinconiche che ancora pizzicano il cuore, dei rock album bucolici, rabbiosi, ironici o “disillusi” degli anni Settanta e Novanta, è tutto uno spirito di imbracatura artistica e anticonformismo libertario – oltre a un umorismo piacevolmente desacralizzante – che Ferrer ha trasmesso. È ancora questo luogo un po’ marginale che continua a renderlo così unico, così singolare, agli occhi dei suoi contemporanei, dei cantanti e dei musicisti popolari del secolo scorso. La visita guidata di prima classe del cofanetto offre così una panoramica di un’opera in perenne movimento, che per trent’anni si è trasformata da cima a fondo, non per soddisfare le mode, anzi, andando spesso controcorrente, accumulando successi (enormi) e fallimenti (anche enormi) con un’intrepidezza che salta ancora alle orecchie fin dalle prime note”.

Grande Nino Ferrer! Indimenticabile ….

Les cornichons

Dal vivo

Métronomie – Rock Progressive

aprile 12, 2020

QUARANTENA TOUR ha una pagina Facebook con eventi streaming

La socialità fredda e distante dei nuovi media può diventare l’unico flusso attraverso il quale preservare l’umanità. Siamo animali sociali. Siamo lavoro. Siamo esseri dotati di linguaggio, incapaci di non comunicare.
In questo momento di restrizioni (sacrosante, e quindi necessariamente da rispettare) si sperimentano modi alternativi per esercitare comunque la nostra essenza di esseri umani.

Questo gruppo raccoglierà gli eventi streaming e informerà il pubblico sulle date che verranno via via organizzate. Max Manfredi e Federico Sirianni daranno l’abbrivio a questo esperimento, opportunamente supportati dal loro team. A voi, come pubblico, si chiederà di condividere l’idea, di far diventare “virale” questo contatto umano che sa stare nelle norme ministeriali. Ci sarà, altresì, la possibilità di effettuare delle donazioni agli artisti direttamente in live su Twitch. Una percentuale dei proventi verrà raccolta per supportare la sanità in questa emergenza. L’altra servirà per poter mandare avanti il progetto.

E-mail di riferimento a cui mandare le vostre opere:

quarantenatour@gmail.com
oppure infomaxmanfredi@gmail.com

Federico Sirianni

Max Manfredi

 

link pagina Facebook https://www.facebook.com/groups/590881615102407/


Gloria Berloso
Membro fondatore

 

 

marzo 3, 2020

DUO BOTTASSO IN TOUR, 16 CONCERTI FRA MARZO E APRILE

IL DUO BOTTASSO IN TOUR FRA MARZO E APRILE

16 appuntamenti per presentare i loro più recenti progetti: “Il Cielo di Pietra” e “LinguaMadre: Il Canzoniere di Pasolini”.

Duo Bottasso

Duo Bottasso

Sono uscite le date del tour che vedrà coinvolti i due musicisti cuneesi dal 15 marzo al 26 aprile: sedici appuntamenti, tra Italia, Svizzera, Francia e Olanda, per presentare i loro più recenti progetti. Dopo la vittoria nella sezione Giovani del “Premio Nazionale Città di Loano per la Musica Tradizionale Italiana” con il lavoro discografico “Biserta e altre storie” (in collaborazione con Simone Sims Longo), Simone e Nicolò Bottasso hanno dato vita a due nuovi lavori molto diversi fra loro.
“Il Cielo di Pietra” è uno spettacolo audiovisual con materiali d’archivio dell’EYE Film Institute di Amsterdam, liberamente ispirato dall’omonimo racconto di Italo Calvino. Commissionato sotto forma di carta bianca dal festival svizzero Alpentoene, è stato realizzato in collaborazione con i registi di Cosenude Media Projects e con l’animatrice Alice Gallouin. Dal vivo, al violino, alla tromba, all’organetto ed al flauto del Duo Bottasso, si affianca l’elettronica di Simone Sims Longo, visual artist cuneese immerso nella cultura contemporanea, a confermare un sodalizio che già in “Biserta e altre Storie” si era rivelato vincente. Lo spettacolo è un’odissea fra il mondo del silenzio e delle profondità, che si contrappone alla pullulante e caotica superficie della Terra. Le immagini provengono da lavori, tra gli altri, di Segundo de Chomon, George Méliès e JC Mol, visionari registi che ad inizio Novecento per primi sperimentarono con colore, effetti speciali e ricerca del microscopico; e sono state rilette ed attualizzate da Simone Sims Longo. Si segnala il 17 marzo al Batavierhuis di Rotterdam (Olanda), il 21 marzo al Recode (Cuneo, organizzato da Associazione Culturale Origami) ed il 26 aprile al Bozen Film Festival (Bolzano).
“LinguaMadre: Il Canzoniere di Pasolini” è invece un tributo alla bellezza dei dialetti italiani ed alla figura della madre. Attraverso la composizione di nuove canzoni sui testi raccolti da Pier Paolo Pasolini nel 1955, il quartetto LinguaMadre (nel quale la cantante friuliana Elsa Martin ed il polistrumentista e cantante calabrese Davide Ambrogio si affiancano al Duo Bottasso) presenta un viaggio attraverso la poesia popolare italiana e le sue molte lingue. I quattro musicisti, fra i talenti più interessanti del nuovo folk italiano, hanno riletto l’opera di Pasolini attraverso le lenti della contemporaneità, senza filologismi, ma con il senso estetico e le procedure sonore di chi oggi suona ed interpreta in maniera creativa le musiche di tradizione orale.
Produzione originale dell’edizione 2019 dei festival Premio Andrea Parodi, Mare & Miniere e Premio Loano per la Musica Tradizionale Italiana, LinguaMadre ha preso dunque il largo, e presenterà le sue canzoni fra il 23 ed il 29 marzo. Si segnala l’appuntamento di venerdì 27 marzo al FolkClub di Torino.
Maggiori informazioni sui concerti del tour sono disponibili sui canali social del Duo Bottasso e sul loro sito (www.duobottasso.com).



http://www.duobottasso.com

Gloria Berloso

 

febbraio 17, 2020

Graeme Allwright, cantante umanista dalla carriera atipica, nous a quittés

IL cantante folk francese Graeme Allwright di origine neozelandese, noto soprattutto per aver adattato in francese molte canzoni di artisti folk americani, è morto domenica 16 febbraio a Seine-et-Marne, in Francia. Aveva 93 anni.

Grahem Alldwright

Grahem Alldwright con l’Autoharp

Cantante umanista dalla carriera atipica, Graeme Allwright ha introdotto i francesi alla protesta dei cantanti d’oltreoceano adattando Pete Seeger, Woody Guthrie e Leonard Cohen nella lingua di Molière. “Era un cantante impegnato nella giustizia sociale, un cantante che era un po’ hippie ai margini dello show-business, che si rifiutava di guardare la TV. “Ha cantato fino alla fine, amava stare sul palco”, ha detto uno dei suoi figli, Christophe Allwright.
“Donava inni ai mancini, agli scout, ai dog punk, ai centristi di sinistra… Ha regalato inni a sinistrorsi, scout, moriglioni, punk di cani, centristi di sinistra…”, ha riassunto su Twitter il giornalista e autore Bertrand Dicale, specialista della canzone francese, salutandolo come “benefattore dell’umanità”.

Nato a Wellington, Nuova Zelanda, il 7 novembre 1926, Graeme Allwright ha scoperto il jazz, i crooner e il folk ascoltando i programmi radiofonici della base militare americana nella capitale neozelandese. All’età di 22 anni, ha ricevuto una borsa di studio per frequentare i corsi di teatro a Londra, nella scuola fondata da Michel Saint-Denis, voce del programma della BBC “Les Français parlent au Français” e nipote del regista teatrale Jacques Copeau. Il giovane viene reclutato dal prestigioso Royal Shakespeare Theatre.
Ma, innamorato della figlia di Jacques Copeau, Catherine Dasté, rifiuta l’offerta e la coppia si trasferisce in Francia, vicino a Beaune. Graeme Allwright aveva fatto una moltitudine di lavori: bracciante agricolo, apicoltore, macchinista e decoratore per il teatro, insegnante di inglese, muratore, stuccatore, vetraio.

Ispirato da Brassens e Ferré, impara gradualmente la lingua francese e le sottigliezze del suo gergo, che utilizzerà ampiamente nei suoi adattamenti. Con il miglioramento del suo francese, torna sul palco, suonando nella troupe di Jean-Louis Barrault.
Solo a quarant’anni inizia a cantare. “Forse l’idea mi è venuta quando ho eseguito alcune canzoni di Brassens e Ferré durante un tour con un pezzo di Brecht troppo breve. Ho preso la chitarra e sono andato a cantare canzoni popolari americane e irlandesi al Contrescarpe cabaret, nel cuore del quartiere latino di Parigi, sette sere a settimana per le noccioline. La cantante Colette Magny notò la sua voce, tinta con un accenno di accento, e lo presentò a Marcel Mouloudji, che gli consigliò di scrivere una trentina di adattamenti e produsse il suo primo singolo Le Trimardeur (1965).
Toccato da Leonard Cohen, il suo repertorio protestante, antimilitarista e profondamente umanista risuona con le aspirazioni della gioventù francese dell’epoca. Petites boîtes (adattamento di Malvina Reynolds), Jusqu’à la ceinture (Pete Seeger), Qui a tué Davy Moore ? (Bob Dylan), Johnny (testo originale) e soprattutto Le Jour de clarté (Pietro, Paolo e Maria), il suo più grande successo, diventano inni del maggio 68.

Nel 1973 va a trovare Leonard Cohen all’Olympia e ne esce profondamente toccato dal misticismo e dalla sensualità del canadese, dal quale adatta numerosi testi (Suzanne, Les Sœurs de la miséricorde…). Ai suoi concerti ha suonato per le case affollate ed è diventato il primo concorrente di Hugues Aufray, un altro importatore di musica folk in Francia. Padre di quattro figli è noto anche per aver scritto nel 1968 la canzone natalizia per bambini Petit garçon, una versione francese di Roger Miller’s Old Toy Trains, e Sacrée bouteille (basata su Tom Paxton’s Bottle of Wine).
Graeme Allwright, un viaggiatore che ha paura del successo si allontana viaggiando attraverso l’Egitto, l’Etiopia, il Sud America e soprattutto l’India. Tra un viaggio e l’altro, torna in Francia, dove riprende i concerti. Nel 1980 condivide il palco con Maxime Le Forestier per una tournée, i cui proventi sono stati devoluti all’associazione Partage pour les enfants du tiers-monde.
Ha contribuito a rendere popolare la musica popolare in Francia”, ha detto il parigino Maxime Le Forestier, che si è tenuto in contatto con lui. “Amava camminare e cantare a piedi nudi”, ricorda anche Le Forestier, ricordando un uomo che era stato in contatto con lui per molti anni.

 

febbraio 14, 2020

Buffy Sainte-Marie, vincitrice del premio Allan Slaight Humanitarian Spirit Award per il 2020

La Settimana della musica canadese è lieta di annunciare Buffy Sainte-Marie come vincitrice del premio Allan Slaight Humanitarian Spirit Award per il 2020. Buffy sarà onorata per il suo lavoro degli ultimi 60 anni come musicista, attivista ed educatrice all’annuale Gala dei Canadian Music and Broadcast Industry Awards al Bluma Appel Theatre di Toronto giovedì 21 maggio 2020.

Buffy Sainte Marie

Buffy Sainte Marie

“ Buffy Sainte-Marie è il punto di riferimento per tutto ciò che rappresenta l’Allan Slaight Humanitarian Spirit Award”, (Gary Slaight, CEO e Presidente della Slaight Communications/Slaight Family Foundation). “Per lei, il successo mondiale e lo status di leggenda della musica non era un obiettivo personale, ma un’opportunità per cercare di riparare ai torti, un’opportunità per restituire al pianeta, e un’opportunità per alterare il corso della vita degli Indigeni attraverso l’educazione”.

Alimentata dalla sua dedizione alla musica, all’arte, alla filantropia, all’attivismo sociale e all’educazione, Buffy Sainte-Marie è attiva nell’industria musicale da quasi sessant’anni. Nata nel Saskatchewan, nella riserva della Piapot Plains Cree First Nation Reserve nella Qu’Appelle Valley, Buffy Sainte-Marie è stata adottata da genitori americani ed è cresciuta nel Massachusetts. Qui ha scoperto il pianoforte in giovane età e ha coltivato il suo talento per la musica componendo canzoni e imparando a suonare la chitarra. Quando è emersa sul palcoscenico musicale nell’era del folk negli anni Sessanta, stava già scrivendo diverse canzoni che sarebbero diventate dei classici internazionali del country, del rock, del jazz e del pop.

“ Siamo orgogliosi di partecipare a rendere omaggio a Buffy Sainte Marie per la sua generosità d’animo che dura da una vita”, ha dichiarato il presidente della Settimana della musica canadese Neill Dixon. “Ci sono poche stelle internazionali così saldamente radicate nelle loro radici e così impegnate a sostenere la loro storia culturale, sul palco e fuori. Una generazione di giovani delle First Nations istruiti e consapevoli deve ringraziarla per aver portato avanti questa storia”.

Buffy Sainte-Marie ha passato tutta la sua vita a creare, e la sua abilità artistica, i suoi sforzi umanitari e la sua leadership indigena l’hanno resa una forza unica nell’industria musicale. Nel 1969 ha realizzato i primi album elettronici quadrofonici vocali al mondo, Illuminations; nel 1982 è stata la prima indigena a vincere l’Oscar; ha trascorso cinque anni a Sesame Street, dove è diventata la prima persona ad allattare in televisione nazionale. È stata inserita nella lista nera e messa a tacere. Ha scritto standard pop cantati e registrati da Janis Joplin, Elvis Presley, Donovan, Celine Dion, Barbra Streisand, Joe Cocker e Jennifer Warnes. Ha scritto l’Universal Soldier, l’inno definitivo contro la guerra del XX secolo. È un’icona che tiene un piede saldamente piantato da una parte e dall’altra del confine nordamericano, nei territori non arresi che comprendono il Canada e gli Stati Uniti.

Nel corso della sua carriera, Buffy Sainte-Marie ha ricevuto innumerevoli premi e riconoscimenti per il suo lavoro creativo e umanitario. In particolare, Buffy ha ricevuto l’Academy Award, il Golden Globe Award e il BAFTA Film Award per aver composto il film An Officer and a Gentleman per la composizione del successo di “Up Where We Belong” del film “Un ufficiale e un gentiluomo”. È stata inserita nella Canadian Songwriters Hall of Fame, nella JUNO Hall of Fame e nella Canadian Country Music Hall of Fame. È anche Companion in the Order of Canada, e ha ricevuto il Governor General’s Performing Arts Award, il Free Speech in Music Award dell’Americana Music Association, il Charles de Gaulle Award, lo Screen Actors Guild Lifetime Achievement Award, il Gemini Award, i molteplici JUNO Awards, il Polaris Music Prize, due medaglie della Regina Elisabetta II, e innumerevoli dottorati ad honorem. Più recentemente, Buffy è stata premiata per il suo lavoro di attivista sociale ed educatrice con il premio Allan Waters Humanitarian JUNO Award, e l’International Folk Music Awards’ People’s Voice Award.

Buffy ha iniziato a sostenere la protezione della proprietà intellettuale indigena e degli artisti dallo sfruttamento quando ha fondato la Nihewan Foundation for Native American Education nel 1966. L’obiettivo della Fondazione era quello di incoraggiare gli studenti nativi americani a partecipare all’apprendimento e di promuovere la consapevolezza pubblica della cultura indigena. Da allora ha fornito a studenti e insegnanti borse di studio e formazione per insegnanti, nonché l’accesso ai programmi di base scritti all’interno delle prospettive culturali dei nativi americani che corrispondono ai National Content Standards. Più recentemente, Buffy ha focalizzato la sua attività di advocacy su The Creative Native Project, che cerca di responsabilizzare e ispirare i giovani indigeni a esplorare il campo delle arti creative e della produzione dal vivo, creando weekend artistici comunitari sotto la guida di mentori professionisti.

 

Buffy Sainte-Marie entra nel suo settimo decennio di premiata abilità artistica aggiungendo “autore pubblicato” al suo curriculum. Buffy ha recentemente scritto Hey Little Rockabye, un libro illustrato per bambini sull’adozione di animali domestici, ispirato dal suo amore per gli animali. Hey Little Rockabye è disponibile in tutto il mondo il prossimo maggio 2020 su Greystone Books.

La Settimana della musica canadese tornerà a Toronto dal 19 al 23 maggio 2020.

Ogni anno, la Slaight Communications e la Settimana della Musica Canadese premiano un artista canadese d’eccezione, in riconoscimento del suo contributo all’attivismo sociale e al sostegno delle cause umanitarie. Nel suo decimo anno, Buffy Sainte-Marie entrerà a far parte della celebre lista di destinatari che include: Gord Downie, Arcade Fire, RUSH, Sarah McLachlan, Chantal Kreviazuk & Raine Maida, Simple Plan, Bruce Cockburn, Bryan Adams e Nelly Furtado.

SU ALLAN SLAIGHT
Pioniere del rock and roll, Allan ha messo in mostra il suo talento imprenditoriale con la sua conoscenza della radio per creare la più grande società multimediale privata del Canada, la Standard Broadcasting Corporation Limited. Un’indiscussa entrata nella Broadcast Hall of Fame (1997), insignito di una laurea ad honorem in commercio presso la Ryerson Polytechnic University (2000), ha nominato un membro dell’Ordine del Canada (2001), insignito del Walt Grealis Special Achievement Award (2005) per il suo contributo alla crescita e allo sviluppo dell’industria musicale canadese, Allan ha anche mantenuto a lungo l’interesse per le congetture.

SULLA SETTIMANA DELLA MUSICA CANADESE
Giunta alla sua 38° edizione, la Settimana della musica canadese è il principale evento annuale di intrattenimento del Canada dedicato all’espressione e alla crescita dell’industria musicale, dei media e dell’intrattenimento del paese. Combina conferenze multiforme e ad alta intensità di informazioni, un’esposizione commerciale, premi e il più grande festival di nuova musica della nazione che si estende per cinque notti di spettacoli, con centinaia di band in vetrina in più di 40 locali di musica dal vivo nel centro di Toronto. Tutte le funzioni congressuali si svolgono presso lo Sheraton Centre Toronto Hotel, 123 Queen Street West a Toronto.

Premi canadesi per la musica e l’industria radiotelevisiva
21 maggio 2020 alle 19:00
Bluma Appel Theatre, Centro per le arti dello spettacolo di San Lorenzo
27 Front Street Est
http://cmw.net/awards/music-broadcast-industry-awards/

 

 

gennaio 26, 2020

Scomparso Wes Wilson l’artista americano noto per i suoi manifesti rock psichedelici degli anni Sessanta

L’artista grafico Wes Wilson è stato il pioniere dell’estetica del poster dei concerti rock alla fine degli anni ’60, traducendo i luoghi e i suoni della società della controcultura nell’iconografia psichedelica che resiste oggi tra le immagini più indelebili dell’epoca. Nato Robert Wesley Wilson il 15 luglio 1937, ha disegnato per tutta l’infanzia, ma mentre frequentava il college locale junior di Auburn, CA, ha invece studiato silvicoltura e orticoltura, successivamente laureandosi in filosofia al San Francisco State College. In seguito andò a lavorare alla Contact Printing, una piccola stampa che produceva volantini per le feste di Ricorso Mime Troupe montate dal promotore di concerti e impresario Bill Graham; presto Wilson – che aveva già completato una manciata di poster ben accolti per Chet Helms e Family Dog – stava anche progettando per gli spettacoli rock di Grahamal Fillmore Auditorium.
Il leggendario Trips Festival allestito alla fine di gennaio del 1966 fu tra gli eventi pubblicizzati da un volantino Wilson; ha anche partecipato all’evento, e la combinazione di musica, droghe e amore lo ha colpito profondamente. A metà anno Wilson smise di produrre materiali per Helms del tutto, preferendo invece la libertà creativa offerta dal lavoro per Graham; i suoi poster divennero selvaggiamente sperimentali, ispirati in gran parte dalla sua scoperta dello stile di scritta secessionista viennese sviluppato da Alfred Roller. Wilson modificò lo stile per adattarsi alle sue ambizioni, rendendo i personaggi con singolarità quasi indistinguibile espandendo i loro contorni e forme inneste; allo stesso tempo, ha giocato con i primi piani e gli sfondi, i suoi modelli di design diventando sempre più esagerati con ogni nuova creazione.
L’altra grande scoperta di Wilson fu il suo uso del colore – ispirato agli spettacoli di luci dei concerti stessi, mescolava i colori con l’abbandono selvaggio, dando luogo a immagini scosse che catturavano perfettamente l’essenza rivoluzionaria della musica che la sua arte promuoveva. Il lavoro di Wilson si spostò rapidamente oltre i confini della sottocultura psichedelica nel mainstream, dando luogo a profili in riviste come Time, Life e Variety; tuttavia, nel maggio 1967 smise di produrre manifesti per Graham, sostenendo che il promotore non aveva rispettato il loro attuale accordo di royalty. Due ultimi manifesti di Fillmore – uno dei quali raffigurava Graham come “ricco e compiaciuto come un antico mercante romano” – costituivano il suo ultimo lavoro per il famoso auditorium.
Nel 1990, lo Springfield Art Museum lo invitò ad esporre il suo classico lavoro di Fillmore, dando vita alla mostra Looking Back: Rock Posters of the 1960 di Wes Wilson. Il successo della mostra sembrava riaccendere il suo interesse per il design grafico, e dal 1991 al 1995 ha pubblicato Off the Wall, una delle principali riviste di notizie dedicata al mondo della poster art e degli happening. Con la rinascita dell’interesse del pubblico per la forma, Wilson ha anche prodotto tre manifesti di eventi all’esposizione di successo a San Francisco durante i primi anni ’90, e ha contribuito a una serie di mostre di gallerie che celebrano sia opere classiche che contemporanee. (Fonte Biografia di Jason Ankeny)
Wilson è morto il 24 gennaio 2020

Wes Wilson

Wes Wilson

settembre 27, 2019

“My Dear” ASA – LUCID

Continua la storia mozzafiato di una rivelazione lontana da etichette e che mischia confini di generi, tra Europa, Africa e America

ASA

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Le canzoni di ASA sono sempre ispirate alla vita. La sua, quella dei suoi amici e le storie che ha letto sul giornale: “I take a few notes, I keep the information in me and the music eventually starts flowing…”. Alcune volte l’ispirazione arriva improvvisamente, come in Torn: “A dear friend had posted a photo on Instagram in which she looked sad. I called her and found out she was heartbroken and at the end of our conversation, she said: ” Asa, next time I will choose better who I open my heart to”. These words touched me. I was in Paris, in the midst of a heat wave, with a broken toilet, waiting for the plumber. I wrote the song and recorded the demo, belting out of the attic window. During the recording of the album, I never found the same emotion when recording in the studio with great microphones. So we kept the voice recorded in my attic of Paris.”

Abbiamo sempre immaginato che ASA fosse guidata più dall’istinto che dalla fredda purezza. Nel 2007, quando uscì il suo primo album, fu un plebiscito: un disco di platino, il Prix Constantin, centinaia di concerti in giro per il mondo e l’album Live In Paris.
La storia mozzafiato di una rivelazione lontana da etichette e che mischia confini di generi, tra Europa, Africa e America, tra soul elegante e folk intuitivo, pop e dolce reggae, e canzoni ai limiti di tutto ciò.
Beautiful Imperfection fu pubblicato nel 2010, Bed of Stone nel 2014. Lei aveva bisogno di vivere la vita, riempire il suo animo e il suo cuore, così che ancora una volta, in un giorno d’estate, una canzone potesse abbattersi e raggiungere il cielo.

Questa spontaneità nasce da Marlon B, produttore del disco: “I call him “Mr Analogic”, wanted to preserve”, spiega Asa. “His studio is absolute perfection. He works in a very relaxed, natural atmosphere.”

Attorno a Marlon B, che ha suonato e programmato la batteria e le percussioni – “he is a drummer but knows all there is to know about a melody and arrangements” – la cremè dei musicisti parigini, virtuosi e precisi ascoltatori. E per la canzone “The Beginning”, che era nelle sue note vocali da cinque anni, un appuntamento con Patrice in Colonia ha sbloccato la situazione: “He added a beat that took the song to another level.”

L’intero album parla dell’amore in tutte le sue forme – dolore, gioia, piacere, chiusura. L’amore malizioso in Until We Try, una chiamata alla fiducia in You and Me e Stay Tonight, My Dear (Where Are You) – “It is a story that happened in India, I transposed it to Lagos.”

La città natale di ASA è anche una presenza in Happy People: “I wrote it with the people of Lagos Island in mind, like my uncle, who could not imagine living elsewhere…”.

ASA, in giro tra la sua casa in Lagos, il suo appartamento a Parigi e quello a Los Angeles, dice: ”My heart is in Lagos. But what I write is global. Lagos shaped my life, nothing is perfect there but it is so full of life”.

“I do not want to write and sing to go on stage and be under the spotlight. When I was little, all the people who were important to me quoted and repeated the words of artists that appealed to their emotions and situations. They aren’t only entertainers, their words had power. I always wanted my words to serve a purpose.”

E questo è il motivo per cui esplora quei sentimenti che tutti abbiamo provato nelle nostre vite – follemente, da ubriachi o schiantati dall’amore. Come sempre, da quando è entrata nella scena, come qualcosa tra una sorella rassicurante e una BFF comprensiva, cantando più delle nostre vite che della sua.

La cantautrice nigeriana condivide oggi
il video della live session di “My Dear”
nuovo estratto dall’album LUCID
in uscita l’11 ottobre via Wagram