Archive for ‘Gloria Berloso’

agosto 12, 2020

RICKY MANTOAN si racconta in una intervista di Giulio Bianchi

Ricky Mantoan (1945-2016), si racconta in una intervista di Giulio Bianchi fatta a Olgiate Comasco nel settembre del 1990. Il materiale storico è stato raccolto da Gloria Berloso in memoria di Giulio, recentemente scomparso.


Ho iniziato a fare musica come componente di vari gruppi che si esibivano nelle sale da ballo. Negli anni ’64-’65 mi ispiravo al sound di chitarristi americani come Doc Watson e specialmente Duane Eddy. Più tardi ho iniziato a suonare brani dei Byrds, a tutt’oggi la mia principale influenza, giungendo nei primi anni ’70 a proporre del rock psichedelico sul modello dei Grateful Dead. A quel tempo ero un caso particolare perché allora nelle balere veniva richiesta esclusivamente musica italiana, mentre io eseguivo un repertorio totalmente cantato in inglese e costituito da country e rock californiano; i generi che interpreto ancor oggi. Più tardi mi sono stancato di esibirmi in quel tipo di locali per un pubblico che ascoltava la musica solo per ballare senza prestare attenzione ai contenuti della stessa. Così ho iniziato a trovarmi la domenica con degli amici per suonare a puro scopo di divertimento le canzoni che amavo. Da questa esperienza è nato un gruppo di nove elementi, il “Branco Selvaggio”, le cui prime esibizioni ad Ivrea hanno ottenuto un’eco positiva sulla stampa specializzata. Da allora ha avuto inizio un periodo d’intensa attività concertistica culminato nel ’79 con le apparizioni ai festival blues di Milano e a quello folk di Nyon, nella serata che ha visto protagonisti i Fairport Convention. Purtroppo alla fine del 79 il gruppo si è sciolto in quanto ci siamo resi conto che per continuare a certi livelli dovevamo superare le nostre carenze tecniche con un’applicazione costante e d’altra parte non tutti tra noi erano disposti ad intraprendere la carriera professionistica. Io invece ho lasciato la mia attività di tecnico sui computer per dedicarmi interamente alla musica.
È stato il tipico caso della vita che nell’80, un critico musicale abbia fatto ascoltare le registrazioni di alcuni concerti della mia band ai componenti dei Burrito Bros, all’epoca in tournée in Italia. Loro sono rimasti sorpresi nel sentire degli italiani suonare la loro musica. Ricordo che Sneaky Pete Kleinow e Skip Battin, rispettivamente chitarrista e bassista del gruppo, hanno voluto conoscermi. Da allora è iniziato un sodalizio che dura tutt’ora e che mi ha consentito di entrare in pratica nella loro famiglia e conseguentemente nel giro del country rock americano. Skip Battin, addirittura, ha cercato in seguito di convincermi a trasferirmi negli USA, dove avrei trovato un ambiente più ricettivo nei confronti della mia musica. 

Tra i grandi nomi del country con cui ho legato più di tutti sotto l’aspetto musicale ma anche umano è sicuramente Skip Battin in quanto, oltre ad essere un grande professionista è anche un vero signore con delle grosse doti umane. Onestamente devo ammettere che prima di conoscerlo non apprezzavo il suo stile musicale, mentre in seguito, collaborando con lui, sono rimasto stupito della sua vastissima cultura maturata in anni e anni di carriera. Non scordiamo che prima di entrare nei Byrds e nei Burrito Bros egli ha inciso una ventina di 45 giri di successo in California. Oltre a Skip mi ha colpito molto John York, un bassista e cantante eccezionale, con il quale ho una notevole affinità di carattere e di interessi musicali. Ma anche gli altri artisti che ho accompagnato in Tournée, da Greg Harris, di cui apprezzo le eccellenti doti di strumentista, a Roger McGuinn, che pure è considerato assai introverso. Sono come te li immagini ascoltando le loro splendide canzoni: delle persone così umili e disponibili che incontrandoli ho avuto l’impressione di avere a che fare con i ragazzi della mia band. Lo stesso non vale purtroppo per la maggior parte dei musicisti italiani, i cui atteggiamenti divistici sono spesso inversamente proporzionali al loro effettivo valore.
Nell’84 sono stato chiamato a suonare a Brescia con i Peace Seekers, un gruppo formato da alcuni ex componenti dei Byrds ed è stato un fulmine a ciel sereno, un evento assolutamente non preventivato. Mi sono trovato improvvisamente a suonare come fossi in un sogno e per di più dei brani come Eight Miles High che non avevo mai eseguito ma solo ascoltato sul vinile. Chiudendo gli occhi mi sembrava di non essere sul palco ma di ascoltare un disco tanto il sound era perfetto ed è stato meraviglioso trovare un’intesa spontanea con gli altri quasi suonassimo insieme da sempre. E dire che sono stato coinvolto nello show solo al momento delle prove, quando Skip Battin mi ha chiamato nel retropalco e mi ha presentato Roger McGuinn, il leader del gruppo. Questi mi ha informato che il concerto rischiava di saltare per l’improvvisa indisponibilità del chitarrista e mi ha quindi proposto di sostituirlo. Io ero molto imbarazzato perché Mc Guinn è per me un mito, ma poi mi sono rinfrancato per la fiducia che l’artista mi ha subito accordato. Durante il concerto eravamo fianco a fianco sul palco e nei momenti riservati ai miei interventi solistici, Roger mi lanciava delle occhiate d’intesa e mi faceva poi i complimenti. Dopo una decina di brani, i compagni mi hanno fatto una sorpresa, annunciando che avrei cantato “Hickory Wind”, una ballata che amo molto. Essendo assai emotivo, ho intonatola la prima strofa con voce tremante. Quella sera sul palco c’era una sorta di magia che si è creata miracolosamente in quanto erano ben tredici anni che i componenti dei Byrds non suonavano assieme. Eppure sono bastati i pochi minuti delle prove perché si ricostituisse l’intesa di un tempo. McGuinn proponeva il brano da eseguire ed iniziava a suonarlo mentre gli altri lo seguivano con un sincronismo perfetto, come mossi da un riflesso condizionato.



In tanti anni di carriera, volendo essere ipocrita potrei addossare la colpa alle case discografiche poco interessate a promuovere proposte musicali scarsamente commerciali come la mia ma ciò corrisponde solo in parte alla realtà. La verità è che ho due difetti: sono molto pigro e sono incapace per abito mentale di supplicare gli addetti ai lavori per procurarmi delle opportunità in tal senso, assoggettandomi magari a compromessi. Io suono la mia musica per coloro che la amano e poi se qualche discografico si fa avanti per propormi di incidere ne sono ben lieto. Del resto la mia produzione non risulta così limitata se sommiamo ai dischi pubblicati a mio nome gli albums dei cantautori Luigi Grechi e Wayne Tucker, della formazione country Red Wine e della rock band Out of Time alla cui realizzazione ho collaborato.

agosto 9, 2020

CLARENCE WHITE

Brian Jones, Al Wilson, Jimi Hendrix, Janis Joplin oppure Jim Morrison sono considerati vittime colpevoli agli occhi della Verità. L’autenticità delle lacrime, la forza del rimpianto vengono così rapidamente vendute alla gente che sarà fatto credere che i discepoli di questa musica “sporca” sono doppiamente responsabili di incoraggiare i loro idoli approvandoli. I maggiori quotidiani, soddisfatti del loro lavoro minatorio, si attengono in genere a questo. La cosiddetta stampa specializzata continua spesso, involontariamente ma altrettanto efficacemente, a sezionare le complesse e uniche caratteristiche di questo nuovo immortale, con moltissimi riferimenti astrologici o cabalistici (le iniziali degli scomparsi), mentre lo showbiz inizia la sua campagna di ristampe inedite.
Meno spettacolare ma altrettanto tragica la morte accidentale di Clarence White.
Probabilmente sapevate che Clarence aveva riformato i Kentucky Colonels con i suoi due fratelli Eric e Roland e l’ex membro della Country Gazette Alan Mundy. White è stato investito e ucciso all’istante da un’auto che si è schiantata contro il camion che stava ricaricando dopo un concerto. Suo fratello minore è rimasto gravemente ferito nell’incidente, ed è stato ancora più tragico per l’assurda banalità dell’incidente.
Clarence White aveva ventinove anni, ha lasciato dietro di sé una moglie troppo sensibile e due promettenti figli, il maggiore dei quali stava imparando a suonare la chitarra e il pianoforte. Il suo nome, il suo luogo di nascita a Lewistown, New England, e il padre canadese sono sufficienti per tratteggiare la sua personalità. Chiunque lo conoscesse o gli si avvicinasse vi dirà che era una persona piuttosto simpatica, non molto loquace ma ferma e precisa come il suo modo di suonare la chitarra. Sul palco, eravamo abituati alla sua piccola statura sormontata da un volto scuro e impassibile che contrastava con il suo eterno abito bianco. Solo i suoi occhietti luminosi dicevano abbastanza sul suo ruolo nei Byrds; una posizione che lasciava poco da temere al loro leader.
Tutta la famiglia di Clarence (che ricorda gli Everly Bros) era composta da musicisti, fino a quando suo zio gli insegnò la chitarra all’età di sei anni. Solo quattro anni dopo, si unì alla sua prima band formata con i suoi due fratelli, i Three Little Country Boys, che divennero i Kentucky Colonels quando Clarence aveva sei anni. White ha poi raggiunto il suo amico Gene Parsons a Cajun Gib & Gene dal 65/66 al 68. Parsons suona il banjo e Guilbeau il violino. Alla fine del ’68, ha formato Nashville West per alcuni mesi prima di unirsi definitivamente ai Byrds. Questo gruppo comprendeva Wayne Moore (basso) e Sneaky Pete Kleinow (Pedal Steel Guitar). Questi diversi palcoscenici sono durati solo grazie al piacere che i musicisti hanno avuto nel suonare insieme, in quanto si sono guadagnati da vivere solo in studio. Clarence non è sfuggito alla regola ed è diventato un musicista molto ricercato dal 65 al 68, accompagnando Pat Boone, Ricky Nelson, The Monkees, Gene Clark, Linda Ronstadt, Arlo Guthrie, poi Joe Cocker, Rita Coolidge, i Burritos e Randy Newman (il famoso Twelve Songs con Ry Cooder) quando era già Byrd a pieno titolo. Ha avuto anche il tempo di registrare il suo primo album da solista per Backersfield International nel 67, dopo aver rifiutato le offerte di Vanguard e Folkways. È vero che i suoi guadagni superavano già i sessantamila dollari all’anno. È Chris Hillman, anch’egli ex bluegrass, a presentargli Jim McGuinn e le sue prime sessions per i Byrds inizieranno alla fine del 66 con Younger Than Yan Yesterday (uscito nel febbraio del 67) poi Notorius Byrd Bros (gennaio del 68) in cui non gli viene accreditato ma, dettaglio interessante sull’evoluzione del gruppo come il suo, suona il dobro. “Sweetheart of the Rodeo” (agosto 68) mostra il suo indispensabile posto al fianco di McGuinn, al quale si unisce infine alla fine dell’anno per incidere Dr. Byrds & Mr Hyde (marzo 69), che finalmente rivela la gamma coerente della sua personalità musicale e la sua sorprendente complementarietà telepatica con la chitarra di McGuinn. Le ultime quattro registrazioni dei Byrds culmineranno in “Untlited” (settembre 70) dove compone Nashville West e suona il mandolino.
Un altro pioniere dunque della Fender-Telecaster, Clarence White avrebbe potuto diventare uno dei più grandi chitarristi di oggi, non aveva ancora chiuso il cerchio riformando i Kentucky Colonels. Allo stesso tempo, Roger McGuinn ha riunito i Byrds originali con più ambizioni commerciali di Clarence, la cui modestia gli è costata la vita, poiché stava facendo il lavoro di un road manager quando è stato ucciso. Questa semplicità del musicista non esclude l’orgoglio, e questo gli è valso un ultimo litigio con McGuinn dopo la partenza di Gene Parsons e Skip Battin. Nel dicembre del 71, White aveva dichiarato che la formula di allora (settembre 69 – settembre 72) poteva essere modificata solo dalla fine permanente dei Byrds. McGuinn aveva già assunto John Guerin e poi Chris Ethridge che Clarence si rifiutava di considerare come Byrds, dopo tre anni di evoluzione con gli stessi musicisti. Hanno quindi deciso di sciogliere la formula dell’ottavo gruppo. I New Kentucky Colonels sono stati presentati in Europa e la malinconia di uno stile solitamente così piacevole ha mostrato il disgusto di White per la musica resa artificiale dalla posta in gioco di cui era oggetto.
Grande ammiratore di James Burton da cui trasse ispirazione dagli esordi (ovvero la tecnica sviluppata dalle tre corde del banjo che posizionano le attuali corde filettate), Clarence White era un chitarrista più completo di quanto le sue origini suggerissero. I suoi assoli erano precisi contro-canti con abbellimenti armonici sovrapposti a melodie vocali esistenti o immaginarie. Le sue note sulle corde erano sempre meticolosamente allineate ai tempi di Gene Parsons che la loro lunga esperienza comune rendeva particolarmente efficaci nelle accelerazioni generalmente successive alle mezze interruzioni di cui Clarence era il precursore dei Byrds. Il chitarrista era quindi davvero a immagine dell’uomo; diverso dagli altri, un po ‘chiuso su se stesso, agendo con classe e una sicurezza che non lasciava nulla di incompiuto.
I suoi ultimi piani erano quasi completi quando partì per il suo ultimo tour: un secondo album solista, questa volta per la Warner Bros, e un altro in associazione con Richard Green, quel meraviglioso violinista che faceva parte dei Seatrain.

 

Gloria Berloso

agosto 9, 2020

Ci sono stati due tipi di critici: quelli noti e quelli che hanno smesso di scrivere e sono caduti nella povertà

Tutti i pomeriggi se ne stava seduto su una panchina a due passi dal municipio di Sète con Denis, il suo compagno di sventura. Possiamo dire che la vita di Daniel non era altro che caos e tormento. Aveva commesso un grosso errore, ma aveva pagato il suo debito con la società. Avrebbe potuto iniziare con il piede giusto se solo i pochi amici che gli erano rimasti fossero stati disposti a prenderlo per mano. Ma lui si è completamente lasciato andare senza alcuna voglia di riprendersi e la sua fine è stata particolarmente triste. La Piuma del “Rock & Folk” degli anni Settanta, Daniel Vermeille è stato trovato morto in un parcheggio di Sète il 23 gennaio 2011.
Daniel è un fantasma del passato e a Sète era diventato una curiosità. Su di lui ruotavano tante storie perché era amico di Keith Richards, di Iggy Pop, si dice anche degli Stones. In quel parcheggio sotterraneo lo avevano trovato solo, distrutto dalla droga e dall’alcol. Dopo la sua morte, Daniel Vermeille fu ricordato per le sue più importanti recensioni su Rock & Folk degli anni Settanta, di cui fu uno dei primi grandi critici rock.
Prima di cadere nell’oblio, Daniel Vermeille aveva condotto la sua vita a immagine e somiglianza del rock del suo tempo: selvaggia, violenta, senza concessioni.
Vermeille era come un’enciclopedia, uno Stakhanovista capace di scrivere trenta fogli in una notte. Era un fan assoluto degli Stones, uno specialista della West Coast US, dei Grateful Dead e dei Jefferson Airplane. Aveva due passioni: la musica rock e lo sballo. Figlio di ricchi agenti immobiliari a Conflans-Sainte-Honorine (Yvelines), aveva con loro una relazione tesa.
Vermeille occupava il primo piano della loro casa, circondato da 10.000 dischi, era fragile, fisicamente potente, emotivo, ribelle, i suoi amici avevano tutti dei coltelli.
Nel 1972, Vermeille arrivò a Sète. Prima aveva trascorso un buon periodo a Villefranche-sur-Mer, nella villa dove gli Stones stavano registrando l’Esilio in Main Street. Daniel tradusse i testi ed insegnò loro molte cose.
Dopo il 1975, ha scritto meno e ha finito per scomparire nel 1979.
Chantal Koechlin, moglie del fondatore di Rock & Folk, Philippe Koechlin, dice: “Ci sono stati due tipi di critici: quelli noti e quelli che hanno smesso di scrivere e sono caduti nella povertà”.
E Daniel che sapeva tutto del Rock, che era amico di tanti, che conosceva sette lingue, che ha pagato il suo errore scontando un po’ di anni di prigione dimenticato da tutti, è morto nel buio più profondo di uno scantinato. La sua penna era preziosa, io ne conservo ancora le sue “piume”. Merci !

maggio 27, 2020

Huddie William Ledbetter ( Leadbelly)

Lead Belly, anche scritto Leadbelly, il suo vero nome è Huddie William Ledbetter, nato il 21 gennaio forse del 1885 a Jeter Plantation, vicino a Mooringsport, Louisiana; morto il 6 dicembre 1949, a New York, cantante, cantautore e chitarrista del folk-blues americano, la cui capacità di eseguire un vasto repertorio di canzoni in una varietà di stili, in combinazione con la sua vita notoriamente violenta, lo ha reso una leggenda.
Musicale fin dall’infanzia, Lead Belly suonava la fisarmonica, la chitarra a 6 e (più spesso) 12 corde, il basso e l’armonica. Conduceva una vita errante, imparando canzoni assorbendo la tradizione orale. Per un certo periodo ha lavorato come musicista itinerante con i Blind Lemon Jefferson. Nel 1918 fu incarcerato in Texas per omicidio. Secondo la tradizione, si guadagnò la sua prima uscita dal carcere nel 1925 cantando una canzone per il governatore del Texas quando visitò la prigione.
Dopo aver ripreso una vita alla deriva, nel 1930 Lead Belly fu condannato per tentato omicidio e imprigionato in Angola, Louisiana, fattoria carceraria. Lì fu “scoperto” da John Lomax e Alan Lomax, che stavano raccogliendo canzoni per la Biblioteca del Congresso. Una campagna condotta dai Lomax assicurò il rilascio di Lead Belly nel 1934, e lui si imbarcò in un tour di concerti nei college orientali. Successivamente, i Lomax pubblicarono 48 delle sue canzoni insieme al commento (Negro Folk Songs as Sung by Lead Belly, 1936). Lead Belly si esibì e registrò ampiamente. Le sue prime registrazioni commerciali furono fatte per la American Record Corporation, che non approfittò del suo enorme repertorio folk, ma lo incoraggiò a cantare il blues. Si stabilì a New York City nel 1937. Lottò per guadagnare abbastanza soldi, e nel 1939-40 fu di nuovo incarcerato, questa volta per aggressione. Dopo la sua uscita, lavorò brevemente con Woody Guthrie, Sonny Terry, Brownie McGhee e altri come Headline Singers, si esibì alla radio e, nel 1945, apparve in un cortometraggio. Nel 1949, poco prima della sua morte, diede un concerto a Parigi.
Lead Belly morì senza un soldo, ma nel giro di sei mesi la sua canzone “Goodnight, Irene” divenne un successo da un milione di copie per il gruppo dei Weavers; insieme ad altri brani del suo repertorio, tra cui “The Midnight Special” e “Rock Island Line”, divenne uno standard.
L’eredità di Lead Belly è straordinaria. Le sue registrazioni rivelano la sua padronanza di una grande varietà di stili canori e la sua prodigiosa memoria; il suo repertorio comprendeva più di 500 canzoni. Il suo modo di suonare la chitarra ritmica e le accentuazioni vocali uniche rendono il suo lavoro istruttivo e avvincente. La sua influenza sui musicisti successivi tra cui Eric Clapton, Bob Dylan, Janis Joplin e Kurt Cobain, è stata immensa.

Alcune delle sue canzoni d’ascoltare.

Bring Me Little Water, Sylvie

Black Girl

Pick A Blae Of Cotton

Red Cross Store Blues

Bourgeoise Blues

Poor Howard

Where Did You Sleep Last Night

Take This Hammer

Chicago

Ain’t It A Shame

Goodnight Irene

Rock Island Line

Cotton Fields

Midnight Special

Good Night Irene

Careless Love

Laura

On A Monday

Jumpin’ Judy

Alabama Bound

aprile 12, 2020

QUARANTENA TOUR ha una pagina Facebook con eventi streaming

La socialità fredda e distante dei nuovi media può diventare l’unico flusso attraverso il quale preservare l’umanità. Siamo animali sociali. Siamo lavoro. Siamo esseri dotati di linguaggio, incapaci di non comunicare.
In questo momento di restrizioni (sacrosante, e quindi necessariamente da rispettare) si sperimentano modi alternativi per esercitare comunque la nostra essenza di esseri umani.

Questo gruppo raccoglierà gli eventi streaming e informerà il pubblico sulle date che verranno via via organizzate. Max Manfredi e Federico Sirianni daranno l’abbrivio a questo esperimento, opportunamente supportati dal loro team. A voi, come pubblico, si chiederà di condividere l’idea, di far diventare “virale” questo contatto umano che sa stare nelle norme ministeriali. Ci sarà, altresì, la possibilità di effettuare delle donazioni agli artisti direttamente in live su Twitch. Una percentuale dei proventi verrà raccolta per supportare la sanità in questa emergenza. L’altra servirà per poter mandare avanti il progetto.

E-mail di riferimento a cui mandare le vostre opere:

quarantenatour@gmail.com
oppure infomaxmanfredi@gmail.com

Federico Sirianni

Max Manfredi

 

link pagina Facebook https://www.facebook.com/groups/590881615102407/


Gloria Berloso
Membro fondatore

 

 

aprile 8, 2020

LETTERA A JOHN PRINE

Caro John,

cercherò di scriverti questa lettera. Non è facile perché il dolore è troppo grande; le parole per esprimere la mia vicinanza a Fiona, alla tua famiglia le troverò ascoltando le tue canzoni. Si, le tue canzoni sono il miglior modo per dare un senso alla perdita di un amico, un amore. Non racconterò il tuo percorso, la tua fatica a resistere in questa vita, la malattia che ti ha colpito. Racconterò la tua musica, i tuoi versi, la tua sensibilità, il tuo umore, i tuoi sorrisi, la tua bellezza interiore perché sono stati e sono ancora fonte d’ispirazione per me e il mio compagno di vita. Lui se n’è andato mentre registravamo una tua canzone,”Speed Of The Sound Of Loneliness”. Le tracce sono rimaste ancora nel registratore dello studio della nostra casa, non potrei mai cancellarle. Hai sempre fatto parte della nostra vita. È un potente mezzo e un dolore spaventoso, oggi ha oltrepassato la linea del male. Beh, come puoi chiedere di domani, non abbiamo una sola parola da dire. E cosa hai fatto in nome del cielo? Hai rotto la velocità del suono della solitudine, sei là fuori a correre solo per rimanere in libertà.
Gli amici solitari della scienza dicono “Il mondo finirà quasi ogni giorno”. Beh, se lo fa, allora va bene perché comunque io non vivo qui, vivo nel profondo della mia testa. Me lo hai insegnato tu in “Lonesome Friends of Science”. Quei bastardi in camice bianco, chi sperimenta con le capre di montagna dovrebbe lasciare in pace l’universo, non sono affari loro, non è la loro casa. Vado a dormire e non piove mai ma il cane predice gli uragani, riesce a sentire l’odore di una tempesta a un miglio di distanza. Noi sappiamo questo, vero John? Non si può vivere insieme, non si può vivere da soli considerando il tempo che ci rimane. Uno di questi giorni, una di queste notti ci toglieremo il cappello e ci leggeranno i nostri diritti. Ci sballeremo ogni volta che ci sentiremo giù. Non si può rimanere soli quando ci allontaniamo nell’ultimo viaggio. Tutti sognano un sogno che non si avvererà mai. Per favore, chiudi a chiave quella porta, non ha molto senso che il buon senso non abbia senso. Non più. Mi siedo da sola a guardare il mondo attraverso una finestra. Il tempo non vola, si ferma e scappa mentre la puntina sul tuo disco mantiene il tuo ricordo. Tu vivi nella mia testa e il dolore è fresco, caro John. E guardo un uomo battere la mano contro una finestra nel mezzo della tempesta a chilometri di distanza, sulle colline e sui torrenti.


Una candela brucia e il silenzio è d’oro finché non urla proprio attraverso le ossa che diventano polvere.

Buon viaggio caro John, ci si rivede più in là.

Gloria

John Prine

 

marzo 3, 2020

DUO BOTTASSO IN TOUR, 16 CONCERTI FRA MARZO E APRILE

IL DUO BOTTASSO IN TOUR FRA MARZO E APRILE

16 appuntamenti per presentare i loro più recenti progetti: “Il Cielo di Pietra” e “LinguaMadre: Il Canzoniere di Pasolini”.

Duo Bottasso

Duo Bottasso

Sono uscite le date del tour che vedrà coinvolti i due musicisti cuneesi dal 15 marzo al 26 aprile: sedici appuntamenti, tra Italia, Svizzera, Francia e Olanda, per presentare i loro più recenti progetti. Dopo la vittoria nella sezione Giovani del “Premio Nazionale Città di Loano per la Musica Tradizionale Italiana” con il lavoro discografico “Biserta e altre storie” (in collaborazione con Simone Sims Longo), Simone e Nicolò Bottasso hanno dato vita a due nuovi lavori molto diversi fra loro.
“Il Cielo di Pietra” è uno spettacolo audiovisual con materiali d’archivio dell’EYE Film Institute di Amsterdam, liberamente ispirato dall’omonimo racconto di Italo Calvino. Commissionato sotto forma di carta bianca dal festival svizzero Alpentoene, è stato realizzato in collaborazione con i registi di Cosenude Media Projects e con l’animatrice Alice Gallouin. Dal vivo, al violino, alla tromba, all’organetto ed al flauto del Duo Bottasso, si affianca l’elettronica di Simone Sims Longo, visual artist cuneese immerso nella cultura contemporanea, a confermare un sodalizio che già in “Biserta e altre Storie” si era rivelato vincente. Lo spettacolo è un’odissea fra il mondo del silenzio e delle profondità, che si contrappone alla pullulante e caotica superficie della Terra. Le immagini provengono da lavori, tra gli altri, di Segundo de Chomon, George Méliès e JC Mol, visionari registi che ad inizio Novecento per primi sperimentarono con colore, effetti speciali e ricerca del microscopico; e sono state rilette ed attualizzate da Simone Sims Longo. Si segnala il 17 marzo al Batavierhuis di Rotterdam (Olanda), il 21 marzo al Recode (Cuneo, organizzato da Associazione Culturale Origami) ed il 26 aprile al Bozen Film Festival (Bolzano).
“LinguaMadre: Il Canzoniere di Pasolini” è invece un tributo alla bellezza dei dialetti italiani ed alla figura della madre. Attraverso la composizione di nuove canzoni sui testi raccolti da Pier Paolo Pasolini nel 1955, il quartetto LinguaMadre (nel quale la cantante friuliana Elsa Martin ed il polistrumentista e cantante calabrese Davide Ambrogio si affiancano al Duo Bottasso) presenta un viaggio attraverso la poesia popolare italiana e le sue molte lingue. I quattro musicisti, fra i talenti più interessanti del nuovo folk italiano, hanno riletto l’opera di Pasolini attraverso le lenti della contemporaneità, senza filologismi, ma con il senso estetico e le procedure sonore di chi oggi suona ed interpreta in maniera creativa le musiche di tradizione orale.
Produzione originale dell’edizione 2019 dei festival Premio Andrea Parodi, Mare & Miniere e Premio Loano per la Musica Tradizionale Italiana, LinguaMadre ha preso dunque il largo, e presenterà le sue canzoni fra il 23 ed il 29 marzo. Si segnala l’appuntamento di venerdì 27 marzo al FolkClub di Torino.
Maggiori informazioni sui concerti del tour sono disponibili sui canali social del Duo Bottasso e sul loro sito (www.duobottasso.com).



http://www.duobottasso.com

Gloria Berloso

 

febbraio 21, 2020

The Allman Betts Band al prossimo Pistoia Blues Festival 2020

PISTOIA BLUES FESTIVAL – 41° Edizione
THE ALLMAN BETTS BAND
venerdì 10 Luglio 2020

The Allman Betts Band saranno tra i protagonisti della serata del 10 luglio al prossimo Pistoia Blues Festival 2020. La band guidata dai figli di Gregg Allman e Dickey Betts, storici fondatori della Allman Brothers Band, è in tour mondiale per presentare il loro primo album insieme, “Down To The River”, uscito lo scorso giugno.

The Allman Betts Band non tradiscono le aspettative proponendo rock blues country in perfetto stile: nel concerto oltre agli inediti del nuovo album, ad alcuni brani delle rispettive carriere soliste, la band ripropone alcuni classici degli Allman Brothers per ricordare il 50esimo anniversario della nascita della storica band americana.
La band è formata da Devon Allman (chitarra e voce) e Duane Betts (chitarra e voce) coadiuvati da Johnny Stachela (chitarra e voce), Berry Duane Oakley (basso e voce), John Ginty(tastiere), R Scott Bryan (percussioni e voce), John Lum (batteria).

The Allman Betts Band

The Allman Betts Band

 

The Allman Betts Band ha firmato un nuovo accordo discografico globale con la BMG per la pubblicazione del loro album di debutto, Down To The River, il 28 giugno 2019. Guidato da Devon Allman, figlio del fondatore della Allman Brothers Band, tastierista e cantante, Gregg Allman, e Duane Betts, figlio del fondatore della Allman Brothers Band, chitarrista e cantante, Dickey Betts, l’album è stato registrato ai Muscle Shoals Sound Studios con il produttore Matt Ross-Spang (Jason Isbell, Margo Price, John Prine ed Elvis Presley).
La band ha dato il via al suo tour mondiale inaugurale il 26 marzo 2019 con oltre 80 date già confermate e altre ancora da annunciare a breve, tra cui una tappa estiva in Europa, diversi festival e date di supporto con John Fogerty.

Down To The River

Down To The River

L’inizio della collaborazione tra Devon Allman e Duane Betts risale al Gregg Allman tribute show al Fillmore di San Francisco. Era tempo, in quella storica sede, di trasmettere lo spirito alla generazione successiva. Era il momento di prendere tutte le lezioni del passato, tutte le loro esperienze collettive, e di fare qualcosa di nuovo.
Dopo quel concerto, Betts avrebbe fatto da artista di apertura del tour mondiale del Devon Allman Project 2018, unendosi ad Allman ogni sera per un omaggio musicale ai rispettivi padri. Il viaggio, durato un anno, è stato il primo ad abbinare Allman e Betts, con quasi 100 date in tutti gli Stati Uniti e a livello internazionale, attirando un pubblico sempre più numeroso ad ogni tappa successiva.
Dopo un anno di tour di successo, Allman e Betts si sono uniti ufficialmente per formare un nuovo gruppo. La loro prima chiamata è stata fatta al vecchio amico Berry Duane Oakley, figlio del defunto bassista fondatore della Allman Brothers Band, Berry Oakley, e gli è venuta l’idea di unirsi a loro. L’amicizia musicale del trio risale al tour estivo per il ventesimo anniversario della Allman Brothers Band nel 1989, quando i tre si sono incontrati per la prima volta, e spesso si sono incontrati con l’indiscusso membro della Rock-And-Roll Hall of Fame. Nel novembre del 2018, hanno annunciato la formazione della The Allman Betts Band.
Accogliendo il produttore Matt Ross-Spang, la band ha registrato le loro sessioni nei famosi Muscle Shoals Sound Studios. Hanno portato come ospiti l’ex compagno di band di Gregg, Peter Levin, e l’ex Allman Brother e l’attuale tastierista dei Rolling Stone Chuck Leavell, aggiungendo organo e pianoforte, e hanno reclutato musicisti esperti dell’ensemble Project: il chitarrista dei slide Johnny Stachela, il batterista John Lum e il percussionista R Scott Bryan (Sheryl Crow). Motivati da tecniche di registrazione classiche e da attrezzature vintage nello storico studio dell’Alabama, hanno tagliato l’album dal vivo. Niente computer. Niente editing digitale. Insediandosi come uno solo in studio, hanno registrato nove canzoni su nastro analogico da due pollici, con il risultato del loro sforzo di debutto.

La band è formata da Devon Allman (chitarra e voce) e Duane Betts (chitarra e voce) coadiuvati da Johnny Stachela (chitarra e voce), Berry Duane Oakley (basso e voce), John Ginty(tastiere), R Scott Bryan (percussioni e voce), John Lum (batteria).

Tutti i dettagli della serata saranno resi noti in seguito sui canali ufficiali: http://www.pistoiablues.com

febbraio 14, 2020

Buffy Sainte-Marie, vincitrice del premio Allan Slaight Humanitarian Spirit Award per il 2020

La Settimana della musica canadese è lieta di annunciare Buffy Sainte-Marie come vincitrice del premio Allan Slaight Humanitarian Spirit Award per il 2020. Buffy sarà onorata per il suo lavoro degli ultimi 60 anni come musicista, attivista ed educatrice all’annuale Gala dei Canadian Music and Broadcast Industry Awards al Bluma Appel Theatre di Toronto giovedì 21 maggio 2020.

Buffy Sainte Marie

Buffy Sainte Marie

“ Buffy Sainte-Marie è il punto di riferimento per tutto ciò che rappresenta l’Allan Slaight Humanitarian Spirit Award”, (Gary Slaight, CEO e Presidente della Slaight Communications/Slaight Family Foundation). “Per lei, il successo mondiale e lo status di leggenda della musica non era un obiettivo personale, ma un’opportunità per cercare di riparare ai torti, un’opportunità per restituire al pianeta, e un’opportunità per alterare il corso della vita degli Indigeni attraverso l’educazione”.

Alimentata dalla sua dedizione alla musica, all’arte, alla filantropia, all’attivismo sociale e all’educazione, Buffy Sainte-Marie è attiva nell’industria musicale da quasi sessant’anni. Nata nel Saskatchewan, nella riserva della Piapot Plains Cree First Nation Reserve nella Qu’Appelle Valley, Buffy Sainte-Marie è stata adottata da genitori americani ed è cresciuta nel Massachusetts. Qui ha scoperto il pianoforte in giovane età e ha coltivato il suo talento per la musica componendo canzoni e imparando a suonare la chitarra. Quando è emersa sul palcoscenico musicale nell’era del folk negli anni Sessanta, stava già scrivendo diverse canzoni che sarebbero diventate dei classici internazionali del country, del rock, del jazz e del pop.

“ Siamo orgogliosi di partecipare a rendere omaggio a Buffy Sainte Marie per la sua generosità d’animo che dura da una vita”, ha dichiarato il presidente della Settimana della musica canadese Neill Dixon. “Ci sono poche stelle internazionali così saldamente radicate nelle loro radici e così impegnate a sostenere la loro storia culturale, sul palco e fuori. Una generazione di giovani delle First Nations istruiti e consapevoli deve ringraziarla per aver portato avanti questa storia”.

Buffy Sainte-Marie ha passato tutta la sua vita a creare, e la sua abilità artistica, i suoi sforzi umanitari e la sua leadership indigena l’hanno resa una forza unica nell’industria musicale. Nel 1969 ha realizzato i primi album elettronici quadrofonici vocali al mondo, Illuminations; nel 1982 è stata la prima indigena a vincere l’Oscar; ha trascorso cinque anni a Sesame Street, dove è diventata la prima persona ad allattare in televisione nazionale. È stata inserita nella lista nera e messa a tacere. Ha scritto standard pop cantati e registrati da Janis Joplin, Elvis Presley, Donovan, Celine Dion, Barbra Streisand, Joe Cocker e Jennifer Warnes. Ha scritto l’Universal Soldier, l’inno definitivo contro la guerra del XX secolo. È un’icona che tiene un piede saldamente piantato da una parte e dall’altra del confine nordamericano, nei territori non arresi che comprendono il Canada e gli Stati Uniti.

Nel corso della sua carriera, Buffy Sainte-Marie ha ricevuto innumerevoli premi e riconoscimenti per il suo lavoro creativo e umanitario. In particolare, Buffy ha ricevuto l’Academy Award, il Golden Globe Award e il BAFTA Film Award per aver composto il film An Officer and a Gentleman per la composizione del successo di “Up Where We Belong” del film “Un ufficiale e un gentiluomo”. È stata inserita nella Canadian Songwriters Hall of Fame, nella JUNO Hall of Fame e nella Canadian Country Music Hall of Fame. È anche Companion in the Order of Canada, e ha ricevuto il Governor General’s Performing Arts Award, il Free Speech in Music Award dell’Americana Music Association, il Charles de Gaulle Award, lo Screen Actors Guild Lifetime Achievement Award, il Gemini Award, i molteplici JUNO Awards, il Polaris Music Prize, due medaglie della Regina Elisabetta II, e innumerevoli dottorati ad honorem. Più recentemente, Buffy è stata premiata per il suo lavoro di attivista sociale ed educatrice con il premio Allan Waters Humanitarian JUNO Award, e l’International Folk Music Awards’ People’s Voice Award.

Buffy ha iniziato a sostenere la protezione della proprietà intellettuale indigena e degli artisti dallo sfruttamento quando ha fondato la Nihewan Foundation for Native American Education nel 1966. L’obiettivo della Fondazione era quello di incoraggiare gli studenti nativi americani a partecipare all’apprendimento e di promuovere la consapevolezza pubblica della cultura indigena. Da allora ha fornito a studenti e insegnanti borse di studio e formazione per insegnanti, nonché l’accesso ai programmi di base scritti all’interno delle prospettive culturali dei nativi americani che corrispondono ai National Content Standards. Più recentemente, Buffy ha focalizzato la sua attività di advocacy su The Creative Native Project, che cerca di responsabilizzare e ispirare i giovani indigeni a esplorare il campo delle arti creative e della produzione dal vivo, creando weekend artistici comunitari sotto la guida di mentori professionisti.

 

Buffy Sainte-Marie entra nel suo settimo decennio di premiata abilità artistica aggiungendo “autore pubblicato” al suo curriculum. Buffy ha recentemente scritto Hey Little Rockabye, un libro illustrato per bambini sull’adozione di animali domestici, ispirato dal suo amore per gli animali. Hey Little Rockabye è disponibile in tutto il mondo il prossimo maggio 2020 su Greystone Books.

La Settimana della musica canadese tornerà a Toronto dal 19 al 23 maggio 2020.

Ogni anno, la Slaight Communications e la Settimana della Musica Canadese premiano un artista canadese d’eccezione, in riconoscimento del suo contributo all’attivismo sociale e al sostegno delle cause umanitarie. Nel suo decimo anno, Buffy Sainte-Marie entrerà a far parte della celebre lista di destinatari che include: Gord Downie, Arcade Fire, RUSH, Sarah McLachlan, Chantal Kreviazuk & Raine Maida, Simple Plan, Bruce Cockburn, Bryan Adams e Nelly Furtado.

SU ALLAN SLAIGHT
Pioniere del rock and roll, Allan ha messo in mostra il suo talento imprenditoriale con la sua conoscenza della radio per creare la più grande società multimediale privata del Canada, la Standard Broadcasting Corporation Limited. Un’indiscussa entrata nella Broadcast Hall of Fame (1997), insignito di una laurea ad honorem in commercio presso la Ryerson Polytechnic University (2000), ha nominato un membro dell’Ordine del Canada (2001), insignito del Walt Grealis Special Achievement Award (2005) per il suo contributo alla crescita e allo sviluppo dell’industria musicale canadese, Allan ha anche mantenuto a lungo l’interesse per le congetture.

SULLA SETTIMANA DELLA MUSICA CANADESE
Giunta alla sua 38° edizione, la Settimana della musica canadese è il principale evento annuale di intrattenimento del Canada dedicato all’espressione e alla crescita dell’industria musicale, dei media e dell’intrattenimento del paese. Combina conferenze multiforme e ad alta intensità di informazioni, un’esposizione commerciale, premi e il più grande festival di nuova musica della nazione che si estende per cinque notti di spettacoli, con centinaia di band in vetrina in più di 40 locali di musica dal vivo nel centro di Toronto. Tutte le funzioni congressuali si svolgono presso lo Sheraton Centre Toronto Hotel, 123 Queen Street West a Toronto.

Premi canadesi per la musica e l’industria radiotelevisiva
21 maggio 2020 alle 19:00
Bluma Appel Theatre, Centro per le arti dello spettacolo di San Lorenzo
27 Front Street Est
http://cmw.net/awards/music-broadcast-industry-awards/

 

 

gennaio 26, 2020

Scomparso Wes Wilson l’artista americano noto per i suoi manifesti rock psichedelici degli anni Sessanta

L’artista grafico Wes Wilson è stato il pioniere dell’estetica del poster dei concerti rock alla fine degli anni ’60, traducendo i luoghi e i suoni della società della controcultura nell’iconografia psichedelica che resiste oggi tra le immagini più indelebili dell’epoca. Nato Robert Wesley Wilson il 15 luglio 1937, ha disegnato per tutta l’infanzia, ma mentre frequentava il college locale junior di Auburn, CA, ha invece studiato silvicoltura e orticoltura, successivamente laureandosi in filosofia al San Francisco State College. In seguito andò a lavorare alla Contact Printing, una piccola stampa che produceva volantini per le feste di Ricorso Mime Troupe montate dal promotore di concerti e impresario Bill Graham; presto Wilson – che aveva già completato una manciata di poster ben accolti per Chet Helms e Family Dog – stava anche progettando per gli spettacoli rock di Grahamal Fillmore Auditorium.
Il leggendario Trips Festival allestito alla fine di gennaio del 1966 fu tra gli eventi pubblicizzati da un volantino Wilson; ha anche partecipato all’evento, e la combinazione di musica, droghe e amore lo ha colpito profondamente. A metà anno Wilson smise di produrre materiali per Helms del tutto, preferendo invece la libertà creativa offerta dal lavoro per Graham; i suoi poster divennero selvaggiamente sperimentali, ispirati in gran parte dalla sua scoperta dello stile di scritta secessionista viennese sviluppato da Alfred Roller. Wilson modificò lo stile per adattarsi alle sue ambizioni, rendendo i personaggi con singolarità quasi indistinguibile espandendo i loro contorni e forme inneste; allo stesso tempo, ha giocato con i primi piani e gli sfondi, i suoi modelli di design diventando sempre più esagerati con ogni nuova creazione.
L’altra grande scoperta di Wilson fu il suo uso del colore – ispirato agli spettacoli di luci dei concerti stessi, mescolava i colori con l’abbandono selvaggio, dando luogo a immagini scosse che catturavano perfettamente l’essenza rivoluzionaria della musica che la sua arte promuoveva. Il lavoro di Wilson si spostò rapidamente oltre i confini della sottocultura psichedelica nel mainstream, dando luogo a profili in riviste come Time, Life e Variety; tuttavia, nel maggio 1967 smise di produrre manifesti per Graham, sostenendo che il promotore non aveva rispettato il loro attuale accordo di royalty. Due ultimi manifesti di Fillmore – uno dei quali raffigurava Graham come “ricco e compiaciuto come un antico mercante romano” – costituivano il suo ultimo lavoro per il famoso auditorium.
Nel 1990, lo Springfield Art Museum lo invitò ad esporre il suo classico lavoro di Fillmore, dando vita alla mostra Looking Back: Rock Posters of the 1960 di Wes Wilson. Il successo della mostra sembrava riaccendere il suo interesse per il design grafico, e dal 1991 al 1995 ha pubblicato Off the Wall, una delle principali riviste di notizie dedicata al mondo della poster art e degli happening. Con la rinascita dell’interesse del pubblico per la forma, Wilson ha anche prodotto tre manifesti di eventi all’esposizione di successo a San Francisco durante i primi anni ’90, e ha contribuito a una serie di mostre di gallerie che celebrano sia opere classiche che contemporanee. (Fonte Biografia di Jason Ankeny)
Wilson è morto il 24 gennaio 2020

Wes Wilson

Wes Wilson