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febbraio 17, 2020

Graeme Allwright, cantante umanista dalla carriera atipica, nous a quittés

IL cantante folk francese Graeme Allwright di origine neozelandese, noto soprattutto per aver adattato in francese molte canzoni di artisti folk americani, è morto domenica 16 febbraio a Seine-et-Marne, in Francia. Aveva 93 anni.

Grahem Alldwright

Grahem Alldwright con l’Autoharp

Cantante umanista dalla carriera atipica, Graeme Allwright ha introdotto i francesi alla protesta dei cantanti d’oltreoceano adattando Pete Seeger, Woody Guthrie e Leonard Cohen nella lingua di Molière. “Era un cantante impegnato nella giustizia sociale, un cantante che era un po’ hippie ai margini dello show-business, che si rifiutava di guardare la TV. “Ha cantato fino alla fine, amava stare sul palco”, ha detto uno dei suoi figli, Christophe Allwright.
“Donava inni ai mancini, agli scout, ai dog punk, ai centristi di sinistra… Ha regalato inni a sinistrorsi, scout, moriglioni, punk di cani, centristi di sinistra…”, ha riassunto su Twitter il giornalista e autore Bertrand Dicale, specialista della canzone francese, salutandolo come “benefattore dell’umanità”.

Nato a Wellington, Nuova Zelanda, il 7 novembre 1926, Graeme Allwright ha scoperto il jazz, i crooner e il folk ascoltando i programmi radiofonici della base militare americana nella capitale neozelandese. All’età di 22 anni, ha ricevuto una borsa di studio per frequentare i corsi di teatro a Londra, nella scuola fondata da Michel Saint-Denis, voce del programma della BBC “Les Français parlent au Français” e nipote del regista teatrale Jacques Copeau. Il giovane viene reclutato dal prestigioso Royal Shakespeare Theatre.
Ma, innamorato della figlia di Jacques Copeau, Catherine Dasté, rifiuta l’offerta e la coppia si trasferisce in Francia, vicino a Beaune. Graeme Allwright aveva fatto una moltitudine di lavori: bracciante agricolo, apicoltore, macchinista e decoratore per il teatro, insegnante di inglese, muratore, stuccatore, vetraio.

Ispirato da Brassens e Ferré, impara gradualmente la lingua francese e le sottigliezze del suo gergo, che utilizzerà ampiamente nei suoi adattamenti. Con il miglioramento del suo francese, torna sul palco, suonando nella troupe di Jean-Louis Barrault.
Solo a quarant’anni inizia a cantare. “Forse l’idea mi è venuta quando ho eseguito alcune canzoni di Brassens e Ferré durante un tour con un pezzo di Brecht troppo breve. Ho preso la chitarra e sono andato a cantare canzoni popolari americane e irlandesi al Contrescarpe cabaret, nel cuore del quartiere latino di Parigi, sette sere a settimana per le noccioline. La cantante Colette Magny notò la sua voce, tinta con un accenno di accento, e lo presentò a Marcel Mouloudji, che gli consigliò di scrivere una trentina di adattamenti e produsse il suo primo singolo Le Trimardeur (1965).
Toccato da Leonard Cohen, il suo repertorio protestante, antimilitarista e profondamente umanista risuona con le aspirazioni della gioventù francese dell’epoca. Petites boîtes (adattamento di Malvina Reynolds), Jusqu’à la ceinture (Pete Seeger), Qui a tué Davy Moore ? (Bob Dylan), Johnny (testo originale) e soprattutto Le Jour de clarté (Pietro, Paolo e Maria), il suo più grande successo, diventano inni del maggio 68.

Nel 1973 va a trovare Leonard Cohen all’Olympia e ne esce profondamente toccato dal misticismo e dalla sensualità del canadese, dal quale adatta numerosi testi (Suzanne, Les Sœurs de la miséricorde…). Ai suoi concerti ha suonato per le case affollate ed è diventato il primo concorrente di Hugues Aufray, un altro importatore di musica folk in Francia. Padre di quattro figli è noto anche per aver scritto nel 1968 la canzone natalizia per bambini Petit garçon, una versione francese di Roger Miller’s Old Toy Trains, e Sacrée bouteille (basata su Tom Paxton’s Bottle of Wine).
Graeme Allwright, un viaggiatore che ha paura del successo si allontana viaggiando attraverso l’Egitto, l’Etiopia, il Sud America e soprattutto l’India. Tra un viaggio e l’altro, torna in Francia, dove riprende i concerti. Nel 1980 condivide il palco con Maxime Le Forestier per una tournée, i cui proventi sono stati devoluti all’associazione Partage pour les enfants du tiers-monde.
Ha contribuito a rendere popolare la musica popolare in Francia”, ha detto il parigino Maxime Le Forestier, che si è tenuto in contatto con lui. “Amava camminare e cantare a piedi nudi”, ricorda anche Le Forestier, ricordando un uomo che era stato in contatto con lui per molti anni.

 

marzo 28, 2017

LEONARD COHEN di Gloria Berloso

Leonard Cohen

Leonard Cohen

Leonard se n’è andato, ci ha lasciato il 7 novembre. Lui certamente è stato un personaggio difficile da capire. La sua vita in parte è stata avvolta dal mistero, le sue azioni erano istintive ma ragionate, la sua poetica era difficile, ermetica, eppure riusciva ad esternare i pensieri con una semplicità geniale, la musica era ossessiva ed è rimasta penetrante, ogni volta che l’ascolti raggiunge istanti di tenerezza senza uguali. Sono quasi sicura che nel suo cassetto sono rimasti molti sogni, pura poesia ancora da scoprire. Non mi aspettavo la sua dipartita perché l’ho sempre visto con lo sguardo morbido, un po’ malinconico. Unico nello stile, nel modo d’essere, nell’amare.
Nativo di Montreal in Canada, si era subito immedesimato nella vita caotica delle metropoli americane: San Francisco, New York, pur continuando ad amare la semplicità delle cose, l’istintività di una vita primitiva, godendo del tepore del sole, dell’immensità del mare, della potenza delle montagne.

Leonard Cohen ha fatto parte, per molto tempo della intellighenzia americana molto criticata e respinta dalla destra politica più estrema, di quella generazione che aveva creato una nuova firma di protesta tra quegli intellettuali nati tra i sit-in, tra le letture pubbliche, tra i be-in, vivendo una vita celestiale e caotica insieme, fatta di giornate consumate fino all’alba, alla ricerca di qualcosa sempre più difficile da trovare, di viaggi avventurosi. Cohen era nato prima come poeta e poi, per una esigenza personale, era entrato nel mondo della musica, la sua però era essenziale, fatta di nervosi preziosismi, di liriche profonde. Tra i suoi più celebri libri di poesie scritti tra gli anni cinquanta e sessanta, voglio ricordare Let us compare mythologies del 1956, The spice-box of earth del 1961, Flowers for Hitler del 1964 e Parasites of Heaven del 1966.
Cohen si muoveva completamente a suo agio, nel mondo poetico di quegli anni specialmente quello americano che andava distruggendo ogni forma d’ipocrisia letteraria e tutto ciò contribuiva a rasserenare, anche se momentaneamente, il carattere di un uomo che viveva nel silenzio, in una sorta di morbido pessimismo, e soprattutto di chi era abituato a chiedersi in continuazione: “perché?” e non riusciva a trovare le risposte.
Tutti gli anni che hanno preceduto ideologicamente il 1965, data di uscita di “Beautiful losers”, il romanzo che lo impose negli Stati Uniti, sono stati una sorta di prezioso limbo, di anticamera dorata, di soddisfazioni primitive e più reali, vere. Il suo primo romanzo è stato pubblicato nel 1963 ed era intitolato The favourite game, che già metteva in luce la sua disponibilità, ad altre manifestazioni che rimanevano, però, attinenti alla poesia. Così, quando nel 1966, senza problemi è passato alla musica, nessuno si è stupito; era un altro sbocco per l’energia creativa che era sempre stata in lui. Si è proiettato nella musica come sempre a modo suo, le liriche parte vitale di Cohen poeta e di Cohen cantante o meglio cantore di situazioni di dolore, paure nascoste, solitudine, senso di colpa, sebbene senza vittimismi o atteggiamenti ironici, sempre impegnato al massimo e sempre attento ad esserlo prima con sé stesso e poi con gli altri. È questo che caratterizzava Cohen da qualsiasi parte lo si voglia mettere a nudo, lui ha vissuto per risolvere i suoi problemi, qualsiasi fosse il mezzo e il dopo, ha scritto, ha poetizzato, ha cantato, ha suonato per la felicità di un suo pubblico. Una chitarra che ha suonato senza posa, ossessiva, una voce roca e profondissima, oggi inimitabile, un sottofondo musicale curato da John Simon, ed ecco nascere The Songs of Leonard Cohen, il suo primo album. Dieci canzoni donate da Leonard di infinita bellezza come Suzanne, vibrante e intensissima, ripresa e cantata dalla grande Joan Baez, dove entra in scena il problema religioso con la gravità e la problematica riprese in molti altri suoi lavori. E Gesù era un marinaio quando camminava sulle acque … Cohen appare estremamente religioso, nel senso mistico e profondo della parola, con una autentica passione. È stato anche questo un suo modo di accettare e cercare di comprendere gli altri e ci è riuscito, a modo suo. Tutte le altre canzoni di questo album ma anche quelli pubblicati dopo, sono veramente tutti dei veri gioielli musica-poesia.
Ma ci sono anche brani non firmati da lui come The Partisan scritto nel 1944 da Hy Zaret e da Anna Marly, dove ha fatto entrare assieme alla chitarra, quasi in sordina, una armonica. Da brivido!
Le sue interpretazione sono sempre state robuste e vigorose, ha sempre avuto il bisogno di chiarezza e di giustizia, per lui essenziali per un uomo senza doppi sensi, preso da sentimenti senza mezze misure: vivere o morire, ridere o piangere, credere o no, amare o odiare. Questa è stata la lezione che gli ha insegnato la vita e così, come il partigiano insofferente delle frontiere che schiavizzano gli uomini.
Cohen ha abbandonato la falsità e l’ipocrisia di una nazione che sono insediate negli uomini di città, e se n’è andato a vivere la sua vita primitiva e paradisiaca nell’isola greca di Idra, dove ha cercato di essere più che sé stesso. Nell’album del 1971 Songs of love and hate, le canzoni dell’amore sono state pensate per la gente che ama, e le canzoni dell’odio per chi non potrà mai capirlo. L’intensità della sua voce ha rappresentato la modernità nel panorama musicale e del mondo culturale pur restando ancorato nell’antichità dei salmi che venivano accompagnati dalla cetra.

Tutti gli uomini saranno marinai finché il mare non li libererà. Ma egli stesso fu spezzato molto tempo prima che il cielo si aprisse, dimenticato, quasi umano sprofondò come una pietra. E tu vuoi viaggiare con lui e tu vuoi viaggiare cieco e tu pensi che forse crederai a Lui perché ha toccato il tuo corpo perfetto con la tua mente”.

I suoi sogni li ha raccontati per addormentarsi!

Gloria Berloso

2a pubblicazione
Cit. “Suzanne” (Leonard Cohen), Silva