Archive for ‘ilblogfolk di Gloria Berloso’

febbraio 6, 2026

I fratelli Bottasso, curiosi musicisti e compositori hanno appena pubblicato Postcards from Italy

Recensione di Gloria Berloso

Nicolò ai violini, tromba, elettronica, visuals

Simone su organetto (fisarmonica diatonica), flauto, elettronica, sound design

“Postcards from Italy non riguarda solo film d’archivio, paesaggi o nostalgia.

Riguarda la memoria come atto politico.

RECENSIONE – “Postcards from Italy” si ispira a quindici diari di viaggio: cortometraggi girati oltre un secolo fa in diverse città italiane e oggi restaurati dall’Eye Filmmuseum di Amsterdam. Queste pellicole, nate come semplici testimonianze di viaggio o esercizi di osservazione, diventano oggi un archivio prezioso per leggere un Paese in trasformazione. Non mostrano solo luoghi: mostrano modi di guardare, di attraversare lo spazio, di rappresentare l’altro. In quei film scorrono strade affollate, porti brulicanti, piazze che ancora non conoscono il turismo di massa, fabbriche che iniziano a scandire nuovi ritmi di vita. Sono immagini che raccontano un’Italia sospesa tra tradizione e modernità, tra radicamento e movimento, tra identità locali e spinte globali. Eppure, ciò che colpisce non è soltanto ciò che vediamo, ma ciò che quelle immagini implicano: chi riprende, chi viene ripreso, cosa viene scelto, cosa resta fuori campo. Rimettere mano a questi materiali significa interrogare la memoria come costruzione politica. Significa riconoscere che ogni archivio è un dispositivo di potere, che ogni immagine è il risultato di uno sguardo situato, che ogni documento è anche una forma di narrazione. “Postcards from Italy” parte da questa consapevolezza e prova a restituire alle immagini la loro complessità, sottraendole alla patina della nostalgia per riportarle nel territorio vivo del presente.

Nell’estate del 2022 il Duo Bottasso ha ripercorso in treno lo stesso itinerario dei cineoperatori di un secolo fa, attraversando le stesse città, gli stessi paesaggi, gli stessi snodi ferroviari. Con microfoni e strumenti hanno registrato musica e suoni ambientali, lasciandosi guidare da ciò che quei luoghi restituiscono oggi: ciò che rimane, ciò che è cambiato, ciò che continua a ripetersi come un’eco sotterranea Il loro viaggio non è stato un semplice esercizio di confronto tra passato e presente, ma un tentativo di ascoltare il Paese attraverso le sue stratificazioni sonore. Rumori di stazioni, voci, traffico, silenzi improvvisi, spazi industriali riconvertiti, quartieri trasformati o scomparsi: ogni suono diventa una traccia di memoria, un indizio di come l’Italia si sia trasformata e di come continui a trasformarsi. Da questo dialogo tra immagini d’archivio e registrazioni contemporanee nasce un progetto che esiste in più forme: un album, un film e una serie di cartoline musicali. Tre modi diversi di attraversare lo stesso materiale, tre prospettive che si completano a vicenda. L’album esplora il paesaggio sonoro come narrazione autonoma; il film intreccia passato e presente in un montaggio che mette in tensione gli sguardi; le cartoline musicali diventano piccoli frammenti portatili, inviti a un ascolto intimo e personale.

“Postcards from Italy” è dunque un progetto che si muove tra tempi, media e sensibilità diverse, costruendo un ponte tra ciò che è stato e ciò che è ancora in divenire. Un modo per restituire vita a immagini antiche attraverso il suono del presente, e per ricordarci che ogni memoria è un territorio in movimento. Un progetto che mette in dialogo tempi diversi, linguaggi diversi, sensibilità diverse. Le immagini dei primi del Novecento e i suoni raccolti nel 2022 non si limitano a convivere: si interrogano, si contraddicono, si amplificano. L’archivio diventa così un luogo vivo, non un deposito di memorie immobili ma un campo di tensioni, dove il passato continua a risuonare nel presente e il presente trova nel passato nuove possibilità di lettura. Attraverso film, musica e cartoline sonore, il progetto invita a ripensare il modo in cui guardiamo l’Italia: non come un insieme di icone cristallizzate, ma come un territorio in continua trasformazione, fatto di stratificazioni, fratture, ritorni. Ogni immagine e ogni suono diventano un frammento di una storia più ampia, una storia che non smette di riscriversi.

In un’epoca in cui la memoria è spesso ridotta a estetica nostalgica o a strumento di semplificazione, “Postcards from Italy” propone un’altra via: un ascolto attento, un vedere che non si accontenta, un attraversamento critico. Un invito a considerare la memoria non come un rifugio, ma come un atto politico capace di aprire nuove domande sul nostro presente.

Questo progetto esiste sotto forma di album, film e serie di cartoline musicali.

L’uscita è prevista per venerdì 6 febbraio, il Bandcamp Friday.

Acquistare questo disco su Bandcamp non significa solo acquistare musica.

Significa anche rifiutare le piattaforme estrattive e sostenere direttamente gli artisti (testardi) che immaginano un futuro diverso e più sostenibile, in cui gli artisti possono seguire la propria visione, non le tendenze.

Gloria Berloso

6 febbraio 2026

Segui Gloria Berloso il mercoledì e il sabato alle ore 21 su http://www.radiocittasottile.it

gennaio 29, 2026

Streets of the world

di Gloria Berloso

Le canzoni sono l’arte più democratica che abbiamo: non chiedono permesso, non pretendono competenze, non esigono un luogo sacro. Entrano nella vita di chiunque, ovunque, e si sistemano lì, tra una memoria e l’altra, come ospiti che diventano la nostra famiglia. Sono ossa dell’umanità. Alcune sono fragili, incrinate dal peso di ciò che raccontano: guerre, addii, solitudini che non hanno trovato altra voce. Altre sono ossa guarite, saldate attorno a un dolore che ha imparato a trasformarsi in canto. E poi ci sono quelle che ci tengono insieme: melodie che attraversano generazioni, che passano di mano in mano come un’eredità invisibile, che ci ricordano che, per quanto diversi, vibra in tutti noi la stessa fame di significato. Una canzone è un gesto di sopravvivenza. È qualcuno che, in un punto qualunque del mondo, decide di non lasciare che un’emozione muoia dentro di sé, la affida a una melodia, la mette in circolo, la consegna a sconosciuti che un giorno, magari anni dopo, la useranno per dare un nome a ciò che provano. E così le canzoni diventano mappe emotive. Ci guidano quando non sappiamo dove andare, ci tengono fermi quando tutto intorno si muove troppo in fretta, ci ricordano che non siamo i primi né gli ultimi a sentirci spezzati, innamorati, perduti, ritrovati. L’arte delle canzoni è questa: trasformare l’indicibile in qualcosa che si può cantare, e nel farlo, rimettere in ordine il mondo, almeno per la durata di tre minuti.

Alcune ossa si spezzano. Ci sono canzoni nate da fratture collettive: rivoluzioni, esili, lutti che non trovano parole nella storia ufficiale. La musica diventa allora un luogo in cui il dolore non viene negato, ma reso condivisibile. È un atto di resistenza: trasformare la sofferenza in qualcosa che può essere ascoltato. Altre ossa guariscono. Una canzone può essere una sutura: un gesto che ricompone ciò che era disperso, non elimina la ferita, ma la rende parte di un nuovo equilibrio. In questo senso, la musica non consola soltanto: riorganizza il caos, gli dà una forma che possiamo abitare. E poi ci sono le ossa che tengono insieme. Sono le melodie che attraversano epoche e culture, che sopravvivono ai loro autori, che diventano patrimonio anonimo dell’umanità. In esse si manifesta una verità semplice e radicale: ciò che è più intimo in noi è anche ciò che ci unisce di più. La canzone è un paradosso vivente: nasce da un individuo, ma appartiene a tutti.

La filosofia, quando è onesta, riconosce che non tutto può essere detto con concetti. Alcune intuizioni richiedono il ritmo, la ripetizione, la vibrazione. Le canzoni sono la parte del pensiero che non si lascia catturare dalla logica, ma che tuttavia illumina la nostra condizione con una chiarezza diversa, più immediata. Forse è per questo che continuiamo a cantare: per ricordarci che, prima di essere individui separati, siamo un corpo comune che cerca armonia. E che, come ogni corpo, vive grazie alle sue ossa fragili, guarite, indispensabili. Il rapporto tra musica e identità è uno dei legami più profondi e meno visibili dell’esperienza umana. Non è semplicemente una questione di gusti: è un modo in cui tutti noi ci riconosciamo, dove si costruisce e si racconta. Le canzoni funzionano come un dispositivo riflettente, non ci dicono chi siamo in modo diretto, ma ci mostrano ciò verso cui tendiamo: emozioni che riconosciamo, valori che ci attraggono, mondi interiori che forse non avevamo ancora nominato. Quando diciamo “questa canzone parla di me”, stiamo riconoscendo un frammento della nostra identità che la musica ha reso udibile. L’identità non è statica, e la musica accompagna i suoi cambiamenti. Ci sono canzoni che arrivano in momenti di svolta e diventano simboli di un passaggio: una guarigione, una ribellione, una nuova consapevolezza. La musica non si limita a riflettere l’identità: la modella, la spinge, la apre.

Ogni persona porta dentro di sé un ritmo originario: il battito del cuore, il respiro, la cadenza dei pensieri. La musica esterna risuona con questa musica interna, e nell’incontro tra le due nasce un riconoscimento. Non ascoltiamo solo una canzone: ascoltiamo la parte di noi che vibra con essa. In questo senso, la musica non è un accessorio dell’identità, ma una sua manifestazione. La canzone non si limita a riflettere ciò che siamo: ci invita a diventare altro.

Ci sono canzoni che portano il segno della rottura. Sono nate da un dolore che non sapeva dove andare, da un’ingiustizia che chiedeva ascolto, da un silenzio che pesava troppo. Queste canzoni non cercano di guarire: cercano di testimoniare, sono ossa incrinate che non nascondono la crepa. La mostrano, la fanno vibrare, la trasformano in un ponte. In esse l’identità non si difende: si espone. Poi ci sono le canzoni che arrivano dopo. Dopo la tempesta, dopo la perdita, dopo la trasformazione. Sono melodie che non cancellano la ferita, ma la integrano in un nuovo equilibrio. Sono ossa che si sono saldate. Non tornano come prima, ma diventano più forti, più consapevoli. La musica, in questi casi, non consola soltanto: riorganizza il caos, gli dà una forma abitabile.

Chiamarle ossa dell’umanità significa riconoscere che le canzoni non sono semplici ornamenti culturali, ma strutture profonde. Le ossa non si vedono, ma senza di esse non potremmo stare in piedi. Così le canzoni: invisibili nella loro leggerezza, ma decisive nel dare forma al nostro modo di sentire il mondo.  Ci sono canzoni nate da fratture collettive: rivoluzioni, esili, lutti che non trovano parole nella storia ufficiale. La musica diventa allora un luogo in cui il dolore non viene negato, ma reso condivisibile. È un atto di resistenza: trasformare la sofferenza in qualcosa che può essere ascoltato.

Gloria Berloso

29 gennaio 2026

settembre 15, 2025

Un appello alla giustizia nella musica turca: il caso di Zeki Çağlar Namlı

Alle commissioni etiche internazionali delle istituzioni accademiche e delle organizzazioni musicali e artistiche.

In Turchia, un artista rivoluzionario del bağlama, Zeki Çağlar Namlı, sta subendo un sistematico silenzio e una cancellazione culturale da parte delle comunità artistiche e accademiche. Nonostante la sua formazione formale nella musica folk tradizionale turca, Namlı ha a lungo sostenuto una comprensione olistica della musica, trascendendo i confini rigidi e abbracciando l’innovazione. Il suo contributo al bağlama, uno strumento anatolico profondamente radicato, è rivoluzionario e unico.

Namlı ha ampliato la capacità tonale del bağlama da un singolo tono a dodici, integrando questa struttura in un quadro sistematico che si armonizza con l’intero spettro delle tradizioni makam turche. È stato pioniere di una nuova scuola di pensiero nella tecnica selpe (colpo con le dita), trasformandola in uno stile unico al mondo. Le sue invenzioni brevettate e le sue innovazioni tecniche hanno ampliato i limiti espressivi dello strumento, eppure il suo nome rimane vistosamente assente proprio dalle istituzioni che hanno adottato il suo lavoro.

Per oltre 25 anni, a Namlı è stato negato l’accesso a concerti, seminari e piattaforme accademiche. La sua voce è stata soppressa, le sue innovazioni sono state appropriate senza riconoscimento e la sua identità artistica è stata emarginata. Tesi accademiche hanno incorporato i suoi sviluppi senza riconoscimento, spesso riformulandoli come risultati istituzionali. Questa catena di appropriazione culturale e intellettuale è culminata in una profonda crisi etica.

Ora, all’età di 45 anni, Namlı ha avviato una lotta formale per il riconoscimento e la giustizia. Ha presentato denunce etiche contro una delle istituzioni più importanti coinvolte, citando violazioni dell’integrità accademica e furto culturale. Tuttavia, il processo viene deliberatamente prolungato e le risposte rimangono elusive.

Senza alcun sostegno istituzionale e di fronte al silenzio diffuso della sfera pubblica, Namlı sta utilizzando l’unica piattaforma a sua disposizione, Instagram, per sensibilizzare l’opinione pubblica. Non si tratta solo di una lamentela personale, ma di un caso artistico e di diritti umani che definisce un secolo. Riflette la negazione sistematica del diritto di un creatore di esistere, di essere riconosciuto e di essere ascoltato.

Chiediamo agli accademici, agli artisti, ai giornalisti e alle istituzioni culturali di rompere il silenzio. Si tratta di una serie di violazioni etiche, di una lotta per la giustizia nelle arti e di una chiara violazione del lavoro e della dignità umana. La voce di Zeki Çağlar Namlı non deve più essere messa a tacere. I suoi contributi meritano riconoscimento e la sua storia deve essere raccontata.

Sostenete questa causa.

Condividete la sua voce.

Difendete l’integrità artistica.

Conosco Zeki da molti anni. La sua formazione al conservatorio era incentrata sulla musica tradizionale turca. Tuttavia, all’età di 17 anni, ha iniziato a esplorare nuove tecniche ed è diventato un pioniere di una nuova scuola di pensiero nell’esecuzione del bağlama, in particolare nella tecnica fingerstyle. Mentre il bağlama è tradizionalmente suonato in un unico sistema tonale in Turchia, ha introdotto un approccio dodecafonico, integrando l’intera struttura armonica del sistema modale in un quadro sistematico. A vent’anni ha tenuto il suo primo concerto che incarnava questa nuova identità musicale. Da allora è stato osteggiato dalla comunità tradizionale del bağlama. Per 25 anni hanno sistematicamente cancellato e nascosto il lavoro pionieristico che avevo svolto nel mio campo. Non poteva più esibirsi in concerti o lavorare professionalmente nel suo Paese. Ha continuato a suonare nel suo stile e a sviluppare nuovi progetti. Col tempo, grazie a piattaforme come Facebook e Instagram, il suo lavoro ha iniziato a ottenere visibilità e riconoscimento. Tuttavia, la stessa scuola di pensiero e i progetti che aveva avviato venivano ora appropriati, sia nel settore privato che in quello accademico, senza attribuzione. Hanno usato le loro posizioni e la loro influenza per commercializzare il suo lavoro come se fosse loro.

Come potete immaginare, per un creativo, denunciare pubblicamente che “mi hanno rubato il lavoro” non è mai il modo preferibile per ottenere riconoscimento. Quindi Zeki è rimasto in silenzio per anni, continuando i suoi progetti in modo indipendente, fino all’anno scorso, quando ha subito un intervento di bypass. Quel silenzio lo aveva logorato. Nel frattempo, nel mondo accademico, è emersa una serie di violazioni etiche in varie tesi: distorsioni, occultamenti e false dichiarazioni sui suoi contributi. La gravità della situazione si è aggravata, poiché ora minaccia non solo lui, ma anche le generazioni future. Zeki ha avviato una lotta contro questa mancanza di integrità etica, che mina sia l’arte che il mondo accademico. Ha presentato denunce formali relative a queste violazioni etiche nelle tesi accademiche. Negli ultimi sei mesi ha atteso l’esito, continuando a sensibilizzare l’opinione pubblica attraverso i suoi post su Instagram. Senza etica non può esserci arte, né mondo accademico. Questo caso è senza precedenti in Turchia. Zeki vive ad Istambul. Non è facile da esprimere, ma Zeki ha sopportato un’espropriazione culturale per 27 anni ed ora, per aver parlato, subisce una campagna diffamatoria. E tutto questo è inaccettabile!

Lo spirito e la texture geografica di Istanbul sono simboleggiati in questo speciale disegno di copertina a rilegatura.

La sezione blu al centro rappresenta Bo maz, che ha diviso Istanbul in due continenti e ha creato la città. Il tono blu riflette l’infinito, la profondità del mare e la vena vitale della città.

I toni del marrone scuro utilizzati nella sezione superiore esprimono la sagoma storica di Istanbul, tracce del passato e millenario accumulo culturale della città.

Il colore e la forma del legno chiaro nella sezione inferiore simboleggiano l’energia vivace di Istanbul, speranze che germogliano e volto costantemente rinnovato.

Il design è stato arricchito da un’estetica moderna della città mantenendo la tradizionale forma di connessione. Ogni colore ti fa sentire sia i volti antichi che quelli contemporanei di Istanbul allo stesso tempo. Così questa benda diventa non solo uno strumento, ma anche una miniatura musicale di Istanbul.

Il nome di questo nuovo design aggiunto alla collezione Intelligent Age Barrel Model Binding è “Istanbul”

www.instagram.com › zekicaglarnamli per contatti con Zeki

Gloria Berloso – Autore ARTICOLO

gennaio 15, 2025

Ciao Mauro, la tua eredità vive nel lavoro che hai lasciato e nelle vite che hai toccato con le tue parole.

Esistono tante storie vere che possono coesistere perché siamo tutti esseri umani, uguali ma allo stesso tempo diversi per scelte e condizione di vita. Mauro Quai è morto in solitudine nella sua casa di Susans per scelta, non stava bene negli ultimi mesi. Nonostante tutta la sua sofferenza riusciva a trovare un pensiero per alcuni amici, a scrivere un messaggio. L’ultimo che ho ricevuto me l’ha inviato il 6 gennaio. Ci eravamo sentiti al telefono qualche giorno prima, desideravo poterlo aiutare ma non ha voluto forse per la sua inconfondibile personalità arrabbiata e complessa, sensibile e romantica.

Sono tante le cose che aveva da raccontare, infilava ricordi e aneddoti, sulla sua vita, il rapporto con Nemo ed il vino, quest’ultimo spesso conflittuale. E soprattutto sapeva ascoltare, capire la musica, sottoscriveva articoli di una bellezza infinita per vari giornali. Era uno dei rari giornalisti che non aveva internet, social e smartphone, ciononostante i suoi articoli erano precisi, colmi di elementi tecnici, descrizioni estese della percezione del suono che ascoltava dal disco.

Mauro Quai è stato un nome noto nel panorama musicale italiano, un giornalista che ha dedicato molto del suo tempo a raccontare storie, emozioni e passioni attraverso la musica. Nato nel 1953 in Friuli viveva a Susans da sempre, si è distinto non solo per il suo talento nel giornalismo, ma anche per la sua innata capacità di percepire l’anima di ogni artista con cui ha interagito.
Sin da giovane, Mauro ha mostrato una passione travolgente per la musica. Questa passione si è trasformata in un amore profondo quando ha scritto il suo primo articolo per un giornale locale. Da quel momento, la sua carriera è decollata, Mauro ha iniziato a lavorare per diverse riviste musicali. Il suo approccio alla scrittura era unico: non si limitava a recensire album o concerti, ma cercava sempre di raccontare la storia dietro la musica. Le sue interviste erano famose per la loro profondità; riusciva a far emergere i lati più intimi e vulnerabili degli artisti, creando un legame indissolubile tra il lettore e il mondo della musica. La sua penna vibrante riusciva a trasmettere emozioni, rendendo ogni articolo un’esperienza quasi sensoriale.
Mauro non era solo un critico; era un vero amante dei concerti. Ogni volta che un artista calpestava un palco, per lui era come una celebrazione. Partecipava a festival, concerti e eventi musicali, scrivendo recensioni che catturavano l’energia e l’emozione del momento. La sua capacità di immergersi completamente nell’atmosfera di un concerto lo rendeva un osservatore prezioso, capace di descrivere le sfumature di un’esibizione con incredibile dettaglio.
Purtroppo, la vita di Mauro è stata segnata da una battaglia silenziosa contro la depressione che lo hanno portato a sentirsi distante da tutti, persino dai suoi cari. La sua morte lascia un vuoto incolmabile nel cuore di chi lo conosceva e gli voleva bene. È tragico pensare a quanto Mauro abbia dato al mondo mentre, allo stesso tempo, combatteva una battaglia invisibile.

La sua scomparsa mette in evidenza l’importanza di parlare di depressione, in particolare nel mondo dei musicisti, dove l’apparente successo può mascherare sofferenze profonde. Oggi, amici e colleghi lo ricordano non solo per la sua incredibile carriera, ma anche per la sua umanità. La sua eredità vive nel lavoro che ha lasciato e nelle vite che ha toccato con le sue parole.

In memoria di Mauro, è fondamentale continuare a promuovere la discussione nel settore musicale. La sua voce, purtroppo silenziata, continuerà a ispirare generazioni di giornalisti e musicisti a esplorare e onorare la bellezza e la complessità della musica, ma anche a non dimenticare l’importanza di prendersi cura della propria anima. La musica, come diceva Mauro, è un riflesso della vita stessa; così, mentre continuiamo ad ascoltare, ricordiamoci anche di chi ci ha regalato il dono di farlo.

Sto pensando a Nemo che ti è stato sempre accanto, vorrei stringerlo a me per rassicurarlo che il suo padrone ora sta in un posto con tanti amici sinceri. Voglio esprimere la mia vicinanza alle persone che si sono prese cure di te e che ti hanno voluto bene. Non potrò più sentire la tua voce, parlare di musica. Non hai voluto che ti venissi a trovare, ti ho capito. Hai faticato a resistere in questa vita ma io non dimenticherò mai la tua amicizia, la tua sensibilità e i tuoi umori quando ti sentivi solo e abbandonato. Mi hai preso in contropiede stamattina perché hai rotto la velocità del suono della solitudine ma ora sei in viaggio in libertà.

Mauro Quai con Nemo – Foto di Domenico Bertone

Grazie di essermi stato amico in tutti questi anni. Ci ritroveremo in un’altra dimensione un giorno. Sono sicura che Ricky ti ha già sfiorato, il tempo non vola si ferma e scappa.

Un soffio Amico mio.

Gloria

14 gennaio 2025

febbraio 10, 2024

“La linea rossa” – Gloria Berloso

“La linea rossa” è il mio quinto libro pubblicato da Youcanprint Editore

Autore: Gloria Berloso

Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze

Biblioteca Nazionale “Sagarriga Visconti Volpi” di Bari

Dall’8 febbraio 2024 – distribuito qui e nelle librerie principali.

https://www.youcanprint.it/la-linea-rossa/b/f8bcdccf-d3a5-531b-9cc2-6984f0b8c426

Una narrazione avvincente che scava nella mente il ricordo e pone in primo piano il dolore della perdita, l’amore per la vita ed il desiderio di pace per tutti i popoli.

Un viaggio attraverso quello che fu un tempo notevole nel mondo della musica, vissuto dentro una storia d’amore con un musicista.

C’è un passaggio ad est
che non conosco
La linea rossa all’orizzonte
è nascosta nel fumo
Ci sono cuori ad est
che non battono più
Il sangue rosso sull’asfalto
è rimasto nella pioggia

Biografia e storia

Sono nata a Gorizia ed ho vissuto negli ultimi anni a Borgomasino, in Piemonte.

Per vera e pura passione organizzavo concerti fin dagli anni Ottanta in Friuli, che mi hanno permesso d’incontrare Ricky Mantoan nel 1998, iniziando una significativa collaborazione artistica per l’impegno dedicato alla musica in ogni sua espressione.

C’è un bel saggio recente di John Maxwell Coetzee, lo scrittore sudafricano Premio Nobel per la letteratura nel 2003, dal titolo Lavori di scavo in cui dice: “Chissà quali verità triestine Svevo non ci ha rivelato nelle sue pagine italiane”, cioè Svevo che con gli altri parlava in dialetto, per esempio con James Joyce parlava in triestino. Quindi Coetzee si chiede quali verità, quale eccedenza di senso c’è nella scrittura di Svevo che non è trapelata proprio perché la sua scrittura è abitata da questa estraneità. Il che non significa che Svevo non sia un grande scrittore, ma proprio il contrario è forse questa la sua grandezza. Quindi scrivere a Gorizia o a Trieste ieri come oggi, significa abitare questa propria costitutiva alterità. Se la lingua è la mia casa, è sentirsi vivere come straniero a casa propria. All’epoca di Carlo Michelstaedter questo aspetto del sentirsi vivere come straniero a casa propria doveva essere fervido di stimoli per l’immaginario perché l’Europa e la coscienza europeista dell’epoca lo permetteva, era autenticamente multiculturale. Oggi è diverso, tutta la Venezia Giulia per dirne una, è colonizzata dagli anglismi. Noi siamo gli stranieri più veri, quelli senza un luogo identificabile con certezza. Questo aspetto storico identificativo l’ho ereditato e lo sento addosso da sempre. Il nonno materno è nato Lantieri a Begliano, ha studiato a Vienna, parlava correttamente il tedesco e il russo, oltre l’italiano, il goriziano e il friulano. A casa con mia nonna Caterina e i cinque figli parlavano il friulano pur essendo la nonna probabilmente di origini slave essendo nata Devetag. Il loro atto di matrimonio è registrato nell’archivio vescovile di San Rocco a Gorizia. Il nonno paterno Silvio è nato Berloso a Cittadella in Veneto, la sua mamma Carolina (bisnonna mia) era una Allegro di Correggio (discendente – raccontavano – del noto pittore). La nonna paterna Silvia è nata De Petris a Veglia (Krk). Hanno vissuto entrambi e lavorato prima della guerra, a Pola. Tra loro parlavano il triestino o goriziano (forse l’istriano). Mio padre ha frequentato il collegio a Pola, lo stesso di Sergio Endrigo. Mio nonno dopo la guerra visse a Trieste, mia nonna e i due figli a Gorizia. A casa parlavano il goriziano. Io e mio fratello abbiamo sempre parlato in goriziano con i nostri genitori mentre mia madre, con i suoi fratelli, ha sempre parlato in friulano.

ottobre 25, 2023

Il sole lassù – Racconti e Poesie diventa libro – Il ricavato sarà devoluto a associazioni di volontariato

Nei mesi scorsi vi avevo inviato il libro in formato digitale in questo sito. Da oggi 25 ottobre 2023 il libro

Il sole lassù Racconti e Poesie

è acquistabile dall’editore Youcanprint tramite questo link

https://www.youcanprint.it/il-sole-lassu/b/8296166e-018b-5391-86c5-cf9ba2a4b0f5#=

e sarà disponibile in tutte gli store di libri on line oppure potete chiederlo al vostro libraio di fiducia.

Il ricavato dalla vendita verrà devoluto ad una associazione di volontariato.

Alcune copie saranno disponibili durante eventi, concerti, ecc.

Informazioni editoriali

Data di uscita 2023

Editore Youcanprint

Pagine 52

ISBN 9791222702711

Se desiderate contattarmi direttamente potete lasciare un messaggio in questo sito, inserendo la vostra e-mail. Sarà mia cura inviarvi il libro.

L’autore

Gloria Berloso

ottobre 8, 2023

Il delirio d’onnipotenza di un’intera epoca – Le canzoni di protesta e politiche – Quindicesima parte audio video

Grazie all’umile e privato uso della riproduzione domestica in cassetta, limpido e folgorante esempio di uso democratico, contro-culturale, della tecnologia, le canzoni di protesta e politiche, cominciarono a girare ovunque a decine e decine di migliaia di copie.

Vladimir Semyonovich Vysotsky 

“Le canzoni di protesta e politiche” raccontate da Gloria Berloso è un progetto culturale indipendente, senza scopo di lucro e gestito volontariamente senza percepire nulla in cambio. Il progetto è volto alla ricerca, allo studio e alla memoria di canzoni di protesta e politiche di tutto il mondo. I contenuti sono pubblicati sul sito YouTube, sono controllati accuratamente dietro copyleft e possono essere riprodotti se i proprietari lo consentono. Non sono rivolti ai bambini. Gli autori dei canti sono citati sempre e possono reclamare diritti sui testi qualora lo ritengano necessario. Nel caso di autore sconosciuto la denominazione può essere: anonimo o tramandato. La natura del progetto è di carattere storico culturale, assolutamente non commerciale. Tutti i canti presentati sono stati precedentemente pubblicati ed è degli autori la responsabilità del loro contenuto. Lo scopo del progetto è di raccontare le canzoni, la loro origine, il loro significato attraverso eventi storico politici, di guerra, di lotte operaie, studentesche, di genere, ecc.

Guarda il video

Autore: Gloria Berloso
ottobre 4, 2023

Prepara il letto per due – Le canzoni di protesta e politiche – Quattordicesima parte audio video

Cittadini del mondo cercano una terra senza confini. Il sogno è realtà

Mikis Theodorakis nel 1975

“Le canzoni di protesta e politiche” raccontate da Gloria Berloso è un progetto culturale indipendente, senza scopo di lucro e gestito volontariamente senza percepire nulla in cambio. Il progetto è volto alla ricerca, allo studio e alla memoria di canzoni di protesta e politiche di tutto il mondo. I contenuti sono pubblicati sul sito YouTube, sono controllati accuratamente dietro copyleft e possono essere riprodotti se i proprietari lo consentono. Non sono rivolti ai bambini. Gli autori dei canti sono citati sempre e possono reclamare diritti sui testi qualora lo ritengano necessario. Nel caso di autore sconosciuto la denominazione può essere: anonimo o tramandato. La natura del progetto è di carattere storico culturale, assolutamente non commerciale. Tutti i canti presentati sono stati precedentemente pubblicati ed è degli autori la responsabilità del loro contenuto. Lo scopo del progetto è di raccontare le canzoni, la loro origine, il loro significato attraverso eventi storico politici, di guerra, di lotte operaie, studentesche, di genere, ecc.

Guarda il video

Autore: Gloria Berloso

ottobre 3, 2023

Il significato vero di una canzone che si è dimenticato nel tempo – Le canzoni di protesta e politiche – Tredicesima parte audio video

Artisti disincantati dalla Depressione, che vivevano in mezzo alla povertà, alla disuguaglianza e all’ingiustizia, e che cercavano di usare la musica per dare voce e stare dalla parte degli impoveriti, degli oppressi e dei disorganizzati.

Leadbelly nel 1930

“Le canzoni di protesta e politiche” raccontate da Gloria Berloso è un progetto culturale indipendente, senza scopo di lucro e gestito volontariamente senza percepire nulla in cambio. Il progetto è volto alla ricerca, allo studio e alla memoria di canzoni di protesta e politiche di tutto il mondo. I contenuti sono pubblicati sul sito YouTube, sono controllati accuratamente dietro copyleft e possono essere riprodotti se i proprietari lo consentono. Non sono rivolti ai bambini. Gli autori dei canti sono citati sempre e possono reclamare diritti sui testi qualora lo ritengano necessario. Nel caso di autore sconosciuto la denominazione può essere: anonimo o tramandato. La natura del progetto è di carattere storico culturale, assolutamente non commerciale. Tutti i canti presentati sono stati precedentemente pubblicati ed è degli autori la responsabilità del loro contenuto. Lo scopo del progetto è di raccontare le canzoni, la loro origine, il loro significato attraverso eventi storico politici, di guerra, di lotte operaie, studentesche, di genere, ecc.

Guarda il video

Autore: Gloria Berloso

Dal 1984 promuove la cultura e l’insegnamento della storia della musica con concerti, libri, seminari, dibattiti, dischi, radio e video. Scrive poesie da sempre: alcune sono state pubblicate in una raccolta dedicata ai poeti contemporanei. Tutte le persone coinvolte in un progetto di diffusione artistica e culturale portano un messaggio di “crescita culturale”.

ottobre 1, 2023

La dura realtà della vita – Le canzoni di protesta e politiche – Undicesima parte audio video

Invece di uccidere, mi sono alzato e me ne sono andato

The Byrds – 1968

“Le canzoni di protesta e politiche” raccontate da Gloria Berloso è un progetto culturale indipendente, senza scopo di lucro e gestito volontariamente senza percepire nulla in cambio. Il progetto è volto alla ricerca, allo studio e alla memoria di canzoni di protesta e politiche di tutto il mondo. I contenuti sono pubblicati sul sito YouTube, sono controllati accuratamente dietro copyleft e possono essere riprodotti se i proprietari lo consentono. Non sono rivolti ai bambini. Gli autori dei canti sono citati sempre e possono reclamare diritti sui testi qualora lo ritengano necessario. Nel caso di autore sconosciuto la denominazione può essere: anonimo o tramandato. La natura del progetto è di carattere storico culturale, assolutamente non commerciale. Tutti i canti presentati sono stati precedentemente pubblicati ed è degli autori la responsabilità del loro contenuto. Lo scopo del progetto è di raccontare le canzoni, la loro origine, il loro significato attraverso eventi storico politici, di guerra, di lotte operaie, studentesche, di genere, ecc.”

Guarda il video

Autore: Gloria Berloso