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agosto 9, 2020

CLARENCE WHITE

Brian Jones, Al Wilson, Jimi Hendrix, Janis Joplin oppure Jim Morrison sono considerati vittime colpevoli agli occhi della Verità. L’autenticità delle lacrime, la forza del rimpianto vengono così rapidamente vendute alla gente che sarà fatto credere che i discepoli di questa musica “sporca” sono doppiamente responsabili di incoraggiare i loro idoli approvandoli. I maggiori quotidiani, soddisfatti del loro lavoro minatorio, si attengono in genere a questo. La cosiddetta stampa specializzata continua spesso, involontariamente ma altrettanto efficacemente, a sezionare le complesse e uniche caratteristiche di questo nuovo immortale, con moltissimi riferimenti astrologici o cabalistici (le iniziali degli scomparsi), mentre lo showbiz inizia la sua campagna di ristampe inedite.
Meno spettacolare ma altrettanto tragica la morte accidentale di Clarence White.
Probabilmente sapevate che Clarence aveva riformato i Kentucky Colonels con i suoi due fratelli Eric e Roland e l’ex membro della Country Gazette Alan Mundy. White è stato investito e ucciso all’istante da un’auto che si è schiantata contro il camion che stava ricaricando dopo un concerto. Suo fratello minore è rimasto gravemente ferito nell’incidente, ed è stato ancora più tragico per l’assurda banalità dell’incidente.
Clarence White aveva ventinove anni, ha lasciato dietro di sé una moglie troppo sensibile e due promettenti figli, il maggiore dei quali stava imparando a suonare la chitarra e il pianoforte. Il suo nome, il suo luogo di nascita a Lewistown, New England, e il padre canadese sono sufficienti per tratteggiare la sua personalità. Chiunque lo conoscesse o gli si avvicinasse vi dirà che era una persona piuttosto simpatica, non molto loquace ma ferma e precisa come il suo modo di suonare la chitarra. Sul palco, eravamo abituati alla sua piccola statura sormontata da un volto scuro e impassibile che contrastava con il suo eterno abito bianco. Solo i suoi occhietti luminosi dicevano abbastanza sul suo ruolo nei Byrds; una posizione che lasciava poco da temere al loro leader.
Tutta la famiglia di Clarence (che ricorda gli Everly Bros) era composta da musicisti, fino a quando suo zio gli insegnò la chitarra all’età di sei anni. Solo quattro anni dopo, si unì alla sua prima band formata con i suoi due fratelli, i Three Little Country Boys, che divennero i Kentucky Colonels quando Clarence aveva sei anni. White ha poi raggiunto il suo amico Gene Parsons a Cajun Gib & Gene dal 65/66 al 68. Parsons suona il banjo e Guilbeau il violino. Alla fine del ’68, ha formato Nashville West per alcuni mesi prima di unirsi definitivamente ai Byrds. Questo gruppo comprendeva Wayne Moore (basso) e Sneaky Pete Kleinow (Pedal Steel Guitar). Questi diversi palcoscenici sono durati solo grazie al piacere che i musicisti hanno avuto nel suonare insieme, in quanto si sono guadagnati da vivere solo in studio. Clarence non è sfuggito alla regola ed è diventato un musicista molto ricercato dal 65 al 68, accompagnando Pat Boone, Ricky Nelson, The Monkees, Gene Clark, Linda Ronstadt, Arlo Guthrie, poi Joe Cocker, Rita Coolidge, i Burritos e Randy Newman (il famoso Twelve Songs con Ry Cooder) quando era già Byrd a pieno titolo. Ha avuto anche il tempo di registrare il suo primo album da solista per Backersfield International nel 67, dopo aver rifiutato le offerte di Vanguard e Folkways. È vero che i suoi guadagni superavano già i sessantamila dollari all’anno. È Chris Hillman, anch’egli ex bluegrass, a presentargli Jim McGuinn e le sue prime sessions per i Byrds inizieranno alla fine del 66 con Younger Than Yan Yesterday (uscito nel febbraio del 67) poi Notorius Byrd Bros (gennaio del 68) in cui non gli viene accreditato ma, dettaglio interessante sull’evoluzione del gruppo come il suo, suona il dobro. “Sweetheart of the Rodeo” (agosto 68) mostra il suo indispensabile posto al fianco di McGuinn, al quale si unisce infine alla fine dell’anno per incidere Dr. Byrds & Mr Hyde (marzo 69), che finalmente rivela la gamma coerente della sua personalità musicale e la sua sorprendente complementarietà telepatica con la chitarra di McGuinn. Le ultime quattro registrazioni dei Byrds culmineranno in “Untlited” (settembre 70) dove compone Nashville West e suona il mandolino.
Un altro pioniere dunque della Fender-Telecaster, Clarence White avrebbe potuto diventare uno dei più grandi chitarristi di oggi, non aveva ancora chiuso il cerchio riformando i Kentucky Colonels. Allo stesso tempo, Roger McGuinn ha riunito i Byrds originali con più ambizioni commerciali di Clarence, la cui modestia gli è costata la vita, poiché stava facendo il lavoro di un road manager quando è stato ucciso. Questa semplicità del musicista non esclude l’orgoglio, e questo gli è valso un ultimo litigio con McGuinn dopo la partenza di Gene Parsons e Skip Battin. Nel dicembre del 71, White aveva dichiarato che la formula di allora (settembre 69 – settembre 72) poteva essere modificata solo dalla fine permanente dei Byrds. McGuinn aveva già assunto John Guerin e poi Chris Ethridge che Clarence si rifiutava di considerare come Byrds, dopo tre anni di evoluzione con gli stessi musicisti. Hanno quindi deciso di sciogliere la formula dell’ottavo gruppo. I New Kentucky Colonels sono stati presentati in Europa e la malinconia di uno stile solitamente così piacevole ha mostrato il disgusto di White per la musica resa artificiale dalla posta in gioco di cui era oggetto.
Grande ammiratore di James Burton da cui trasse ispirazione dagli esordi (ovvero la tecnica sviluppata dalle tre corde del banjo che posizionano le attuali corde filettate), Clarence White era un chitarrista più completo di quanto le sue origini suggerissero. I suoi assoli erano precisi contro-canti con abbellimenti armonici sovrapposti a melodie vocali esistenti o immaginarie. Le sue note sulle corde erano sempre meticolosamente allineate ai tempi di Gene Parsons che la loro lunga esperienza comune rendeva particolarmente efficaci nelle accelerazioni generalmente successive alle mezze interruzioni di cui Clarence era il precursore dei Byrds. Il chitarrista era quindi davvero a immagine dell’uomo; diverso dagli altri, un po ‘chiuso su se stesso, agendo con classe e una sicurezza che non lasciava nulla di incompiuto.
I suoi ultimi piani erano quasi completi quando partì per il suo ultimo tour: un secondo album solista, questa volta per la Warner Bros, e un altro in associazione con Richard Green, quel meraviglioso violinista che faceva parte dei Seatrain.

 

Gloria Berloso

novembre 29, 2017

AL GIACOSA DI IVREA CONCERTO PER RICKY MANTOAN – NEGLI ANNI ’80 AVEVA SUONATO CON THE BYRDS E THE FLYING BURRITO BROTHERS – NEL 2016 AVEVA SUONATO CON ZUCCHERO

Giovedì, 14 dicembre 2017

BRANCO SELVAGGIO

Branco Selvaggio

Branco Selvaggio

 

Ricky Mantoan, musicista di fama mondiale, ha vissuto sempre nel Canavese dall’età scolare fino alla sua scomparsa avvenuta il 14 dicembre 2016 a 71 anni. Ha iniziato la sua carriera da chitarrista in un complesso formato con alcuni amici nel 1963 e da allora non si è mai fermato. Nel corso della sua vita ha dedicato tutto il tempo allo studio di ogni strumento, in particolare le chitarre acustiche ed elettriche, la pedal steel guitar e l’arpa, suo ultimo grande amore. Dotato di grande sensibilità, da autodidatta ha creato uno stile proprio, oggi inconfondibile, con composizioni e testi di assoluta bellezza. Da uomo generoso ha regalato la sua conoscenza a tantissimi allievi ed amici, ed è così che è nata la primissima formazione del Branco Selvaggio nel 1977.

Ricky Mantoan (con la collaborazione della vocalist Renata Boratto) forma definitivamente il Branco con il chitarrista Luciano Costa e il batterista Beppe D’Angelo tra il 1978 e il 1979 e il polistrumentista Dario Zara nel 2006, che già aveva suonato e partecipato ad altri eventi con precedenti formazioni di Ricky. Con questo gruppo nel 2014 è stato pubblicato il disco Ridin’ Again che comprende canzoni scritte solo da Ricky Mantoan e che è stato presentato al Festival Internazionale Folkest. Il gruppo resta compatto fino al 2016, chiude Ivrea Estate, regalando al suo pubblico un concerto memorabile e suona a Bollengo il 17 settembre a scopo benefico pro terremotati.

Branco Selvaggio a Ivrea 8 settembre 2016

Branco Selvaggio a Ivrea, 8 settembre 2016

Ricky Mantoan nel 2016 trova un momento di celebrità mediatica trovandosi a suonare con Zucchero Fornaciari, il più importante musicista italiano di successo nel mondo, ma l’esperienza televisiva e l’Arena di Verona non lo distolgono dal proseguire il viaggio con il suo Branco e Gloria Berloso.
Nello studio di Borgomasino ha creato e registrato con Gloria molti brani, alcuni dei quali sono stati raccolti in un Album intitolato Because We Are, in pubblicazione nel 2017. Dopo la scomparsa di Ricky nel dicembre del 2016, il colpo è fortissimo per tutti ma a settembre del 2017 il Branco Selvaggio è più compatto che mai con l’entrata del bravissimo chitarrista Maurizio Strappazzon che Ricky già aveva designato suo erede naturale alcuni anni fa. Il Branco, da settembre ha suonato a Sala Biellese, Loranzè, Vigliano Biellese in Piemonte e a Concordia Sagittaria in Veneto.
Il Branco Selvaggio salirà sul palco del Giacosa il 14 dicembre 2017, e sarà accompagnato o coadiuvato da ospiti eccellenti che hanno diviso con Ricky Mantoan, palchi, dischi e pura amicizia. Dario Zara e Maurizio Strappazzon di Ivrea, Beppe D’Angelo di Biella, Luciano Costa di Casale Monferrato.
Ad un anno dalla sua scomparsa in memoria di Ricky Mantoan al Teatro saranno presentati il libro Ricky e due album discografici, dedicati al bravissimo e amato musicista. Un altro album è in lavorazione in California con la collaborazione di Gloria Berloso e comprende inediti con Ricky, il batterista del Branco, Beppe D’Angelo, e i grandi ex componenti dei The Byrds, Skip Battin e John York.

Family Tree 1988

Family Tree 1988

L’inizio del concerto è previsto alle ore 21.00 con ingresso gratuito dalle 20.30.
Al botteghino del Teatro troverete tutte le informazioni.