Posts tagged ‘musica country rock’

agosto 12, 2020

RICKY MANTOAN si racconta in una intervista di Giulio Bianchi

Ricky Mantoan (1945-2016), si racconta in una intervista di Giulio Bianchi fatta a Olgiate Comasco nel settembre del 1990. Il materiale storico è stato raccolto da Gloria Berloso in memoria di Giulio, recentemente scomparso.


Ho iniziato a fare musica come componente di vari gruppi che si esibivano nelle sale da ballo. Negli anni ’64-’65 mi ispiravo al sound di chitarristi americani come Doc Watson e specialmente Duane Eddy. Più tardi ho iniziato a suonare brani dei Byrds, a tutt’oggi la mia principale influenza, giungendo nei primi anni ’70 a proporre del rock psichedelico sul modello dei Grateful Dead. A quel tempo ero un caso particolare perché allora nelle balere veniva richiesta esclusivamente musica italiana, mentre io eseguivo un repertorio totalmente cantato in inglese e costituito da country e rock californiano; i generi che interpreto ancor oggi. Più tardi mi sono stancato di esibirmi in quel tipo di locali per un pubblico che ascoltava la musica solo per ballare senza prestare attenzione ai contenuti della stessa. Così ho iniziato a trovarmi la domenica con degli amici per suonare a puro scopo di divertimento le canzoni che amavo. Da questa esperienza è nato un gruppo di nove elementi, il “Branco Selvaggio”, le cui prime esibizioni ad Ivrea hanno ottenuto un’eco positiva sulla stampa specializzata. Da allora ha avuto inizio un periodo d’intensa attività concertistica culminato nel ’79 con le apparizioni ai festival blues di Milano e a quello folk di Nyon, nella serata che ha visto protagonisti i Fairport Convention. Purtroppo alla fine del 79 il gruppo si è sciolto in quanto ci siamo resi conto che per continuare a certi livelli dovevamo superare le nostre carenze tecniche con un’applicazione costante e d’altra parte non tutti tra noi erano disposti ad intraprendere la carriera professionistica. Io invece ho lasciato la mia attività di tecnico sui computer per dedicarmi interamente alla musica.
È stato il tipico caso della vita che nell’80, un critico musicale abbia fatto ascoltare le registrazioni di alcuni concerti della mia band ai componenti dei Burrito Bros, all’epoca in tournée in Italia. Loro sono rimasti sorpresi nel sentire degli italiani suonare la loro musica. Ricordo che Sneaky Pete Kleinow e Skip Battin, rispettivamente chitarrista e bassista del gruppo, hanno voluto conoscermi. Da allora è iniziato un sodalizio che dura tutt’ora e che mi ha consentito di entrare in pratica nella loro famiglia e conseguentemente nel giro del country rock americano. Skip Battin, addirittura, ha cercato in seguito di convincermi a trasferirmi negli USA, dove avrei trovato un ambiente più ricettivo nei confronti della mia musica. 

Tra i grandi nomi del country con cui ho legato più di tutti sotto l’aspetto musicale ma anche umano è sicuramente Skip Battin in quanto, oltre ad essere un grande professionista è anche un vero signore con delle grosse doti umane. Onestamente devo ammettere che prima di conoscerlo non apprezzavo il suo stile musicale, mentre in seguito, collaborando con lui, sono rimasto stupito della sua vastissima cultura maturata in anni e anni di carriera. Non scordiamo che prima di entrare nei Byrds e nei Burrito Bros egli ha inciso una ventina di 45 giri di successo in California. Oltre a Skip mi ha colpito molto John York, un bassista e cantante eccezionale, con il quale ho una notevole affinità di carattere e di interessi musicali. Ma anche gli altri artisti che ho accompagnato in Tournée, da Greg Harris, di cui apprezzo le eccellenti doti di strumentista, a Roger McGuinn, che pure è considerato assai introverso. Sono come te li immagini ascoltando le loro splendide canzoni: delle persone così umili e disponibili che incontrandoli ho avuto l’impressione di avere a che fare con i ragazzi della mia band. Lo stesso non vale purtroppo per la maggior parte dei musicisti italiani, i cui atteggiamenti divistici sono spesso inversamente proporzionali al loro effettivo valore.
Nell’84 sono stato chiamato a suonare a Brescia con i Peace Seekers, un gruppo formato da alcuni ex componenti dei Byrds ed è stato un fulmine a ciel sereno, un evento assolutamente non preventivato. Mi sono trovato improvvisamente a suonare come fossi in un sogno e per di più dei brani come Eight Miles High che non avevo mai eseguito ma solo ascoltato sul vinile. Chiudendo gli occhi mi sembrava di non essere sul palco ma di ascoltare un disco tanto il sound era perfetto ed è stato meraviglioso trovare un’intesa spontanea con gli altri quasi suonassimo insieme da sempre. E dire che sono stato coinvolto nello show solo al momento delle prove, quando Skip Battin mi ha chiamato nel retropalco e mi ha presentato Roger McGuinn, il leader del gruppo. Questi mi ha informato che il concerto rischiava di saltare per l’improvvisa indisponibilità del chitarrista e mi ha quindi proposto di sostituirlo. Io ero molto imbarazzato perché Mc Guinn è per me un mito, ma poi mi sono rinfrancato per la fiducia che l’artista mi ha subito accordato. Durante il concerto eravamo fianco a fianco sul palco e nei momenti riservati ai miei interventi solistici, Roger mi lanciava delle occhiate d’intesa e mi faceva poi i complimenti. Dopo una decina di brani, i compagni mi hanno fatto una sorpresa, annunciando che avrei cantato “Hickory Wind”, una ballata che amo molto. Essendo assai emotivo, ho intonatola la prima strofa con voce tremante. Quella sera sul palco c’era una sorta di magia che si è creata miracolosamente in quanto erano ben tredici anni che i componenti dei Byrds non suonavano assieme. Eppure sono bastati i pochi minuti delle prove perché si ricostituisse l’intesa di un tempo. McGuinn proponeva il brano da eseguire ed iniziava a suonarlo mentre gli altri lo seguivano con un sincronismo perfetto, come mossi da un riflesso condizionato.



In tanti anni di carriera, volendo essere ipocrita potrei addossare la colpa alle case discografiche poco interessate a promuovere proposte musicali scarsamente commerciali come la mia ma ciò corrisponde solo in parte alla realtà. La verità è che ho due difetti: sono molto pigro e sono incapace per abito mentale di supplicare gli addetti ai lavori per procurarmi delle opportunità in tal senso, assoggettandomi magari a compromessi. Io suono la mia musica per coloro che la amano e poi se qualche discografico si fa avanti per propormi di incidere ne sono ben lieto. Del resto la mia produzione non risulta così limitata se sommiamo ai dischi pubblicati a mio nome gli albums dei cantautori Luigi Grechi e Wayne Tucker, della formazione country Red Wine e della rock band Out of Time alla cui realizzazione ho collaborato.

aprile 12, 2020

QUARANTENA TOUR ha una pagina Facebook con eventi streaming

La socialità fredda e distante dei nuovi media può diventare l’unico flusso attraverso il quale preservare l’umanità. Siamo animali sociali. Siamo lavoro. Siamo esseri dotati di linguaggio, incapaci di non comunicare.
In questo momento di restrizioni (sacrosante, e quindi necessariamente da rispettare) si sperimentano modi alternativi per esercitare comunque la nostra essenza di esseri umani.

Questo gruppo raccoglierà gli eventi streaming e informerà il pubblico sulle date che verranno via via organizzate. Max Manfredi e Federico Sirianni daranno l’abbrivio a questo esperimento, opportunamente supportati dal loro team. A voi, come pubblico, si chiederà di condividere l’idea, di far diventare “virale” questo contatto umano che sa stare nelle norme ministeriali. Ci sarà, altresì, la possibilità di effettuare delle donazioni agli artisti direttamente in live su Twitch. Una percentuale dei proventi verrà raccolta per supportare la sanità in questa emergenza. L’altra servirà per poter mandare avanti il progetto.

E-mail di riferimento a cui mandare le vostre opere:

quarantenatour@gmail.com
oppure infomaxmanfredi@gmail.com

Federico Sirianni

Max Manfredi

 

link pagina Facebook https://www.facebook.com/groups/590881615102407/


Gloria Berloso
Membro fondatore

 

 

febbraio 21, 2020

The Allman Betts Band al prossimo Pistoia Blues Festival 2020

PISTOIA BLUES FESTIVAL – 41° Edizione
THE ALLMAN BETTS BAND
venerdì 10 Luglio 2020

The Allman Betts Band saranno tra i protagonisti della serata del 10 luglio al prossimo Pistoia Blues Festival 2020. La band guidata dai figli di Gregg Allman e Dickey Betts, storici fondatori della Allman Brothers Band, è in tour mondiale per presentare il loro primo album insieme, “Down To The River”, uscito lo scorso giugno.

The Allman Betts Band non tradiscono le aspettative proponendo rock blues country in perfetto stile: nel concerto oltre agli inediti del nuovo album, ad alcuni brani delle rispettive carriere soliste, la band ripropone alcuni classici degli Allman Brothers per ricordare il 50esimo anniversario della nascita della storica band americana.
La band è formata da Devon Allman (chitarra e voce) e Duane Betts (chitarra e voce) coadiuvati da Johnny Stachela (chitarra e voce), Berry Duane Oakley (basso e voce), John Ginty(tastiere), R Scott Bryan (percussioni e voce), John Lum (batteria).

The Allman Betts Band

The Allman Betts Band

 

The Allman Betts Band ha firmato un nuovo accordo discografico globale con la BMG per la pubblicazione del loro album di debutto, Down To The River, il 28 giugno 2019. Guidato da Devon Allman, figlio del fondatore della Allman Brothers Band, tastierista e cantante, Gregg Allman, e Duane Betts, figlio del fondatore della Allman Brothers Band, chitarrista e cantante, Dickey Betts, l’album è stato registrato ai Muscle Shoals Sound Studios con il produttore Matt Ross-Spang (Jason Isbell, Margo Price, John Prine ed Elvis Presley).
La band ha dato il via al suo tour mondiale inaugurale il 26 marzo 2019 con oltre 80 date già confermate e altre ancora da annunciare a breve, tra cui una tappa estiva in Europa, diversi festival e date di supporto con John Fogerty.

Down To The River

Down To The River

L’inizio della collaborazione tra Devon Allman e Duane Betts risale al Gregg Allman tribute show al Fillmore di San Francisco. Era tempo, in quella storica sede, di trasmettere lo spirito alla generazione successiva. Era il momento di prendere tutte le lezioni del passato, tutte le loro esperienze collettive, e di fare qualcosa di nuovo.
Dopo quel concerto, Betts avrebbe fatto da artista di apertura del tour mondiale del Devon Allman Project 2018, unendosi ad Allman ogni sera per un omaggio musicale ai rispettivi padri. Il viaggio, durato un anno, è stato il primo ad abbinare Allman e Betts, con quasi 100 date in tutti gli Stati Uniti e a livello internazionale, attirando un pubblico sempre più numeroso ad ogni tappa successiva.
Dopo un anno di tour di successo, Allman e Betts si sono uniti ufficialmente per formare un nuovo gruppo. La loro prima chiamata è stata fatta al vecchio amico Berry Duane Oakley, figlio del defunto bassista fondatore della Allman Brothers Band, Berry Oakley, e gli è venuta l’idea di unirsi a loro. L’amicizia musicale del trio risale al tour estivo per il ventesimo anniversario della Allman Brothers Band nel 1989, quando i tre si sono incontrati per la prima volta, e spesso si sono incontrati con l’indiscusso membro della Rock-And-Roll Hall of Fame. Nel novembre del 2018, hanno annunciato la formazione della The Allman Betts Band.
Accogliendo il produttore Matt Ross-Spang, la band ha registrato le loro sessioni nei famosi Muscle Shoals Sound Studios. Hanno portato come ospiti l’ex compagno di band di Gregg, Peter Levin, e l’ex Allman Brother e l’attuale tastierista dei Rolling Stone Chuck Leavell, aggiungendo organo e pianoforte, e hanno reclutato musicisti esperti dell’ensemble Project: il chitarrista dei slide Johnny Stachela, il batterista John Lum e il percussionista R Scott Bryan (Sheryl Crow). Motivati da tecniche di registrazione classiche e da attrezzature vintage nello storico studio dell’Alabama, hanno tagliato l’album dal vivo. Niente computer. Niente editing digitale. Insediandosi come uno solo in studio, hanno registrato nove canzoni su nastro analogico da due pollici, con il risultato del loro sforzo di debutto.

La band è formata da Devon Allman (chitarra e voce) e Duane Betts (chitarra e voce) coadiuvati da Johnny Stachela (chitarra e voce), Berry Duane Oakley (basso e voce), John Ginty(tastiere), R Scott Bryan (percussioni e voce), John Lum (batteria).

Tutti i dettagli della serata saranno resi noti in seguito sui canali ufficiali: http://www.pistoiablues.com

febbraio 14, 2020

Buffy Sainte-Marie, vincitrice del premio Allan Slaight Humanitarian Spirit Award per il 2020

La Settimana della musica canadese è lieta di annunciare Buffy Sainte-Marie come vincitrice del premio Allan Slaight Humanitarian Spirit Award per il 2020. Buffy sarà onorata per il suo lavoro degli ultimi 60 anni come musicista, attivista ed educatrice all’annuale Gala dei Canadian Music and Broadcast Industry Awards al Bluma Appel Theatre di Toronto giovedì 21 maggio 2020.

Buffy Sainte Marie

Buffy Sainte Marie

“ Buffy Sainte-Marie è il punto di riferimento per tutto ciò che rappresenta l’Allan Slaight Humanitarian Spirit Award”, (Gary Slaight, CEO e Presidente della Slaight Communications/Slaight Family Foundation). “Per lei, il successo mondiale e lo status di leggenda della musica non era un obiettivo personale, ma un’opportunità per cercare di riparare ai torti, un’opportunità per restituire al pianeta, e un’opportunità per alterare il corso della vita degli Indigeni attraverso l’educazione”.

Alimentata dalla sua dedizione alla musica, all’arte, alla filantropia, all’attivismo sociale e all’educazione, Buffy Sainte-Marie è attiva nell’industria musicale da quasi sessant’anni. Nata nel Saskatchewan, nella riserva della Piapot Plains Cree First Nation Reserve nella Qu’Appelle Valley, Buffy Sainte-Marie è stata adottata da genitori americani ed è cresciuta nel Massachusetts. Qui ha scoperto il pianoforte in giovane età e ha coltivato il suo talento per la musica componendo canzoni e imparando a suonare la chitarra. Quando è emersa sul palcoscenico musicale nell’era del folk negli anni Sessanta, stava già scrivendo diverse canzoni che sarebbero diventate dei classici internazionali del country, del rock, del jazz e del pop.

“ Siamo orgogliosi di partecipare a rendere omaggio a Buffy Sainte Marie per la sua generosità d’animo che dura da una vita”, ha dichiarato il presidente della Settimana della musica canadese Neill Dixon. “Ci sono poche stelle internazionali così saldamente radicate nelle loro radici e così impegnate a sostenere la loro storia culturale, sul palco e fuori. Una generazione di giovani delle First Nations istruiti e consapevoli deve ringraziarla per aver portato avanti questa storia”.

Buffy Sainte-Marie ha passato tutta la sua vita a creare, e la sua abilità artistica, i suoi sforzi umanitari e la sua leadership indigena l’hanno resa una forza unica nell’industria musicale. Nel 1969 ha realizzato i primi album elettronici quadrofonici vocali al mondo, Illuminations; nel 1982 è stata la prima indigena a vincere l’Oscar; ha trascorso cinque anni a Sesame Street, dove è diventata la prima persona ad allattare in televisione nazionale. È stata inserita nella lista nera e messa a tacere. Ha scritto standard pop cantati e registrati da Janis Joplin, Elvis Presley, Donovan, Celine Dion, Barbra Streisand, Joe Cocker e Jennifer Warnes. Ha scritto l’Universal Soldier, l’inno definitivo contro la guerra del XX secolo. È un’icona che tiene un piede saldamente piantato da una parte e dall’altra del confine nordamericano, nei territori non arresi che comprendono il Canada e gli Stati Uniti.

Nel corso della sua carriera, Buffy Sainte-Marie ha ricevuto innumerevoli premi e riconoscimenti per il suo lavoro creativo e umanitario. In particolare, Buffy ha ricevuto l’Academy Award, il Golden Globe Award e il BAFTA Film Award per aver composto il film An Officer and a Gentleman per la composizione del successo di “Up Where We Belong” del film “Un ufficiale e un gentiluomo”. È stata inserita nella Canadian Songwriters Hall of Fame, nella JUNO Hall of Fame e nella Canadian Country Music Hall of Fame. È anche Companion in the Order of Canada, e ha ricevuto il Governor General’s Performing Arts Award, il Free Speech in Music Award dell’Americana Music Association, il Charles de Gaulle Award, lo Screen Actors Guild Lifetime Achievement Award, il Gemini Award, i molteplici JUNO Awards, il Polaris Music Prize, due medaglie della Regina Elisabetta II, e innumerevoli dottorati ad honorem. Più recentemente, Buffy è stata premiata per il suo lavoro di attivista sociale ed educatrice con il premio Allan Waters Humanitarian JUNO Award, e l’International Folk Music Awards’ People’s Voice Award.

Buffy ha iniziato a sostenere la protezione della proprietà intellettuale indigena e degli artisti dallo sfruttamento quando ha fondato la Nihewan Foundation for Native American Education nel 1966. L’obiettivo della Fondazione era quello di incoraggiare gli studenti nativi americani a partecipare all’apprendimento e di promuovere la consapevolezza pubblica della cultura indigena. Da allora ha fornito a studenti e insegnanti borse di studio e formazione per insegnanti, nonché l’accesso ai programmi di base scritti all’interno delle prospettive culturali dei nativi americani che corrispondono ai National Content Standards. Più recentemente, Buffy ha focalizzato la sua attività di advocacy su The Creative Native Project, che cerca di responsabilizzare e ispirare i giovani indigeni a esplorare il campo delle arti creative e della produzione dal vivo, creando weekend artistici comunitari sotto la guida di mentori professionisti.

 

Buffy Sainte-Marie entra nel suo settimo decennio di premiata abilità artistica aggiungendo “autore pubblicato” al suo curriculum. Buffy ha recentemente scritto Hey Little Rockabye, un libro illustrato per bambini sull’adozione di animali domestici, ispirato dal suo amore per gli animali. Hey Little Rockabye è disponibile in tutto il mondo il prossimo maggio 2020 su Greystone Books.

La Settimana della musica canadese tornerà a Toronto dal 19 al 23 maggio 2020.

Ogni anno, la Slaight Communications e la Settimana della Musica Canadese premiano un artista canadese d’eccezione, in riconoscimento del suo contributo all’attivismo sociale e al sostegno delle cause umanitarie. Nel suo decimo anno, Buffy Sainte-Marie entrerà a far parte della celebre lista di destinatari che include: Gord Downie, Arcade Fire, RUSH, Sarah McLachlan, Chantal Kreviazuk & Raine Maida, Simple Plan, Bruce Cockburn, Bryan Adams e Nelly Furtado.

SU ALLAN SLAIGHT
Pioniere del rock and roll, Allan ha messo in mostra il suo talento imprenditoriale con la sua conoscenza della radio per creare la più grande società multimediale privata del Canada, la Standard Broadcasting Corporation Limited. Un’indiscussa entrata nella Broadcast Hall of Fame (1997), insignito di una laurea ad honorem in commercio presso la Ryerson Polytechnic University (2000), ha nominato un membro dell’Ordine del Canada (2001), insignito del Walt Grealis Special Achievement Award (2005) per il suo contributo alla crescita e allo sviluppo dell’industria musicale canadese, Allan ha anche mantenuto a lungo l’interesse per le congetture.

SULLA SETTIMANA DELLA MUSICA CANADESE
Giunta alla sua 38° edizione, la Settimana della musica canadese è il principale evento annuale di intrattenimento del Canada dedicato all’espressione e alla crescita dell’industria musicale, dei media e dell’intrattenimento del paese. Combina conferenze multiforme e ad alta intensità di informazioni, un’esposizione commerciale, premi e il più grande festival di nuova musica della nazione che si estende per cinque notti di spettacoli, con centinaia di band in vetrina in più di 40 locali di musica dal vivo nel centro di Toronto. Tutte le funzioni congressuali si svolgono presso lo Sheraton Centre Toronto Hotel, 123 Queen Street West a Toronto.

Premi canadesi per la musica e l’industria radiotelevisiva
21 maggio 2020 alle 19:00
Bluma Appel Theatre, Centro per le arti dello spettacolo di San Lorenzo
27 Front Street Est
http://cmw.net/awards/music-broadcast-industry-awards/

 

 

gennaio 26, 2020

Scomparso Wes Wilson l’artista americano noto per i suoi manifesti rock psichedelici degli anni Sessanta

L’artista grafico Wes Wilson è stato il pioniere dell’estetica del poster dei concerti rock alla fine degli anni ’60, traducendo i luoghi e i suoni della società della controcultura nell’iconografia psichedelica che resiste oggi tra le immagini più indelebili dell’epoca. Nato Robert Wesley Wilson il 15 luglio 1937, ha disegnato per tutta l’infanzia, ma mentre frequentava il college locale junior di Auburn, CA, ha invece studiato silvicoltura e orticoltura, successivamente laureandosi in filosofia al San Francisco State College. In seguito andò a lavorare alla Contact Printing, una piccola stampa che produceva volantini per le feste di Ricorso Mime Troupe montate dal promotore di concerti e impresario Bill Graham; presto Wilson – che aveva già completato una manciata di poster ben accolti per Chet Helms e Family Dog – stava anche progettando per gli spettacoli rock di Grahamal Fillmore Auditorium.
Il leggendario Trips Festival allestito alla fine di gennaio del 1966 fu tra gli eventi pubblicizzati da un volantino Wilson; ha anche partecipato all’evento, e la combinazione di musica, droghe e amore lo ha colpito profondamente. A metà anno Wilson smise di produrre materiali per Helms del tutto, preferendo invece la libertà creativa offerta dal lavoro per Graham; i suoi poster divennero selvaggiamente sperimentali, ispirati in gran parte dalla sua scoperta dello stile di scritta secessionista viennese sviluppato da Alfred Roller. Wilson modificò lo stile per adattarsi alle sue ambizioni, rendendo i personaggi con singolarità quasi indistinguibile espandendo i loro contorni e forme inneste; allo stesso tempo, ha giocato con i primi piani e gli sfondi, i suoi modelli di design diventando sempre più esagerati con ogni nuova creazione.
L’altra grande scoperta di Wilson fu il suo uso del colore – ispirato agli spettacoli di luci dei concerti stessi, mescolava i colori con l’abbandono selvaggio, dando luogo a immagini scosse che catturavano perfettamente l’essenza rivoluzionaria della musica che la sua arte promuoveva. Il lavoro di Wilson si spostò rapidamente oltre i confini della sottocultura psichedelica nel mainstream, dando luogo a profili in riviste come Time, Life e Variety; tuttavia, nel maggio 1967 smise di produrre manifesti per Graham, sostenendo che il promotore non aveva rispettato il loro attuale accordo di royalty. Due ultimi manifesti di Fillmore – uno dei quali raffigurava Graham come “ricco e compiaciuto come un antico mercante romano” – costituivano il suo ultimo lavoro per il famoso auditorium.
Nel 1990, lo Springfield Art Museum lo invitò ad esporre il suo classico lavoro di Fillmore, dando vita alla mostra Looking Back: Rock Posters of the 1960 di Wes Wilson. Il successo della mostra sembrava riaccendere il suo interesse per il design grafico, e dal 1991 al 1995 ha pubblicato Off the Wall, una delle principali riviste di notizie dedicata al mondo della poster art e degli happening. Con la rinascita dell’interesse del pubblico per la forma, Wilson ha anche prodotto tre manifesti di eventi all’esposizione di successo a San Francisco durante i primi anni ’90, e ha contribuito a una serie di mostre di gallerie che celebrano sia opere classiche che contemporanee. (Fonte Biografia di Jason Ankeny)
Wilson è morto il 24 gennaio 2020

Wes Wilson

Wes Wilson

settembre 29, 2019

Le interviste a Gloria Berloso di Radio Veronica One a Torino – Musica e libri

Cari lettori, potete ascoltare la  lunga intervista registrata da Radio Veronica One, storica emittente di Torino.
In questa parte parlo soprattutto del lavoro costruito insieme a Ricky Mantoan e la nostra nascita artistica come Gloria & Ricky. Ringrazio Sergio, conduttore per la trasmissione radiofonica, bravissimo e competente per la materia trattata.
Ringrazio di cuore tutte le persone che operano a Radio Veronica One per avermi invitato per parlare di musica e raccontare alcune storie forse ancora sconosciute.

La seconda parte della mia lunga intervista di Radio Veronica One, storica emittente di Torino è dedicata alla musica Country Rock ed ai principali suoi attori.
In questa intervista parlo soprattutto del lavoro costruito da Ricky Mantoan e il Branco Servaggio. Ringrazio Sergio, conduttore per la trasmissione radiofonica, bravissimo e competente per la materia trattata.
Ringrazio di cuore tutte le persone che operano a Radio Veronica One per avermi invitato per parlare di musica country rock raramente trattata in trasmissioni radiofoniche e televisive.

La terza intervista per Radio Veronica One è incentrata sulla storia della musica ed in particolare sull’aspetto conoscitivo e la mia cultura musicale nata e vissuta attraverso i dischi, i concerti e l’incontro fondamentale con uno dei più importanti musicisti della storia musicale.
Ricky Mantoan naturalmente è la sorgente ed io sono il fiume.
Grazie a Radio Veronica One di avermi dato l’opportunità di rispondere a Sergio, bravo e competente conduttore per la materia trattata.
Un altro dei numerosi contributi che da 35 anni ho dedicato a questa arte meravigliosa, per chi vuole sapere e sa ascoltare.

aprile 9, 2019

THE WATER IS WIDE (TRADIZIONALE) by JOE DORSEY

“Sembra che il testo originale “Oh Waly, Waly, Waly” sia stato letteralmente stravolto dagli scrittori di tutte quelle latifoglie. Hanno sistematicamente spezzettato il testo di Ramsay così come quelli di altre canzoni correlate. Questi versi sono stati poi diffusi da canzoni come “The Unfortunate Swain”, “I’m Often Drunk”, “The Wheel Of Fortune”, “Forsaken Lover”, “The Effects Of Love” e quindi la gente li ha conservati nella loro memoria. Nel caso di “The Water Is Wide” il percorso di trasmissione è facile da seguire. All’inizio c’erano i testi di “Oh Waly, Waly, Waly, Gin Love Be Bonny” così come pubblicati da Allan Ramsay e William Thomson nel 1720, così come alcune altre canzoni stampate su latifondi nel XVII secolo come “The Seaman’s Leave…..”, “Arthur’s Seat Shall Be My Bed” e “Distressed Virgin” di Martin Parker. Alcuni versi di questi testi sono stati poi presi in prestito e inclusi in “nuove” canzoni come “The Unfortunate Swain” e “I’m Often Drunk And Seldom Sober” che sono stati pubblicati su popolari fogli di facciata durante la seconda metà del XVIII secolo e all’inizio del XIX secolo. Frammenti di queste canzoni furono ricordati dalla signora Cox, dal signor Thomas e dalla signora Mogg durante gli anni 1904 e 1906 per il collezionista di canzoni Cecil Sharp. Ha poi compilato il suo nuovo brano “vecchio” da quei frammenti e lo ha pubblicato come “Oh Waly, Waly” nel 1906 in Folk Songs From Somerset e nel 1916 in One Hundred Folk Songs.
Oh Waly, Waly” di Cecil Sharp è il punto di partenza per lo sviluppo del moderno “The Water Is Wide”. Si trattava in effetti di una nuova canzone costruita dalle reliquie di due canzoni popolari. Ha cercato di mettere insieme una versione “Folk” di “Oh Waly, Waly, Waly”, ma l’unico collegamento a quella vecchia ballata scozzese era che i creatori dei due testi di facciata stessi avevano cribbato uno o due versi di quella canzone. È interessante notare che i metodi di Sharp erano sorprendentemente simili a quelli degli scrittori di “The Unfortunate Swain” e di altre bordature. Avevano compilato le loro canzoni da versi presi in prestito da fonti diverse e sostenevano che era “nuovo”, mentre Sharp ha fatto esattamente la stessa cosa, ma ha preferito considerare il suo lavoro come una canzone “vecchia”. In realtà entrambi avevano ragione solo a metà. In qualche modo aveva involontariamente seguito le regole del genere. Un folclorista moderno non considererà la sua canzone come “autentica”, ma un autore professionista di canzoni del XVIII o XIX secolo e anche il canto “Folk” sicuramente non sarebbe stato infastidito dai suoi metodi”.
Testo e melodia ricordano una canzone altrettanto enigmatica “Carrickfergus”, la versione standard ridotta all’essenzialità è il lamento di un innamorato non più corrisposto, il mare che lo separa dall’altro può essere sia fisico (un emigrante che va a cercare fortuna in America) che spirituale (il mare dell’incomprensione) o la metafora di un ostacolo insormontabile (i marosi della vita). Ma si può trattare più semplicemente del raffreddarsi della passione da parte di uno dei due.
Qui nella versione di Joe Dorsey, autore e autodidatta musicista statunitense.

Joe Dorsey

Joe Dorsey

Autore: testi e video

Gloria Berloso

novembre 29, 2017

AL GIACOSA DI IVREA CONCERTO PER RICKY MANTOAN – NEGLI ANNI ’80 AVEVA SUONATO CON THE BYRDS E THE FLYING BURRITO BROTHERS – NEL 2016 AVEVA SUONATO CON ZUCCHERO

Giovedì, 14 dicembre 2017

BRANCO SELVAGGIO

Branco Selvaggio

Branco Selvaggio

 

Ricky Mantoan, musicista di fama mondiale, ha vissuto sempre nel Canavese dall’età scolare fino alla sua scomparsa avvenuta il 14 dicembre 2016 a 71 anni. Ha iniziato la sua carriera da chitarrista in un complesso formato con alcuni amici nel 1963 e da allora non si è mai fermato. Nel corso della sua vita ha dedicato tutto il tempo allo studio di ogni strumento, in particolare le chitarre acustiche ed elettriche, la pedal steel guitar e l’arpa, suo ultimo grande amore. Dotato di grande sensibilità, da autodidatta ha creato uno stile proprio, oggi inconfondibile, con composizioni e testi di assoluta bellezza. Da uomo generoso ha regalato la sua conoscenza a tantissimi allievi ed amici, ed è così che è nata la primissima formazione del Branco Selvaggio nel 1977.

Ricky Mantoan (con la collaborazione della vocalist Renata Boratto) forma definitivamente il Branco con il chitarrista Luciano Costa e il batterista Beppe D’Angelo tra il 1978 e il 1979 e il polistrumentista Dario Zara nel 2006, che già aveva suonato e partecipato ad altri eventi con precedenti formazioni di Ricky. Con questo gruppo nel 2014 è stato pubblicato il disco Ridin’ Again che comprende canzoni scritte solo da Ricky Mantoan e che è stato presentato al Festival Internazionale Folkest. Il gruppo resta compatto fino al 2016, chiude Ivrea Estate, regalando al suo pubblico un concerto memorabile e suona a Bollengo il 17 settembre a scopo benefico pro terremotati.

Branco Selvaggio a Ivrea 8 settembre 2016

Branco Selvaggio a Ivrea, 8 settembre 2016

Ricky Mantoan nel 2016 trova un momento di celebrità mediatica trovandosi a suonare con Zucchero Fornaciari, il più importante musicista italiano di successo nel mondo, ma l’esperienza televisiva e l’Arena di Verona non lo distolgono dal proseguire il viaggio con il suo Branco e Gloria Berloso.
Nello studio di Borgomasino ha creato e registrato con Gloria molti brani, alcuni dei quali sono stati raccolti in un Album intitolato Because We Are, in pubblicazione nel 2017. Dopo la scomparsa di Ricky nel dicembre del 2016, il colpo è fortissimo per tutti ma a settembre del 2017 il Branco Selvaggio è più compatto che mai con l’entrata del bravissimo chitarrista Maurizio Strappazzon che Ricky già aveva designato suo erede naturale alcuni anni fa. Il Branco, da settembre ha suonato a Sala Biellese, Loranzè, Vigliano Biellese in Piemonte e a Concordia Sagittaria in Veneto.
Il Branco Selvaggio salirà sul palco del Giacosa il 14 dicembre 2017, e sarà accompagnato o coadiuvato da ospiti eccellenti che hanno diviso con Ricky Mantoan, palchi, dischi e pura amicizia. Dario Zara e Maurizio Strappazzon di Ivrea, Beppe D’Angelo di Biella, Luciano Costa di Casale Monferrato.
Ad un anno dalla sua scomparsa in memoria di Ricky Mantoan al Teatro saranno presentati il libro Ricky e due album discografici, dedicati al bravissimo e amato musicista. Un altro album è in lavorazione in California con la collaborazione di Gloria Berloso e comprende inediti con Ricky, il batterista del Branco, Beppe D’Angelo, e i grandi ex componenti dei The Byrds, Skip Battin e John York.

Family Tree 1988

Family Tree 1988

L’inizio del concerto è previsto alle ore 21.00 con ingresso gratuito dalle 20.30.
Al botteghino del Teatro troverete tutte le informazioni.

aprile 16, 2017

Ciao Bruce, Mister Tambourine Man di Gloria Berloso

Bruce Langhorne è stato uno dei più importanti chitarristi degli anni ’60, in particolare nei primi anni del folk-rock. Lui è più noto per aver suonato su i primissimi dischi di Bob Dylan, in particolare Bringing It All Back Home del 1965 ovvero l’anno del passaggio di Dylan dal folk al folk-rock. Tuttavia, ha suonato con numerosi musicisti folk-rock nella seconda metà degli anni sessanta, tra cui Tom Rush, Richard & Mimi Fariña, Richie Havens, Gordon Lightfoot, Eric Andersen, Fred Neil, Joan Baez, e Buffy Sainte-Marie. Inoltre ha suonato con alcuni altri strumenti in concerti dal vivo con Bob Dylan, Judy Collins, i Fariñas, e altri; ha prodotto Ramblin’ Jack Elliott.
Ha anche lavorato su alcune colonne sonore, tra cui “Il Mercenario” (The Hired Hand) di Peter Fonda.
Langhorne ha sviluppato uno stile personale spesso utilizzando rapide triplette di note. Lo stile è nato in parte a causa di un incidente da bambino dove ha perso alcune dita. L’incidente ha limitato la gamma di tecniche da lui conosciute, costringendolo a concentrarsi sul ruolo di accompagnatore. Quando è nato il folk rock, Langhorne ha usato una chitarra acustica con un pick-up, in esecuzione attraverso un amplificatore Fender Twin Reverb, che ha preso in prestito dal chitarrista (e compagno polistrumentista) Sandy Bull. Influenzato da Roebuck Staples degli Staple Singers, avrebbe creato un effetto tremolo a tempo con la canzone. Il risultato è stato un suono, sia acustico ed elettrico di colore, molto adatto al periodo in cui rock e musica popolare si sono fuse. Langhorne è diventato una parte della scena folk di New York nei primi anni ’60, dove ha iniziato come accompagnatore al cantante folk Brother John Sellers, al Folk City Club di Gerde. Come risultato della sua costante presenza al club, ha iniziato con numerosi musicisti del Greenwich Village e a trovare lavoro come accompagnatore sia dal vivo che in studio. Una delle sue prime sessioni di registrazione la troviamo nel primo album per la Columbia di Carolyn Hester nel 1961, una sessione che comprendeva anche un allora non conosciuto Bob Dylan all’armonica. Langhorne poi ha suonato su alcuni album di Dylan, The Freewheelin’ 1963 e “Mixed Up Confusion”.
La più grande la fama di Langhorne deriva dal disco Bringing It All Back Home 1965 soprattutto per “She Belongs to Me,” “Love Minus Zero / No Limit” e “Mr. Tambourine Man “. Nella copertina dell’Album, Dylan scrive che Langhorne è Mr. Tambourine Man: “‘Mr. Tambourine Man,”penso, è stato ispirato da Bruce Langhorne. Bruce ha suonato la chitarra con me in tantissimi primi dischi. Su una session, il produttore Tom Wilson aveva chiesto di suonare il tamburello. E Bruce aveva questo gigantesco tamburello, è stato davvero grande. Era grande come un carro a quattro ruote. Langhorne era molto più di una nota interessante nella carriera di Dylan, però. Nella metà e la fine degli anni ’60 è stato sempre in studio, aggiungendo particolarmente importanti contributi ai due album Vanguard di Richard & Mimi Fariña. Ha fatto altre apparizioni importanti nel primo album elettrico di Tom Rush, il primo album di John Sebastian, di Joan Baez  e numerosi altri LP. Ha anche prodotto il primo album major di Ramblin’ Jack Elliott, 1968 di Young Brigham. Dai primi anni ’70 la sua opera di session era diventata meno frequente, anche se ha continuato a lavorare sulle colonne sonore, come accompagnatore dal vivo, e co-gestione di uno studio di registrazione con Morgan Cavett.

Ciao Bruce!

Bruce Langhorne è morto il 14 aprile 2017 in un ospizio a 78 anni. Era nato a Tallahassee in Florida l’undici maggio 1938.

 

ottobre 17, 2016

Happy Birthday a Chuck Berry che festeggia i 90 anni senza tante fanfare.

Chuck Berry, che compirà 90 anni martedì 18 ottobre 2016, ha influenzato tutti gli artisti con ’50s rock’ n ‘hit roll come “Maybelline“, “Johnny B. Goode” e “Brown-Eyed Handsome Man“. Mentre i Rolling Stones, Paul McCartney, Bob Dylan, Neil Young, The Who e Roger Waters sono stati a festeggiare al festival di Indio, non si celebra in tutta l’America nessun grande evento per celebrare Berry, e per festeggiare il suo novantesimo compleanno.

Chuck Berry

Chuck Berry

Chuck Berry ha rotto tutte le regole. I suoi dischi sono stati grandi, le sue melodie sono state grandi, le idee che cantava sono state grandi. Lo afferma soprattutto Bobby Craig, il pianista rock che ha suonato con Berry nel 1980 ed Elvis Presley nel 1970 a Palm Springs

Il 18 ottobre 2016 è anche il 30° anniversario di due concerti andati in scena a St. Louis per il 60° compleanno di Chuck Barry con il chitarrista degli Stones, Keith Richards.

 Il regista candidato all’Oscar, Taylor Hackford ha girato quei concerti che sono il fulcro per il suo documentario: Chuck Berry: Hail, Hail Rock ‘n’ Roll”.
Hackford ha celebrato gli 80 anni di Berry con la pubblicazione di una serie di DVD con filmati dietro le quinte di quei concerti e interviste complete con il pioniere del rock ‘n’ roll
che attestano la grandezza e la eccentricità di Berry.

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“Credo che Chuck Berry dovrebbe essere salutato ogni volta che c’è un concerto”, ha detto Hackford, che ora sta finendo un film con Robert De Niro chiamato “The Comedian”. “È assolutamente unico ed ha influenzato da solo gli artisti di tutto il mondo. Ma, i Rolling Stones stanno per fare quello che hanno intenzione di fare e sono una grande, grande band. Hanno imparato tutto da Chuck Berry e molte volte hanno parlato di questa influenza.” I Rolling Stones si sono effettivamente formati dopo che Mick Jagger ha visto Richards con un disco di Chuck Berry alla stazione di Dartford nel Kent, in Inghilterra. Erano stati compagni di classe alle elementari e Richards lo ha scritto nel suo libro: “La vita”. Jagger aveva invitato Richards ad uscire con il suo gruppo di appassionati di R & B e avevano iniziato a registrare musica, con Richards alla chitarra elettrica, suonando secondo il “Chuck-style“.

Chuck Berry con Mick Jagger

Chuck Berry con Mick Jagger

Keith Richards-Chuck Berry

Keith Richards-Chuck Berry

Dylan ha detto addirittura che era dentro Chuck Berry prima di scoprire Woody Guthrie e di passare al folk. Il suo primo successo rock, “Subterranean Homesick Blues”, è direttamente influenzata da “Too Much Monkey Business’’ di Berry.
I Beatles hanno avuto la genialità di comporre con Berry canzoni come “Roll Over Beethoven”, “Rock and Roll Music” e “Sweet Little Sixteen”, e McCartney nel 2014 ha citato Berry come “uno dei più grandi poeti che l’America abbia mai prodotto”.

Chuck è una contraddizione totale. È un uomo di colore fiero d’esserlo. D’altra parte, egli ha una visione molto critica delle diverse componenti della società. La definizione di genio gli si addice, è un uomo che non sente le normali debolezze umane che molti di noi hanno. Quando incontriamo qualcuno che è un genio, che ha fatto cose che nessun altro ha fatto, perché dovrebbe essere normale?

Hackford ha detto che gli altri pionieri da lui intervistati, tra cui Little Richard, Jerry Lee Lewis, gli Everly Brothers, Roy Orbison, Bo Diddley e il produttore di Presley, Sam Phillips, hanno ammesso di essere stati influenzati da Berry. Anche Lewis, un pianista che vomitava epiteti razzisti a Berry quando hanno fatto un tour insieme negli anni ’50, ha elogiato Berry.

Berry è l’artista più geniale della loro generazione. Proviene da un passato turbolento ma a 21 anni Berry scopre che ogni volta che canta canzoni country riceve una reazione positiva, anche dal pubblico afro-americano. Alla fine, lui e la sua band, tra cui il pianista Johnny Johnson, guadagnano una ottima reputazione e registrano negli studi per la Chess Records di Chicago.

La loro registrazione nel 1955 “Maybelline” diventa la prima canzone che fonde country e blues in quello che diventa noto come il rock ‘n’ roll.

Nessuno ha scritto e registrato tante canzoni di successo come Chuck Berry. Con Elvis Presley, insieme hanno creato una rivoluzione culturale sessanta anni fa.

Happy Birthday Chuck !!!

Happy Birthday Chuck !!!

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Gloria Berloso