Archive for ‘Le canzoni di protesta e politiche’

febbraio 6, 2026

I fratelli Bottasso, curiosi musicisti e compositori hanno appena pubblicato Postcards from Italy

Recensione di Gloria Berloso

Nicolò ai violini, tromba, elettronica, visuals

Simone su organetto (fisarmonica diatonica), flauto, elettronica, sound design

“Postcards from Italy non riguarda solo film d’archivio, paesaggi o nostalgia.

Riguarda la memoria come atto politico.

RECENSIONE – “Postcards from Italy” si ispira a quindici diari di viaggio: cortometraggi girati oltre un secolo fa in diverse città italiane e oggi restaurati dall’Eye Filmmuseum di Amsterdam. Queste pellicole, nate come semplici testimonianze di viaggio o esercizi di osservazione, diventano oggi un archivio prezioso per leggere un Paese in trasformazione. Non mostrano solo luoghi: mostrano modi di guardare, di attraversare lo spazio, di rappresentare l’altro. In quei film scorrono strade affollate, porti brulicanti, piazze che ancora non conoscono il turismo di massa, fabbriche che iniziano a scandire nuovi ritmi di vita. Sono immagini che raccontano un’Italia sospesa tra tradizione e modernità, tra radicamento e movimento, tra identità locali e spinte globali. Eppure, ciò che colpisce non è soltanto ciò che vediamo, ma ciò che quelle immagini implicano: chi riprende, chi viene ripreso, cosa viene scelto, cosa resta fuori campo. Rimettere mano a questi materiali significa interrogare la memoria come costruzione politica. Significa riconoscere che ogni archivio è un dispositivo di potere, che ogni immagine è il risultato di uno sguardo situato, che ogni documento è anche una forma di narrazione. “Postcards from Italy” parte da questa consapevolezza e prova a restituire alle immagini la loro complessità, sottraendole alla patina della nostalgia per riportarle nel territorio vivo del presente.

Nell’estate del 2022 il Duo Bottasso ha ripercorso in treno lo stesso itinerario dei cineoperatori di un secolo fa, attraversando le stesse città, gli stessi paesaggi, gli stessi snodi ferroviari. Con microfoni e strumenti hanno registrato musica e suoni ambientali, lasciandosi guidare da ciò che quei luoghi restituiscono oggi: ciò che rimane, ciò che è cambiato, ciò che continua a ripetersi come un’eco sotterranea Il loro viaggio non è stato un semplice esercizio di confronto tra passato e presente, ma un tentativo di ascoltare il Paese attraverso le sue stratificazioni sonore. Rumori di stazioni, voci, traffico, silenzi improvvisi, spazi industriali riconvertiti, quartieri trasformati o scomparsi: ogni suono diventa una traccia di memoria, un indizio di come l’Italia si sia trasformata e di come continui a trasformarsi. Da questo dialogo tra immagini d’archivio e registrazioni contemporanee nasce un progetto che esiste in più forme: un album, un film e una serie di cartoline musicali. Tre modi diversi di attraversare lo stesso materiale, tre prospettive che si completano a vicenda. L’album esplora il paesaggio sonoro come narrazione autonoma; il film intreccia passato e presente in un montaggio che mette in tensione gli sguardi; le cartoline musicali diventano piccoli frammenti portatili, inviti a un ascolto intimo e personale.

“Postcards from Italy” è dunque un progetto che si muove tra tempi, media e sensibilità diverse, costruendo un ponte tra ciò che è stato e ciò che è ancora in divenire. Un modo per restituire vita a immagini antiche attraverso il suono del presente, e per ricordarci che ogni memoria è un territorio in movimento. Un progetto che mette in dialogo tempi diversi, linguaggi diversi, sensibilità diverse. Le immagini dei primi del Novecento e i suoni raccolti nel 2022 non si limitano a convivere: si interrogano, si contraddicono, si amplificano. L’archivio diventa così un luogo vivo, non un deposito di memorie immobili ma un campo di tensioni, dove il passato continua a risuonare nel presente e il presente trova nel passato nuove possibilità di lettura. Attraverso film, musica e cartoline sonore, il progetto invita a ripensare il modo in cui guardiamo l’Italia: non come un insieme di icone cristallizzate, ma come un territorio in continua trasformazione, fatto di stratificazioni, fratture, ritorni. Ogni immagine e ogni suono diventano un frammento di una storia più ampia, una storia che non smette di riscriversi.

In un’epoca in cui la memoria è spesso ridotta a estetica nostalgica o a strumento di semplificazione, “Postcards from Italy” propone un’altra via: un ascolto attento, un vedere che non si accontenta, un attraversamento critico. Un invito a considerare la memoria non come un rifugio, ma come un atto politico capace di aprire nuove domande sul nostro presente.

Questo progetto esiste sotto forma di album, film e serie di cartoline musicali.

L’uscita è prevista per venerdì 6 febbraio, il Bandcamp Friday.

Acquistare questo disco su Bandcamp non significa solo acquistare musica.

Significa anche rifiutare le piattaforme estrattive e sostenere direttamente gli artisti (testardi) che immaginano un futuro diverso e più sostenibile, in cui gli artisti possono seguire la propria visione, non le tendenze.

Gloria Berloso

6 febbraio 2026

Segui Gloria Berloso il mercoledì e il sabato alle ore 21 su http://www.radiocittasottile.it

gennaio 29, 2026

Streets of the world

di Gloria Berloso

Le canzoni sono l’arte più democratica che abbiamo: non chiedono permesso, non pretendono competenze, non esigono un luogo sacro. Entrano nella vita di chiunque, ovunque, e si sistemano lì, tra una memoria e l’altra, come ospiti che diventano la nostra famiglia. Sono ossa dell’umanità. Alcune sono fragili, incrinate dal peso di ciò che raccontano: guerre, addii, solitudini che non hanno trovato altra voce. Altre sono ossa guarite, saldate attorno a un dolore che ha imparato a trasformarsi in canto. E poi ci sono quelle che ci tengono insieme: melodie che attraversano generazioni, che passano di mano in mano come un’eredità invisibile, che ci ricordano che, per quanto diversi, vibra in tutti noi la stessa fame di significato. Una canzone è un gesto di sopravvivenza. È qualcuno che, in un punto qualunque del mondo, decide di non lasciare che un’emozione muoia dentro di sé, la affida a una melodia, la mette in circolo, la consegna a sconosciuti che un giorno, magari anni dopo, la useranno per dare un nome a ciò che provano. E così le canzoni diventano mappe emotive. Ci guidano quando non sappiamo dove andare, ci tengono fermi quando tutto intorno si muove troppo in fretta, ci ricordano che non siamo i primi né gli ultimi a sentirci spezzati, innamorati, perduti, ritrovati. L’arte delle canzoni è questa: trasformare l’indicibile in qualcosa che si può cantare, e nel farlo, rimettere in ordine il mondo, almeno per la durata di tre minuti.

Alcune ossa si spezzano. Ci sono canzoni nate da fratture collettive: rivoluzioni, esili, lutti che non trovano parole nella storia ufficiale. La musica diventa allora un luogo in cui il dolore non viene negato, ma reso condivisibile. È un atto di resistenza: trasformare la sofferenza in qualcosa che può essere ascoltato. Altre ossa guariscono. Una canzone può essere una sutura: un gesto che ricompone ciò che era disperso, non elimina la ferita, ma la rende parte di un nuovo equilibrio. In questo senso, la musica non consola soltanto: riorganizza il caos, gli dà una forma che possiamo abitare. E poi ci sono le ossa che tengono insieme. Sono le melodie che attraversano epoche e culture, che sopravvivono ai loro autori, che diventano patrimonio anonimo dell’umanità. In esse si manifesta una verità semplice e radicale: ciò che è più intimo in noi è anche ciò che ci unisce di più. La canzone è un paradosso vivente: nasce da un individuo, ma appartiene a tutti.

La filosofia, quando è onesta, riconosce che non tutto può essere detto con concetti. Alcune intuizioni richiedono il ritmo, la ripetizione, la vibrazione. Le canzoni sono la parte del pensiero che non si lascia catturare dalla logica, ma che tuttavia illumina la nostra condizione con una chiarezza diversa, più immediata. Forse è per questo che continuiamo a cantare: per ricordarci che, prima di essere individui separati, siamo un corpo comune che cerca armonia. E che, come ogni corpo, vive grazie alle sue ossa fragili, guarite, indispensabili. Il rapporto tra musica e identità è uno dei legami più profondi e meno visibili dell’esperienza umana. Non è semplicemente una questione di gusti: è un modo in cui tutti noi ci riconosciamo, dove si costruisce e si racconta. Le canzoni funzionano come un dispositivo riflettente, non ci dicono chi siamo in modo diretto, ma ci mostrano ciò verso cui tendiamo: emozioni che riconosciamo, valori che ci attraggono, mondi interiori che forse non avevamo ancora nominato. Quando diciamo “questa canzone parla di me”, stiamo riconoscendo un frammento della nostra identità che la musica ha reso udibile. L’identità non è statica, e la musica accompagna i suoi cambiamenti. Ci sono canzoni che arrivano in momenti di svolta e diventano simboli di un passaggio: una guarigione, una ribellione, una nuova consapevolezza. La musica non si limita a riflettere l’identità: la modella, la spinge, la apre.

Ogni persona porta dentro di sé un ritmo originario: il battito del cuore, il respiro, la cadenza dei pensieri. La musica esterna risuona con questa musica interna, e nell’incontro tra le due nasce un riconoscimento. Non ascoltiamo solo una canzone: ascoltiamo la parte di noi che vibra con essa. In questo senso, la musica non è un accessorio dell’identità, ma una sua manifestazione. La canzone non si limita a riflettere ciò che siamo: ci invita a diventare altro.

Ci sono canzoni che portano il segno della rottura. Sono nate da un dolore che non sapeva dove andare, da un’ingiustizia che chiedeva ascolto, da un silenzio che pesava troppo. Queste canzoni non cercano di guarire: cercano di testimoniare, sono ossa incrinate che non nascondono la crepa. La mostrano, la fanno vibrare, la trasformano in un ponte. In esse l’identità non si difende: si espone. Poi ci sono le canzoni che arrivano dopo. Dopo la tempesta, dopo la perdita, dopo la trasformazione. Sono melodie che non cancellano la ferita, ma la integrano in un nuovo equilibrio. Sono ossa che si sono saldate. Non tornano come prima, ma diventano più forti, più consapevoli. La musica, in questi casi, non consola soltanto: riorganizza il caos, gli dà una forma abitabile.

Chiamarle ossa dell’umanità significa riconoscere che le canzoni non sono semplici ornamenti culturali, ma strutture profonde. Le ossa non si vedono, ma senza di esse non potremmo stare in piedi. Così le canzoni: invisibili nella loro leggerezza, ma decisive nel dare forma al nostro modo di sentire il mondo.  Ci sono canzoni nate da fratture collettive: rivoluzioni, esili, lutti che non trovano parole nella storia ufficiale. La musica diventa allora un luogo in cui il dolore non viene negato, ma reso condivisibile. È un atto di resistenza: trasformare la sofferenza in qualcosa che può essere ascoltato.

Gloria Berloso

29 gennaio 2026

ottobre 8, 2023

Il delirio d’onnipotenza di un’intera epoca – Le canzoni di protesta e politiche – Quindicesima parte audio video

Grazie all’umile e privato uso della riproduzione domestica in cassetta, limpido e folgorante esempio di uso democratico, contro-culturale, della tecnologia, le canzoni di protesta e politiche, cominciarono a girare ovunque a decine e decine di migliaia di copie.

Vladimir Semyonovich Vysotsky 

“Le canzoni di protesta e politiche” raccontate da Gloria Berloso è un progetto culturale indipendente, senza scopo di lucro e gestito volontariamente senza percepire nulla in cambio. Il progetto è volto alla ricerca, allo studio e alla memoria di canzoni di protesta e politiche di tutto il mondo. I contenuti sono pubblicati sul sito YouTube, sono controllati accuratamente dietro copyleft e possono essere riprodotti se i proprietari lo consentono. Non sono rivolti ai bambini. Gli autori dei canti sono citati sempre e possono reclamare diritti sui testi qualora lo ritengano necessario. Nel caso di autore sconosciuto la denominazione può essere: anonimo o tramandato. La natura del progetto è di carattere storico culturale, assolutamente non commerciale. Tutti i canti presentati sono stati precedentemente pubblicati ed è degli autori la responsabilità del loro contenuto. Lo scopo del progetto è di raccontare le canzoni, la loro origine, il loro significato attraverso eventi storico politici, di guerra, di lotte operaie, studentesche, di genere, ecc.

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Autore: Gloria Berloso
ottobre 4, 2023

Prepara il letto per due – Le canzoni di protesta e politiche – Quattordicesima parte audio video

Cittadini del mondo cercano una terra senza confini. Il sogno è realtà

Mikis Theodorakis nel 1975

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Autore: Gloria Berloso

ottobre 3, 2023

Il significato vero di una canzone che si è dimenticato nel tempo – Le canzoni di protesta e politiche – Tredicesima parte audio video

Artisti disincantati dalla Depressione, che vivevano in mezzo alla povertà, alla disuguaglianza e all’ingiustizia, e che cercavano di usare la musica per dare voce e stare dalla parte degli impoveriti, degli oppressi e dei disorganizzati.

Leadbelly nel 1930

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Autore: Gloria Berloso

Dal 1984 promuove la cultura e l’insegnamento della storia della musica con concerti, libri, seminari, dibattiti, dischi, radio e video. Scrive poesie da sempre: alcune sono state pubblicate in una raccolta dedicata ai poeti contemporanei. Tutte le persone coinvolte in un progetto di diffusione artistica e culturale portano un messaggio di “crescita culturale”.

ottobre 1, 2023

La dura realtà della vita – Le canzoni di protesta e politiche – Undicesima parte audio video

Invece di uccidere, mi sono alzato e me ne sono andato

The Byrds – 1968

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Autore: Gloria Berloso
settembre 28, 2023

Gli atti vili di tutta nostra storia – Le canzoni di protesta e politiche – Decima parte audio video

La prigione non uccide ma lo fa la solitudine. Resistenza in prigione significa resistere a te stesso, proteggere la tua anima e la tua umanità da tutto quello che vedi e vivi ogni giornoSignifica cercare di non impazzire o morire lentamente per il fatto di essere stato rinchiuso e abbandonato in una stanza, dimenticato, senza sapere se e quando ne uscirai.

Shady Abash

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Autore: Gloria Berloso

settembre 25, 2023

L’abuso di potere – Le canzoni di protesta e politiche – Nona parte audio video

Esistono tante verità che possono coesistere perché siamo tutti esseri umani, uguali. Ma allo stesso tempo, diversi.

Peter Gabriel

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Autore: Gloria Berloso

settembre 22, 2023

Trasmettere la voce del popolo: Uguaglianza – Le canzoni di protesta e politiche – Ottava parte audio video

La violenza che la società industriale ed i suoi agglomerati urbani continuano ad esercitare contro i sentimenti di uomini e donne

Bob Marley

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Autore; Gloria Berloso

settembre 19, 2023

La battaglia per i diritti civili e le guerre – Le canzoni di protesta e politiche – Settima parte audio video

Joan Baez

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Autore: Gloria Berloso