settembre 10, 2023

Oltre il ponte – Le canzoni di protesta e politiche raccontate da Gloria Berloso – Seconda parte

La rabbia e la poesia nei canti

Alberto Cesa

“Le canzoni di protesta e politiche” raccontate da Gloria Berloso è un progetto culturale indipendente, senza scopo di lucro e gestito volontariamente senza percepire nulla in cambio. Il progetto è volto alla ricerca, allo studio e alla memoria di canzoni di protesta e politiche di tutto il mondo. I contenuti sono pubblicati sul sito YouTube, sono controllati accuratamente dietro copyleft e possono essere riprodotti se i proprietari lo consentono. Non sono rivolti ai bambini. Gli autori dei canti sono citati sempre e possono reclamare diritti sui testi qualora lo ritengano necessario. Nel caso di autore sconosciuto la denominazione può essere: anonimo o tramandato. La natura del progetto è di carattere storico culturale, assolutamente non commerciale. Tutti i canti presentati sono stati precedentemente pubblicati ed è degli autori la responsabilità del loro contenuto. Lo scopo del progetto è di raccontare le canzoni, la loro origine, il loro significato attraverso eventi storico politici, di guerra, di lotte operaie, studentesche, di genere, ecc.

Il progetto è diviso in parti, ogni parte ha la durata di circa 30 minuti. Per accedere e seguire il progetto è necessario ottenere il link di ogni puntata denominata “Le canzoni di protesta e politiche”, Prima parte, Seconda parte, Terza parte, ecc.

In fase di avanzamento del progetto i link saranno visibili sul sito ilblogfolk.wordpress permettendo di entrare su YouTube –

EMAIL Gloria Berloso@ispanico30

Il sito gestito esclusivamente da Gloria Berloso si occupa di grandi cambiamenti musicali, politici, di stile di vita e di controcultura dal 2012 e non contiene spot pubblicitari.

Autore; Gloria Berloso

settembre 9, 2023

Una storia tutta vera – Le canzoni di protesta e politiche raccontate da Gloria Berloso – Prima parte

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Autore Gloria Berloso

settembre 7, 2023

Il diritto di vivere in pace – Le canzoni di protesta e politiche raccontate da Gloria Berloso – audio video

CILE 1973

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Autore: Gloria Berloso

settembre 3, 2023

Le canzoni di protesta e politiche

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Le canzoni e la sola musica hanno il potere di toccare le corde più intime dell’animo umano, suscitando emozioni profonde e creando connessioni che superano le barriere linguistiche e culturali.

Nel progetto esploreremo il significato delle canzoni cercando di svelare gli strati significativi, le storie nascoste e le emozioni intrinseche che si nascondono dietro le note.

Scopriremo come i testi delle canzoni possano essere veicoli di narrazioni personali, messaggi politici, riflessioni filosofiche o semplicemente espressioni di emozioni universali.

agosto 25, 2023

Robert Plant in Italia in concerto il 26 agosto a Lignano Sabbiadoro

Appuntamento all’Arena Alpe Adria di Sabbiadoro per tutti gli amanti del Rock

26 agosto 2023 alle ore 21.00

LA VOCE DELLA LEGGENDARIA BAND LED ZEPPELIN ANNUNCIA UNA PERFORMANCE UNICA
PRESENTERÀ IL SUO PROGETTO ACUSTICO SAVING GRACE, IL CUI REPERTORIO ABBRACCIA I SUOI VARIOPINTI GUSTI MUSICALI, DAL FOLK ALLA MUSICA SPIRITUALE E AL BLUES TRADIZIONALE.

È una leggenda vivente della scena musicale mondiale e uno dei migliori cantanti della storia del rock. Nel corso della sua carriera ha venduto più di 300 milioni di dischi in tutti i suoi progetti musicali ed è stato inserito nella Rock & Roll Hall of Fame: Robert Plant, pioniere dell’hard rock con i Led Zeppelin, annuncia un nuovo tour da solista con un imperdibile concerto estivo all’Arena di Lignano (Ud), Friuli Venezia Giulia.

Robert Plant e i Led Zeppelin sono diventati una figura iconica nella storia della musica. Dopo la fine del suo periodo con la band britannica, la sua curiosità artistica lo ha spinto verso altre sonorità, esplorando la musica psichedelica e nordafricana con i progetti solisti Band of Joy e Sensational Space Shifters, e avventurandosi nel mondo del country e del folk con gli album registrati con Alison Krauss. Tutto questo lo ha portato a un progetto acustico, che presenterà dal vivo in Slovenia quest’estate.

Saving Grace vedrà la partecipazione di Robert Plant (voce), Suzi Dian (voce), Oli Jefferson (percussioni), Tony Kelsey (mandolino, chitarra baritona e acustica) e Matt Worley (banjo, chitarra acustica e baritona, cuatro), e ha debuttato all’inizio del 2019 con una serie di concerti a sorpresa in piccoli locali in Inghilterra, Galles e Irlanda, seguiti da un trio di spettacoli nel Regno Unito come supporto agli eccezionali Fairport Convention.

Esibendosi in un ambiente intimo, la band ha eseguito un repertorio di “musica alimentata dal paesaggio onirico delle Marche gallesi”, canzoni che racchiudono i diversi gusti e influenze di Plant, in particolare la sua immensa passione per il folk britannico e americano, la musica spirituale e il blues tradizionale, comprese molte popolari cover di classici perenni di artisti come Doc Watson, Donovan, Moby Grape, Low e altri.




Letter to Robert Plant

A few days ago I recalled a beautiful dream that intrigued me in no small measure, and not only because my dreams always fade away! I painted this one in my mind because you were in the dream. We were together in my hometown, a meeting of two old friends who had known each other for a long time, and in that small town you had seen the movie Donald Duck many years before. In the dream there were no stages or intimate settings but simply Robert and I timelessly talking while walking through the streets of the town. Toward the end of the dream before it stopped you said to me: I will get you a private phone number through my lawyer.

I am trying to give meaning to this dream and to do that I decided to come to a concert of yours because I firmly believe that through music, voice and words one can penetrate into the Soul.

Thank you Robert

Gloria Berloso

luglio 22, 2023

Alan Brunetta, un talento e un coraggio che hanno commosso il mondo intero, ha lasciato questa terra a 37 anni.

E’ molto difficile pensare di dare un addio a un giovane e talentuoso musicista. Ma il destino ha voluto portarsi via anche il nostro Alan Brunetta (già componente della Stanza di Greta) a soli 37 anni, una vita dedicata alla Musica. Con Ricky Mantoan e Paolo Mitton nella foto, Alan lascia una scia di successi personali con colonne sonore originali e stupende. Alan era una persona speciale, splendeva con il suo sorriso ed amava la vita in mezzo alla musica come pochi sanno fare.

Il mio caro amico Alan è nato in una nebbiosa e fredda mattina di novembre del 1985.

Col passare del tempo ha imparato a suonare e, chi lo avrebbe mai detto, si è diplomato e si è laureato al Conservatorio e all’Accademia di Musica Moderna di Torino dove ha insegnato fino alla fine.

Durante il cammino della sua vita Alan ha cercato di fare il musicista professionista a tempo pieno.

E ci è riuscito!

A Milano, insieme a Ricky Mantoan e Leonardo Laviano, Alan ci regalato grandi emozioni improvvisando blues, psichedelica, jazz in un concerto che mi porterò sempre dentro. Grande talento, creatività da vendere per dare al film The Repairman di Paolo Mitton quel tocco magico per far vibrare i nostri sensi.

A Sanremo con La Stanzadigreta, Alan ha innalzato la targa prestigiosa del Premio Tenco per Creature Selvagge (Migliore Opera Prima) con Flavio Rubatto (Theremim, sintetizzatori, harmonium e percussioni), Leonardo Laviano (voce e chitarra acustica), Umbero Poli (chitarra acustica e cigar box) e Jacopo Tomatis (mandolino e sintetizzatori).

Quando nel 2019 mi arrivò la notizia che Alan dovette sottoporsi a un delicatissimo intervento al cervello per asportare un tumore, piansi per una settimana. Ritornai a gioire quando pochi mesi dopo Alan mi telefonò, raccontandomi che mentre lo operavano aveva esaudito il suo desiderio di rimanere sveglio concordando di suonare i suoi strumenti, l’unico modo per non compromettere quella parte del cervello che gli consentiva di creare la sua musica. Alan era inarrestabile e mi sono resa utile alla sua causa. Così è stato pubblicato il CD con le musiche del film The Repairman che è stato dedicato a Ricky Mantoan.

Negli anni successivi ha pubblicato un disco con Lastanzadigreta e la musica per film importanti. Tra pochi giorni uscirà il suo ultimo lavoro, un brano che s’intitola ‘You’ve stopped walking away’ e che è tratto dalla colonna sonora del film ‘The Killing of Billy the Kid’ diretto da Brett Bentman. 

La notizia giunta il 21 luglio 2023 è stata un fulmine a ciel sereno. Non me l’aspettavo.

Non ti dimenticherò mai dolce ragazzo dal vocione roccioso, la tua musica resterà per sempre!

Buon viaggio Alan, vola in alto come le tue note, avvolgi il mio Ricky con la musica celestiale.

Un abbraccio a tutti coloro che gli hanno voluto un mondo di bene.

Gloria Berloso

luglio 11, 2023

Xavier Rudd – Folkest 2023

Il vento soffia forte nel decimo album di Xavier Rudd. È un’immagine ricorrente che parla di spazi aperti e degli impressionanti elementi naturali che li modellano: una forza molto più grande di noi, ma che possiamo sfruttare se ci prendiamo il tempo di imparare, riflettere e rispettare i suoi modi.

Xavier Rudd torna in Italia e sarà l’11 luglio al Castello di Udine alla 45esima edizione del festival Folkest (folkest.com) con il suo inno alla vita e con tutto il suo potente messaggio di umanità, il suo amore per gli agli ampi spazi, il vento potente della natura che scorre nei suoi brani e nei suoi testi.

Stoney Creek è una canzone acustica che trova rifugio nelle semplici benedizioni del riposo, della compagnia e dell’appartenenza in un mondo impazzito.

“Stavamo facendo un viaggio a nord verso il Capo e il vento soffiava troppo forte per portare la tinnie sull’isola… Mentre contemplavo tutto nella mia vita e ciò che stava accadendo nel mondo, soffiava letteralmente un forte vento da sud, tutto il tempo. Sembrava un vento di cambiamento, letteralmente, sotto molti aspetti”.

Il grande spazio aperto in cui si è trovato, il grande silenzio di COVID, era al tempo stesso fuori dal suo controllo e curiosamente in sincronia. Aveva comunque programmato di prendersi un anno di pausa, la prima volta in 20 anni che non facevo un circuito all’estero e ha avuto la possibilità di resettare e cambiare alcune cose, di rivalutare il suo punto di vista, sia musicale che pratico. Ha potuto sperimentare nuove idee e nuovi suoni.

La pausa ha accelerato il ritorno alla modalità di creazione solista che ha portato il polistrumentista scalzo a intraprendere il suo fenomenale viaggio. Dal suo luogo di nascita, sulla costa sud-orientale dell’Australia, all’Europa, al Giappone, agli Stati Uniti, al Canada e al Sud America, il suo successo si misura oggi in decine di migliaia di spettatori e in centinaia di milioni di streaming di canzoni, non ultima la sua intramontabile e ventosa canzone chiave, Follow The Sun.

Chitarra acustica alla mano, inghiottito dalla sua impalcatura progressivamente più complessa ed elaborata di didgeridoo e percussioni, Xavier Rudd ha dato vita a una figura assolutamente unica e avvincente, mentre il mondo si scaldava ai suoi primi album indie dei primi anni 2000, Live In Canada, To Let e Solace.

Gli inizi istintivi hanno poi dato vita a lavori più curati e mirati come Spirit Bird, Nanna (con la sua band di nove elementi, gli United Nations), Storm Boy e altri sette album dal vivo – anche se nessuno potrà mai contare i primi bootleg scambiati dai fan dall’Argentina alla Repubblica Ceca, che servivano a raddoppiare il suo pubblico a ogni ritorno.

Oggi, l’inarrestabile ascesa di Xavier è una delle storie di successo più sorprendenti del nostro tempo. Innumerevoli artisti più famosi si sono avvicendati come fuochi d’artificio, mentre il suo falò cresce costantemente: un faro per il tipo di fan della musica che cerca il sostentamento in un mondo di fast-food.

Da bambino, in sintonia con il mare e la sabbia, inventando canzoni per il proprio divertimento, Xavier ha impostato una vita in cui la creazione era la propria ricompensa e un dono da non prendere alla leggera.

La convinzione spirituale c’era già da molto prima che Xavier scoprisse l’eredità irrisolta della bisnonna paterna, che sarebbe scomparsa dai registri pubblici dopo essere stata portata dalle sue terre d’origine Wiradjuri a Melbourne. “Ci sono cose che non sapremo mai”, dice. Ma la consapevolezza della sua ascendenza, in tutta la sua miriade di fili, informa chiaramente non solo gli strumenti terreni ma anche il messaggio profondamente inclusivo della sua musica.

“Sento che con questo disco sono stato in grado di essere davvero creativo e sono entusiasta di quello che sto facendo solo perché ho avuto tempo”, dice Xavier. “Ho avuto la possibilità di fare tutto da solo, cosa che non facevo dai tempi di Spirit Bird in termini di strumentazione e altro, quindi mi sono sbizzarrito con un sintetizzatore analogico…”.

C’è anche il suono della natura nella sua forma più pura, nel canto degli uccelli che continua a tessere il suo incantesimo a Stoney Creek e altrove.

“Uso molto gli uccelli”, dice. “Spesso non sembrano uccelli. Uso molti suoni naturali, provenienti da ogni dove. A volte è difficile stabilire cosa siano, ma il disco ne è pieno”.

“Il fatto è che in Australia molti di noi provengono da storie difficili, indipendentemente dalla loro provenienza”, dice. “La storia dei galeotti è facile da trovare perché è stata documentata, ma quella degli indigeni no. Ma mi dispiace per tutti in questo Paese. Non importa quale sia la nostra discendenza, a tutti è stata negata la cultura”.

“Sono stato qui abbastanza a lungo da rendermi conto che per alcune persone quello che dico nella mia musica risuona davvero”, dice. “Sai, tutti i nostri antenati in giro per il pianeta sono venuti da qualche forma di lotta e ce la portiamo dietro, tutti noi, a distanza di anni. Abbiamo tutti qualcosa da curare. E credo che la musica sia la più grande medicina del pianeta”.

È nato e cresciuto a Torquay, Victoria, stato continentale dell’Australia collocato a sud-est. Ha frequentato il St. Joseph’s College, a Geelong. Suo nonno materno era olandese, nato a Tilburg, una città nei Paesi Bassi, prima di migrare in Australia. Una delle sue nonne aveva origini irlandesi ed è cresciuta a Colac, Victoria. Il padre è nato con patrimonio genetico aborigeno, irlandese e scozzese, una delle sue bisnonne era aborigena.

Xavier Rudd è un one-man band, solito suonare circondato da svariati strumenti musicali ordinati in maniera complicata: tre didgerodoo -strumento a fiato – su di un supporto dinnanzi a sé, una chitarra sulle sue gambe, uno stompbox ai suoi piedi e vicino, pronti all’uso, tutta una serie di bassi, banjo, armoniche e tamburi, Molte delle canzoni di Rudd vertono su temi socialmente impegnati, quali l’ambientalismo e i diritti degli aborigeni, che spesso prestano le proprie voci nei suoi brani.

Autore: Gloria Berloso

luglio 4, 2023

Premio Alberto Cesa – Folkest 2023

ll Premio Alberto Cesa ha un particolare significato per lo studio e la riflessione di tutta la musica popolare. Alberto ha lasciato una esperienza culturale attraverso i suoi racconti, le canzoni e la ghironda nei quarant’anni di vita precedenti alla sua scomparsa dedicati alla musica e alla cultura tradizionale piemontese ed internazionale, una cultura popolare nelle sue innumerevoli varianti.

Prendendo spunto da ciò che Cesa ha scritto voglio citare la dedica politica ai ragazzi del Duemila, ai ragazzi e alle ragazze che per la prima volta nella storia dell’umanità si ritrovano senza futuro e più banalmente, per stare nel campo musicale, senza quella irripetibile energy-in-progress che ci davano le prime note accelerate di Little Richard, o quelle stonatamente illuminanti di Bob Dylan.

Credo che il vuoto della sinistra degli ultimi anni derivi in gran parte dall’errore imperdonabile della mia generazione di aver disperso nel vento, tra fiori inebrianti e pallottole ubriache, il grande progetto avviato dalla Resistenza.

“Cosa posso dire moi-même alla vostra generazione, cari ragazzi del 2000, dopo essere stato col naso all’insù a guardare, con milioni di altri imbecilli, lo scorrere del display dell’orologio della tour Eiffell? Che quando scoccherà la fine di questo primo decennio, rivelatosi tra i più disastrosi della storia, brinderò per voi aggiornando l’orologio come fece un mio caro amico:

COMPAGNI, L’UTANTA A L’E’ STAIT N’ANI ‘D MERDA! SPERUMA CHE L’UTTANTUN A SIA CUME L’UTANTA.

Il piccolo auditorium di San Daniele del Friuli dove quest’anno i finalisti del Premio Alberto Cesa si sono espressi davanti una giuria di giornalisti e musicisti, si raggiunge inerpicandosi su una scalinata scolpita nella mura della cittadina.

I finalisti saliti sul palco sono cinque dei sei aventi diritto. Nell’ordine i primi sono stati Femina Ridens, molto emozionati, che hanno proposto canzoni molto intense nella tradizione sicula e friulana con Francesca Messina alla voce e chitarra e Massimiliano Lo Sardo su santur e ghironda.

I Grama Tera, con Umberto Poli che ha portato vari strumenti a pizzico colorando di blues il palco e Ricky Avantaneo, voce, armonica e chitarra con canzoni della tradizione piemontese e friulana, hanno ricevuto il Premio classificandosi terzi.

Luarte Project con Chiara Pellegrini (voce, percussioni) e Andrea Musio (chitarra 7 corde, voce) hanno presentato un viaggio sonoro impostato soprattutto sulla voce e una ninna nanna in friulano con uso di strumenti giocattolo. Hanno raggiunto la seconda posizione in classifica.

Yarákä con Gianni Sciambarruto, Virginia Pavone e Simone Carrino, tutti pugliesi hanno guadagnato la vittoria proponendo brani di matrice ritmica proveniente dall’Africa e della tradizione friulana.

Yerba Buena Trio, friulani, con Eleonora Sensidoni – voce, percussioni – Fredy Cappellini – voce, chitarra e Matia Merlo – voce, percussioni – hanno presentato canzoni della tradizione sudamericana e friulana.

Il premio che è stato consegnato dall’assessore della cultura e il sindaco da diritto a partecipare al Folkest 2024.

Special Guest della serata è stato Massimo Priviero in trio (chitarra, basso, piano e fisarmonica). Molto bravi.

Nota negativa della serata è stato il disturbo del frastuono roboante della discoteca a pochi metri mentre si svolgeva l’esibizione degli artisti.

Autore: Gloria Berloso

Maggio 27, 2023

Giulio Nerini – Il volo della Crisalide

Giulio Nerini era vestito da hippy quando incontrò casualmente in un negozio di dischi in centro a Gorizia Paola Michelstaedter! Lei gli fece vedere i manoscritti di suo fratello Carlo, tutti i suoi disegni e le sue poesie, che ispirarono Giulio a comporre con grande emozione alcune musiche. L’opera dopo anni di ricerca sonora profondamente ispirata alle sue poetiche filosofiche fu completata ma senza dimenticare la ricerca interiore con l’aiuto dell’Oratore di Pace, Prem Rawat.

Il suo CD “IL VOLO DELLA CRISALIDE” dedicato a Carlo Michelstaedter, si concretizzò con la preziosa collaborazione e sostegno di straordinari musicisti e attori recitanti, la Biblioteca Statale Isontina ove Giulio aveva lavorato parecchi anni, il Centro culturale Tullio Crali e la Regione Friuli Venezia Giulia.
Devo premettere che alla fine della seconda metà degli anni sessanta, Giulio Nerini, si era fatto conoscere con il complesso beat dei Provos che agli inizi degli anni settanta diventarono The From Distortion Megaton. Loro suonavano le canzoni dei Led Zeppelin, di Jimi Hendrix, Rolling Stones, Animals e dei Yarbirds ed io spesso mi trovavo nel posto giusto e nel momento giusto ad ascoltarli nella piccola Gorizia. Alcune reunion di complessi musicali locali si tenevano addirittura il mattino nei locali della Provincia in Castello poi trasformati in ristorante e noi giovanissimi studenti delle medie eravamo “costretti” a marinare la scuola per poter esserci. Io in particolare ero ben orgogliosa di vivere quei momenti e ricordo molti particolari, i ragazzi di allora, le cantine dove si suonava e si ballava al buio. E poi le sale impregnate di fumo e di profumo d’oriente che si riempivano di ragazzi giovanissimi, io ne avevo tredici o quattordici ed ero sempre sotto o vicino al palco dei complessi.
Il nostro modo di vestire era quello che sentivamo dentro, una continua ricerca di colori, di bellezza interiore e di libertà. Credo sia stato proprio Giulio ad ispirarmi a stracciare i miei pantaloni jeans e colorarli di mille colori. Noi eravamo così. E Giulio era veramente speciale!
Un pomeriggio nel 1972, incontrai Giulio casualmente. Era tornato da un viaggio ed aveva conosciuto il Prem Rawat. Quell’incontro fu veramente magia pura per me che non attraversavo un momento particolarmente buono per la mia salute ma è con la sua semplicità di parole oneste che mi ha fatto capire con grande dignità che dovevo abbracciare quelle cose bellissime che ci sono state date. Ancora oggi ritengo Giulio il mio “Guru” , il migliore che io abbia avuto!
Fatta la doverosa premessa, negli anni successivi quando lo incontravo o lo vedevo, stavo bene.
Fino ad oggi 27 maggio 2023, l’opera in formato CD era rimasta sigillata e si cullava dal 2006 tra gli altri rari dischi e libri della mia biblioteca personale.

Mi rivolgo a voi caro Giulio e caro Carlo con il canto delle crisalidi, la vita non è vita se la morte è nella vita e la morte non è finita se più forte per lei vive la vita.

 

Opera di Giulio Nerini dedicata a Carlo Michelstaedter
Maggio 10, 2023

OLTRE LA COLLINA – MIA MARTINI – Padre davvero

Quando ascoltai la prima volta Mia Martini, cantava Padre davvero che venne censurata dalla RAI perché giudicata dissacrante. Rimasi ammaliata soprattutto per l’estensione vocale e la bellezza infinita dell’interprete, e per bellezza intendo la purezza artistica. L’abbondante produzione discografica ad alto livello che negli anni settanta ha elargito al popolo vinilico non è bastata a renderle il giusto consenso. Anni fa, l’esordio discografico non era favorito per l’inesperienza degli artisti. Oggi, una cantante come Mia Martini, grazie alle produzioni intelligenti e capaci che comprendono bene le doti artistiche dei musicisti, sarebbe diventata unica e leggendaria. Io rimasi sbalordita al primo ascolto, perché quella ragazza bionda e paffutella, aveva delle caratteristiche vocali particolari ed una personalità già delineata.

Il suo primo album “OLTRE LA COLLINA” è la migliore opera realizzata da un’artista italiana, sia per i testi sia per gli arrangiamenti.

Oltre la collina (testo)

Tutto rimane là,
dietro la collina,
tutto rimane là.
La mia verginità se la prese il
mare, le mie lacrime durarono
tanto a lungo che finirono per
seccarsi.
La mia fede la persi e poi la
ritrovai, e poi la persi ancora,
un milione di volte.

La mia speranza diventò ben
presto un’abitudine, i miei sogni
furono le mie ossessioni, la mia
prigione fu la mia casa, le mie
fughe arrivarono solo dietro
l’angolo, i miei baci vennero
insudiciati dal primo venuto
La mia vita e la mia morte si
sposarono e insieme mi uccisero.
Ora tutto questo è là
dietro la collina, tutto rimane là
pronto a risucchiarmi indietro, a
trascinarmi con sé nel buio, nel
silenzio, nel marmo.
E io fuggo, correndo,
camminando, zoppicando,
strisciando per terra, io fuggo per
cercare disperatamente un amore.
Un amore mio, un amore magari
felice oppure, oppure infelice, ma sì, tanto è lo stesso.
Mi basta solo che sia un amore

Mia Martini ha scritto molte canzoni, tra le più belle “Quante Volte” ha decretato un successo anche in altri paesi d’Europa.

Mimì se n’è andata il 12 maggio del 1995, era sola nella sua abitazione vicino a Varese, dove si era trasferita da un mese per essere più vicina al padre con il quale si era riconciliata da allora e che non vedeva da 40 anni.

..Padre, davvero che cosa mi hai dato? Ma continuare è fiato sprecato…che sono tua figlia, lo sanno tutti…

domani i giornali con la mia foto ti prenderanno in giro da matti ..

Ciao Mimì