Posts tagged ‘ilblogfolk di Gloria Berloso’

settembre 7, 2023

Il diritto di vivere in pace – Le canzoni di protesta e politiche raccontate da Gloria Berloso – audio video

CILE 1973

Il progetto è volto alla ricerca, allo studio e alla memoria di canzoni di protesta e politiche di tutto il mondo. I contenuti sono pubblicati sul sito YouTube, sono controllati accuratamente dietro copyleft e possono essere riprodotti se i proprietari lo consentono. Non sono rivolti ai bambini. Gli autori dei canti sono citati sempre e possono reclamare diritti sui testi qualora lo ritengano necessario. Nel caso di autore sconosciuto la denominazione può essere: anonimo o tramandato. La natura del progetto è di carattere storico culturale, assolutamente non commerciale. Tutti i canti presentati sono stati precedentemente pubblicati ed è degli autori la responsabilità del loro contenuto. Lo scopo del progetto è di raccontare le canzoni, la loro origine, il loro significato attraverso eventi storico politici, di guerra, di lotte operaie, studentesche, di genere, ecc.

Autore: Gloria Berloso

agosto 25, 2023

Robert Plant in Italia in concerto il 26 agosto a Lignano Sabbiadoro

Appuntamento all’Arena Alpe Adria di Sabbiadoro per tutti gli amanti del Rock

26 agosto 2023 alle ore 21.00

LA VOCE DELLA LEGGENDARIA BAND LED ZEPPELIN ANNUNCIA UNA PERFORMANCE UNICA
PRESENTERÀ IL SUO PROGETTO ACUSTICO SAVING GRACE, IL CUI REPERTORIO ABBRACCIA I SUOI VARIOPINTI GUSTI MUSICALI, DAL FOLK ALLA MUSICA SPIRITUALE E AL BLUES TRADIZIONALE.

È una leggenda vivente della scena musicale mondiale e uno dei migliori cantanti della storia del rock. Nel corso della sua carriera ha venduto più di 300 milioni di dischi in tutti i suoi progetti musicali ed è stato inserito nella Rock & Roll Hall of Fame: Robert Plant, pioniere dell’hard rock con i Led Zeppelin, annuncia un nuovo tour da solista con un imperdibile concerto estivo all’Arena di Lignano (Ud), Friuli Venezia Giulia.

Robert Plant e i Led Zeppelin sono diventati una figura iconica nella storia della musica. Dopo la fine del suo periodo con la band britannica, la sua curiosità artistica lo ha spinto verso altre sonorità, esplorando la musica psichedelica e nordafricana con i progetti solisti Band of Joy e Sensational Space Shifters, e avventurandosi nel mondo del country e del folk con gli album registrati con Alison Krauss. Tutto questo lo ha portato a un progetto acustico, che presenterà dal vivo in Slovenia quest’estate.

Saving Grace vedrà la partecipazione di Robert Plant (voce), Suzi Dian (voce), Oli Jefferson (percussioni), Tony Kelsey (mandolino, chitarra baritona e acustica) e Matt Worley (banjo, chitarra acustica e baritona, cuatro), e ha debuttato all’inizio del 2019 con una serie di concerti a sorpresa in piccoli locali in Inghilterra, Galles e Irlanda, seguiti da un trio di spettacoli nel Regno Unito come supporto agli eccezionali Fairport Convention.

Esibendosi in un ambiente intimo, la band ha eseguito un repertorio di “musica alimentata dal paesaggio onirico delle Marche gallesi”, canzoni che racchiudono i diversi gusti e influenze di Plant, in particolare la sua immensa passione per il folk britannico e americano, la musica spirituale e il blues tradizionale, comprese molte popolari cover di classici perenni di artisti come Doc Watson, Donovan, Moby Grape, Low e altri.




Letter to Robert Plant

A few days ago I recalled a beautiful dream that intrigued me in no small measure, and not only because my dreams always fade away! I painted this one in my mind because you were in the dream. We were together in my hometown, a meeting of two old friends who had known each other for a long time, and in that small town you had seen the movie Donald Duck many years before. In the dream there were no stages or intimate settings but simply Robert and I timelessly talking while walking through the streets of the town. Toward the end of the dream before it stopped you said to me: I will get you a private phone number through my lawyer.

I am trying to give meaning to this dream and to do that I decided to come to a concert of yours because I firmly believe that through music, voice and words one can penetrate into the Soul.

Thank you Robert

Gloria Berloso

luglio 22, 2023

Alan Brunetta, un talento e un coraggio che hanno commosso il mondo intero, ha lasciato questa terra a 37 anni.

E’ molto difficile pensare di dare un addio a un giovane e talentuoso musicista. Ma il destino ha voluto portarsi via anche il nostro Alan Brunetta (già componente della Stanza di Greta) a soli 37 anni, una vita dedicata alla Musica. Con Ricky Mantoan e Paolo Mitton nella foto, Alan lascia una scia di successi personali con colonne sonore originali e stupende. Alan era una persona speciale, splendeva con il suo sorriso ed amava la vita in mezzo alla musica come pochi sanno fare.

Il mio caro amico Alan è nato in una nebbiosa e fredda mattina di novembre del 1985.

Col passare del tempo ha imparato a suonare e, chi lo avrebbe mai detto, si è diplomato e si è laureato al Conservatorio e all’Accademia di Musica Moderna di Torino dove ha insegnato fino alla fine.

Durante il cammino della sua vita Alan ha cercato di fare il musicista professionista a tempo pieno.

E ci è riuscito!

A Milano, insieme a Ricky Mantoan e Leonardo Laviano, Alan ci regalato grandi emozioni improvvisando blues, psichedelica, jazz in un concerto che mi porterò sempre dentro. Grande talento, creatività da vendere per dare al film The Repairman di Paolo Mitton quel tocco magico per far vibrare i nostri sensi.

A Sanremo con La Stanzadigreta, Alan ha innalzato la targa prestigiosa del Premio Tenco per Creature Selvagge (Migliore Opera Prima) con Flavio Rubatto (Theremim, sintetizzatori, harmonium e percussioni), Leonardo Laviano (voce e chitarra acustica), Umbero Poli (chitarra acustica e cigar box) e Jacopo Tomatis (mandolino e sintetizzatori).

Quando nel 2019 mi arrivò la notizia che Alan dovette sottoporsi a un delicatissimo intervento al cervello per asportare un tumore, piansi per una settimana. Ritornai a gioire quando pochi mesi dopo Alan mi telefonò, raccontandomi che mentre lo operavano aveva esaudito il suo desiderio di rimanere sveglio concordando di suonare i suoi strumenti, l’unico modo per non compromettere quella parte del cervello che gli consentiva di creare la sua musica. Alan era inarrestabile e mi sono resa utile alla sua causa. Così è stato pubblicato il CD con le musiche del film The Repairman che è stato dedicato a Ricky Mantoan.

Negli anni successivi ha pubblicato un disco con Lastanzadigreta e la musica per film importanti. Tra pochi giorni uscirà il suo ultimo lavoro, un brano che s’intitola ‘You’ve stopped walking away’ e che è tratto dalla colonna sonora del film ‘The Killing of Billy the Kid’ diretto da Brett Bentman. 

La notizia giunta il 21 luglio 2023 è stata un fulmine a ciel sereno. Non me l’aspettavo.

Non ti dimenticherò mai dolce ragazzo dal vocione roccioso, la tua musica resterà per sempre!

Buon viaggio Alan, vola in alto come le tue note, avvolgi il mio Ricky con la musica celestiale.

Un abbraccio a tutti coloro che gli hanno voluto un mondo di bene.

Gloria Berloso

luglio 11, 2023

Xavier Rudd – Folkest 2023

Il vento soffia forte nel decimo album di Xavier Rudd. È un’immagine ricorrente che parla di spazi aperti e degli impressionanti elementi naturali che li modellano: una forza molto più grande di noi, ma che possiamo sfruttare se ci prendiamo il tempo di imparare, riflettere e rispettare i suoi modi.

Xavier Rudd torna in Italia e sarà l’11 luglio al Castello di Udine alla 45esima edizione del festival Folkest (folkest.com) con il suo inno alla vita e con tutto il suo potente messaggio di umanità, il suo amore per gli agli ampi spazi, il vento potente della natura che scorre nei suoi brani e nei suoi testi.

Stoney Creek è una canzone acustica che trova rifugio nelle semplici benedizioni del riposo, della compagnia e dell’appartenenza in un mondo impazzito.

“Stavamo facendo un viaggio a nord verso il Capo e il vento soffiava troppo forte per portare la tinnie sull’isola… Mentre contemplavo tutto nella mia vita e ciò che stava accadendo nel mondo, soffiava letteralmente un forte vento da sud, tutto il tempo. Sembrava un vento di cambiamento, letteralmente, sotto molti aspetti”.

Il grande spazio aperto in cui si è trovato, il grande silenzio di COVID, era al tempo stesso fuori dal suo controllo e curiosamente in sincronia. Aveva comunque programmato di prendersi un anno di pausa, la prima volta in 20 anni che non facevo un circuito all’estero e ha avuto la possibilità di resettare e cambiare alcune cose, di rivalutare il suo punto di vista, sia musicale che pratico. Ha potuto sperimentare nuove idee e nuovi suoni.

La pausa ha accelerato il ritorno alla modalità di creazione solista che ha portato il polistrumentista scalzo a intraprendere il suo fenomenale viaggio. Dal suo luogo di nascita, sulla costa sud-orientale dell’Australia, all’Europa, al Giappone, agli Stati Uniti, al Canada e al Sud America, il suo successo si misura oggi in decine di migliaia di spettatori e in centinaia di milioni di streaming di canzoni, non ultima la sua intramontabile e ventosa canzone chiave, Follow The Sun.

Chitarra acustica alla mano, inghiottito dalla sua impalcatura progressivamente più complessa ed elaborata di didgeridoo e percussioni, Xavier Rudd ha dato vita a una figura assolutamente unica e avvincente, mentre il mondo si scaldava ai suoi primi album indie dei primi anni 2000, Live In Canada, To Let e Solace.

Gli inizi istintivi hanno poi dato vita a lavori più curati e mirati come Spirit Bird, Nanna (con la sua band di nove elementi, gli United Nations), Storm Boy e altri sette album dal vivo – anche se nessuno potrà mai contare i primi bootleg scambiati dai fan dall’Argentina alla Repubblica Ceca, che servivano a raddoppiare il suo pubblico a ogni ritorno.

Oggi, l’inarrestabile ascesa di Xavier è una delle storie di successo più sorprendenti del nostro tempo. Innumerevoli artisti più famosi si sono avvicendati come fuochi d’artificio, mentre il suo falò cresce costantemente: un faro per il tipo di fan della musica che cerca il sostentamento in un mondo di fast-food.

Da bambino, in sintonia con il mare e la sabbia, inventando canzoni per il proprio divertimento, Xavier ha impostato una vita in cui la creazione era la propria ricompensa e un dono da non prendere alla leggera.

La convinzione spirituale c’era già da molto prima che Xavier scoprisse l’eredità irrisolta della bisnonna paterna, che sarebbe scomparsa dai registri pubblici dopo essere stata portata dalle sue terre d’origine Wiradjuri a Melbourne. “Ci sono cose che non sapremo mai”, dice. Ma la consapevolezza della sua ascendenza, in tutta la sua miriade di fili, informa chiaramente non solo gli strumenti terreni ma anche il messaggio profondamente inclusivo della sua musica.

“Sento che con questo disco sono stato in grado di essere davvero creativo e sono entusiasta di quello che sto facendo solo perché ho avuto tempo”, dice Xavier. “Ho avuto la possibilità di fare tutto da solo, cosa che non facevo dai tempi di Spirit Bird in termini di strumentazione e altro, quindi mi sono sbizzarrito con un sintetizzatore analogico…”.

C’è anche il suono della natura nella sua forma più pura, nel canto degli uccelli che continua a tessere il suo incantesimo a Stoney Creek e altrove.

“Uso molto gli uccelli”, dice. “Spesso non sembrano uccelli. Uso molti suoni naturali, provenienti da ogni dove. A volte è difficile stabilire cosa siano, ma il disco ne è pieno”.

“Il fatto è che in Australia molti di noi provengono da storie difficili, indipendentemente dalla loro provenienza”, dice. “La storia dei galeotti è facile da trovare perché è stata documentata, ma quella degli indigeni no. Ma mi dispiace per tutti in questo Paese. Non importa quale sia la nostra discendenza, a tutti è stata negata la cultura”.

“Sono stato qui abbastanza a lungo da rendermi conto che per alcune persone quello che dico nella mia musica risuona davvero”, dice. “Sai, tutti i nostri antenati in giro per il pianeta sono venuti da qualche forma di lotta e ce la portiamo dietro, tutti noi, a distanza di anni. Abbiamo tutti qualcosa da curare. E credo che la musica sia la più grande medicina del pianeta”.

È nato e cresciuto a Torquay, Victoria, stato continentale dell’Australia collocato a sud-est. Ha frequentato il St. Joseph’s College, a Geelong. Suo nonno materno era olandese, nato a Tilburg, una città nei Paesi Bassi, prima di migrare in Australia. Una delle sue nonne aveva origini irlandesi ed è cresciuta a Colac, Victoria. Il padre è nato con patrimonio genetico aborigeno, irlandese e scozzese, una delle sue bisnonne era aborigena.

Xavier Rudd è un one-man band, solito suonare circondato da svariati strumenti musicali ordinati in maniera complicata: tre didgerodoo -strumento a fiato – su di un supporto dinnanzi a sé, una chitarra sulle sue gambe, uno stompbox ai suoi piedi e vicino, pronti all’uso, tutta una serie di bassi, banjo, armoniche e tamburi, Molte delle canzoni di Rudd vertono su temi socialmente impegnati, quali l’ambientalismo e i diritti degli aborigeni, che spesso prestano le proprie voci nei suoi brani.

Autore: Gloria Berloso

luglio 4, 2023

Premio Alberto Cesa – Folkest 2023

ll Premio Alberto Cesa ha un particolare significato per lo studio e la riflessione di tutta la musica popolare. Alberto ha lasciato una esperienza culturale attraverso i suoi racconti, le canzoni e la ghironda nei quarant’anni di vita precedenti alla sua scomparsa dedicati alla musica e alla cultura tradizionale piemontese ed internazionale, una cultura popolare nelle sue innumerevoli varianti.

Prendendo spunto da ciò che Cesa ha scritto voglio citare la dedica politica ai ragazzi del Duemila, ai ragazzi e alle ragazze che per la prima volta nella storia dell’umanità si ritrovano senza futuro e più banalmente, per stare nel campo musicale, senza quella irripetibile energy-in-progress che ci davano le prime note accelerate di Little Richard, o quelle stonatamente illuminanti di Bob Dylan.

Credo che il vuoto della sinistra degli ultimi anni derivi in gran parte dall’errore imperdonabile della mia generazione di aver disperso nel vento, tra fiori inebrianti e pallottole ubriache, il grande progetto avviato dalla Resistenza.

“Cosa posso dire moi-même alla vostra generazione, cari ragazzi del 2000, dopo essere stato col naso all’insù a guardare, con milioni di altri imbecilli, lo scorrere del display dell’orologio della tour Eiffell? Che quando scoccherà la fine di questo primo decennio, rivelatosi tra i più disastrosi della storia, brinderò per voi aggiornando l’orologio come fece un mio caro amico:

COMPAGNI, L’UTANTA A L’E’ STAIT N’ANI ‘D MERDA! SPERUMA CHE L’UTTANTUN A SIA CUME L’UTANTA.

Il piccolo auditorium di San Daniele del Friuli dove quest’anno i finalisti del Premio Alberto Cesa si sono espressi davanti una giuria di giornalisti e musicisti, si raggiunge inerpicandosi su una scalinata scolpita nella mura della cittadina.

I finalisti saliti sul palco sono cinque dei sei aventi diritto. Nell’ordine i primi sono stati Femina Ridens, molto emozionati, che hanno proposto canzoni molto intense nella tradizione sicula e friulana con Francesca Messina alla voce e chitarra e Massimiliano Lo Sardo su santur e ghironda.

I Grama Tera, con Umberto Poli che ha portato vari strumenti a pizzico colorando di blues il palco e Ricky Avantaneo, voce, armonica e chitarra con canzoni della tradizione piemontese e friulana, hanno ricevuto il Premio classificandosi terzi.

Luarte Project con Chiara Pellegrini (voce, percussioni) e Andrea Musio (chitarra 7 corde, voce) hanno presentato un viaggio sonoro impostato soprattutto sulla voce e una ninna nanna in friulano con uso di strumenti giocattolo. Hanno raggiunto la seconda posizione in classifica.

Yarákä con Gianni Sciambarruto, Virginia Pavone e Simone Carrino, tutti pugliesi hanno guadagnato la vittoria proponendo brani di matrice ritmica proveniente dall’Africa e della tradizione friulana.

Yerba Buena Trio, friulani, con Eleonora Sensidoni – voce, percussioni – Fredy Cappellini – voce, chitarra e Matia Merlo – voce, percussioni – hanno presentato canzoni della tradizione sudamericana e friulana.

Il premio che è stato consegnato dall’assessore della cultura e il sindaco da diritto a partecipare al Folkest 2024.

Special Guest della serata è stato Massimo Priviero in trio (chitarra, basso, piano e fisarmonica). Molto bravi.

Nota negativa della serata è stato il disturbo del frastuono roboante della discoteca a pochi metri mentre si svolgeva l’esibizione degli artisti.

Autore: Gloria Berloso

Maggio 27, 2023

Giulio Nerini – Il volo della Crisalide

Giulio Nerini era vestito da hippy quando incontrò casualmente in un negozio di dischi in centro a Gorizia Paola Michelstaedter! Lei gli fece vedere i manoscritti di suo fratello Carlo, tutti i suoi disegni e le sue poesie, che ispirarono Giulio a comporre con grande emozione alcune musiche. L’opera dopo anni di ricerca sonora profondamente ispirata alle sue poetiche filosofiche fu completata ma senza dimenticare la ricerca interiore con l’aiuto dell’Oratore di Pace, Prem Rawat.

Il suo CD “IL VOLO DELLA CRISALIDE” dedicato a Carlo Michelstaedter, si concretizzò con la preziosa collaborazione e sostegno di straordinari musicisti e attori recitanti, la Biblioteca Statale Isontina ove Giulio aveva lavorato parecchi anni, il Centro culturale Tullio Crali e la Regione Friuli Venezia Giulia.
Devo premettere che alla fine della seconda metà degli anni sessanta, Giulio Nerini, si era fatto conoscere con il complesso beat dei Provos che agli inizi degli anni settanta diventarono The From Distortion Megaton. Loro suonavano le canzoni dei Led Zeppelin, di Jimi Hendrix, Rolling Stones, Animals e dei Yarbirds ed io spesso mi trovavo nel posto giusto e nel momento giusto ad ascoltarli nella piccola Gorizia. Alcune reunion di complessi musicali locali si tenevano addirittura il mattino nei locali della Provincia in Castello poi trasformati in ristorante e noi giovanissimi studenti delle medie eravamo “costretti” a marinare la scuola per poter esserci. Io in particolare ero ben orgogliosa di vivere quei momenti e ricordo molti particolari, i ragazzi di allora, le cantine dove si suonava e si ballava al buio. E poi le sale impregnate di fumo e di profumo d’oriente che si riempivano di ragazzi giovanissimi, io ne avevo tredici o quattordici ed ero sempre sotto o vicino al palco dei complessi.
Il nostro modo di vestire era quello che sentivamo dentro, una continua ricerca di colori, di bellezza interiore e di libertà. Credo sia stato proprio Giulio ad ispirarmi a stracciare i miei pantaloni jeans e colorarli di mille colori. Noi eravamo così. E Giulio era veramente speciale!
Un pomeriggio nel 1972, incontrai Giulio casualmente. Era tornato da un viaggio ed aveva conosciuto il Prem Rawat. Quell’incontro fu veramente magia pura per me che non attraversavo un momento particolarmente buono per la mia salute ma è con la sua semplicità di parole oneste che mi ha fatto capire con grande dignità che dovevo abbracciare quelle cose bellissime che ci sono state date. Ancora oggi ritengo Giulio il mio “Guru” , il migliore che io abbia avuto!
Fatta la doverosa premessa, negli anni successivi quando lo incontravo o lo vedevo, stavo bene.
Fino ad oggi 27 maggio 2023, l’opera in formato CD era rimasta sigillata e si cullava dal 2006 tra gli altri rari dischi e libri della mia biblioteca personale.

Mi rivolgo a voi caro Giulio e caro Carlo con il canto delle crisalidi, la vita non è vita se la morte è nella vita e la morte non è finita se più forte per lei vive la vita.

 

Opera di Giulio Nerini dedicata a Carlo Michelstaedter
Maggio 10, 2023

OLTRE LA COLLINA – MIA MARTINI – Padre davvero

Quando ascoltai la prima volta Mia Martini, cantava Padre davvero che venne censurata dalla RAI perché giudicata dissacrante. Rimasi ammaliata soprattutto per l’estensione vocale e la bellezza infinita dell’interprete, e per bellezza intendo la purezza artistica. L’abbondante produzione discografica ad alto livello che negli anni settanta ha elargito al popolo vinilico non è bastata a renderle il giusto consenso. Anni fa, l’esordio discografico non era favorito per l’inesperienza degli artisti. Oggi, una cantante come Mia Martini, grazie alle produzioni intelligenti e capaci che comprendono bene le doti artistiche dei musicisti, sarebbe diventata unica e leggendaria. Io rimasi sbalordita al primo ascolto, perché quella ragazza bionda e paffutella, aveva delle caratteristiche vocali particolari ed una personalità già delineata.

Il suo primo album “OLTRE LA COLLINA” è la migliore opera realizzata da un’artista italiana, sia per i testi sia per gli arrangiamenti.

Oltre la collina (testo)

Tutto rimane là,
dietro la collina,
tutto rimane là.
La mia verginità se la prese il
mare, le mie lacrime durarono
tanto a lungo che finirono per
seccarsi.
La mia fede la persi e poi la
ritrovai, e poi la persi ancora,
un milione di volte.

La mia speranza diventò ben
presto un’abitudine, i miei sogni
furono le mie ossessioni, la mia
prigione fu la mia casa, le mie
fughe arrivarono solo dietro
l’angolo, i miei baci vennero
insudiciati dal primo venuto
La mia vita e la mia morte si
sposarono e insieme mi uccisero.
Ora tutto questo è là
dietro la collina, tutto rimane là
pronto a risucchiarmi indietro, a
trascinarmi con sé nel buio, nel
silenzio, nel marmo.
E io fuggo, correndo,
camminando, zoppicando,
strisciando per terra, io fuggo per
cercare disperatamente un amore.
Un amore mio, un amore magari
felice oppure, oppure infelice, ma sì, tanto è lo stesso.
Mi basta solo che sia un amore

Mia Martini ha scritto molte canzoni, tra le più belle “Quante Volte” ha decretato un successo anche in altri paesi d’Europa.

Mimì se n’è andata il 12 maggio del 1995, era sola nella sua abitazione vicino a Varese, dove si era trasferita da un mese per essere più vicina al padre con il quale si era riconciliata da allora e che non vedeva da 40 anni.

..Padre, davvero che cosa mi hai dato? Ma continuare è fiato sprecato…che sono tua figlia, lo sanno tutti…

domani i giornali con la mia foto ti prenderanno in giro da matti ..

Ciao Mimì

Maggio 8, 2023

Pistoia Blues Festival dal 5 al 12 luglio 2023

42esima edizione
PISTOIA BLUES FESTIVAL
dal 5 al 12 luglio 2023, Piazza Duomo, Pistoia
con
XAVIER RUDD, STEVE HACKETT, BAUSTELLE, WOLFMOTHER, ANA POPOVIC, DAMIEN RICE,
FIORELLA MANNOIA E DANILO REA
DIRTY HONEY, LINDSET STIRLING e molti altri


   



E’ in arrivo la 42esima edizione del Pistoia Blues Festival prevista in Piazza Duomo a Pistoia dal 5 al 12 luglio 2023. Il Festival, uno dei più longevi d’Italia, vedrà quest’anno alternarsi sul palco artisti internazionali di qualità come Damien Rice, Steve Hackett, Xavier Rudd, Ana Popovic, Wolfmother, Lindsey Stirling mentre saranno Baustelle con Fiorella Mannoia e Danilo Rea gli artisti italiani invitati (in attesa degli opening act del Festival – c’è tempo fino al 15 maggio per partecipare al contest Obiettivo BluesIn).

L’apertura del Pistoia Blues 2023 sarà quindi affidata a Xavier Rudd mercoledì 5 luglio in Piazza Duomo in quella che sarà la prima delle due sole tappe italiane estive del tour dedicato al suo nuovo album “Jan Juc Moon”.  Venerdì 7 luglio sarà la volta di un grande ritorno al Festival per il leggendario chitarrista dei Genesis Steve Hackett con il suo tour mondiale “Genesis Revisited World Tour – Foxtrot at Fifty + Hackett Highlights”. Sabato 8 luglio saliranno per la prima volta sul palco del Blues i Baustelle: la band toscana di Francesco Bianconi, Rachele Bastreghi e Claudio Brasini ha appena pubblicato il nuovo album “Elvis”.
Domenica 9 luglio si preannuncia una incredibile serata di rock blues internazionale: oltre ad Ana Popovic che presenterà il suo nuovo album “Power”, come co-headliner ci saranno i Wolfmother di Andrew Stockdale. In apertura del loro show una band d’eccezione: da Los Angeles i Dirty Honey infiammeranno il pubblico. Lunedì 10 luglio spazio al tour mondiale della celebre violinista californiana Lindsey Stirling che presenterà “Snow Waltz” il suo ultimo lavoro discografico uscito a fine 2022. Martedì 11 luglio saliranno sul palco di Piazza Duomo Fiorella Mannoia e Danilo Rea con il nuovo spettacolo “Luce”. Uno straordinario sodalizio artistico per un live unico piano e voce in un’atmosfera intima e potente a lume di candela.  Chiuderà la manifestazione mercoledì 12 luglio il cantautore irlandese Damien Rice con un grande ritorno al festival dopo la sua partecipazione nel 2016.

I biglietti per tutti gli spettacoli disponibili in prevendita sui circuiti Ticketone, Ticketmater, VivaTicket e punti vendita autorizzati. 

Gli eventi  in Piazza Duomo, inizio ore 21:00 circa.
05/07/2023 Xavier Rudd
07/07/2023 Steve Hackett
08/07/2023 Baustelle
09/07/2023 Ana Popovic – Wolfmother – Dirty Honey
10/07/2023 Lindsey Stirling
11/07/2023 Fiorella Mannoia e Danilo Rea
12/07/2023 Damien Rice
 
Segui il Festival sui canali ufficiali : 
www.pistoiablues.com
http://www.facebook.com/pistoiablues
http://www.instagram.com/pistoia_blues_festival
 
Scopri la terra di pistoia dove arte, paesaggio e bellezza si fondono: www.visitpistoia.eu
   
Maggio 2, 2023

Gordon Lightfoot, icona della musica folk canadese

L’icona della musica folk canadese Gordon Lightfoot, le cui canzoni evocative e poetiche sono rimaste impresse nel paesaggio musicale del Canada, è morto il 1° maggio 2023 a Toronto, all’età di 84 anni. Qualche anno fa Gordon Lightfoot cancellò tutti i concerti dopo una caduta e un intervento chirurgico.

Nato a Orillia, nell’Ontario, Gordon Lightfoot rocnosciuto come il trovatore folk del Canada per la sua musica soul e i suoi testi emozionanti. In canzoni come The Canadian Railroad Trilogy e The Wreck of the Edmund Fitzgerald, ha esplorato la storia, la geografia e la cultura del suo Paese.

Le canzoni di Gordon sono opere d’arte, rilevanti quanto la poesia classica. Il cantautore ha aperto la strada a molti altri insegnando che si può attingere alle proprie radici in patria e riuscire ad avere successo a livello internazionale.
Da bambino si esibiva alla radio locale e nei festival musicali regionali, La sua prima canzone, The Hula Hoop Song, la scrisse nel 1955, quando era ancora al liceo.
Dopo il diploma, Lightfoot si trasferì a Los Angeles per studiare al Westlake College of Music. Tornato in Canada nel 1959, ha svolto diversi lavori a Toronto. Fu interprete di cori, ballerino nel programma Country Hoedown della CBC e cantante folk nei Two Tones con Terry Whelan.

Negli anni Sessanta, ispirato dalla musica di Bob Dylan, Lightfoot entrò a far parte della nascente scena folk di Toronto. Sviluppò la scrittura di canzoni e iniziò a lavorare a un album di debutto. Lightfoot! Fu pubblicato nel 1966.
Allo stesso tempo, Lightfoot iniziò quello che sarebbe diventato un attesissimo concerto annuale alla Massey Hall di Toronto. Lanciato nel 1967, si è tenuto ogni anno fino alla metà degli anni Ottanta, per poi scendere a circa una volta ogni 18 mesi. Nel 2005, Lightfoot riprese l’evento alla Massey Hall come tradizione annuale.

Dopo aver ottenuto riconoscimenti in patria alla fine degli anni ’60, il trovatore canadese sfondò a livello internazionale negli anni ’70 dopo aver firmato con la Warner Records negli Stati Uniti, facendo colpo all’inizio di quel decennio con la pubblicazione del singolo If You Could Read My Mind, ormai diventato un classico folk.
Nei sei anni successivi Lightfoot ha pubblicato quelle che sono diventate molte delle sue canzoni più conosciute, come Beautiful, Sundown, Don Quixote, Carefree Highway, Rainy Day People e The Wreck of the Edmund Fitzgerald.

Alcune di queste canzoni furono scritte dopo la fine del suo primo matrimonio, durante una relazione mercuriale durata anni con Cathy Smith, che fu poi condannata per aver fornito droga a John Belushi dopo la sua morte per overdose.

If You Could Read My Mind

Se potessi leggere nella mia mente
Se tu potessi leggere la mia mente amore
Che storia potrebbero raccontare i miei pensieri
Come in un film d’altri tempi
Su un fantasma di un pozzo dei desideri
In un castello buio o in una fortezza forte
Con le catene ai piedi

Sai che quel fantasma sono io
E non sarò mai libero
Finché sarò un fantasma, tu potrai vederlo

Se potessi leggere la tua mente amore
Che storia potrebbero raccontare i tuoi pensieri
Proprio come un racconto in formato tascabile
Del tipo che vendono in farmacia
Quando si arriva alla parte in cui si soffre di cuore
L’eroe sarei io

Gli eroi spesso falliscono
E non leggerete più quel libro
Perché il finale è troppo difficile da sopportare

Me ne andrei come una star del cinema
Che viene bruciata in un copione a tre
Entra la numero due, una regina del cinema
Per recitare la scena di portare
Tutte le cose buone in me
Ma per ora, amore, siamo realisti

Non ho mai pensato di potermi comportare in questo modo

C’è un libro di David Gahr, fuori catalogo, dove all’interno c’è una foto della lista delle canzoni di Gordon Lightfoot, attaccata alla cima della sua chitarra Gibson a 12 corde a Newport nel 1965. Le canzoni sono scritte con l’inchiostro, imbrattate dal sudore o dalla pioggia; o forse sono macchie di bourbon di un motel bevuto a tarda notte, quando la gente cantava e si scambiava canzoni in stanze piene di fumo di sigaretta, con la luce dell’alba che filtrava attraverso le tende gialle delle finestre. Ci sono quasi 80 canzoni elencate su questo ritaglio di carta, attaccato con lo scotch al legno antico della chitarra: i suoi classici: Early Morning Rain, The Way I Feel, Ribbon of Darkness e For Lovin’ Me. Ci sono cover di Dylan: Girl From the North Country, Hollis Brown, Blowin’ in the Wind, Don’t Think Twice. E poi ancora gemme del country-western: El Paso, The Auctioneer e Six Days on the Road. E ancora Cover folk come Four Strong Winds e Red Velvet di Ian Tyson e standard folk come Old Blue.



Se c’è qualche mistero sulla provenienza dei grandi cantautori, questo elenco macchiato di lacrime è un documento in bianco e nero dei compiti a casa. Lightfoot cantava e scriveva partendo da una conoscenza profondamente radicata della musica delle radici. Poi ha suonato e scritto le sue canzoni.

Lightfoot si mise in viaggio negli anni Settanta, girando gli Stati Uniti dall’Alaska alle Hawaii e tenendo una serie di concerti in Europa, tra cui Amsterdam, Monaco, Francoforte, il Festival di Montreux in Svizzera e il tutto esaurito alla Royal Albert Hall di Londra.
Nonostante il declino del folk alla fine degli anni ’70 e ’80, Lightfoot continuò a fare la sua musica caratteristica, ma recitò anche in film apparendo in Harry Tracy con Bruce Dern e Helen Shaver.
Nel 1987, l’apprezzato cantautore fece notizia quando intentò una causa contro Michael Masser, autore del brano The Greatest Love of All. La canzone divenne un grande successo dopo essere stata registrata da Whitney Houston.
Lightfoot sostenne che la canzone di Masser avesse rubato 24 battute della melodia di If You Could Read My Mind. Il caso fu risolto in via extragiudiziale e Masser si scusò pubblicamente.

Nel corso della sua lunga carriera, Lightfoot ha sconfitto diverse malattie, tra cui un attacco di paralisi di Bell e, nei primi anni di attività, l’alcolismo. Sconfisse la dipendenza negli anni Ottanta.

Nel settembre del 2002, il paese era in fibrillazione quando si diffuse la notizia che Lightfoot fu trasportato in ospedale con forti dolori allo stomaco, proprio mentre stava per salire sul palco per un concerto a Orillia. Il cantante subì la rottura di un’arteria dello stomaco, diversi interventi chirurgici e rimase in coma per sei settimane.

Dopo tre mesi di degenza in ospedale, Lightfoot affrontò con coraggio il suo recupero, ripromettendosi di completare un nuovo album in studio e di tornare sul palco. Nel 2004 pubblicò l’album Harmony e nello stesso anno fece il suo ritorno in scena al Mariposa Festival.

Sebbene nel 2006 sia stato colpito da un piccolo ictus che lo lasciò temporaneamente senza l’uso di alcune dita della mano sinistra, continuò a seguire un regime di pratica regolare della chitarra e di allenamenti in palestra per mantenersi in forma.
Gordon ha ispirato molti musicisti e tra i grandi della musica ad aver utilizzato la sua musica ci sono Bob Dylan, Elvis Presley, Johnny Cash, Petula Clark, Ian e Sylvia Tyson, Peter, Paul e Mary, Liza Minelli, Barbra Streisand, Sarah McLachlan ed altri.

Lightfoot ha ricevuto una serie di tributi che riconoscono il suo contributo alla musica e alla cultura canadese. Ci sono stati album di cover, lauree honoris causa, un francobollo e persino una chitarra creata a suo nome. Nel 1997 ha vinto il Governor General’s Performing Arts Award e nel 2003 è stato insignito del titolo di Compagno dell’Ordine del Canada, il livello più alto dell’ordine.
Più volte candidato ai Grammy e con più di 15 Juno Awards all’attivo, Lightfoot è stato inserito in molte sale di fama, tra cui la Canadian Music Hall of Fame.

Nel 2020 pubblicò Solo, una raccolta di registrazioni in studio che aveva conservato per diversi anni.

Gordon Meredith Lightfoot, Jr., mi ha insegnato la bellezza e il profumo della primavera attraverso le corde della chitarra. Oggi canterò questo dolcissimo brano, tra i più belli della storia della Musica: “Song for a Winter’s Night”, canzone scritta da Gordon Lightfoot e registrata per la prima volta nel suo album del 1967, The Way I Feel.

Lightfoot ha in realtà registrato due versioni della canzone; la seconda appare nell’album Gord’s Gold del 1975, una compilation di greatest hits in cui compaiono anche altre ri-registrazioni.

Canzone per una notte d’inverno
(Musica e testi di Gordon Lightfoot)
Eseguita da Gordon Lightfoot nell’album “The Way I Feel” (United Artists, 1967)

La lampada arde bassa sul mio tavolo
La neve cade dolcemente
L’aria è immobile nel silenzio della mia stanza
Sento la tua voce che chiama dolcemente

Se solo potessi averti vicino
Per respirare un sospiro o due
Sarei felice solo di stringere le mani che amo
In questa notte d’inverno con te

Il fumo si alza nell’ombra sopra di me
Il mio bicchiere è quasi vuoto
Rileggo tra le righe della pagina
Le parole d’amore che mi hai mandato

Se potessi sapere nel mio cuore
che anche tu ti sentivi solo
Sarei felice solo di tenere le mani che amo
In questa notte d’inverno con te

Il fuoco si sta spegnendo ora, la mia lampada si sta affievolendo
Le ombre della notte si stanno sollevando
La luce del mattino attraversa il vetro della mia finestra
Dove le ragnatele di neve vanno alla deriva

Se solo potessi averti vicino
Per tirare un sospiro o due
Sarei felice solo di stringere le mani che amo
E di essere ancora una volta con te
Per essere ancora una volta con te

https://youtu.be/LfyDs6uXww0 dal vivo

Buon viaggio, Gordon!

Gloria Berloso

dicembre 8, 2022

Allen Collins, il magico chitarrista Southern Rock dei Lynyrd Skynyrd

Allen nacque a Jacksonville, in Florida, il 19 luglio 1952 e ancor prima di camminare era pieno di energia. Nel 1963, Allen viveva nella zona di Cedar Hills a Jacksonville quando un amico più grande di lui ricevette una chitarra per il suo compleanno. Allen ne fu conquistato. I genitori di Allen avevano recentemente divorziato e i tempi erano duri per Allen e la sua famiglia. Sua madre, che già lavorava tutto il giorno nella fabbrica di sigari, prese un secondo lavoro la sera. Non appena ebbe risparmiato abbastanza soldi, sorprese Allen portandolo da Sears e ordinò la sua prima chitarra e amplificatore Silvertone. Nonostante nessun allenamento a parte alcuni consigli della sua matrigna e amica, Allen imparò a suonare la chitarra facilmente e formò rapidamente la sua prima band: The Mods.

A soli 12 anni, insieme al cantante Ronnie VanZant e al chitarrista Gary Rossington, Allen Collins formò il nucleo dei Lynyrd Skynyrd nel 1964 imparando ciò che potevano l’uno dall’altro e ascoltando la radio. Questa prima band, chiamata prima My Backyard, poi i Noble Five includeva anche il batterista Bob Burns e il bassista Larry Junstrum. Trovare un posto dove suonare si rivelò difficile e le scelte erano limitate al posto auto coperto a casa di Bob, il cortile di Ronnie, dove erano sicuri di avere un pasto completo o il salotto di Allen che di solito includeva torte e caramelle. Dopo diversi anni di pratica, esibizioni e cambi di musicisti, gli Skynyrd, come ogni gruppo decente di rock star alle prime armi, iniziarono a suonare nei famigerati one-nighters.

Nel 1970, Allen sposò Kathy Johns. I suoi compagni di band nella sua festa di matrimonio, per compiacere Kathy che temeva la reazione dei genitori alla dei capelli lunghi, infilarono la loro immagine rock and roll sotto le parrucche per la cerimonia nuziale. Il ricevimento di nozze ha ospitato un pezzo di storia del rock and roll, una delle prime esibizioni pubbliche di “Freebird” completa con la tipica jam di chitarra estesa alla fine. La famiglia di Allen crebbe con la nascita di sua figlia Amie seguita rapidamente da Allison. I tempi erano molto difficili poiché Allen portava a malapena abbastanza per sostenere la giovane famiglia. Nonostante si siano avvicinati diverse volte, i Lynyrd Skynyrd hanno continuato a mancare quella grande occasione sfuggente.

Nel 1973, tuttavia, le cose iniziarono finalmente a mettersi insieme per i Lynyrd Skynyrd. Durante un periodo di una settimana al Funochio’s di Atlanta, la band fu scoperta dal famoso Al Kooper. Dopo aver firmato un contratto discografico con la sussidiaria della MCA Sounds of the South, gli Skynyrd entrarono in studio con Kooper come produttore. Il risultato diede il via all’ascesa della fama con standard come “Gimme Three Steps“, “Simple Man” e il classico incendiario e guidato dalla chitarra, “Freebird“.

Gli album d’oro e di platino seguirono una serie di canzoni di successo come “Sweet Home Alabama“, “Saturday Night Special“, “Gimme Back My Bullets“, “What’s Your Name?” e “That Smell“. Nel corso dei quattro anni di registrazione degli Skynyrd, i ricordi si sono gradualmente trasformati in leggende. Apertura del tour degli Who. “Skynning” l’Europa viva. Torture Tour del 1975. Steve Gaines. Un altro dalla strada. La fiera di Knebworth ’76.

Il 20 ottobre 1977, le canzoni degli Skynyrd erano diventate punti fermi della radio. Il loro ultimo album, Street Survivors, era appena stato pubblicato con grande successo di critica e pubblico. Il loro nuovo ambizioso tour, a pochi giorni di distanza, assicurò il tutto esaurito.




Poi in un attimo la tragedia devastante

Quello stesso giorno del 20 ottobre, alle 18:42, il pilota dell’aereo Convair 240 noleggiato dai Lynyrd Skynyrd comunicò via radio che il velivolo era pericolosamente a corto di carburante. Meno di dieci minuti dopo, l’aereo si schiantò in un boschetto densamente boscoso nel mezzo di una palude. L’incidente, che uccise Ronnie VanZant, il chitarrista Steve Gaines, la cantante Cassie Gaines, il road manager Dean Kilpatrick e ferì gravemente il resto della band e della crew, frantumò la stella nascente degli Skynyrd. Tutti i componenti dei Lynyrd Skynyrd avevano incontrato un tragico destino.

Dopo diversi anni di recupero, i sopravvissuti all’incidente sentirono che era il momento giusto per un altro tentativo. Gary Rossington e Allen Collins si erano esibiti in alcune jam speciali, e lentamente iniziarono a pianificare una nuova band. Nelle settimane successive firmarono per i sopravvissuti degli Skynyrd Billy Powell e Leon Wilkeson e altri musicisti locali, anche se la scelta di un cantante solista per la nuova band rimase poco convinta. Rendendosi conto che qualsiasi cantante si sarebbe trovato di fronte a inevitabili paragoni con Ronnie VanZant, Allen e Gary scelsero Dale Krantz, una cantante di supporto femminile coraggiosa. Questo cambiamento distinse la band di Rossington Collins quando nel 1980 la Rossington-Collins Band debuttò nel giugno 1980 con l’album Anytime, Anyplace, Anywhere. Spinto da canzoni come “Getaway” e “Don’t Misunderstand Me“, l’album vendette più di un milione di copie e la band andò in tour con un pubblico entusiasta e il tutto esaurito. Tuttavia il successivo sforzo della band del 1981 inciampò sul mercato nonostante fosse ben accolto dalla critica.

Dale Krantz

La tragedia colpì di nuovo la vita di Allen proprio quando la Rossington Collins Band iniziò. Durante i primi giorni dello stressante tour di debutto, la moglie di Allen, Kathy, morì costringendo la cancellazione del tour.

Insieme agli effetti persistenti della perdita dei suoi amici nell’incidente aereo, la morte di Kathy devastò Allen. Tuttavia, l’attrazione di creare musica era troppo forte perché Allen potesse allontanarsene. Anche quando Gary Rossington e Dale Krantz lasciarono la Rossington Collins Band, Allen continuò a formare la Allen Collins Band nel 1983. Allen originariamente voleva il nome Horsepower per la sua band, ma poco dopo aver completato l’artwork del nuovo album appresero che il nome era già usato. Il loro unico album, Here, There and Back, incontrò una notevole approvazione da parte dei fan, ma poco supporto da parte della MCA Records che abbandonò la band poco dopo l’uscita dell’album.




La tragedia per Allen purtroppo proseguì ancora una volta nel 1986

Guidando vicino alla sua casa a Jacksonville, Allen si schiantò con la sua auto in un incidente che uccise la sua ragazza e lo lasciò permanentemente paralizzato dalla vita in giù. Le ferite limitavano anche l’uso della parte superiore del corpo e delle braccia. In seguito dichiarò di non contestare l’omicidio colposo.

Durante il tour tributo ai Lynyrd Skynyrd del 1987 Allen lavorò come direttore musicale, selezionando le scalette, arrangiando le canzoni e preparando il palco. Tuttavia, rimanere in disparte mentre la sua band era al centro della scena si rivelò dolorosissimo per il chitarrista. Ma in parte, Allen trasse dal suo incidente d’auto, un insegnamento chiedendo di usare la sua fama e influenza per avvertire i ragazzi dei pericoli della guida in stato di ebbrezza. Allen usò il tour Tribute per salire sul palco e far sapere ai suoi fan il motivo per cui non poteva suonare con gli Skynyrd . Un messaggio potente che pochi fan dimenticheranno.

Nel 1989, Allen sviluppò la polmonite a causa della diminuzione della capacità polmonare dovuta alla paralisi. Entrò in ospedale a settembre dove morì il 23 gennaio 1990.

A lungo considerato uno dei migliori chitarristi rock, Allen Collins è stato il cuore dell’anima di Ronnie VanZant nei Lynyrd Skynyrd.

Il modo unico e infuocato di suonare la chitarra di Allen e il potente songwriting hanno contribuito ad assicurare il posto dei Lynyrd Skynyrd nella storia del rock and roll.

Gloria Berloso