Archive for settembre, 2026

settembre 30, 2026

Max Manfredi, Premio Tenco per la Carriera nell’Anno 2026

Testo di Gloria Berloso

photo by Gloria Berloso

Max Manfredi

“Non avrei nemmeno pensato – dice Max Manfredi – di fare il mestiere del cantautore. Anche se dubito che avrei trovato un lavoro “onesto”. La laurea in tedesco l’ho presa, ma non l’ho nemmeno ritirata dalla segreteria. Invece sono andato al Club Tenco e lì ho scommesso sul mio futuro, nel senso che ho deciso di non fare altro se non le cose cui tenevo, e che so di poter fare bene, indipendentemente dai buoni esempi e dai molti cattivi. Se io poi abbia vinto, non lo so, diciamo che finora c’è stato un bel pareggio”.

Un po’ di storia

Luigi Tenco nacque a Cassine il 21 marzo 1938, il primo giorno di primavera, ma fu anche un anno drammatico che precedette lo scoppio di una guerra tanto devastante quanto crudele per milioni di persone. Tenco era il cantautore più strettamente legato alla scuola genovese di Gino Paoli e Bruno Lauzi, ed è probabilmente il più amato e ricordato dopo la sua tragica morte a Sanremo nel 1967. Le sue canzoni erano sempre audaci, poiché affrontavano tematiche sociali piuttosto che semplici temi romantici, come la brillante «Mi sono innamorato di te» («Mi sono innamorato di te» – perché non avevo altro da fare). Tenco fu il primo a sperimentare uno stile poetico caratterizzato da una melodia che si discostava dallo stile tipico italiano. Le canzoni di Luigi Tenco sono dirette, a volte taglienti. Sono tutte caratterizzate da uno stile poetico travolgente, in cui la musica è protagonista e si fonde con il suo timbro vocale sensuale e raro – un po’ triste, ma in amore, come sappiamo, c’è sempre un’aria di rassegnazione quando le cose non vanno come previsto.

Gli anni passano, le canzoni rimangono e i successi del passato non svaniscono mai. I suoi testi sono ricchi di riferimenti letterari, con influenze dal folk, dal blues e dalla musica popolare. In sua memoria, nel 1974 è stato istituito il Premio Tenco, assegnato a Leo Ferrè, Sergio Endrigo, Giorgio Gaber, Domenico Modugno e Gino Paoli.

1974

Il Club Tenco, fondato e animato da Amilcare Rambaldi, floricultore, ex partigiano e appassionato di musica.

Siamo ormai nel 2026. E il Club Tenco assegna il Premio Tenco alla carriera a Massimo Manfredi, nato a Genova il 7 dicembre 1956. Max è stato il precursore della nuova generazione di cantautori genovesi fin dagli anni ’90. È l’esempio per eccellenza di come si possano creare canzoni senza affidarsi a un genere specifico, esplorando il proprio linguaggio musicale pur rimanendo aperto a quello degli altri. Poterlo ascoltare è sempre un’occasione preziosa e, per chi ancora non lo conosce, ascoltarlo può rivelarsi un incontro fortunato e illuminante.

Dai suoi primissimi dischi fino al monumentale album *Luna persa*, Max Manfredi è stato attratto dalla figura del commesso viaggiatore che parla attraverso le sue canzoni. Il commesso viaggiatore de *Il Disgelo*, come quello di *Luna persa*, gira l’Italia e l’Europa. La sua è un’Europa cristallizzata, che si riflette nei suoi ritmi inutilmente e scioccamente frenetici e nella sua mediocrità obbligatoria mascherata da esigenze comunicative. Presente sulla scena da molti anni, Max Manfredi ha raccontato storie di viaggi, del tempo, di paesi e città, storie d’amore e di disillusione. Ha evocato scene di mezzogiorno o di crepuscolo in cui bastava un semplice accenno di abbandono per riconoscersi. E lo ha fatto accompagnato da musicisti di diversa provenienza, eccezionali per tecnica e grande passione. Nel corso degli anni, attorno a lui si è sviluppato un vero e proprio seguito di culto, sin dalle sue vittorie alle TARGHE TENCO e al Premio Recanati.

“Ma adesso è arrivata l’ora
Dei fuochi d’artificio
Nello stupore dei bengala
Nell’esplosione del finale
Voglio vedere chi è che pugnala
Il suo eterno rivale
Perché la villa era deserta
Di nuovo la mattina
E non capivo se fosse ancora in costruzione
O già in rovina
E mi chiedevo a un filo di sole
Nella sala diroccata
Se c’era stata mai vita lì dentro
O se me l’ero immaginata”

Discografia
1990 – Le parole del gatto (BMG/Cantare in italiano, ZD 74725)
1994 – Max (BMG/Cantare in italiano, 74321 18835-2)
2001 – L’intagliatore di santi (Storie di note, SDN 012)
2004 – Live in blu (Storie di note, SDN 042)
2008 – Luna persa (Ala Bianca, ABR 128553984-2)
2014 – Dremong (Primigenia Produzioni/Gutenberg Music 3009)
2021 – Il grido della fata (Maremmano Records/Vibrisse Studio)

Riconoscimenti
1990 Premio Città di Recanati
1990 Targa Tenco per la miglior opera prima assegnata a “Le parole del gatto”
1997 Premio Regione Liguria 2005 Premio Lunezia DOC
2005 Premio Lo Cascio
2009 Premio Lunezia Canzone d’Autore assegnato a Luna persa
2009 Targa Tenco per il miglior disco dell’anno assegnata a Luna Persa 2017 Premio Civilia 2026 Premio Tenco alla Carriera

settembre 3, 2026

Il silenzio dell’industria e il furto dell’anima: il caso di Zeki e il declino dell’etica musicale

Quando le istituzioni e gli addetti ai lavori restano in silenzio, la scrittura pubblica diventa l’unico strumento per rompere il muro dell’indifferenza.

Negli ultimi anni ho lanciato ripetuti appelli a istituzioni, critici e figure influenti del mondo culturale. Ho chiesto di guardare, di ascoltare e di intervenire per difendere l’etica nella musica. La risposta? Un silenzio assordante. Questo silenzio, però, non è neutralità: è complicità con un sistema che sta consumando, fuori da ogni regola morale e senza alcuna anima, l’esistenza e la carriera di un vero innovatore.

La storia di Zeki è lo specchio di una realtà culturale drammatica, dove il talento pionieristico viene prima ignorato, poi plagiato e infine sistematicamente cancellato. Trent’anni fa, a soli diciotto anni, Zeki ha rivoluzionato il linguaggio del bağlama, portando lo strumento verso una dimensione universale con una tecnica straordinariamente avanzata. Oggi, quello stesso ambiente musicale che lo ha boicottato per decenni ha improvvisamente bisogno delle sue innovazioni. Ma invece di riconoscerne il merito, preferisce finanziare e promuovere nuove figure, costruendo a tavolino narrazioni che ne copiano lo stile, nel tentativo deliberato di cancellare il nome di Zeki dalla storia della musica.

Questo non è solo un conflitto artistico o editoriale; è un attacco feroce che ha superato i confini del palcoscenico per trasferirsi nelle aule di tribunale, attraverso processi logoranti e perizie infinite che stanno consumando la salute stessa del musicista. Quando la pressione psicologica e l’ingiustizia sistematica arrivano a spegnere la musica – portando un artista a non prendere più in mano il proprio strumento – significa che l’intero sistema ha fallito.

La cultura non può ridursi a un gioco di marketing e cancellazione. Chiunque ami la musica ha il dovere morale di difendere l’etica, il merito e l’onestà intellettuale. Continuare a tacere di fronte all’isolamento di un artista significa accettare che la musica perda la sua anima. Zeki non è solo un musicista da difendere: è il simbolo di una dignità culturale che non possiamo permetterci di perdere.


Cosa possiamo fare, oggi, per rompere questo silenzio?

L’indifferenza delle istituzioni si sconfigge solo con la pressione collettiva. Non permettiamo che la storia di Zeki venga riscritta nell’ombra. Per questo, chiedo a ciascuno di voi di fare la propria parte:

  • Condividete questo articolo e la sua storia: Usate i vostri canali social per far viaggiare la verità. Più la voce si diffonde, più sarà difficile ignorarla.
  • In Turchia, un artista rivoluzionario del bağlama, Zeki Çağlar Namlı, sta subendo un sistematico silenzio e una cancellazione culturale da parte delle comunità artistiche e accademiche. Nonostante la sua formazione formale nella musica folk tradizionale turca, Namlı ha a lungo sostenuto una comprensione olistica della musica, trascendendo i confini rigidi e abbracciando l’innovazione. Il suo contributo al bağlama, uno strumento anatolico profondamente radicato, è rivoluzionario e unico.
  • Ascoltate e parlate del vero patrimonio di Zeki: Cercate la sua musica, rispolverate le sue vecchie registrazioni e fate conoscere alle nuove generazioni (anche alla Generazione Z, così distante dai canali tradizionali) chi ha davvero rivoluzionato il linguaggio del bağlama trent’anni fa.
  • https://ilblogfolk.com/2015/10/10/zeki-caglar-namli-linventore-dello-stereo-naturale-su-chitarra-e-baglama/
  • Chiedete conto a chi ha il potere di cambiare le cose: Se siete giornalisti, critici musicali, musicisti o appassionati, sollevate il caso. Scrivete alle testate culturali, commentate e pretendete che il merito e l’etica tornino al centro del dibattito musicale.
  • https://ilblogfolk.com/2025/09/15/un-appello-alla-giustizia-nella-musica-turca-il-caso-di-zeki-caglar-namli/

La musica di Zeki si è spenta per via del dolore, ma la nostra voce può riaccendere i riflettori sulla sua verità. Non restate a guardare: schieratevi dalla parte dell’onestà artistica.

Gloria Berloso – Autore testi