Testo di Gloria Berloso – 23 ottobre 2026
Sappiamo come la guerra ovvero la violenza trasformata in istituzione, si nutra dell’opposizione e dell’odio tra culture e nazioni, lacerando l’unità dell’umanità; sappiamo come la guerra si basi sulla costruzione ideologica del nemico per scatenarsi con auto-giustificazione e fervore assoluto contro il male e l’errore degli altri. Sappiamo, d’altra parte, quanto l’ascolto, il dialogo e le relazioni tra le culture possano placare quel fuoco e quelle bombe, e costruire ponti di comunicazione tra le diverse forme di vita umana.
La musica folk ha il potere di cambiare il mondo.
Nella storia della musica folk americana, pochi artisti hanno influenzato il mondo al di là dell’ambito della musica folk con la stessa forza di Pete Seeger. Dagli Almanac Singers (che si dedicavano alle canzoni dei lavoratori) ai Weavers (che hanno portato il folk nel mainstream) e nel corso dei decenni della sua carriera da solista, Pete ha scritto e interpretato innumerevoli canzoni con un unico, grande obiettivo: far cantare le persone tutte insieme. Pete ha usato la musica fino alla fine dei suoi 94 anni per unire le persone attorno all’idea che potessero avere qualcosa in comune.

Il movimento politico generazionale mira a recuperare un modo di fare la storia che va ben oltre l’età cronologica di chi vi prende parte. Si tratta di un approccio che affonda le sue radici nella lunga storia delle rivolte popolari rivoluzionarie. In questo ottobre 2026 questi due elementi si sono uniti: una rivolta giovanile e la riscoperta di una forma politica tipica delle rivolte e delle insurrezioni. Se la guerra è un costrutto culturale, allora anche la pace deve essere costruita attraverso la cultura. L’ascolto e il dialogo non sono gesti di debolezza o di tolleranza passiva, ma atti politici e filosofici di resistenza pertanto creare «ponti di comunicazione tra diverse forme di vita umana» significa accettare la complessità e rifiutare le semplificazioni della retorica bellica. Attraverso lo scambio culturale, l’arte, la letteratura e il dibattito filosofico, gli individui scoprono che i valori degli altri non sono necessariamente una minaccia, ma un’espressione diversa dell’esperienza umana. Il dialogo ci permette di squarciare il velo dell’ideologia, rivelando le vulnerabilità e i desideri condivisi che uniscono i popoli al di là dei confini geografici e politici.
La musica folk ha questo dono raro: sa raccontare il dolore senza perderne la dignità, sa sfidare l’ingiustizia con poesia, e sa trasformare la rabbia in un canto che fa pensare.
La musica è anche atto di coraggio e impegno civile.
La musica è la poesia della vita; è lo spirito di qualcosa. È l’essenza dell’arte. È così tante cose.

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