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gennaio 13, 2013

La tragedia del Mattmark e la canzone popolare

Valle di Saas, Canton Vallese: sono le 17.15 del 30 agosto 1965 quando una massa di due milioni di metri cubi si stacca dal ghiacciaio di Allalin e precipita sul cantiere allestito per la costruzione della diga di Mattmark. 88 lavoratori perdono la vita. Gli alloggi vengono completamente sotterrati dall’immensa massa di ghiaccio. Pochi istanti prima della tragedia i lavoratori sentono il sinistro scricchiolio della lingua di ghiaccio che si stacca e istintivamente corrono verso le baracche alla ricerca di un rifugio. Ma la loro è una corsa verso la morte. Rimangono sepolti sotto 50 metri di ghiaccio. Il recupero delle salme è estremamente difficile.

Delle 88 persone rimaste uccise 56 sono italiani, molti originari della provincia di Belluno, 24 svizzeri, 3 spagnoli, 2 austriaci, 2 tedeschi e un apolide. Osvaldo D. è fortunato, se la cava con qualche ferita lieve: stavo caricando un veicolo quando ho sentito il ghiaccio precipitare, poi il nulla, racconterà più tardi al giornale della Federazione dei Lavoratori dell’edilizia e del legno (Flel). La tragedia di Mattmark suscita scalpore in tutta Europa. E’  la più  grave catastrofe della storia svizzera dell’edilizia. Da tutto il mondo giungono dichiarazioni di solidarietà. I sindacati italiani inviano telegrammi di condoglianze. Il 9 settembre il consigliere federale Hans-Peter Tschudi commemora le vittime in una messa funebre a Saas Grund. La Catena della solidarietà e il Soccorso operaio svizzero raccolgono numerose donazioni. Anche la Flel e il Canton Vallese intervengono mettendo a disposizione dei contributi per far fronte all’emergenza.

Elektrowatt sotto pressione

All’inizio la tragedia viene ricondotta ad una catastrofe naturale. I titoli dei giornali parlano di forza della montagna e di destino, morte e distruzione. Poco dopo iniziano però a farsi strada le prime riflessioni sull’efficacia delle misure di sicurezza adottate. Nel documento Vittime del lavoro l’Unione sindacale svizzera (Uss) scrive: dovremo pur chiederci se sono state adottate tutte le misure necessarie. Il ghiacciaio di Allalin è  sempre stato noto per la sua instabilità; eppure gli alloggi dei lavoratori sono stati costruiti proprio sotto il ghiacciaio, in una zona ad alto rischio. Il 17 settembre parte l’inchiesta ufficiale e vengono ordinate le prime perizie. La committente, l’Elektrowatt Ag, finisce sotto pressione. L’ombra della responsabilità  grava però anche sull’Istituto nazionale svizzero dell’assicurazione infortuni (Insai, oggi Suva) e sulle autorità vallesane competenti per il rilascio delle autorizzazioni.
La Flel solleva domande critiche, ma al tempo stesso non vuole formulare accuse precipitose contro l’azienda committente. Poco dopo la tragedia la direzione dei lavori decide la continuazione della costruzione della diga anche nella zona a rischio. La Flel reagisce esprimendo delle riserve, si astiene però da un’aperta opposizione. Le voci di critica si moltiplicano invece all’estero, soprattutto in Italia. Le cause della tragedia che è costata la vita a 88 persone vengono identificate nelle lacune delle misure di sicurezza. Le numerose iniziative volte a raccogliere donazioni fanno inoltre avanzare il sospetto che le famiglie delle vittime vengano lasciate alla mercé della miseria. La Flel e l’Uss correggono la loro rotta e pubblicano lunghi articoli sui diritti assicurativi e pensionistici dei migranti. Contemporaneamente lanciano anche il dibattito sui rischi di infortunio e malattia legati al mondo del lavoro.

La vergogna dell’assoluzione

I tempi dell’inchiesta penale sono lunghissimi. Dopo quattro anni il processo penale non è ancora stato avviato. Il quotidiano Tages-Anzeiger accusa le autorità vallesane di non essere all?altezza di un caso così complesso. In effetti la prima udienza viene fissata solo sei anni e mezzo dopo la tragedia. Il 22 febbraio 1972 diciassette imputati  tra cui direttori, ingegneri e 2 funzionari Suva , sono chiamati a rispondere delle loro azioni di fronte al Tribunale distrettuale di Visp. Gli occhi della stampa mondiale sono puntati sul processo. Il capo d’accusa è omicidio colposo. La pena massima richiesta dal procuratore pubblico  è per il solo il pagamento di multe da mille a 2 mila franchi. L’opinione pubblica è incredula e accoglie la notizia con severe critiche. Una settimana dopo il tribunale assolve tutti gli imputati: la catastrofe non era prevedibile. Nella motivazione della sentenza il tribunale spiega che una valanga di ghiaccio rappresenta una possibilità  troppo remota per essere presa ragionevolmente in considerazione.
Forti ondate di critiche si levano in tutto il Paese e anche all’estero. Le sentenze sono considerate ingiuste dall’intera opinione pubblica. Anche il presidente della Flel Ezio Canonica commenta la decisione del tribunale: troppo spesso i cosiddetti lavoratori di seconda classe vengono duramente colpiti da infortuni sul posto di lavoro; non possiamo che reagire con una severa protesta. Il 18 marzo 1972 migliaia di migranti scendono in strada a Ginevra. Chiedono giustizia per le vittime di Mattmark e denunciano il disprezzo per la vita dei lavoratori. Ezio Canonica presenta un’interpellanza al Consiglio nazionale, denunciando la prassi dei blandi controlli della Suva e anche la volontà di risparmiare costi e tenere bassi i premi, a prezzo della salute e della vita dei lavoratori.

Fatale fiducia nella scienza

Nell’agosto del 1972 il segretario della Flel Karl Aeschbach pubblica un rapporto dettagliato sulle cause della catastrofe di Mattmark. Aeschbach giunge alla conclusione che gli ingegneri, data la loro specializzazione unilaterale, non possedevano le conoscenze necessarie per individuare i veri pericoli. Erano inoltre stati ignorati i timori dei lavoratori. La tragedia era infine stata causata da una serie di omissioni, come ad esempio la mancata sorveglianza fotogrammetrica del ghiacciaio. Aeschbach scrive: la catastrofe di Mattmark è stata una vera e propria catastrofe naturale; il numero delle vittime non sarebbe però stato così  alto se non fossero intervenuti anche una serie di fattori umani. Aeschbach cita in particolar modo la strategia di profitto dei costruttori, intenzionati a terminare la diga prima dell’arrivo dell’inverno. Sul banco d’accusa non finisce allora solo l’azienda costruttrice, ma anche l’avidità di profitto, la fiducia nella scienza e il delirio d’onnipotenza di un’intera epoca.
Contro la sentenza viene presentato un ricorso al Tribunale cantonale di Sion. Alla fine del mese di settembre 1972 i tre giorni di udienza si concludono ancora una volta con l’assoluzione di tutti gli imputati. Anche la seconda istanza conferma dunque la tesi dell?imprevedibilità della catastrofe. E ancora una volta la reazione della stampa italiana è molto dura. La decisione con cui i familiari dei ricorrenti vengono obbligati a pagare la metà delle spese processuali suscita una profonda ondata d’indignazione: le famiglie delle vittime si ritrovano a dover versare al canton Vallese 3 mila franchi. Il codice di procedura penale vallesano prevede infatti che la metà delle spese processuali siano a carico della parte soccombente. L’effetto simbolico è devastante. La Svizzera entra nell’immaginario collettivo come un Paese arrogante e crudele.

Indignazione in Italia

Nel Parlamento italiano le voci critiche vedono nella sentenza una conferma dei pregiudizi elvetici contro i migranti. Il giornale protestante Nuovi Tempi lancia un appello alle chiese svizzere, affinché prendano le dovute distanze dalla scandalosa sentenza. Con grande sdegno il giornale ricorda che negli ultimi dieci anni un alto numero di  lavoratori italiani hanno perso la vita in Svizzera. I tre grandi sindacati italiani Cgil, Cisl e Uil protestano uniti contro una sentenza che definiscono inaccettabile. Il Governo italiano si dichiara pronto a farsi carico delle spese processuali tramite il fondo del consolato per la tutela giuridica costituito presso l’Ambasciata italiana a Berna. La giustizia vallesana non prende neanche in considerazione una remissione delle spese a favore delle famiglie delle vittime.

(fonte certa)

Una canzone sulla tragedia di Mattmark è stata scritta e pubblicata da Luigi Grechi nel bellissimo LP Accusato di libertà, 1976

Testo di Mattmark

Fa più caldo stasera
fra la roccia e la neve
E’ contento Giuseppe
del vino che beve

Fra i compagni stasera
c’è aria di festa
Ed il vino di casa
da’ un poco alla testa

Guarda lì sul tuo letto
quella foto di Rita
Questa sera mi sembra
proprio che rida

Lei che era sempre
così timida e seria
Ma guardala un po’
porca miseria…

L’hai lasciata da un pezzo
per venire quaggiù
Per mandarle ogni mese
qualcosa di più

Ma il più non bastava
già da molti anni
Lei rideva di meno
e stirava più panni

Fa più caldo stasera
tra la roccia e la neve
E’ contento Giuseppe
del vino che beve

Sta in festa Giuseppe
che è l’ultima volta
Sta in festa Giuseppe
che il nemico ti ascolta

E il nemico lì fuori
è la grande montagna
Mattmark è il suo nome
vento caldo la bagna

E fu l’ultimo canto
a coprire quel tuono
Che vi tolse anche il tempo
di chiedere perdono

Fa più caldo stasera
tra la roccia e la neve
E’ contento Giuseppe
del vino che beve

Fra i compagni stasera
c’è aria di festa
Ed il vino di casa
da’ un poco alla testa

 

gennaio 13, 2013

Cultura ed arte: ” Le sculture di ghiaccio a Londra” e “La città ad Harbin in Cina”

Il tema di quest’anno a Londra è la missione NASA su

Marte

The Ice Sculpting Festival è uno dei festival invernali più importanti di Londra, che si svolge nella zona di Canary Wharf, nell’East End. Il festival è iniziato l’11 gennaio e finisce oggi 13 gennaio: è una gara internazionale tra squadre di scultori, che quest’anno provengono da Regno Unito, Stati Uniti, Francia, Ungheria, Spagna, Svezia, Olanda, Lituania, Belgio e Portogallo.

Il tema dell’edizione 2013 è la missione della NASA su Marte, dal titolo “The Wonders Of The Universe and Infinity”. Nelle gare di coppia gli scultori devono trasformare un blocco di ghiaccio alto circa due metri, mentre nella gara singola il blocco di ghiaccio è di un metro. Entrambe le gare sono a tempo. Durante il festival si sono anche altre attività per i visitatori: per esempio c’è la possibilità di giocare a scacchi di ghiaccio, fare corsi di scultura di ghiaccio e laboratori per bambini. Alla fine del festival ci sarà uno spettacolo con le luci laser che illumineranno le varie sculture realizzate dagli artisti.

BRITAIN - ART - ICE

Il Festival internazionale della scultura di ghiaccio e di neve si svolge ogni anno dal 1984 nella città di Harbin, una grande città industriale nel nordest della Cina, al confine con la Siberia. In occasione del festival viene costruita un’intera città fatta di sculture di ghiaccio, illuminate con luci colorate.  Il festival andrà avanti per un mese circa, anche se la città ghiacciata solitamente rimane aperta finché le temperature lo permettono.

In questo periodo nella città di Harbin la temperatura è intorno ai meno venti gradi centigradi. Il villaggio di ghiaccio si estende per 750 mila metri quadrati e il ghiaccio usato è intorno ai 180 mila metri cubi, con 150 mila metri cubi di neve. Per l’edizione di quest’anno, i lavoratori impiegati a costruire la struttura sono stati oltre settemila.

Oltre a girare la città di ghiaccio e assistere agli spettacoli pirotecnici, i visitatori possono scendere per i lunghi scivoli di ghiaccio. Durante il festival ci sono anche gare di scultura di ghiaccio e neve: artisti provenienti da tutto il mondo costruiscono le proprie opere con seghe elettriche, martelli e scalpelli.

CHINA-LEISURE-ICE FESTIVAL

Per chi il freddo lo sopporta è uno spettacolo assicurato!

gennaio 10, 2013

“E’ UN UOMO” EVENTO-SPETTACOLO DA UN’IDEA DI PIER MAZZOLENI

GIOVEDì 17 GENNAIO 2013 – BUSSOLENGO (VERONA)

VENERDì 18 GENNAIO – GAMBOLO’ (PAVIA)

PROSEGUE

IL TOUR TEATRALE DI

 

“E’ UN UOMO”

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Ha debuttato il 20 dicembre a Bergamo in un caloroso e affollato Auditorium di Piazza della Libertà, nel cuore della sua città d’origine: giovedì 17 gennaio alle ore 21 Pier Mazzoleni (www.piermazzoleni.it) sarà a Bussolengo (Verona) al Teatro Parrocchiale di Santa Maria Maggiore, e il giorno successivo, venerdì 18 gennaio sempre alle 21 a Gambolò (Pavia) all’Auditorium comunale per due nuove tappe del tour teatrale “E’ un Uomo”.

Affiancato dai musicisti Alberto Sonzogni e Dudù Kouate, in un’alternanza tra pianoforte e momenti recitati Pier Mazzoleni porta sul palco la figura di uomo “nudo”, solo con le sue emozioni, le esperienze, gli amori, le speranze, i sogni e i ricordi.

La formula Canzone in palcoscenico, coniata da Mazzoleni, si propone di portare in scena la quotidianità osservata minuziosamente con gli occhi dell’autorecantante-musicista e interprete-narratore di alcuni testi.

Prossima data: 20 febbraio Asola (Mantova) Cinema San Carlo. Il calendario è in aggiornamento con altre date in via di definizione.

 

Una produzione di Associazione Oltremusica, “E’ un uomo” è un evento la cui “teatralità” è a cura di Silvia Barbieri, regista e autrice Rai.

In scaletta, canzoni tratte dai tre album di Pier Mazzoleni “L’isola canzoni d’autore” (Splasch/ IRD), “La tua vera identità” (Mc Harmony), “La tua strada” (Odd Times Records/ Egea), più due inediti dell’autore.

In un’ora e mezza di spettacolo, lo spettatore viene preso per mano e accompagnato verso riflessioni ora cantate e ora recitate, non banali e non assolute; lo si fa principalmente con il repertorio di canzoni d’autore presentate in una chiave essenziale e istrionica, con arrangiamenti duttili e al tempo stesso non pesanti.

I testi vanno ascoltati e assaporati lenti, come un vino di buona gradazione.

La produzione testuale di Mazzoleni è ricca di spunti e metafore, che lasciano spazio a diverse interpretazioni. Gli arrangiamenti musicali sono creativi e il gioco di luci sottolinea certi momenti.

Gli strumenti in campo sono la cornice adatta. Oltre a quelli noti, sul palco la presenza di alcuni strumenti musicali non convenzionali (la fisarmonica, il flauto africano, il liuto berbero/ xalam, l’Udu, le campane tibetane, le percussioni etniche usate anche come rumori), cala l’ascoltatore in una magica atmosfera che i due pianoforti tendono ad arricchire.

musicisti che lo accompagnano, Alberto Sonzogni e Dudù Kouate, da tempo suoi collaboratori, sono parte di mondi anche differenti tra loro e, proprio per questo, integrano vicissitudini e antitesi che sono una delle chiavi di lettura dello spettacolo.

Partner dell’evento l’Associazione Prometeo www.associazioneprometeo.org/ di Massimiliano Frassi che si occupa di lotta alla pedofilia, di infanzia negata, di abusi sui minori: buona parte dell’incasso della vendita biglietti sarà devoluta a questa importante realtà che da tanti anni opera nel territorio bergamasco.

 

Indirizzi:

17 gennaio Bussolengo (Verona), Teatro Parrocchiale di Santa Maria Maggiore, Piazza Nuova n.3

18 gennaio Gambolò (Pavia) Auditorium comunale, Via Garibaldi

Info biglietti:

Posto unico, 11€

I biglietti si possono prenotare scrivendo alla mail concerti@piermazzoleni.it, o si possono acquistare la stessa sera del concerto presso la biglietteria del teatro.

Crediti:

Produzione di Associazione Oltremusica

Regia di Silvia Barbieri

Musiche e testi originali di Pier Mazzoleni

Adattamento dei testi recitati di Silvia Barbieri

Scenografie di Silvia Barbieri e Pier Mazzoleni

Curatore artistico Pier Mazzoleni

Fotografie di Giovanni Rabaglio

Sul palco Pier Mazzoleni, Alberto Sonzogni, Dudù Kouate

 

“Un’arte può progredire verso la maturità solo mostrando i primi passi, i secondi passi, tutti i suoi passi.

Il progresso di un’arte implica l’artista.”

(Estratto da “Presentazione di uno spettacolo” di Etienne Decroux)

gennaio 5, 2013

EPIFANIA

Michelangelo Buonarroti, Epifania , un disegno

Roma, Italia, intorno al 1550-1553 dC

Questo fumetto è disegnato con il gesso nero su 26 fogli di carta ed è più di due metri di altezza. E ‘stato utilizzato per un dipinto incompiuto dal biografo di Michelangelo, Ascanio Condivi (circa 1525-1574), che è ora in Casa Buonarroti, Firenze.

Un cartone animato è un disegno preparatorio finale sulla stessa scala come il dipinto finito o altra opera d’arte. La parola deriva da quello italiano per un grande foglio di carta: cartone . Questo è uno dei due soli sopravvissuti cartoni di Michelangelo.

Il vecchio Michelangelo, poi nella sua metà degli anni ’70, ha numerose modifiche alle figure, come ad esempio nella posizione della testa del Gesù Bambino.Il cartone animato è registrato in studio di Michelangelo dopo la sua morte nel 1564. E ‘stato erroneamente descritto poi come Epifania (l’adorazione di Cristo appena nato dai tre re). Il soggetto rimane misterioso, ma la posizione di Cristo fra le gambe di sua madre (osservato a destra dal Battista Infant) suggerisce che uno dei suoi temi era la sua incarnazione miracolosa.

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Dono di John Malcolm Wingfield

 

PD 1895-9-15-518

Stanza 90

La composizione mostra la Vergine Maria , con il Bambino Gesù seduto tra le sue gambe. Una figura maschio adulto a destra, probabilmente San Giuseppe , viene spinto via da Maria. Di fronte a lui è il bambino di San Giovanni Battista . La figura adulta in piedi a sinistra di Maria è identificato, come lo sono altre figure appena visibili sullo sfondo. Michelangelo ripetutamente modificato la composizione e le sue forme, come emerge in alterazioni del Cartoon. La composizione è stato originariamente pensato per essere dei Re Magi , che può essere il motivo per il titolo, ma ora è inteso come un riferimento ai fratelli di Cristo menzionati nei Vangeli (spiegata da San Epiphanias -un’altra possibile fonte per i figli il titolo, come Giuseppe da un precedente matrimonio, e, quindi, di Maria figliastri, lasciando il loro matrimonio non consumato, da cui la spingeva via Giuseppe e Maria, sempre vergine ).  Il fumetto è in mostra nella Galleria 90 del Museo.

M. Hirst, Michelangelo ei suoi disegni (New Haven-London, Yale University Press, 1988)

M. Royalton-Kisch, H. Chapman e S. Coppel, disegni di antichi maestri dal M , scarico. cat. (Londra, The British Museum Press, 1996)

J. Wilde, disegni italiani nel Depa-2 (Londra, The British Museum Press, 1953)

JA Gere e N. Turner, disegni di Michelangelo in th , scarico. cat. (Londra, The British Museum Press, 1975)

dicembre 19, 2012

Q-Blues al teatro Miotto: una “Synthesis” felice fra rock e blues dei tempi d’oro.

Teatro Miotto
Spilimbergo – FRIULI VENEZIA GIULIA
Venerdì 21 dicembre ore 21:00

Q-BLUES
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Prendete quattro “giovanotti” decisamente stagionati ma incredibilmente dinamici che negli anni Sessanta e Settanta, quando ancora avevano più capelli e meno chili, facevano impazzire le sale da ballo tra Friuli e Veneto. Aggiungete una pinta di passione mai sopita per il rock-blues degli anni d’oro, quello di Winwood e Capaldi, di Hendrix e Clapton, di J. J. Cale e Otis Rush… E come se il tempo si fosse fermato, eccoli di ritorno: adesso si chiamano Q-Blues, dove la Q (con un eccesso di modestia) sta per “Quasi”. Rudy Bremer (chitarra, piano, organo Hammond), Massimo Tracanelli (voce e tastiere), Charlie Merluzzi (batteria e percussioni), Maurizio De Marchi (basso) con la collaborazione di Arno Barzan formano la line-up della band in questo lavoro: un disco che racchiude nel titolo il messaggio di una sintesi fra passato e presente, fra brani storici che tutti abbiamo memorizzato negli anni e che ora tornano a nuova vita e brillantezza grazie al lavoro di una band di amici –soprattutto- che dopo aver regalato buona musica dal vivo all’intero Nord-Est si cimenta in un debutto discografico che segna un punto di arrivo e di ripartenza verso una seconda gioventù.

Quasi un’ora di nettare per le orecchie di un’intera generazione di “rockettari” di ogni età che non mancherà di riconoscersi in un disco che è specchio fedele della grande epopea del rock di qualche decennio fa.

Il concerto di venerdì 21 dicembre al teatro Miotto di Spilimbergo offrirà a tutti i vecchi fan e agli appassionati del genere un’occasione per vedere dal vivo i vecchi leoni. Li accoglierà una sala per l’occasione allestita come sala da ballo, senza poltrone per lasciare libero sofogo alla voglia di divertirsi e anche di ballare.

Q-Blues – “Synthesis” – Folkest Dischi (distribuzione Cni) – DF91, 2012.

novembre 26, 2012

ELSA MARTIN VINCE IL PREMIO ANDREA PARODI

CAGLIARI CAPITALE DELLA WORLD MUSIC DAL 22 AL 24 NOVEMBRE

Per tre giorni, dal 22 al 24 novembre, Cagliari è diventata capitale della World Music con la quinta edizione del Premio Andrea Parodi, dedicato all’indimenticato cantante e musicista sardo. A vincere è stata la friulana Elsa Martin (con “Dentrifûr”), che si è aggiudicata anche il Premio della critica. La menzione per il miglior testo è andata a Erica Boschiero, quella per la migliore musica ancora a Elsa Martin, quelle per il miglior arrangiamento e per la migliore interpretazione a Simona Colonna. Sono stati assegnati anche due nuovi premi, non ufficiali: quello dei concorrenti stessi, che è andato a Simona Colonna, e quello dei bambini presenti in sala, di nuovo alla Martin.

Nelle serate, presentate da Carlo Massarini, il pubblico e le due ampie e qualificatissime giurie (una tecnica e uno critica) hanno assistito a un grande spettacolo, con un ottimo livello medio dei finalisti, che hanno proposto in ogni serata un proprio brano affiancato venerdì da uno di Andrea Parodi.

Forti emozioni sono arrivate dagli ospiti, a partire dalla serata di venerdì, con Luigi Lai che ha ricevuto il Premio Albo d’oro e che ha stregato il pubblico con le sue launeddas, e con i vincitori dell’edizione 2011, i deliziosi Elva Lutza.

Sabato è stata la volta della grande forza espressiva di Boi Akih (dall’Indonesia) e delle suggestioni del violino di Lino Cannavacciuolo. Strepitosa poi l’esibizione di Enzo Avitabile, che ha offerto a sorpresa un brano di Andrea Parodi, “Sienda”, con Elena Ledda e Kaballà. Gran finale con tutti gli artisti ospiti sul palco, insieme a Francesca Corrias.

La stessa Elena Ledda, che ha curato la direzione artistica del festival, ha parlato della “felicità di questo festival, che si sentiva dall’aria positiva che si è respirata nelle tre giornate”. “C’è stata – ha continuato – una grande varietà nelle proposte stilistiche dei concorrenti e devo anche dire che la reinterpretazione dei brani di Andrea è stata molto coinvolgente, in certi casi commovente. Non posso poi non sottolineare l’alta qualità della presenza femminile fra i finalisti, con donne diversissime fra loro. Si andava dalla sperimentazione di Shinobu Kikuchi alla genialità di Simona Colonna, sino alle due ragazze più giovani, Erica Boschiero ed Elsa Martin, che mi hanno molto colpito. Fra l’altro sono entrambe intonatissime, il che non guasta”.

C’è stata una netta sensazione di crescita del festival, da molti punti di vista” ha detto Valentina Casalena, moglie di Andrea Parodi e presidente della Fondazione a lui dedicata (che ha organizzato la rassegna). “Noi predisponiamo tutto facendo del nostro meglio, ma il bello poi lo fanno quelli che salgono sul palco e da questo punto di vista devo dire che mi ha colpito nei concorrenti il rispetto e l’impegno nell’avvicinarsi ai brani di Andrea, anche nel confrontarsi con il sardo. L’ho apprezzato non solo per gli omaggi in sé, che sono piaciuti molto anche al pubblico, ma anche perché questo è segno di professionalità da parte tutti i concorrenti. Credo voglia anche dire che ritengono il nostro un concorso serio. In questo contesto i vincitori sono quasi un dettaglio”.

Il festival ha avuto un’anteprima giovedì 22 novembre al Club Fbi di Quartu S. Elena per poi trasferirsi al Teatro Auditorium Comunale di Cagliari, che ha segnato il tutto esauritoLe serate, o una selezione delle stesse, saranno diffuse a livello nazionale da Radio3, Popolare Network, Roxybar Tv e dalle principali emittenti tv e radio regionali.

Elsa Martin si è diplomata in musica jazz con il massimo dei voti presso il Conservatorio di Klagenfurt (Austria). Inoltre, ha avuto modo di confrontarsi con personalità di livello mondiale quali Tran Quang Hi, Friedrich Glorian, Tapa Sudana, Joji Hirota, Tadashi Endo. Nel 2006 ha partecipato, ospite della cantante brasiliana Rosa Passos, al Festival Internazionale Jazz delle Canarie ed è stata protagonista di numerose esibizioni all’estero. Il suo primo album, “vERsO”, è stato recentemente finalista nella sezione opere prime delle Targhe Tenco 2012.

Come vincitrice assoluta avrà un premio in denaro di 2500 euro per formazione musicale, la partecipazione nel 2013 al Premio Andrea Parodi, all’European Jazz Expo, al Negro Festival e a Folkest. Come vincitrice del Premio della critica la produzione di un videoclip professionale.

Per maggiori informazioni:

www.fondazioneandreaparodi.it

fondazione.andreaparodi@gmail.com

novembre 22, 2012

Baxiu e Contra LIVE festival di musica tradizionale e nuove tendenze

ASSOCIAZIONE CULTURALE ARCHIFONIA

con il Patrocinio di
Comune di Santadi – Provincia di Carbonia Iglesias
presenta

Baxiu e Contra LIVE
festival di musica tradizionale e nuove tendenze
VII edizione
1 e 2 dicembre 2012
SANTADI (CI)

BAXIU e CONTRA parole che riecheggiano i canti dei poeti improvvisatori del sud della Sardegna.
Da lì infatti nasce e cresce il festival che l’associazione Archifonia e Alberto Balìa musicista, concertista, straordinario esperto di trascrizioni della musica per launeddas sulla chitarra, ha voluto e realizzato in questi anni.
E confronto tra musica e poesia, improvvisazione, produzione originale e tradizione sono le trame della manifestazione giunta tenacemente alla settima edizione.

Baxiu e Contra LIVE si inserisce, pur con una sua autonomia, nella giornata del Pane e Olio in Frantoio, ‘festa di piazza’ che l’Associazione Nazionale Città dell’Olio ogni anno organizza in vari luoghi d’Italia tra cui Santadi.
Laboratori del gusto, tecniche antiche per la lavorazione dell’olio, artigiani del cibo.
Contesto ideale per raccontare musica e poesia che arrivano dal tempo antico ma anche dalle interpretazioni e produzioni del tempo presente. E da ogni luogo in Italia e nel mondo.

A caratterizzare l’imminente edizione sarà l’incontro tra Sardegna del Sulcis e Puglia del Salento grazie alla partecipazione delTrio Taras.
I salentini Aldo Nichil, Angelo Litti e Umberto Panico incroceranno la loro musica con quella di Alberto Balia il primo dicembre alle 22.30.
‘Parallelo Salento Sulcis’ in qualche modo è l’ ideale continuazione del concerto ‘Grazie Caterina’ – omaggio a Caterina Bueno (edizione 2011). Grazie a lei infatti Aldo Nichil e Alberto Balia si sono incontrati in occasione dello spettacolo ‘Ed ora il Ballo’, geniale intuizione della grande artista.

L’apertura sarà affidata ai suonatori di launeddas Bruno Loi e Giovanni Tronci, giovane promessa della musica. entrambi provenienti dalla scuola del Maestro Dionigi Burranca.
Il concerto, denominato Nodas Antigas, racconterà attraverso questo meraviglioso strumento le fasi del ciclo della vita.

Il Gazebo della Musica, laboratorio di improvvisazione musicale che ogni anno riserva sorprese anche agli organizzatori e agli stessi musicisti, animerà la giornata di domenica 2 dicembre.
I musicisti partecipanti alla manifestazione si alterneranno tra launeddas, tamburi, chitarre, fisarmoniche, canto, organetti creando un continuum musicale di improvvisazioni.
Jam session e assoli di eccellenze della musica tradizionale che ogni anno aderiscono con entusiasmo all’incontro.

Eccellenza artistica, rispetto e amore per la tradizione, intelligente attenzione alle nuove tendenze.
E ancora, convivialità, festa di piazza, incontri umani e culturali.
In una parola BAXIUECONTRALIVE2012
Direzione Artistica Alberto Balia

PROGRAMMA
Sabato 1 Dicembre ore 21.30
Aula Consiliare Comune di Santadi

NODAS ANTIGAS
Bruno Loi- launeddas
Giovanni Tronci- launeddas
Un percorso tra i momenti salienti del “ciclo della vita.
Il rito del battesimo, del matrimonio e della messa, il ballo sul sagrato della chiesa, l’accompagnamento dei questuanti per la festa patronale e per la processione dei patroni, i canti di festa, il ballo serale e le musiche della notte di Natale.
Tutto attraverso brani religiosi e profani tratti dal repertorio della scuola del Maestro Dionigi Burranca di Samatzai.
.
GLI ARTISTI
Bruno Loi nasce a Nuoro nel 1962 e nel 1967 si trasferisce a San Gavino Monreale. Inizia la sua ricerca nel mondo dei suonatori di Launeddas all’età di 17 anni, dopo aver sentito in una festa popolare il suono di questo magnifico strumento. L’incontro con il Maestro Dionigi Burranca è decisivo: lo seguirà sino alla sua scomparsa nel 1995 diventando di fatto uno tra i suoi eredi.
Partecipa a importanti manifestazioni importanti internazionali (Parigi, Alessandria d’Egitto, Losanna, Amburgo) e a innumerevoli feste della tradizione popolare e sagre. Collabora con Cada Die Teatro e con vari Circoli Sardi in Italia.
E’ socio fondatore dell’associazione Sonus de Canna creata dal Maestro Burranca.
Trasmette la sua arte tenendo corsi in scuole di vario grado e lezioni private a cui accorrono allievi da tutta la Sardegna
Giovanni Tronci, giovane talento della scuola di Loi, nasce ad Aosta il nel 1988 ma presto si trasferisce a Ortacesus.
Con il suo maestro partecipa a manifestazioni in tutta l’isola, riportando notevole successo .

Sabato 1 Dicembre ore 22.30
Aula Consiliare del Comune di Santadi
PARALLELO SALENTO – SULCIS (Puglia Sardegna)
dalla antica Taras alla poesia del canto levantino
Aldo Nichil – chitarra
Angelo Litti – voce e tamburello
Umberto Panico – armonica
con la partecipazione di
Alberto Balia -chitarra

Una formazione che coglie e trasmette la dinamica del ritmo che porta alla trance della pizzica e restituisce l’immagine e la poesia dei canti del solare e multiculturale Salento.
Nel tempo l’incontro con un microcosmo parallelo anche geograficamente: il Sulcis , terriotrio a suo volta attraversato da popoli antichi, di intensa luminosità e con tradizioni che si collegano alla trance attraverso i rituali dell’ argia.
Ma è soprattutto l’ incontro tra Aldo Nichil e Alberto Balia che ha dato origine a una sorta di laboratorio continuo in cui si sono affrontate tematiche (oniriche) connesse all’argia sarda e alla taranta pugliese.
A Baxiu e Contra tornano questi temi in una corale musico-filosofica con il rinnovato incontro tra Alberto e Aldo e con i contributi di Angelo Litti, voce e tamburello e di Umberto Panico all’armonica.

GLI ARTISTI
Aldo Nichil Angelo Litti Umberto Panico ‘ Trio TARAS’
Aldo Nichil con il suo Trio è autore de ‘L’Etno commento sonoro al film ‘Pizzicata’ opera prima di Edoardo Winspeare
“La chitarra di Aldo Nichil attinge, per musicalità, a quella propria, di origine salentina, ma anche mediterranea, dove fantasie sarde si intrecciano a sonorità spagnole e “altre”(cit.)
Umberto Panico si occupa in tempi ‘insospettabili’ (inizi anni ’70) si occupa del recupero e della valorizzazione delle tradizioni salentine e partecipa con Aldo Nichil, Bruno Spennato, Uccio Aloisi e Pino Zimba a centinaia di feste popolari.
Collabora con l’Odin Teatret di Eugenio Barba e con Giorgio Di Lecce, antropologo lavora sulla difesa della Danza Scherma Salentina insieme al Domus De Janas Teatro.
E’ tra i fondatori del gruppo ‘Alla Bua’ con cui partecipa ai film ‘Pizzicata’ e ‘Sangue Vivo’.
Fonda ‘Zimabrie’ e con il musicoterapeuta Giuseppe Memmi e Angelo Litti il “Taranta Social Club”
Angelo Litti che aveva partecipato anche al film Pizzicata approda nel gruppo “Ariacorte” di cui è la prima voce per molti anni.
Attualmente collabora con “Taranta Minor” e con Antonio Papadà presenta spettacoli nelle carceri.

Domenica 2 Dicembre dalle ore 10.00 alle ore 18.00
GAZEBO della MUSICA
Improvvisazione musicale di e con
Bruno Loi – Giovanni Tronci – Aldo Nichil – Angelo litti – Umberto Panico . Sebastiano Soggiu – Alberto e Andrea Balia

info e prenotazioni archifonia@tiscali.it +39.340.403.0557

novembre 16, 2012

OMAGGIO A JOHN CAGE Anniversario di un’idea di libertà

Venerdì 23 novembre – ore 21

Torino, CineTeatro Baretti, via Baretti 4

Per Schoenberg, l’armonia non era solo coloristica: era strutturale. E ‘stato utilizzato il mezzo per distinguere una parte di una composizione da un altro. Secondo lui, Cage non sarebbe  mai stato in grado di scrivere musica. Disse all’alievo:  “Verrai a un muro e non sarai  in grado di passare.” “Allora passerò la mia vita battendo la testa contro il muro”, rispose Cage!

In seguito è diventato assistente di Oskar Fischinger, il regista, per prepararsi a scrivere la musica per uno dei suoi film. Al regista  capitò di dire un giorno, “Ogni cosa nel mondo ha il proprio spirito, che può essere rilasciato impostandolo in vibrazione. Così Cage ha  iniziato a colpire, strofinare tutto, ascoltare, e quindi scrivere musica in  percussioni, e suonare con gli amici. Queste composizioni erano costituite da brevi motivi espresse come suono o come silenzio della stessa lunghezza, motivi che sono stati disposti sul perimetro di un cerchio su cui si potrebbe procedere in avanti o indietro. Ha scritto senza specificare gli strumenti, utilizzando le prove per provare strumenti trovati o affittati. Non ha preso  in affitto molti perché aveva pochi soldi. Era sposato con Xenia Andreevna Kashevaroff che stava studiando legatoria con Dreis Hazel. Dal momento che hanno vissuto in una grande casa la sua musica percussioni era suonata la sera dai legatori. Ha invitato Schoenberg ad uno dei nostri spettacoli, ma Schoenberg ha sempre declinato l’invito.

Ha Ottenuto un posto di lavoro alla Cornish School di Seattle. E ‘stato lì che ha scoperto quello che ha chiamato micro-macrocosmica struttura ritmica. Le grandi parti di una composizione aveva la stessa proporzione delle frasi di una singola unità.Così un intero pezzo aveva quel numero di misure che ha una radice quadrata. Questa struttura ritmica potrebbe essere espressa con qualsiasi suono, compresi i rumori, o potrebbe essere espressa non come il suono e il silenzio, ma come immobilità e movimento nella danza. E ‘stata la sua risposta all’armonia strutturale di Schoenberg.

In occasione di un duplice anniversario, centenario della nascita e ventennale della scomparsa, il Festival EstOvest rende omaggio a John Cage (5 settembre 1912 – 12 agosto 1992), l’artista che più di qualsiasi altra figura del ‘900 ha fatto della libertà artistica una vera missione personale.

Con questo appuntamento lo Xenia Ensemble intende celebrare il valore della libertà dell’arte e della musica in particolare. Il programma, infatti, sostituisce un progetto musicale che avrebbe dovuto essere dedicato alle tradizioni del Mugam azero confrontate con le realtà musicali popolari del sud Italia. Il progetto è stato ostacolato e reso impossibile dall’Ambasciata dell’Azerbaijan che, a causa della presenza di artisti armeni nella rassegna, ha vietato ai propri connazionali di partecipare al concerto.

Alle musiche di John Cage si affianca la proiezione di estratti dal film documentario “John Cage e i bambini” di L. Martinengo e da “19 questions” di Frank Scheffer.

John Cage e i bambini (1984)

Servizio sul “Musicircus” organizzato da John Cage a Torino il 19 maggio 1984 in un Palazzetto dello Sport con un migliaio di alunni delle scuole elementari nell’ambito delle giornate a lui dedicate dal 5 al 20 maggio tra Torino e Ivrea. Il documentario, dal forte valore storico, riprende il compositore al lavoro con i bambini, durante le discussioni con le insegnanti e in giro per la città.

19 Questions, di Frank Scheffer e Andrew Culver (1995)

Nel 1987 Andrew Culver, stretto collaboratore di Cage per 11 anni, e Scheffer, pluripremiato autore di film su Stockhausen, Carter, Mahler, Berio e Andriessen tra gli altri, lo sottoposero a un’intervista cui Cage accettò di rispondere seguendo scrupolosamente le procedure casuali che rappresentano il cardine della sua filosofia musicale.

Cage risponde a 19 domande su una molteplicità di argomenti (matematica, Einstein, zen, morte, politica), la cui durata delle risposte è determinata da un programma informatico “aleatorio”. Una sorta di intervista random in cui la variabilità delle domande e la durata data per rispondere determinano il contenuto delle stesse risposte. Il tutto non fa mancare a Cage quella forte vena ironica che alla fine determina il vero andamento dell’intervista.

 

PROGRAMMA

Sonata for Two Melodies, per violino e violoncello

Cheap Imitations, per violino

Eight Whiskus, per viola

String Quartet in 4 Parts

Introduce Luciana Galliano, musicologa

Xenia Ensemble:

Adrian Pinzaru, violino

Eilis Cranitch, violino

Maurizio Redegoso-Kharitian, viola

Claudio Pasceri, violoncello

Ingresso libero

INFO E PRENOTAZIONI

http://www.xeniaensemble.it

Tel: +39 011 8124881

Mail: info@xeniaensemble.it

novembre 10, 2012

”Avemmaria”

“Avemmaria”  è una sinfonia della mente cantata con il cuore. È il tema principale del nuovo disco di questo eccezionale Duo Artistico: Emma e Sergio. Prodotto e distribuito dalla M.A.P. Edizioni Musicali di Milano (www.map.it).

Il testo scritto da Emma e la musica composta da Sergio s’ispirano ad una sonata di musiche ottocentesche e si amalgamano appassionatamente con dolcezza e malinconia. Diventa quasi una liberazione ed evasione dalle pene e dalle preoccupazioni, sublimazione e trasfigurazione della personalità umana. La melodia si effonde, poco a poco fino a liberarsi completamente in un assolo poetico struggente.

Emma Atonna, affascinante interprete della Canzone Napoletana, nonché autrice, ricercatrice della storia delle sue origini e docente presso la fondazione Humaniter di Milano, rivela una netta personalità ed una coinvolgente presenza scenica. La sua voce diffonde un suono celestiale che insieme alle sue doti di comunicazione diretta con il pubblico, la grande passione per la musica e le tradizioni popolari partenopee, hanno portato ad essere una delle migliori interpreti di questo bellissimo scenario napoletano.  

                                                  L’incontro artistico con il maestro Sergio Parisini ha dato una eccellente spinta alla sua carriera, un pianoforte e una voce che regalano alla musica napoletana un palcoscenico teatrale di emozione partenopea.

Sergio Parisini, compositore e collaboratore di Roberto Vecchioni, Mina, Fred Buongusto, ha partecipato a due Festival di Sanremo come direttore d’orchestra. La sua sensibilità nel ruolo di arrangiatore, unite alla valenza di pianista, danno un quadro completo di un musicista, ma soprattutto di un artista, che ha dedicato tutto se stesso a questo mestiere. Le sue ispirazioni sono la musica classica e il jazz, e la grande curiosità musicale lo porta a spaziare in ogni tipo di stili, favorendolo così nell’approccio e nell’esecuzione delle composizioni più disparate. Importanti sono anche le esperienze teatrali che lo hanno portato a frequentare personalità quali Garinei e Giovannini, Alberto Lupo, Gigi Proietti, ecc. Il suo eclettismo lo ha portato anche a comporre musiche per formazioni sinfoniche di orchestre a fiati come “L’Ultimo Burattino”, un poema sinfonico ispirato al “Pinocchio” di Collodi, la suite sinfonica “Giulio Cesare” e un concerto per Oboe e Orchestra. Insieme ad Emma ha dato vita ad una piéce teatrale “Chischiotte & Dulcinea”, rilettura in chiave astratta tratta dal romanzo di Cervantes, una “Avemmaria” in vernacolo napoletano e una piccola storia musicale sulla vita di Gesù “‘O Figlio ‘E Dio”.

AVEMMARIA

VOCE : EMMA BOSSO ANTONNA

MUSICA : SERGIO PARISINI

info@map.it

disco.map@tiscali.it

Produzione esecutiva Massimo Monti

Promozione Artistica Gerardo Tarallo e Gloria Berloso

 

 

ottobre 26, 2012

Si Kahn – Gonna go to Work on Monday one more time

Si Kahn scritto questa canzone nel 1976 per Louis Harrell, di 28 anni, pensionato da JP Stevens.

Harrell è morto in seguito a 62 anni di bissinosi, o “polmone marrone,” dopo anni di inalazione di polveri generate nella produzione di cotone. Era stato il primo presidente della Brown Carolina Lung Association.

Brown polmone – un termine coniato da Ralph Nader – si verifica quasi esclusivamente nei lavoratori di lavorazione del cotone che maneggiano cotone grezzo.

In genere nelle prime fasi, i sintomi compaiono nei giorni in cui il lavoratore è tornato al mulino a seguito di un fine settimana o un giorno di riposo. Da qui il titolo della canzone.

Successivamente arrivano tosse e mancanza di respiro . I pazienti possono andare per anni in uno stato di debolezza fino alla morte.

Bissinosi poteva essere riconosciuto prima come malattia. I funzionari nel lontano 1930 erano consapevoli dei pericoli di una prolungata esposizione dei lavoratori alla polvere di cotone, perché erano in grado di controllare il deflusso dei dati sanitari. L’industria del cotone è rimastarigida per oltre 50 anni prima di riconoscere la bissinosi come malattia mortale.

Infine, nel 1978 – l’anno della morte di Harrell – OSHA ha imposto uno standard protettivo sulle fabbriche tessili. Si stima che 35.000 persone hanno la malattia e altre 100.000 sono state a rischio.

Oggi la produzione di cotone e bissinosi sono in gran parte conclusa negli Stati Uniti. Ma entrambi sono comuni nel terzo mondo.

Si Kahn è stato uno dei Harrell pall-portatori.  Si Kahn è il direttore di Leadership Grassroots e membro della AFM locale 1000.

Ecco il testo della canzone: (traduzione letterale, l’ho lasciata come descritta da Si Kahn)

Vai a lavorare Lunedi ‘

Ho fatto la mia parte nella Seconda Guerra Mondiale
Got ferito per la nazione.
Ora i miei polmoni sono tutti abbattuti,
Non c’è nessun risarcimento.
Vado a lavorare il Lunedi
una volta.Vado a lavorare il Lunedi
Ancora una volta, ancora una volta,
Vado a lavorare il Lunedi
Ancora una volta.
Il dottore dice che fumo troppo.
Lui dice che io non sto cercando.
Dice che non so quello che ho ottenuto,
Ma entrambi sappiamo che sta mentendo.
Vado a lavorare il Lunedi
una volta.Vado a lavorare il Lunedi. . .
L’ultima volta che sono andato vicino al mio lavoro
Ho pensato che i miei polmoni fossero rotti.
Petto legato giù come cerchi di ferro,
Non riuscivo a respirare per soffocamento.
Vado a lavorare il Lunedi
una volta.
I politici in questo stato,
Sono a dir poco marci.
Ci corrompere con le parole di fantasia
E ci si esauriscono al cotone.
Vado a lavorare il Lunedi
una volta.
Il dottore dice che entrambi i polmoni sono andati,
Non c’è alcun modo per scuoterlo.
Ma non posso vivere senza il lavoro,
In qualche modo ho avuto modo di prenderlo.
Vado a lavorare il Lunedi
una volta.
Mi dicono che non possono funzionare a tutti,
Non c’è bisogno di provare.
Ma vivere come una cosa utilizzata
E ‘proprio questa breve di morire.
Vado a lavorare il Lunedi
una volta.
Seduto sul mio swing portico anteriore,
Io sono come qualcuno dimenticato.
Andati tutti pieni di pensieri rabbiosi
E i polmoni pieni di cotone.
Vado a lavorare il Lunedi
una volta.