Posts tagged ‘Maria Cuono’

settembre 13, 2013

A qualcuno piace l’ukulele: Uku Band e Jasmine Rodgers a Venezia!

La popolare formazione romana, tra le più apprezzate in Italia nel campo dell’ukulele, arriva alla Gervasuti Foundation con una straordinaria special guest: la figlia del leggendario Paul Rodgers per la sua unica data italiana.
A qualcuno piace l’ukulele: Uku Band e Jasmine Rodgers a Venezia!

Gervasuti Foundation Music
è lieta di offrire

SOME LIKE IT HOT UKULELE

Uku Band & Jasmine Rodgers
in concerto

Domenica 15 settembre
dalle ore 18.00
J Bar – Gervasuti Foundation
Fondamenta Sant’Ana (Via Garibaldi) Castello 995
Venezia

Uku_Band_small

Jasmine Rodgers

Jasmine Rodgers

“Tutti dovrebbero avere e suonare un ukulele: è uno strumento che non puoi suonare senza ridere!”.
La migliore presentazione dell’ukulele arriva da uno dei suoi più grandi amatori, il compianto George Harrison. A questo piccolo, simpatico e popolare strumento hawaiano – ma di origine portoghese – la Gervasuti Foundation dedica uno spettacolo straordinario: Some Like It hot Ukulele – una serata con Uku Band e special guest Jasmine Rodgers! E’ una delle inconfondibili intuizioni del ‘master of taste’ Michele Gervasuti, come sempre ideatore lungimirante degli eventi musicali offerti a Venezia dalla Gervasuti Foundation, definita dall’autorevole ArtTribune “il posto più sofisticato di Venezia”.
Il concerto di domenica 15 settembre avrà come protagonista la Uku Band: il quartetto romano nel giro di un anno dalla sua costituzione è diventato un’autentica autorità in materia, affidando ai diversi tipi di ukulele un repertorio scoppiettante e umoristico, con rivisitazioni di classici rock, pop, hard e reggae. D’altronde questocordofono a 4 o 6 corde si presta benissimo a una rielaborazione di evergreen: i concerti della Uku Band sono un omaggio allo strumento ma anche una dimostrazione di maestria ed eclettismo
Il gran colpo è la partecipazione straordinaria di Jasmine Rodgers, alla sua unica data italiana proprio in compagnia della Uku Band. Figlia del celebre Paul Rodgers (una delle grandi voci del rock: basta citare Free, Bad Company, The Firm e Queen…), componente dell’alternative band dei Bôa, autrice sensibile e carismatica, Jasmine si è esibita a Venezia nel 2011 alla Biennale: amica e sostenitrice della Gervasuti Foundation, Jasmine è anche un’apprezzata suonatrice di ukulele. Quale migliore occasione per sentirla insieme alla migliore band italiana del genere? E non dimenticate il dress code: in puro stile A qualcuno piace caldo…
Info: Gervasuti Foundation: www.gervasutifoundation.com
settembre 7, 2013

Spring Awakening: l’irrappresentabile inno alla vita finalmente in Italia!

Masturbazione, aborto, suicidio, stupro, amore e rivolta: dal 29 ottobre la versione italiana – tutta indipendente e operativa anche sui social network – dell’acclamato musical rock di Sater e Sheik tratto dal ‘Risveglio di primavera’ di Frank Wedekind.

Modena, Torino, Roma, Reggio Emilia, Venezia, Padova e Bologna le date del tour

SPRING AWAKENING
…Mamma, perchè non mi hai detto tutto?…

Arriva finalmente in Italia Spring Awakening, uno dei più famosi, acclamati e controversi musical degli ultimi anni, scritto da Steven Sater con musiche di Duncan Sheik e tratto dal celebre Risveglio di primavera di Frank Wedekind. L’opera del drammaturgo tedesco, pubblicata nel 1891 e per molti anni considerata irrappresentabile, pornografica, anarchica e blasfema, è stata lo spunto per l’originale musical di Sater e Sheik, messo in scena off-Broadway nel 2006 e premiato con ben otto Tony Awards. Oggi, su licenza MTI Music Theatre International, l’opera arriva in Italia grazie alla determinazione di una compagnia indipendente, la TodoModo Music-All di Livorno, con un tour nei principali teatri italiani.
Ambientata in una grigia e rigida scuola del Ventennio fascista (e non in Germania come nell’originale), Spring Awakening mette in scena un conflitto tra studenti, scuola e famiglie, tra gioventù e autorità: masturbazione, omosessualità, aborto, stupro, suicidio, ma anche amore, amicizia, libertà, la scoperta del sesso nelle segrete confidenze di adolescenti confinati in un istituto dove la ribellione diventa uno straordinario e commovente inno alla vita. Un’opera coraggiosa, come ribadisce il direttore artistico Pietro Contorno: “Una scelta al limite del temerario e dell’incosciente. È vero. Ce lo dicono tutti. Specialmente in un anno cosi difficile per la società e la cultura italiana in genere. Ma come si dice: se non ora, quando? Il cambiamento deve essere cavalcato “prima”, deve essere anticipato, assecondato, stimolato. E questo noi vorremmo che accadesse”.
Niente effetti speciali nè costumi sgargianti, un originale doppio registro prosa/rock show con tanto di band dal vivo ogni sera (quindi niente playback, tutto vero, tutto reale), un fortissimo impatto emozionale sul pubblico grazie ai temi civili, sociali e politici, un impegno costante nella comunicazione, un team creativo che sfrutta le possibilità offerte dai social network (comprese le web series presenti su YouTube e “sponsorizzate” da Paolo Ruffini). Il cast è composto da undici giovanissimi attori, coadiuvati da due esperti come Francesca Gamba e Gianluca Ferrato, diretti magistralmente da Emanuele Gamba, che dell’opera ha colto il significato più profondo: “Chiunque sia stato adolescente è lo spettatore ideale di Spring: unica altra condizione è che se ne ricordi e si intenerisca per quella imbarazzante sconvolgente età dello slancio e del disagio che ci ha fatto sentire tutti sulle montagne russe. Un giorno fra le nuvole e il giorno dopo – o anche 5 minuti dopo – sottoterra”. Testo recitato in italiano, canzoni in inglese, una vis espressiva unica nel suo genere anche per la potenza rock dei brani di Sheik, riletti dalla band diretta da Stefano Brondi: “Pensateci: i cantanti sanno di avere non basi meccaniche ma persone vive che viaggiano battuta per battuta a fianco a loro, che si emozionano se loro cantano una frase nel pieno delle loro sensazioni, e che sanno stupire con dettagli sonori sempre più vividi approfondendo la conoscenza dell’opera replica dopo replica. Tutto ciò produce un’energia potentissima per la quale mi sono battuto a tutti i livelli”.
L’opera che cambierà le regole del musical anche in Italia, e che già ora sta facendo parlare di sè, è pronta per il tour: 29 ottobre 2013 (Teatro Pavarotti, Modena), 28-30 novembre 2013 (Teatro Colosseo, Torino), 3-8 dicembre 2013 (Teatro Brancaccio, Roma), 7-9 febbraio 2014 (Teatro Valli, Reggio Emilia), 3-6 aprile 2014 (Teatro Goldoni, Venezia), 8-13 aprile (Teatro Verdi, Padova), 10 e 11 maggio 2014 (Teatro Duse, Bologna). Sul sito ufficiale, Facebook, Twitter e YouTube ci sarà un continuo flusso di comunicazione: un autentico risveglio di primavera.
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Spring Awakening tour:
29 ottobre 2013 Teatro Pavarotti Modena

28-30 novembre 2013 Teatro Colosseo Torino

3-8 dicembre 2013 Teatro Brancaccio Roma

7-9 febbraio 2014 Teatro Valli Reggio Emilia

3-6 aprile 2014 Teatro Goldoni Venezia

8-13 aprile 2014 Teatro Verdi Padova

10 e 11 maggio 2014 Teatro Duse BolognaInformazioni:
Spring Awakening: www.springawakening.it TodoModo music-All: www.todomodomusicall.org

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http://http://youtu.be/GICs-mEFuuM

luglio 25, 2013

SIMONE AVINCOLA, il giullare controcorrente arriva al FOLKEST, musica e cultura.

L’Italia, ricca di un entroterra culturale sembra essersi fermata a crogiolarsi nel decadentismo . In questi anni pochi sono stati i tentativi di elevarsi ad interessi universali. Invece di unificare le varie forme d’arte sotto un denominatore comune – musica, arte figurativa e letteratura -, si evitano accuratamente ciascuna lasciandole pian piano morire per distoglierle dalla mente di tutti noi.. Il benessere ed il consumismo, creato ad hoc e per interessi di pochi, rendono sempre più difficile distinguere la vera arte dalla moda, i poeti dagli intelettualoidi, i musicisti dai musicanti.
La politica non culturale ha provocato un bel lavaggio del cervello ma il popolo non può restare indifferente ed il sistema deve essere messo in discussione. La cultura che avanza a grandi passi verso l’evoluzione, anche se mancano i mezzi, non può trascurare la sua voce più maestosa: l’arte. Moltissimi giovani si documentano, seguono ed incominciano ad amare i movimenti musicali anche quelli geograficamente lontani, riscoprono la poetica dei cantautori degli anni sessanta e settanta, cercano di scoprire un percorso per realizzare i propri sogni. Si, perché i sogni sono ancora liberi, dove la pressione economica non può ancora arrivare per catturarli.
Personalmente io sto dalla parte della barricata per scoprire qualcosa di nuovo nel mondo della musica e dell’arte, per dialogare con i suoi amici, per far risorgere insieme, anche dalle ceneri della superficialità dilagante e del commerciale, la vera eterna arte, affinché si possa tornare a parlare della musica italiana come del canto più sublime dell’anima popolare.

Simone Avincola

Simone Avincola

Una di queste anime è Simone Avincola, giullare controcorrente, musicalmente corretto, uno dei tanti ragazzi che cerca con ogni mezzo di unificare le arti esprimendosi con il linguaggio più nobile: la musica.
Simone lo conosco da alcuni anni, ho seguito passo dopo passo il suo percorso.
Simone Avincola è uno dei tanti giovani che attraverso le canzoni lancia il suo messaggio affinché in Italia la politica divenga più pulita e trasparente e la speranza che questo sogno si realizzi quanto prima. I temi delle sue canzoni ricordano molto quelle storie raccontate da Francesco Guccini, cantautore ribelle degli anni settanta, che lottava per tutti noi, ma ricordano anche gli avvenimenti e le tematiche dei nostri tempi. Ma come si è avvicinato a questa espressione di musica popolare? Simone Avincola, come tanti ragazzi della sua generazione ha avuto la fortuna di studiare chitarra alla Scuola Popolare di musica del Testaccio a Roma e di aver avuto ottimi insegnamenti dalla grande e straordinaria Giovanna Marini per dieci anni. Attraverso questo percorso, dopo aver ascoltato le canzoni popolare e vivendo in un periodo storico e politico molto difficile per il suo paese trova la sua strada cantando storie di vita di persone collocate in luoghi diversi che alla fine s’incontrano in una unica via. Il Giullare canta le sue storie ma invoca la speranza che cambi la scena e che tutto ritorni a favore degli oppressi.
Dopo il primo Album autoprodotto due anni fa: Il giullare e altre storie dove racconta storie nuove di conflitti tra potente ed oppresso puntando il dito al ruolo dell’informazione, della legge perché al servizio dei padroni e il film documentario “Stefano Rosso, L’ultimo romano”, dedicato al cantautore romano scomparso nel 2008 e per il quale si è aperta oggi una nuova via per la riscoperta, Simone sbarca al Folkest, culla della cultura mitteleuropea per presentare il nuovo disco che uscirà prossimamente.
Sono passati quindi quasi due anni dall’esperienza e la pubblicazione del primo disco ed in anteprima Simone mi ha confidato la storia che ha dato origine a questo secondo lavoro e che sarà presentato a Spilimbergo il 28 luglio nella prestigiosa piazza Garibaldi.
I protagonisti di quest’opera, il titolo ancora non l’ho scoperto, sono gli stessi amici del Giullare e Altre storie (2009): Simone Avincola, Matteo Alparone e Edoardo Petretti. In questo nuovo lavoro c’è molta sperimentazione musicale e racchiude ben 13 brani. All’interno c’è tutto il riassunto di quello che siamo e del mondo che vediamo, viviamo e che Simone ha voluto raccontare con un amore spropositato ma a volte anche con parole dure, impregnate di indignazione verso tutta la situazione politica italiana che ci ritroviamo a subire giorno dopo giorno.

Le canzoni del nuovo disco, sono arricchite musicalmente da molti ospiti amici.
Tra gli altri, vorrei sottolineare:

Paolo Giovenchi (chitarrista di Francesco De Gregori) che con il suono della sua elettrica ha saputo abbellire e trasformare completamente “Abbiamo noi il potere” e “Invisibili”

 Freak Antoni (degli Skiantos) che fa la parte del figlio in “Così canterò tra vent’anni”,

brano che chiude il disco e in cui racconto un ipotetico futuro che mi descrive in modo molto ironico come un cantautore che non è riuscito a diventare qualcuno e che nonostante tutto continua imperterrito a suonare nella sua camera mentre il figlio(Freak) lo elogia (mentendo spudoratamente)

BAND E ARRANGIAMENTI

Gli arrangiamenti sono curati interamente da Edoardo Petretti (pianista e fisarmonicista)
ad eccezione del “Marinaro” (brano dedicato a un personaggio un po pazzoide del mio quartiere che è scomparso recentemente) e che è stato arrangiato da Stefano Ciuffi (chitarrista davvero unico che ha cominciato da poco la sua collaborazione con la band e “La Voglia” che ha visto la direzione artistica di Edoardo De Angelis ( manager e produttore)

Gli altri musici della band sono:
Matteo Alparone al basso (che si è occupato anche della grafica)
Luca D’Epiro alla batteria (la maggior parte delle riprese audio sono state realizzate nel suo studio “BuonaLaPrima”).

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SIMONE AVINCOLA (Italia)

28 luglio 2013

Seconda serata

Spilimbergo

Piazza Garibaldi

luglio 22, 2013

Folkest a Castelcosa con i Vízöntö (Ungheria)-lunedì 22 luglio 2013

Fino ad oggi Vízöntö rimane uno dei gruppi più importanti in Europa e soprattutto in Ungheria, nazione di origine dei quattro componenti di questo leggendario egyuttes , tra quelli che costruiscono il loro repertorio sulla musica popolare, dunque sulla tradizione. Il quartetto, che letteralmente piombò nel folk-revival della fine degli anni settanta, già durante le sue prime tournéé fuori dall’Ungheria (Belgio, Olanda e Germania), e con la pubblicazione dei primi due Long Playing (ormai due rarità da collezionismo), ha fatto sensazione con una musicalità potente, ricca di strumenti “fuori dall’ordinario”, e soprattutto con l’incontro tra la musica tradizionale e la musica d’ascolto moderna. Poi, sul terzo album, Mélyviz (Acqua Profonda), pubblicato in Olanda, si ascolta già il vero stile Vízöntö, pronto e maturo, e con questa incredibile operazione musicale il gruppo precede con le sue composizioni di almeno dieci anni tutti quei gruppi che verranno poi etichettati come autori di “Etno-music” o di “Worldmusic”. Negli anni 80 e 90 i Vízöntö girano il mondo suonando in festival piccoli e grandi, in teatri e club, suscitando successo e meritando applausi a Mosca come a Vancouver, in Inghilterra o in Italia. A tutt’oggi la discografica dei Vízöntö comprende una decina tra LP e CD, tra i quali Villanypasztor (Pastore Elettrico), che è anche diventato un film musicale e che a Mosca ha vinto un Gran Prix. Vízöntö è un gruppo “cult”: i loro concerti sono sempre stati dei successi, i loro dischi delle rivelazioni nel panorama della musica folk. Un gruppo è sempre più della somma dei singoli componenti, ma la carriera solista dei quattro componenti fondatori dei Vízöntö è costellata da incredibili successi personali sia nella patria di origine che all’estero. I Vízöntö continuano ancora oggi con la loro musica dal vivo ad entusiasmare il pubblico, sapientemente guidati da JANOS HASUR, (violino), uno dei quattro fondatori originali del gruppo.

Vízöntö= Acquario
Egyuttes = Gruppo musicale, Complesso

vizonto

JANOS HASUR

JANOS HASUR

Questa sera in programma a:
COSA (S. Giorgio della Richinvelda, corte di Castelcosa), ore 21,15
concerto di Vízöntö (Ungheria)
Merita più di un cenno la location del concerto di stasera.

Il Castello di Cosa viene costruito come casaforte prima dell’anno 1000 e nell’arco della sua esistenza ha subito molte distruzioni. Con la prima guerra mondiale, durante la ritirata di Caporetto,  un incendio ne provoca la distruzione completa. Nel 1922 viene ricostruito, con l’aggiunta di un piano. Le quattro torri vengono conglobate nel piano rialzato: ecco perché la costruzione  ha le sembianze di castello e villa veneta contemporaneamente. Gian Franco Furlan, nel 1978, fa del Castello di Cosa la sede delle sue cantine dando vita al marchio “Castelcosa”. Enormi saloni, grandi affreschi, un lunghissimo muro di pietre e sassi ed un parco di alberi secolari accolgono oggi i visitatori presso la struttura chiamata “Castello di Cosa” utilizzata per mostre, concerti, eventi, convegni, cerimonie e matrimoni e non solo… Infatti sono di casa degustazioni, feste di laurea, compleanni o semplicemente ritrovo fra amici e gare di briscola.

 
luglio 17, 2013

Inti Illimani in tour con EditEventi

Inti Illimani

Inti Illimani

E’ iniziato il 17 luglio e si protrarrà fino al 5 agosto il tour italiano degli Inti-Illimani, il primo della band cilena dopo tre anni di assenza dal nostro Paese. Ambasciatori indiscussi della cosiddetta Nueva Cancion Chilena prima e di una personalissima interpretazione della world music andina poi, Inti Illimani sono presenti da quattro decenni nell’immaginario collettivo degli amanti della musica delle radici in Italia e in tutto il mondo, Cile compreso, dove sono tutt’ora una band capace di riempire gli stati e i teatri di tutto il Paese, dimostrando un eccezionale seguito popolare e l’incondizionato plauso della critica.

Per ricordare il quarantesimo anniversario del golpe cileno e per celebrare la data d’inizio della resistenza democratica nel loro Paese, Inti-Illimani ha concepito uno spettacolo-evento ad hoc, finalizzato a dimostrare al pubblico italiano la gratitudine per il costante successo fatto registrare in tutti questi anni: in equilibrio fra passato e presente, la loro esibizione conduce lo spettatore in un viaggio attraverso il tempo e lo spazio, teso fra la dimensione del ricordo e quella dell’attualità, che li vede emergere ancor oggi come una delle band più importanti della scena world mondiale.

La formazione con la quale Inti-Illimani si presenterà al pubblico del tour è composta da Daniel Cantillana (violino, voce), Jorge Coulon (il fondatore), Marcelo Coulon (negli Inti dal 1978), Juan Flores (flauti, flauti di pan e charango), César Jara (chitarra), Manuel Meriño (chitarra), Efrén Viera (clarinetto, percussioni).
Eccezionalmente, per alcune date del tour, gli spettacoli saranno introdotti da Edoardo De Angelis che canterà anche tre canzoni tratte dal suo straordinario repertorio e nel corso della serate ci sarà spazio inoltre per Luca Bussoletti, uno dei giovani autori di maggior talento oggi in Italia, che con gli Inti-Illimani ha avviato da tempo una significativa collaborazione musicale.

Fra le date del lungo tour, il cui management è affidato alla EditEventi di Spilimbergo (PN), si segnalano:

Asti (Asti Musica),

Tolmezzo e Capodistria (Folkest),

Reggio Calabria (Tabularasa),

Roma (Villa Ada),

Milano (LatinoAmericando),

Pegognaga (Sconfinart), Genova,

Foligno e Monte Urano.

Maggio 25, 2013

BODY AND SOUL- CORPO E ANIMA – Il blues dei nostri tempi (“Blues” è un termine di origine inglese che nasce dalla locuzione ( to) feel blue”, in italiano “essere malinconico”).

Quanti di Voi hanno sofferto prima di comprarsi l’agognata chitarra!!! Ai tempi miei e all’epoca della beat-generation,  si suonava di nascosto, nelle cantine e nei garages, prove su prove per poter arrivare ad avvicinarsi a quel sound che appartiene solitamente ai musicisti afro-americani. Tra gli anni ‘50 e ‘60 le piccole case discografiche americane sono in mano ai neri, per lo più privati, che incidono dischi carichi di soul music e portano avanti i temi di un blues da salvare ad ogni costo dalla commercializzazione avanzata. I temi centrali sono la guerra, gli orrori perpetrati, scene da dimenticare al più presto. La musica così si scatena e si accende fino a trascurare i sentimenti più profondi. Nei locali notturni incominciano a circolare le parole “Rhythm and blues”.parchman3I giovani neri d’allora, figli di genitori che lavorano nelle piantagioni di cotone nel Delta del Mississipi suonano un blues rurale con chitarre spesso costruite da loro stessi, vagabondando qua e là, raccontando storie ai braccianti negri. Con i soldi raccolti tra i poveri braccianti ma con tanta esperienza acquisita in molti anni e l’amore per la musica, comprano anche loro l’agognata chitarra e si spostano in città. L’impatto con altri musicisti, la conoscenza di altri spazi musicali e le diverse maniere di esprimere la musica blues, scatenano la voglia di creare l’orchestrina per esibirsi nelle comunità dei neri dove si arriva a suonare per dieci ore di  seguito.

BLUES5Allora i dischi a 45 giri cominciano a girare alle radio, specialmente alla KWM di Memphis e molto sovente gli stessi musicisti partecipano alle trasmissioni suonando dal vivo. Il pubblico molto attento rimane fedele all’espressione musicale blues di molti musicisti grazie e soprattutto a quelle piccole case discografiche che hanno raccolto per molti anni e pubblicato canzone su canzone e senza ordine cronologico perché il blues deve rimanere tale e quale com’è nato senza distacchi storici.

E’ probabile che l’allora giovane Bob Dylan ma anche Mick Jagger dei Rolling Stones abbiano stabilito un contatto con questa espressione musicale e che canzoni come Sittin’ on The Top of The World e  It’s All Over Now, Baby Blue  prima e  As Tears Goes By dopo, abbiano influito sulla nascita della musica pop che raccoglie molti elementi dal blues.

Chi oggi fa blues deve adeguare l’espressione musicale ai tempi che viviamo e deve trarre i sentimenti musicali dal proprio cuore ma rispettare le sue origini. Chi si avvicina all’ascolto del blues deve compiacersi di sentire buona musica (Rhythm) e storie che forse conosce già (blues). Tra i cultori del blues esistono i conservatori ed i progressisti. Chi suona con chitarre acustiche, dobro, lap steel esalta la purezza del suono antico che appartiene ai neri che nel Delta Blues è accompagnato anche dall’armonica. Ogni musicista che ha sentimenti profondi espande la sua espressione anche con gli strumenti elettrici come la pedal steel guitar ad esempio. Dal punto di vista della comunicazione quindi, a danno dei puristi si concretizza il rispetto al progresso e alla trasformazione.

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Sebbene il blues abbia struttura, schemi musicali e sonorità affini al Gospel si oppone a quest’ultimo proprio per la caratteristica di empietà dissacratoria che, spesso, lo accompagna e che mal si adatta ai temi sacri trattati dai gospel cantati dai predicatori nelle comunità cristiane. Raramente in brani blues è possibile cogliere virtuosismi strumentali o tecniche raffinate poiché si tratta di un genere “povero” basato sulle emozioni, sull’anima dell’esecutore ma anche dell’ascoltatore. La semplicità stessa dei temi e della struttura permette a questo genere di essere eseguito con strumentazioni al limite dell’essenziale.

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Lo strumento che viene più utilizzato dai primi musicisti neri liberati dalla schiavitù (a parte l’elastico inchiodato alla tavola) è la cigar box, una specie di chitarra a due, tre o quattro corde che come corpo reca spesso una scatola di sigari, ma anche altri contenitori, legno o metallo, le corde abbastanza alte ne permettonoun uso agevole con lo slide (cilindro di vetro ricavato dal collo di una bottiglia) ma precludono l’uso delle dita della mano sinistra (o destra se mancino) sulla tastiera, anche per il fatto che la tastiera non recatasti di riferimento, è tutto lasciato all’orecchio del musicista. L’uso della chitarra è la naturale conseguenza, l’esigenza di esibirsi in locali sempre più importanti con altri musicisti ne impone l’uso. L’armonica è l’altro strumento più usato nel blues, in definitiva si può dire che tutti gli strumenti esistenti sono stati usati per fare blues, i neri d’America hanno usato questi perché economici e di facile reperibilità.

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La musica blues non è molto cambiata negli anni anche se suonata dai bianchi e con strumenti elettrici. Bisogna distinguere però i musicisti bravi da quelli non bravi. Purtroppo in questa distinzione non ci aiutano le case discografiche (più numerose e più grandi) dedite più al profitto piuttosto che alla bellezza creativa ed il marasma dei promotori musicali che hanno poca competenza o la completa assenza di sensibilità nel riconoscere la vera essenza dell’espressione musicale. Il blues viene dal cuore, la voce che racconta le storie deve essere calda e comprensibile, la musica deve essere sicura, attraente e perfetta. Se sbagli un accordo cambi la musica ma anche la storia che vuoi comunicare perché è il cuore che comanda e lui non sbaglia mai!!!

Alcuni esempi di espressione blues tra i più bravi musicisti e cantanti italiani

Conservatori:

Fabio Treves e Alex Gariazzo ( http://youtu.be/URiOBj4w6Bg )

Andrea Scagliarini  (http://youtu.be/-Q8cMUv07SA )

Max De Bernardi & Veronica Sbergia (http://youtu.be/nj1rWJBuUJI )

Angelo “Leadbelly” Rossi (http://youtu.be/0YDwSCwCY9w )

Progressisti:

Roberto Ciotti (http://youtu.be/MGPK-M-VQUk)

Blue Stuff (http://youtu.be/dng_jDV2uG0)

Robi Zonca (http://youtu.be/-sEApmAuiMY )

Ricky Mantoan (http://youtu.be/TibApnn7tHs )

Maggio 9, 2013

Torna la rassegna Ecomusica che presenta alla Rosa del Deserto di Latina il concerto: PIERO BREGA e ORETTA ORENGO.

Il concerto è dedicato ad un grande musicista recentemente scomparso, il batterista e percussionista: 

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Torna la rassegna Ecomusica (in collaborazione con l’associazione PresenteFuturo ed il Comitato per La casa della Musica a Latina) che presenta, alla Rosa del Deserto di Latina, un grandissimo concerto:

PIERO BREGA & ORETTA ORENGO.

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Piero Brega, nato a Roma nel 1947, architetto ma soprattutto musicista, socio fondatore del Circolo Gianni Bosio, iniziò a occuparsi di musica nel lontano 1970 registrando sul campo e studiando materiale musicale del Lazio, “… una selezione di canti, accompagnati da strumenti vari, di canzoni contadine del Lazio. C’era rappresentata anche la canzone romana ma nulla a che vedere con il popolo immaginario che si magnificava nelle canzoni di Gabriella Ferri, unica epigona del genere che avesse colto il senso, meglio comunque del reuccio.  Manca del tutto l’odore di dolcificante. Era anche canzone politica, era “comunisti della capitale”, o erano gli stornelli, i più sarcastici e belli che avessi mai sentito. Poi le parodie… ” (Piero Brega). Nel 1971 con Sara Modigliani, Francesco Giannattasio e Carlo Siliotto fondò il Canzoniere del Lazio gruppo musicale di riproposta delle canzoni di tradizione orale. I numerosi concerti che fecero nei paesi del Lazio avevano come obiettivo quello di stimolare la riappropriazione della cultura da parte del tessuto sociale che storicamente l’aveva prodotta. Nel 1973 il Canzoniere incise Quando nascesti tune, piccola antologia di brani popolari. Importante frutto di questa evoluzione musicale e della nuova direzione urbana ed elettrica della musica popolare italiana fu lo spettacolo Fare musica, con la partecipazione di Giovanna Marini con la ballata L’eroe e di altri autori come Paolo Pietrangeli e Gianni Nebbiosi, mentre il Canzoniere del Lazio propose il repertorio popolare condividendo con il gruppo rock-progressive Albero Motore la funzione di supporto orchestrale. Nel 1974 il Canzoniere divenne un gruppo più numeroso e spostò la sua attenzione sulla cultura popolare urbanizzata. Agli strumenti tradizionali, si aggiunsero sassofoni, batteria, basso e chitarra elettrica. Si scelsero alcune strofe a carattere rituale, canzoni pastorali, balli, tentando un arrangiamento che trascinasse la musica di tradizione orale in un suono più recepibile anche da un pubblico più giovane. Dal 1974 al 1977 con il Canzoniere del Lazio Piero Brega incise due dischi: Lassa stà la me creatura e Spirito bono. Uscì poi dal gruppo e nel frattempo si impegnò in nuovi progetti. Nel 1978 uscì il disco Malvasia (Fonit Cetra) a nome del trio Piazza Giannattasio Brega e nel 1979, Carnascialia (Polygram) con Pasquale Minieri e Giorgio Vivaldi. Nel 1981 collaborò nuovamente con Giovanna Marini nell’opera Il regalo dell’imperatore portata in una lunga tournée in Francia e che si concluse con quaranta repliche a Parigi al Theatre des Bouffes du Nord di Peter Brook. Brega aveva il ruolo di cantante nel ruolo del protagonista dell’opera. Si dedicò poi al teatro, “… il teatro di ispirazione popolare di Quartucci, La Zattera di Babele, dove si richiede repertorio popolare, a volte canto senza accompagnamento musicale, a voce nuda, in certi templi tedeschi della musica colta… ” (Piero Brega). Si diradavano intanto le occasioni per lavorare con la musica, era cambiato il contesto storico e culturale. Brega accettò di lavorare in uno studio di architettura. Nel 1991 riprese a suonare con l’amico musicista Adriano Martire proponendo uno spettacolo di canzoni per un duo di chitarre. Nel 1994 ci fu un ritorno alle canzoni con la proposta di Carnascialia ed Almamegretta insieme in Contagio. Nel 1996 con Adriano Martire e Luca Balbo formò un trio di chitarre acustiche e voci. Quindi iniziò a occuparsi di un nuovo disco da registrare questa volta a suo nome. Il progetto ha conosciuto mille difficoltà e finalmente ha visto la luce nel 2004. L’album si intitola Come li viandanti è prodotto dal Circolo Gianni Bosio e dal Manifesto, la produzione artistica è di Peter Quell, gli arrangiamenti sono di Enzo Pietropaoli. Il disco è bellissimo. Vi hanno collaborato grandi musicisti, fra i tanti vanno almeno segnalati Enzo Pietropaoli (contrabbasso), Danilo Rea (pianoforte), Michele Ascolese (chitarra), Antonello Salis (fisarmonica), Paolo Fresu (tromba), Ambrogio Sparagna (organetto), Roberto Gatto (batteria), Nando Citarella (tammorra), Marcello Sirignano (violino), Gabriele Coen (clarinetto), Antonello Ricci (zampogna calabrese e canto), Elio Rivagli (batteria), Fulvio Maras e Piero Fortezza (precussioni). “… Ne è risultato un disco ricchissimo e imprevedibile in cui la mia voce è, speriamo, all’altezza. Canzoni con i piedi sulla terra della tradizione e la testa nel cielo iridescente del cantautore.” (Piero Brega). La sua inconfondibile voce e la sua poetica ci hanno regalato brani straordinari di grande impatto emotivo che raccontano, sulla scia della tradizione, il mondo d’oggi.

Oretta Orengo è nata a Roma il 15/09/56. Ha studiato OBOE con i Maestri Del Bono e Manfrin diplomandosi nel 1985 al conservatorio S.Cecilia di Roma. Ha svolto intensa attività concertistica con varie formazioni musicali tra cui: Orchestra A.M.I.C.A, orch.B.Walter del Molise, orch: della S.P.M.T, big band tre Passi dal delirio(Roccella Jonica 90’) SINFONIA SPECCHIANTE ( conc. in videoconferenza tra Paliano, Pescara e un quintetto della London Simphony) di CARLO CRIVELLI, RAVA CARMEN, (Napoli,Foggia), Orch. Naz: I.S. ENSAMBLE (Ismez) gruppo da camera QUADRONDO, quartetto di fiati ENAEROS, BRUNO TOMMASO Jazz Workshop. Ha collaborato con musicisti come Giancarlo Schiaffini, Eugenio Colombo, Paolo Damiani, Giorgio Gaslini, Giovanna Marini, Luciano Francisci, Luigi Cinque, Arturo Annecchino, Sergio Rendine, Carlo Crivelli, Massimo Bartoletti, Bruno Tommaso, Rinaldo Muratori. Ha partecipato a numerose trasmissioni radiofoniche anche come ospite solista (un certo discorso musica, speciale un certo disc.RAI 3) ha lavorato in teatro con: ATTORI e TECNICI, SPAZIO ZERO, VOLTERRA TEATRO (stabile di Genova) TECNOMEDIA, SCENAPERTA, BEAT 72. Attualmente insegna OBOE alla S.P.M.T, alla SCUOLA COMUNALE di Orte e collabora con il comune di Bassano in Tev: per la musica nella scuola elementare,s uona con CANTIERE OLTREMARE, TRIO di fiati LANCIASPEZZATA , QUINTETTO ANEMOS (fiati), orchestra PANTA REI (dir. Art. di Riccardo Fassi, Ettore Fioravanti) nata all’interno dell’associazione INCONTRI MEDITERRANEI di cui è socio fondatore. Prima di dedicarsi allo studio dell’OBOE e del CORNO INGLESE,ha svolto una lunga attività come cantante e chitarrista nell’ambito della musica popolare negli anni 70’, in particolare con Luigi Cinque, Dodi Moscati, Canzoniere Internazionale, con queste formazioni ha registrato numerosi L.P. per la FONIT CETRA,trasmissioni radiofoniche e televisive in Italia e all’ estero, festival del folklore a Berlino, Saragozza, Portogallo, Bulgaria, Lione, Svizzera, Svezia, Finlandia, Colonia.

Concerto imperdibile per chi ama la musica jazz e folk e la musica d’autore.

Il prezzo del biglietto è di soli 10 euro.
Il biglietto sarà in prevendita presso la libreria “Piermario & co.” (Via Armellini 26, Latina).
Per coloro che vorranno, sarà possibile prenotare, a prezzi modici, anche la cena, elaborata con squisiti piatti della tradizione laziale.
Per prenotazioni ed informazioni sul concerto potete telefonare a questi numeri: 339/6290270 e 339/5880408.

aprile 7, 2013

“PINDARO” di Dante Francani

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Dante scrive canzoni e suona il pianoforte. Nella vita fa l’operaio, è un uomo normale con una bellissima famiglia.
Il brano che vi propongo è veramente speciale, il suo messaggio è importante.

marzo 9, 2013

“20SETTEMBREMILLENOVECENTO58” Cara Signora Merlin

“20SETTEMBREMILLENOVECENTO58”

Cara Signora Merlin

10 marzo 2013, ore 16.30

Teatro di Villa Duchessa di Galliera – Genova Voltri

 

il 10 marzo alle ore 16.30.00 va in scena alTeatro di Villa Duchessa di Galliera a Genova Voltri “20SETTEMBREMILLENOVECENTO58”, uno spettacolo di narrazione e musica sul tema della chiusura delle case di tolleranza  prodotto dalla Compagnia Teatrale Indipendente TRABATEATRO, scritto, diretto e interpretato da Annapaola Bardeloni, accompagnata sul palco da Nicola Calcagno alla chitarra e Stefan Gandolfo al contrabbasso.

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20 settembre 1958 a mezzanotte le “case di tolleranza” chiudono le porte: non è poi troppo tempo fa.
“…penso che un sogno così non ritorni mai più…..”


Margherita canta per quei clienti che non vogliono andare via, nonostante la festa sia finita. La musica diventa risata, rimpianto, alcova, rievoca le ragazze,  gli studenti, le megere. Rileggendo il passato, si può comprendere con quanta difficoltà si affronti ancora oggi questo argomento spinoso.


La mattina del 21 settembre 1958 la Senatrice Merlin si fa fotografare mentre apre le persiane di una casa chiusa, chiudendo un’epoca.

Perché raccontare oggi la Legge Merlin? Perché è una domanda aperta. La notte del 20 settembre 1958 si è chiusa un’epoca, ma al di là di ogni morale, questo spettacolo  racconta un pezzo di vita.

 

Infoline                : 347-6485711 – www.trabateatro.it – www.teatrocargo.it

marzo 2, 2013

Il Grupo Compay Segundo, direttamente da Buena Vista Social Club, terrà un esclusivo spettacolo al Teatro Colosseo di Torino domani 3 Marzo alle ore 21:00 .

IL BELLO DEGLI ORIGINALI

a cura dell’Associazione “Arte&Arte”grupo company segundo bella

 Da un po’ di tempo assistiamo a un proliferare di gruppi musicali che, più o meno propriamente, usano la denominazione “Buena Vista”. Del resto Buena Vista è un quartiere de La Habana e il Social Club era un locale dove si suonava la suddetta musica. Di conseguenza chiunque può usare il nome Buena Vista, senza associarlo a Social Club perché registrato, creando dei clamorosi equivoci e sfruttando la risonanza del nome. A questo punto credo sia bene fare delle precisazioni: il film di Wim Wenders “Buena Vista Social Club” ha avuto il merito di avvicinare il grande pubblico alla musica tradizionale cubana; a questo film hanno partecipato musicisti che, prima per girare e poi per promuovere il film, hanno eseguito assieme concerti in varie città del mondo. Poi alcuni come ad esempio Ibrahim Ferrer e Manuel Mirabal hanno continuato a esibirsi assieme, usando come denominazione il titolo del film e del CD. Altri come Compay Segundo e Eliades Ochoa, preferirono tornare a suonare con i rispettivi gruppi, sfruttando la fama seguita al film. Ecco perché talvolta si creano dei malintesi anche ad alto livello: tutti hanno partecipato al film, ma qualcuno ha preferito mantenere la propria identità storica. Del resto, la canzone che dopo il film è rimasta nel cuore e nelle orecchie di tutti è “Chan Chan” di Compay Segundo e probabilmente l’autore, per carisma e autorità, non aveva bisogno di unirsi ad altri se non ai musicisti che lui stesso aveva scelto.
Il 18 novembre 2007 si sono celebrati i 100 anni dalla nascita del mitico musicista cubano Compay Segundo, con uno straordinario concerto tenuto al teatro Amadeo Roldan a La Habana. A tale evento hanno partecipato, accompagnati dall’Orchestra Sinfonica Nazionale, alcuni musicisti che avevano suonato con lui come ad esempio Omara Portuondo. Prima di morire, egli stesso scelse i suoi successori, affinché divulgassero la sua musica nel mondo. Il gruppo di cui fanno parte due suoi figli Salvador e Basilio, si chiama: “Grupo Compay Segundo”- da Buena Vista Social Club.Due di questi musicisti, oltre a Compay, parteciparono al film di Wim Wenders “Buena Vista Social Club”.
L’anima di Maximo Francisco Repilado Muñoz (Compay Segundo) è sempre presente nel “Grupo Compay Segundo” ed irradia lo spirito cubano con questo gruppo, che ha assunto il suo nome dopo la sua scomparsa, perpetuando così la testimonianza di uno degli artisti più conosciuti al mondo.
Compay Segundo è dopo Miguel Matamoros l’altro grande personaggio che pose nelle parole e nella musica un universo di immagini della conversazione e del canto caratteristici dei contadini cubani, salvando così questo patrimonio di ricchezza sonora, umoristica ed immaginifica.
Oltre al suo apporto al patrimonio culturale cubano importante è la promozione di uno strumento, l’armonico, e l’introduzione dei clarinetti nell’organico fisso dell’ensemble strumentale. Compay ha proseguito in attività fino ad oltre 90 anni, età dopo la quale ha tenuto più di cento concerti, con un successo sempre crescente, in tutto il mondo. E’ autore anche di un’opera di teatro musicale, “Se secò el arroyito”. Anche se il grande pubblico ha potuto conoscere e apprezzare Compay dopo il successo mondiale del film Buena Vista Social Club, il suo gruppo ha origini molto più indietro nel tempo:“Los muchachos”, primo nome del gruppo, lo accompagnarono dal 1955 nelle sue tournée in Europa, Giappone, Stati Uniti, Canada, Centro e Sud America e Medio Oriente ed oggi
si dedicano a preservare ed arricchire con assoluta fedeltà l’opera di Compay.
Nel 1992 si forma un quartetto composto da Compay (seconda voce ed armonico), Benito Suarez (chitarra e terza voce), Julio Fernandez (prima voce e maracas) e Salvador Repilado (contrabbasso e coro). Nel 1997, dopo la partecipazione al film e al CD “Buena Vista Social Club”, cambiò la prima voce ed entrò Hugo Garzon e nel 1998 il gruppo si allarga ad un quintetto con Rafael Fournier alle percussioni.
Nel 1999 entrano a far parte anche i clarinettisti della “Orquesta Sinfonica Nacional” di Cuba, Haskell Armenteros, Rafael Inciarte e Rosendo Nardo; più recentemente entrano Basilio Repilado (che coglie l’eredità paterna della seconda voce e suona anche la seconda percussione) ed Erenio Almonte alla chitarra.
Più recentemente Compay scelse all’armonico Felix Martinez Montero (Chiquitico) , già collaboratore di Celina Gonzalez, regina della musica popolare cubana e Nilso Arias Fernandez, chitarrista del famoso gruppo cubano Barbarito Torres.
Dal 1996 incidono per la Dro East Music, della Warner Record di Spagna, realizzando un disco nuovo ogni anno, come ad esempio: Antologia de Compay Segundo, Yo vengo aqui, Lo mejor de la Vida, Calle Salud y Las Flores de la Vida nominato al Grammy, premio peraltro già ottenuto per la partecipazione al disco Buena Vista Social Club.
Il Grupo Compay Segundo ha accompagnato tra gli altri gli importanti artisti Silvio Rodriguez, Omara Portuondo, Eliades Ochoa, Charles Aznavour, Pío Leyva, Teresa García Caturla, Isaac Delgado, Santiago Auserón (Juan Perro), i cantanti di flamenco Martirio e Raimundo Amador, Lou Bega e l’algerino Khaled.
Pur tenendo concerti in tutto il mondo, mantengono il loro impegno abituale di suonare nel Salon 1930(ora Salon Compay Segundo) presso l’Hotel Nacional de La Habana. Così i grandi temi come Macusa, Bilongo, Veinte Años, Las Flores de la Vida e la mitica Chan Chan continuano a dimostrare che l’opera di Maximo Francisco Repilado Muñoz, interpretata dal Grupo Compay Segundo, dona amore e allegria a milioni di ammiratori di tutto il mondo.
I figli Compay, presenti nel “Grupo” gestiscono la Casa della Cultura all’Habana,per il Ministero della Cultura Cubano, con incarico diretto da parte di Fidel Castro, che li ha insigniti del titolo di “ambasciatori mondiali della culturale musicale cubana”.

COMPONENTI STORICI DEL GRUPPO:

1 – Salvador Repilado Labrada (Director – contrabajo)
2 – Hugo Garzón Bargalló (cantante)
3 – Haskell Armenteros Pons (clarinete)
4 – Rafael Inciarte Rodríguez (clarinete)
5 – Rafael Fournier Navarro(bongo)
6 – Basilio Repilado Labrada (clave y voz segunda)
7 – Félix Martínez Montero (armónico)
8 – Nilso Arias Fernández (guitarra acompañante)
9 – Roberta Pierazzini (baile)
10 – Paolo Angelini (baile)

Il concerto rientra nel tour italiano della band cubana attualmente in giro per tutta la penisola. Il Palabrescia è in Via Madama Cristina 71 a Torino. Biglietti ancora disponibili a partire da 20,50€ (galleria) fino a 33,50€ (poltronissimaa). Prevendita su Ticketone.