Marcello Vento è mancato!
Batterista, percussionista viene considerato storicamente tra i massimi esempi di folk progressivo in Italia soprattutto per le elaborazioni della seconda metà degli anni Settanta.
Marcello Vento ha una lunga carriera come musicista jazz e insegnante di batteria, fino al lavoro con Jenny Sorrenti, sua compagna anche di vita, che esalta anche le sue qualità compositive e di arrangiamento.
Marcello Vento ci ha lasciato, grave lutto per la musica
18 e 19 gennaio: al Teatro Miotto di Spilimbergo le selezioni per “Suonare@Folkest – Premio Alberto Cesa 2013”
“Suonare@Folkest – Premio Alberto Cesa 2013”
Venerdì 18 e sabato 19 gennaio, presso il Teatro Miotto di Spilimbergo (PN) alle ore 21.15,
avranno luogo le selezioni territoriali riservate agli artisti partecipanti al concorso “Suonare@Folkest – Premio Alberto Cesa 2013”. Alla prima delle due sessioni, denominata “Spilimbergo 1” (venerdì 18), parteciperanno Luna e Un Quarto, Figli di un Puff e Progetto Corde. Nella seconda, “Spilimbergo 2” (sabato 19), saliranno sul palco I Salici, Il Giardino dei Gatti Bianchi e Tryo Yerba. I migliori due gruppi di ogni serata, secondo il giudizio espresso da una autorevole giuria appositamente convocata (sulla cui composizione seguirà un ulteriore comunicato), acquisiranno il diritto a esibirsi durante Folkest 2013 in luogo e data da definire. insieme con i gruppi vincitori delle altre selezioni territoriali a carattere nazionale: si è già svolta quella di Arezzo (6 dicembre 2012) che ha visto l’affermazione di Serio E Faceto e Macchia Libbr; si terranno invece nei mesi di febbraio e marzo quelle di Verona 1 (con la partecipazione di Abacà, Daniele Arzuffi, Gabriele Bombardini), Verona 2 (Dualis, Maria Devigili, Quenia), Loano (Folhas, Raffaele Antoniotti, The Mandolin Brothers), Coreno Ausonio (Ninfe della Tammorra, Orchestra Minima Mysticanza, Onda Nueve String Quartet).
La tragedia del Mattmark e la canzone popolare
Valle di Saas, Canton Vallese: sono le 17.15 del 30 agosto 1965 quando una massa di due milioni di metri cubi si stacca dal ghiacciaio di Allalin e precipita sul cantiere allestito per la costruzione della diga di Mattmark. 88 lavoratori perdono la vita. Gli alloggi vengono completamente sotterrati dall’immensa massa di ghiaccio. Pochi istanti prima della tragedia i lavoratori sentono il sinistro scricchiolio della lingua di ghiaccio che si stacca e istintivamente corrono verso le baracche alla ricerca di un rifugio. Ma la loro è una corsa verso la morte. Rimangono sepolti sotto 50 metri di ghiaccio. Il recupero delle salme è estremamente difficile.
Delle 88 persone rimaste uccise 56 sono italiani, molti originari della provincia di Belluno, 24 svizzeri, 3 spagnoli, 2 austriaci, 2 tedeschi e un apolide. Osvaldo D. è fortunato, se la cava con qualche ferita lieve: stavo caricando un veicolo quando ho sentito il ghiaccio precipitare, poi il nulla, racconterà più tardi al giornale della Federazione dei Lavoratori dell’edilizia e del legno (Flel). La tragedia di Mattmark suscita scalpore in tutta Europa. E’ la più grave catastrofe della storia svizzera dell’edilizia. Da tutto il mondo giungono dichiarazioni di solidarietà. I sindacati italiani inviano telegrammi di condoglianze. Il 9 settembre il consigliere federale Hans-Peter Tschudi commemora le vittime in una messa funebre a Saas Grund. La Catena della solidarietà e il Soccorso operaio svizzero raccolgono numerose donazioni. Anche la Flel e il Canton Vallese intervengono mettendo a disposizione dei contributi per far fronte all’emergenza.
Elektrowatt sotto pressione
All’inizio la tragedia viene ricondotta ad una catastrofe naturale. I titoli dei giornali parlano di forza della montagna e di destino, morte e distruzione. Poco dopo iniziano però a farsi strada le prime riflessioni sull’efficacia delle misure di sicurezza adottate. Nel documento Vittime del lavoro l’Unione sindacale svizzera (Uss) scrive: dovremo pur chiederci se sono state adottate tutte le misure necessarie. Il ghiacciaio di Allalin è sempre stato noto per la sua instabilità; eppure gli alloggi dei lavoratori sono stati costruiti proprio sotto il ghiacciaio, in una zona ad alto rischio. Il 17 settembre parte l’inchiesta ufficiale e vengono ordinate le prime perizie. La committente, l’Elektrowatt Ag, finisce sotto pressione. L’ombra della responsabilità grava però anche sull’Istituto nazionale svizzero dell’assicurazione infortuni (Insai, oggi Suva) e sulle autorità vallesane competenti per il rilascio delle autorizzazioni.
La Flel solleva domande critiche, ma al tempo stesso non vuole formulare accuse precipitose contro l’azienda committente. Poco dopo la tragedia la direzione dei lavori decide la continuazione della costruzione della diga anche nella zona a rischio. La Flel reagisce esprimendo delle riserve, si astiene però da un’aperta opposizione. Le voci di critica si moltiplicano invece all’estero, soprattutto in Italia. Le cause della tragedia che è costata la vita a 88 persone vengono identificate nelle lacune delle misure di sicurezza. Le numerose iniziative volte a raccogliere donazioni fanno inoltre avanzare il sospetto che le famiglie delle vittime vengano lasciate alla mercé della miseria. La Flel e l’Uss correggono la loro rotta e pubblicano lunghi articoli sui diritti assicurativi e pensionistici dei migranti. Contemporaneamente lanciano anche il dibattito sui rischi di infortunio e malattia legati al mondo del lavoro.
La vergogna dell’assoluzione
I tempi dell’inchiesta penale sono lunghissimi. Dopo quattro anni il processo penale non è ancora stato avviato. Il quotidiano Tages-Anzeiger accusa le autorità vallesane di non essere all?altezza di un caso così complesso. In effetti la prima udienza viene fissata solo sei anni e mezzo dopo la tragedia. Il 22 febbraio 1972 diciassette imputati tra cui direttori, ingegneri e 2 funzionari Suva , sono chiamati a rispondere delle loro azioni di fronte al Tribunale distrettuale di Visp. Gli occhi della stampa mondiale sono puntati sul processo. Il capo d’accusa è omicidio colposo. La pena massima richiesta dal procuratore pubblico è per il solo il pagamento di multe da mille a 2 mila franchi. L’opinione pubblica è incredula e accoglie la notizia con severe critiche. Una settimana dopo il tribunale assolve tutti gli imputati: la catastrofe non era prevedibile. Nella motivazione della sentenza il tribunale spiega che una valanga di ghiaccio rappresenta una possibilità troppo remota per essere presa ragionevolmente in considerazione.
Forti ondate di critiche si levano in tutto il Paese e anche all’estero. Le sentenze sono considerate ingiuste dall’intera opinione pubblica. Anche il presidente della Flel Ezio Canonica commenta la decisione del tribunale: troppo spesso i cosiddetti lavoratori di seconda classe vengono duramente colpiti da infortuni sul posto di lavoro; non possiamo che reagire con una severa protesta. Il 18 marzo 1972 migliaia di migranti scendono in strada a Ginevra. Chiedono giustizia per le vittime di Mattmark e denunciano il disprezzo per la vita dei lavoratori. Ezio Canonica presenta un’interpellanza al Consiglio nazionale, denunciando la prassi dei blandi controlli della Suva e anche la volontà di risparmiare costi e tenere bassi i premi, a prezzo della salute e della vita dei lavoratori.
Fatale fiducia nella scienza
Nell’agosto del 1972 il segretario della Flel Karl Aeschbach pubblica un rapporto dettagliato sulle cause della catastrofe di Mattmark. Aeschbach giunge alla conclusione che gli ingegneri, data la loro specializzazione unilaterale, non possedevano le conoscenze necessarie per individuare i veri pericoli. Erano inoltre stati ignorati i timori dei lavoratori. La tragedia era infine stata causata da una serie di omissioni, come ad esempio la mancata sorveglianza fotogrammetrica del ghiacciaio. Aeschbach scrive: la catastrofe di Mattmark è stata una vera e propria catastrofe naturale; il numero delle vittime non sarebbe però stato così alto se non fossero intervenuti anche una serie di fattori umani. Aeschbach cita in particolar modo la strategia di profitto dei costruttori, intenzionati a terminare la diga prima dell’arrivo dell’inverno. Sul banco d’accusa non finisce allora solo l’azienda costruttrice, ma anche l’avidità di profitto, la fiducia nella scienza e il delirio d’onnipotenza di un’intera epoca.
Contro la sentenza viene presentato un ricorso al Tribunale cantonale di Sion. Alla fine del mese di settembre 1972 i tre giorni di udienza si concludono ancora una volta con l’assoluzione di tutti gli imputati. Anche la seconda istanza conferma dunque la tesi dell?imprevedibilità della catastrofe. E ancora una volta la reazione della stampa italiana è molto dura. La decisione con cui i familiari dei ricorrenti vengono obbligati a pagare la metà delle spese processuali suscita una profonda ondata d’indignazione: le famiglie delle vittime si ritrovano a dover versare al canton Vallese 3 mila franchi. Il codice di procedura penale vallesano prevede infatti che la metà delle spese processuali siano a carico della parte soccombente. L’effetto simbolico è devastante. La Svizzera entra nell’immaginario collettivo come un Paese arrogante e crudele.
Indignazione in Italia
Nel Parlamento italiano le voci critiche vedono nella sentenza una conferma dei pregiudizi elvetici contro i migranti. Il giornale protestante Nuovi Tempi lancia un appello alle chiese svizzere, affinché prendano le dovute distanze dalla scandalosa sentenza. Con grande sdegno il giornale ricorda che negli ultimi dieci anni un alto numero di lavoratori italiani hanno perso la vita in Svizzera. I tre grandi sindacati italiani Cgil, Cisl e Uil protestano uniti contro una sentenza che definiscono inaccettabile. Il Governo italiano si dichiara pronto a farsi carico delle spese processuali tramite il fondo del consolato per la tutela giuridica costituito presso l’Ambasciata italiana a Berna. La giustizia vallesana non prende neanche in considerazione una remissione delle spese a favore delle famiglie delle vittime.
(fonte certa)
Una canzone sulla tragedia di Mattmark è stata scritta e pubblicata da Luigi Grechi nel bellissimo LP Accusato di libertà, 1976
Testo di Mattmark
Fa più caldo stasera
fra la roccia e la neve
E’ contento Giuseppe
del vino che beve
Fra i compagni stasera
c’è aria di festa
Ed il vino di casa
da’ un poco alla testa
Guarda lì sul tuo letto
quella foto di Rita
Questa sera mi sembra
proprio che rida
Lei che era sempre
così timida e seria
Ma guardala un po’
porca miseria…
L’hai lasciata da un pezzo
per venire quaggiù
Per mandarle ogni mese
qualcosa di più
Ma il più non bastava
già da molti anni
Lei rideva di meno
e stirava più panni
Fa più caldo stasera
tra la roccia e la neve
E’ contento Giuseppe
del vino che beve
Sta in festa Giuseppe
che è l’ultima volta
Sta in festa Giuseppe
che il nemico ti ascolta
E il nemico lì fuori
è la grande montagna
Mattmark è il suo nome
vento caldo la bagna
E fu l’ultimo canto
a coprire quel tuono
Che vi tolse anche il tempo
di chiedere perdono
Fa più caldo stasera
tra la roccia e la neve
E’ contento Giuseppe
del vino che beve
Fra i compagni stasera
c’è aria di festa
Ed il vino di casa
da’ un poco alla testa
Cultura ed arte: ” Le sculture di ghiaccio a Londra” e “La città ad Harbin in Cina”
Il tema di quest’anno a Londra è la missione NASA su
Marte
The Ice Sculpting Festival è uno dei festival invernali più importanti di Londra, che si svolge nella zona di Canary Wharf, nell’East End. Il festival è iniziato l’11 gennaio e finisce oggi 13 gennaio: è una gara internazionale tra squadre di scultori, che quest’anno provengono da Regno Unito, Stati Uniti, Francia, Ungheria, Spagna, Svezia, Olanda, Lituania, Belgio e Portogallo.
Il tema dell’edizione 2013 è la missione della NASA su Marte, dal titolo “The Wonders Of The Universe and Infinity”. Nelle gare di coppia gli scultori devono trasformare un blocco di ghiaccio alto circa due metri, mentre nella gara singola il blocco di ghiaccio è di un metro. Entrambe le gare sono a tempo. Durante il festival si sono anche altre attività per i visitatori: per esempio c’è la possibilità di giocare a scacchi di ghiaccio, fare corsi di scultura di ghiaccio e laboratori per bambini. Alla fine del festival ci sarà uno spettacolo con le luci laser che illumineranno le varie sculture realizzate dagli artisti.
Il Festival internazionale della scultura di ghiaccio e di neve si svolge ogni anno dal 1984 nella città di Harbin, una grande città industriale nel nordest della Cina, al confine con la Siberia. In occasione del festival viene costruita un’intera città fatta di sculture di ghiaccio, illuminate con luci colorate. Il festival andrà avanti per un mese circa, anche se la città ghiacciata solitamente rimane aperta finché le temperature lo permettono.
In questo periodo nella città di Harbin la temperatura è intorno ai meno venti gradi centigradi. Il villaggio di ghiaccio si estende per 750 mila metri quadrati e il ghiaccio usato è intorno ai 180 mila metri cubi, con 150 mila metri cubi di neve. Per l’edizione di quest’anno, i lavoratori impiegati a costruire la struttura sono stati oltre settemila.
Oltre a girare la città di ghiaccio e assistere agli spettacoli pirotecnici, i visitatori possono scendere per i lunghi scivoli di ghiaccio. Durante il festival ci sono anche gare di scultura di ghiaccio e neve: artisti provenienti da tutto il mondo costruiscono le proprie opere con seghe elettriche, martelli e scalpelli.
Per chi il freddo lo sopporta è uno spettacolo assicurato!
“E’ UN UOMO” EVENTO-SPETTACOLO DA UN’IDEA DI PIER MAZZOLENI
GIOVEDì 17 GENNAIO 2013 – BUSSOLENGO (VERONA)
VENERDì 18 GENNAIO – GAMBOLO’ (PAVIA)
PROSEGUE
IL TOUR TEATRALE DI
“E’ UN UOMO”
Ha debuttato il 20 dicembre a Bergamo in un caloroso e affollato Auditorium di Piazza della Libertà, nel cuore della sua città d’origine: giovedì 17 gennaio alle ore 21 Pier Mazzoleni (www.piermazzoleni.it) sarà a Bussolengo (Verona) al Teatro Parrocchiale di Santa Maria Maggiore, e il giorno successivo, venerdì 18 gennaio sempre alle 21 a Gambolò (Pavia) all’Auditorium comunale per due nuove tappe del tour teatrale “E’ un Uomo”.
Affiancato dai musicisti Alberto Sonzogni e Dudù Kouate, in un’alternanza tra pianoforte e momenti recitati Pier Mazzoleni porta sul palco la figura di uomo “nudo”, solo con le sue emozioni, le esperienze, gli amori, le speranze, i sogni e i ricordi.
La formula Canzone in palcoscenico, coniata da Mazzoleni, si propone di portare in scena la quotidianità osservata minuziosamente con gli occhi dell’autore, cantante-musicista e interprete-narratore di alcuni testi.
Prossima data: 20 febbraio Asola (Mantova) Cinema San Carlo. Il calendario è in aggiornamento con altre date in via di definizione.
Una produzione di Associazione Oltremusica, “E’ un uomo” è un evento la cui “teatralità” è a cura di Silvia Barbieri, regista e autrice Rai.
In scaletta, canzoni tratte dai tre album di Pier Mazzoleni “L’isola canzoni d’autore” (Splasch/ IRD), “La tua vera identità” (Mc Harmony), “La tua strada” (Odd Times Records/ Egea), più due inediti dell’autore.
In un’ora e mezza di spettacolo, lo spettatore viene preso per mano e accompagnato verso riflessioni ora cantate e ora recitate, non banali e non assolute; lo si fa principalmente con il repertorio di canzoni d’autore presentate in una chiave essenziale e istrionica, con arrangiamenti duttili e al tempo stesso non pesanti.
I testi vanno ascoltati e assaporati lenti, come un vino di buona gradazione.
La produzione testuale di Mazzoleni è ricca di spunti e metafore, che lasciano spazio a diverse interpretazioni. Gli arrangiamenti musicali sono creativi e il gioco di luci sottolinea certi momenti.
Gli strumenti in campo sono la cornice adatta. Oltre a quelli noti, sul palco la presenza di alcuni strumenti musicali non convenzionali (la fisarmonica, il flauto africano, il liuto berbero/ xalam, l’Udu, le campane tibetane, le percussioni etniche usate anche come rumori), cala l’ascoltatore in una magica atmosfera che i due pianoforti tendono ad arricchire.
I musicisti che lo accompagnano, Alberto Sonzogni e Dudù Kouate, da tempo suoi collaboratori, sono parte di mondi anche differenti tra loro e, proprio per questo, integrano vicissitudini e antitesi che sono una delle chiavi di lettura dello spettacolo.
Partner dell’evento l’Associazione Prometeo www.associazioneprometeo.org/ di Massimiliano Frassi che si occupa di lotta alla pedofilia, di infanzia negata, di abusi sui minori: buona parte dell’incasso della vendita biglietti sarà devoluta a questa importante realtà che da tanti anni opera nel territorio bergamasco.
Indirizzi:
17 gennaio Bussolengo (Verona), Teatro Parrocchiale di Santa Maria Maggiore, Piazza Nuova n.3
18 gennaio Gambolò (Pavia) Auditorium comunale, Via Garibaldi
Info biglietti:
Posto unico, 11€
I biglietti si possono prenotare scrivendo alla mail concerti@piermazzoleni.it, o si possono acquistare la stessa sera del concerto presso la biglietteria del teatro.
Crediti:
Produzione di Associazione Oltremusica
Regia di Silvia Barbieri
Musiche e testi originali di Pier Mazzoleni
Adattamento dei testi recitati di Silvia Barbieri
Scenografie di Silvia Barbieri e Pier Mazzoleni
Curatore artistico Pier Mazzoleni
Fotografie di Giovanni Rabaglio
Sul palco Pier Mazzoleni, Alberto Sonzogni, Dudù Kouate
“Un’arte può progredire verso la maturità solo mostrando i primi passi, i secondi passi, tutti i suoi passi.
Il progresso di un’arte implica l’artista.”
(Estratto da “Presentazione di uno spettacolo” di Etienne Decroux)
EPIFANIA
Michelangelo Buonarroti, Epifania , un disegno
Roma, Italia, intorno al 1550-1553 dC
Questo fumetto è disegnato con il gesso nero su 26 fogli di carta ed è più di due metri di altezza. E ‘stato utilizzato per un dipinto incompiuto dal biografo di Michelangelo, Ascanio Condivi (circa 1525-1574), che è ora in Casa Buonarroti, Firenze.
Un cartone animato è un disegno preparatorio finale sulla stessa scala come il dipinto finito o altra opera d’arte. La parola deriva da quello italiano per un grande foglio di carta: cartone . Questo è uno dei due soli sopravvissuti cartoni di Michelangelo.
Il vecchio Michelangelo, poi nella sua metà degli anni ’70, ha numerose modifiche alle figure, come ad esempio nella posizione della testa del Gesù Bambino.Il cartone animato è registrato in studio di Michelangelo dopo la sua morte nel 1564. E ‘stato erroneamente descritto poi come Epifania (l’adorazione di Cristo appena nato dai tre re). Il soggetto rimane misterioso, ma la posizione di Cristo fra le gambe di sua madre (osservato a destra dal Battista Infant) suggerisce che uno dei suoi temi era la sua incarnazione miracolosa.
Dono di John Malcolm Wingfield
PD 1895-9-15-518
Stanza 90
La composizione mostra la Vergine Maria , con il Bambino Gesù seduto tra le sue gambe. Una figura maschio adulto a destra, probabilmente San Giuseppe , viene spinto via da Maria. Di fronte a lui è il bambino di San Giovanni Battista . La figura adulta in piedi a sinistra di Maria è identificato, come lo sono altre figure appena visibili sullo sfondo. Michelangelo ripetutamente modificato la composizione e le sue forme, come emerge in alterazioni del Cartoon. La composizione è stato originariamente pensato per essere dei Re Magi , che può essere il motivo per il titolo, ma ora è inteso come un riferimento ai fratelli di Cristo menzionati nei Vangeli (spiegata da San Epiphanias -un’altra possibile fonte per i figli il titolo, come Giuseppe da un precedente matrimonio, e, quindi, di Maria figliastri, lasciando il loro matrimonio non consumato, da cui la spingeva via Giuseppe e Maria, sempre vergine ). Il fumetto è in mostra nella Galleria 90 del Museo.
M. Hirst, Michelangelo ei suoi disegni (New Haven-London, Yale University Press, 1988)
M. Royalton-Kisch, H. Chapman e S. Coppel, disegni di antichi maestri dal M , scarico. cat. (Londra, The British Museum Press, 1996)
J. Wilde, disegni italiani nel Depa-2 (Londra, The British Museum Press, 1953)
JA Gere e N. Turner, disegni di Michelangelo in th , scarico. cat. (Londra, The British Museum Press, 1975)
Q-Blues al teatro Miotto: una “Synthesis” felice fra rock e blues dei tempi d’oro.
Teatro Miotto
Spilimbergo – FRIULI VENEZIA GIULIA
Venerdì 21 dicembre ore 21:00
Prendete quattro “giovanotti” decisamente stagionati ma incredibilmente dinamici che negli anni Sessanta e Settanta, quando ancora avevano più capelli e meno chili, facevano impazzire le sale da ballo tra Friuli e Veneto. Aggiungete una pinta di passione mai sopita per il rock-blues degli anni d’oro, quello di Winwood e Capaldi, di Hendrix e Clapton, di J. J. Cale e Otis Rush… E come se il tempo si fosse fermato, eccoli di ritorno: adesso si chiamano Q-Blues, dove la Q (con un eccesso di modestia) sta per “Quasi”. Rudy Bremer (chitarra, piano, organo Hammond), Massimo Tracanelli (voce e tastiere), Charlie Merluzzi (batteria e percussioni), Maurizio De Marchi (basso) con la collaborazione di Arno Barzan formano la line-up della band in questo lavoro: un disco che racchiude nel titolo il messaggio di una sintesi fra passato e presente, fra brani storici che tutti abbiamo memorizzato negli anni e che ora tornano a nuova vita e brillantezza grazie al lavoro di una band di amici –soprattutto- che dopo aver regalato buona musica dal vivo all’intero Nord-Est si cimenta in un debutto discografico che segna un punto di arrivo e di ripartenza verso una seconda gioventù.
Quasi un’ora di nettare per le orecchie di un’intera generazione di “rockettari” di ogni età che non mancherà di riconoscersi in un disco che è specchio fedele della grande epopea del rock di qualche decennio fa.
Il concerto di venerdì 21 dicembre al teatro Miotto di Spilimbergo offrirà a tutti i vecchi fan e agli appassionati del genere un’occasione per vedere dal vivo i vecchi leoni. Li accoglierà una sala per l’occasione allestita come sala da ballo, senza poltrone per lasciare libero sofogo alla voglia di divertirsi e anche di ballare.
Q-Blues – “Synthesis” – Folkest Dischi (distribuzione Cni) – DF91, 2012.
KALAMASS
“Kalamass” è il nome in lingua celtica della Serra di Ivrea, la collina perfettamente rettilinea che circonda un lato dell’anfiteatro morenico di Ivrea. Questo nome è riportato su molti antichi documenti e ancora usato dagli anziani del luogo che chiamano “COSTA di KALAMASS” la lunghissima collina che parte dal Monbarone, la montagna che domina l’accesso verso la Valle d’Aosta, e si prolunga, segnando il confine tra Canavese e Biellese, oltre il lago di Viverone fino ed oltre al castello di Masino, in un lungo arco che raggiunge quasi le rive della Dora Baltea.
Nel 2004 Ricky Mantoan, da sempre amante della musica folk americana ma anche del folklore che oggi viene definito “Celtico”, incontra due ragazzi di Ivrea: Alessandro Giusti, eccezionale suonatore di banjo tenore (Banjo a 4 corde che viene suonato con il plettro) e ottimo chitarrista flat picking e cantante. Con lui c’è anche Andrea Patalani, bravissimo flautista e suonatore di “Tin-Whistle”, il flautino metallico che è usato nella musica folk. I tre si trovano benissimo insieme e Ricky, con questa inedita formazione può dare sfogo alla sua passione per l’Arpa Celtica e altri strumenti acustici (chitarra, mandolino, dulcimer), che gli danno la posssibilità anche di cantare le antiche ballate irlandesi e scozzesi imparate da Cristy Moore, Ossian, Tannahill Weavers e Planxty.
In quel periodo Ricky accarezza il sogno di affiancare al “BRANCO SELVAGGIO”, il suo gruppo con cui esprime il suo amore per il Folk-Rock americano dal 1978, una formazione acustica dedita alla musica tradizionale europea partendo dalla musica di matrice anglo-scoto-irlandese. Il gruppo, battezzato da Ricky: “KALAMASS” in onore della grande collina che domina l’anfiteatro morenico di Ivrea, sin dalle prime uscite ottiene consensi incredibili e a novembre del 2004 registra nello “Sunny Hill Studio”, a casa di Ricky, una serie di brani tradizionali ma riarrangiati per l’occasione. Purtroppo, poco dopo questa registrazione, Alessandro e Andrea, per motivi di lavoro, non sono più in grado di tener dietro ad impegni sempre più importanti; così “KALAMASS” rimane una perla di una collana incompiuta che avrebbe dato frutti sicuramente incredibili.
ELSA MARTIN VINCE IL PREMIO ANDREA PARODI
CAGLIARI CAPITALE DELLA WORLD MUSIC DAL 22 AL 24 NOVEMBRE
Per tre giorni, dal 22 al 24 novembre, Cagliari è diventata capitale della World Music con la quinta edizione del Premio Andrea Parodi, dedicato all’indimenticato cantante e musicista sardo. A vincere è stata la friulana Elsa Martin (con “Dentrifûr”), che si è aggiudicata anche il Premio della critica. La menzione per il miglior testo è andata a Erica Boschiero, quella per la migliore musica ancora a Elsa Martin, quelle per il miglior arrangiamento e per la migliore interpretazione a Simona Colonna. Sono stati assegnati anche due nuovi premi, non ufficiali: quello dei concorrenti stessi, che è andato a Simona Colonna, e quello dei bambini presenti in sala, di nuovo alla Martin.
Nelle serate, presentate da Carlo Massarini, il pubblico e le due ampie e qualificatissime giurie (una tecnica e uno critica) hanno assistito a un grande spettacolo, con un ottimo livello medio dei finalisti, che hanno proposto in ogni serata un proprio brano affiancato venerdì da uno di Andrea Parodi.
Forti emozioni sono arrivate dagli ospiti, a partire dalla serata di venerdì, con Luigi Lai che ha ricevuto il Premio Albo d’oro e che ha stregato il pubblico con le sue launeddas, e con i vincitori dell’edizione 2011, i deliziosi Elva Lutza.
Sabato è stata la volta della grande forza espressiva di Boi Akih (dall’Indonesia) e delle suggestioni del violino di Lino Cannavacciuolo. Strepitosa poi l’esibizione di Enzo Avitabile, che ha offerto a sorpresa un brano di Andrea Parodi, “Sienda”, con Elena Ledda e Kaballà. Gran finale con tutti gli artisti ospiti sul palco, insieme a Francesca Corrias.
La stessa Elena Ledda, che ha curato la direzione artistica del festival, ha parlato della “felicità di questo festival, che si sentiva dall’aria positiva che si è respirata nelle tre giornate”. “C’è stata – ha continuato – una grande varietà nelle proposte stilistiche dei concorrenti e devo anche dire che la reinterpretazione dei brani di Andrea è stata molto coinvolgente, in certi casi commovente. Non posso poi non sottolineare l’alta qualità della presenza femminile fra i finalisti, con donne diversissime fra loro. Si andava dalla sperimentazione di Shinobu Kikuchi alla genialità di Simona Colonna, sino alle due ragazze più giovani, Erica Boschiero ed Elsa Martin, che mi hanno molto colpito. Fra l’altro sono entrambe intonatissime, il che non guasta”.
“C’è stata una netta sensazione di crescita del festival, da molti punti di vista” ha detto Valentina Casalena, moglie di Andrea Parodi e presidente della Fondazione a lui dedicata (che ha organizzato la rassegna). “Noi predisponiamo tutto facendo del nostro meglio, ma il bello poi lo fanno quelli che salgono sul palco e da questo punto di vista devo dire che mi ha colpito nei concorrenti il rispetto e l’impegno nell’avvicinarsi ai brani di Andrea, anche nel confrontarsi con il sardo. L’ho apprezzato non solo per gli omaggi in sé, che sono piaciuti molto anche al pubblico, ma anche perché questo è segno di professionalità da parte tutti i concorrenti. Credo voglia anche dire che ritengono il nostro un concorso serio. In questo contesto i vincitori sono quasi un dettaglio”.
Il festival ha avuto un’anteprima giovedì 22 novembre al Club Fbi di Quartu S. Elena per poi trasferirsi al Teatro Auditorium Comunale di Cagliari, che ha segnato il tutto esaurito. Le serate, o una selezione delle stesse, saranno diffuse a livello nazionale da Radio3, Popolare Network, Roxybar Tv e dalle principali emittenti tv e radio regionali.
Elsa Martin si è diplomata in musica jazz con il massimo dei voti presso il Conservatorio di Klagenfurt (Austria). Inoltre, ha avuto modo di confrontarsi con personalità di livello mondiale quali Tran Quang Hi, Friedrich Glorian, Tapa Sudana, Joji Hirota, Tadashi Endo. Nel 2006 ha partecipato, ospite della cantante brasiliana Rosa Passos, al Festival Internazionale Jazz delle Canarie ed è stata protagonista di numerose esibizioni all’estero. Il suo primo album, “vERsO”, è stato recentemente finalista nella sezione opere prime delle Targhe Tenco 2012.
Come vincitrice assoluta avrà un premio in denaro di 2500 euro per formazione musicale, la partecipazione nel 2013 al Premio Andrea Parodi, all’European Jazz Expo, al Negro Festival e a Folkest. Come vincitrice del Premio della critica la produzione di un videoclip professionale.
Per maggiori informazioni:
Baxiu e Contra LIVE festival di musica tradizionale e nuove tendenze
ASSOCIAZIONE CULTURALE ARCHIFONIA
con il Patrocinio di
Comune di Santadi – Provincia di Carbonia Iglesias
presenta
Baxiu e Contra LIVE
festival di musica tradizionale e nuove tendenze
VII edizione
1 e 2 dicembre 2012
SANTADI (CI)
BAXIU e CONTRA parole che riecheggiano i canti dei poeti improvvisatori del sud della Sardegna.
Da lì infatti nasce e cresce il festival che l’associazione Archifonia e Alberto Balìa musicista, concertista, straordinario esperto di trascrizioni della musica per launeddas sulla chitarra, ha voluto e realizzato in questi anni.
E confronto tra musica e poesia, improvvisazione, produzione originale e tradizione sono le trame della manifestazione giunta tenacemente alla settima edizione.
Baxiu e Contra LIVE si inserisce, pur con una sua autonomia, nella giornata del Pane e Olio in Frantoio, ‘festa di piazza’ che l’Associazione Nazionale Città dell’Olio ogni anno organizza in vari luoghi d’Italia tra cui Santadi.
Laboratori del gusto, tecniche antiche per la lavorazione dell’olio, artigiani del cibo.
Contesto ideale per raccontare musica e poesia che arrivano dal tempo antico ma anche dalle interpretazioni e produzioni del tempo presente. E da ogni luogo in Italia e nel mondo.
A caratterizzare l’imminente edizione sarà l’incontro tra Sardegna del Sulcis e Puglia del Salento grazie alla partecipazione delTrio Taras.
I salentini Aldo Nichil, Angelo Litti e Umberto Panico incroceranno la loro musica con quella di Alberto Balia il primo dicembre alle 22.30.
‘Parallelo Salento Sulcis’ in qualche modo è l’ ideale continuazione del concerto ‘Grazie Caterina’ – omaggio a Caterina Bueno (edizione 2011). Grazie a lei infatti Aldo Nichil e Alberto Balia si sono incontrati in occasione dello spettacolo ‘Ed ora il Ballo’, geniale intuizione della grande artista.
L’apertura sarà affidata ai suonatori di launeddas Bruno Loi e Giovanni Tronci, giovane promessa della musica. entrambi provenienti dalla scuola del Maestro Dionigi Burranca.
Il concerto, denominato Nodas Antigas, racconterà attraverso questo meraviglioso strumento le fasi del ciclo della vita.
Il Gazebo della Musica, laboratorio di improvvisazione musicale che ogni anno riserva sorprese anche agli organizzatori e agli stessi musicisti, animerà la giornata di domenica 2 dicembre.
I musicisti partecipanti alla manifestazione si alterneranno tra launeddas, tamburi, chitarre, fisarmoniche, canto, organetti creando un continuum musicale di improvvisazioni.
Jam session e assoli di eccellenze della musica tradizionale che ogni anno aderiscono con entusiasmo all’incontro.
Eccellenza artistica, rispetto e amore per la tradizione, intelligente attenzione alle nuove tendenze.
E ancora, convivialità, festa di piazza, incontri umani e culturali.
In una parola BAXIUECONTRALIVE2012
Direzione Artistica Alberto Balia
PROGRAMMA
Sabato 1 Dicembre ore 21.30
Aula Consiliare Comune di Santadi
NODAS ANTIGAS
Bruno Loi- launeddas
Giovanni Tronci- launeddas
Un percorso tra i momenti salienti del “ciclo della vita.
Il rito del battesimo, del matrimonio e della messa, il ballo sul sagrato della chiesa, l’accompagnamento dei questuanti per la festa patronale e per la processione dei patroni, i canti di festa, il ballo serale e le musiche della notte di Natale.
Tutto attraverso brani religiosi e profani tratti dal repertorio della scuola del Maestro Dionigi Burranca di Samatzai.
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GLI ARTISTI
Bruno Loi nasce a Nuoro nel 1962 e nel 1967 si trasferisce a San Gavino Monreale. Inizia la sua ricerca nel mondo dei suonatori di Launeddas all’età di 17 anni, dopo aver sentito in una festa popolare il suono di questo magnifico strumento. L’incontro con il Maestro Dionigi Burranca è decisivo: lo seguirà sino alla sua scomparsa nel 1995 diventando di fatto uno tra i suoi eredi.
Partecipa a importanti manifestazioni importanti internazionali (Parigi, Alessandria d’Egitto, Losanna, Amburgo) e a innumerevoli feste della tradizione popolare e sagre. Collabora con Cada Die Teatro e con vari Circoli Sardi in Italia.
E’ socio fondatore dell’associazione Sonus de Canna creata dal Maestro Burranca.
Trasmette la sua arte tenendo corsi in scuole di vario grado e lezioni private a cui accorrono allievi da tutta la Sardegna
Giovanni Tronci, giovane talento della scuola di Loi, nasce ad Aosta il nel 1988 ma presto si trasferisce a Ortacesus.
Con il suo maestro partecipa a manifestazioni in tutta l’isola, riportando notevole successo .
Sabato 1 Dicembre ore 22.30
Aula Consiliare del Comune di Santadi
PARALLELO SALENTO – SULCIS (Puglia Sardegna)
dalla antica Taras alla poesia del canto levantino
Aldo Nichil – chitarra
Angelo Litti – voce e tamburello
Umberto Panico – armonica
con la partecipazione di
Alberto Balia -chitarra
Una formazione che coglie e trasmette la dinamica del ritmo che porta alla trance della pizzica e restituisce l’immagine e la poesia dei canti del solare e multiculturale Salento.
Nel tempo l’incontro con un microcosmo parallelo anche geograficamente: il Sulcis , terriotrio a suo volta attraversato da popoli antichi, di intensa luminosità e con tradizioni che si collegano alla trance attraverso i rituali dell’ argia.
Ma è soprattutto l’ incontro tra Aldo Nichil e Alberto Balia che ha dato origine a una sorta di laboratorio continuo in cui si sono affrontate tematiche (oniriche) connesse all’argia sarda e alla taranta pugliese.
A Baxiu e Contra tornano questi temi in una corale musico-filosofica con il rinnovato incontro tra Alberto e Aldo e con i contributi di Angelo Litti, voce e tamburello e di Umberto Panico all’armonica.
GLI ARTISTI
Aldo Nichil Angelo Litti Umberto Panico ‘ Trio TARAS’
Aldo Nichil con il suo Trio è autore de ‘L’Etno commento sonoro al film ‘Pizzicata’ opera prima di Edoardo Winspeare
“La chitarra di Aldo Nichil attinge, per musicalità, a quella propria, di origine salentina, ma anche mediterranea, dove fantasie sarde si intrecciano a sonorità spagnole e “altre”(cit.)
Umberto Panico si occupa in tempi ‘insospettabili’ (inizi anni ’70) si occupa del recupero e della valorizzazione delle tradizioni salentine e partecipa con Aldo Nichil, Bruno Spennato, Uccio Aloisi e Pino Zimba a centinaia di feste popolari.
Collabora con l’Odin Teatret di Eugenio Barba e con Giorgio Di Lecce, antropologo lavora sulla difesa della Danza Scherma Salentina insieme al Domus De Janas Teatro.
E’ tra i fondatori del gruppo ‘Alla Bua’ con cui partecipa ai film ‘Pizzicata’ e ‘Sangue Vivo’.
Fonda ‘Zimabrie’ e con il musicoterapeuta Giuseppe Memmi e Angelo Litti il “Taranta Social Club”
Angelo Litti che aveva partecipato anche al film Pizzicata approda nel gruppo “Ariacorte” di cui è la prima voce per molti anni.
Attualmente collabora con “Taranta Minor” e con Antonio Papadà presenta spettacoli nelle carceri.
Domenica 2 Dicembre dalle ore 10.00 alle ore 18.00
GAZEBO della MUSICA
Improvvisazione musicale di e con
Bruno Loi – Giovanni Tronci – Aldo Nichil – Angelo litti – Umberto Panico . Sebastiano Soggiu – Alberto e Andrea Balia










