Posts tagged ‘ilblogfolk di Gloria Berloso’

febbraio 7, 2013

Marcello Vento ci ha lasciato, grave lutto per la musica

Marcello Vento è mancato!vento Batterista, percussionista viene considerato storicamente tra i massimi esempi di folk progressivo in Italia soprattutto per le elaborazioni della seconda metà degli anni Settanta.
Marcello Vento ha una lunga carriera come musicista jazz e insegnante di batteria, fino al lavoro con Jenny Sorrenti, sua compagna anche di vita, che esalta anche le sue qualità compositive e di arrangiamento.

gennaio 14, 2013

18 e 19 gennaio: al Teatro Miotto di Spilimbergo le selezioni per “Suonare@Folkest – Premio Alberto Cesa 2013”

“Suonare@Folkest – Premio Alberto Cesa 2013”

alberto cesa

Venerdì 18 e sabato 19 gennaio, presso il Teatro Miotto di Spilimbergo (PN) alle ore 21.15,

 avranno luogo le selezioni territoriali riservate agli artisti partecipanti al concorso “Suonare@Folkest – Premio Alberto Cesa 2013”. Alla prima delle due sessioni, denominata “Spilimbergo 1” (venerdì 18), parteciperanno Luna e Un Quarto, Figli di un Puff e Progetto Corde. Nella seconda, “Spilimbergo 2” (sabato 19), saliranno sul palco I Salici, Il Giardino dei Gatti Bianchi e Tryo Yerba. I migliori due gruppi di ogni serata, secondo il giudizio espresso da una autorevole giuria appositamente convocata (sulla cui composizione seguirà un ulteriore comunicato), acquisiranno il diritto a esibirsi durante Folkest 2013 in luogo e data da definire.  insieme con i gruppi vincitori delle altre selezioni territoriali a carattere nazionale: si è già svolta quella di Arezzo (6 dicembre 2012) che ha visto l’affermazione di Serio E Faceto e Macchia Libbr; si terranno invece nei mesi di febbraio e marzo quelle di Verona 1 (con la partecipazione di Abacà, Daniele Arzuffi, Gabriele Bombardini), Verona 2 (Dualis, Maria Devigili, Quenia), Loano (Folhas, Raffaele Antoniotti, The Mandolin Brothers), Coreno Ausonio (Ninfe della Tammorra, Orchestra Minima Mysticanza, Onda Nueve String Quartet).

gennaio 13, 2013

La tragedia del Mattmark e la canzone popolare

Valle di Saas, Canton Vallese: sono le 17.15 del 30 agosto 1965 quando una massa di due milioni di metri cubi si stacca dal ghiacciaio di Allalin e precipita sul cantiere allestito per la costruzione della diga di Mattmark. 88 lavoratori perdono la vita. Gli alloggi vengono completamente sotterrati dall’immensa massa di ghiaccio. Pochi istanti prima della tragedia i lavoratori sentono il sinistro scricchiolio della lingua di ghiaccio che si stacca e istintivamente corrono verso le baracche alla ricerca di un rifugio. Ma la loro è una corsa verso la morte. Rimangono sepolti sotto 50 metri di ghiaccio. Il recupero delle salme è estremamente difficile.

Delle 88 persone rimaste uccise 56 sono italiani, molti originari della provincia di Belluno, 24 svizzeri, 3 spagnoli, 2 austriaci, 2 tedeschi e un apolide. Osvaldo D. è fortunato, se la cava con qualche ferita lieve: stavo caricando un veicolo quando ho sentito il ghiaccio precipitare, poi il nulla, racconterà più tardi al giornale della Federazione dei Lavoratori dell’edilizia e del legno (Flel). La tragedia di Mattmark suscita scalpore in tutta Europa. E’  la più  grave catastrofe della storia svizzera dell’edilizia. Da tutto il mondo giungono dichiarazioni di solidarietà. I sindacati italiani inviano telegrammi di condoglianze. Il 9 settembre il consigliere federale Hans-Peter Tschudi commemora le vittime in una messa funebre a Saas Grund. La Catena della solidarietà e il Soccorso operaio svizzero raccolgono numerose donazioni. Anche la Flel e il Canton Vallese intervengono mettendo a disposizione dei contributi per far fronte all’emergenza.

Elektrowatt sotto pressione

All’inizio la tragedia viene ricondotta ad una catastrofe naturale. I titoli dei giornali parlano di forza della montagna e di destino, morte e distruzione. Poco dopo iniziano però a farsi strada le prime riflessioni sull’efficacia delle misure di sicurezza adottate. Nel documento Vittime del lavoro l’Unione sindacale svizzera (Uss) scrive: dovremo pur chiederci se sono state adottate tutte le misure necessarie. Il ghiacciaio di Allalin è  sempre stato noto per la sua instabilità; eppure gli alloggi dei lavoratori sono stati costruiti proprio sotto il ghiacciaio, in una zona ad alto rischio. Il 17 settembre parte l’inchiesta ufficiale e vengono ordinate le prime perizie. La committente, l’Elektrowatt Ag, finisce sotto pressione. L’ombra della responsabilità  grava però anche sull’Istituto nazionale svizzero dell’assicurazione infortuni (Insai, oggi Suva) e sulle autorità vallesane competenti per il rilascio delle autorizzazioni.
La Flel solleva domande critiche, ma al tempo stesso non vuole formulare accuse precipitose contro l’azienda committente. Poco dopo la tragedia la direzione dei lavori decide la continuazione della costruzione della diga anche nella zona a rischio. La Flel reagisce esprimendo delle riserve, si astiene però da un’aperta opposizione. Le voci di critica si moltiplicano invece all’estero, soprattutto in Italia. Le cause della tragedia che è costata la vita a 88 persone vengono identificate nelle lacune delle misure di sicurezza. Le numerose iniziative volte a raccogliere donazioni fanno inoltre avanzare il sospetto che le famiglie delle vittime vengano lasciate alla mercé della miseria. La Flel e l’Uss correggono la loro rotta e pubblicano lunghi articoli sui diritti assicurativi e pensionistici dei migranti. Contemporaneamente lanciano anche il dibattito sui rischi di infortunio e malattia legati al mondo del lavoro.

La vergogna dell’assoluzione

I tempi dell’inchiesta penale sono lunghissimi. Dopo quattro anni il processo penale non è ancora stato avviato. Il quotidiano Tages-Anzeiger accusa le autorità vallesane di non essere all?altezza di un caso così complesso. In effetti la prima udienza viene fissata solo sei anni e mezzo dopo la tragedia. Il 22 febbraio 1972 diciassette imputati  tra cui direttori, ingegneri e 2 funzionari Suva , sono chiamati a rispondere delle loro azioni di fronte al Tribunale distrettuale di Visp. Gli occhi della stampa mondiale sono puntati sul processo. Il capo d’accusa è omicidio colposo. La pena massima richiesta dal procuratore pubblico  è per il solo il pagamento di multe da mille a 2 mila franchi. L’opinione pubblica è incredula e accoglie la notizia con severe critiche. Una settimana dopo il tribunale assolve tutti gli imputati: la catastrofe non era prevedibile. Nella motivazione della sentenza il tribunale spiega che una valanga di ghiaccio rappresenta una possibilità  troppo remota per essere presa ragionevolmente in considerazione.
Forti ondate di critiche si levano in tutto il Paese e anche all’estero. Le sentenze sono considerate ingiuste dall’intera opinione pubblica. Anche il presidente della Flel Ezio Canonica commenta la decisione del tribunale: troppo spesso i cosiddetti lavoratori di seconda classe vengono duramente colpiti da infortuni sul posto di lavoro; non possiamo che reagire con una severa protesta. Il 18 marzo 1972 migliaia di migranti scendono in strada a Ginevra. Chiedono giustizia per le vittime di Mattmark e denunciano il disprezzo per la vita dei lavoratori. Ezio Canonica presenta un’interpellanza al Consiglio nazionale, denunciando la prassi dei blandi controlli della Suva e anche la volontà di risparmiare costi e tenere bassi i premi, a prezzo della salute e della vita dei lavoratori.

Fatale fiducia nella scienza

Nell’agosto del 1972 il segretario della Flel Karl Aeschbach pubblica un rapporto dettagliato sulle cause della catastrofe di Mattmark. Aeschbach giunge alla conclusione che gli ingegneri, data la loro specializzazione unilaterale, non possedevano le conoscenze necessarie per individuare i veri pericoli. Erano inoltre stati ignorati i timori dei lavoratori. La tragedia era infine stata causata da una serie di omissioni, come ad esempio la mancata sorveglianza fotogrammetrica del ghiacciaio. Aeschbach scrive: la catastrofe di Mattmark è stata una vera e propria catastrofe naturale; il numero delle vittime non sarebbe però stato così  alto se non fossero intervenuti anche una serie di fattori umani. Aeschbach cita in particolar modo la strategia di profitto dei costruttori, intenzionati a terminare la diga prima dell’arrivo dell’inverno. Sul banco d’accusa non finisce allora solo l’azienda costruttrice, ma anche l’avidità di profitto, la fiducia nella scienza e il delirio d’onnipotenza di un’intera epoca.
Contro la sentenza viene presentato un ricorso al Tribunale cantonale di Sion. Alla fine del mese di settembre 1972 i tre giorni di udienza si concludono ancora una volta con l’assoluzione di tutti gli imputati. Anche la seconda istanza conferma dunque la tesi dell?imprevedibilità della catastrofe. E ancora una volta la reazione della stampa italiana è molto dura. La decisione con cui i familiari dei ricorrenti vengono obbligati a pagare la metà delle spese processuali suscita una profonda ondata d’indignazione: le famiglie delle vittime si ritrovano a dover versare al canton Vallese 3 mila franchi. Il codice di procedura penale vallesano prevede infatti che la metà delle spese processuali siano a carico della parte soccombente. L’effetto simbolico è devastante. La Svizzera entra nell’immaginario collettivo come un Paese arrogante e crudele.

Indignazione in Italia

Nel Parlamento italiano le voci critiche vedono nella sentenza una conferma dei pregiudizi elvetici contro i migranti. Il giornale protestante Nuovi Tempi lancia un appello alle chiese svizzere, affinché prendano le dovute distanze dalla scandalosa sentenza. Con grande sdegno il giornale ricorda che negli ultimi dieci anni un alto numero di  lavoratori italiani hanno perso la vita in Svizzera. I tre grandi sindacati italiani Cgil, Cisl e Uil protestano uniti contro una sentenza che definiscono inaccettabile. Il Governo italiano si dichiara pronto a farsi carico delle spese processuali tramite il fondo del consolato per la tutela giuridica costituito presso l’Ambasciata italiana a Berna. La giustizia vallesana non prende neanche in considerazione una remissione delle spese a favore delle famiglie delle vittime.

(fonte certa)

Una canzone sulla tragedia di Mattmark è stata scritta e pubblicata da Luigi Grechi nel bellissimo LP Accusato di libertà, 1976

Testo di Mattmark

Fa più caldo stasera
fra la roccia e la neve
E’ contento Giuseppe
del vino che beve

Fra i compagni stasera
c’è aria di festa
Ed il vino di casa
da’ un poco alla testa

Guarda lì sul tuo letto
quella foto di Rita
Questa sera mi sembra
proprio che rida

Lei che era sempre
così timida e seria
Ma guardala un po’
porca miseria…

L’hai lasciata da un pezzo
per venire quaggiù
Per mandarle ogni mese
qualcosa di più

Ma il più non bastava
già da molti anni
Lei rideva di meno
e stirava più panni

Fa più caldo stasera
tra la roccia e la neve
E’ contento Giuseppe
del vino che beve

Sta in festa Giuseppe
che è l’ultima volta
Sta in festa Giuseppe
che il nemico ti ascolta

E il nemico lì fuori
è la grande montagna
Mattmark è il suo nome
vento caldo la bagna

E fu l’ultimo canto
a coprire quel tuono
Che vi tolse anche il tempo
di chiedere perdono

Fa più caldo stasera
tra la roccia e la neve
E’ contento Giuseppe
del vino che beve

Fra i compagni stasera
c’è aria di festa
Ed il vino di casa
da’ un poco alla testa

 

dicembre 19, 2012

Q-Blues al teatro Miotto: una “Synthesis” felice fra rock e blues dei tempi d’oro.

Teatro Miotto
Spilimbergo – FRIULI VENEZIA GIULIA
Venerdì 21 dicembre ore 21:00

Q-BLUES
fotobn

Prendete quattro “giovanotti” decisamente stagionati ma incredibilmente dinamici che negli anni Sessanta e Settanta, quando ancora avevano più capelli e meno chili, facevano impazzire le sale da ballo tra Friuli e Veneto. Aggiungete una pinta di passione mai sopita per il rock-blues degli anni d’oro, quello di Winwood e Capaldi, di Hendrix e Clapton, di J. J. Cale e Otis Rush… E come se il tempo si fosse fermato, eccoli di ritorno: adesso si chiamano Q-Blues, dove la Q (con un eccesso di modestia) sta per “Quasi”. Rudy Bremer (chitarra, piano, organo Hammond), Massimo Tracanelli (voce e tastiere), Charlie Merluzzi (batteria e percussioni), Maurizio De Marchi (basso) con la collaborazione di Arno Barzan formano la line-up della band in questo lavoro: un disco che racchiude nel titolo il messaggio di una sintesi fra passato e presente, fra brani storici che tutti abbiamo memorizzato negli anni e che ora tornano a nuova vita e brillantezza grazie al lavoro di una band di amici –soprattutto- che dopo aver regalato buona musica dal vivo all’intero Nord-Est si cimenta in un debutto discografico che segna un punto di arrivo e di ripartenza verso una seconda gioventù.

Quasi un’ora di nettare per le orecchie di un’intera generazione di “rockettari” di ogni età che non mancherà di riconoscersi in un disco che è specchio fedele della grande epopea del rock di qualche decennio fa.

Il concerto di venerdì 21 dicembre al teatro Miotto di Spilimbergo offrirà a tutti i vecchi fan e agli appassionati del genere un’occasione per vedere dal vivo i vecchi leoni. Li accoglierà una sala per l’occasione allestita come sala da ballo, senza poltrone per lasciare libero sofogo alla voglia di divertirsi e anche di ballare.

Q-Blues – “Synthesis” – Folkest Dischi (distribuzione Cni) – DF91, 2012.

novembre 26, 2012

ELSA MARTIN VINCE IL PREMIO ANDREA PARODI

CAGLIARI CAPITALE DELLA WORLD MUSIC DAL 22 AL 24 NOVEMBRE

Per tre giorni, dal 22 al 24 novembre, Cagliari è diventata capitale della World Music con la quinta edizione del Premio Andrea Parodi, dedicato all’indimenticato cantante e musicista sardo. A vincere è stata la friulana Elsa Martin (con “Dentrifûr”), che si è aggiudicata anche il Premio della critica. La menzione per il miglior testo è andata a Erica Boschiero, quella per la migliore musica ancora a Elsa Martin, quelle per il miglior arrangiamento e per la migliore interpretazione a Simona Colonna. Sono stati assegnati anche due nuovi premi, non ufficiali: quello dei concorrenti stessi, che è andato a Simona Colonna, e quello dei bambini presenti in sala, di nuovo alla Martin.

Nelle serate, presentate da Carlo Massarini, il pubblico e le due ampie e qualificatissime giurie (una tecnica e uno critica) hanno assistito a un grande spettacolo, con un ottimo livello medio dei finalisti, che hanno proposto in ogni serata un proprio brano affiancato venerdì da uno di Andrea Parodi.

Forti emozioni sono arrivate dagli ospiti, a partire dalla serata di venerdì, con Luigi Lai che ha ricevuto il Premio Albo d’oro e che ha stregato il pubblico con le sue launeddas, e con i vincitori dell’edizione 2011, i deliziosi Elva Lutza.

Sabato è stata la volta della grande forza espressiva di Boi Akih (dall’Indonesia) e delle suggestioni del violino di Lino Cannavacciuolo. Strepitosa poi l’esibizione di Enzo Avitabile, che ha offerto a sorpresa un brano di Andrea Parodi, “Sienda”, con Elena Ledda e Kaballà. Gran finale con tutti gli artisti ospiti sul palco, insieme a Francesca Corrias.

La stessa Elena Ledda, che ha curato la direzione artistica del festival, ha parlato della “felicità di questo festival, che si sentiva dall’aria positiva che si è respirata nelle tre giornate”. “C’è stata – ha continuato – una grande varietà nelle proposte stilistiche dei concorrenti e devo anche dire che la reinterpretazione dei brani di Andrea è stata molto coinvolgente, in certi casi commovente. Non posso poi non sottolineare l’alta qualità della presenza femminile fra i finalisti, con donne diversissime fra loro. Si andava dalla sperimentazione di Shinobu Kikuchi alla genialità di Simona Colonna, sino alle due ragazze più giovani, Erica Boschiero ed Elsa Martin, che mi hanno molto colpito. Fra l’altro sono entrambe intonatissime, il che non guasta”.

C’è stata una netta sensazione di crescita del festival, da molti punti di vista” ha detto Valentina Casalena, moglie di Andrea Parodi e presidente della Fondazione a lui dedicata (che ha organizzato la rassegna). “Noi predisponiamo tutto facendo del nostro meglio, ma il bello poi lo fanno quelli che salgono sul palco e da questo punto di vista devo dire che mi ha colpito nei concorrenti il rispetto e l’impegno nell’avvicinarsi ai brani di Andrea, anche nel confrontarsi con il sardo. L’ho apprezzato non solo per gli omaggi in sé, che sono piaciuti molto anche al pubblico, ma anche perché questo è segno di professionalità da parte tutti i concorrenti. Credo voglia anche dire che ritengono il nostro un concorso serio. In questo contesto i vincitori sono quasi un dettaglio”.

Il festival ha avuto un’anteprima giovedì 22 novembre al Club Fbi di Quartu S. Elena per poi trasferirsi al Teatro Auditorium Comunale di Cagliari, che ha segnato il tutto esauritoLe serate, o una selezione delle stesse, saranno diffuse a livello nazionale da Radio3, Popolare Network, Roxybar Tv e dalle principali emittenti tv e radio regionali.

Elsa Martin si è diplomata in musica jazz con il massimo dei voti presso il Conservatorio di Klagenfurt (Austria). Inoltre, ha avuto modo di confrontarsi con personalità di livello mondiale quali Tran Quang Hi, Friedrich Glorian, Tapa Sudana, Joji Hirota, Tadashi Endo. Nel 2006 ha partecipato, ospite della cantante brasiliana Rosa Passos, al Festival Internazionale Jazz delle Canarie ed è stata protagonista di numerose esibizioni all’estero. Il suo primo album, “vERsO”, è stato recentemente finalista nella sezione opere prime delle Targhe Tenco 2012.

Come vincitrice assoluta avrà un premio in denaro di 2500 euro per formazione musicale, la partecipazione nel 2013 al Premio Andrea Parodi, all’European Jazz Expo, al Negro Festival e a Folkest. Come vincitrice del Premio della critica la produzione di un videoclip professionale.

Per maggiori informazioni:

www.fondazioneandreaparodi.it

fondazione.andreaparodi@gmail.com