Archive for ‘ilblogfolk di Gloria Berloso’

luglio 31, 2015

BLOWIN’ IN THE WIND by Gloria and Ricky

BLOWIN’ IN THE WIND

Quante strade deve percorrere un uomo
Prima che lo si possa chiamare uomo?
Sì, e quanti mari deve sorvolare una bianca colomba
Prima che possa riposare nella sabbia?
Sì, e quante volte le palle di cannone dovranno volare
Prima che siano per sempre bandite?
La risposta, amico, sta soffiando nel vento
La risposta sta soffiando nel vento

Quante volte un uomo deve guardare verso l’alto
Prima che riesca a vedere il cielo?
Sì, e quante orecchie deve avere un uomo
Prima che possa ascoltare la gente piangere?
Sì, e quante morti ci vorranno perché egli sappia
Che troppe persone sono morte?
La risposta, amico, sta soffiando nel vento
La risposta sta soffiando nel vento

Quanti anni può esistere una montagna
Prima di essere spazzata fino al mare?
Sì, e quanti anni la gente deve vivere
Prima che possa essere finalmente libera?
Sì, e quante volte un uomo può voltare la testa
Fingendo di non vedere?
La risposta, amico, sta soffiando nel vento
La risposta sta soffiando nel vento

WorldFire-Web-solo-colomba-3

Nel 1989 cadeva il muro di Berlino, nel 2004 cadeva il muro confinario che divideva Gorizia (la mia città) dalla Slovenia. Nel luglio del 2015 in Ungheria verso il confine serbo si è costruito il muro anti migranti.
È incredibile ma l’uomo non ha proprio memoria della storia. Si, perché ogni barriera, ogni muro, ogni reticolato hanno sempre separato e allontanato le persone con idee e culture diverse; nel tempo questi “muri” hanno sempre avuto un giudizio negativo da chi immaginava e pensa oggi ad un mondo libero. Tutte le persone da sempre si muovono e il futuro vedrà sempre più la mescolanza di etnie, un fenomeno che non può che essere positivo dato che genera esseri che portano in sé quelle preziose diversità che possono modificare nei secoli le civiltà. D’altronde la storia ci ha insegnato che è sempre andata così. Come è possibile che la nostra cultura attuale porti a chiuderci in un recinto! Questa è una involuzione dell’uomo e credo sia pericolosa anche nel nostro quotidiano vivere. Ci vogliamo chiudere tutti dentro le nostre case, cosa raccontiamo alle generazioni successive? Che siamo difronte ad un nemico invisibile? Questi sono i muri eretti dall’indifferenza e prodotti dall’ignoranza e da idee politiche che non hanno radici storiche.
Stiamo vivendo un periodo senza dubbio molto difficile ed ognuno di noi ha il dovere ma anche il diritto di trasformare le cose cattive in buone. Certamente alzare un muro, sparare contro i nostri simili, affamare i popoli sono atti cattivi e nessuno può essere cieco davanti alle tragedie.
La canzone che io e Ricky Mantoan abbiamo scelto per interpretare la nostra fiducia nella pace è Blowin in the Wind scritta da Bob Dylan molti anni fa.

Quanti anni può esistere una montagna
Prima di essere spazzata fino al mare?
Sì, e quanti anni la gente deve vivere
Prima che possa essere finalmente libera?
Sì, e quante volte un uomo può voltare la testa
Fingendo di non vedere?
La risposta, amico, sta soffiando nel vento
La risposta sta soffiando nel vento

Questa interpretazione, completamente arrangiata da Ricky Mantoan ed eseguita vocalmente da Gloria Berloso e dallo stesso Ricky nelle parti corali, è un esempio di cambiamento non certo per migliorare i suoni ed il testo di Dylan che è perfetto in tutte le sue parti, ma per far comprendere che le cose belle hanno una possibilità di allargare gli orizzonti per creare bellezza ulteriore. Una canzone è la nostra seconda voce ed ha un valore aggiunto per chi può e vuole ascoltare tutte le voci, senza muri e senza barriere.

Gloria Berloso, vocals
Ricky Mantoan, vocals, tutti gli strumenti, arrangiamenti

luglio 8, 2015

Nicola Cossar, Neri Marcorè ed Edoardo De Angelis presentano “Sale di Sicilia”

Mariacristina Di Giuseppe

Mariacristina Di Giuseppe

Nicola Cossar, Neri Marcorè ed Edoardo De Angelis

presentano Sale di Sicilia,

romanzo d’esordio di Mariacristina Di Giuseppe

Sale di Sicilia - Libro

Sale di Sicilia – Libro

Domenica 12 luglio ore 11:30 |

Udine – la Feltrinelli | Via Paolo Canciani, 15

Il giorno 12 luglio 2015, dalle ore 11:30, presso la Feltrinelli di Udine, si terrà la presentazione del libro Sale di Sicilia, romanzo d’esordio di Mariacristina Di Giuseppe pubblicato da Navarra Editore. L’opera, finalista al Premio Corrado Alvaro 2015, può già contare la prima ristampa. Il giornalista Nicola Cossar farà gli onori di casa. Neri Marcorè e il cantautore Edoardo De Angelis affiancheranno l’autrice durante la presentazione.

Ambientata in una Palermo che Neri Marcorè, autore della prefazione, definisce meravigliosa e brutale, troppo spesso oltraggiata, contraddittoria nella sua bellezza e decadenza, ricolma di tesori, nascosti o alla luce del sole, di cui si ha nostalgia già nel presente, Sale di Sicilia è l’opera prima di Mariacristina Di Giuseppe, già autrice di testi per Milva, Antonella Ruggiero, Edoardo De Angelis, Neri Marcorè, Amedeo Minghi.

Protagonista del romanzo è Vittorio De Luigi, giornalista cinquantenne – uomo appassionato di vita, cucina e politica, ma intriso di malcelate inquietudini – che vedrà sconvolta la propria routine esistenziale dal fortuito coinvolgimento in un’inchiesta sui falsi d’autore in Sicilia.

Le avvincenti indagini del protagonista prenderanno direzioni inaspettate e lo porteranno a fare i conti con una storia personale ben più coinvolgente, intima e dirompente.

“Sale di Sicilia – racconta ancora Marcorè nella prefazione al romanzo – possiede una struttura densa, un andamento costante, ogni parola sembra pensata come una carezza per il lettore, compiacendolo con una ricchezza di linguaggio che si direbbe provenire da altri tempi, ma altrettanto, costringendolo al rigore di una letteratura di argomenti, riflessioni e sentimenti mai troppo facili. Il periodo è ricco, riflette, per i colori, gli aromi, l’abbondanza, proprio la terra che ospita gran parte della storia, che nel complesso risulta ben costruita, oltre che accuratamente documentata”.

Il romanzo è un atto d’amore, un’ode alla Sicilia, della quale l’autrice si dice caduta innamorata. “Senza corteggiamento – racconta la Di Giuseppe – ho ceduto, per mio conto e volontà, alle lusinghe inconsapevoli, alle blandizie innocenti di una realtà urbana, culturale e umana, quella di Palermo, che per motivi ancora ignoti mi ha letteralmente conquistato e tratta dalla sua parte. Sono divenuta, allora, partigiana delle sue virtù, osservatrice addolorata delle sue ferite. Senza foga, a spada bassa, ho imbracciato l’arma più innocua e più potente che uomo abbia mai posseduto: la parola”.

La Sicilia, infatti, simbolo di una frontiera non geografica ma dell’anima, è la vera protagonista del romanzo, che – insieme a Parigi, un villaggio vicino a Marsiglia, Roma – diventa medicina in grado di guarire Vittorio dalla sua insofferenza senza nome.

Nicola Cossar

Nicola Cossar

Neri Marcorè

Neri Marcorè

Enrico De Angelis

Edoardo De Angelis

Per maggiori informazioni:

“la Feltrinelli”

Via Paolo Canciani, 15 Udine

Tel. 0432 204292

Pubblicato da Gloria Berloso – ilblogfolk

luglio 7, 2015

8 luglio: Elliot Murphy & Oliver Durand in concerto per Folkest 2015

untitled

folkest

 

Elliot Murphy e Oliver Durand.

8 luglio 2015

PARCO DI VIA DANTE – GEMONA DEL FRIULI

 

L’8 luglio il Parco di via Dante di Gemona del Friuli alle ore 21.00 ospiterà il concerto di Elliot Murphy e Oliver Durand. Due ospiti d’eccezione dal sound rock che animeranno di energia il palco che il Comune di Gemona ha voluto mettere a disposizione di Folkest.

Cantautore della prima ora, giornalista, personaggio poliedrico, Elliot Murphy, figlio di un impresario di grande successo negli States negli anni ‘50 e di un’attrice, ha ospitato nella sua florida discografica musicisti come Mick Taylor, Billy Joel, Phil Collins. Il suo primo disco, Aquashow

La madre Josephine è un attrice, mentre il padre Elliott Sr. è un impresario molto noto, il cui poliedrico Aquashow ebbe successo per tutti gli anni Cinquanta, nel terreno su cui inizialmente aveva trovato posto la Fiera Mondiale di New York del 1939. Da questo prenderà nome anche il primo disco di Elliott, considerato uno dei migliori dischi cantautorali degli anni Settanta. Nei suoi dischi si trovano spesso ospiti di altissimo livello come Mick Taylor, Billy Joel, Phil Collins. In Selling the gold (1985) lo si può ascoltare in un duetto con Bruce Springsteen, il vecchio amico che spesso lo invita sul palco nei suoi spettacoli europei. Stabilitosi a Parigi dal 1989 ha scritto un romanzo e due raccolte di racconti, collaborando con varie riviste musicali e letterarie. Oltre che con la band Normandy All Stars, divide il palco con Olivier Durand, eccellente chitarrista, con il quale fa ormai coppia fissa da alcuni anni.

(Studio Alfa, ilblogfolk)

 

giugno 18, 2015

Nove sfumature di femminilità, con parole in primo piano i FAVONIO cantono le poesie di Alba Avesini

untitledCON NOVE SIGNORE DELLA CANZONE

Alice, Rossana Casale, Patrizia Laquidara, Petra Magoni, Margot, Giovanna Marini, Momo, Erica Mou e Paola Turci

Una “poetessa in incognito” che scriveva versi che “nascondevano” canzoni. Una band che le ha fatto subito tana mettendole in musica con il controcanto di ben nove signore della canzone italiana. Sono questi gli elementi da cui prende forma “Parole in primo piano”, il nuovo album dei Favonio che trasforma in canzoni nove liriche tratte dal libro di Alba Avesini “Poesie e filastrocche”, opere che – come recita il booklet del Cd – “arbitrariamente il marito e un’amica decisero di pubblicare a dieci anni esatti dalla sua scomparsa”.

“Parole in primo piano” (distribuzione Believe Digital) è un album che nasce dall’incontro di storie e di impulsi: quelli di Alba che riempiva agende e foglietti di versi che camuffava firmandoli col nome di autori di canzoni, quelli di Enrico de Angelis e Francesca Rizzotti che hanno deciso di riunirli in un volume e quelli dei Favonio che, rapiti da quei versi, hanno preso a musicarli uno dopo l’altro. Per impulso. Da lì all’idea di racchiuderli in un disco, il passo è stato breve. Dopo due album di proprie composizioni, ricchi di riconoscimenti e gratificazioni, la band pugliese stavolta si è cimentata in un progetto diverso, interpretando e arrangiando i brani con fantasia e intensità.

E poi ci sono altre nove storie ed impulsi: quelli di Alice, Rossana Casale, Patrizia Laquidara, Petra Magoni, Margot, Giovanna Marini, Momo, Erica Mou e Paola Turci, ognuna delle quali interpreta con i Favonio un brano del disco.

Nove tracce, molto diverse una dall’altra. Ma la personalità di Alba Avesini era forte e variegata come le sue liriche e le tante facce di questa femminilità non potevano essere interpretate da una voce unica. E quindi ecco nove sfumature di femminilità per un ritratto di donna e poetessa. La dolcezza, l’erotismo, la malinconia, l’esuberanza, il sorriso ed altro ancora.

Ogni canzone ha quindi una sua particolarità, è un mondo a sé, sia dal punto di vista lirico-tematico che musicale: si va da funk al jazz fino alla bossanova. A chiudere il disco, un decimo brano,  “La canzone dei vecchi amanti” di Jacques Brel, in una traduzione inedita di Paolo Marrone e Mimmo Petruzzelli.  È stata inserita per due motivi: è un vezzo dei Favonio avere una cover in ogni album ed è una delle canzoni che Alba scelse di far suonare durante il suo matrimonio.

La copertina dell’album è una foto di Renzo Chiesa, uno dei più affermati fotografi musicali italiani, che ritrae la veduta verso l’alto di un cortile tunisino, con il cielo illuminato da una particolare luce prodotta dalla luna. E “lunare” era il carattere di Alba nei ricordi di chi la conosceva.

Per i testi nel libretto sono stati utilizzati gli scritti originali, fotografati da Chiesa.

Il mix è stato curato da Taketo Gohara con il Mobilis In Mobili e presso le Officine Meccaniche Recording Studio di Mauro Pagani. Lo stesso Pagani suona il violino in “Vattene Ansia”. Nel disco hanno suonato anche: Michele Carrabba, Michela Celozzi e Daniele Moretto.

Molto amati dalla critica, i Favonio hanno esordito nel 2008 con un album omonimo, a cui ha fatto seguito nel 2012  “Brutto di faccia brutto di cuore”. Il gruppo foggiano nasce nel 2001 dall’incontro fra Paolo Marrone (voce solista) e Mimmo Petruzzelli (fiati). Si fanno subito apprezzare per la “diversità” musicale, ottenendo il Premio della Gazzetta del Mezzogiorno nel concorso “Spazio Giovani” nel 2003. Gli anni successivi li vedono protagonisti, e spesso vincitori, di vari concorsi e festival.

Otto musicisti che, dopo un lungo percorso che li ha visti confrontarsi con diversi generi musicali (dal jazz al blues, dal latin al funk fino alla canzone d’autore), hanno concentrato le proprie esperienze e sensibilità nel progetto musicale Favonio, che prende il nome dal tipico vento che sferza le aride campagne della provincia di Foggia.

Alba Avesini è stata una importante operatrice del Club Tenco. Ha lavorato per un grande editore come redattrice, traduttrice e autrice, specialmente nel campo della letteratura per ragazzi. È stata la traduttrice ufficiale italiana degli albi di Asterix firmati Goscinny & Uderzo, su espressa richiesta dell’editore originale francese. Alla sua memoria Paolo Conte dedicò pubblicamente la Targa Tenco 2005 per il miglior disco dell’anno, vinta con la sua “Elegia”.

Il volume “Poesie e filastrocche” è stato curato da Enrico de Angelis e Francesca Rizzotti per le edizioni Scripta. Contiene liriche scritte durante una vita, tra il 1967 e il 1999.

I FAVONIO:

Paolo Marrone (voce); Mimmo Petruzzelli (sax); Lucio Pentrella (chitarre); Giuseppe Guerrieri (batteria); Giovanni Mastrangelo (basso); Stefano Capasso (tastiere, pianoforte e fisarmonica); Piernicola Morese (percussioni); Antonello Del Sordo (tromba)

 

TRACKLIST

1)    Un libro un disco

Con la partecipazione di Rossana Casale

2)    Appoggiati ad un muro

Con la partecipazione di Erica Mou

3)    Elegia

Con la partecipazione di Paola Turci

4)    Eternità

Con la partecipazione di Alice

5)    Sul viale M.C.

Con la partecipazione di Patrizia Laquidara

6)    Parole

Con la partecipazione di Margot

7)    Funghi

Con la partecipazione di Petra Magoni

8)    Un pianoforte

Con la partecipazione di Momo

9)    Vattene ansia

Con la partecipazione di Giovanna Marini

10) La canzone dei vecchi amanti

Meraviglia !

giugno 11, 2015

La sacralità della nostra voce e la musica che c’è in noi.

gregor1 Ci sono luoghi nella nostra Terra che emanano vibrazioni potenti. Luoghi dove s’incrociano ruscelli sotterranei e linee di forza e che i popoli antichi veneravano, fossero essi foreste, montagne, rocce o caverne. Le vibrazioni alterano il nostro senso di realtà ordinaria e ci mettono in contatto con la realtà mitica e con i più grandi misteri.

Guardiamo e pensiamo ai più grandi siti archeologici di questo pianeta ed è proprio in questi luoghi che furono costruite degli edifici sacri, allineati con le stelle, affinché proteggessero e amplificassero le misteriose energie della terra. Questi luoghi sacri sono intrinsecamente musicali, dove, attraverso il suono e la vibrazione, si entra in sintonia con le dimensioni sacre. Gli antichi ricercavano i luoghi naturali per le loro proprietà acustiche come le montagne e le caverne.

Suoni e musica hanno un profondo effetto sulle onde del nostro cervello e possono portarci in elevati stati di coscienza. Quando ascoltiamo musica in uno stato di rilassamento profondo, possiamo fare esperienza di immagini e ricordi. La musica può portarci all’estasi. Tutti i rituali nel mondo usano alcune forme di musica in luoghi designati come sacri. Nei tempi antichi questi rituali erano svolti per comunicate con gli antenati, i depositari della saggezza. Le vocali erano intonate e considerate sacre, in quanto esse sono gli unici suoni emessi attraverso il respiro, cambiando la posizione della bocca. L’intonazione dei suoni vocali potrebbe essere stata solo una delle prime forme di musica, insieme con il canticchiare dei bambini. Oggi, la terapia musicale con il suono sta diventando sempre più popolare in tutto il mondo. Abbiamo bisogno di trovare vie che ci riportino in armonia, guardando all’inquinamento del suono, così presente nella cultura del nostro secolo. Entriamo in contatto con i suoni ed i ritmi più dominanti che ascoltiamo ed il nostro tecno-mondo ha un impatto sul nostro sistema nervoso. Molte persone sono assuefatte alla tecnologia e ai videogames. Siamo talmente bombardati che abbiamo dimenticato come ascoltare veramente ed essere presenti con profondo silenzio.

All’interno di ciascuno di noi risiede una architettura sacra e una musica che molti ignorano: la nostra voce cantante. Questa voce contiene i nostri più profondi sentimenti, le nostre brame spirituali, le nostre speranze, paure e verità personali. Cantare è la forma più personalizzata di espressione musicale. Coinvolge diaframma, petto, cuore, polmoni, gola. Lingua, viso, la parte frontale esposta dei nostri corpi, dove sono custodite le nostre emozioni più profonde. Quando cantiamo diveniamo una cassa di risonanza, uno strumento vibrante con la bellezza del tono. Sentiamo il canto vibrare attraverso il nostro intero sistema, collegando corpo, mente, emozione, anima e spirito. Siamo la sola specie che può passare dal linguaggio parlato al canto. Forse le nostre strutture inerenti, fisiche, hanno fornito l’ispirazione per l’architettura sacra. (F.te S.E. Hale)

Tamut

Tamut

La “sorprendentemente ben conservata” cantante egizia Tamut Il direttore del museo Neil MacGregor, ha detto che la tecnologia sta diventando così avanzata che entro cinque anni sarà possibile scoprire come fosse la sua voce: “Tornate fra cinque anni e sentirete Tamut cantare. Sapremo se era un mezzo-soprano.” Il curatore di archeologia egizia, il dottor John Taylor, ha aggiunto: “Questa donna una volta stava lì e cantava per il Dio. E’ straordinariamente ben conservata fino ai capelli tagliati corti. Probabilmente indossava una parrucca come simbolo degli individui di alto rango”.

Gloria Berloso  

giugno 1, 2015

La vita la morte l’amore la sorte – Orlando Andreucci

 

Orlando Andreucci

Orlando Andreucci

Parlando del nuovo disco Orlando Andreucci afferma: “La bontà di questo lavoro sta nelle emozioni che è stato capace di generare in me durante la sua stesura. La vita, la morte, l’amore, la sorte sono gli aspetti dell’esistenza che accomunano tutti gli esseri umani, nessuno escluso, ed è per questa ragione che ho deciso di chiamare l’album esattamente così. In questo nuovo cd sperimento l’analisi essenziale anche di temi che vanno oltre l’amore, affrontando la morte senza timore governata dalla sorte che ci lascia, a volte increduli e senza parole, nella staffetta eterna della vita”.

 

Orlando Andreucci è sempre sulla scena, più vivo e più convinto che mai. Con questo disco ritorna in veste di produttore, supervisore, fonte d’ispirazione e padre spirituale dei suoi compagni di viaggio, impegnati in questo importante lavoro indipendente del bravo cantautore romano, ma questo solo nel titolo dell’album, molto chiaro ed illuminante. Andreucci con il volto tirato e quasi stanco, suggerisce, approva, sensibilizza e trascina per la sua strada Primiano Di Biase al pianoforte ma anche all’Hammond, alla fisarmonica, chitarra e basso e Simone Talone alle percussioni.

È prodigioso  come questi musicisti siano entrati nella  mentalità di Orlando, ne conoscano non solo le linee geniali, ma le più nascoste sfumature, gli atteggiamenti aperti ed i suoi ancora insoddisfatti desideri. Primo fra tutti il ritorno metodico e faticoso verso la Bossa Nova con la B maiuscola. Orlando è senz’altro uno degli artisti del nostro tempo che è più entrato in questo spirito perché gli stimoli sono gli stessi ed i sentimenti e le intenzioni sempre validi.

Una corsa verso la libertà, senza badare agli ostacoli che vi intercorrono se non con una rapida ed ironica panoramica.

Via al discorso indiretto della sua musica e della sua mente, via i punti e le virgole, i punti fermi e le parafrasi. La sua chiarezza ed il luogo allegro e disincantato di esprimere attraverso “la vita la morte l’amore la sorte”, fanno molto riflettere quando si ascoltano tutti i brani di questo CD. Il risultato è di una musica di ottima fattura.

La cultura musicale alla quale questi suoni appartengono mi ha sfiorato ed evocato ricordi sfumati smozzicati dal tempo con rare visioni chiare e ferme nei colori e nei suoni.

Questo album dunque si ascolta volentieri!  Per quanto riguarda l’aspetto tecnico, i tre musicisti eccellono. Ottimi professionisti pieni di carica inventiva.

CREDITS

Orlando Andreucci

(musica, testi, voce e chitarra)

Primiano Di Biase

(pianoforte, piano rhodes, organo hammond, fisarmonica, chitarra acustica, basso e programmazione)

Simone Talone

(percussioni)

Arrangiamenti Primiano Di Biase, Orlando Andreucci e Simone Talone.

Registrato, editato e missato da Primiano Di Biase presso TuskoRock Studio.

Foto: GiPi Studio

Artwork: simonetta bumbi

cd andreucci

 

Dal 30 aprile 2015la vita la morte l’amore la sorte

È in vendita su iTunes e su ogni piattaforma digitale

SCARICA

https://itunes.apple.com/it/album/la-vita-la-morte-lamore-la/id990543116

Si può richiedere il Disco scrivendo a

management@orlandoandreucci.com

CONTATTI

Simonetta Bumbi

ufficiostampa@orlandoandreucci.com

333.8417238

 

Orlando Andreucci nasce a Roma il 07 giugno 1947. Artisticamente a 45 anni, e quasi per gioco.

Con la sua voce bussa timidamente per poi appropriarsi di spazi che l’ascoltatore non credeva di avere. Il suo timbro, profondo ed accogliente, si identifica nel tempo che trascorre, e le parole sono tracce di passi che, come in un rewind, possono appartenere a tutti.

Con disarmante semplicità, e notevole efficacia, riesce ad armonizzare i generi più svariati, senza temere che essi possano tra loro contraddirsi. Ecco, allora, ritmi brasiliani (con un ammiccare per nulla timido a Jobim) viaggiare in compagnia della migliore tradizione melodica ed a tratti anche lirica italiana. Sottilissime e persistenti venature di jazz (di cui Andreucci è profondo conoscitore) ritroviamo ad attestare una D.O.C. sulla sua musica regalandoci CD d’Autore.

FATTI E PAROLE

(1998)

FUORI ORARIO

(2003)

ISTINTO DI CONSERVAZIONE

(2008)

NOTEDIPAROLE

(2009)

INUSITATO

(2012)

LA VITA LA MORTE L’AMORE LA SORTE (2015)

marzo 5, 2015

Il film The Repairman mi ha dato da pensare – Recensione di Alberto Marchetti (ROMA)

11017787_319117991620963_8531219217211562928_n

Il film The Repairman, visto pochi giorni fa al Nuovo Cinema L’Aquila, a Roma, mi ha dato da pensare. È un film bizzarro, divertente, surreale, dalla trama sbilenca e un protagonista di illogico fascino. Il protagonista, Scanio, è un rivoluzionario proprio nel suo non esserlo, per il suo andamento cogitativo e lavorativo dai tempi tanto personali da far saltare ovunque schemi e convenzioni, lungo tortuose, goffe e irresistibili situazioni che s’ incatenano una a l’altra in inevitabili e imprevedibili assurdità. Si parteggia subito per Scanio, simpatico e surreale tecnico di macchine da caffè, un Buster Keaton moderno, estraneo alla lotta, perennemente in ritardo perché costantemente rapito da intuite migliorie che nessuno si prende mai la briga di verificare, presi tutti dall’orgasmo di una velocità che gli è completamente estranea. E che lui non cerca nemmeno lontanamente di capire. Ma Scanio, nel suo incedere adagio, non è esente da errori, e perde la donna che pure l’ha scelto nella sua atipicità, perché lo prende un formidabile straniamento che lo allontana, facendogliela quasi dimenticare, convinto com’è che lei possa e debba intuire e comprendere il groviglio vorticoso in cui s’ è recluso nel tentativo di costruire un depuratore ambientale di onde elettromagnetiche. È lei invece, responsabile delle risorse umane, o più miseramente dolcificante formale di licenziamenti, una Clooney inglese in terra italica, a finire per perdersi davvero, col direttore d’una fabbrica che pur riconoscendo genio in Scanio preferisce non rischiare di assumerlo. Gli amici, senza comprensione, lo assediano di convenzioni e banalità, lui, reso muto dalla saturazione verbale, tetragono, paziente, in viaggio dentro altri universi, resiste. Dispiace la fine di quest’ amore irregolare, esco soddisfatto ma con l’amaro in bocca, desideroso forse di un favoloso mondo di Amelie nostrano che premi il rischio, la visione, per uno sguardo a un altro mondo possibile e non perdente. Una fine rosa però sarebbe stato troppo, perché in quello stretto passaggio non politico, non filosofico, ma semplicemente possibile, ci si stanno infilando in molti, con la libera e spontanea offerta di capacità, fino alla nascita di un portale web “Viva la reparacion” dove le istanze umane, semplici, del film, rimbalzano in tutta Europa intorno a temi come riciclo, riuso, slow life, facendo dell’impacciato Scanio una bandiera compresa sorprendentemente da tutti. La colonna sonora non poteva essere prevedibile, le musiche di Alan Brunetta con marimba e chitarra, e quelle di Ricky Mantoan con la pedal steel guitar e con il dobro, seguono le scene del film rispondendo alle esigenze del regista Paolo Mitton. Delicata e d’effetto la pedal steel, tipica nella musica country, nella romantica sequenza al supermercato. Un esordio sbilenco di un regista che depone le facili armi degli effetti speciali per gli affetti speciali di un altro uomo possibile.

Alberto Marchetti

 

 

 

Alberto Marchetti

Roma, 5 marzo 2015

 

 

marzo 5, 2015

Joan Baez a Udine: 8 marzo 2015, serata da tutto esaurito al Giovanni da Udine.

Sembra essere inziata nel migliore dei modi la collaborazione tra Il Teatro Giovanni da Udine e Folkest. Un tutto esaurito che accoglierà Joan Baez con lo splendido colpo d’occhio di un teatro strapieno in ogni ordine di posti. Sarà la seconda di quattro date del tour italiano che, oltre Udine, toccherà Bologna, Roma e Milano.

read more »

gennaio 12, 2015

Eventi artistici e culturali di risonanza internazionale con EDITEVENTI

Editeventi ha sede in Spilimbergo (PN), in Friuli-Venezia Giulia. Il suo scopo aziendale primario è quello di promuovere eventi artistici e culturali di risonanza internazionale, sia in ambito regionale, che nelle vicine Carinzia, Istria e Veneto, con particolare riferimento al settore musicale.
Per informazioni inerenti a date e costi: info@editeventi.com.

Artisti 2015

ALBERTO GROLLO & FIVE STRINGS QUARTET
Italia
Il chitarrista di Conegliano, alla guida di un ensemble cameristico tutto al femminile, ha recentemente dato vita a un progetto discografico…

BRANCO SELVAGGIO
Italia
La Band nasce nel 1978 con Ricky Mantoan che fin dai primi anni sessanta si esibisce in pubblico. Il suo stile, i fraseggi, la ritmica ed il drive particolare che riesce a trasmettere a chi lo ascolta…

INTI ILLIMANI®
Cile
Ambasciatori indiscussi della cosiddetta Nueva Cancion Chilena prima e di una personalissima interpretazione della world music andina poi…

PAOLO TOFANI
Italia
Paolo Tofani nasce a Firenze il 19/01/1944. A 15 anni comincia a suonare la chitarra influenzato da artisti famosi di quel periodo: Eddie Cochran, Gene Vincent…

ALLAN TAYLOR
Inghilterra
Cantautore inglese, lasciata la scuola sedici anni cominciò la carriera dacendo da supporter ai Fairport Convention nei loro tour. Trasferito negli USA nei primi anni settanta gli procurò un netto cambiamento stilistico ….

EDOARDO DE ANGELIS
Italia
Edoardo De Angelis è uno dei cantautori italiani più accreditati dalla critica.
Dal mitico Folkstudio degli anni ’70, teatro del suo debutto, dopo una parentesi con la Schola Cantorum…

OSANNA
Italia (solo per il Nord Italia)
Gli Osanna sono un gruppo rock progressivo italiano, formato a Napoli agli inizi degli annisettanta per iniziativa del gruppo Città Frontale…

AT FIRST LIGHT
Irlanda
Band irlandese esplosa negli ultimi anni, con tour negli Stati Uniti, presenti nei principali festival del Vecchio Continente. Un sound tradizionale e moderno.

LA SEDON SALVADIE
Friuli
Fondato nel1982 questo gruppo è stato il primo a suonare con spirito nuovo le musiche tradizionali del Friuli, espressione delle diverse etnie che qui convivono da secoli.

NERI MARCORE’
Italia
Eccezionale performance di Marcorè in veste di raffinato cantante con una band di sette elementi sul palco alle prese con le sue canzoni preferite…

editeventi è interlocutore privilegiato di enti locali e di organismi regionali, che si muovono con professionalità e competenza nel settore della musica tradizionale e di qualità. È nota in tutta Europa per essere l’ideatrice e l’organizzatrice dal 1979 del più glorioso folk festival italiano, Folkest, conosciuto come il più importante folk festival dell’Europa mediterranea.
Copyright © editeventi

34b00ce6-08cd-4fe6-80a3-b0d89dc4043f

La  e-mail è:
info@editeventi.com

editeventi
via Barbacane 17
33097 Spilimbergo
Italia
tel: 0427 51230
P.IVA 01479370932

gennaio 7, 2015

An evening with JOAN BAEZ

A Udine l’otto marzo l’atteso ritorno della grande e instancabile cantautrice dei diritti

joanbaez_new_image

Toccherà anche Udine (dove tenne una decina d’anni fa un memorabile concerto in castello per Folkest) con un imperdibile concerto il tour che riporterà in Italia con una serie di selezionati concerti Joan Baez, una delle più grandi voci femminili di tutti i tempi.
Dopo la celebrazione del cinquantesimo anniversario dalla leggendaria esibizione al Club 47 di Cambridge, Massachusetts, del 1958 e del successivo storico debutto del 1959 al Festival folk di Newport, numerosi premi, riconoscimenti e attività si sono succedute a ritmo frenetico per l’interprete statunitense.
Oltre a ripetuti tour in USA e nel mondo, il 2011 ha visto l’ingresso del suo primo album, che uscì su Vanguard del 1960, nella prestigiosa Grammy® Hall Of Fame patrocinato dalla National Recording Academy e nel 2012 l’attribuzione del prestigioso riconoscimento per il suo, a dir poco rilevante, apporto alla causa dei diritti Umani, da parte di Amnesty International, in occasione del cinquantenario della fondazione.
Sempre nel 2012 Joan ha preso parte ad altri storici avvenimenti e ricorrenze: concerto di Berkeley per CRO, ovvero Citizenzs Reach Out, una organizzazione no profit per sensibilizzare e aiutare le vite delle vittime di Guerra di tutto il mondo; e al grandioso avvenimento sulla costa di Big Sur in California per il cinquantesimo anniversario dell’Istitituto di educazione umanistica e alternativa denominata Esalen.
In precedenza, numerose le attività umanitarie e filantropiche che l’hanno vista sempre protagonista : dall’incontro con i reduci dal Vietnam a Idaho Falls nel 2009, al concerto benefico nell’Anfiteatro del Woodland Park Zoo di Seattle, a quello di San Francisco per la Fondazione Seva Foundation, con Steve Earle, David & Tracy Grisman, Tuck & Patti, e Wavy Gravy.
A grande richiesta sono stati recentemente ripubblicati i suoi album di successo contenenti note a margine della stessa Joan, la sua autobiografia And A Voice To Sing With e in video torna di attualità la sua apparizione a Woodstock del 1969 e la vediamo tra i protagonisti anche nel documentario di Martin Scorsese sulla carriera di Dylan, No Direction Home e in The Other Side Of the Mirror: Bob Dylan Live At the Newport Folk Festival, 1963-1965
Nel 2010 ha ricevuto l’Ordine delle Arti e delle lettere di Spagna, prestigioso riconoscimento spettante agli artisti stranieri, stabilito con regio decreto nello stesso anno, ha contribuito a una raccolta fondi al Teatro ZinZanni di San Francisco, per Jenkins Penn Haitian Relief Organization (J/P HRO), fondata da Diana Jenkins e da Sean Penn in favore della popolazione di Haiti.; e il premio della Children’s Health Fund di New York, con tanto di esibizione e duetto con Paul Simon, uno dei fondatori.
Nell’ottobre 2011, le è stata conferita la prestigiosa Legion D’Onore, il più alto riconoscimento francese consistente in una medaglia che rappresenta lo status di cavaliere dell’ordine.
Del tutto particolare il suo rapporto con la Francia, ove infatti vanta una serie di storiche performance a Parigi, ove ha letteralmente gremito lo scorso autunno, per una serie di serate. il famoso teatro Olympia.
Joan non ha potuto far mancare il suo apporto al movimento di Occupy Wall Street insediatosi a Foley Square , New York City, con una indimenticabile intrepretazione di Joe Hill, e di due brani mai proposti in precedenza: Salt Of The Earth dei Rolling Stones e la sua originale Where’s My Apple Pie?
Di rilievo la ua presenza nella raccolta di canzoni di Dylan re-intrepretate dai grandi del rock, Chimes Of Freedom – The Songs Of Bob Dylan con I proventi destinati a Amnesty International, cui contribuisce con una sontuosa versione di Seven Curses, così come con We Can’t Make It Here in cui si unisce a Steve Earle per contrassegnare uno dei momenti più alti della raccolta, Occupy This Album, a favore del movimento degli occupanti di Wall Street.
Nella mostra Changing America: The Emancipation Proclamation, 1863 and the March on Washington, 1963, al centro di storia e cultura afroamericana di Washington DC, che si tiene dal 2012 fino al settembre 2013, è rimasta in esposizione la storica chitarra Martin che Joan ha utilizzato nei suoi concerti del 1963.
In occasione della primavera araba del 2011, Joan ha mandato un toccante messaggio di forte incoraggiamento via Facebook, alla popolazione egiziana in lotta per la democrazia.
Da più di cinquant’anni, Joan ha sempre raccontato tutto ai suoi fans, continuando a rinnovare i suoi concerti con passione, energia e vitalità, sempre alla ricerca di una buona canzone, di una giusta causa da sostenere, confermandosi un tesoro invidiabile per l’umanità.
Ora avremo il piacere e l’onore di vederla al Teatro Nuovo Giovanni da Udine, grazie a una nuova collaborazione tra il teatro e Folkest, all’interno di un tour che oltre Udine toccherà Roma, Milano e Bologna.
In questo mondo travagliato, parafrasando Wings, Joan Baez continua a cercare un posto ove essere ascoltata mentre canta.

Info
Biglietteria del teatro: tel. 0432 24841 – biglietteria@teatroudine.it
Segreteria Folkest: 0427 51230
Circuito di prevendita Viva Ticket: http://www.vivaticket.it/index.php?nvpg%5Bevento%5D&id_evento=1497827