Posts tagged ‘gloria berloso’

luglio 2, 2015

LA LEZIONE DI DEMOCRAZIA IN GRECIA di Gloria Berloso

Konstantinos Kavafis

Konstantinos Kavafis

Arriva per taluni un giorno, un’ora
in cui devono dire il grande Sì
o il grande No. Subito appare chi
ha pronto il Sì: lo dice e sale ancora

nella propria certezza e nella stima.
Chi negò non si pente. Ancora No,
se richiesto, direbbe. Eppure il No,
il giusto No, per sempre lo rovina.

Con la decisione del governo greco e del parlamento di convocare il 5 luglio un referendum per i cittadini per decidere se approvare o rifiutare i dettami della Commissione Europea (CE), la Banca centrale europea (BCE) e il Fondo Monetario Internazionale (FMI). Il governo Syriza ha permesso che la questione della crisi del debito a cui appartiene, ossia il livello politico della decisione del popolo a lasciare il popolo a decidere la questione politica cruciale se la società esiste o no, se il popolo è sovrano o meno.

Il referendum sulla “sovranità o alla sottomissione” arriva dopo cinque mesi di negoziati tra il governo guidato dal primo ministro Alexis Tsipras e la troika, un processo in cui il governo di Syriza è unito con il popolo per rendere pubbliche le loro posizioni e la crescente domanda di Troika.

Questo è stato un processo di apprendimento sia per il popolo e il governo, perché, come ha detto Tsipras nel suo annuncio di referendum  – “dopo cinque mesi di duri negoziati, i nostri partner hanno emesso un ultimatum per la democrazia greca e la sua gente. Un ultimatum è in contrasto con i principi fondamentali e i valori dell’Europa, i valori del nostro progetto comune europeo “.

All’ingresso, Syriza ha accettato le regole imposte dall’Unione europea (UE), negoziate sulla base, “sopravvivenza sociale di cui l’Agenda di Salonicco, con il quale cittadini greci hanno votato, in primo luogo”,  ad eccezione di quanto Tsipras ha sottolineato poi, che la Grecia ” è un paese sovrano, abbiamo una democrazia, abbiamo un contratto con la nostra gente che noi rispetteremo”.
Principi del partito e sovranità popolare

Era chiaro fin dall’inizio che Syriza fosse un “partito della sinistra radicale”, come indica il suo nome, ma che è salito al potere con poco più di un terzo dei voti e che per la maggioranza del Parlamento ha dovuto coalizzarsi con il nazionalista indipendente partito Greci. Il risultato elettorale, per qualsiasi analisi realistica implicava che Syriza non poteva assumere quello che alcuni avevano previsto, con la speranza e la paura a sinistra nella cupola dell’UE, vale a dire una decisione radicale, come dichiarato in default e lasciare l’euro.
Syriza ha posto (e lo fa ancora) la necessità di trasformare il modello neoliberale dell’Unione Europea -la stabilità monetaria e finanziaria è tutto e la società non esiste per renderlo un modello che dà la priorità ai servizi sociali, per compensare le grandi squilibri economici esistente tra l’Unione europea e di rispettare il principio della sovranità nazionale quando i popoli così decidono, tra le altre richieste molto legittime.
I dirigenti di Syriza non chiuderanno mai le porte a una politica radicale che porterebbe a un default del debito, ma sanno che la Grecia non è l’Islanda (che non faceva parte della UE), né l’Argentina (economicamente), il che significa che qualsiasi radicalizzazione deve rispondere il fattore principale: E’ il popolo greco disposti ad affrontare un sacrificio di default per difendere la loro sovranità?

Non si può incolpare Tsipras …

…per la semplice ragione che il totalitarismo del sistema neoliberale UE ha raggiunto “coniare” l’euro nel pensiero collettivo, come “scudo” contro i mali di inflazione, la volatilità dei tassi di cambio, e chissà quante altre illusioni che ora formano la barriera protettiva della Troika.

Questa realtà, che non è diversa da quella che si trova in Italia, Spagna, Portogallo e altri paesi che l’euro sta strangolando economicamente e socialmente, ha lasciato solo il modo a Syriza di intraprendere una strada difficile da negoziare con l’UE -da un programma modesto, come Salonicco, ma ancora inaccettabile per la troika dell’UE, di dover tornare indietro, se necessario, ma senza rinunciare ai principi e il mandato di base che aveva ricevuto nelle elezioni, e rendere partecipe il popolo greco a questo processo al fine di avere l’opportunità e il dovere di trarre conclusioni definitive.

Se qualcosa deve essere riconosciuto in questo lodevole esercizio democratico di azione politica è che non è possibile spostare radicalmente oltre i limiti della volontà popolare, e in questo senso la strategia politica di Syriza rispetta e si conforma al principio secondo il quale le persone hanno l’ultima parola.

Non c’è da stupirsi quindi, che la chiamata referendaria è criticata sui giornali e dalle agenzie finanziarie. Ad esempio, con l’ingenuità di coloro che aderiscono alla teologia “l’economia è tutto e la società non esiste”, l’economista britannico dell’impresa di investimento Philips Shaw Investec, ha criticato il referendum, perché “di solito nelle democrazie, sono il tecnocrati e politici che sono interessati ai dettagli, mentre gli elettori sono invitati su temi e principi più ampi. Questo (referendum) è un trasferimento di responsabilità del Parlamento agli elettori ”

Quasi tutte le dichiarazioni e le “analisi” degli ultimi giorni ruotano attorno negoziazione e il fallimento, generalmente attribuita a malintesi del governo Syriza contro le politiche “dure ma sensibili” della troika, che sono l’unica soluzione per mantenere la Grecia nella zona euro e la futura esistenza di un’economia sostenibile in Grecia

Raramente, come in un articolo del New York Times (NYT), si è detto che Tsipras ha detto al parlamento che la decisione di indire un referendum è quello di “rispettare la sovranità del nostro popolo”, o che ha esortato i greci che invia un ‘ grande NO all’ ultimatum “dei creditori, ribadendo che il suo governo rispetterà l’esito del referendum,” non importa che cosa sia “. E il New York Times cita Panos Kammenos, leader del partito nazionalista Greci Indipendenti che fa parte della coalizione di governo, che ha descritto il comportamento dei creditori della Grecia come “fascismo assoluto” e destinato a sottomettere il popolo greco.

Una delle poche interpretazioni realistiche era l’economista Paul Krugman, che nel suo “blog” del New York Times ha osservato che “fino ad oggi ogni segno di una rottura imminente (zona) euro era falsa. I governi, non importa quello che dicono durante le elezioni, cedono alle richieste della Troika; nel frattempo, la BCE si adopera per calmare i mercati. Questo processo ha tenuto insieme la(zona) euro, ma ha perpetuato profondamente l’austerità distruttiva, lasciando alcuni trimestri di crescita modesta in alcuni paesi debitori oscurando il costo immenso di cinque anni di disoccupazione di massa “.

E aggiunge anche un Nobel per l’economia, che in termini politici i grandi perdenti di questo processo sono stati i partiti di centro-sinistra, la cui sottomissione (politica) di austerità e, quindi, l’abbandono di quello che presumibilmente favorito – che li ha resi più dannosi che questi stessi partiti di centro-destra.
Ma, almeno finora, continua Krugman, Tsipras sembra determinato a non accettare una sconfitta. Al contrario, rispetto al ultimatum troika che ha programmato un referendum per decidere se accettarlo. Questo ha portato a molte discussioni e le dichiarazioni che lo presentano come irresponsabile, ma in realtà egli sta facendo la cosa giusta, per due motivi. In primo luogo, se vince il referendum, il governo greco sarà rafforzato, che rimane, a mio avviso,molto importante in Europa.

Secondo Krugman, fino ad ora Syriza è stato in una situazione politica difficile, con gli elettori arrabbiati allo stesso tempo contro le richieste di austerità mai soddisfatti e non disposti ad abbandonare l’euro, aggiungendo che è sempre stato, ed è tuttora, difficile immaginare come conciliare entrambe le posizioni, e poi sottolinea che il referendum solleva gli elettori, in effetti, di scegliere la loro priorità, e che Tsipras dà il mandato a fare quello che deve essere, se la troika spinge in quella direzione.

Non importa quale sia l’esito delle riunioni di crisi di questa settimana con i leader europei a Bruxelles, il prestigio delle due istituzioni che sono elementi essenziali del contratto dopo la seconda guerra mondiale, il Fondo monetario internazionale e la stessa Unione europea ha subito danni permanenti. Raramente i responsabili delle istituzioni del mondo occidentale sono stati così inetti strategicamente nell’affrontare la crisi in Grecia, con le risposte impregnate di panico e rabbia, scrive Peter Tasker, un analista con sede a Tokyo.

Tasker ha detto che anche ora, la priorità del club d’elite in Europa -la “vecchia Europa”, guidata dalla Germania, sembra tenere l’euro nella sua forma attuale, non importa il costo in termini di disoccupazione e collasso sociale Europa meridionale. L’alternativa di buon senso, permettono a un paese di gestire la sua uscita controllata dall’euro e ristrutturare i loro debiti, mentre è ancora un membro dell’Unione europea, ma è troppo tabù per discutere.

Sovranità o Sottomissione

E’ l’espressione sovrana del popolo che deciderà se vuole sopravvivere in quanto tale, con tutti i vantaggi e sacrifici che comporta il rifiuto di breve e medio termine delle esigenze della Troika, o accettare di sottomettersi ai diktat della Troika per continuare l’applicazione del regime spietato di austerità progettato per soddisfare i creditori in un debito in gran parte illegale e, soprattutto, di dare un esempio della necessità di seppellire definitivamente la sovranità per secula seculorum sui popoli per farli pagare una rendita agli oligarchi che controllano il sistema finanziario occidentale parassitario.

Il motivo principale è stato quello di dimostrare che la vittoria elettorale di Syriza è stato un importante fenomeno politico perché mettere sul tavolo la questione della “sovranità o sottomissione” dei popoli nel contesto del sistema di governance Ue, rilevando che si apre una lotta politica caratterizzata da una terribile asimmetria.

L’origine di questi fallimenti è la mancanza di democrazia nel sistema politico e il funzionamento di tipo imprenditoriale, sono stati molto chiari nel 2011, quando la CE ha modificato in un colpo solo i primi ministri di due governi nazionali perché non hanno obbedito alla lettera gli ordini del CE, BCE e FMI troika: George Papandreou, primo ministro greco, sostituito da Lukas Papademos (2011-2012) e Silvio Berlusconi, primo ministro italiano, Mario Monti (2011-2013). Così la troika ha sfrattato i leader eletti per mettere i loro uomini, che avevano fatto una carriera nel sistema finanziario dell’UE e Wall Street.

E che “opporsi questo sistema, Syriza non solo si sente un esempio eccezionale, ma mette in discussione il sistema rigido di governo, che tra l’altro si dovrebbe chiarire che si tratta di un termine ampiamente utilizzato per definire il sistema di governo dell’UE ma appropriato per la verticalità del sistema decisionale delle multinazionali o monarchie assolute della vecchia realtà, e non alle società democratiche o che dicono di sì. ”

L’importanza di questo processo, che in Grecia è stato comunicate alle persone di avere l’ultima parola, che ha fatto rivivere l’opzione politica, basata sulla volontà popolare sovrana, che non importa il risultato, è un grave sconfitta e di vasta portata per il totalitarismo dei mercati, il neoliberismo.

Nessuno ignora cio cheè accaduto e che accadrà in Grecia ed è molto importante per il processo in corso in Spagna, dove il leader di Podemos, Pablo Iglesias ha detto che a suo parere “il problema non è la Grecia, il problema è l’Europa. La Germania e il Fondo monetario internazionale stanno distruggendo il progetto politico di Europa stanno attaccando la democrazia “.

Syriza tra No e Sì

Se il risultato è una netta maggioranza le richieste della troika, il governo di Syriza ne uscirà rafforzato e la troika soffrirà primo e importante sconfitta politica, che, insieme con il dissenso interno sulla politica aggressiva dell’UE contro la Russia, crescente opposizione popolare negli Stati Uniti trattato transatlantico e il rifiuto di `sistema cuotas` per i rifugiati e gli immigrati clandestini, può mettere in discussione il sistema di governo dell’UE.

Una vittoria per Syriza potrebbe, (e la leadership piuttosto inetta dell’UE è corretta, come definita da Tasker), far posto a un negoziato che si siederà in termini diversi da quelli stabiliti esclusivamente da parte dei creditori. Ma se l’inettitudine persiste nella leadership dell’Unione europea non è escluso che l’unico modo rimasto di confronto, che può portare a una uscita della Grecia dalla zona euro e l’Unione europea.

Se il passato e il presente sono di riferimento, c’è poca speranza di un reale cambiamento in quella cupola, al di là delle buone parole che addolcivano cattive politiche.

Il futuro di Syriza nel governo non dovrebbe necessariamente dipendere da un esito sfavorevole nel referendum del 5 luglio, a meno di una sconfitta con margini ben al di sopra del 50 per cento che serve le forze di opposizione e il megafono UE per creare una destabilizzazione politica nel bel mezzo della peggiore crisi dell’offerta di moneta causata dalla chiusura della BCE e la Grecia l’uso dei fondi di emergenza.

Il processo iniziato da Syriza, di negoziare apertamente e mostrare in pratica quanto rivendicazioni fondate della sinistra radicale è servito sia per il governo e il popolo, è molto prezioso e deve essere conservato e approfondito perché alla fine è l’unico processo che può convertire il popolo da spettatore in attore, e per rilanciare la politica come strumento per rafforzare (non sepolto) la democrazia in Europa, e per guidare certamente altri popoli vivranno queste esperienze molto presto.

In breve, questa è la lezione da “catalizzatore” greco.

Gloria Berloso

 

Kostantinos Kavafis (1863-1919)

Una poesia che è nobilitazione e riscatto della miseria umana, memoria e rielaborazione di un passato che è da un lato biografico e dall’altro storia e tradizione di tutta una civiltà. Questo, e molto altro, è Kostantinos Kavafis (1863-1919), il poeta della “grande Grecia”. E’ una Grecia eterna, metastorica, radicata nel mito ma comunque legata alla contemporaneità, quella che emerge dalle centocinquantaquattro poesie del corpus di Kavafis, originariamente scritte su fogli svolazzanti e di rado sistemate in fascicoli, nelle quali prendono corpo i fatti dell’ellenismo greco romano e del periodo bizantino, tutte rigorosamente in greco, la lingua della madre.

giugno 18, 2015

Nove sfumature di femminilità, con parole in primo piano i FAVONIO cantono le poesie di Alba Avesini

untitledCON NOVE SIGNORE DELLA CANZONE

Alice, Rossana Casale, Patrizia Laquidara, Petra Magoni, Margot, Giovanna Marini, Momo, Erica Mou e Paola Turci

Una “poetessa in incognito” che scriveva versi che “nascondevano” canzoni. Una band che le ha fatto subito tana mettendole in musica con il controcanto di ben nove signore della canzone italiana. Sono questi gli elementi da cui prende forma “Parole in primo piano”, il nuovo album dei Favonio che trasforma in canzoni nove liriche tratte dal libro di Alba Avesini “Poesie e filastrocche”, opere che – come recita il booklet del Cd – “arbitrariamente il marito e un’amica decisero di pubblicare a dieci anni esatti dalla sua scomparsa”.

“Parole in primo piano” (distribuzione Believe Digital) è un album che nasce dall’incontro di storie e di impulsi: quelli di Alba che riempiva agende e foglietti di versi che camuffava firmandoli col nome di autori di canzoni, quelli di Enrico de Angelis e Francesca Rizzotti che hanno deciso di riunirli in un volume e quelli dei Favonio che, rapiti da quei versi, hanno preso a musicarli uno dopo l’altro. Per impulso. Da lì all’idea di racchiuderli in un disco, il passo è stato breve. Dopo due album di proprie composizioni, ricchi di riconoscimenti e gratificazioni, la band pugliese stavolta si è cimentata in un progetto diverso, interpretando e arrangiando i brani con fantasia e intensità.

E poi ci sono altre nove storie ed impulsi: quelli di Alice, Rossana Casale, Patrizia Laquidara, Petra Magoni, Margot, Giovanna Marini, Momo, Erica Mou e Paola Turci, ognuna delle quali interpreta con i Favonio un brano del disco.

Nove tracce, molto diverse una dall’altra. Ma la personalità di Alba Avesini era forte e variegata come le sue liriche e le tante facce di questa femminilità non potevano essere interpretate da una voce unica. E quindi ecco nove sfumature di femminilità per un ritratto di donna e poetessa. La dolcezza, l’erotismo, la malinconia, l’esuberanza, il sorriso ed altro ancora.

Ogni canzone ha quindi una sua particolarità, è un mondo a sé, sia dal punto di vista lirico-tematico che musicale: si va da funk al jazz fino alla bossanova. A chiudere il disco, un decimo brano,  “La canzone dei vecchi amanti” di Jacques Brel, in una traduzione inedita di Paolo Marrone e Mimmo Petruzzelli.  È stata inserita per due motivi: è un vezzo dei Favonio avere una cover in ogni album ed è una delle canzoni che Alba scelse di far suonare durante il suo matrimonio.

La copertina dell’album è una foto di Renzo Chiesa, uno dei più affermati fotografi musicali italiani, che ritrae la veduta verso l’alto di un cortile tunisino, con il cielo illuminato da una particolare luce prodotta dalla luna. E “lunare” era il carattere di Alba nei ricordi di chi la conosceva.

Per i testi nel libretto sono stati utilizzati gli scritti originali, fotografati da Chiesa.

Il mix è stato curato da Taketo Gohara con il Mobilis In Mobili e presso le Officine Meccaniche Recording Studio di Mauro Pagani. Lo stesso Pagani suona il violino in “Vattene Ansia”. Nel disco hanno suonato anche: Michele Carrabba, Michela Celozzi e Daniele Moretto.

Molto amati dalla critica, i Favonio hanno esordito nel 2008 con un album omonimo, a cui ha fatto seguito nel 2012  “Brutto di faccia brutto di cuore”. Il gruppo foggiano nasce nel 2001 dall’incontro fra Paolo Marrone (voce solista) e Mimmo Petruzzelli (fiati). Si fanno subito apprezzare per la “diversità” musicale, ottenendo il Premio della Gazzetta del Mezzogiorno nel concorso “Spazio Giovani” nel 2003. Gli anni successivi li vedono protagonisti, e spesso vincitori, di vari concorsi e festival.

Otto musicisti che, dopo un lungo percorso che li ha visti confrontarsi con diversi generi musicali (dal jazz al blues, dal latin al funk fino alla canzone d’autore), hanno concentrato le proprie esperienze e sensibilità nel progetto musicale Favonio, che prende il nome dal tipico vento che sferza le aride campagne della provincia di Foggia.

Alba Avesini è stata una importante operatrice del Club Tenco. Ha lavorato per un grande editore come redattrice, traduttrice e autrice, specialmente nel campo della letteratura per ragazzi. È stata la traduttrice ufficiale italiana degli albi di Asterix firmati Goscinny & Uderzo, su espressa richiesta dell’editore originale francese. Alla sua memoria Paolo Conte dedicò pubblicamente la Targa Tenco 2005 per il miglior disco dell’anno, vinta con la sua “Elegia”.

Il volume “Poesie e filastrocche” è stato curato da Enrico de Angelis e Francesca Rizzotti per le edizioni Scripta. Contiene liriche scritte durante una vita, tra il 1967 e il 1999.

I FAVONIO:

Paolo Marrone (voce); Mimmo Petruzzelli (sax); Lucio Pentrella (chitarre); Giuseppe Guerrieri (batteria); Giovanni Mastrangelo (basso); Stefano Capasso (tastiere, pianoforte e fisarmonica); Piernicola Morese (percussioni); Antonello Del Sordo (tromba)

 

TRACKLIST

1)    Un libro un disco

Con la partecipazione di Rossana Casale

2)    Appoggiati ad un muro

Con la partecipazione di Erica Mou

3)    Elegia

Con la partecipazione di Paola Turci

4)    Eternità

Con la partecipazione di Alice

5)    Sul viale M.C.

Con la partecipazione di Patrizia Laquidara

6)    Parole

Con la partecipazione di Margot

7)    Funghi

Con la partecipazione di Petra Magoni

8)    Un pianoforte

Con la partecipazione di Momo

9)    Vattene ansia

Con la partecipazione di Giovanna Marini

10) La canzone dei vecchi amanti

Meraviglia !

giugno 11, 2015

La sacralità della nostra voce e la musica che c’è in noi.

gregor1 Ci sono luoghi nella nostra Terra che emanano vibrazioni potenti. Luoghi dove s’incrociano ruscelli sotterranei e linee di forza e che i popoli antichi veneravano, fossero essi foreste, montagne, rocce o caverne. Le vibrazioni alterano il nostro senso di realtà ordinaria e ci mettono in contatto con la realtà mitica e con i più grandi misteri.

Guardiamo e pensiamo ai più grandi siti archeologici di questo pianeta ed è proprio in questi luoghi che furono costruite degli edifici sacri, allineati con le stelle, affinché proteggessero e amplificassero le misteriose energie della terra. Questi luoghi sacri sono intrinsecamente musicali, dove, attraverso il suono e la vibrazione, si entra in sintonia con le dimensioni sacre. Gli antichi ricercavano i luoghi naturali per le loro proprietà acustiche come le montagne e le caverne.

Suoni e musica hanno un profondo effetto sulle onde del nostro cervello e possono portarci in elevati stati di coscienza. Quando ascoltiamo musica in uno stato di rilassamento profondo, possiamo fare esperienza di immagini e ricordi. La musica può portarci all’estasi. Tutti i rituali nel mondo usano alcune forme di musica in luoghi designati come sacri. Nei tempi antichi questi rituali erano svolti per comunicate con gli antenati, i depositari della saggezza. Le vocali erano intonate e considerate sacre, in quanto esse sono gli unici suoni emessi attraverso il respiro, cambiando la posizione della bocca. L’intonazione dei suoni vocali potrebbe essere stata solo una delle prime forme di musica, insieme con il canticchiare dei bambini. Oggi, la terapia musicale con il suono sta diventando sempre più popolare in tutto il mondo. Abbiamo bisogno di trovare vie che ci riportino in armonia, guardando all’inquinamento del suono, così presente nella cultura del nostro secolo. Entriamo in contatto con i suoni ed i ritmi più dominanti che ascoltiamo ed il nostro tecno-mondo ha un impatto sul nostro sistema nervoso. Molte persone sono assuefatte alla tecnologia e ai videogames. Siamo talmente bombardati che abbiamo dimenticato come ascoltare veramente ed essere presenti con profondo silenzio.

All’interno di ciascuno di noi risiede una architettura sacra e una musica che molti ignorano: la nostra voce cantante. Questa voce contiene i nostri più profondi sentimenti, le nostre brame spirituali, le nostre speranze, paure e verità personali. Cantare è la forma più personalizzata di espressione musicale. Coinvolge diaframma, petto, cuore, polmoni, gola. Lingua, viso, la parte frontale esposta dei nostri corpi, dove sono custodite le nostre emozioni più profonde. Quando cantiamo diveniamo una cassa di risonanza, uno strumento vibrante con la bellezza del tono. Sentiamo il canto vibrare attraverso il nostro intero sistema, collegando corpo, mente, emozione, anima e spirito. Siamo la sola specie che può passare dal linguaggio parlato al canto. Forse le nostre strutture inerenti, fisiche, hanno fornito l’ispirazione per l’architettura sacra. (F.te S.E. Hale)

Tamut

Tamut

La “sorprendentemente ben conservata” cantante egizia Tamut Il direttore del museo Neil MacGregor, ha detto che la tecnologia sta diventando così avanzata che entro cinque anni sarà possibile scoprire come fosse la sua voce: “Tornate fra cinque anni e sentirete Tamut cantare. Sapremo se era un mezzo-soprano.” Il curatore di archeologia egizia, il dottor John Taylor, ha aggiunto: “Questa donna una volta stava lì e cantava per il Dio. E’ straordinariamente ben conservata fino ai capelli tagliati corti. Probabilmente indossava una parrucca come simbolo degli individui di alto rango”.

Gloria Berloso  

marzo 5, 2015

Il film The Repairman mi ha dato da pensare – Recensione di Alberto Marchetti (ROMA)

11017787_319117991620963_8531219217211562928_n

Il film The Repairman, visto pochi giorni fa al Nuovo Cinema L’Aquila, a Roma, mi ha dato da pensare. È un film bizzarro, divertente, surreale, dalla trama sbilenca e un protagonista di illogico fascino. Il protagonista, Scanio, è un rivoluzionario proprio nel suo non esserlo, per il suo andamento cogitativo e lavorativo dai tempi tanto personali da far saltare ovunque schemi e convenzioni, lungo tortuose, goffe e irresistibili situazioni che s’ incatenano una a l’altra in inevitabili e imprevedibili assurdità. Si parteggia subito per Scanio, simpatico e surreale tecnico di macchine da caffè, un Buster Keaton moderno, estraneo alla lotta, perennemente in ritardo perché costantemente rapito da intuite migliorie che nessuno si prende mai la briga di verificare, presi tutti dall’orgasmo di una velocità che gli è completamente estranea. E che lui non cerca nemmeno lontanamente di capire. Ma Scanio, nel suo incedere adagio, non è esente da errori, e perde la donna che pure l’ha scelto nella sua atipicità, perché lo prende un formidabile straniamento che lo allontana, facendogliela quasi dimenticare, convinto com’è che lei possa e debba intuire e comprendere il groviglio vorticoso in cui s’ è recluso nel tentativo di costruire un depuratore ambientale di onde elettromagnetiche. È lei invece, responsabile delle risorse umane, o più miseramente dolcificante formale di licenziamenti, una Clooney inglese in terra italica, a finire per perdersi davvero, col direttore d’una fabbrica che pur riconoscendo genio in Scanio preferisce non rischiare di assumerlo. Gli amici, senza comprensione, lo assediano di convenzioni e banalità, lui, reso muto dalla saturazione verbale, tetragono, paziente, in viaggio dentro altri universi, resiste. Dispiace la fine di quest’ amore irregolare, esco soddisfatto ma con l’amaro in bocca, desideroso forse di un favoloso mondo di Amelie nostrano che premi il rischio, la visione, per uno sguardo a un altro mondo possibile e non perdente. Una fine rosa però sarebbe stato troppo, perché in quello stretto passaggio non politico, non filosofico, ma semplicemente possibile, ci si stanno infilando in molti, con la libera e spontanea offerta di capacità, fino alla nascita di un portale web “Viva la reparacion” dove le istanze umane, semplici, del film, rimbalzano in tutta Europa intorno a temi come riciclo, riuso, slow life, facendo dell’impacciato Scanio una bandiera compresa sorprendentemente da tutti. La colonna sonora non poteva essere prevedibile, le musiche di Alan Brunetta con marimba e chitarra, e quelle di Ricky Mantoan con la pedal steel guitar e con il dobro, seguono le scene del film rispondendo alle esigenze del regista Paolo Mitton. Delicata e d’effetto la pedal steel, tipica nella musica country, nella romantica sequenza al supermercato. Un esordio sbilenco di un regista che depone le facili armi degli effetti speciali per gli affetti speciali di un altro uomo possibile.

Alberto Marchetti

 

 

 

Alberto Marchetti

Roma, 5 marzo 2015

 

 

marzo 5, 2015

Joan Baez a Udine: 8 marzo 2015, serata da tutto esaurito al Giovanni da Udine.

Sembra essere inziata nel migliore dei modi la collaborazione tra Il Teatro Giovanni da Udine e Folkest. Un tutto esaurito che accoglierà Joan Baez con lo splendido colpo d’occhio di un teatro strapieno in ogni ordine di posti. Sarà la seconda di quattro date del tour italiano che, oltre Udine, toccherà Bologna, Roma e Milano.

read more »

gennaio 12, 2015

Eventi artistici e culturali di risonanza internazionale con EDITEVENTI

Editeventi ha sede in Spilimbergo (PN), in Friuli-Venezia Giulia. Il suo scopo aziendale primario è quello di promuovere eventi artistici e culturali di risonanza internazionale, sia in ambito regionale, che nelle vicine Carinzia, Istria e Veneto, con particolare riferimento al settore musicale.
Per informazioni inerenti a date e costi: info@editeventi.com.

Artisti 2015

ALBERTO GROLLO & FIVE STRINGS QUARTET
Italia
Il chitarrista di Conegliano, alla guida di un ensemble cameristico tutto al femminile, ha recentemente dato vita a un progetto discografico…

BRANCO SELVAGGIO
Italia
La Band nasce nel 1978 con Ricky Mantoan che fin dai primi anni sessanta si esibisce in pubblico. Il suo stile, i fraseggi, la ritmica ed il drive particolare che riesce a trasmettere a chi lo ascolta…

INTI ILLIMANI®
Cile
Ambasciatori indiscussi della cosiddetta Nueva Cancion Chilena prima e di una personalissima interpretazione della world music andina poi…

PAOLO TOFANI
Italia
Paolo Tofani nasce a Firenze il 19/01/1944. A 15 anni comincia a suonare la chitarra influenzato da artisti famosi di quel periodo: Eddie Cochran, Gene Vincent…

ALLAN TAYLOR
Inghilterra
Cantautore inglese, lasciata la scuola sedici anni cominciò la carriera dacendo da supporter ai Fairport Convention nei loro tour. Trasferito negli USA nei primi anni settanta gli procurò un netto cambiamento stilistico ….

EDOARDO DE ANGELIS
Italia
Edoardo De Angelis è uno dei cantautori italiani più accreditati dalla critica.
Dal mitico Folkstudio degli anni ’70, teatro del suo debutto, dopo una parentesi con la Schola Cantorum…

OSANNA
Italia (solo per il Nord Italia)
Gli Osanna sono un gruppo rock progressivo italiano, formato a Napoli agli inizi degli annisettanta per iniziativa del gruppo Città Frontale…

AT FIRST LIGHT
Irlanda
Band irlandese esplosa negli ultimi anni, con tour negli Stati Uniti, presenti nei principali festival del Vecchio Continente. Un sound tradizionale e moderno.

LA SEDON SALVADIE
Friuli
Fondato nel1982 questo gruppo è stato il primo a suonare con spirito nuovo le musiche tradizionali del Friuli, espressione delle diverse etnie che qui convivono da secoli.

NERI MARCORE’
Italia
Eccezionale performance di Marcorè in veste di raffinato cantante con una band di sette elementi sul palco alle prese con le sue canzoni preferite…

editeventi è interlocutore privilegiato di enti locali e di organismi regionali, che si muovono con professionalità e competenza nel settore della musica tradizionale e di qualità. È nota in tutta Europa per essere l’ideatrice e l’organizzatrice dal 1979 del più glorioso folk festival italiano, Folkest, conosciuto come il più importante folk festival dell’Europa mediterranea.
Copyright © editeventi

34b00ce6-08cd-4fe6-80a3-b0d89dc4043f

La  e-mail è:
info@editeventi.com

editeventi
via Barbacane 17
33097 Spilimbergo
Italia
tel: 0427 51230
P.IVA 01479370932

gennaio 7, 2015

An evening with JOAN BAEZ

A Udine l’otto marzo l’atteso ritorno della grande e instancabile cantautrice dei diritti

joanbaez_new_image

Toccherà anche Udine (dove tenne una decina d’anni fa un memorabile concerto in castello per Folkest) con un imperdibile concerto il tour che riporterà in Italia con una serie di selezionati concerti Joan Baez, una delle più grandi voci femminili di tutti i tempi.
Dopo la celebrazione del cinquantesimo anniversario dalla leggendaria esibizione al Club 47 di Cambridge, Massachusetts, del 1958 e del successivo storico debutto del 1959 al Festival folk di Newport, numerosi premi, riconoscimenti e attività si sono succedute a ritmo frenetico per l’interprete statunitense.
Oltre a ripetuti tour in USA e nel mondo, il 2011 ha visto l’ingresso del suo primo album, che uscì su Vanguard del 1960, nella prestigiosa Grammy® Hall Of Fame patrocinato dalla National Recording Academy e nel 2012 l’attribuzione del prestigioso riconoscimento per il suo, a dir poco rilevante, apporto alla causa dei diritti Umani, da parte di Amnesty International, in occasione del cinquantenario della fondazione.
Sempre nel 2012 Joan ha preso parte ad altri storici avvenimenti e ricorrenze: concerto di Berkeley per CRO, ovvero Citizenzs Reach Out, una organizzazione no profit per sensibilizzare e aiutare le vite delle vittime di Guerra di tutto il mondo; e al grandioso avvenimento sulla costa di Big Sur in California per il cinquantesimo anniversario dell’Istitituto di educazione umanistica e alternativa denominata Esalen.
In precedenza, numerose le attività umanitarie e filantropiche che l’hanno vista sempre protagonista : dall’incontro con i reduci dal Vietnam a Idaho Falls nel 2009, al concerto benefico nell’Anfiteatro del Woodland Park Zoo di Seattle, a quello di San Francisco per la Fondazione Seva Foundation, con Steve Earle, David & Tracy Grisman, Tuck & Patti, e Wavy Gravy.
A grande richiesta sono stati recentemente ripubblicati i suoi album di successo contenenti note a margine della stessa Joan, la sua autobiografia And A Voice To Sing With e in video torna di attualità la sua apparizione a Woodstock del 1969 e la vediamo tra i protagonisti anche nel documentario di Martin Scorsese sulla carriera di Dylan, No Direction Home e in The Other Side Of the Mirror: Bob Dylan Live At the Newport Folk Festival, 1963-1965
Nel 2010 ha ricevuto l’Ordine delle Arti e delle lettere di Spagna, prestigioso riconoscimento spettante agli artisti stranieri, stabilito con regio decreto nello stesso anno, ha contribuito a una raccolta fondi al Teatro ZinZanni di San Francisco, per Jenkins Penn Haitian Relief Organization (J/P HRO), fondata da Diana Jenkins e da Sean Penn in favore della popolazione di Haiti.; e il premio della Children’s Health Fund di New York, con tanto di esibizione e duetto con Paul Simon, uno dei fondatori.
Nell’ottobre 2011, le è stata conferita la prestigiosa Legion D’Onore, il più alto riconoscimento francese consistente in una medaglia che rappresenta lo status di cavaliere dell’ordine.
Del tutto particolare il suo rapporto con la Francia, ove infatti vanta una serie di storiche performance a Parigi, ove ha letteralmente gremito lo scorso autunno, per una serie di serate. il famoso teatro Olympia.
Joan non ha potuto far mancare il suo apporto al movimento di Occupy Wall Street insediatosi a Foley Square , New York City, con una indimenticabile intrepretazione di Joe Hill, e di due brani mai proposti in precedenza: Salt Of The Earth dei Rolling Stones e la sua originale Where’s My Apple Pie?
Di rilievo la ua presenza nella raccolta di canzoni di Dylan re-intrepretate dai grandi del rock, Chimes Of Freedom – The Songs Of Bob Dylan con I proventi destinati a Amnesty International, cui contribuisce con una sontuosa versione di Seven Curses, così come con We Can’t Make It Here in cui si unisce a Steve Earle per contrassegnare uno dei momenti più alti della raccolta, Occupy This Album, a favore del movimento degli occupanti di Wall Street.
Nella mostra Changing America: The Emancipation Proclamation, 1863 and the March on Washington, 1963, al centro di storia e cultura afroamericana di Washington DC, che si tiene dal 2012 fino al settembre 2013, è rimasta in esposizione la storica chitarra Martin che Joan ha utilizzato nei suoi concerti del 1963.
In occasione della primavera araba del 2011, Joan ha mandato un toccante messaggio di forte incoraggiamento via Facebook, alla popolazione egiziana in lotta per la democrazia.
Da più di cinquant’anni, Joan ha sempre raccontato tutto ai suoi fans, continuando a rinnovare i suoi concerti con passione, energia e vitalità, sempre alla ricerca di una buona canzone, di una giusta causa da sostenere, confermandosi un tesoro invidiabile per l’umanità.
Ora avremo il piacere e l’onore di vederla al Teatro Nuovo Giovanni da Udine, grazie a una nuova collaborazione tra il teatro e Folkest, all’interno di un tour che oltre Udine toccherà Roma, Milano e Bologna.
In questo mondo travagliato, parafrasando Wings, Joan Baez continua a cercare un posto ove essere ascoltata mentre canta.

Info
Biglietteria del teatro: tel. 0432 24841 – biglietteria@teatroudine.it
Segreteria Folkest: 0427 51230
Circuito di prevendita Viva Ticket: http://www.vivaticket.it/index.php?nvpg%5Bevento%5D&id_evento=1497827

dicembre 29, 2014

Gram Parsons, Jim Croce e Clarence White – Una data: 1973 e tanti ricordi

Il 17 dicembre 1973 festeggiavo il mio diciottesimo anno ed ero felice, tra i libri, i giornali e i dischi pubblicati in quel periodo che riportavano le notizie d’oltre oceano che echeggiavano di note. Pochi mesi prima di questa data, su alcuni giornali di musica spuntavano timidamente alcuni articoli su tre immensi musicisti, poco conosciuti in Italia al grande pubblico ma tra i più bravi al mondo e pur ancora giovanissimi con una carriera alle spalle: Gram Parsons, Jim Croce e Clarence White. La notizia che li riguardava era molto triste perché annunciava la loro morte tragica e la scomparsa dalla scena della grande musica americana. Forse su Gram Parson si è costruita una storia da romanzo: si trovava in un motel in California e dopo aver pranzato e salutato gli amici, era salito in camera per cambiarsi e non era più sceso; i suoi amici sono andati a cercarlo e lo hanno trovato svenuto sul pavimento. All’ospedale morì per un attacco cardiaco. Il suo funerale mistico-country è stato tipicamente californiano. Nel gennaio 1973 era uscito il suo primo ed unico album solo “ G.P “ .
Nel settembre del 1973 moriva in un incidente aereo Jim Croce. La sua non era stata certamente una vita facile. Nato da povera famiglia, aveva praticato diversi lavori, ma scontava la passione per la chitarra e si dedicò con grande passione a comporre canzoni. La cosa gli risultò così naturale che quando arrivò in studio per registrare il primo giorno, si presentò con 1400 canzoni messe su pentagramma.
Sempre nell’estate del 1973, moriva Clarence White, forse il musicista più famoso allora in Italia per essere stato membro dei Byrds, uno dei session men più richiesti nel giro americano dopo la sua fuoriuscita dal più celebre gruppo del mondo assieme ai Beatles. La sua morte è arrivata in un momento particolare dato che aveva intenzione di costituire un trio jazz con Skip Battin e Gene Parsons ( in ottobre dello stesso anno era stata programmata una tournée a Londra con Battin e Parsons e la Country Gazzette) e riprendere a suonare con i fratelli Eric e Roland.

GRAM PARSONS

6a0133f039df50970b0147e1b8455d970b  gram_looking_over_large

 

 

 

 

 

 

 

Gram-Parsons

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 ♥

 

                       JIM CROCE

CROCE

croce-banner

 

 

                              CLARENCE WHITE

clarence_stringbender_early70s

BYRDS

ottobre 16, 2014

MAX MANFREDI – DREMONG ….non c’è tempo per chi aspetta tempo

A volte stupiscono, a volte sussurrano, a volte ritornano: sono i miti contemporanei che svoltano agli incroci senza fermarsi. È il caso di Max Manfredi ed i suoi incantautori di respiri nobili dinanzi a pizzichi di note sfumate.

Dremong

Dremong

Manfredi è Dremong, un orso. La sua storia attraversa il Tibet, tra gli alberi, schiude gli occhi nel torpore mentre corre l’autostrada che taglia il fiato alle vallate. Altro abito stesso diadema, di notte sveglio mentre le cose dormono, lui di notte fa a pugni coi suoi pianti. Pensa al suo presente e si sente male, ha la pelle d’oca sopra vecchie cicatrici e viene la pioggia ad ogni mese ma sotto il suo ombrello è pioggia di un’altra canzone. È inutile, bocca senza parole spiegare non può l’amore amaro e come un cretino nella metropolitana si segna le parole che non sono state programmate. Non c’è tempo per chi aspetta tempo, tanto che ti addormenti con l’orso stretto in braccio. Erano in pochi e si fiutava già che quel che raccontavano non era la realtà. Le immagini di Dremong ci illustrano in maniera drammatica la parabola di un’esistenza animale. L’orso avanza tra la vegetazione tibetana, che domina con la sua mole. La tragedia è nell’aria e tutta la natura sembra partecipare al mesto e dignitoso viaggio intrapreso da questo re di antica stirpe. Nella copertina questa immagine raggiunge toni qualitativamente elevati che collimano perfettamente con le intenzioni espresse dall’autore.

Max Manfredi

Max Manfredi

Non posso prendere in esame i vari pezzi, semplicemente perché il disco è un’opera unica, inscindibile, anche dal punto di vista tecnico, in momenti staccanti. L’album si apre con un suono cupo creato dai cori, l’urlo di Dremong e le campane tibetane, che creano un’atmosfera suggestiva e preziosa. Il disco è composto da momenti diversissimi, dunque è inutile descrivere le entrate o gli assoli dato che gli strumenti sono inseriti e amalgamati in sonorità calde e pastose. I suoni bassi creano una ritmica continua con la voce originale di Manfredi ed i cori contenuti ma ben calibrati. L’opera si divide in quattordici parti, ognuna delle quali differentemente articolata; attraverso l’alternanza di momenti corali e di assoli l’opera acquista via via una sua fisionomia ben precisa, fin dalle prime note che dopo i primi attimi dà vita al primo groviglio di impressioni di vita urbana, fatto principalmente di dissonanze e di aggressivi rugli, il tutto ad un ritmo vertiginoso, scandito, dai violini, dai contrabbassi, dal piano, dai flauti, dalla batteria, dalle chitarre Il canto di Max è un vero e proprio canto di una sirena ammaliatrice e ci regala così 14 canzoni di vibrante ed altissima intensità.2013-07-22_Registrazione_Dremong_022-900x602_c Da un’intervista di Gloria Berloso a Max Manfredi → DOMANDA

Gloria Berloso

Gloria Berloso

– Max Manfredi, ti consideri più poeta o più cantautore? Mi puoi spiegare la differenza tra canzone e poesia?

Max Manfredi

Max Manfredi

↓ RISPOSTA  – Tecnicamente la differenza consiste nel fatto che i versi della poesia, oggi, non sono musicati. La poesia è fatta dunque per la lettura, la canzone per l’ascolto. Dal punto di vista del valore che viene attribuito a questi due fenomeni, poi, la poesia ha seguito una strada “alta”, investigazione cosmica o squadernamento sublime dei propri sentimenti. La canzone ha seguito una via “bassa”, che non esclude l’intrattenimento e la danza. Si tratta però di convenzioni, che, come tali, mi interessano poco. Poesia e canzone sono consanguinee, non soltanto dirimpettaie occasionali. Io mi considero, genericamente, un artigiano; che però lavora una materia come l’emozione, che è impalpabile. O meglio, che elabora con strumenti concreti un’illusione. Sono come un giostraio, un prestigiatore, un pubblicitario, un sacerdote di campagna, un venditore di bolle di sapone. Uno sciamano e uno showman, come dice il titolo di una nota rassegna. Un incantautore, come sono stato definito. Non è una definizione così peregrina: nella lingua latina, per esempio, “carmen” significa canto ed incanto. Ma nella lingua inglese “spell” vuol dire formula magica e compitazione della parola. Ecco: laddove la parola, semplicemente compitata, e quindi ritmica, diventa magia: è il paese musicale da cui provengo. E’ la mia letteratura. Questa attitudine non è solo fiabesca. La descrizione del quotidiano più banale acquista, nella musica, una seduzione necessaria ed aggiunta. Posso dire le cose più colloquiali, ma le dico in musica. L’impatto emotivo cambia, a volte in modo deflagrante. Io sono poi per una rivalutazione ed una ridefinizione del termine “poeta”. Non tanto inteso come “colui che compone poesie” meno che mai come colui che componendole, invera o sfiora l’universalità: definizioni ( la prima, insieme troppo tecnica e vaga, e povera da un punto di vista assiologico; l’altra troppo empatica, enfatica e per così dire mitologica) per essere funzionali, tanto peggio se si pretendono scientifiche. La definizione che propongo all’uso è: poeta come facitore (da “poiesis”), colui che trova un equilibrio fra la contemplazione, quella specie di scossa elettrica o invasamento che fu ed è chiamato “ispirazione”, e l’azione (manipolazione della sua materia artigianale). In questo senso l’attribuzione “poeta” può applicarsi al facitore (ed inventore) in qualsiasi disciplina. Anzi, riporta la velleità astratta e quasi immateriale dell’epitteto ad una qualifica artigianale e concreta, per quanto sia concreto il linguaggio. Il poeta non è mai chi si applica in una disciplina tradizionale, ma chi inventa il linguaggio al suo interno, cioè chi “trova” ed esercita fantasia all’interno di una disciplina. Poeta – ora in questa accezione tecnica, e non metaforico – può essere uno scienziato, un cuoco, un attore, un prestidigitatore, un pugile. Poeta può essere anche uno che scrive poesie. Ma non tutti quelli che lo fanno, anzi, direi pochissimi. Personalmente trovo questa definizione di “poeta”, che esula un po’ dal senso comune attuale – che è ambiguo alla radice – insieme precisa e libertaria, o liberatoria, o almeno libertina.

ottobre 14, 2014

La poesia di Gloria Berloso

http://www.amazon.com/Sentire-Italian…/dp/B00O8391FU

La tradizione epica greca, attraverso l’oralità della poesia, ci insegna un “sentire”
più ampio della percezione, un “sentimento” o un animo che costituisce già una
completa relazione con il mondo. Nelle movenze delle forme viventi ed attraverso
le forze elementari si è compiuto il lavoro di autoapprendimento e autocostruzione
del Sé nella Natura ancora indivisa ed unitaria. La parola detta plasma il significato
inaugurale della poesia, il sentire poetico come fonte dell’umano.
L’uomo moderno, ingabbiato nelle concettualizzazioni della parola scritta, prende
atto dell’inevitabile scissione tra il sentire e l’intendere, tra il sentire e l’essere sentito,
testimoniando la divisione dove prima era identità.
Si configura così la meta
irraggiungibile, il viaggio senza ritorno, nel tentativo di ricucire
lo strappo, di colmare la distanza tra oralità e scrittura, tra parola
detta e parola scritta, tra il sentire e il pensare. Nell’esitazione tra il suono e il senso,
prendiamo le mosse da questa epocale diatriba di visioni del mondo per presentare
questa nuova Collana di poesia intitolata Sentire. Auspicio che l’oralità non sia solamente
funzionale alla scrittura bensì un tutt’uno con essa. Per riconsegnare alla
parola, riflesso unitario delle sedimentazioni del “sentimento” e dell’intuizione, il potere
evocatore che le compete

Autori:
GLORIA BERLOSO
FRANCESCO BIA
SALVATORE BORDINO
ERMINIA CASALINUOVO
MARIA CARMELA D’ANGELO
ANNA DEL VECCHIO
LISA DI GIOVANNI
DAVIDE FIGLIOLINI
SILVIA IRAGHI
MARIA GABRIELLA LAVORGNA
LOUIS GLACIER
ANGELO MANGANELLI
MARCO NASTA