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agosto 1, 2014

Dedalo Festival – Fusione artistico culturale fra Sicilia e Basilicata

Gemellaggio fra i comuni di Caltabellotta (Agrigento) e Genzano di Lucania (Potenza).

Riparte il bellissimo Dedalo Festival, ecco il programma:

LUNEDI’ 4 AGOSTO

Ore 9,30 – Biblioteca Comunale

Conferenza di presentazione Dedalo Festival 2014 “Gli artisti e i territori del Dedalo Festival si incontrano e si raccontano” incontro gemellaggio con la delegazione di Genzano di Lucania (PZ)

Introduzione:

Ezio Noto

Ezio Noto

Ezio Noto, Direttore Artistico e ideatore Dedalo Festival
Danilo Vignola, Musicista Dedalo Festival Basilicata
Denise Fasanelli, Ufficio Stampa e Comunicazione Dedalo Festival

Saluti:

Paolo Segreto, Sindaco di Caltabellotta
Maria Antonella Grisafi, Assessore alla cultura Caltabellotta
Leonardo Nicolosi, Presidente Pro Loco Caltabellotta

Tavola Rotonda

“Dal territorio le risorse per lo sviluppo e il lavoro”

Interventi:

Giuseppe Geremia, Assessore all’agricoltura Caltabellotta
Franco Colletti, Segretario Provinciale Flai Cgil Agrigento
Carmelo Di Franco, Comitato Direttivo Flai Cgil
Diego Planeta (Vini Planeta)
Pino Maggiore (Chef Cantina Siciliana Trapani)
Massimo Raso, Segretario Provinciale Cgil Agrigento
Marco Bermani, Segretario Nazionale Flai Cgil
Salvatore Tripi, Segretario Regionale Flai Cgil Sicilia
Michele Pagliaro, Segretario Regionale Cgil Sicilia
On. Giovanni Panepinto, Deputato Regionale
Michela Stancheris, Assessore al Turismo della Regione Sicilia
Ezechia Paolo Reale, Assessore all’Agricoltura della regione Sicilia

Ore 11,30 – Chiesa del Collegio

Presentazione del saggio di Roberto Sottile “Il Dialetto nella canzone Italiana degli ultimi venti anni” – Il Prof. Roberto Sottile è docente di Linguistica Italiana, dipartimento di scienze umanistiche dell’Università di Palermo

Mini live con gli artisti del Dedalo Festival. Sarà presente l’autore.

Ore 16,00 – Raduno in Piazza Giovanni XXIII (San Pellegrino)

Dedarchè – “Sulle tracce di Dedalo”: Kamikos, Triokala, Qal’at Al Ballut

Raduno di tutti i partecipanti alla VII edizione del Dedalo Festival (con strumenti musicali al seguito).

A spasso nel mito, nella natura e nell’archeologia di Caltabellotta, S. Anna e della Sicilia con Dedarchè, a cura di SiciliAntica – mini live itineranti.

Ore 18,00 – Museo Civico

“Scolpire il Suono”

Gli artisti del Dedalo Festival incontrano il maestro Salvatore Rizzuti e le sue opere, a cura di Salvatore Alessandro Turturici con la partecipazione dei musicisti Lelio Giannetto e Sandro Sciarratta: libere improvvisazioni e contaminazioni sonore

Ore 20,00 – Perimetro esterno della Cattedrale (Madrice)

“Dedalo Acustico” concerto con gli artisti del Dedalo Festival 2014

 

Le officine teatrali Associazione Culturale in uno spettacolo di e con Nini Ferrara:

“Pizzini” – Parole contro le mafie liberamente tratto da “I pizzini della legalità” con Danila Massimi percussioni e voce a Salvatore Coppola editore

A fine spettacolo: l’olio extravergine d’oliva di Caltabellotta incontra il “Cuscusu” della migliore tradizione trapanese, a cura dello chef della Cantina Siciliana di Trapani Pino Maggiore

MARTEDI’ 5 AGOSTO

Ore 9,00 – Raduno in Piazzale Lauria (presso la Madrice)

Escursione naturalistica e artistica a cura dell’associazione Kratas Tour: artisti e visitatori immersi nella natura e nell’arte di Caltabellotta e del Dedalo Festival – mini live itineranti

Ore 11,00 – Spazio antistante la Chiesa di San Pellegrino

“Costruire il suono” Costruzione del friscalettu siciliano a cura dell’artigiano e musicista Antonio Bono

Parole, poesie, suoni con gli artisti del Dedalo Festival 2014

Ore 16,00 – Raduno in piazza Fontana (Sant’Anna)

Dedarchè – “Sulle tracce di Dedalo”: Kamikos, Triokala, Qal’at Al Ballut

Raduno di tutti i partecipanti alla VII edizione del Dedalo Festival (con strumenti musicali al seguito).

A spasso nel mito, nella natura e nell’archeologia di Caltabellotta, S. Anna e della Sicilia con Dedarchè, a cura di SiciliAntica – mini live itineranti

Ore 17,00 – Piazzale antistante la chiesa di Montevergini (Sant’Anna)
“Dedalo Acustico” mini live con gli artisti del Dedalo Festival 2014

Ore 22,00 – Piazza Umberto I (Caltabellotta)

Concerto conclusivo del Dedalo Festival 2014 – VII edizione

Nei vari appuntamenti delle 2 giornate vi saranno interventi artistici di:

Danilo Vignola, Giovanni Didonna, Rocco Mentissi, Gianfranco Summa, Jake Moody quartet, Clemente, Marco Milone, Roberta Izzo, Mario Vasile, Valeria Cimò, Nanni Cicatello, Nicola Pollina, Felice Rindone, Totò Randazzo, Renè Miri, Raffaella Daino Pivirama, Gianni Cosentino, Aurelio Quartararo, Carmine Donnola, Salvatore Alessandro Turturici, Marco Corrao, Antonio Bono, Rossella Stravalli, Francesco Bonacci, Enzo Mulè, Fabio Guglielmino, Kolaband, Cinzia Sciuto, Antonio Smiriglia, Leonardo Nicolosi, Lelio Giannetto, Sandro Sciarratta, Francesco Giunta, Agostino Cirrito, Guido Locatelli, Pino Maggiore, Pas Scarpato, Alessio Bondì, Nini Ferrara, Danila Massimi, Stefania Carrozzi, Roberto Sottile, Salvatore Rizzuti.

Nel corso degli eventi nelle 2 giornate: Estemporanea di pittura “Live Painting” a cura di Rossella Stravalli e Antonio Clemente “I colori del Dedalo” in collaborazione con l’associazione Forme D’Arte Correnti.

Ideatore e Direttore Artistico del Dedalo Festival: Ezio Noto
Ore 23,00 – Perimetro esterno della Cattedrale (Madrice)

 

 

Fusione artistico culturale fra Sicilia e Basilicata

Gemellaggio fra i comuni di Caltabellotta (Agrigento) e Genzano di Lucania (Potenza)

 

Giovedì 7 agosto 2014

 

Inzànstock, appuntamento musicale genzanese ideato da Danilo Vignola, giunto alla terza edizione ospita quest’anno, il sette agosto, il Dedalo Festival, rassegna siciliana, per musica e arte per la valorizzazione del territorio. Il Dedalo Festival è una delle più importanti e consolidate realtà culturali itineranti della Sicilia. Concretizzato da  Ezio Noto, celebre artista siculo, il Dedalo Festival nasce in un ispirato  paesino della provincia di Agrigento, Caltabellotta,  lontana dai riflettori e dai mezzi di comunicazione di massa, importante per la sua storia millenaria, monumenti suggestivi, la natura e i suoi paesaggi mozzafiato, conditi da un alone di magia che tutti gli artisti e i creativi avvertono al loro arrivo. L’arte e la cultura dunque, saranno il mezzo di fusione fra Lucania e Sicilia: il comune di Caltabellotta sarà gemellato con  Genzano di Lucania, centro principale dell’alto Bradano dall’alto del suo promontorio collinare, diviso fra l’antico ed il moderno, ricco di monumenti incantevoli e di una celebre fontana.

I massimi esponenti della musica, della tradizione e della cultura siciliana (artisti, docenti universitari e ricercatori) il sette agosto a Genzano di Lucania (piazza Roma) per tutta la giornata, daranno vita ad una fusione-confronto dalla musica alla carta stampata, con gli artisti ed i ricercatori genzanesi e lucani, sotto la direzione artistica da Danilo Vignola e Giovanni Didonna: soggiorni creativi, dove la convivenza fra arti diverse e persone nuove, generano idee, economia e futuro.

Giovanni Didonna e Danilo Vignola

Giovanni Didonna e Danilo Vignola

7 agosto, piazza Roma.
PROGRAMMA PROVVISORIO:
Conferme siciliane:
Antonio Smiriglia (cantante e polistrumentista con Battiato)
-Cattivo Costume band performativa itinerante teatro musica e danza.
-Francesco Giunta, cantautore palermitano, produttore dell’etichetta Teatro Del Sole.
-Ezio Noto, cantautore e pianista , originario di Caltabellotta fondatore della Daniele Treves Band con cui pubblica il disco l’Opera Dei Pupi, e fondatore dei Disìu con cui ha prodotto l’EP “Sicilia”
-Roberto Sottile, docente di Linguistica Italiana nel dipartimento di scienze umanistiche dell’Università di Palermo presenta:
“Il dialetto nella canzone Italiana degli ultimi venti anni
-Valera Cimò (Cantautrice percussionista)
-Pro Loco di Caltabellotta -Leonardo Nicolosi,
-Il presidente di Sicilia Antica -Patrizia Noto,
-Il presidente di Kratas Tour -Paolo Vetrano
-Rappresentanti dell’amministrazione di Caltabellotta (assessore alla cultura e sindaco).
Conferme Lucane:
-Corale polifonica Shekinah del maestro Vito Cilla, coro di musica cristiana contemporanea.
-Complesso Bandistico “V. Bellini” di Genzano di Lucania
-Gruppo Stabile Folklorico “Maria di Pierro” Genzano di Lucania
-Jake Moody quintet, quintetto del cantautore Diego Capece dalla scuderia dell’Hydra Music.
-Duo lucano: The Lucanian Guitars , virtuosi della chitarra lucana Flavio Montesano e Gaetano Agoglia (secondo gli studi di Graziano Accinni)
-Gianfranco Summa, interprete della chitarra classica.
Con la partecipazione delle associazioni sportive
-New Volley Genzano del coach Amleto Carrieri.
-Genzano Rugby
-E con il contributo dell’ Avis, e -della Croce Rossa, Laboratorio della Comunità
E tantissimi altri ospiti…

 

Gloria Berloso

Promotrice e sostenitrice di questa fusione: Gloria Berloso

giugno 21, 2014

Music From The Big House – Rita Chiarelli

Da un acclamato regista Bruce McDonald è arrivato un viaggio musicale raro ed esclusivo.

 

Rita Chiarelli, pluripremiata artista canadese di origine italiana, la più amata voce blues del Canada, ha preso parte ad un pellegrinaggio nel focolaio del blues, il penitenziario di massima sicurezza dello stato della Louisiana Aka Prison Angola.

RIta Chiarelli

RIta Chiarelli

Per il documentario ha registrato la colonna sonora Music From The Big House che ha ottenuto numerosi premi. Questo percorso musicale è uno sguardo in quello che era il carcere più sanguinoso d’America, ma ora dà agli ergastolani una ragione di vita attraverso il potere della musica. In contrasto con storie sensazionali di detenuti, possiamo ascoltare notevoli voci di speranza come il loro amore per la musica emana umanità e redenzione sulla loro ricerca di perdono.

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Rita è conosciuta in Canada come la dea del Blues, la sua straordinaria voce è irraggiungibile dalle sue colleghe, incute timore e spesso emoziona il pubblico fino a farlo piangere. “ Una voce così potrebbe far piangere gli angeli” …”Una voce che può ringhiare ai suoi demoni o salire con gli angeli, un regalo per la lirica, un orecchio per la melodia e il cuore soprattutto immenso”.

Rita con gli ergastolani

Rita con gli ergastolani

Music from big house

Music from big house

Negli ultimi anni Rita Chiarelli ha pubblicato Cuore, una registrazione di tradizionali canzoni popolari italiane, che ha vinto nella categoria World Music un prestigioso Awards Canadian Folk Music.
Ha vinto ogni importante premio in Canada, tra cui diversi premi Maple Blues, CBC Great Canadian Blues Award, Toronto Independent Music Awards, Hamilton Music Awards, Manitoba Blues Society e Lifetime Achievement Awards Hamilton Blues Society. Più recentemente Rita si è aggiudicata il prestigioso Maple Blues alla carriera.
La Chiarelli continua a girare incessantemente in Nord America e in Europa e intende trascorrere più tempo nei prossimi anni negli Stati Uniti.

Thank you Rita

Maggio 27, 2014

Ambra Pintore vince il concorso Suonare@Folkest 2014. Al secondo posto Giuseppe Spedino Moffa e al terzo Ensemble Sangineto. Simona Colonna vince il Premio Alberto Cesa.

Ambra Pintore con il suo splendido quartetto dalla Sardegna, Giuseppe Spedino Moffa e i suoi immaginifici compari dal Molise e il giovanissimo e talentuoso Ensemble Sangineto dalla Lombardia: questi gli artisti finalisti che, dopo tre fasi di selezioni successive, si sono finalmente guadagnati l’accesso all’ultima fase del concorso Suonare@Folkest2014. Una serata di grande musica dal vivo, condotta con la consueta verve e professionalità da GianMaurizio Foderaro, storica voce di RadioUno RAI, fresco di nomina alla direzione dei programmi musicali di Radio Due.

Il programma è stato completato dalla finale del premio Alberto Cesa, riservato agli iscritti al concorso segnalati dalle giurie territoriali che siano autori di almeno un brano di composizione contemporanea, ma in stile tradizionale. Il premio è stato assegnato a Simona Colonna di Alba (Cuneo) che ha cantato accompagnandosi con il violoncello: in finale la Colonna ha superato, nel gradimento della giuria, la pur brava friulana Giulia Daici, che ha confermato le buone cose che si dicono di lei: la Colonna ha convinto per tecnica e interpretazione la giuria formata da Edoardo De Angelis (cantautore e direttore dei progetti speciali di Folkest), Andrea Del Favero (direttore artistico di Folkest), Gianni Martin (direttore organizzativo di Folkest), Roberto G. Sacchi (direttore di www.folkbulletin.com).

Ambra Pintore

Ambra Pintore

Simona Colonna

Simona Colonna

Decisamente combattuta la finale del concorso Suonare@Folkest 2014, che ha visto prevalere, per qualche spicciolo di voti, Ambra Pintore con uno spettacolo, colorato e convincente giocato sulla bella voce della front-woman che passa dal sardo ad altre lingue, tra le quali il somalo, su – nell’ordine – Giuseppe Spedino Moffa, grande enterteiner ottimamente coadiuvato dai suoi eccellenti compari alle percussioni e alla fisarmonica e superbo alla zampogna e alla cornmusa, e l’Ensemble Sangineto, forte di un grande freschezza esecutiva e di un’ottima verve sul palcoscenico in un ambito forse un po’ più scontato (ci si passi termine riduttivo) come quello della musica celtica.

In sede critica, possiamo affermare che la qualità dimostrata da tutti i gruppi partecipanti alle fasi finali sia del premio sia del concorso è stata molto elevata, sia per quanto riguarda la prestazione artistica sia per l’originalità delle proposte.

L’edizione 2015 di “Suonare@Folkest” e del premio “Alberto Cesa” è in fase preparatoria: per scoprirlo scopri tutto su www.folkest.com.

 

Maggio 22, 2014

Il programma di Folkest edizione 2014 presentato a Castelcosa

Folkest2014Folkest si presenta e raddoppia, anzi triplica!
Conferenza stampa di presentazione di Folkest2014 a Castelcosa, nei saloni affrescati della dimora gentilizia della Destra Tagliamento. Alla presenza dei consigliere regionale Zecchinon, dell’Assessore della Provincia di Pordenone Callegari, dei sindaci di San Giorgio della Richinvelda e di Spilimbergo, del Sovrintendente di villa Manin, Piero Colussi, dei rappresentanti della comunità italiana dell’Istria, di Turismo FVG ella cooperativa sociale Itaca, numerosi artisti, tra i quali Giorgio Celiberti, il festival friulano, giunto alla 36esima edizione è ufficialmente ripartito verso il futuro dopo l’anno della grande crisi,
Un anno quasi da dimenticare, il 2013, se non fosse per l’ottimo risultato raggiunto con una puntata su Rai 1 grazie allo spettacolo di Simone Cristicchi con la Mitteleuropa Orchestra diretta da Valter Sivilotti. Rinserrate le file e ripartito con rinnovato entusiasmo, lo staff di Folkest ha messo sul piatto un festival di forte impatto che spazia dalla tradizione alle più spinte innovazioni, senza dimenticare la canzone d’autore.
I numeri di Folkest di quest’anno sono di tutti rispetto:
28 località raggiunte
45 gruppi musicali
198 artisti
24 tecnici
… e lo straordinario popolo di Folkest, il pubblico afffezionato che lo segue da trentacinque anni.
Ce n’è davvero per tutti i gusti a Folkest2014; la festa popolare, come nell’anteprima con Vinicio Capossela e la Banda della Posta che verrà ospitata a villa Manin, la canzone popolare d’autore a Capodistria con Edoardo De Angelis per una volta senza Lella, il folk prog degli inossidabili Osanna guidati da Lino Vairetti e David Jackson, il ventennale combat-folk dei Modena City Ramblers, la fascinosa voce di Cristiano De André, il country rock psichedelico del Branco Selvaggio, le incursioni nel Mediterraneo dei Daramad, il giovanile folk-rock dei valdostani L’Orage, i colori e i ritmi della Sicilia degli Unavantaluna vincitori del Premio Parodi a Cagliari, i Bevano Est, i Morrigan’s Wake, i giovanissimi talenti nordirlandesi dei figli d’arte Le Chéileper finire con l’onirico folk metal degli Elvenking, finalmente profeti in patria. Davvero folta la pattuglia regioanale che vede quest’anno l’esordio di Serena Finatti, in odore di disco nuovo dalle grandi potenzialità.
E poi una raffica di gruppi di grandissima qualità provenienti dal concorso  HYPERLINKmailto:Suonare@Folkest” Suonare@Folkest, che mai come quest’anno vede la presenza di artisti di livello assoluto.
Proprio al concorso  HYPERLINK “mailto:Suonare@Folkest” Suonare@Folkest è dedicato il secondo appuntamento della giornata, per le finali nazionali al Teatro Miotto di Spilimbergo, condotte da Gian Maurizio Foderaro, storica voce di Radio Uno Rai. Giuseppe Spedino Moffa dal Molise, l’Ensemble Sangineto dalla Lombardia, Ambra Pintore dalla Sardegna: una sfida ai massimi livelli della world music per decretare il vincitore assoluto dell’edizione 2014. Per il Premio Alberto Cesa per la migliore nuova composizione in stile “trad” sfida al femminile tra la friulana Giulia Daici e la piemontese Simona Colonna.
E, last but not least, l’inaugurazione del museo VIN MONDO, voluto da Gian Franco Furlan e allestito dall’architetto Bruno Bortolin al piano terra del scenografico Castelcosa. Un luogo della memoria che sposa magistralmente ecellnze del vino e della musica.
Tre, numero perfetto, di buon auspicio per un’edizione che  si preannuncia con i fiocchi.

 

aprile 28, 2014

L’AQUILA – La verità è che il sogno impossibile è sempre possibile

Forse non si sa che è un fatto biologico che le aquile possono vivere  70 anni o poco meno. Ma quando raggiungono 30 o 40 , sentono di avvicinarsi alla morte perché i loro artigli e becco non sono più forti per distruggere la carne con cui si nutrono . E quando si sentono di poter morire , volano verso la cima di una montagna per ricostruire il becco e gli artigli. Aspettano mesi lì , fino a quando non escono di nuovo per vivere altri 30 o 40 anni.  I miei stati d’animo come persona, come creatrice e forse come artista mi hanno permesso di continuare a lavorare e di trascorrere molto più tempo con le persone più care. Come l’aquila ho sentito la necessità di volare altrove per ricostruire la mia interiorità e riflettere di come poter cambiare me stessa ma anche aiutare gli altri.Dicono che quando si raggiunge una certa età, ci si aggrappa all’impossibile. La verità è che il sogno impossibile è sempre possibile, e non so se ha senso resistere e tenere duroPenso che dovremmo tutti smettere di combattere ed imparare dalla storia, il bene ed il male che abbiamo fatto; dobbiamo trovare punti di contatto e di dialogo per ammorbidire e risolvere i problemi per i bisogni reali. In questi anni di cambiamenti avrei preferito vedere globalizzate l’istruzione e la sanità pubblica ma il processo ha sviluppato il consumismo, l’appiattimento culturale, lo sfruttamento e guerre ovunque. Abbiamo un problema di comunicazione, che fino all’avvento della stampa, e lo scambio di informazioni  si basava in primis sulla tradizione orale e, in seconda battuta, su gestualità, immagini e suoni. Riflettiamo sulla stampa italiana, la chiusura dei cinema, le leggi sull’immigrazione, su un mondo che chiude le orecchie alla poesia e che sta perdendo le cose. Oggi penso che questa riflessione ci possa aiutare a capire meglio.Decorah-Eagles_h_partb

Nel processo di cambiamento di una società la canzone può essere trasmettitore di buoni sentimenti, può insegnarci a essere migliori. Una canzone, un inno, possono aumentare la nostra autostima, o farci desiderare ciò che ci unisce. Una canzone può avvisare, trasformare le nostre antenne. Possono anche guidarci nei momenti di confusione. So che alcuni medici hanno utilizzato canzoni per migliorare lo stato emotivo dei loro pazienti. Alcuni dicono e lo penso anch’io che le canzoni sono parte della colonna sonora della  vita . Se questo è vero, le canzoni possono essere molto importanti.

Un’altra area culturale che trovo essenziale è la memoria storica . Viviamo in un paese dove la stragrande maggioranza della popolazione è nata dopo la seconda  guerra mondiale. Vuol dire che stiamo costruendo una società alternativa a una società che non vive e che non abbiamo esperienze personali . E i giovani  che domani raggiungeranno le posizioni fondamentali del paese , dovranno guidarlo senza nemmeno raccontare la sua parte per l’ ultima generazione che ha vissuto il capitalismo , in mezzo a una guerra culturale di alta intensità . Perché non c’è alcun piano per il futuro che non difendere una tradizione che non ha gli occhi su un passato, o meglio, su una interpretazione del passato.

Se penso bene, il socialismo nel mondo è venuto in paesi arretrati , in condizioni di guerra totale. E per lungo tempo l’idea che ha prevalso in quei paesi che stavano cercando di creare una cultura alternativa era quella di stabilire una sorta di corazza per proteggersi dalla disinformazione chiamata stampa libera, che abbiamo anche ereditato . Al punto che noi siamo il peggio che può capitare è che pensiamo di camminare con un guscio, quando in realtà non abbiamo nessuna armatura.

Chi va al di là di un lavoro o no, ha certamente a che fare con la fortuna, ma può essere aiutato. La migliore direzione è sempre stato il rispetto per la canzone come arte, l’essere curiosi, l’andare oltre la prima cosa che viene in mente. Continuo a pensare che leggendo la letteratura e la storia, vedere film, teatro, danza, arti visive, avere una base culturale solida sia un imperativo possibile. Per quanto riguarda la tecnologia, io penso che si debba usarla, portarla al nostro servizio, non viceversa. La forza culturale in Italia si trova nelle sue radici e nella sua diversità, nel numero di culture che si uniscono e ci fanno crescere, creando infinite possibilità.

La mia generazione ha partecipato a dibattiti, era critica e auto-critica. Penso che sia possibile che i giovani di oggi partecipino alla rivoluzione culturale allo stesso modo, perché non è la realtà. Ciò che esiste oggi è il risultato di ciò che è stato fatto, perché questa diversità è inevitabile, e da essa è che possiamo diventare migliori.

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Easy Rider

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Che cos’è cambiato dall’era beat descritta da Keruac nel libro pubblicato nel 1957: “ On the Road”( Sulla strada), un romanzo che ho letto a dodici anni grazie alla traduzione di Fernanda Pivano e da Woodstock, il più grande e pacifico raduno dei figli dei fiori a cui appartengo totalmente e dei grandi protagonisti del folk rock internazionale con i capelli lunghi, le magliette strappate, i piedi nudi, l’amore libero? Tra il 1957 e il 1969, sono trascorsi solo dodici anni, troppo pochi per guardare ai giovani con più apertura! Impossibile per i nostri genitori e nonni assimilare questa rivoluzione culturale, dentro e fuori. Anche il film “Easy Rider” rispecchia molto bene le reazioni dell’epoca e soprattutto “ The Strawberry Statement”, film culto degli anni ‘70, ora quasi del tutto sparito o fatto sparire, diretto da Stuart Hagmann. La colonna sonora coincide praticamente con la colonna sonora reale di quegli anni, e contiene alcune delle più significative canzoni West Coast degli anni ’60 (almeno quelle che erano state scritte fino all’anno di uscita del film), utilizzate sia come commento fuori campo, sia direttamente nel film (la scena della discoteca nella quale lui e lei ascoltano assieme un brano in cuffia). In Italia nell’anno che moriva a Sanremo Luigi Tenco, 1967, Gianni Pettenati ha cantato in coppia con Gene Pitney, “ Rivoluzione – La rivoluzione, nemmeno un cannone però tuonerà …e basteranno pochi giorni, magari poche ore, per fare un mondo migliore – Il testo è di Mogol.

The Strawberry Stateman

The Strawberry Stateman

 

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Una delle canzoni di Joni Mitchell del 1970, The Circle Game nell’ultima parte dice:

E le stagioni, continuano ad alternarsi
e i cavallucci di legno della giostra ad andare su e giù.
Siamo prigionieri sulla giostra del tempo.
Non possiamo tornare indietro, possiamo solo guardare dietro di noi, da dove veniamo,
E tutto gira e gira nel gioco del cerchio
.

La canzone è molto nota anche nella versione, con un arrangiamento più rock e più accelerata, incisa dalla cantautrice canadese-americana Buffy Sainte-Marie ed inserita nei titoli di testa del film The Strawberry Statement. Il testo riassume quello che ho detto finora, dalla diversità del passato dobbiamo prendere spunto per migliorare, che non vuol dire cambiare perché nessuno sa quale sia la realtà.

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Dalla seconda metà degli anni settanta ad oggi, i giovani hanno assimilato insegnamenti ma il consumismo e il capitalismo sono aumentati. Basti pensare al modo usato per ascoltare musica, internet, mp3, iTunes . L’unica differenza culturale tra le generazioni genitori-figli di oggi è l’atteggiamento più positivo verso il modo di vestire, il look in generale,  i rapporti tra persone dello stesso sesso.

La musica e le canzoni però devono avere un ruolo sempre essenziale nella società e non si possono liquidare semplicemente ascoltando in cuffia suoni distorti, le emozioni che una canzone comunica si possono percepire molto di più a un concerto e comunque da registrazioni effettuate con veri strumenti musicali. Il suono e la voce sono elementi essenziali per esprimere al meglio quello che vogliamo e desideriamo comunicare ma devono essere veri.

Provate far ascoltare una canzone dei Byrds  e una canzone degli Afterhours, in vari momenti della giornata e in luoghi specifici, la risposta la troverete dopo l’esperimento.

Negli ultimi anni in Italia, il linguaggio, elemento basilare ed importante della contestazione,  è stato usato contro la falsa comunicazione ed è formato da stereotipi, frasi fatte, banalità. La contestazione attraverso la poesia, la canzone, il teatro,  ha ricercato un nuovo linguaggio e sta cercando nuove soluzioni per comunicare ciò che succede nel mondo e rappresentare le problematiche sociali ma anche quelle interiori.

Nel 1968 Pier Paolo Pasolini con il suo Film Teorema va a toccare le basi concettuali di una cultura che del proprio mezzo, la ragione illuministica, aveva fatto la gabbia in cui imbalsamare definitivamente, con tutto il carico di ingiustizia presente, la società nei suoi schemi irremovibili, nei suoi antagonismi tutti interni ad essa.

Pasolini

Pasolini

Teorema

Teorema

Teorema è nato come tragedia in versi, poi si è trasformato in un libro molto frammentario che mantiene alcuni frammenti in versi, per raggiungere infine la forma della sceneggiatura cinematografica dove il regista riduce la presenza del dialogo, lasciando alle immagini e alla musica di Mozart la narrazione degli eventi e le mutazioni dei personaggi. Secondo Pasolini, è proprio nel sovvertimento della logica che sorregge l’ideologia della società borghese capitalistica che consiste l’unica di una rivoluzione.

Con Orgia, sempre nel 1968, Pasolini denuncia il dramma dell’autodistruzione psicologica e fisica di una coppia borghese, uno stillicidio sadomasochista che sviscera,  contrastando la poesia e il crudele realismo dell’azione, le radici della incomunicabilità moderna che nascono da un passato nostalgico sognante al raggiungimento della felicità. C’è da chiedersi se il grande regista, ingiustamente criticato e poi barbaramente ucciso, abbia avuto una premonizione su recenti avvenimenti di cronaca giudiziaria! Nessun riferimento è casuale e deve far pensare!

  

Autore: Gloria Berloso

 

 

aprile 18, 2014

Skip Battin, Human Being Blues

E’ così bello essere elettrici ..se scorre potrebbe giacere sulla schiena.. lentamente essere organico .. nero per non essere nero. Mi ferisce essere un profeta .. è divertente essere un pazzo .. essenziale essere legale .. al diavolo le seguenti regole. E’ difficile essere una donna .. facile essere un uomo .. è morte essere uno che si buca .. difficile da capire. Mi  ha preso il blues .. mi ha preso l’acerbo .. ho gli alti e i bassi e anche quelli in mezzo. E’ duro essere un genitore .. è duro essere un figlio ..raro essere un patriota .. è tardi per essere messo alla prova. . E’ difficile essere una donna .. facile essere un uomo .. è morte essere uno che si buca .. difficile da capire. E’ freddo essere uno degli stupefacenti .. imbroglia vivere sul cibo .. confinateli nella speranza .. ogni imbroglio è un errore. Mi ha preso l’human being blues .. sto pagando l’human being blues .. mi ha preso il blues .. mi ha preso l’acerbo .. ho gli alti e i bassi e anche quelli in mezzo. E’ così giusto essere religiosi .. è così duro essere soli .. la luce può essere così pesante .. è bello avere una casa .. Se Fleet fosse stato un soldato .. avrebbe potuto avere pace .. è un combattimento combattere una battaglia .. è il tempo di essere rilasciati. . Mi ha preso l’human being blues .. sto pagando l’human being blues .. mi ha preso il blues .. mi ha preso l’acerbo .. ho gli alti e i bassi e anche quelli in mezzo…

Skip Battin

Skip Battin

Così Skip Battin, ultimo dei Byrds (1973), rivive tutto il mondo che ha conosciuto quando era un ragazzo: New York e l’America, non quella degli anni venti come lui esaspera in “Central Park”, ma quella degli anni cinquanta, lasciandosi prendere da una certa nostalgia che però non ha niente di lacrimevole. E’ l’analisi che un uomo fa onestamente di se stesso attraverso l’acuta osservazione dei cambiamenti di un’epoca, da quando Skip guardava la televisione il programma dell’invincibile Dick Clarks, e sognava di suonare come Fast Domino o Chuck Berry, e una volta presa coscienza di tutto questo dice: è difficile essere donna, facile essere uomo, come la morte essere uno che si buca, troppo bello capire..

Nelle sue canzoni, la sua analisi è sempre lucida e consapevole e quando canta con ironia  .. Beh, che fine ha fatto Fats Domino? Tutti i miei compagni hanno mollato e si sono sposati. Una volta correvamo tutti a vedere Chuk Berry. Oh, ho sentito l’urlo di venti chitarre, era Duane Eddy, Superstar, pur non abbandonando il suo amato rock’n’roll e credendoci in senso assoluto, a volte in maniera ingenua e totale, così come è in fondo l’America, continua: non dimenticate l’eccitamento, la gallinella e i giretti perché sono parte del rock and roll, e in qualche posto,  nel buio, io suono per Dick Clark, ditelo pure a tutti quanti.

Skip indugia e continua la sua retrospettiva poetica e trova un Central Park nettamente cambiato con il passare degli anni: … bene, venite tutti quanti, è tempo di fare un ballo. Tu hai un impulso nel tornare indietro in un’azione come fossi in trance, così tu sei un intellettuale tutto sesso, e la prossima volta indosserai calzoni trasparenti …

Ma questa specie di accusa cade nel vento perché egli sa benissimo di essere stato per tanto tempo uno di loro, con le loro pecche e le delusioni con i desideri e il forzato intellettualismo, avendo fatto parte dei Cobras, ma alla fine realizza di avere qualcosa di diverso, di un senso profondo che gli è rimasto nei segreti più intimi, cose che nessuno gli potrà portare via.

Skip non potrà mai fare la fine del Central Park, di Fats Domino, di Captain Video, di Dick Clark, dell’undercever man dei Cobras, di Valentino e dell’America tutta, perché sono cose sue personali e questo riesce a giustificare e a portare in porto tutto quello che ha scritto e cantato.

La mia vita segreta sono i miei amici, la mia famiglia, i miei amori, i miei cani e le mie canzoni. Tutto questo potrebbe apparire abbastanza borghese, se non ci fossero i perché esternati nelle mie precedenti assertazioni e, soprattutto, dal resto dei testi: la mia vita segreta viaggia di città in città alla ricerca di amici e se dovessi venire a cantare nella tua città verresti?”

Quello di Skip Battin si rivela come un desiderio di pace, di amicizia, di schiettezza sincera, e non di rivalsa e di imborghesimento come potrebbe apparire a prima vista, anzi la sua è una accusa specifica: è l’America che si sta imborghesendo, quella che ha conosciuto da ragazzo, quella che ha distrutto quello che c’era di puro e di delicato, che però non ha mai contagiato e toccato la sua vita segreta, per meglio dire intima.

Quando i Byrds cantano è l’America che canta, l’America dei mille volti, tutti gli stereotipi sono passati tra le loro note, una cultura vissuta, non studiata pedissequamente.

Chi non possedeva tali caratteristiche introspettive non avrebbe mai potuto entrare nella corte dei Byrds dove McGuinn era il faro e la luce da seguire e dove Dave Crosby ha dovuto scegliere altre strade per cantare Triad ed abbandonarsi alle sue dissertazioni poetiche fantastiche e irreali.

Attorno a loro c’è l’alone di leggenda con un continuo o nostalgico richiamarsi al passato, ma non per riproporlo come un’alternativa al presente, solo per ritrovare la via di un’espressione più sincera e semplice negli anni che li hanno visti giovani. Le loro liriche riflettono, con occhi nuovi, i tempi andati, ma che non è possibile cancellare tanto ci hanno influenzato e aiutato a crescere spiritualmente e psicologicamente.

Ricky Mantoan e Skip Battin

Ricky Mantoan e Skip Battin

Skip Battin è morto la sera del 6 luglio 2003, per  complicanze della malattia di Alzheimer   in una struttura di assistenza a Salem (Oregon) L’ album da solista registrato da Skip, TOPANGA SKYLINE , è stato pubblicato nel febbraio 2012. Questo album è stato originariamente registrato nel 1973 ma è stato accantonato a tempo indeterminato fino al 2.012 dalla  Record Sierra, una società che presenta le opere provenienti da Skip e dei suoi primi anni ’70 contemporanei country-rock.

Alcune registrazioni ancora inedite sono conservate accuratamente dall’amico Ricky,  compagno di  viaggi musicali!

 

 

 

marzo 9, 2014

SANREMO – I GRANDI TALENTI – DA FESTIVALNEW : TANIA ROBER

Ospite della programmazione di RADIO SANREMO e alla SERATA DI GALA presso SHU NOSEDA, ha inciso un Album bellissimo: OMBRE

Tania Rober

    TANIA

Guarda il video ufficiale:

tania sanremo new

Il sito ufficiale di Tania

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febbraio 24, 2014

Roma incontra la Siria il 26 febbraio alla Biblioteca Vaccheria Nardi

Continuano gli incontri dedicati dalle Biblioteche di Roma ai Rifugiati invisibili in fuga da guerre e persecuzioni.
Il terzo incontro, dedicato alla Siria, si svolgerà mercoledì 26 febbraio 2014 alla Biblioteca Vaccheria Nardi, via di Grotta di Gregna 37. A dare la propria testimonianza saranno rifugiati, richiedenti asilo, volontari e operatori dei centri di accoglienza, cittadini siriani che lavorano e studiano a Roma, che ci racconteranno l’evolversi della situazione in Siria e ciò che stanno vivendo le proprie famiglie e i propri cari.

Programmasiria
Khalid Chaouki, Camera dei Deputati
Abdul Ghani Ahmad e Feisal Al-Mohammad, associazione Siria Libera e Democratica
Ammar Turkieh, interprete presso la Commissione territoriale per il riconoscimento dello “status di rifugiato”
Diyab Majeet Hassan e Hossain Srour, ospiti siriani del centro A.M.I.C.I.
Isabella Camera D’afflitto, dipartimento Istituto Italiano di Studi Orientali, Sapienza Università di Roma
Mohammad Mc Abo Hajar, rapper siriano
Monica Maggi, associazione Libra 2.0
Sara El-Debuch, attrice italo-siriana
Tamim Babi, studente siriano
Letture di poesie della siriana Maram Al-Masri lette in arabo da Sara El-Debuch e in italiano da Monica Maggi

Saranno allestiti banchetti informativi e di artigianato di:
Fattorie migranti prodotti biologici, cooperativa sociale PID
REFUGEEscART progetto umanitario della Spiral Foundation Onlus
Libra 2.0 associazione culturale
Ikhlas Pakistan, artigianato in legno, cooperativa Abitus

Verranno proiettati trailer di:
Border di Alessio Cremonini, produzione Francesco Melzi. Interviene il regista.
Non morire fino a primavera di Camilla Ruggiero, produzione il Labirinto, girato all’interno del Centro A.M.I.C.I.

Per informazioni:
Servizio Intercultura
tel. 06 45430264-251
http://www.romamultietnica.it
info@romamultietnica.it

febbraio 22, 2014

PETE SEEGER: “La penna è più potente della spada . Beh , la mia unica speranza è che la chitarra diventi più potente della bomba “

Pete SeegerRisalgo con il ricordo ad anni che oramai mi appaiono proiettati in lontananza, immersi in una luce quasi crepuscolare: il tempo macina in fretta. La vita percorsa è tanto lunga che quando mi riporta oggi col pensiero alla situazione di allora ho quasi l’impressione di tornare indietro; anche la fantasia stenta a concepire la possibilità di una scelta, di un’alternativa che allora sembrò offrirsi.

Gli Americani cercarono di attuare, con alcune restrizioni, l’incerto concetto di democrazia, soggetto sempre al pericolo di scadere in vuota formalità, introducendo determinati divieti e determinate disposizioni, ma concedendo per il resto ampio margine di manovra, che, invece, fu ben presto negato dai Russi.. Per quanto profonda fosse la preoccupazione di chi avvertiva la necessità di chiarire il proprio destino e quello degli altri uomini, prevalse generalmente il desiderio insopprimibile di tornare a costruire e a godere, a trascorrere in serenità l’incipiente periodo di pace, lungo o breve che fosse. E questo desiderio ebbe libero corso.

Pete Seeger, l’avvocato della pace, il cantautore con il banjo ha cantato la sua ultima strofa terrena su un letto d’ospedale a New York. Tutti i suoi novantaquattro anni li ho percepiti e accolti con “Turn, Turn, Turn”: Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo. C’è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante. Un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire. Un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per gemere e un tempo per ballare. Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli, un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci. Un tempo per cercare e un tempo per perdere, un tempo per serbare e un tempo per buttar via. Un tempo per stracciare e un tempo per cucire, un tempo per tacere e un tempo per parlare. Un tempo per amare e un tempo per odiare, un tempo per la guerra e un tempo per la pace.  La profondità dei versi si presta a una miriade di interpretazioni, ma l’accezione principale che viene attribuita a questa canzone è quella del messaggio pacifista, sottolineato in particolare dal verso finale – l’unico attribuibile al compositore Seeger – che recita: a time for peace, I swear it’s not too late (un tempo per la pace, io giuro che non è troppo tardi).

Pete Seeger at the House

Pete Seeger at the House

Pete Seegerpete-seeger-festival-ny-1966

Con la canzone rivisitata e musicata da Seeger,”If I Had a Hammer“, su testo di Lee Hays , scritta nel 1949 ma depositata con copyrigth solo nel 1958 e il gruppo The Weavers, un quartetto organizzato nel 1948, Seeger ha contribuito a preparare il terreno per un folk revival nazionale. La canzone che può essere suonata a ritmo di surf rock oppure country rock ha una valenza prettamente politica essendo stata composta a sostegno del movimento progressista d’America. Si tratta di una delle prime canzoni di protesta della stagione del pacifismo e della contestazione contro la discriminazione razziale. Venne infatti eseguita collettivamente nel 1963 durante la marcia per il lavoro e la libertà che si tenne a Washington D.C., la stessa in cui il reverendo Martin Luther King pronunciò la storica allocuzione: I Have a Dream

Il gruppo – Seeger, Lee Hays, Ronnie Gilbert e Fred Hellerman – ha sfornato inoltre registrazioni di “Good Nigth Irene“, “Tzena, Tzena” e “On Top of Old Smokey“.

A Seeger va il merito anche di aver reso popolare We Shall Overcome“, inserita nella sua pubblicazione Canto popolare, nel 1948. Ha sempre detto che il suo unico contributo a questo meraviglioso inno del movimento per i diritti civili è stato quello di aver cambiato la seconda parola da “volontà” a “deve” perché si pronunciava meglio. We shall overcome diventa l’inno del movimento guidato da Martin Luther King, ma ben presto diventa l’inno di ogni protesta. Dovunque ci sono persone che lottano per i propri diritti, si canta We Shall Overcome. È stato l’inno della rivoluzione di velluto a Praga, l’inno degli studenti spagnoli contro la dittatura franchista. In ogni marcia, in ogni manifestazione si canta We Shall Overcome, alle manifestazioni contro la guerra in Vietnam, al concerto di Woodstck nel ’69, per i dissidenti iraniani contro il regime di Ahmadinejad. Fino alla Casa Bianca, nel 2009, con la Baez che canta We Shall Overcome davanti al Presidente Barack Obama e al vicepresidente Joe Biden.

Pete Seegr con the Boss

Pete Seegr con the Boss

Bruce Springsteen ha inciso questa canzone in un album dedicato a Pete Seeger e l’ha cantata a Oslo, per ricordare la strage di Utoya. Roger Waters, ex Pink Floyd, ha inciso due mesi fa una versione dedicata al sogno dei palestinesi. Una canzone immortale che ha rivoluzionato il mondo.

Un filo rosso lega questa canzone e tutte le proteste del mondo, tutti i sogni di cambiamento, da quella marcia su Washington in poi, dal sogno di Martin Luther King fino ad oggi. Una canzone sacra,  di determinazione e di speranza che è diventato l’inno del movimento non violento dei diritti civili negli Stati Uniti, e che è cantata da popoli oppressi di tutto il mondo. “We Shall Overcome”, che rappresenta un grido di battaglia per la libertà, la dignità e l’uguaglianza, si era perso negli adattamenti secolari. Cantanti folk bianchi negli anni sessanta hanno rimosso i riferimenti spirituali e adattati i versi come canzone laica. Le origini di questo gospel fino a quattro anni fa erano sconosciute ma oggi, dopo ricerche del produttore musicale Isaias Gamboa, il compositore originale di “We Shall Overcome” è stato identificato nella cantante e compositrice Louise Shropshire. La storia di Gamboa è stata raccontata nel libro recentemente pubblicato, “We Shall Overcome. Il suo libro fornisce una storia della canzone, la vita della signora Shropshire, lo sfruttamento dei neri in America, la lotta Nera per ottenere l’uguaglianza, la paternità e la proprietà del brano della signora Shropshire.

La  carriera musicale di Pete Seeger è sempre stata intrecciata strettamente con il suo attivismo politico, dove ha sostenuto cause che vanno dai diritti civili alla pulizia del suo amato fiume Hudson. Seeger ha sempre detto di aver lasciato il Partito Comunista intorno al 1950 ma la Huac e la FBI  lo hanno perseguitato per anni.

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Con sua moglie Toshi è rimasto sempre insieme, dal 20 luglio 1943 fino a luglio del 2013 nella casa di legno a Beacon (NY). Toshi se n’è andata proprio il giorno del suo novantunesimo compleanno lasciando un grande vuoto nella vita di Pete , i figli e i nipoti.

Seeger è stato tenuto fuori dalla televisione commerciale per più di un decennio dopo il problema con il comitato di attività antiamericane nel 1955. Ripetutamente pressato dal comitato di rivelare se avesse cantato per i comunisti, Seeger ha risposto sempre bruscamente e con coerenza:  è stato accusato di oltraggio al Congresso, ma la sentenza è stata ribaltata in appello. Seeger ha rifiutato di rispondere alle domande circa le sue convinzioni e le associazioni fino al 1940, (era stato un membro del Partito Comunista), non sulla base del quinto emendamento, che protegge gli uomini e le donne di auto-incriminazione, ma sulla base del Primo Emendamento che  tutela la libertà di parola.

Le sue conseguenze giuridiche, si sono estese a tutto il mondo dei musicisti, è importante ricordare che HUAC non era probabilmente la più difficile delle sue tribolazioni durante l’era McCarthy. Molto più tossica per la maggior parte della sinistra è stata la blacklist stessa. Dai primi anni 1950 alla metà del 1960,  a Seeger è stato impedito di svolgere un gran numero di tappe e concerti in gran parte degli USA. Prima con The Weavers, e poi in proprio.

La lista nera non funzionava indipendentemente dallo stato. Era la cinghia di trasmissione dello stato e un meccanismo di attuazione del governo. Uomini e donne che non hanno collaborato con il governo erano soggetti alla lista nera, quindi era un mezzo utile per assicurare la cooperazione e fornire informazioni. Gli esecutori segreti della lista nera erano spesso uomini ex-FBI o di staff ex-HUAC, e l’FBI e HUAC che fornivano informazioni critiche ai dirigenti del settore e dei loro subalterni. Per la maggior parte degli uomini e delle donne durante gli anni di McCarthy, il punto di contatto immediato con la repressione politica e la coercizione era il loro datore di lavoro, il loro insegnante, il terapeuta, il loro avvocato, il loro supervisore, il loro collega.

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Pete Seeger nel momento più alto della sua carriera nel 1950 va nei campus universitari, nelle strade e diffonde la musica di Guthrie, Huddie “Lead Belly“, è stato per lui il lavoro più importante andare da college a collage, uno dopo l’altro e soprattutto quelli più piccoli e ha fatto ascoltare ai bambini tutte le canzoni che le radio non potevano trasmettere. Nel 1967 va alla CBS, nel programma Smothers Brothers spettacolo di varietà, canta la canzone di protesta contro la guerra del Vietnam “Waist Deep in the Big Muddy” ma gliela tagliano. Seeger non demorde e denuncia la rete di censura.

 Non era più un membro del partito, ma le sue idee sono rimaste le stesse ed a ogni concerto faceva cantare il pubblico, ormai era diventata una regola. Al Kennedy Center nel 1994 il presidente Bill Clinton lo ha salutato come “un artista scomodo che ha osato cantare cose come le vedeva.”

pete seeger con clinton

Seeger è stato inserito nella Rock and Roll Hall of Fame nel 1996. Nel 1997 ha vinto un Grammy per il miglior album folk tradizionale, “Pete”. Nove anni più tardi, Bruce Springsteen lo ha celebrato con “We Shall Overcome: The Seeger Sessions“, una reinterpretazione rollicking di canzoni cantate da Seeger. Ha partecipato al concerto nel 2009 al Madison Square Garden per celebrare il suo 90 ° compleanno, onorato da  Springsteen, Dave Matthews, Eddie Vedder e Emmylou Harris.

Pochi mesi fa, il  21 settembre 2013, Pete Seeger ha cantato sul palco durante il Farm Aid 2013, con Willie Nelson e Neil Young

Seeger ha ottenuto la nomination del Grammy Awards 2014  nella categoria Best Spoken Word, ma ha vinto Stephen Colbert.

Seeger è nato a New York il 3 maggio 1919, in una famiglia di artisti le cui radici sono fatte risalire ai dissidenti religiosi dell’America coloniale. Sua madre, Costanza, suonava e insegnava violino;  suo padre, Carlo, musicologo, era consulente per l’amministrazione di reinserimento, e ha dato lavoro agli artisti durante la Depressione. Suo zio Alan Seeger, era il poeta che scrisse “Ho un appuntamento con la morte.”

Pete Seeger ha sempre detto che si innamorò della musica popolare quando aveva 16 anni, a un festival di musica in North Carolina nel 1935. Il suo fratellastro, Mike Seeger, e la sorellastra, Peggy Seeger, divennero anche essi artisti noti.

Pete Seeger con la sua chitarra

Ha imparato il banjo a cinque corde, strumento che lo ha salvato dall’oscurità e ha suonato  il resto della sua vita a modo suo. Sulla pelle del banjo di Seeger c’era scritta  la frase: “Questa macchina circonda l’odio e lo costringe ad arrendersi” – un cenno al suo vecchio amico Guthrie, che aveva scritto sulla sua chitarra: “Questa macchina uccide i fascisti”.

Ci sono centinaia di eventi memorabili da ricordare della vita artistica di Seeger, in particolare il suo primo concerto elettrico al Festival Folk di Newport nel 1965. La leggenda racconta che ha cercato di tagliare il cavo audio di Bob Dylan ma Seeger ha sempre spiegato che il mix chitarra era così forte che non si potevano sentire le parole di Dylan  e che la sua voce la sentiva più bassa e completamente diversa. Durante il concerto ha invocato il pubblico presente a cantare con lui per compensare la sua voce che era al minimo. “Non posso cantare molto,” ha detto. “Ho cercato di cantare alto e basso. Ora ho un ringhio da qualche parte nel mezzo.”

Storica la sua frase nell’ottobre del 2011: “Non pensate che si possa cambiare il mondo. L’unica cosa che potete fare è studiarlo” . Un attivista instancabile per la sua visione di un’utopia segnata da pace e stare insieme, gli strumenti di Pete Seeger erano le sue canzoni, la sua voce , il suo entusiasmo e i suoi strumenti musicali . Un sostenitore importante per lo stile folk con il  banjo a cinque corde e una delle più importanti icone della musica popolare della sua generazione. La penna è più potente della spada !!!

Pete Seeger e Woody Guthrie

Pete Seeger e Woody Guthrie

Where have all the flowers gone?                                                   
Long time passing
Where have all the flowers gone?
Long time ago
Where have all the flowers gone?
Girls have picked them every one
When will they ever learn?
When will they ever learn?
 
Where have all the young girls gone?
Long time passing
Where have all the young girls gone?
Long time ago
Where have all the young girls gone?
Taken husbands every one
When will they ever learn?
When will they ever learn?
 
Where have all the young men gone?
Long time passing
Where have all the young men gone?
Long time ago
Where have all the young men gone?
Gone for soldiers every one
When will they ever learn?
When will they ever learn?
 
Where have all the soldiers gone?
Long time passing
Where have all the soldiers gone?
Long time ago
Where have all the soldiers gone?
Gone to graveyards every one
When will they ever learn?
When will they ever learn?
 
Where have all the graveyards gone?
Long time passing
Where have all the graveyards gone?
Long time ago
Where have all the graveyards gone?
Covered with flowers every one
When will we ever learn?
When will we ever learn?
words and music by Pete Seeger

Di Gloria Berloso, diritti riservati

febbraio 21, 2014

La musica ha perso le note più belle del nostro tempo

Oggi, 21 febbraio 2014, è morto uno dei più grandi musicisti del nostro tempo: Francesco Di Giacomo, la voce del Banco del Mutuo Soccorso. Un terribile incidente stradale ha fatto chiudere i suoi occhi profondi. La sua voce non l’ascolteremo più ai concerti.

Francesco aveva l’arte, la teatralità e la comunicatività nel sangue. Sono stati pochi e ce ne renderemo conto ancor di più dopo la sua uscita di scena, che i suoi concerti e i suoi numerosi album conciliavano realmente il suo istinto artistico con un soggetto valido.

Nel 1974 ho visto un concerto memorabile, la sua voce mi aveva sconvolto esattamente come oggi mi ha sconvolto la sua morte causata da un modo così violento. Questo umile personaggio è stato un caposcuola perché da lui molti hanno attinto la forza vitale per fare questo bellissimo ma anche difficoltoso mestiere. Tutto il corpo di Francesco, oltre la sua espressione artistica, era capace di creare dei momenti di rara finezza artistica.

A conferma della sua proverbiale originalità, diceva unicamente di sé…

Nacque… visse…      francesco di giacomo
…e si contraddisse!

Nel 1978 esce forse il lavoro più complesso del Banco.

L’album viene intitolato “…di terra” e si presenta come un LP completamente strumentale in cui la band, accompagnata dall’Orchestra dell’Unione Musicisti di Roma, si avvicina molto alla grande tradizione classica e ad umori legati al jazz.

E’ forse uno dei punti più alti toccati dalla formazione. Per l’occasione viene lasciato da parte Francesco Di Giacomo che è comunque l’autore dei versi che presi singolarmente formano i titoli delle sette composizioni presenti.

Nel cielo e nelle altre cose mute ….

… Terramadre

… Non senza dolore

… Io vivo né più di un albero non meno di una stella

… Nei suoni e nei silenzi

… di terra

……….

Dopo i primi tre album il Banco  è ormai una realtà e non solo a livello nazionale. Si parla di un interessamento da parte della Warner Bros ed alla fine il gruppo viene messo sotto contratto da Greg Lake e Keith Emerson per la Manticore Ltd, etichetta che ha già in scuderia la P.F.M. e che è disposta ad investire sui promettenti gruppi italiani.

Da questa esperienza nascono i primi album presentati all’estero, primo fra tutti “Banco” (1975) che contiene rielaborazioni di brani già editi ma in lingua inglese (con testi di Marva Jan Marrow). Tra questi “R.I.P.” (“Outside”), “Non mi rompete”(“Leave Me Alone”), “Dopo… niente è più lo stesso” (“Nothing’s the Same”) e “Metamorfosi” (“Metamorphosis”) oltre alla strumentale “Traccia II” e alle inedite “Chorale (from Traccia’s Theme)” e “L’albero del pane(“The Bread Tree)”.

Questo album, che a tutti glli effetti si può considerare il quarto lavoro del BMS, viene presentato al Teatro Malibran di Venezia, con Keith Emerson presente, e viene accolto con entusiasmo dalla stampa italiana internazionale.

Solo un anno dopo anche “Come in un’ultima cena” (1976) viene realizzato in versione in lingua inglese con il titolo “As in a Last Supper”, con testi tradotti da Angelo Branduardi.

banco 4

di giacomo 2

“Garofano Rosso”, primo album solo strumentale di cui Francesco Di Giacomo ha curato le ricerche storiografiche, è il primo passo della band verso nuovi orizzonti e nuove sperimentazioni che ne hanno fatto una delle identità culturali italiane più prolifiche, continue ed importanti.