Sembra essere inziata nel migliore dei modi la collaborazione tra Il Teatro Giovanni da Udine e Folkest. Un tutto esaurito che accoglierà Joan Baez con lo splendido colpo d’occhio di un teatro strapieno in ogni ordine di posti. Sarà la seconda di quattro date del tour italiano che, oltre Udine, toccherà Bologna, Roma e Milano.
Joan Baez a Udine: 8 marzo 2015, serata da tutto esaurito al Giovanni da Udine.
Eventi artistici e culturali di risonanza internazionale con EDITEVENTI
Editeventi ha sede in Spilimbergo (PN), in Friuli-Venezia Giulia. Il suo scopo aziendale primario è quello di promuovere eventi artistici e culturali di risonanza internazionale, sia in ambito regionale, che nelle vicine Carinzia, Istria e Veneto, con particolare riferimento al settore musicale.
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Artisti 2015
ALBERTO GROLLO & FIVE STRINGS QUARTET
Italia
Il chitarrista di Conegliano, alla guida di un ensemble cameristico tutto al femminile, ha recentemente dato vita a un progetto discografico…
BRANCO SELVAGGIO
Italia
La Band nasce nel 1978 con Ricky Mantoan che fin dai primi anni sessanta si esibisce in pubblico. Il suo stile, i fraseggi, la ritmica ed il drive particolare che riesce a trasmettere a chi lo ascolta…
INTI ILLIMANI®
Cile
Ambasciatori indiscussi della cosiddetta Nueva Cancion Chilena prima e di una personalissima interpretazione della world music andina poi…
PAOLO TOFANI
Italia
Paolo Tofani nasce a Firenze il 19/01/1944. A 15 anni comincia a suonare la chitarra influenzato da artisti famosi di quel periodo: Eddie Cochran, Gene Vincent…
ALLAN TAYLOR
Inghilterra
Cantautore inglese, lasciata la scuola sedici anni cominciò la carriera dacendo da supporter ai Fairport Convention nei loro tour. Trasferito negli USA nei primi anni settanta gli procurò un netto cambiamento stilistico ….
EDOARDO DE ANGELIS
Italia
Edoardo De Angelis è uno dei cantautori italiani più accreditati dalla critica.
Dal mitico Folkstudio degli anni ’70, teatro del suo debutto, dopo una parentesi con la Schola Cantorum…
OSANNA
Italia (solo per il Nord Italia)
Gli Osanna sono un gruppo rock progressivo italiano, formato a Napoli agli inizi degli annisettanta per iniziativa del gruppo Città Frontale…
AT FIRST LIGHT
Irlanda
Band irlandese esplosa negli ultimi anni, con tour negli Stati Uniti, presenti nei principali festival del Vecchio Continente. Un sound tradizionale e moderno.
LA SEDON SALVADIE
Friuli
Fondato nel1982 questo gruppo è stato il primo a suonare con spirito nuovo le musiche tradizionali del Friuli, espressione delle diverse etnie che qui convivono da secoli.
NERI MARCORE’
Italia
Eccezionale performance di Marcorè in veste di raffinato cantante con una band di sette elementi sul palco alle prese con le sue canzoni preferite…
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An evening with JOAN BAEZ
A Udine l’otto marzo l’atteso ritorno della grande e instancabile cantautrice dei diritti
Toccherà anche Udine (dove tenne una decina d’anni fa un memorabile concerto in castello per Folkest) con un imperdibile concerto il tour che riporterà in Italia con una serie di selezionati concerti Joan Baez, una delle più grandi voci femminili di tutti i tempi.
Dopo la celebrazione del cinquantesimo anniversario dalla leggendaria esibizione al Club 47 di Cambridge, Massachusetts, del 1958 e del successivo storico debutto del 1959 al Festival folk di Newport, numerosi premi, riconoscimenti e attività si sono succedute a ritmo frenetico per l’interprete statunitense.
Oltre a ripetuti tour in USA e nel mondo, il 2011 ha visto l’ingresso del suo primo album, che uscì su Vanguard del 1960, nella prestigiosa Grammy® Hall Of Fame patrocinato dalla National Recording Academy e nel 2012 l’attribuzione del prestigioso riconoscimento per il suo, a dir poco rilevante, apporto alla causa dei diritti Umani, da parte di Amnesty International, in occasione del cinquantenario della fondazione.
Sempre nel 2012 Joan ha preso parte ad altri storici avvenimenti e ricorrenze: concerto di Berkeley per CRO, ovvero Citizenzs Reach Out, una organizzazione no profit per sensibilizzare e aiutare le vite delle vittime di Guerra di tutto il mondo; e al grandioso avvenimento sulla costa di Big Sur in California per il cinquantesimo anniversario dell’Istitituto di educazione umanistica e alternativa denominata Esalen.
In precedenza, numerose le attività umanitarie e filantropiche che l’hanno vista sempre protagonista : dall’incontro con i reduci dal Vietnam a Idaho Falls nel 2009, al concerto benefico nell’Anfiteatro del Woodland Park Zoo di Seattle, a quello di San Francisco per la Fondazione Seva Foundation, con Steve Earle, David & Tracy Grisman, Tuck & Patti, e Wavy Gravy.
A grande richiesta sono stati recentemente ripubblicati i suoi album di successo contenenti note a margine della stessa Joan, la sua autobiografia And A Voice To Sing With e in video torna di attualità la sua apparizione a Woodstock del 1969 e la vediamo tra i protagonisti anche nel documentario di Martin Scorsese sulla carriera di Dylan, No Direction Home e in The Other Side Of the Mirror: Bob Dylan Live At the Newport Folk Festival, 1963-1965
Nel 2010 ha ricevuto l’Ordine delle Arti e delle lettere di Spagna, prestigioso riconoscimento spettante agli artisti stranieri, stabilito con regio decreto nello stesso anno, ha contribuito a una raccolta fondi al Teatro ZinZanni di San Francisco, per Jenkins Penn Haitian Relief Organization (J/P HRO), fondata da Diana Jenkins e da Sean Penn in favore della popolazione di Haiti.; e il premio della Children’s Health Fund di New York, con tanto di esibizione e duetto con Paul Simon, uno dei fondatori.
Nell’ottobre 2011, le è stata conferita la prestigiosa Legion D’Onore, il più alto riconoscimento francese consistente in una medaglia che rappresenta lo status di cavaliere dell’ordine.
Del tutto particolare il suo rapporto con la Francia, ove infatti vanta una serie di storiche performance a Parigi, ove ha letteralmente gremito lo scorso autunno, per una serie di serate. il famoso teatro Olympia.
Joan non ha potuto far mancare il suo apporto al movimento di Occupy Wall Street insediatosi a Foley Square , New York City, con una indimenticabile intrepretazione di Joe Hill, e di due brani mai proposti in precedenza: Salt Of The Earth dei Rolling Stones e la sua originale Where’s My Apple Pie?
Di rilievo la ua presenza nella raccolta di canzoni di Dylan re-intrepretate dai grandi del rock, Chimes Of Freedom – The Songs Of Bob Dylan con I proventi destinati a Amnesty International, cui contribuisce con una sontuosa versione di Seven Curses, così come con We Can’t Make It Here in cui si unisce a Steve Earle per contrassegnare uno dei momenti più alti della raccolta, Occupy This Album, a favore del movimento degli occupanti di Wall Street.
Nella mostra Changing America: The Emancipation Proclamation, 1863 and the March on Washington, 1963, al centro di storia e cultura afroamericana di Washington DC, che si tiene dal 2012 fino al settembre 2013, è rimasta in esposizione la storica chitarra Martin che Joan ha utilizzato nei suoi concerti del 1963.
In occasione della primavera araba del 2011, Joan ha mandato un toccante messaggio di forte incoraggiamento via Facebook, alla popolazione egiziana in lotta per la democrazia.
Da più di cinquant’anni, Joan ha sempre raccontato tutto ai suoi fans, continuando a rinnovare i suoi concerti con passione, energia e vitalità, sempre alla ricerca di una buona canzone, di una giusta causa da sostenere, confermandosi un tesoro invidiabile per l’umanità.
Ora avremo il piacere e l’onore di vederla al Teatro Nuovo Giovanni da Udine, grazie a una nuova collaborazione tra il teatro e Folkest, all’interno di un tour che oltre Udine toccherà Roma, Milano e Bologna.
In questo mondo travagliato, parafrasando Wings, Joan Baez continua a cercare un posto ove essere ascoltata mentre canta.
Info
Biglietteria del teatro: tel. 0432 24841 – biglietteria@teatroudine.it
Segreteria Folkest: 0427 51230
Circuito di prevendita Viva Ticket: http://www.vivaticket.it/index.php?nvpg%5Bevento%5D&id_evento=1497827
MAX MANFREDI – DREMONG ….non c’è tempo per chi aspetta tempo
A volte stupiscono, a volte sussurrano, a volte ritornano: sono i miti contemporanei che svoltano agli incroci senza fermarsi. È il caso di Max Manfredi ed i suoi incantautori di respiri nobili dinanzi a pizzichi di note sfumate.
Manfredi è Dremong, un orso. La sua storia attraversa il Tibet, tra gli alberi, schiude gli occhi nel torpore mentre corre l’autostrada che taglia il fiato alle vallate. Altro abito stesso diadema, di notte sveglio mentre le cose dormono, lui di notte fa a pugni coi suoi pianti. Pensa al suo presente e si sente male, ha la pelle d’oca sopra vecchie cicatrici e viene la pioggia ad ogni mese ma sotto il suo ombrello è pioggia di un’altra canzone. È inutile, bocca senza parole spiegare non può l’amore amaro e come un cretino nella metropolitana si segna le parole che non sono state programmate. Non c’è tempo per chi aspetta tempo, tanto che ti addormenti con l’orso stretto in braccio. Erano in pochi e si fiutava già che quel che raccontavano non era la realtà. Le immagini di Dremong ci illustrano in maniera drammatica la parabola di un’esistenza animale. L’orso avanza tra la vegetazione tibetana, che domina con la sua mole. La tragedia è nell’aria e tutta la natura sembra partecipare al mesto e dignitoso viaggio intrapreso da questo re di antica stirpe. Nella copertina questa immagine raggiunge toni qualitativamente elevati che collimano perfettamente con le intenzioni espresse dall’autore.
Non posso prendere in esame i vari pezzi, semplicemente perché il disco è un’opera unica, inscindibile, anche dal punto di vista tecnico, in momenti staccanti. L’album si apre con un suono cupo creato dai cori, l’urlo di Dremong e le campane tibetane, che creano un’atmosfera suggestiva e preziosa. Il disco è composto da momenti diversissimi, dunque è inutile descrivere le entrate o gli assoli dato che gli strumenti sono inseriti e amalgamati in sonorità calde e pastose. I suoni bassi creano una ritmica continua con la voce originale di Manfredi ed i cori contenuti ma ben calibrati. L’opera si divide in quattordici parti, ognuna delle quali differentemente articolata; attraverso l’alternanza di momenti corali e di assoli l’opera acquista via via una sua fisionomia ben precisa, fin dalle prime note che dopo i primi attimi dà vita al primo groviglio di impressioni di vita urbana, fatto principalmente di dissonanze e di aggressivi rugli, il tutto ad un ritmo vertiginoso, scandito, dai violini, dai contrabbassi, dal piano, dai flauti, dalla batteria, dalle chitarre Il canto di Max è un vero e proprio canto di una sirena ammaliatrice e ci regala così 14 canzoni di vibrante ed altissima intensità.
Da un’intervista di Gloria Berloso a Max Manfredi → DOMANDA
– Max Manfredi, ti consideri più poeta o più cantautore? Mi puoi spiegare la differenza tra canzone e poesia?
↓ RISPOSTA – Tecnicamente la differenza consiste nel fatto che i versi della poesia, oggi, non sono musicati. La poesia è fatta dunque per la lettura, la canzone per l’ascolto. Dal punto di vista del valore che viene attribuito a questi due fenomeni, poi, la poesia ha seguito una strada “alta”, investigazione cosmica o squadernamento sublime dei propri sentimenti. La canzone ha seguito una via “bassa”, che non esclude l’intrattenimento e la danza. Si tratta però di convenzioni, che, come tali, mi interessano poco. Poesia e canzone sono consanguinee, non soltanto dirimpettaie occasionali. Io mi considero, genericamente, un artigiano; che però lavora una materia come l’emozione, che è impalpabile. O meglio, che elabora con strumenti concreti un’illusione. Sono come un giostraio, un prestigiatore, un pubblicitario, un sacerdote di campagna, un venditore di bolle di sapone. Uno sciamano e uno showman, come dice il titolo di una nota rassegna. Un incantautore, come sono stato definito. Non è una definizione così peregrina: nella lingua latina, per esempio, “carmen” significa canto ed incanto. Ma nella lingua inglese “spell” vuol dire formula magica e compitazione della parola. Ecco: laddove la parola, semplicemente compitata, e quindi ritmica, diventa magia: è il paese musicale da cui provengo. E’ la mia letteratura. Questa attitudine non è solo fiabesca. La descrizione del quotidiano più banale acquista, nella musica, una seduzione necessaria ed aggiunta. Posso dire le cose più colloquiali, ma le dico in musica. L’impatto emotivo cambia, a volte in modo deflagrante. Io sono poi per una rivalutazione ed una ridefinizione del termine “poeta”. Non tanto inteso come “colui che compone poesie” meno che mai come colui che componendole, invera o sfiora l’universalità: definizioni ( la prima, insieme troppo tecnica e vaga, e povera da un punto di vista assiologico; l’altra troppo empatica, enfatica e per così dire mitologica) per essere funzionali, tanto peggio se si pretendono scientifiche. La definizione che propongo all’uso è: poeta come facitore (da “poiesis”), colui che trova un equilibrio fra la contemplazione, quella specie di scossa elettrica o invasamento che fu ed è chiamato “ispirazione”, e l’azione (manipolazione della sua materia artigianale). In questo senso l’attribuzione “poeta” può applicarsi al facitore (ed inventore) in qualsiasi disciplina. Anzi, riporta la velleità astratta e quasi immateriale dell’epitteto ad una qualifica artigianale e concreta, per quanto sia concreto il linguaggio. Il poeta non è mai chi si applica in una disciplina tradizionale, ma chi inventa il linguaggio al suo interno, cioè chi “trova” ed esercita fantasia all’interno di una disciplina. Poeta – ora in questa accezione tecnica, e non metaforico – può essere uno scienziato, un cuoco, un attore, un prestidigitatore, un pugile. Poeta può essere anche uno che scrive poesie. Ma non tutti quelli che lo fanno, anzi, direi pochissimi. Personalmente trovo questa definizione di “poeta”, che esula un po’ dal senso comune attuale – che è ambiguo alla radice – insieme precisa e libertaria, o liberatoria, o almeno libertina.
La poesia di Gloria Berloso
http://www.amazon.com/Sentire-Italian…/dp/B00O8391FU
La tradizione epica greca, attraverso l’oralità della poesia, ci insegna un “sentire”
più ampio della percezione, un “sentimento” o un animo che costituisce già una
completa relazione con il mondo. Nelle movenze delle forme viventi ed attraverso
le forze elementari si è compiuto il lavoro di autoapprendimento e autocostruzione
del Sé nella Natura ancora indivisa ed unitaria. La parola detta plasma il significato
inaugurale della poesia, il sentire poetico come fonte dell’umano.
L’uomo moderno, ingabbiato nelle concettualizzazioni della parola scritta, prende
atto dell’inevitabile scissione tra il sentire e l’intendere, tra il sentire e l’essere sentito,
testimoniando la divisione dove prima era identità.
Si configura così la meta
irraggiungibile, il viaggio senza ritorno, nel tentativo di ricucire
lo strappo, di colmare la distanza tra oralità e scrittura, tra parola
detta e parola scritta, tra il sentire e il pensare. Nell’esitazione tra il suono e il senso,
prendiamo le mosse da questa epocale diatriba di visioni del mondo per presentare
questa nuova Collana di poesia intitolata Sentire. Auspicio che l’oralità non sia solamente
funzionale alla scrittura bensì un tutt’uno con essa. Per riconsegnare alla
parola, riflesso unitario delle sedimentazioni del “sentimento” e dell’intuizione, il potere
evocatore che le compete
Autori:
GLORIA BERLOSO
FRANCESCO BIA
SALVATORE BORDINO
ERMINIA CASALINUOVO
MARIA CARMELA D’ANGELO
ANNA DEL VECCHIO
LISA DI GIOVANNI
DAVIDE FIGLIOLINI
SILVIA IRAGHI
MARIA GABRIELLA LAVORGNA
LOUIS GLACIER
ANGELO MANGANELLI
MARCO NASTA
J27 / Ritornano con “Regeneration”. Il super-ospite è Tracii Guns, fondatore dei Guns’
J27
Nuovo album “Regeneration”
con Tracii Guns
GUARDA IL PROMO
Presentazione Anteprima
Sabato 11 Ottobre, Borderline (PI)
23/10 LEGEND 54, Milano
24/10 INTERSTATE, Udine
15/11 SWAMP, Massa
18/11 THE CAGE, Livorno (support Hardcore Superstar)
21/11 Exentia (Po)
La rock band dei J27 è in uscita con il nuovo mini-album “Regeneration” il terzo progetto dopo “Generazione Mutante” (Vrec, 2012) che vede la svolta della lingua inglese e la partecipazione straordinaria di Tracii Guns. Il disco, già in preorder su iTunes, sarà presentato Sabato 11 Ottobre in anteprima al Borderline di Pisa mentre l’uscita ufficiale è prevista per il 20 ottobre in tutti gli store digitali. Solo ai concerti della band è disponibile il cd “limited edition” (acquistabile anche online sullo store dell’etichetta http://www.vrec.it).
Il nuovo mini-album vede la band, ormai una realtà della musica hard rock italiana dopo i live set al Pistoia Blues e le numerose apertura a big della musica internazionale, confrontarsi con una manciata di nuovi brani in inglese tra cui il singolo “America Dreaming” con la partecipazione straordinaria di Tracii Guns, storico fondatore dei Guns n’ Roses (dall’unione con la band di Axl Rose deriva lo storico nome di GnR). Il brano è stato prodotto tra la Toscana e Los Angeles da Pietro Foresti, mixato da Rich Veltrop, e Sylvia Massy (System of a Down, Tool, RHCP) e masterizzato da Joe Gastwirt.
Le altre canzoni del mini-album (7 brani in tutto) sono “Reflection”, “Dream of a Lifetime”, “Faces”, “Love is an Enemy”, “Another sense of Me”, brani sostanzialmente inediti nelle linee melodiche ma con le musiche riadattate sui singoli del precedente album “Generazione Mutante”. Bonus track anche la nuova versione di “Shout”, rifacimento hard rock della hit dei Tears for Fears.
Oltre al Borderline di Pisa (11/10, ingresso libero con tessera), la band sarà a Milano il 23 ottobre (Legend 54), all’Interstate di Udine il 25/10, allo Swamp di Massa il 15 novembre, mentre il 18 novembre apriranno una delle date italiane degli Hardcore Superstar al The Cage di Livorno. Altre info: http://www.j27rocks.com/
I J27 sono una rock band toscana che prende il nome dalla maledizione che avrebbe colpito la musica rock creando il mito del “Club dei 27”, ovvero l’esclusiva cerchia dei grandi artisti del mondo della musica scomparsi all’età di 27 anni e che includono la lettera “J” nel loro nome. I J27 suonano un rock’n’roll sanguigno di chiara ispirazione americana ma con testi in italiano ed ora anche in inglese. Vantano centinaia di concerti tra cui l’esibizione al Pistoia Blues Festival 2013, le aperture a Marilyn Manson L.A. Guns, Skid Row, Tm Stevens, Pino Scotto e molti altri. L’attuale formazione è composta da: Marco Bertuccelli alla voce, Alex Sabadini e Massimiliano “Mamo” Giusti alle chitarre ed i nuovi ingressi Glenn Strange al basso (Death SS) e Antonio Inserillo alla batteria (Tossic, Death SS, Rhumornero).
Music From The Big House – Rita Chiarelli
Da un acclamato regista Bruce McDonald è arrivato un viaggio musicale raro ed esclusivo.
Rita Chiarelli, pluripremiata artista canadese di origine italiana, la più amata voce blues del Canada, ha preso parte ad un pellegrinaggio nel focolaio del blues, il penitenziario di massima sicurezza dello stato della Louisiana Aka Prison Angola.
Per il documentario ha registrato la colonna sonora Music From The Big House che ha ottenuto numerosi premi. Questo percorso musicale è uno sguardo in quello che era il carcere più sanguinoso d’America, ma ora dà agli ergastolani una ragione di vita attraverso il potere della musica. In contrasto con storie sensazionali di detenuti, possiamo ascoltare notevoli voci di speranza come il loro amore per la musica emana umanità e redenzione sulla loro ricerca di perdono.

Rita è conosciuta in Canada come la dea del Blues, la sua straordinaria voce è irraggiungibile dalle sue colleghe, incute timore e spesso emoziona il pubblico fino a farlo piangere. “ Una voce così potrebbe far piangere gli angeli” …”Una voce che può ringhiare ai suoi demoni o salire con gli angeli, un regalo per la lirica, un orecchio per la melodia e il cuore soprattutto immenso”.
Negli ultimi anni Rita Chiarelli ha pubblicato Cuore, una registrazione di tradizionali canzoni popolari italiane, che ha vinto nella categoria World Music un prestigioso Awards Canadian Folk Music.
Ha vinto ogni importante premio in Canada, tra cui diversi premi Maple Blues, CBC Great Canadian Blues Award, Toronto Independent Music Awards, Hamilton Music Awards, Manitoba Blues Society e Lifetime Achievement Awards Hamilton Blues Society. Più recentemente Rita si è aggiudicata il prestigioso Maple Blues alla carriera.
La Chiarelli continua a girare incessantemente in Nord America e in Europa e intende trascorrere più tempo nei prossimi anni negli Stati Uniti.
♥
Thank you Rita
UKULELE REVOLVER
Da qualche tempo a questa parte, ci sono sempre più gruppi che si stanno accorgendo dell’esistenza delle pure tradizioni musicali. Forse la riscoperta di questo enorme patrimonio è avvenuta con un po’ di lentezza ma le strade del folclore italiano sono moltissime, risalendole si possono scoprire ottimi frutti dai ricchi temi che le contraddistinguono, dei frutti certamente migliori di quelli nati dai filoni commerciali e a volte più scadenti della musica rock made in Italy.
Danilo Vignola, sperimentatore più estremo, ha strappato l’ukulele da quelle radici prettamente hawaiane proiettandolo in una dimensione del tutto unica e personale, unendo sonorità legate alla sua terra, la Basilicata ma anche assimilando il folk internazionale. La straordinaria capacità e sensibilità nel suonarlo, hanno meritato prestigiosi riconoscimenti internazionali: nel 2010 il premio da New York della Eleuke come miglior suonatore di ukulele elettrico al mondo.
Il lavoro discografico Ukulele Revolver è stato prodotto con il percussionista – batterista Giò Didonna riconosciuto come fra i più interessanti ed attivi sperimentatori del ritmo.
Si tratta di un lavoro discografico eterogeneo, rivoluzionario, in cui il chitarrino a quattro corde affronta svariati generi musicali dal Flamenco alla Tarantella, passando per il Jazz e l’Heavy Metal, che vanta prestigiose partecipazioni fra le quali spicca quella di Martin Cockerham, fra i più influenti esponenti del folk inglese degli anni ’60, suonatore di ukulele, leader degli Spirogyra (storica band britannica dei primi ’70) ; ha suonato anche con i Beatles e i Jethro Tull. Si annovera inoltre la collaborazione di Graziano Accinni, storico chitarrista di Mango e degli Smooth Streets Project, e del direttore d’orchestra Rocco Mentissi…
Un disco, Ukulele Revolver, ricco di melodia e ritmo, armonie sognanti che avvolgono l’ascoltatore con un tocco di ukulele elegante e oltraggiosamente virtuoso, con risoluzioni compositive che vanno al di la degli schemi convenzionali, senza mai perdere l’autenticità.
Il lavoro è basato sulla fusione di motivi derivati da antiche ballate e espressioni diverse con la formula nuova del rock. La novità di questo continuo dialogo tra ukulele e percussioni, gli stacchi di virtuosismo, sono le caratteristiche che permettono a questi bravissimi musicisti di conquistarsi un pubblico di entusiasti ammiratori.
Personalmente ho avuto un brivido ascoltando Purple Swam perché appartiene a quel periodo degli anni settanta che io ho amato tanto e la voce di Martin Cockerham è rimasta sempre la stessa ma Gino’s wine suonata con l’ukulele, la balalaika e il piano mi ha prodotto una emozione grandissima!
Ambra Pintore vince il concorso Suonare@Folkest 2014. Al secondo posto Giuseppe Spedino Moffa e al terzo Ensemble Sangineto. Simona Colonna vince il Premio Alberto Cesa.
Ambra Pintore con il suo splendido quartetto dalla Sardegna, Giuseppe Spedino Moffa e i suoi immaginifici compari dal Molise e il giovanissimo e talentuoso Ensemble Sangineto dalla Lombardia: questi gli artisti finalisti che, dopo tre fasi di selezioni successive, si sono finalmente guadagnati l’accesso all’ultima fase del concorso Suonare@Folkest2014. Una serata di grande musica dal vivo, condotta con la consueta verve e professionalità da GianMaurizio Foderaro, storica voce di RadioUno RAI, fresco di nomina alla direzione dei programmi musicali di Radio Due.
Il programma è stato completato dalla finale del premio Alberto Cesa, riservato agli iscritti al concorso segnalati dalle giurie territoriali che siano autori di almeno un brano di composizione contemporanea, ma in stile tradizionale. Il premio è stato assegnato a Simona Colonna di Alba (Cuneo) che ha cantato accompagnandosi con il violoncello: in finale la Colonna ha superato, nel gradimento della giuria, la pur brava friulana Giulia Daici, che ha confermato le buone cose che si dicono di lei: la Colonna ha convinto per tecnica e interpretazione la giuria formata da Edoardo De Angelis (cantautore e direttore dei progetti speciali di Folkest), Andrea Del Favero (direttore artistico di Folkest), Gianni Martin (direttore organizzativo di Folkest), Roberto G. Sacchi (direttore di www.folkbulletin.com).
Decisamente combattuta la finale del concorso Suonare@Folkest 2014, che ha visto prevalere, per qualche spicciolo di voti, Ambra Pintore con uno spettacolo, colorato e convincente giocato sulla bella voce della front-woman che passa dal sardo ad altre lingue, tra le quali il somalo, su – nell’ordine – Giuseppe Spedino Moffa, grande enterteiner ottimamente coadiuvato dai suoi eccellenti compari alle percussioni e alla fisarmonica e superbo alla zampogna e alla cornmusa, e l’Ensemble Sangineto, forte di un grande freschezza esecutiva e di un’ottima verve sul palcoscenico in un ambito forse un po’ più scontato (ci si passi termine riduttivo) come quello della musica celtica.
In sede critica, possiamo affermare che la qualità dimostrata da tutti i gruppi partecipanti alle fasi finali sia del premio sia del concorso è stata molto elevata, sia per quanto riguarda la prestazione artistica sia per l’originalità delle proposte.
L’edizione 2015 di “Suonare@Folkest” e del premio “Alberto Cesa” è in fase preparatoria: per scoprirlo scopri tutto su www.folkest.com.
Il programma di Folkest edizione 2014 presentato a Castelcosa















